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Folletto

Le vie della rapina.

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Faceva caldo in quell'anfratto roccioso, erano poco più di due ore che giacevano in silenzio appoggiati contro i muri umidi di quella grotta. La volta era un intricato mosaico di macchie muffose e muschi penzolanti, c’era odore stantio, un senso claustrofobico avvolgeva il tutto, dal fondo proveniva il rumore cristallino di gocce d’acqua.

Saverio era seduto nel punto più buio, a malapena si riusciva a scorgerne i tratti del volto, ma forse era meglio così, di certo non era un bello spettacolo. Era affranto, con il viso sconvolto, gli occhi stralunati e un senso di nausea così forte da fargli sentire unicamente la voglia di vomitare. Si domandò più volte cosa lo aveva spinto in quella impresa rovinosa, in quel momento avrebbe desiderato con ogni molecola del corpo di trovarsi lontano anni luce da quel posto puzzolente. Il senso del rischio dava vertigini, lo faceva sentire più morto che vivo, così spaventato da potere sentire ogni pulsazione delle vene sotto la pelle unta dal sudore, percepiva ogni rantolo sommesso delle viscere che sembravano sul punto di sgusciare fuori dal ventre. Lui non era così, come capacitarsi del fatto di trovarsi insanguinato, dolorante e spaventato dentro una grotta? Cosa aveva trasformato il buon Saverio in quell’uomo rintanato nell’ombra? I soldi? Sì, gli parve una buona risposta.

Nicola si era accoccolato verso l’ingresso della caverna: una grossa bocca simili a fauci canine che lasciava filtrare qualche sghembo raggio di luce processato dalla fitta coltre d’alberi all'esterno. La camicetta che indossava era sgualcita, lurida, resa impresentabile dalla copiosa colata di sangue oramai coagulato sceso dal naso.

«Se ne sono andati?», chiese dal lato più oscuro della grotta Saverio.

«Si, penso proprio di sì. Ci siamo attardati troppo, a quest’ora potevamo già essere a valle.»

«La sicurezza non è mai troppa.»

Sul volto di Nicola campeggiò una smorfia rabbiosa, le labbra si erano ridotte a due piccoli lembi di carne rattrappita, se non fosse stato per l’esito finale del “colpo” di certo avrebbe scarrellato la .45 che teneva salda tra la cintura e le mutande e si sarebbe liberato volentieri dell’intero caricatore svuotandolo sul compagno di rapina. «Mi prendi in giro? E’ scoppiata l’apocalisse in quel buco postale e mi vieni a dire che la sicurezza non è mai troppa?»

Nicola si alzò in piedi, per quanto fosse malmesso e traballante la sua stazza continuava ad incutere un certo timore reverenziale, sembrava un orso marsicano ferito. La barba incolta era diventata un grumo di sangue scuro impastato con sudore e polvere raccolta durante la fuga repentina, gli occhi erano due buchi profondi simili a voragini. «Per quei due non c’è più nulla da fare, saranno già morti.»

Saverio annuì mentre si alzava a fatica sulle gambe uscendo dal cono oscuro che lo aveva inghiottito. Non appena fu eretto uno scricchiolio d’ossa rimbombò all’interno della caverna, camminò lentamente, anche per lui la fuga non fu facile e lo si poteva evincere dal pelle scorticata del grugno e la maglia lacerata per lungo come se qualcuno gliel’avesse tranciata di netto con un machete. Era un omino esile, con lunghe gambe filiformi e guance più incavate di una groviera. Durante il furto era partito un conflitto a fuoco con i poliziotti, poi due complici caddero a terra esanimi, loro si fecero largo verso la salvezza facendo sputare piombo alle semiautomatiche, guadagnata un po’ di strada si infilarono in macchina e premuto il gas al massimo partì una fuga rocambolesca verso la campagna. Abbandonarono il mezzo nei campi e corsero verso i boschi fuggendo in mezzo a rovi e frasche, Nicola cadde e si ruppe il naso, Saverio si scarnificò il muso tra i rami acuminati delle acacie, poco importava, tutto era meglio che quell'inferno di piombo in cui si erano trovati poco prima. Corsero a perdifiato sotto la coltre arborea, imprecarono, sputarono sangue, tennero duro fino a che i polmoni iniziarono a collassare sotto il peso di quella corsa senza tregua sino a che trovarono quel rifugio improvvisato.

«Ma come cazzo è potuto succedere?», chiese Saverio tastandosi una costola dolorante.

«E’ successo perché non abbiamo scelto la via più semplice, non la scegliamo mai. Sempre cose complicate, sempre minchiate.»

«Ma non lo potevamo saper-» Saverio venne interrotto bruscamente.

Nicola agitava il pugno destro con veemenza, era un chiaro segnale già visto altre volte, meglio tacere perché quando Nicola si arrabbia è meglio avere a che fare con un treno in corsa, forse quell'ammasso di ferraglia e cavi sarebbe stato più clemente. Era un duro, su questo non c’erano dubbi, il più tosto di tutta Centocelle, quell’omone esalava un aroma di loschi retrobottega, spaccio di stupefacenti e risse al bancone del bar. Era diventata leggenda la scazzottata con degli ultras al bar da Nenni, da solo Nicola era riuscito ad accopparne tre e senza nemmeno ricorrere al grosso delle sue forze.

Però in quel momento Saverio riuscì a scorgerne l’umanità più intima, quella di un grosso energumeno tutto nocche e testate che per poco non se l’era fatta sotto. In fondo loro due erano criminali da taverna, persone in grado di rubare ad un tabaccaio l’intero incasso della giornata senza fiatare ma non di certo abbastanza formati per reggere un conflitto a fuoco con tre volanti della polizia. A malapena sapevano sparare e durante lo sconquasso avvenuto all’ufficio postale tirarono i grilletti senza nemmeno rendersene conto. Forse fu Dio a salvarli, era l’ipotesi più probabile.

«Cos’è ‘sto odore?» chiese Nicola sorpreso per riuscire ancora a sentire la puzza di qualcosa nonostante il naso spappolato.

Saverio indicò il cavallo dei pantaloni, il viso rimase impassibile, non provò alcuna vergogna. «Mi sono pisciato addosso.»

In altri momenti Nicola si sarebbe abbandonato al riso incontenibile, avrebbe tranquillamente squarciato l’animo dell’amico con commenti taglienti e offensivi, ma allora non si sentì nemmeno la forza di rimproverarlo per la troppa vicinanza dei pantaloni pisciati alla sua persona. Non si sentì di dire proprio nulla, era tutto troppo confuso, troppo difficile, troppo reale.

«Ce ne andiamo?» disse Saverio.

Nicola attese qualche istante, si riassestò le membra prima di proferir parola, tirò uno sputo per terra che finì ad impattare contro una pietra, colò una strisciolina di bava impregnata di sangue.

«Si, facciamo il bosco e poi ci buttiamo sulla statale, li ho un amico che ci procurerà un mezzo.»

Saverio scosse il capo perplesso. «No, è pericoloso rituffarci sulla strada, facciamo il bosco e poi aspettiamo al capanno.»

«Per quale cazzo di motivo devi sempre scegliere la via più complessa? Me lo sai dire? Ti ho già detto che siamo in questa situazione pietosa proprio perché non abbiamo scelto la via più semplice.»

Nicola aveva il fiatone anche se aveva smesso di correre da ore, la fronte era diventata una grondaia di sudore che colava sul naso demolito lavandone il sangue sotto le narici. Non appena il volto sfatto di Nicola toccò un lembo di luce Saverio fece un sussulto, sembrava di vedere un sudario accartocciato, lo sguardo era sofferente, il naso maciullato, le rughe approfondite, era come se fosse invecchiato tutto d’un colpo.

«Sei sicuro di potere proseguire? Non vuoi fermarti ancora?», disse Saverio appoggiando il palmo della mano sulla spalla del corpulento amico.

«Non ci penso nemmeno, prendi quel sacco e andiamocene.»

«Ti fidi di me?» chiese Saverio stropicciando il pollice con l’indice a simulare il rumore dei soldi.

«Pensi che io abbia paura che rubi il gruzzolo? Sei troppo onesto per farlo.»

«Ho rapinato le poste con te, non penso di essere così onesto come dici.»

«Ma perché devi sempre complicare tutto, non riesci proprio a tapparti quel cesso di bocca e fare cosa dico io.»

Saverio sorrise innocentemente «Si, era solo per dire. Trovavo solo strano che ti fidassi di me affidandomi ventimila euro. E poi hai detto che sono onesto, ma questo mi sembra difficile da credere dato che sono un rap-»

«E la vuoi piantare? I cadaveri dei nostri amici sono caldi, gli sbirri ci stanno cercando e tu mo’ ti metti a fare una conferenza di psicologia o di quello che cazzo è, piantala.»

«Scusa», rispose Saverio con l’aria di un cane preso a legnate, abbassò la testa come se stesse per ricevere una benedizione.

Nicola avrebbe voluto mollargli un pugno sul muso, ma si trattenne, gli serviva, doveva portare il sacco con i soldi, lui non ce l’avrebbe fatta, aveva di sicuro una gamba rotta, lo sentiva dal dolore lancinante e le pulsazioni che riverberavano fin sulle vertebre della spina dorsale. In più respirava a fatica con la sola forza della bocca, meglio tenersi stretto quel rapinatore petulante. «Non è colpa tua», disse Nicola, «è solo che non scegliamo mai la via più semplice e mo’ ci tocca faticare.»

«Già», rispose Saverio afferrando il sacco infeltrito nascosto dietro un pietrone, «andiamo.»

Uscirono fuori, la luce invase le loro pupille assuefatte al buio inchiostrato della caverna facendogli strizzare le palpebre freneticamente, mossero qualche passo incerto, il cuore di Saverio schizzò sopra l’esofago per la tensione provata si placò solo quando si rese conto che non c’era nessuno all’esterno. Si era già immaginato fucili spianati, urla, mitragliette fumanti, invece ci fu silenzio.

Nicola mosse due passi sul fogliame rancido a terra, lo sciabordio dei rami sopra le loro teste sembrò calmarlo, sentì un tonfo, si girò di scatto all’indietro, di sicuro quell’ idiota di Saverio era svenuto.

Vide il sacco con i soldi a terra, gettato malamente verso la base di un albero, a destra la canna brunita della pistola di Saverio puntata all’altezza della fronte. Nicola sentì il respiro fermarsi, il cuore non pompò nulla paralizzando il torace, emise un farfuglio impastato: «Ma che?»

«Sei ferito, non cammini e ventimila sono meglio di dieci. E’ la via più semplice Nico.»

Partì lo sparo, il carrello arretrò espellendo la cartuccia, la canna vomitò fiamme, Nicola rovinò a terra, il cranio si dilaniò facendo eruttare un fiotto di sangue sul terreno marcescente, gli occhi divennero opachi.

«La via più semplice», rimarcò Saverio.

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Ciao @Folletto, da Regolamento per postare un proprio racconto è necessario commentarne un altro in modo approfondito. Nel caso dei Racconti Lunghi il commento approfondito deve essere fatto a un altro racconto lungo, o in alternativa si possono commentare due racconti da 8000 caratteri.

Per ora chiudo la discussione. Per riaprirla, fai avere il link al tuo (o ai tuoi) commenti a me o a un altro staffer tramite MP.

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1 ora fa, Folletto ha scritto:

Si domandò più volte cosa lo aveva spinto in quella impresa rovinosa,

Direi "avesse", anche se mi sono trovata spesso in dubbio con l'uso del congiuntivo nelle interrogative indirette. In realtà l'indicativo non è un errore in assoluto, ma a me suona male.

 

1 ora fa, Folletto ha scritto:

come capacitarsi del fatto di trovarsi insanguinato, dolorante e spaventato dentro una grotta?

Anche qui non ci sono errori, ma due verbi riflessivi così vicini impastano la lingua. Varierei "come capacitarsi del fatto che si trovava..." oppure in altro modo.

 

1 ora fa, Folletto ha scritto:

Nicola si era accoccolato verso l’ingresso della caverna

"Accoccolarsi"  significa  "piegarsi sulle ginocchia quasi sedendosi sui calcagni, rannicchiarsi, raggomitolarsi" [Treccani]. Essendo un verbo che descrive uno "stato in luogo", non credo si possa usare con "verso l'ingresso". Direi "accoccolato accanto all'ingresso", oppure "con il volto rivolto verso l'ingresso".

 

1 ora fa, Folletto ha scritto:

una grossa bocca simili a fauci canine refuso: simile

 

1 ora fa, Folletto ha scritto:

«Se ne sono andati?», chiese dal lato più oscuro della grotta Saverio.

Perché il soggetto in fondo alla frase? Mi sembra inusuale e un po' farraginoso.  " chiese Saverio dal lato più oscuro della grotta".

 

1 ora fa, Folletto ha scritto:

E’ scoppiata l’apocalisse in quel buco postale È 

Anche più avanti nel racconto. 

 

2 ore fa, Folletto ha scritto:

Non appena fu eretto uno scricchiolio d’ossa rimbombò all’interno della caverna, camminò lentamente, anche per lui la fuga non fu facile e lo si poteva evincere dal pelle scorticata del grugno e la maglia lacerata per lungo come se qualcuno gliel’avesse tranciata di netto con un machete.

Dato che il racconto è scritto al passato, le azioni precedenti al momento della narrazione dovrebbero andare al trapassato. Se ho capito bene, la fuga di cui si parla è quella avvenuta in seguito alla rapina e prima che i due si rifugiassero nella grotta ---> anche per lui la fuga non era stata facile.

 

2 ore fa, Folletto ha scritto:

guance più incavate di una groviera

Non conoscevo il termine "groviera" (se non al maschile "il groviera", che è un formaggio con i buchi) e non l'ho trovato sul dizionario. che significa?

 

2 ore fa, Folletto ha scritto:

Durante il furto era partito un conflitto a fuoco con i poliziotti, poi due complici caddero a terra esanimi, loro si fecero largo verso la salvezza facendo sputare piombo alle semiautomatiche, guadagnata un po’ di strada si infilarono in macchina e, (metterai virgola) premuto il gas al massimo, (metterai virgola) partì una fuga rocambolesca verso la campagna. Abbandonarono il mezzo nei campi e corsero verso i boschi fuggendo in mezzo a rovi e frasche, Nicola cadde e si ruppe il naso, Saverio si scarnificò il muso tra i rami acuminati delle acacie, poco importava, tutto era meglio che quell'inferno di piombo in cui si erano trovati poco prima. Corsero a perdifiato sotto la coltre arborea, imprecarono, sputarono sangue, tennero duro fino a che i polmoni iniziarono a collassare sotto il peso di quella corsa senza tregua, (metterei virgola) sino a che trovarono quel rifugio improvvisato.

Raccontando come i due rapinatori siano finiti nella grotta (come in un flashback) cominci con il trapassato prossimo e poi passi al passato remoto. Io (come ho già detto) userei il trapassato per tutto il paragrafo. Mi chiedo anche: tutto questo passaggio è necessario?

 

2 ore fa, Folletto ha scritto:

non di certo abbastanza formati per reggere un conflitto a fuoco con tre volanti della polizia. A malapena sapevano sparare e, (metterei virgola) durante lo sconquasso avvenuto all’ufficio postale, (metterei virgola) tirarono i grilletti senza nemmeno rendersene conto. Forse fu Dio a salvarli, era l’ipotesi più probabile.

Tempi verbali: come sopra.

Non ho mai sentito "formati" usato in questa accezione, nel senso di "addestrati" o "abili" o "esperti". Credo sia un linguaggio parlato, o gergale.

 

2 ore fa, Folletto ha scritto:

Nicola aveva il fiatone anche se aveva smesso di correre da ore, la fronte era diventata una grondaia di sudore che colava sul naso demolito, (metterei virgola) lavandone il sangue sotto le narici.

In generale, trovo che tu sia avaro con le virgole. Io ne userei almeno il doppio. :D Non è detto che io abbia ragione, ma le tue frasi sono molto lunghe e dettagliate, qualche piccola pausa che ne individui il ritmo e la struttura forse renderebbero la lettura più semplice.

 

2 ore fa, Folletto ha scritto:

«Si, facciamo il bosco e poi ci buttiamo sulla statale, li ho un amico che ci procurerà un mezzo.»

Refusi: "sì" e "lì".

 

2 ore fa, Folletto ha scritto:

Ma perché devi sempre complicare tutto, non riesci proprio a tapparti quel cesso di bocca e fare cosa dico io?»  metterei punto interrogativo.

 

2 ore fa, Folletto ha scritto:

Uscirono fuori,

"Uscire fuori" è pleonastico, dato che non si può certo "uscire dentro". Accettabile nel linguaggio parlato che usi in tutto il racconto, ma io lo trovo fastidioso.

 

2 ore fa, Folletto ha scritto:

«Sei ferito, non cammini e ventimila sono meglio di dieci. E’ la via più semplice, (virgola prima del vocativo) Nico.»

 

Ciao, Folletto, scusami per le pulci ma il commento mi serve per pubblicare.

Immagino che questo racconto sia una sorta di esercizio di stile oppure un frammento perché, a fronte di una trama poco originale, lo stile è particolare: denso di aggettivi, con periodi molto lunghi e strizzate d'occhio al linguaggio parlato che è tutt'altro che facile usare quando si scrive.

A fronte delle descrizioni pulp (mi veniva continuamente in mente "Le Iene", leggendo), non sono riuscita a dispiacermi per la morte di Nicola, perché non ho fatto a tempo a conoscerlo un poco. So che è spaventato e dolorante, cioè, ma non so nulla del suo passato, dei suoi pensieri, dei suoi sentimenti eccetera. Far sanguinare un personaggio a cui il lettore non è affezionato, può al massimo fare schifo, repulsione, cose così. Questo, il tuo racconto lo fa. Ma per sentire il dolore, la paura, la rabbia credo che il lettore debba riuscire ad immedesimarsi in qualche modo nel personaggio, e per questo l'autore deve lavorare di lima. Altrimenti rimane solo un po' di repulsione fine a sé stessa.

Questione di psicologia, questione di pensiero. 

Non vorrei essermi spiegata male: non intendo dire che dovresti raccontare la storia dell'infanzia infelice di Nicola o della fidanzata che l'ha mollato. Potresti benissimo mostrarmi semplicemente un suo ricordo, un suo pensiero, dei gesti che lo caratterizzano. Qualsiasi cosa faccia di lui "Nicola", diverso da un qualsiasi piccolo criminale di borgata. 

Faccenda difficile, eh? soprattutto in un racconto. Io per esempio non ne sono assolutamente capace. Però penso valga la pena provarci.

 

A rileggerti. :) 

 

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10 ore fa, mercy ha scritto:
13 ore fa, Folletto ha scritto:

«Se ne sono andati?», chiese dal lato più oscuro della grotta Saverio.

Perché il soggetto in fondo alla frase? Mi sembra inusuale e un po' farraginoso.  " chiese Saverio dal lato più oscuro della grotta".

 

Hai ragione, mannaggia, è un vizio che mi perseguita.

 

10 ore fa, mercy ha scritto:

Ciao, Folletto, scusami per le pulci ma il commento mi serve per pubblicare.

Altro che pulci, il testo fa un po' schifo, ma l' officina serve proprio a questo: migliorarsi.

10 ore fa, mercy ha scritto:

A fronte delle descrizioni pulp (

È uno stile che padroneggio poco, solitamente scrivo romanzi storici ma questa volta ho voluto provare e mi sono divertito.

10 ore fa, mercy ha scritto:

lo stile è particolare: denso di aggettivi, con periodi molto lunghi e strizzate d'occhio al linguaggio parlato che è tutt'altro che facile usare quando si scrive

Su questo ti chiederei di approfondire, se hai voglia, si intende. Non ho capito se hai gradito oppure se ho toppato miseramente. Mi farebbe molto piacere un tuo parere.

Per esempio io odio i dialoghi irrealistici, troppo costruiti o troppo aulici. Preferisco un realismo duro e crudo che spesso non mi esce e sfocio solo nello scurrile.

10 ore fa, mercy ha scritto:

So che è spaventato e dolorante, cioè, ma non so nulla del suo passato, dei suoi pensieri, dei suoi sentimenti eccetera.

Hai ragione, potevo approfondire meglio. Diciamo che in parte è stata una cosa voluta per rimarcare l'aridità della scena, renderla cruda e priva d'animo, ma ammetto di essermi fatto prendere la mano. Se non ti immedesimi neanche un po', la ciambella non è uscita col buco.

 Grazie per il tempo speso alla lettura.

A presto.

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7 minuti fa, Folletto ha scritto:

Su questo ti chiederei di approfondire, se hai voglia, si intende.

Ci provo, perché non ho alcuna competenza tecnica. 

Tieni conto che a me le prose ridondanti e dense piacciono, anche se la tendenza in narrativa predica la semplificazione. A me piacciono anche i dialoghi ad effetto, anche se qualcuno potrebbe dire che fanno un po' film di serie B.

Non mi sembra tu sia stato scurrile e in generale ho gradito. Credo dovresti lavorare un po' in due direzioni:

- più show e meno tell. Faccio un esempio concreto:

13 ore fa, Folletto ha scritto:

Era affranto

Non dirmi che era affranto. Dimmi, che so, che sentiva lo sterno schiacciato e dolorante come se lo avessero preso a calci sul petto. Dimmi che era cosciente del fluire dell'aria nei polmoni e che sentiva le membra pesanti, arrugginite. Dimmi che il buio sembrava ancor più buio di quanto non fosse. Dimmi che non si sentiva così terrorizzato nemmeno quando da bambino [inserire breve evento traumatico infantile]. Roba così. Un po' trita forse, ma secondo me adatta al racconto.

13 ore fa, Folletto ha scritto:

Durante il furto era partito un conflitto a fuoco con i poliziotti, poi due complici caddero a terra esanimi, loro si fecero largo verso la salvezza facendo sputare piombo alle semiautomatiche, guadagnata un po’ di strada si infilarono in macchina e premuto il gas al massimo partì una fuga rocambolesca verso la campagna. Abbandonarono il mezzo nei campi e corsero verso i boschi fuggendo in mezzo a rovi e frasche, Nicola cadde e si ruppe il naso, Saverio si scarnificò il muso tra i rami acuminati delle acacie, poco importava, tutto era meglio che quell'inferno di piombo in cui si erano trovati poco prima. Corsero a perdifiato sotto la coltre arborea, imprecarono, sputarono sangue, tennero duro fino a che i polmoni iniziarono a collassare sotto il peso di quella corsa senza tregua sino a che trovarono quel rifugio improvvisato.

Tutta questa parte, ad esempio, è molto raccontata e non aggiunge nulla. La toglierei e userei i caratteri risparmiati per la caratterizzazione del personaggio.

 

- ritmo delle frasi. Leggendo, a volte mi sono persa a causa della mancanza di virgole (o punti e virgola, o due punti) che mi avrebbero aiutato a orientarmi. Credo dovresti scegliere se usare una punteggiatura più corretta (che dia ritmo alle frasi) oppure osare un uso palesemente creativo. La seconda è un'opzione rischiosa, ma tanto siam qui per tentare, giusto? 

:)  

 

 

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@mercy grazie per i consigli, credevo di essere uno molto show e poco tell, ma un parere esterno serve proprio a togliersi dalla testa alcune convinzioni.

Sulla punteggiatura stendo un velo pietoso, meglio non parlarne.. ;(

 

Grazie, a rileggerci.

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@Folletto, spero che i miei commenti non ti abbiano buttato giù: non ne hai motivo. 

La punteggiatura è una faccenda spinosa, ma già leggere a voce alta per sentire le pause aiuta.

Per lo show don't tell: quando sono arrivata qui credevo di sapere cosa fosse, ma mi sono accorta che non avevo capito una beneamata. Sto imparando adesso, l'officina e qualche consiglio tecnico mi hanno aiutata molto. E se posso imparare qualcosa io... :D 

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