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Le avventure di Nino. La stazione.

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Commento

 

Quella domenica il cielo era grigio di nubi.

Un susseguirsi di immagini in bianco e nero scorrevano via, sfocate e tristi come un addio.

Nino sventolava le mani fuori dal finestrino:

salutava la campagna, con gli occhi arrossati e il cuore in tumulto, che dei campi in fiore coglieva solo più delle macchie indistinte.

 

Il treno procedeva con vigoroso sferragliare e a ogni metro lasciato alle spalle corrispondeva un pezzo di vita che non sarebbe più stata e che, Nino sapeva,

le maglie strette del domani l'avrebbero assorbita e restituita per osmosi

- in uno scambio intimo tra lui e il tempo - sotto forma del solo scialbo  ricordo.

Nino si lasciò cadere sul sedile.

Concentrò l'attenzione sulle scarpe beige e poi, salendo, al vestito a quadri grigi e marroncini.

Ci puntava molto sull'abito; in quella città piena di incognite, Nino aveva pensato di riporre ogni speranza facendosi scudo con l'apparenza, perché della sostanza urbana

che sarebbe servita a sopravvivere proprio non ne aveva idea.
La scelta dei colori e della fantasia a scacchi gli sembrava riuscita, si immaginava elegante e che là in città avrebbe fatto la sua figura. 
Così, un po' rinfrancato, si abbandonò al vociare metallico della carrozza, e cullato dal dondolio dei sedili, presto cominciò ad appisolarsi. 
In un sussulto di veglia, con la coda dell'occhio ebbe ancora il tempo di indovinare un gruppo di mucche al pascolo e qualche vecchia cascina, poi fu il buio.

 

Quando si destò dal sonno il paesaggio che gli scivolava sotto gli occhi era cambiato: file di ciminiere fumanti, poi capannoni e cemento, e ancora un brulicare di palazzi dalle facciate livide, fu la costante che avrebbe osservato fino al capolinea.
Ma Nino gli ultimi chilometri li aveva passati in piedi con la valigia a quadri grigi e marroncini in mano, di fronte alla porta d'uscita. 
Dietro di lui iniziò a formarsi una fila di viaggiatori che giungevano alla spicciolata.

Col passare dei minuti la fila si fece calca, la pressione su Nino aumentava progressivamente e, un passettino dopo l'altro, lo proiettava contro il vetro.  Una volta scattato il meccanismo d'apertura automatica, Nino fu sbalzato fuori di forza: il fiume umano che aveva alla spalle lo spingeva in avanti, a tratti alzandolo da terra, e dopo un primo tentativo di resistenza, Nino si lasciò trasportare come fa un surfista mentre cavalca l'onda. 

 

Dentro alla vasta sala d'attesa, quell'unità impetuosa prese gradualmente a scemare, fino a scomporsi del tutto in una moltitudine di individui solitari che ora si affrettavano in ogni direzione. 
Nino rimase là nel mezzo, solo.

Notò che la giacca aveva subito l'urto della ressa,

e allora per addolcirla dalle tante pieghe che la spezzettavano, se la sfilò di dosso e prese a tirarla dai lembi, un po' a strattoni, un po' tenendola tesa sotto il lavoro delle braccia.
Nella stazione l’afflusso di persone andava a ondate.  Una scolaresca passò accanto a Nino che chinò il capo in segno di saluto. Il folto gruppo però tirò dritto, indifferente, e Nino si diede un'aggiustata al cappello che portava  inclinato quasi fin sugli occhi. 
Le stazioni non gli erano mai piaciute.

Era per il senso di attesa, quella sorta di limbo in cui il tempo scorre lento, e ogni faccenda del mondo là fuori viene  momentaneamente cancellata per far posto a un sottofondo persistente di malinconia. 
Con un certo magone, Nino attendeva l'arrivo di Gianantonio Libretti, agente immobiliare, che aveva sentito solo per telefono e con cui si erano dati appuntamento nella zona dei cartelloni delle partenze.
Non avevano riferimenti l'un dell'altro, se non la voce, che Nino aveva attribuito nella persona di Libretti come a quella di un settantenne.
Nino andava avanti e indietro, facendo spola tra un negozio di souvenir e i cartelli posizionati a venti metri, in prossimità dell'ingresso dei binari.
Quando scorgeva signori intorno ai settanta, andava per attaccare bottone e sentirne la voce:
«Ehilà, oggi è fresca, eh?!»
Anziché parole, per tutta risposta partivano sguardi che lo attraversavano da parte a parte, che lo raggiungevano ma poi lo superavano perdendosi sulle pareti alle sue spalle.
Allora Nino gonfiava il petto per dare risalto e volume alla giacca nuova: «Il signor Libretti?» chiedeva improvvisando il piano “b”.  
Il secondo tentativo era seguito dagli stessi sguardi di prima, ora un po' più intensi e accompagnati da grattate di testa e bocche semiaperte.
«Sarà l'apparecchio auricolare nuovo. Mi sembra di sentire certe voci…» diceva qualcuno;

«Mi sa che dovrò cambiare occhiali. Vedo certe macchie...» lamentavano altri;

«’Ste pillole per dormire iniziano a farmi certi effetti…» confidò ancora un tizio.

Ma erano considerazioni rivolte a terzi, non di certo a Nino in cui prese a farsi strada l'idea di avere sbagliato vestito. 
Un po' scoraggiato decise di cercare uno specchio, ché voleva controllare che il completo fosse lustro come alla partenza. 
Poco distante notò un pilastro ricoperto da pannelli in plexiglas.

Ci arrivò lento, con lo sguardo a terra, poi si tolse il guanto e cominciò ad accarezzarne la superficie, quasi volesse ingraziarsela. Gli occhi si staccarono dal suolo e puntarono dritti sul vetro.
Nino si spostò prima a destra e poi a sinistra, dopodiché piegò la testa da ambo i lati per cambiare visuale, prese a correre all'indietro, di fianco, saltando con una gamba divaricata e atterrando sull'altra, e con il pollice sulla punta del naso faceva marameo. 
Sullo sfondo, le pareti a scacchi grigi e marroncini rivelavano una leggera sfocatura, come una macchia di umido sopra un tessuto, quasi asciutta e appena percettibile.
Intorno a quell'alone spiccava una mano bianca come il latte e mezzo volto che, quando Nino si sfilò il cappello a quadri grigi e marroncini, si rivelò per intero.
Un gruppo di suore intanto procedeva nella sua direzione e per nascondere quello scalpo volante, Nino rinfilò il cappello in obliquo.
Le scarpe si perdevano nella fila centrale di mattonelle beige e per non sconfinare nel mare a scacchi grigi e marroncini, Nino ci camminava sopra a mo' di equilibrista, tenendo le braccia larghe e mettendo i piedi in linea; a ogni passo in avanti il tallone del piede destro andava a toccare la punta del piede sinistro e al passo successivo viceversa.
Andava avanti e indietro in quel modo, passando a intervalli regolari di fronte a un negozio di abbigliamento. I cartellini dei prezzi attaccati agli abiti però, corrispondevano all'incirca alla cifra che avrebbe dovuto consegnare a Libretti per la prima mensilità del nuovo alloggio.

Le alternative dunque erano due: o quella di spogliarsi  

per essere visibile, oppure continuare col mimetismo.

 

Una sigaretta sospesa per aria bruciava solitaria e poco più indietro si alzavano anelli di fumo sempre più grandi.

Nino fece un passo a ritroso, si passò in fronte la mano senza guanto e poi prese a correre.
La sigaretta ballonzolante sostenuta da un alone opaco a quadri grigi e marroncini inseguiva la mano pallida sostenuta da un alone appena più vivido a quadri grigi e marroncini.
Su quella perfezione geometrica di piastrelle lucide e squadrate, era un andirivieni di due masse cellulari impazzite, una metastasi estemporanea che si spostava in ogni angolo della stazione. 
La sigaretta si consumò e cadde a terra e il fuggire di Nino ora richiedeva uno sforzo di diottrie maggiore ché l'opaco dell'inseguitore a tratti si confondeva nell'uguale tutt'intorno, senza riferimenti.
Dopo una corsa estenuante, finì che le direzioni dei due conversero nello stesso punto col risultato di una sonora craniata.

I cappelli volarono via. 
«Piacere, Gianantonio Libretti. Sono in incognito. Lei è il signor Nino P., giusto?»

Nino iniziò a sudare freddo, i suoi occhi persi nel vortice confuso del marmo lucido, si chiusero per un attimo. Mentre il corpo si accasciava a terra, Nino boccheggiava come un pesce.

Fu un grido soffocato in gola. Un «Forse…» che non ebbe il tempo di esprimere. 
Svenne.

Modificato da luka ku

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Carissimo @luka ku

Bentornato con un racconto dei tuoi, che un po' mi mancavano.

 

Ho ritrovato molto del tuo stile delicato, sia in fraseggi poetici che in storia. Questo protagonista "campagnolo" che si scontra con "l'urbano" mi è piaciuto molto, così come sempre mi piacciono i racconti con treni e stazioni (al contrario del tuo protagonista :D).

Insomma un bel racconto, che però sembra non finire e rivelarsi (come anche da titolo) il primo di una saga più lunga.

Lo stesso poteva avere un finale più chiuso o definitivo per la piccola avventura, almeno secondo me.

 

Per il resto e in generale mi è piaciuto: bello l'incipit molto poetico, a volte anche finemente ironico, forse ogni tanto ci si confonde fra quei grigi e marroncini degli scacchi e simili, ma l'effetto è voluto come prerogativa del racconto.

 

Alcune secondarie annotazioni... Per lo più, ogni tanto ti è sfuggita la formattazione del testo con frasi spezzate da un accapo.

 

3 ore fa, luka ku ha scritto:

Un susseguirsi di immagini in bianco e nero scorrevano via, sfocate e tristi come un addio.

Qui mi è venuto il dubbio se non ci volesse il singolare nel verbo perché riferito a "un susseguirsi... scorreva".

Ma non ne sono certo, a orecchio un po' mi stona come hai scritto.

 

3 ore fa, luka ku ha scritto:

salutava la campagna, con gli occhi arrossati e il cuore in tumulto, che dei campi in fiore coglieva solo più delle macchie indistinte.

Qui, il "più" secondo me fa un po' fraintendere un elemento di paragone che manca, invece l'hai usato come "tuttalpiù" o simili... Nuovamente non mi convince troppo.

 

3 ore fa, luka ku ha scritto:

le maglie strette del domani l'avrebbero assorbita e restituita per osmosi

- in uno scambio intimo tra lui e il tempo - sotto forma del solo scialbo  ricordo.

Qui c'è un accapo sfuggito.

 

3 ore fa, luka ku ha scritto:

il tempo di indovinare un gruppo di mucche al pascolo e qualche vecchia cascina, poi fu il buio.

"Indovinare" lo trovo solo parzialmente adeguato come verbo... in qualche modo lui sta guardando, anche se non si possono mettere bene a fuoco... non so... valuterei un sinonimo tipo "scorgere" che comunque implica una visione non del tutto nitida. "Indovinare" richiama anche una sorta di gioco, o indovinello che non sta facendo.

 

3 ore fa, luka ku ha scritto:

Quando si destò dal sonno il paesaggio che gli scivolava sotto gli occhi era cambiato: file di ciminiere fumanti, poi capannoni e cemento, e ancora un brulicare di palazzi dalle facciate livide, fu la costante che avrebbe osservato fino al capolinea.
Ma Nino gli ultimi chilometri li aveva passati in piedi con la valigia a quadri grigi e marroncini in mano, di fronte alla porta d'uscita. 

Non ci vedo bene quel "ma"... non trovo il senso di "avversativa" con il significato delle frasi precedenti. Lo toglierei.

 

3 ore fa, luka ku ha scritto:

Notò che la giacca aveva subito l'urto della ressa,

e allora per addolcirla dalle tante pieghe che la spezzettavano, se la sfilò di dosso e prese a tirarla dai lembi, un po' a strattoni, un po' tenendola tesa sotto il lavoro delle braccia.

Qui ti è nuovamente sfuggito un accapo... non mi ha convinto del tutto il termine "lavoro" nel suo contesto, ma in maniera davvero lieve.

 

3 ore fa, luka ku ha scritto:

ate.  Una scolaresca passò accanto a Nino che chinò il capo in segno di saluto. Il folto gruppo però tirò dritto, indifferente, e Nino si diede un'aggiustata al cappello che portava  inclinato quasi fin sugli occhi. 

Qui ti ho segnalato un paio di doppi spazi sfuggiti, se controlli con una ricerca, nel testo ce ne sono anche altri.

 

3 ore fa, luka ku ha scritto:

Non avevano riferimenti l'un dell'altro,

Tenderei a consigliare la forma completa: "l'uno dell'altro".

 

3 ore fa, luka ku ha scritto:

Anziché parole, per tutta risposta partivano sguardi che lo attraversavano da parte a parte, che lo raggiungevano ma poi lo superavano perdendosi sulle pareti alle sue spalle.

Secondo me, si potrebbe anche eliminare la ripetizione del secondo "che" senza troppo colpo ferire.

 

3 ore fa, luka ku ha scritto:

Mi sembra di sentire certe voci…» diceva qualcuno;

«Mi sa che dovrò cambiare occhiali. Vedo certe macchie...» lamentavano altri;

«’Ste pillole per dormire iniziano a farmi certi effetti…» confidò ancora un tizio.

La ripetizione di "certi/e" è voluta?

 

3 ore fa, luka ku ha scritto:

Le alternative dunque erano due: o quella di spogliarsi  

per essere visibile, oppure continuare col mimetismo.

Un altro a capo sfuggito.

 

3 ore fa, luka ku ha scritto:

La sigaretta ballonzolante sostenuta da un alone opaco a quadri grigi e marroncini inseguiva la mano pallida sostenuta da un alone appena più vivido a quadri grigi e marroncini.

Qui, mi sembra tu l'abbia fatto apposta a ripetere "alone" e "sostenuta" (oltre ai colori)... effettivamente un po' si si sperde. "Alone" lo avevi utilizzato anche poco prima:

3 ore fa, luka ku ha scritto:

ntorno a quell'alone spiccava una mano bianca come il latte e mezzo volto

 

3 ore fa, luka ku ha scritto:

Piacere, Gianantonio Libretti. Sono in incognito. Lei è il signor Nino P., giusto?»

Qui, non si capisce il senso di "essere in incognito"... forse è qualcosa che svelerai nelle prossime puntate?

 

Ciao carissimo, alla prossima!

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Ciao, Santissimo @AndC:)

2 ore fa, AndC ha scritto:

Insomma un bel racconto, che però sembra non finire e rivelarsi (come anche da titolo) il primo di una saga più lunga.

Lo stesso poteva avere un finale più chiuso o definitivo per la piccola avventura, almeno secondo me.

In effetti sto lavorando agli altri racconti; tuttavia ognuno di questi è scollegato dagli altri (eccezion fatta per l'agente Gianantonio Libretti, personaggio che riproporrò), quindi sono autoconclusivi   :eheh:

Mah, con lo svenimento ho voluto calcare la mano sulla perdita d'identità legata al vestito, mezzo apparentemente superficiale ma che nei miei intenti voleva essere una critica metaforica all'apparenza, così esasperata e radicata nella nostra società, da confondersi con tutto "l'uguale intorno". Lo svenimento voleva rappresentare una sorta di "Sindrome di Stendhal" al contrario.

Non sono convinto, visti i tuoi legittimi dubbi, di avere fatto centro...

 

3 ore fa, AndC ha scritto:

Qui mi è venuto il dubbio se non ci volesse il singolare nel verbo perché riferito a "un susseguirsi... scorreva".

Ma non ne sono certo, a orecchio un po' mi stona come hai scritto.

Hai ragione. Mi pare infatti che nella prima stesura ci fosse un "che" pronome relativo riferito alle immagini...

Giusto il tuo appunto

 

3 ore fa, AndC ha scritto:
7 ore fa, luka ku ha scritto:

salutava la campagna, con gli occhi arrossati e il cuore in tumulto, che dei campi in fiore coglieva solo più delle macchie indistinte.

Qui, il "più" secondo me fa un po' fraintendere un elemento di paragone che manca, invece l'hai usato come "tuttalpiù" o simili... Nuovamente non mi convince troppo.

 

Eh, quant'è difficile scrivere in prosa...

In realtà il paragone voleva essere coi campi in fiore (che dovrebbero essere colorati), ma con la storia del "dire senza dire troppo", a volte mi perdo.

 

3 ore fa, AndC ha scritto:
7 ore fa, luka ku ha scritto:

Non avevano riferimenti l'un dell'altro,

Tenderei a consigliare la forma completa: "l'uno dell'altro

 

Concordo.

Per quanto riguarda le ripetizioni:  sono tutte volutissime e le ho inserite con la consapevolezza di correre dei rischi. Aspettavo proprio delle reazioni su questo punto - oltre al significato generale del racconto, ovviamente - per capire quanto questo tipo di prosa possa funzionare.

 

@AndCPer ora un grazie enorme e un iperabbraccio :hug:

 

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9 ore fa, luka ku ha scritto:

Il treno procedeva con vigoroso sferragliare e a ogni metro lasciato alle spalle corrispondeva un pezzo di vita che non sarebbe più stata (punto) e che, Nino Come sapeva Nino, le maglie strette del domani l'avrebbero assorbita e restituita per osmosi

- in uno scambio intimo tra lui e il tempo - sotto forma del solo scialbo (due spazi qui) ricordo.

A prescindere dall'a capo trovato da @AndC (:ciaociao: AndC!), questa frase è complessa. La dividerei in due come detto.

Qua e là, comunque, ci sono vari "a capo" sfuggiti.

9 ore fa, luka ku ha scritto:

con la coda dell'occhio ebbe ancora il tempo di indovinare un gruppo di mucche al pascolo

Premesso che mi trattengo dal taggare Kuno... perché "indovinare"? :umh:

9 ore fa, luka ku ha scritto:

Nino si lasciò trasportare come fa un surfista mentre cavalca l'onda

Avrei messo "cavalcava" vista la narrazione al passato.

9 ore fa, luka ku ha scritto:

Le stazioni non gli erano mai piaciute.

Neanche a me, guarda!

 

Comunque, @luka ku (scrivevo luca c. e non mi taggava e ho passato tanto tempo a chiedermi il perché :facepalm:), non aggiungo altro se non queste tre sciocchezze al lungo e puntuale commento di AndC. L'impressione che ho avuto è stata... questo film https://it.wikipedia.org/wiki/Il_ragazzo_di_campagna anche come senso di ironia, come estraniamento. Diciamo che esalti le differenze, porti una bella ventata di grottesco... un racconto piacevole da leggere. Anche per me il finale è un nuovo inizio, più un prologo di altro, però sai cosa non mi ha convinto? La gestione dei tempi. Nel senso che ho trovato molto lunga la scena alla mezzogiorno di fuoco (:P)

9 ore fa, luka ku ha scritto:

Una sigaretta sospesa per aria bruciava solitaria e poco più indietro si alzavano anelli di fumo sempre più grandi. [...]

mentre la discesa dal treno e la marea umana l'ho trovata davvero divertente e... fantozziana... :P

Alla prossima lettura, è bello ritrovarti da queste parti. :ciaociao:

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Hola, mio benefattore @bwv582, grazie per la consueta generosità. :flower:

1 ora fa, bwv582 ha scritto:
10 ore fa, luka ku ha scritto:

treno procedeva con vigoroso sferragliare e a ogni metro lasciato alle spalle corrispondeva un pezzo di vita che non sarebbe più stata (punto) e che, Nino Come sapeva Nino, le maglie strette del domani l'avrebbero assorbita e restituita per osmosi

- in uno scambio intimo tra lui e il tempo - sotto forma del solo scialbo (due spazi qui) ricordo.

A prescindere dall'a capo trovato da @AndC (:ciaociao: AndC!), questa frase è complessa. La dividerei in due come detto.

Qua e là, comunque, ci sono vari "a capo" sfuggiti

 

Ok, ci ragionerò su, anche se personalmente ogni tanto mi piace inserire qualche periodo un po' lungo, capisco che non a tutti possa andare a genio :buhu:

P.s. per quanto riguarda gli "a capo" sono davvero in difficoltà. Scrivendo con lo smartphone mi viene difficile gestirli, così come i doppi spazi...

 

1 ora fa, bwv582 ha scritto:

Premesso che mi trattengo dal taggare Kuno... perché "indovinare"?

 

Mah, voleva essere un sinonimo di intuire, però credo di non avere indovinato... :D

 

1 ora fa, bwv582 ha scritto:

L'impressione che ho avuto è stata... questo film https://it.wikipedia.org/wiki/Il_ragazzo_di_campagna anche come senso di ironia, come estraniamento

 

Non so se voleva essere un complimento, ma per me non lo è affatto e, anzi, se avessi solo immaginato che l'impressione generale del racconto sarebbe potuta scaturire in un accostamento a un "b movie", non lo avrei mai pubblicato :fuma:

È anche vero che siamo qui per prenderci delle bastonate :asd: e se proprio potessi scegliere da chi farmele dare, uno di questi saresti proprio tu... quindi, grazie! :hug:

 

1 ora fa, bwv582 ha scritto:

Nel senso che ho trovato molto lunga la scena alla mezzogiorno di fuoco (:P)

Eh, io c'avevo puntato parecchio 

 

1 ora fa, bwv582 ha scritto:
11 ore fa, luka ku ha scritto:

Nino si lasciò trasportare come fa un surfista mentre cavalca l'onda

Avrei messo "cavalcava" vista la narrazione al passato.

Mmm... di questo non ne sono convinto dato che si tratta di una similitudine. Oltretutto bisognerebbe cambiare anche "fa" con "faceva"...

 

Che dire, caro @bwv582, questo tuo commento si sposa perfettamente con lo spirito del Wd, quindi ti ringrazio doppiamente per le critiche negative e sincere (anche se ogni tanto farebbe piacere riceverne solo di positive, ma la vedo dura).

 

A buon rendere :flower:

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6 minuti fa, luka ku ha scritto:

Non so se voleva essere un complimento, ma per me non lo è affatto e, anzi, se avessi solo immaginato che l'impressione generale del racconto sarebbe potuta scaturire in un accostamento a un "b movie", non lo avrei mai pubblicato :fuma:

Né complimento né mazzata... è un accostamento, un'impressione. :)

:ciaociao:@luka ku

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Nino cammina che sembra un uomo, con le scarpette di gomma dura. Ma poi le scarpette le ha appese al chiodo pure lui e invece di ridersela al bar decide di andare in città a cercare il proprio posto nel mondo. A quel punto stavo crogiolandomi nel fascino e nella nostalgia di una ambientazione che avevo collocato tra gli anni '50 e '60, quando i pannelli di plexiglass a rivestimento di certi pilastri mi hano riportato, in modo un pò traumatico, alla contemporaneità. Il Libretti in incognito fà pregustare un seguito a tinte comico-noir che avrei già curiosità di leggere. Anche perchè la scrittura è fluente e divertente, e il testo nel suo complesso debitamente curato.

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Il 18/11/2019 alle 10:35, luka ku ha scritto:

 

Il 18/11/2019 alle 10:35, luka ku ha scritto:

Il treno procedeva con vigoroso sferragliare. A ogni metro lasciato alle spalle corrispondeva un pezzo di vita che non sarebbe più stata. e che Nino sapeva che

le maglie strette del domani, in seguito, l'avrebbero assorbito e restituito per osmosi.

Dopo osmosi metterei un punto.

Il 18/11/2019 alle 10:35, luka ku ha scritto:

in uno scambio intimo tra lui e il tempo - sotto forma del solo scialbo  ricordo.

Dallo scambio intimo tra lui e il tempo, sarebbe rimasto il  solo scialbo ricordo di quei pezzi. 

Il 18/11/2019 alle 10:35, luka ku ha scritto:

Concentrò l'attenzione sulle scarpe beige e poi, salendo,  risalendo con lo sguardo ( oppure spostando più in alto lo sguardo ecc.)al sul vestito a quadri grigi e marroncini.

Ci puntava molto sull'abito Faceva grande affidamento sull'abito. In quella città piena di incognite, Nino aveva pensato di riporre ogni speranza facendosi scudo con l'apparenza, perché della sostanza urbana che sarebbe servita a sopravvivere, proprio non ne aveva idea!

 

In questa frase in neretto mi pare manchi qualcosa, in cosa Nino aveva pensato di riporre ogni speranza? Nella città? Nel vestito? Nell'apparenza? Mi pare di capire che Nino si protegga con l'apparenza per paura dell'ignoto che lo attende in città.

 

Il 18/11/2019 alle 10:35, luka ku ha scritto:

La scelta dei colori e della fantasia a scacchi gli sembrava riuscita, si immaginava elegante e che là in città avrebbe fatto la sua figura. 

Qui  più che immaginarsi elegante mi pare si senta elegante, Io direi : Si sentiva elegante e immaginava che in città avrebbe fatto la sua figura.

Il 18/11/2019 alle 10:35, luka ku ha scritto:

Così, un po'  Rinfracato si abbandonò al vociare metallico della carrozza e, cullato dal dondolio dei sedili, presto cominciò ad appisolarsi. 

 

Il 18/11/2019 alle 10:35, luka ku ha scritto:

Quando si destò dal sonno il paesaggio che gli scivolava sotto gli occhi era cambiato: file di ciminiere fumanti, poi capannoni e cemento, e ancora un brulicare di palazzi dalle facciate livide, fu la costante che avrebbe osservato fino al capolinea.

In questa frase credo ci sia una discoradanza tra soggetto plurale e verbo al singolare

 

Il 18/11/2019 alle 10:35, luka ku ha scritto:

che aveva alla spalle

c'è un refuso, alle spalle

 

Il 18/11/2019 alle 10:35, luka ku ha scritto:

Era per il senso di attesa, quella sorta di limbo in cui il tempo scorre lento, e ogni faccenda del mondo là fuori viene  è momentaneamente cancellata per far posto a un sottofondo persistente di malinconia. 
Con un certo magone, Nino attendeva l'arrivo di Gianantonio Libretti, agente immobiliare, che aveva sentito solo per telefono, con cui aveva appuntamento nella zona dei cartelloni delle partenze.

 

Intorno a quell'alone spiccava una mano bianca come il latte e mezzo volto che, quando Nino si sfilò il cappello a quadri grigi e marroncini, si rivelò per intero.
Un gruppo di suore intanto procedeva nella sua direzione e per nascondere quello scalpo volante, Nino rinfilò il cappello in obliquo.  ( qui mi sembra superfluo ripetere il soggetto, è chiaro che parli Nino.)

 

Ciao Luka,

sopra ho sottolineato quelle che mi sembrano delle sbavature veniali, comunque ho aprezzato il tuo racconto.

Trovo che tu abbia una notevole capacità di descrivere in modo poetico, con un certo non so chè di tragicomico. Forse solo il finale è un pò confuso.

Mi hai fatto venire in mente il racconto di Su"skind, Il Piccione.

Riesci a rendere perfettamente lo stato d'animo di Nino senza che serva alcuno sforzo per immedesimarsi.

Bravo davvero

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Ciao, @Maz :D

 

12 ore fa, Maz ha scritto:

Nino cammina che sembra un uomo, con le scarpette di gomma dura.

 

Tu mi citi un gran poeta e mi verrebbe voglia di parlare solo di lui (y)

 

Però 

12 ore fa, Maz ha scritto:

stavo crogiolandomi nel fascino e nella nostalgia di una ambientazione che avevo collocato tra gli anni '50 e '60, quando i pannelli di plexiglass a rivestimento di certi pilastri mi hano riportato, in modo un pò traumatico, alla contemporaneità

ti ringrazio di questo appunto. In effetti l'ambientazione potrebbe fare pensare all'epoca che dici tu, forse perché il racconto tende al grottesco che, chissà perché, porta sempre con sé un certo sapore retrò. Oltretutto, di norma, nei racconti evito di inserire oggetti tecnologici attuali (vedi smartphone) e questo credo sia dovuto alla tipologia di romanzi che solitamente leggo.  

Per chiudere la parentesi: il plexliglass è stato introdotto sul mercato negli anni '30, quindi forse come collocazione temporale, potrebbe anche starci un suo utilizzo pubblico nei decenni appena successivi, poi non so.

12 ore fa, Maz ha scritto:

Il Libretti in incognito fà pregustare un seguito a tinte comico-noir che avrei già curiosità di leggere.

Be', noir direi di no,  ma riguardo Libretti qualche sorpresa ci sarà. 

Oltretutto non esiste un vero e proprio seguito: sono tutti racconti autoconclusivi.

 

Grazie per il tempo dedicatomi a leggere e commentare :sss:

 

P.s. grazie anche a te, @La Anders! Il tuo bel commento merita una risposta adeguata, almeno negli intenti. Per cui rimando a domani, ché purtoppo ora ho il tempo contato. :flower:

Modificato da luka ku

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Scelgo il tuo racconto per il mio primo commento ad uso di una pubblicazione.

 

Lo sviluppo della storia è molto bello e diretto. Coinvolge il passaggio dalle emozioni suscitate da paesaggi familiari allo spaesamento e il senso di inadeguatezza che si rivela già durante il viaggio, quando il protagonista si concentra sull'abito, cerca di rassicurarsi. Il risveglio in un paesaggio diverso è un ottimo spunto, mi ha trasportato nel disagio del protagonista. Si sviluppa tutto con chiarezza fino alla conclusione, dove ho trovato difficoltà a seguire cosa stesse accadendo. Forse perché a un certo punto ho iniziato a vedere davvero scacchi marroni sullo schermo, ma forse è perché in questa parte fatico a cogliere di cosa si stia parlando in un dato momento. A rileggerla pian piano si dipana la descrizione, ma a mio parere è una scena un po' confusa, e forse è voluto, forse rappresenta il mimetismo dei soggetti.

 

Il 18/11/2019 alle 10:35, luka ku ha scritto:

La sigaretta ballonzolante sostenuta da un alone opaco a quadri grigi e marroncini inseguiva la mano pallida sostenuta da un alone appena più vivido a quadri grigi e marroncini.
Su quella perfezione geometrica di piastrelle lucide e squadrate, era un andirivieni di due masse cellulari impazzite, una metastasi estemporanea che si spostava in ogni angolo della stazione. 
La sigaretta si consumò e cadde a terra e il fuggire di Nino ora richiedeva uno sforzo di diottrie maggiore ché l'opaco dell'inseguitore a tratti si confondeva nell'uguale tutt'intorno, senza riferimenti.

 

Sui refusi sorvolo, sono stati già notati dagli altri commentatori.

 

Il 18/11/2019 alle 10:35, luka ku ha scritto:

le maglie strette del domani l'avrebbero assorbita e restituita per osmosi

 

Io direi che, essendo il soggetto "la vita che..." sarebbe più corretto dire "avrebbero assorbito e restituito..."

 

Il 18/11/2019 alle 10:35, luka ku ha scritto:

Concentrò l'attenzione sulle scarpe beige e poi, salendo, al vestito a quadri grigi e marroncini.

 

"sulle scarpe e [...] sul vestito".

Il 18/11/2019 alle 10:35, luka ku ha scritto:

Ci puntava molto sull'abito

 

Qui mi stride: direi "Ci puntava molto, sull'abito" oppure "Puntava molto sull'abito".

 

Il 18/11/2019 alle 10:35, luka ku ha scritto:

Nino aveva pensato di riporre ogni speranza facendosi scudo con l'apparenza, perché della sostanza urbana

che sarebbe servita a sopravvivere proprio non ne aveva idea

 

Questa frase la cito perché mi è piaciuta molto. Il contrasto dell'apparenza contro la sostanza che diventa urbana è molto evocativo.

 

Il 18/11/2019 alle 10:35, luka ku ha scritto:

Una scolaresca passò accanto a Nino

 

Qui cito solo perché ho un dubbio: essendo domenica, mi chiedo se "scolaresca" sia un riferimento più generico a un gruppo di ragazzi.

 

Il 18/11/2019 alle 10:35, luka ku ha scritto:

Le scarpe si perdevano nella fila centrale di mattonelle beige e per non sconfinare nel mare a scacchi grigi e marroncini

 

Qui metterei una virgola dopo la "e", e non ho altri suggerimenti da dare.

 

Passando alla caratterizzazione, devo dire che quella di Nino è molto, molto ben fatta. Traspare la sua insicurezza, il suo bisogno di apparire perché non conosce la sostanza, come quando stira la giacca sgualcita. 

Interessante è anche l'agente immobiliare, che incuriosisce anche con una sola battuta: "sono qui in incognito". 

 

In generale, si potrebbe cercare di rendere più chiare alcune parti, ma lo stile è coerente, suscita interesse e, paradossalmente, in modo particolare nel parlato, che evoca subito un senso di realtà, quasi uscissero dalle pagine. Dico paradossalmente perché il parlato è centellinato nel racconto. 

 

In conclusione un racconto appassionante, che però merita di essere continuato, perché la conclusione sembra avere dei puntini sospensivi alla fine. 

Complimenti.

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@La Anders, lieto di conoscerti! :)

Ti ringrazio davvero per il bel commento e per l'editing accurato che mi pare faccia guadagnare al testo in fluidità e chiarezza.

 

Il 23/11/2019 alle 19:35, La Anders ha scritto:

Dopo osmosi metterei un punto.

Il 18/11/2019 alle 10:35, luka ku ha scritto:

in uno scambio intimo tra lui e il tempo - sotto forma del solo scialbo  ricordo.

Dallo scambio intimo tra lui e il tempo, sarebbe rimasto il  solo scialbo ricordo di quei pezzi.

 

Sì, direi che regge bene e risulti anche più ordinato. Mi pare che ormai, nell'immaginario collettivo, i periodi lunghi siano visti come una sorta di piaga da estirpare :asd:, cosa che mi devo sforzare di tenere a mente.

 

Il 23/11/2019 alle 19:35, La Anders ha scritto:

Nino aveva pensato di riporre ogni speranza facendosi scudo con l'apparenza, perché della sostanza urbana che sarebbe servita a sopravvivere, proprio non ne aveva idea!

 

In questa frase in neretto mi pare manchi qualcosa, in cosa Nino aveva pensato di riporre ogni speranza? Nella città? Nel vestito? Nell'apparenza? Mi pare di capire che Nino si protegga con l'apparenza per paura dell'ignoto che lo attende in città

 

Hai ragione, forse non è così chiaro, ma hai compreso comunque bene il senso. 

 

Il 23/11/2019 alle 19:35, La Anders ha scritto:
Il 18/11/2019 alle 10:35, luka ku ha scritto:

scelta dei colori e della fantasia a scacchi gli sembrava riuscita, si immaginava elegante e che là in città avrebbe fatto la sua figura. 

Qui  più che immaginarsi elegante mi pare si senta elegante, Io direi : Si sentiva elegante e immaginava che in città avrebbe fatto la sua figura.

 

:plata:

 

Il 23/11/2019 alle 19:35, La Anders ha scritto:
Il 18/11/2019 alle 10:35, luka ku ha scritto:

Quando si destò dal sonno il paesaggio che gli scivolava sotto gli occhi era cambiato: file di ciminiere fumanti, poi capannoni e cemento, e ancora un brulicare di palazzi dalle facciate livide, fu la costante che avrebbe osservato fino al capolinea.

In questa frase credo ci sia una discoradanza tra soggetto plurale e verbo al singolare

 

È incredibile quante cose possano sfuggire in così pochi caratteri. Questo in particolare, se non me lo avessi fatto notare tu, credo che difficilmente l'avrei scovato.

 

Il 23/11/2019 alle 19:35, La Anders ha scritto:

Intorno a quell'alone spiccava una mano bianca come il latte e mezzo volto che, quando Nino si sfilò il cappello a quadri grigi e marroncini, si rivelò per intero.
Un gruppo di suore intanto procedeva nella sua direzione e per nascondere quello scalpo volante, Nino rinfilò il cappello in obliquo.  ( qui mi sembra superfluo ripetere il soggetto, è chiaro che parli Nino.)

 

Giusto, e di chi sennò :D

 

Il 23/11/2019 alle 19:35, La Anders ha scritto:

Trovo che tu abbia una notevole capacità di descrivere in modo poetico,

 

Troppa grazia, davvero... :sss:

 

Il 23/11/2019 alle 19:35, La Anders ha scritto:

con un certo non so chè di tragicomico

 

Eh, da lì difficilmente riesco a scappare. Il fatto è che in questo genere, che poi è anche surreale e grottesco, mi ci ritrovo bene, almeno a livello di immedesimazione; poi scriverlo è tutto un altro paio di maniche.

 

Il 23/11/2019 alle 19:35, La Anders ha scritto:

Forse solo il finale è un pò confuso.

 

Guarda, coi finali di solito non c'azzecco un granché, ma devo dire che in questo caso volevo proprio esprimere confusione, la stessa che il protagonista si trova ad affrontare.

Sicuramente avrei potuto renderlo migliore, ma non saprei ancora come fare.

 

Il 23/11/2019 alle 19:35, La Anders ha scritto:

Mi hai fatto venire in mente il racconto di Su"skind, Il Piccione.

 

E tu invece mi hai messo addosso la curiosità di leggerlo e lo metto in lista per il prossimo ordine.

Grazie anche per questo spunto di lettura.

 

A presto! :flower:

Spoiler

Purtoppo il mio tempo a disposizione è quello che è, e quindi rimando la risposta al gentilissimo @Leonardo MNT entro un paio di giorni. Per ora grazie anche a te <3

 

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 Ciao @luka ku,

13 ore fa, luka ku ha scritto:

Ti ringrazio davvero per il bel commento e per l'editing accurato che mi pare faccia guadagnare al testo in fluidità e chiarezza

 

Figurati, è stao un piacere, alla prossima :)

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Ciao @luka ku, m fa molto piacere tornare a leggere qualcosa di tuo, davveramente davvero.

Ti farò le pulci perché è un commento per postare.

Iniziamo.

Il 18/11/2019 alle 10:35, luka ku ha scritto:

Un susseguirsi di immagini in bianco e nero scorrevano via

mmm... qui c'è qualcosa che non va. Il soggetto è "un susseguirsi", mentre il verbo è coniugato al plurale di immagini. Io rivedrei.

 

Il 18/11/2019 alle 10:35, luka ku ha scritto:

Nino sventolava le mani fuori dal finestrino:

salutava la campagna

perché questo a capo?

 

Il 18/11/2019 alle 10:35, luka ku ha scritto:

coglieva solo più delle macchie indistinte

forse "più" è un resfuso? è scappato? non mi è chiaro il senso

 

Il 18/11/2019 alle 10:35, luka ku ha scritto:

Quella domenica il cielo era grigio di nubi.

Un susseguirsi di immagini in bianco e nero scorrevano via, sfocate e tristi come un addio.

Nino sventolava le mani fuori dal finestrino:

salutava la campagna, con gli occhi arrossati e il cuore in tumulto, che dei campi in fiore coglieva solo più delle macchie indistinte.

Al di là delle annotazioni formali che ti ho fatto, l'incipit è molto bello. Disegni una scena e un paesaggio che fanno da contraltare al paesaggio interiore di Nino. E ci dai subito un sapore, un'atmosfera. Penso che in questa tua caratteristica si senta molto delle tue letture calviniane. E prendilo come un complimento perché lo è.

 

Il 18/11/2019 alle 10:35, luka ku ha scritto:

Il treno procedeva con vigoroso sferragliare e a ogni metro lasciato alle spalle corrispondeva un pezzo di vita che non sarebbe più stata e che, Nino sapeva,

le maglie strette del domani l'avrebbero assorbita e restituita per osmosi

- in uno scambio intimo tra lui e il tempo - sotto forma del solo scialbo  ricordo.

Bello pure questo. Ma anche questo può essere limato. Potresti rendere la metafora un po' più immediatamente digeribile: per coglierla, così, bisogna interrompere la lettura e pensarci. E poi: che è successo al tasto enter, perché questi a capo?

 

Il 18/11/2019 alle 10:35, luka ku ha scritto:

dalle facciate livide, fu la costante che avrebbe osservato fino al capolinea.

qui metterei un segno di punteggiatura che marchi di più lo stacco, un punto e virgola o un due punti, se non proprio un punto

 

Il 18/11/2019 alle 10:35, luka ku ha scritto:

Notò che la giacca aveva subito l'urto della ressa,

e allora per addolcirla dalle tante pieghe che la spezzettavano

Vabbé, non te lo ripeterò più, ci deve essere stato un problema con il tasto invio, o di formattazione. Addolcirla dalle pieghe mi sembra un'espressione un po' strampalata

Il 18/11/2019 alle 10:35, luka ku ha scritto:

he Nino aveva attribuito nella persona di Libretti come a quella di un settantenne

pure qua qualcosa è un po' arzigogolato. Riformulerei spezzando le frasi e semplificando. Nell'immaginazione di Nino, era una voce da un settantenne

 

Il 18/11/2019 alle 10:35, luka ku ha scritto:

Una sigaretta sospesa per aria bruciava solitaria e poco più indietro si alzavano anelli di fumo sempre più grandi.

Questa idea è ottima

 

Allora, Luca, c'è qualche imperfezione formale su cui potresti lavorare di lima. Ma l'idea c'è e il racconto, per me, è molto bello. Si vede, lo ribadisco, che sei un lettore duro. E hai una bella fantasia, mai fine a se stessa, vivida e intelligente. Bravo. Se proprio proprio vogliamo, ti consiglierei di calcare un po' meno la mano sul contrasto campagna/città, tanto emerge chiaramente anche con meno indizi.

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@Leonardo MNT, ciao!

Ti ringrazio per il commento bello e interessante che aggiunge il proprio valore a quelli precedenti. In realtà la tua analisi è ineccepibile e non ho davvero nulla da dire. 

Solo questo

Il 23/11/2019 alle 22:55, Leonardo MNT ha scritto:

perché la conclusione sembra avere dei puntini sospensivi alla fine.

mi dispiace un po'. Il fatto che te, insieme agli altri capaci lettori, abbiate ricevuto una sensazione di incompiuto, mi fa capire quanto io sia stato deficitario nell'espressione di quello che volevo trasmettere: la perdita d'identità (legata a un fattore superficiale come l'apparenza, che però diviene un male serio se radicata nella massa come obiettivo principale - quell'unicità cromatica voleva esprimere questo, a grandi linee) e il conseguente svenimento che precedentemente, rispondendo a un altro commentatore, ho definito come una sorta di sindrome di Stendhal al rovescio.

 

 

@Edu, quanto detto a Leonardo, vale anche per te. Quindi grazie per la pazienza nel leggere e commentare. Ho trovato i tuoi appunti molto giusti e pertinenti e solo qui

 

5 ore fa, Edu ha scritto:
Il 18/11/2019 alle 10:35, luka ku ha scritto:

Un susseguirsi di immagini in bianco e nero che scorrevano via

mmm... qui c'è qualcosa che non va. Il soggetto è "un susseguirsi", mentre il verbo è coniugato al plurale di immagini. Io rivedrei.

 

mi pare che nella prima stesura ci fosse un "che" pronome legato alle immagini. Poi devo averlo tolto senza modificare la coniugazione dell'ausiliare essere, cadendo così in errore.

5 ore fa, Edu ha scritto:

hai una bella fantasia, mai fine a se stessa, vivida e intelligente

Ti ringrazio, anche se sull'intelligenza ci andrei cauto.

A presto. Bau bau :D

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Ti aggiungo che a me il finale è piaciuto, non mi ha lasciato un senso di incompiutezza ma di sospensione.

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2 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Pezzo piaciuto, gli scacchi grigi e marroncini scelti con cura percfarlo sentire adeguato e che, invece, finiscono per renderlo anonimo, invisibile agli altri, una macchia tra la folla. Bravo

 

Ciao, @Adelaide J. Pellitteri.

Mi fa piacere che ti sia stata chiara la sostanza del brano e che abbia colto il mio intento.

Grazie mille per il passaggio :sss:

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