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Ghigo

[MI 130] Incontro notturno

Post raccomandati

 

Traccia di mezzanotte

 

Incontro notturno

 

 

 

Juri era sdraiato sul divano. Guardava una trasmissione noiosa senza seguirla veramente. Per fortuna era sabato, così avrebbe avuto ancora un giorno per ricaricare le batterie. Guardò dalla finestra, i fiocchi cadevano soffici per adagiarsi sul terreno già ricoperto di neve. Era bello essere in casa con quel tempo, con una tazza di tè bollente in mano e due biscotti di cui uno già mangiucchiato in un piattino.

Svogliatamente prese il telecomando e iniziò un po’ di sano zapping alla ricerca di una bella commedia. Gli si stavano già chiudendo gli occhi, quando qualcuno suonò alla porta.

“Chi può essere?” pensò guardando l’orologio. Erano le undici di sera. Dall’occhiello vide una figura conosciuta.

«Papà!» gridò aprendo la porta. «Che sorpresa! Avresti potuto telefonarmi, però. Se ero con una ragazza?» scherzò.

Il papà, alto e fiero, con una giacca leggera nonostante il freddo, come sempre. Sorrise e lo abbracciò.

«Volevo farti una sorpresa. Se Maometto non va a Kazan...» scherzò. I genitori e la sorella di Juri vivevano a Mosca, ma si erano trasferiti a Kazan, lui era rimasto nella capitale, invece. Aveva tentato la fortuna e ci era riuscito, era direttore del reparto commerciale di una famosa multinazionale.

Juri notò il volto del papà, non lo vedeva da almeno due anni. Gli ricordò uno Shar Pei, pieno di rughe di vita vissuta.

I due si guardavano. Il padre rivedeva la sua gioventù sul volto del figlio, e il figlio guardava il padre come in una foto del proprio futuro.

«E come sta la mamma? E Ira?» lo incalzò Juri.

«Stanno benone» sorrise il padre, accompagnando le parole con un gesto della mano come a voler tagliare la conversazione.

«Perché non le hai portate con te? Mi avrebbe fatto tanto piacere».

«Secondo te la mamma prende il treno? Di notte, oltretutto... e Ira lo sai, senza mamma non si muove, prende ancora la puppa tre volte al giorno». Juri rise, pensando alla sorella di venticinque anni. «Io, invece, morivo dalla voglia di vederti».

«Ora ti preparo la camera degli ospiti...»

Il padre sorrise. «Non ci pensare nemmeno. Non mi tratterrò molto. Però ho le gambe rattrappite, fra treno e metropolitana e ancora autobus per venire qui da te e vorrei fare due passi».

Juri guardò fuori, la neve che cadeva. Guardò la sua tazza di tè che già non fumava come prima. E annuì.

«Certo che andiamo a fare due passi».

«Ci avrei giurato» sorrise il padre mettendo una mano sulla spalla del figlio. Come si alzò, volò un bottone della giacca, che rotolando andò a finire sotto il divano. Juri fece per spostare il divano ma il padre lo fermò. Dal taschino tirò fuori un altro bottone.

«Succede spesso, me lo faccio cucire da mamma o da Ira quando torno a Kazan. Ho il treno domani».

«Perché solo un giorno ti fermi?»

Il padre fece spallucce. «Mamma e Ira non sanno che sono venuto da te».

«Aspetta, forse le devo chiamare? Saranno preoccupate!»

«No, no, sanno che dovevo andare da un amico ma che sarei ritornato per domenica sera. Sono pur sempre dodici ore e mezzo di treno».

«Lo so».

I due uscirono insieme, lascianod pesanti impronte nella neve fresca appena caduta. Un deserto bianco si apriva ai loro occhi. Il cielo quasi rosso in contrasto al bianco.

Non c’era umidità, quindi la temperatura era accettabile. Il papà gli indicò un palazzo.

«Guarda quelle luci accese. Ricordi quando eri piccolo a cosa giocavamo?»

Il ragazzo non ebbe bisogno di sentirselo dire. Inventavano chi ci viveva e cosa facevano. Spesso inventavano cose assurde, ma andava sempre a finire che la gente nelle case faceva cose sporche.

«Secondo me in quella ci sono due donne. Aspettano impazienti un uomo. Sai per cosa fare?»

«L’amore?» suggerì il padre.

«No, giocare a Monopoli». Entrambi risero, anche se la battuta non era assolutamente divertente.

Entrarono nel parco. I laghetti erano già ghiacciati e le anatre erano già volate altrove. Mica sceme.

Guardarono una collinetta. Gli occhi del padre parvero sognare.

«Ricordi quando scendevi da queste collinette da bambino?»

Juri sorrise, lo ricordava alla perfezione.

«Che paura avevo la prima volta... ma poi tu scendesti con me e fu divertentissimo».

«E volesti ancora, e poi ancora e poi ancora. Quando arrivammo a casa, mamma era preoccupatissima, i cellulari ancora non c’erano. Ora basterebbe un messaggino con whatsapp».

«Dimmi quando vuoi tornare a casa, se vuoi riposarti prima di ripartire».

«No, mi piace camminare di notte. Tanto avrò tempo per dormire in treno».

Juri notò la neve che, illuminata dai lampioni, sembrava un sentiero di diamanti luccicanti. Gli alberi, completamente spogli, avevano i rami pieni di neve. Il parco sembrava il classico bosco delle fiabe che il papà gli leggeva prima di andare a letto.

«Quando c’è la neve non fa mai veramente buio» disse il padre. «Tutto è rischiarato».

Juri annuì.

«Ti ricordi quando per scommessa bevesti così tanto che non potevi reggerti in piedi e la mamma si arrabbiò così tanto che non voleva farti entrare in casa?»

«Sì, ma con i soldi della scommessa ti comprai una bicicletta, e non sai quanto dovetti ammattire, in quei tempi non potevi comprare nulla».

«Rossa fiammante. Me la invidiavano tutti».

I due sorrisero, erano già arrivati di nuovo vicino alla casa di Juri.

«Sali, papà. Beviamo qualcosa. Se resti ancora ti pago io poi il treno».

«No, Jura, volevo vederti e passare con te un po’ di tempo. L’ho fatto. Sono molto contento. Tra poco sarà giorno e io voglio mantenere la parola data a mamma».

«Lei non sarebbe contraria» insisté Juri.

«No, davvero. Mi ha fatto proprio piacere vederti» e abbracciò il figlio. «Torna a Kazan, qualche volta».

«Prendo la macchina e ti accompagno».

«Non se ne parla nemmeno. Vai a letto che poi lunedì devi lavorare, tu. Io voglio camminare e voglio godermi ancora un po’ Mosca».

Poi si voltò e fece alcuni passi.

«Papà?»

Si girò. «Sì?»

«Ti voglio bene». Forse non glielo aveva mai detto a parole. Glielo aveva dimostrato. Ma quella volta pensò di volerlo ribadire.

«Lo so. Non c’è bisogno di dirlo. Ma mi ha fatto piacere. Anch’io te ne voglio».

Juri osservò la sagoma del padre allontanarsi fino a diventare un puntino e venire inghiottia dal buio della notte.

Rientrò in casa. Il tè ormai era freddo. Accese il bollitore. Poi prese il telecomando e si mise sul divano. Posò il telecomando, non aveva voglia di vedere la TV. Andò alla finestra quando squillò il telefono. Era Ira, sua sorella.

«Ciao, Ira! Non ci crederai mai! O forse l’avevi intuito...»

«Me lo dici dopo, Jura. Ho chiamato per dirti che papà è morto».

Per Juri fu come se un tir lo avesse centrato in pieno, poi fosse passato di nuovo in retromarcia.

«Quando è successo?» le parole pesavano un quintale.

«Alle undici, dolcemente, sulla sua poltrona preferita».

«Verrò a Kazan per il funerale». Così avrebbe voluto il papà.

«Ci conto. Scusa, cosa mi volevi dire?»

«Nulla, non ha importanza, roba di lavoro» mentì.

Mise giù e guardò dalla finestra. La neve aveva già cancellato le impornte. Forse aveva solo sognato quell’incontro, mentre guardava quella noiosa trasmissione? Sembrava tutto così vero...

Aveva sentito dire, una volta, che nell’attimo esatto in cui una persona muore, se eri molto legato a questa, puoi avvertirne la presenza, tanto da vederla in sogno. Eppure sembrava tutto così reale. Poi un luccichio da sotto il divano. Juri si chinò e allungò la mano. Il bottone. Quel fottuto bottone. Lo prese e lo annusò. Lo guardò e se lo rigirò tra le mani come una moneta rara. Poi aprì la finestra e la neve entrò bagnandogli il viso già solcato da lacrime.

 

Poi aprì la finestra e la neve entrò bagnandogli il viso già solcato da lacrime.

«Buon viaggio, papà» sussurrò, mentre le prime luci dell’alba facevano capolino a irradiare una nuova giornata.

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Col copia incolla fatto con la furia dal documento word ho lasciato fuori le ultime parole. Posso aggiungerle qui?

(oppure se qualcuno può modificare)

Poi aprì la finestra e la neve entrò bagnandogli il viso già solcato da lacrime.

«Buon viaggio, papà» sussurrò, mentre le prime luci dell’alba facevano capolino a irradiare una nuova giornata.

 

Ho già visto pure un bel refuso "Impronta" :( non oso rileggerlo...

Modificato da Cicciuzza

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1 ora fa, Ghigo ha scritto:

Col copia incolla fatto con la furia dal documento word ho lasciato fuori le ultime parole. Posso aggiungerle qui?

(oppure se qualcuno può modificare)

Poi aprì la finestra e la neve entrò bagnandogli il viso già solcato da lacrime.

«Buon viaggio, papà» sussurrò, mentre le prime luci dell’alba facevano capolino a irradiare una nuova giornata.

 

Ho già visto pure un bel refuso "Impronta" :( non oso rileggerlo...

Fatto :)

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Ciao @Ghigo,

8 ore fa, Ghigo ha scritto:

Inventavano chi ci viveva e cosa facevano. Spesso inventavano cose assurde, ma andav

Qui si crea un po' troppa eco con i due "inventano" vicini. Risolvere sostituendo il primo con "immaginavano". 

 

8 ore fa, Ghigo ha scritto:

Sai per cosa fare?»

Non lo so, forse sbaglio io, ma mi suona male così. Forse meglio:"Sai per fare cosa?" 

 

8 ore fa, Ghigo ha scritto:

non era assolutamente divertente.

Leverei "assolutamente", non tanto perché è un famigerato avverbio in - mente ma perché non serve ad arricchire il significato della frase. 

 

8 ore fa, Ghigo ha scritto:

No, mi piace camminare di notte. Tanto avrò tempo per dormire in treno».

Qui, per rimanere in tema con il finale, metterei qualcosa del tipo:"Tanto avrò tempo per dormire dopo".

 

8 ore fa, Ghigo ha scritto:

«Ti ricordi quando per scommessa bevesti così tanto che non potevi reggerti in piedi e la mamma si arrabbiò così tanto che non voleva farti entrare in casa?»

Qui i due "così tanto" appesantiscono un po' la lettura. Si potrebbe risolvere cambiando la seconda frase in "la mamma si arrabbiò talmente che". 

 

8 ore fa, Ghigo ha scritto:

, Jura,

È un refuso, oppure un modo di formare dei vezzeggiativi/diminutivi in russo? 

 

8 ore fa, Ghigo ha scritto:

una persona muore, se eri molto legato a questa,

Questa costruzione non mi convince. Ti propongo un'alternativa "una persona a cui eri molto legato muore". 

 

Queste sono piccole segnalazioni che mi è venuto spontaneo portare alla tua attenzione. 

Il racconto è molto commovente, mi hai strappato qualche lacrima (ma forse sono io in un periodo delicato:P). Nonostante non sia una trama completamente originale, hai gestito molto bene la narrazione, che è avvincente e scorrevole. 

I due personaggi, padre e figlio, sono descritti benissimo e sono riuscita a immaginarli come reali. 

Bellissima e affascinante la descrizione del paesaggio innevato. 

Se, forse, c'è una parte che meno mi convince è la telefonata finale della sorella, in cui descrivi le sensazioni di Juri in modo un po' "scontato" (investito da un tir, le parole pesanti, ecc). 

Ma nel complesso il racconto mi è piaciuto davvero molto, anche se un po' me li aspettavo, visto che ho sempre gradito, almeno finora, i racconti scritti da te. 

 

Talia 

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Ciao @Ghigo

il tuo racconto ha un titolo quasi uguale al mio!

L'ho trovato molto ben scritto e scorrevole. I due personaggi sono ben delineati e "vivi". Mi è piaciuta in particolare l'ambientazione, sarà che adoro la Russia (senza esserci mai stata purtroppo), la neve aiuta a dare un senso di sospensione a una storia molto dolce. L'epilogo si intuiva presto, ma non credo sia importante per la buona riuscita del racconto.

L'unico appunto che ti faccio  riguarda la parte del "gioco" che padre e figlio facevano quando lui era piccolo. Che facessero fantasie sporche mi pare un po' strano, visto che lui era un bambino (ma magari in Russia ci sono abitudini e atteggiamenti diversi rispetto al sesso, non so).

A presto!

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3 ore fa, Talia ha scritto:

È un refuso, oppure un modo di formare dei vezzeggiativi/diminutivi in russo? 

 

Diminutivo/vezzeggiativo. Ogni nome ha il suo vezzeggiativo (quasi tutti). Vania è Ivan, Vova è Vladimir ecc... mia moglie Evgeniya è Genia, ma Genia è anche Evgeniy, quindi c'è anche da far casino con maschi e femmine nei diminutivi. Di Juri è Jura.

 

Le ripetizioni ero sicuro ci fossero, e anche qualche refuso perché l'ho scritto da un Windows che non ha il correttore (che ti sottolinea gli errori) e ha un difetto con la lettera G. Non ho avuto tempo per rileggerlo, mi ci sono messo alle 23.10 ora italiana, 1.10 ora russa, un po' tardino ma ero ospite da mia suocera per tutto il pomeriggio e non avevo nemmeno il computer, ma solo il telefono. Ho finito di scrivere, ho fatto il commento e mi erano rimasti sette minuti. O lo rileggevo e ero fuori, o lo pubblicavo. Grazie del tuo tempo, così posso sistemarlo già con i vostri aiuti :)

 

3 ore fa, Talia ha scritto:

Se, forse, c'è una parte che meno mi convince è la telefonata finale della sorella, in cui descrivi le sensazioni di Juri in modo un po' "scontato" (investito da un tir, le parole pesanti, ecc). 

 

Forse con più tempo le avrei descritte diversamente, mi trovi d'accordo.

 

3 ore fa, Talia ha scritto:

Ma nel complesso il racconto mi è piaciuto davvero molto, anche se un po' me li aspettavo, visto che ho sempre gradito, almeno finora, i racconti scritti da te.

 

<3

 

2 ore fa, ivalibri ha scritto:

il tuo racconto ha un titolo quasi uguale al mio!

 

Ho visto dopo, altrimenti avrei pensato qualcos'altro :)

 

2 ore fa, ivalibri ha scritto:

sarà che adoro la Russia (senza esserci mai stata purtroppo)

 

Io ci vivo da undici anni. E' davvero molto bella.

 

2 ore fa, ivalibri ha scritto:

L'epilogo si intuiva presto, ma non credo sia importante per la buona riuscita del racconto.

 

Credo che s'indovini da quando apre la porta :) almeno io avrei sospettato di questo.

 

2 ore fa, ivalibri ha scritto:

Che facessero fantasie sporche mi pare un po' strano, visto che lui era un bambino (ma magari in Russia ci sono abitudini e atteggiamenti diversi rispetto al sesso, non so).

 

In Russia a quei tempi, ne dubito, hai ragione. Non ho detto che età avesse il bambino ma pensavo sui dieci. Forse è più una cosa riconducibile alla mia di infanzia, a Livorno :D comunque l'esempio citato è come era: fanno finta di creare una situazione hard (tipo due donne che aspettano uno, per chiuderla con una cosa ridicola, tipo che giocano a Monopoli) :) però penso che la riguarderò, grazie mille del consiglio e dei preziosissimi suggerimenti.

 

 

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Ciao @Ghigo

Mi è piaciuta la situazione che descrivi, mi ha commosso. Avevo intuito qualcosa di strano nell'andamento, nei dialoghi in generale, in quella sorta di atmosfera sospesa poi, fin dalle prime battute della telefonata  di Ira ho capito di cosa si trattava. La "visita" di qualcuno che se ne va non è molto comune in letteratura, per quanto vi siano esempi, di cui ora non ricordo, vecchie letture. Ma l'idea è sempre emozionante,  è intrigante riprenderla e trasformarla secondo i propri gusti, come hai fatto tu.

Si intuisce un grande affetto tra il padre e suo figlio Juri, una sorta di struggente premonizione da parte del figlio quando gli viene in mente di dirgli che gli vuol bene... dico struggente premonizione perché è quello che ogni figlio, da adulto, vorrebbe dire al proprio padre e non lo fa mai, rimanda, tanto c'è tempo, ma noi purtroppo non siamo padroni del tempo, i genitori se ne vanno quando uno meno se lo aspetta e noi talvolta rimaniamo con quel rimpianto di non avergli detto, sempre, quanto gli volevamo bene. Per questo il tuo racconto ha un fascino particolare dovuto anche, secondo me, oltre che dall'affetto di padre e figlio dall'atmosfera di quella neve, dal freddo, dal senso di purezza che emana. Un ottimo teatro, un ambiente ideale dove inserire questo genere di storie.

In quanto ai refusi avrai tempo per sistemare con calma; si capisce che ci sono sviste dovute al poco tempo, alla fretta... sono cose insignificanti. Bisogna vedere il senso di quello che volevi dire e per come la vedo io ci sei pienamente riuscito.

A rileggerti.

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Ben costruito questo racconto, @Ghigo , tranne, a mio avviso, nel colloquio telefonico con la sorella, freddino, scarno, senza domande, senza quasi parole sul comune dolore.

È morto il padre, non parla con la sorella da due anni. Persino se non ci fosse stato quell'episodio misterioso (e motivo in più con quello) il dialogo avrebbe dovuto essere

più coinvolgente, partecipe e  prolungarsi, magari in ricordi e reciproco conforto. L'ho trovato distaccato dal tono generale.

Ciao da Zaza :ciaociao:

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4 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Bisogna vedere il senso di quello che volevi dire e per come la vedo io ci sei pienamente riuscito

 

Grazie mille del bellissimo commento

 

19 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:

non parla con la sorella da due anni

 

Non la vede da due anni di persona, ma ci parla al telefono, con whatsapp ecc...

Pensavo si capisse che non si vedevano di persona. Lui è un po' imbambolato per lo choc. Però in fase di revisione lo rivedrò, ero proprio al limite dell'orario :)

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Commento velocissimo anche per te @Ghigo.

Idea sicuramente non nuova, ma il racconto è scritto bene. Secondo me sei stato bravo a descrivere il bel rapporto tra padre e figlio: è autentico, si sente. Non so se è una mia impressione, ma la parte finale sembra scritta di fretta. Il botta e risposta con la sorella, in particolare, ha toni parecchio bruschi.

Quota

Me lo dici dopo, Jura. Ho chiamato per dirti che papà è morto».

La sorella lo interrompe e senza neanche prendere fiato, senza esitare un momento, gli dice che il padre è morto. Sembra quasi che abbia fretta di riattaccare, come se stesse per perdere l’autobus.

 

Il 17/11/2019 alle 23:52, Ghigo ha scritto:

«Quando è successo?» le parole pesavano un quintale.

«Alle undici, dolcemente, sulla sua poltrona preferita».

«Verrò a Kazan per il funerale». Così avrebbe voluto il papà.

«Ci conto. Scusa, cosa mi volevi dire?»

«Nulla, non ha importanza, roba di lavoro» mentì.

Anche qui, la frase in grassetto: il padre è morto e lei chiude il discorso con un “ci conto”, come quando fai promettere a qualcuno di accompagnarti al cinema. Poi addirittura cambia argomento, come se non fosse successo nulla.

Insomma, la morte del padre è liquidita in tre battutine molto frettolose. Comunque credo che ad avere fretta non fossero i personaggi, ma l’autore. :D 

 

Un buon racconto, in ogni caso. Ho letto che lo hai scritto in meno di un’ora. Io ci metto un’ora solo per scegliere un incipit.

 

 

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19 minuti fa, Kuno ha scritto:

La sorella lo interrompe e senza neanche prendere fiato, senza esitare un momento, gli dice che il padre è morto. Sembra quasi che abbia fretta di riattaccare, come se stesse per perdere l’autobus.

 

Lei non aveva fretta. Ero io che avevo fretta di pubblicare. Purtroppo questa settimana ero fuori tutto il giorno e poi tornato a casa ero solo con la bimba perché la moglie era rimasta dalla mamma per alcune cose e l'ho messa a letto. All'una e dieci russa mi sono seduto (che sono le 23.10 italiane) e dovevo ancora commentare. Purtroppo il finale ne risente un po'. Penso che se avessi avuto il tempo lo avrei riletto e qualcosa probabilmente avrei cambiato tipo. Non so come dirtelo, Jura. Ma papà... è venuto a mancare. Qualcosa del genere. Se avessi saputo che si poteva aggiungere il commento dopo, avrei prima riletto e poi sarei andato a commentare un racconto. avrei avuto una buona mezz'ora venti minuti in più. Ma in fase di revisione lo farò sicuramente.

 

23 minuti fa, Kuno ha scritto:

Comunque credo che ad avere fretta non fossero i personaggi, ma l’autore. :D 

 

Colpito e affondato.

 

23 minuti fa, Kuno ha scritto:

Ho letto che lo hai scritto in meno di un’ora

 

HO iniziato all'una e dodici e ho finito all'una e 38. Quindi l'ho scritto in 26 minuti e il brutto è che non l'ho riletto, poi mi ero dimenticato l'ultima riga, un po' un casino. Anche il commento forse era un po' frettoloso ma mi è andata bene che è stato accettato. Ero sicuro che io e te avremmo preso il punto di penalità :D

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Il 17/11/2019 alle 23:52, Ghigo ha scritto:

 

Traccia di mezzanotte

 

Incontro notturno

 

 

 

Juri era sdraiato sul divano. Guardava una trasmissione noiosa senza seguirla veramente. Per fortuna era sabato, così avrebbe avuto ancora un giorno per ricaricare le batterie. Guardò dalla finestra, i fiocchi cadevano soffici per adagiarsi sul terreno già ricoperto di neve. Era bello essere in casa con quel tempo, con una tazza di tè bollente in mano e due biscotti di cui uno già mangiucchiato in un piattino.

Svogliatamente prese il telecomando e iniziò un po’ di sano zapping alla ricerca di una bella commedia. Gli si stavano già chiudendo gli occhi, quando qualcuno suonò alla porta.

 

Due segnalazioni:

@AndC ti ha plagiato con la batteria! Vedi officina. xD

Tutta 'sta neve... manco fossimo in Russia! xD

 

E un taglietto! :pirata2:

Il 17/11/2019 alle 23:52, Ghigo ha scritto:

“Chi può essere?” pensò guardando l’orologio. Erano le undici di sera. Dall’occhiello vide una figura conosciuta.

«Papà!» gridò aprendo la porta. «Che sorpresa! Avresti potuto telefonarmi, però. Se ero con una ragazza?» scherzò.

 

Ci sono ripetizioni sparse qua e là e anche un uso di passati remoti "intensivo". :) 

 

Il 17/11/2019 alle 23:52, Ghigo ha scritto:

 

«Nulla, non ha importanza, roba di lavoro» mentì.

Mise giù e guardò dalla finestra. La neve aveva già cancellato le impornte. Forse aveva solo sognato quell’incontro, mentre guardava quella noiosa trasmissione? Sembrava tutto così vero...

 

Ecco, io invece le farei vedere le impronte. Alimenterebbe il paranormale. Pensaci. :) 

 

Ciao @Ghigo

credo che il tuo racconto sia frettoloso, ho notato delle imprecisioni che non sono da te. So che a volte scrivi in tempi davvero condensati, cosa che ti ho sempre invidiato, e sono sicura che questo rientri in tempi ancor più condensati del solito. :) 

Però il testo ha un'anima e un cuore che io pulirei e farei uscire. Lavorerei questo brano limandolo, lasciandolo più etereo (per questo ti suggerivo l'immagine delle impronte). È un pezzo molto commovente, sono sicura che ne verrà fuori un ottimo racconto se, rimettendoci le mani, ricamassi tutto intorno al fulcro del paranormale.

Grazie della lettura.

A presto. :flower:

 

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Il 17/11/2019 alle 23:52, Ghigo ha scritto:

iniziò un po’ di sano zapping alla ricerca di una bella commedia.

lo so che non hai avuto tempo di rileggere, ma ti rompo lo stesso con le pulci, perché alcune mi sono venute subito leggendoti, l'altro giorno.

secondo me i due aggettivi, in parallelo, in una frase breve come questa suonano male, li toglierei anche entrambi, ma almeno uno (il bella, che c'è già un bello due righe più su)

Il 17/11/2019 alle 23:52, Ghigo ha scritto:

Un deserto bianco si apriva ai loro occhi. Il cielo quasi rosso in contrasto al bianco.

io vedrei meglio "si apriva davanti ai loro occhi" o "si offriva ai loro occhi", e non ripeterei il bianco, è chiaro che il cielo è rosso nel contrasto ad esso

Il 17/11/2019 alle 23:52, Ghigo ha scritto:

«Ti voglio bene». Forse non glielo aveva mai detto a parole. Glielo aveva dimostrato. Ma quella volta pensò di volerlo ribadire

dato che leggendo più o meno il sospetto che il padre sia morto e questa una visita di commiato, io non la metterei l'ultima parte, già si capisce. Gli dice ti voglio bene e pensa che forse non lo ha mai fatto a parole ma solo a gesti (il resto è implicito)

 

Anche se il senso della visita si intuisce abbastanza presto, non toglie nulla al piacere del racconto. Il distacco (in ogni senso) dai genitori è sempre uno dei grandi scogli psicologici di ogni bambino diventato adulto, mi piace molto. Il finale soprannaturale con il bottone è il tocco di magia da fiaba di natale, molto carino

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Con tutto il casino del copia e incolla, di fatto la frase:

 

"Poi aprì la finestra e la neve entrò bagnandogli il viso già solcato da lacrime.

 

Poi aprì la finestra e la neve entrò bagnandogli il viso già solcato da lacrime."

è ripetuta due volte.

Oltre quanto già rilevato, Ti segnalo anche, per una correzione:

"ascianod pesanti impronte"

 

Per il resto, ottima scrittura: un racconto reso molto bene.

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4 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

ti ha plagiato con la batteria! Vedi officina. xD

 

Mi ha plagiato la mente o mi ha "plagiato" tipo Pierino?

 

4 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

Ecco, io invece le farei vedere le impronte. Alimenterebbe il paranormale. Pensaci. :)

 

Però mi sciuperebbe del bottone. Le impronte durano relativamente poco se nevica, allora non dovrebbe nevicare... Non lo so ma ci penso

 

4 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

credo che il tuo racconto sia frettoloso, ho notato delle imprecisioni che non sono da te. So che a volte scrivi in tempi davvero condensati, cosa che ti ho sempre invidiato, e sono sicura che questo rientri in tempi ancor più condensati del solito. :) 

 

Sì, l'ho riletto e ho pensato che con 26 minuti a disposizione la prossima volta non so se mi ci metto. Però ho un racconto su cui lavorare.

Grazie del commento e del passaggio!

 

4 ore fa, Befana Profana ha scritto:

Anche se il senso della visita si intuisce abbastanza presto, non toglie nulla al piacere del racconto. Il distacco (in ogni senso) dai genitori è sempre uno dei grandi scogli psicologici di ogni bambino diventato adulto, mi piace molto.

 

Grazie del commento e del passaggio, oltre che dell'apprezzamento. La ripetizione che mi hai fatto notare è interessante perché non credo che l'avrei tolta rileggendolo, quindi grazie per avermelo fatto notare.

 

2 ore fa, Macleo ha scritto:

Con tutto il casino del copia e incolla, di fatto la frase:

 

Mea culpa :) avevo scritto anche l'altra riga per far vedere il punto esatto dove attaccare l'ultima frase, però non l'ho detto a chi l'avevo chiesto. Per non rompere le scatole l'ho lasciato così, tanto mano devo rimettercela ugualmente.

 

2 ore fa, Macleo ha scritto:

Per il resto, ottima scrittura: un racconto reso molto bene.

 

Grazie mille!

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La visita inaspettata del padre e il fatto che non possa trattenersi e deve andare via subito mi ha evocato il racconto di Buzzati "Il mantello" è fatto presagire il finale. Il racconto comunque fila via liscio, forse un po' troppo rapido da risultare quasi asettico dalla telefonata della sorella in poi. La camminata nella notte tra padre e figlio è la parte che ho preferito.

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6 minuti fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

La camminata nella notte tra padre e figlio è la parte che ho preferito.

 

Era la parte su cui mi sono dilungato di più quando mi sono accorto dell'orario :( Grazie mille del passaggio!

 

2 minuti fa, Ospite Rica ha scritto:

Aro ghigo, on te posso permettermelo, io non apisco osa vuol dire. 

 

Non sono fiorentino, 'ara :D come non capisci. Il bottone sarà il paranormale, quello che gli è saltato dalla giacca e che ritrova sotto il divano. Se vede prima le orme non ha da dubitare

 

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1 minuto fa, Ghigo ha scritto:

non ha da dubitare

 

meravigliosamente aulico. <3

Come "mi sciuperebbe del bottone". ... del bottone... Bellissimo. Non pensavo al bottone del racconto. Pensavo fosse una frase fatta! :facepalm:

 

Bene. Mi dileguo.

Addio.

Fiore. :sss:

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Ciao @Ghigo, bentrovato! Nonostante qualche piccolo refuso, dovuto alla fretta conoscendo i tuoi orari, ho apprezzato molto questo incontro notturno tra il figlio e il padre, molto emotivo e sincero. Mi ha ricordato anche un fatto analogo successo a mia madre, che ha sognato mia bisnonna proprio nell'orario vicino a quello della sua morte. Bella, anche, l'atmosfera che hai creato, un po' meno il dialogo con la sorella, che mi ha stonato un po'... lo trovo poco naturale, ecco. In ogni caso una buona prova, e mi hai anche commosso, mannaggia a te. Bravo. :sss: 

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4 minuti fa, Emy ha scritto:

un po' meno il dialogo con la sorella, che mi ha stonato un po'.

 

Non è piaciuto a nessuno :D comunque ci credo, stavolta ho partecipato per miracolo :) grazie del passaggio e del commento

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@Ghigo due note di critica: 

1) il finale è un po’ troppo telefonato (battuta. Anzi, freddura).

2) i dialoghi sono migliorabili, specie quellio in cui la sorella annuncia al protagonista la morte del padre (troppo freddo e sbrigativo).

Carina l’idea, ma sapeva di già visto. A parte i dialoghi, il resto della scrittura è per me buono, nessuna critica in merito :)

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4 minuti fa, Komorebi ha scritto:

A parte i dialoghi, il resto della scrittura è per me buono, nessuna critica in merito :)

 

Grazie dei consigli. Il finale era telefonassimo, non avevo ambizioni di sorprendere anche perché io l'avrei intuito da quando apre la porta :) la cosa interessante è che nello scorso MI sono stato elogiato per i dialoghi e mi sono seduto sugli allori: stavolta facevano cagare (in particolare quello finale, mentre forse quello col papà è gestito meglio, almeno dal mio punto di vista). Ma sicuramente migliorabili tutti. Grazie :) 

 

ps. complimenti per la vittoria nell'horror, già la seconda dopo l'abbraccio di Dio

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@Ghigo si, i discorsi con il padre sono più sinceri, spontanei. Quello con la sorella potrebbe anche starci, se mi avessi dato qualche spunto per pensare a una sorta di anaffettività della sorella XD. Quello che ho pensato, però, è che tu avessi pochi caratteri per gestirti quel dialogo come meritava.

ps grazie! XD

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20 minuti fa, Komorebi ha scritto:

Quello che ho pensato, però, è che tu avessi pochi caratteri per gestirti quel dialogo come meritava.

 

No, caratteri ne avevo ancora un po'. Sai che non li avevo contati, ma comunque ho visto che sono circa 7400. Non ho avuto il tempo nemmeno di rileggerlo una volta, purtroppo. HO avuto una giornata lunga e mi sono liberato solo alle 23.12 italiane (l'una e dodici qui) e volevo scrivere qualcosa. Avevo pensato all'altra traccia ma era un racconto più complicato (pensavo a una città prigione vista dagli occhi di uno strambo personaggio, salvo poi essere un manicomio raccontato da un matto) ma non avevo nemmeno un'ora. Allora ho buttato giù qualcosa di più semplice, poi ho commentato quello di Zaza e ho pubblicato senza nemmeno una rilettura (e penso si veda, spero. di solito sono più curati) :) è come una prima bozza di getto, e di questo sono soddisfatto

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Non ti farò le pulci sul testo, @Ghigo, perché sei più che consapevole di ciò che va fatto per portarlo al giusto grado di pulizia. Mi limiterò, invece, a dirti che ho trovato nel tuo racconto il tocco di delicatezza che personalmente trovo sempre apprezzabile, oltre a diversi piccoli elementi in grado di suscitare un'emozione e, infine e perché no, un pizzico di magia ad avvolgere il tutto.

Questo racconto, con il tempo necessario e gli interventi giusti - mi riferisco in particolare a un'attenzione maggiore nei dialoghi e a un po' di asciugatura qua e là -, risplenderà come merita.

Sapendo in quanto tempo lo hai ideato e scritto, comunque, non posso che complimentarmi per il risultato ottenuto.

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Il 18/11/2019 alle 00:21, Ghigo ha scritto:

Col copia incolla fatto con la furia dal documento word ho lasciato fuori le ultime parole. Posso aggiungerle qui?

(oppure se qualcuno può modificare)

Poi aprì la finestra e la neve entrò bagnandogli il viso già solcato da lacrime.

«Buon viaggio, papà» sussurrò, mentre le prime luci dell’alba facevano capolino a irradiare una nuova giornata.

 

Ho già visto pure un bel refuso "Impronta" :( non oso rileggerlo...

E bravo @Ghigo, penalità Edu scansata alla grande xD

E menomale, perché il racconto mi è piaciuto assai. Magari non un'idea originalissima, magari avrei evitato il miele dello scambio "ti voglio bene", ma penso che sei riuscito a disegnare alla perfezione un'atmosfera e che sei riuscito a mantenere un ottimo equilibrio in tutto il racconto. Mi è capitato, in passato, di leggere dei tuoi brani che avevano un'ottima idea di base, ma che a un certo punto venivano un po' inficiati da qualche spiegazione di troppo o qualche calo. Questo no, a mio parere, questo lo trovo uniforme. Pollice in su (y) 

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Il 21/11/2019 alle 14:54, Cerusico ha scritto:

il tocco di delicatezza che personalmente trovo sempre apprezzabile, oltre a diversi piccoli elementi in grado di suscitare un'emozione e, infine e perché no, un pizzico di magia ad avvolgere il tutto.

Questo racconto, con il tempo necessario e gli interventi giusti - mi riferisco in particolare a un'attenzione maggiore nei dialoghi e a un po' di asciugatura qua e là -, risplenderà come merita.

 

Grazie mille del passaggio e dell'apprezzamento.

 

7 ore fa, Edu ha scritto:

penalità Edu scansata alla grande 

 

Quale sarebbe la penalità Edu :D sono contento di averla scansata comunque :)

 

7 ore fa, Edu ha scritto:

il racconto mi è piaciuto assai

 

Che dirti, grazie mille. Ho cercato di partecipare in tutti i modi. Tanto posso sempre rimetterci mano. Grazie mille del passaggio e apprezzamento.

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1 ora fa, Ghigo ha scritto:

 

Quale sarebbe la penalità Edu :D sono contento di averla scansata comunque :)

ho una piccola filosofia personale per la quale trovo ingiusto che i sostenitori possano postare e avere un'altra mezz'ora per rivedere e modificare il testo e gli altri no. ero convinto tu fossi un sostenitore, scopro adesso che non lo sei. Ad ogni modo, quando vedo in un contest un racconto di un sostenitore con la dicitura "modificato" prende un punto in meno nella mia personale classifica. Trovo più corretto che nei contest si parta ad armi pari, e se c'è da modificare si faccia richiesta

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