Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Kuno

[MI130] ...

Post raccomandati

Traccia di mezzogiorno

commento (in ritardo, guarda sotto)

 

...

Cecilia,
ti scrivo una lettera per due motivi: uno da nulla, l’altro fondamentale. Innanzitutto, qui il telefono non prende. Appena arrivato ho provato a chiamarti, poi ho imboccato un paio di vicoli e ho perso per strada l’urgenza di sentirti. Eccola qua la vera ragione per la quale ti mando questa lettera, con una grafia (la mia) che tu non hai letto mai e che io avevo sepolto in un quaderno di scuola: non ho fretta.
Qua non si ha paura di tardare, di perdersi o di fraintendersi, per esempio scrivendo una enne minuscola che ricorda troppo una erre. Per questo preferiamo la penna: si perde più tempo, ma è il tempo che serve; si pasticcia con l’inchiostro, ma ogni macchia e deformità si rivela proprio ciò che serviva per descrivere quella parola, quell’accusa, quel “ti voglio bene”. 
Un “saluta tutti” includerebbe per miracolo il volto di ognuno e il gesto della mano aperta che si agita. Qua i puntini sulle i possono dividere il giorno dalla notte.


Tutto ciò mi è stato spiegato dall’asiatico con una barchetta di carta in testa, quello del negozio di origami. La prima volta che gli ho fatto visita, mi ha accolto con un grande sorriso giallo e le braccia spalancate come se volesse abbracciarmi. Io ovviamente gli ho detto subito che ero lì perché mi ero perso, che mi serviva solo un’indicazione e non volevo comprare nulla, ma lui mi ha preso per un braccio e ridendo forte mi ha trascinato lontano dalla porta, proprio al centro della stanza. Mi ha confidato che anche per lui era cominciato tutto così, con un cattivo senso dell’orientamento, e poi ha aggiunto: Benvenuto nella città di ..., questo è il negozio di origami!

Il negozio degli origami è il primo edificio della città che ho conosciuto. Ovunque ci sono scaffali e mobili di varia altezza sui quali sono esposti animali e oggetti di carta. Abbondano i cigni, i gatti, le lucertole, ma in un angolo più nascosto ho potuto osservare un impressionante esercito di piccoli carrarmati.
Di certo ti sei accorta dei marcati segni di piegatura sul foglio celeste che stai leggendo. Beh, sappi che questa strana lettera è in realtà un gabbiano. 
Qua funziona così; la gente comunica via lettera e il negozio degli origami è dove ci si procura la carta. Si sceglie la forma e il colore in base alla personalità del destinatario e alla natura del messaggio, poi si apre l’origami e si inizia a scrivere. La lettera finita si fa quindi passare sotto la porta del destinatario, che la riceve in forma di comune foglio rettangolare, ma agli abitanti di qui basta dare un’occhiata alla posizione delle piegature per distinguere un delfino da un colibrì. Io sono ancora poco allenato e riconosco solo i carri armati del signor Farina (perché non manda altro). Comunque, ripeto, hai tra le mani un gabbiano.
Il signore asiatico mi ha detto anche che quando lavora indossa sempre il cappello a forma di barchetta, perché è il primo origami che imparò a fare da bambino.
Prima dell’aereo?, gli ho chiesto io.
No, certo, ma come fai a indossare un aereo?, ha risposto lui.
Beh, non fa una piega, ho concluso strappandogli una sincera e troppo lunga risata.
Volevo dare un’occhiata oltre due porticine chiuse, ma l’asiatico ha detto che non si può: ci tiene i fogli ancora lisci con i quali deve fare i prossimi origami. Una vista molto deprimente, pare.

 

Ho citato il signor Farina, che manda solo carri armati. Lui è stato uno dei miei primi incontri, qui. 
A ... i telefoni non funzionano e nessuno bussa alla porta degli altri. Si lasciano scivolare le lettere all’interno delle case e si aspetta. La prima lettera che ho ricevuto è stata proprio di Farina, che con un’elegantissima grafia mi invitava ad andare a casa sua. Qua è una cosa normale cenare insieme, anzi: chi mangia da solo è guardato con sospetto. Il foglio grigio chiaro mandatomi da Farina era un carro armato, lo so perché poi sono subito andato a mostrarlo all’uomo degli origami.
Da Farina ci sono stato solo quella volta e non ho tardato molto a capire che anche gli altri abitanti di ... evitano con piacere la sua compagnia durante i pasti.
Farina ha paura delle sue sopracciglia. Dice che le sente tanto folte che gli sembra di avere due roditori stesi appena sopra gli occhi. Dice che ai roditori basterebbe un briciolo di fame per convincersi ad allungare il muso e rosicchiargli le palpebre. Per questo, a tavola, Farina sta sempre con la testa inclinata all’indietro e si spolvera un po’ di parmigiano in fronte. Dà da mangiare alle sopracciglia. A volte raddrizza troppo la testa per guardare il suo interlocutore, così il parmigiano cade a terra. Quando si accorge di avere la fronte pulita esclama: ecco, visto! Lo hanno mangiato! Non sono pazzo, se non li nutro quelli mi mangiano le palpebre.
Finito di cenare, me ne sono andato senza aspettare il caffè. Da quel giorno, come ho già detto, non sono più tornato in quella casa, ma lui non ha mai smesso di mandarmi i suoi carri armati grigi. La grafia è sempre elegante (sorprendente se si pensa alla storia delle sopracciglia) e ogni lettera parla dei presunti bombardamenti americani subiti da ....

 

La storia dei bombardamenti non mi è ancora chiara. So solo che ne parlano tutti, in città. Ogni tanto si sentono dei grandi boati e tutti i cittadini di ... corrono al civico 1, dove vive il signor Cedri. Ci sono stato anche io una volta: casa sua è in realtà un bunker del tutto privo di mobili. Manca persino il letto e il water è un secchio che nasconde in uno sgabuzzino dove i suoi ospiti non sono i benvenuti.
In realtà, Cedri accoglie gli altri cittadini solo in caso di presunti bombardamenti. Nessuno l’ha mai visto uscire di casa da quando sua moglie se ne andata da ... con il loro bambino di sei anni. Cedri non incontra nessuno, non manda lettere, mangia sempre a casa sua. Quando si parla di bombardamenti, però, la porta del bunker si apre per tutti. Sembra un tipo estremamente loquace, in queste occasioni: sa comportarsi con gli ospiti e nessuno riesce a capire il suo isolamento. 
Quando ha gente in casa, cosa che succede circa una volta ogni due mesi, va a prendere un proiettore che tiene nella stanza del secchio e spara un vecchio film su una delle pareti. Il bunker di Cedri resta l’unico cinema della città di ..., aperto solo nei giorni di paura, quelli che passano più in fretta.
 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
17 minuti fa, Kuno ha scritto:

carrarmati

 

carri armati

 

18 minuti fa, Kuno ha scritto:

Prima dell’aereo?, gli ho chiesto io.
No, certo, ma come fai a indossare un aereo?, ha risposto lui.

 

:D

 

21 minuti fa, Kuno ha scritto:

se ne andata

 

se n'è andata

 

RAcconto molto @Criptico. Non sono sicuro di averlo capito al 100% :) alcune parti le ho trovate molto divertenti, ma non ci vedo una vera e propria trama. Bei personaggi (soprattutto quello dei roditori sulle sopracciglia) che restano impressi. RAcconto comunque divertente

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Commento super in ritardo, ci ho provato :asd: 

Eccolo: 

 

L’avessi scritto dopo la pubblicazione del racconto, ma prima della mezzanotte, sarebbe stato valido (regola speciale dei contest), ma sono lento a commentare. Scusate giudici, punitemi senza pietà. :D 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
6 ore fa, simone volponi ha scritto:

 titolo... plagio!

Plagio riflesso, se ti muovi sei un cesso.

 

8 ore fa, Ghigo ha scritto:

carri armati

In realtà Google mi insegna che esistono entrambe le forme, "carrarmato" e "carro armato". Forse la grafia unita è meno usata.

Comunque nel testo ho usato entrambe le forme e questo non va bene :D

 

9 ore fa, Ghigo ha scritto:

RAcconto molto @Criptico

Dai che stavolta lo vinco.

 

Grazie. È stata un'impresa scrivere qualcosa :flower:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

 

Un racconto pregno della tua sana e folle fantasia. L'ho apprezzato e gradito, @Kuno

 

Un unico appunto: vista la quantità degli aneddoti narrati, sembrerebbe esserci da un po' di tempo di stanza a ... il protagonista, quando si decide finalmente a scrivere alla sua amata Cecilia.

 

Eppure, dall'incipit, si direbbe di no.

 

21 ore fa, Kuno ha scritto:

Cecilia,
ti scrivo una lettera per due motivi: uno da nulla, l’altro fondamentale. Innanzitutto, qui il telefono non prende. Appena arrivato ho provato a chiamarti, poi ho imboccato un paio di vicoli e ho perso per strada l’urgenza di sentirti. Eccola qua la vera ragione per la quale ti mando questa lettera, con una grafia (la mia) che tu non hai letto mai e che io avevo sepolto in un quaderno di scuola: non ho fretta.

 

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Carissimissimo @Kuno

 

Ti dirò la verità, che proprio non ce la faccio, epperò ti voglio bene: perdonami, ma io quei tre puntini esteticamente antigrammaticali, distanziati dalla parola che li precede o che poi diventano quattro a fine frase o tre con una virgola, ho davvero serie difficoltà a leggerli... 

 

A parte tutto... trovo la trovata originale e anche affascinante, di certo un po' "rivoluzionaria" e come ogni cosa nuova, si ha difficoltà ad abituarcisi così d'acchito: comunque e in prima lettura, nella mia mente si creava il senso-significato di sospensione dei tre puntini, che dovevo poi sostituire con l'attribuzione-significato del nome della città.

Ancora ancora che hai usato i tre puntini, la cosa può pur reggere, penso, ma se, azzardando, prendessimo un altro elemento grammaticale, ad esempio un punto semplice o una virgola e gli dessimo un altro valore, quello di sostantivo... t'immagini tu!

 

Come dire: ho apprezzato molto l'idea in sé, ma la trovo non di immediata ricezione. 

 

Il tutto e al solito a mio personale parere.

 

In quanto al racconto, direi "uno dei tuoi": molto bello, davvero, sotto molti punti di vista, fra cui fantasia e sopratutto immagini. Nuovamente ritrovo questo carattere "bambinesco", non in senso negativo, ma volto a stimolare e a mettere in risalto il "bambino" che è in noi, o meglio negli adulti.

 

Il tono e lo stile colloquiale della lettera scorre assai bene, anche con tutte le sue ripetizioni di termini o espressioni gergali tipiche di uno stile del genere.

 

La città, al di là dei miei dubbi sul nome, è davvero affascinante e fra scrittura a mano, origami, lettere, personaggi "bislacchi" che vivono le loro fantasie, assenza del telefono etc... risulta davvero bella alla lettura, come luogo fantastico e "fuori dal tempo" in cui immergersi e rimanere, tanto che si vorrebbe saperne di più.

 

Al di là di questa splendida ambientazione, scrittura e ottima caratterizzazione dei personaggi, la trama è ciò su cui possono rimanere maggiori perplessità, almeno dal mio punto di vista.

 

Mi manca molto il senso di un finale, anche che non abbia senso, ma che in qualche modo faccia riquadrare tutti gli elementi... leggendo, ho più avuto l'idea di un semplice alzare la penna dal foglio e concludere la lettera sul filo dell'ultimo pensiero da parte del protagonista... In quest'ottica è sin troppo verosimile, ciononostante, a mio avviso, ho sentito un po' la mancanza di una chiusura più decisa-chiara della lettera e della trama stessa.

 

Quasi tutto è lasciato all'interpretazione del lettore, e ben venga in questo.

 

Non mi poi è rimasto ben chiaro se a consegnare le lettere siano dei postini o gli stessi abitanti della città di .... Ossia come farà il protagonista a consegnare la lettera a Cecilia che, se non ho completamente frainteso il tutto, abita altrove, nel vecchio mondo lasciato dal protagonista. Ma questo è un dubbio tanto per cercare una pagliuzza, una pulce, come si dice qui sul WD e lascia il tempo che trova.

 

Vabbeh, le mie due-tre cose le ho dette, fanne ciò che vuoi.

 

Mi è piaciuto? Abbastanza: direi che mi ha molto affascinato, questo sì, ma anche lasciato un po' di perplessità generale legata a quelli che sono i caratteri più logici e tecnici di un racconto. Ma forse il senso e il bello è proprio questo: si entra in una città fantastica, recuperando menti da bambini, laddove la logica, la tecnica e i perché lasciano il tempo che trovano.

 

In quanto allo stile generale, te l'avrò già detto e lo ripeto: è bello. Ogni tanto quasi te lo invidio, non tutto, ma... I miei complimenti. Ciao!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Kuno, il tuo racconto è ricco di personaggi matti e luoghi folli ed irreali. Il tipo monociglio che nutre il topo col grana sulla fronte è formidabile. Davvero spassoso e originale questo tuo brano.

Forse, un aspetto che mi ha convinta meno è la trama/non-trama e la poco omogeneita degli episodi, ma nel complesso una gradevolissima lettura scritta con il tuo stile inconfondibile. 

 

Talia 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Kuno

trovo che in questo racconto ci siano delle belle idee e belle immagini, in cui riconosco il tuo stile particolare e il tuo approccio ludico con situazioni e personaggi. Il pezzo nel suo insieme però non mi convince, trovo che le varie idee siano scollegate tra loro. Manca qualcosa che tenga insieme il tutto,. Mi è piaciuto l'inizio con la forma epistolare, che si adatta bene a tutta la riflessione sulla scrittura e la comunicazione. Un testo sicuramente da sviluppare, a mio parere.

Alla prossima!

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 17/11/2019 alle 23:50, Kuno ha scritto:

Manca persino il letto e il water è un secchio

dopo letto serve la virgola: Manca persino il letto, e il water è un secchio

 

Simpatico racconto, decisamente nelle tue corde (impossibile dimenticare il racconto dell'uomo saponetta). 

Complimenti

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Kuno. Lo spunto, come tuo solito, è brillante. Ma questa volta ho l'impressione che rimanga, per l'appunto, uno spunto, un incipit... Insomma, dà un senso di incompiuto.

:sss:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Mi è piaciuta la poetica degli origami personalizzabili e la galleria di personaggi strambi. Il racconto rimane un po' sospeso nel vuoto, ma non il suo senso, perlomeno in base all'interpretazione che ne ho dato. Una città di alienazione dalla realtà (quella che una volta veniva chiamata manicomio).

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Una città immaginaria... scatenate la vostra fantasia... non vedo problemi, @Kuno, è esattamente quello che hai fatto. Mica doveva essere una città ordinata popolata di ragionieri, per cui ben vengano le sopracciglia al parmigiano e il bunker di Cedri. Scritto bene, si legge sino in fondo piacevolmente.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Kuno e bentrovato! Che io fossi una tua fan, è già risaputo: ammiro sempre la tua inventiva, che ti porta a creare dei mondi e dei personaggi che rimangono impressi a lungo. La città di ... ne è una prova lampante e non è certo l'unica. Anche in questo racconto bizzarro, se mi passi il termine, ho ritrovato lo stile un po' matto che mi piace tanto e che ti contraddistingue. Come approccio, mi ha ricordato la storia dell'uomo saponetta. L'unica pecca, per così dire, è che non è una storia conclusiva e questo, almeno per me, penalizza un po' il racconto ai fini del contest. Sembra più il prologo di un romanzo, ecco. Vorrei sapere chi è lui, come è arrivato nella città di ..., chi è Cecilia? Non mi puoi lasciare in sospeso così! :tze: Quindi, corri a scrivere una versione più lunga, che voglio leggere quando torno dal viaggio! :sù: Sempre bravo. :sss::sss:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Kuno si vede bene quel lato della tua scrittura che ammiro molto, il fantastico-paradossale così ben descritto nelle sopracciglia cannibali dell’uomo dei carrarmati (o carro armati o carrambati). Eppure manca qualcosa, sembra ci sia molto di accennato cui poi non si dà una svolta. Manca un finale che tiri le somme. Questa, almeno, l’impressione mia. I tuoi personaggi restano meravigliosi.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao, @Kuno, per una volta che non ho come unico commento a un tuo racconto "oddio! che bello! che bravo! mamma mia, che bello!", eccomi qui a cercare di fare un commento sensato :)

L'idea della città e dei suoi abitanti è deliziosa, gli origami, le lettere sotto le porte, le sopracciglia-mangiatoia per topi e via discorrendo sono fantasmagorici e meravigliosi. Le cose dei bunker, bombardamenti e dei carri armati le ho comprese meno. non so se sia giusto cercare un filo logico in una città/racconto surreale e immaginifica come questa, ma non ho capito come si ricolleghino al resto. Ma può essere un limite mio.

Il difetto di fondo che trovo è che il racconto parte come una lettera ma mi sembra che la lettera si perda per trasformarsi semplicemente in una serie di diapositive su questa strana città. Vuole far intendere che stare in questo posto fa distaccare dalla propria realtà fino a disinteressarsene del tutto? In questo caso forse un accenno o un passaggio graduale dalla forma lettera a quella del monologo entusiasta avrebbero aiutato. Così l'impressione che mi lascia è che la forma epistolare servisse solo a giustificare una descrizione in prima persona della città e dei suoi abitanti, al punto che di questa forma l'autore si dimentica e disinteressa in fretta.

È la mia impressione, forse mi è sfuggito qualcosa. La lettura è piacevolissima, in ogni caso.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×