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Befana Profana

[MI 130] Il Notturno

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(Traccia di mezzanotte: Viaggio al termine della notte)

 

 

 

La strada è sgombra, come non lo è mai durante il giorno, il traffico è rado, non ci sono ingorghi; ogni tanto un autista sbadato sosta bloccando la strada per mandare un messaggio o baciare la persona seduta sul sedile accanto; o perché troppo stanco per notare subito che il semaforo è passato al verde.

A Livio piace guidare di notte, scelse lui di prendere quel turno e anche dopo tanti anni non tornerebbe indietro. Nemmeno per uno stipendio raddoppiato, o magari per quello sì. Ride a pensare quanto gli facesse paura il buio, da bambino; le manfrine con cui supplicava la madre di lasciargli una luce accesa. Immaginava che la notte fosse popolata da chissà quali mostri pronti a trascinarlo via con sé, se solo la lucetta non l’avesse protetto.

Adesso li conosce i mostri che popolano la notte, tutti abbastanza innocui, in ogni caso quelli che incontra sul suo tragitto.

Come i ragazzetti con i jeans stracciati e la faccia da duri mezzo stravaccati sui sedili in fondo, che s’ingozzano di caramelle alla menta forte sperando di purificare il fiato che puzza d'alcolici e di chissà che altro. Li osserva dallo specchietto, ogni tanto: fissano l’orologio, torturandosi un cervello non proprio al meglio della forma, alla ricerca di una scusa con cui giustificare il ritardo ai genitori, che di sicuro si erano tanto raccomandati. Le ricorda bene anche lui, le prime uscite «da grandi»: il misto di paura e di eccitazione, il sentirsi adulti, autonomi, invincibili, fino al momento di rincasare, spiegare, supplicare: «non è colpa mia, è vero, dovevo rientrare prima, ma… sì, certo che puoi darmi fiducia». Chissà come sarà, quando toccherà a sua figlia. Non dovrà attendere ancora molto per scoprirlo.

La sosta alla fermata di Piazza Libertà dura più delle altre. I passeggeri salgono e si siedono impazienti, controllano ripetutamente l’ora, borbottano, tossicchiano. Non c’è bisogno che lo dicano ad alta voce, il messaggio è chiaro: «perché sprecare tempo, a quest’ora poi, andiamo, forza, voglio andare a casa... se soltanto la metro non chiudesse di notte, non dovrei prendere questo stupido autobus che ha tempi da lumaca.»

Livio li ignora. Ci sono già le luci di Natale, dovrebbero guardare quelle, invece di lamentarsi. Si corre e ci si lamenta già tanto di giorno, almeno di notte, si dovrebbe assaporare la calma, i minuti. È quello che pensa, ma non lo direbbe mai, è facile per lui che ha fatto la siesta prima di iniziare, e lavora seduto, facendo lo stesso giro, quattro notti su sette, aspettando l’alba e il riposo. I passeggeri che scalpitano, forse escono ora dal lavoro, impazienti di ritrovare la doccia e il letto, se ne sbattono delle luci di Natale e di assaporare i minuti.

C’è anche chi non ha nessuna fretta che la notte passi: sono già diverse sere che Aldo sale a mezzanotte per scendere solo alla fine dell’ultima corsa. La moglie lo ha buttato fuori di casa e non ha un posto dove stare. «Non posso biasimarla» ha detto la prima sera arrivati al capolinea, a Livio che gli diceva che la corsa era finita, che avrebbe dovuto scendere, «mi sono giocato tutto. Lo paga lei da sola l’affitto, mi ha chiesto tante volte di smettere, di tornare quello di prima… come se bastasse volerlo.» Lo sa che non potrà continuare in quel modo per sempre, ma si vergogna a chiedere ospitalità a un amico, ammesso che gliene siano rimasti; e ancora non si rassegna a cercare un letto in dormitorio. Si trascina così, cercando il coraggio una notte dopo l’altra, al prezzo di un biglietto del bus.

Non è il primo a squattare quei sedili in mancanza di un tetto: l’anno scorso, per un po’ Livio ha portato in giro una famiglia intera: padre, madre e due figli piccoli. Venivano dal Sudan, gli avevano raccontato una sera, di come erano venuti non avevano voluto parlare, limitandosi a un gesto vago e a voltare lo sguardo.

«È per il freddo» aveva detto la donna che pareva una ragazzina. Di giorno si muovevano, sopportavano, ma la notte dormire in strada era troppo dura per i bambini, l’autobus gli era sembrata una soluzione. Hanno trovato un appartamento, poi. Ogni tanto passano a salutare Livio, il loro «amico della notte». I bambini sono cresciuti, quello più grande ha iniziato l’asilo.

L’autista si chiede se anche Aldo finirà per ritrovare un tetto, ma ne dubita vedendolo salire ogni sera alla fermata davanti al bar tabacchi con le slot in saletta. Quello che divora Aldo è un mostro vero, non come le ombre nascoste sotto il letto dei bambini, e non scompare con le luci del giorno.

 

«Non abbiamo i tickets, può vendere lei a noi?»

I turisti : non può esserci un turno di notte senza di loro. Annuisce, stacca due biglietti, rende il resto e li guarda sedersi, lei davanti, lui sul sedile dietro, con le mani sulle spalle della compagna, i nasi incollati ai finestrini. Almeno due passeggeri in grado di ammirare la città, non come gli altri, concentrati sui propri problemi, troppo abituati a viverne i guai, per ricordarne le meraviglie.

Che poi di notte è anche più bella, secondo Livio, perché la sporcizia si nota meno.

A proposito di sporcizia, è quasi l’ora in cui salgono le signore che vanno a fare le pulizie negli uffici. Non trascurano mai di offrire un saluto e un sorriso all’autista, di chiedergli come va la salute, la famiglia. È una cosa che lo stupisce sempre: si alzano prima del sole per andare a lavare dove altri hanno sporcato, perché questi altri trovino locali scintillanti in cui lavorare e sporcare di nuovo, e sembrano sempre contente. Dev’essere una questione di carattere, pensa Livio, perché la signora che fa le faccende in casa sua, invece, è sempre di pessimo umore, ha sempre qualcosa di cui lamentarsi.

Sbadiglia, il turno s’avvia al termine: l’ultima corsa, prima di riportare il mezzo in deposito, farsi un caffè e rientrare, lavarsi e svegliare sua figlia che si prepari per la scuola.

L’ultima corsa, quella delle puttane che smontano dal lavoro e i netturbini che vanno a cominciarlo. Le prime approfittano dell’autobus per riposare le gambe stanche di stare ritte sui tacchi, per struccarsi e togliersi gli abiti "di scena" per indossare qualcosa di più caldo e confortabile, più normale; per confondersi con il resto della gente, quella che vive di giorno. Un paio ha anche un lavoro diurno, "normale", ha scoperto Livio.

Quando ha iniziato a guidare il notturno le guardava con sospetto, gli ci è voluto un po’ per superare la diffidenza, e anche l’imbarazzo, quando dallo specchietto le vedeva svestirsi e rivestirsi. Poi ci ha fatto l’abitudine, di alcune può quasi dire che sono diventate amiche, quando non le vede per una notte o due si preoccupa.

Quando salgono in gruppo, fanno tutto in gruppo, per sentirsi più sicure in una vita che di sicurezze non ne ha, è un segnale, per Livio: la fine della notte, il riposo per loro e per lui, il risveglio per il resto della città.

Un’altra notte è passata: Aldo scende a pochi metri dalla stazione, dove aspetterà l'apertura dei bagni per farsi una doccia prima di andare al lavoro; le lucciole scendono insieme a lui, ma ormai sembrano massaie dirette al mercato. Abitano nel quartiere, condividono alloggio e affitto, per mettere più soldi da parte. Anche questo Aldo lo ha imparato ascoltandole chiacchierare, con i loro accenti diversi e le stesse speranze, quasi tutte deluse.

«Ciao, Li’, a domani.» I netturbini scendono al capolinea, l’autista ricambia il saluto, li lascia attraversare con i loro carrelli al traino, mentre aggiorna il display da in a fuori servizio, poi si rimette in viaggio, direzione deposito.

È al bancone del bar che si conclude davvero il suo viaggio, con un caffè alto e bollente, un’occhiata al giornale di ieri ché il nuovo non è ancora arrivato, mentre fuori il buio impallidisce e la strada si colora di gente e rumori.

 

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Una bella descrizione del turno di notte di un conducente di autobus. Sulla strada che scorre davanti ai suoi occhi e sul variegato mondo di persone della notte che salgono e scendono dal suo bus. Non una storia, ma, tra le tante che trasporta, il notturno di Livio narra di alcune che conosce bene.

 

Brava come sempre, @Befana Profana

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Ciao @Befana Profana

 

Il 17/11/2019 alle 23:10, Befana Profana ha scritto:

, il traffico è rado[,]non ci sono ingorghi

 

Ci vedo meglio i due punti al posto della virgola, quello che segue non è un elemento aggiuntivo della descrizione ma una conseguenza del "traffico rado", per cui rivedrei così la punteggiatura. 

 

Il 17/11/2019 alle 23:10, Befana Profana ha scritto:

confortabile

Confortevole? 

 

Il 17/11/2019 alle 23:10, Befana Profana ha scritto:

Un paio ha anche

Un paio hanno anche

 

Il 17/11/2019 alle 23:10, Befana Profana ha scritto:

aggiorna il display da in a fuori servizio

Le parole scritte sul display, quelle sottolineate, le metterei o in corsivo o tra virgolette. 

 

Queste sono inezie a fronte di un brano scritto con stile e piacevolezza. La carrellata di persone è situazione che ci presenti, vista con gli occhi dell'autista notturno, è variegata, ricca di dettagli e sentita. Tutti i personaggi hanno spessore e realtà, anche se appaiono per poche righe. Si respira la notte cittadina e i suoi protagonisti. 

 

Brava, ottima lettura! 

 

Talia 

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Il 18/11/2019 alle 01:10, Befana Profana ha scritto:

a squattare quei sedili

 

è la prima volta che sento questo verbo in vita mia

 

Il 18/11/2019 alle 01:10, Befana Profana ha scritto:

sua figlia che si prepari per la scuola.

 

Qui non mi piace il congiuntivo. Svegliare sua figlia che si prepara per la scuola o che deve prepararsi per la scuola.

 

Il 18/11/2019 alle 01:10, Befana Profana ha scritto:

di più caldo e confortabile, più normale;

 

Non è meglio confortevole? Confrotabile è raro in questa accezione (non sbagliato, ma raro), è più usato per il confortare i sentimenti.

 

Il 18/11/2019 alle 01:10, Befana Profana ha scritto:

Un paio ha anche un lavoro diurno

 

Mi manca il soggetto: un paio di loro mi suonerebbe meno brusco. Ha o hanno sono entrambe giuste, ma in alcuni casi preferisco il plurale, in altri il singolare, dipende.

 

Il 18/11/2019 alle 01:10, Befana Profana ha scritto:

Anche questo Aldo lo ha imparato ascoltandole

 

Livio? Era dal suo POV fino a ora

 

Bel pezzo. Mi è piaciuto molto. Hai descritto molto bene i vari personaggi, tanto che li hai ben caratterizzati in poco tempo. Traccia centrata in pieno. Una carrellata sul mondo notturno di una città (Roma? Non mi pare lo dici nel testo. Sicuramente non è Livorno, l'avrei riconosciuta) e mi hai calato bene nei panni di ognuno, tanto che mi è sembrato di essere lì con loro diretto a casa. Stile impeccabile.

 

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Il 17/11/2019 alle 23:10, Befana Profana ha scritto:

assaporare la calma, i minuti

direi via la virgola

 

Bello. Una serie di quadri notturni. Paciuto 

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Mi è piaciuto questo esser scarrozzato in giro per la notte, gli aromi di un certo popolo della notte che sale sul bus. Ho avuto l'impressione che il racconto assuma un taglio un po' da documentario su una specie rara di animali. L'avrei forse preferito un tantino più diretto, con la prima persona dell'autista. Però la fragranza sel racconto si assapora ugualmente.

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@Befana Profana, ciao Bef e bentrovata! Mio papà fa il camionista, e per un periodo ha trasportato il latte per un'azienda trentina in giro per il nord facendo solo turni di notte. Nella figura di Livio e nelle sue istantanee notturne, che hai descritto davvero bene, ho ritrovato un po' lui e i suoi racconti della guida sotto le stelle. Sei stata davvero brava non solo a creare l'atmosfera, ma soprattutto a presentare una serie di personaggi, rendendoli vividi all'occhio del lettore, in uno spazio ridotto come i nostri 8000: notevole e per nulla scontato. Bel pezzo! 

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@Befana Profana bella idea e bella storia. L’unica cosa che mi fa storcere (ma solo un poco) il naso è il leggero scivolamento verso un eccessivo buonismo. Non tanto, a dire il vero. Si intuisce, più che percepirlo davvero. Resta solo una mia impressione, nulla da togliere alla scrittura che scorre via liscia.

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@Befana Profana, sicuramente un bel testo e belle descrizioni. Riprendendo quando hanno detto altri, un po' troppo didascaliche e anche buoniste, perché sembra che la notte sia un paradiso, mentre non è sempre tale. Qualche "graffio", a mio avviso, non avrebbe guastato. Ma è solo questione di punti di vista e quanto ho detto nulla toglie al racconto.

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@Komorebi @Macleo sappiate che è stata la prima cosa che mi sono detta dopo aver riletto: «è troppo buonista», anche per una patologicamente buonista, morbosamente politically correct e radical-chic come me :lol:  In realtà avevo in mente di infilarci anche dei tossici, non so se su o a lato del'autobus, ma non ci sarei stata con i caratteri e non volevo togliere nessuno dei personaggi che ho messo. Ripensandoci ora, forse avrei dovuto omettere i ragazzini in ritardo e metterci i junkies. Ma è stato un racconto pensato e fatto in tempi ristretti ed è andata così.

Non a giustificazione, ma a parziale discolpa, per me l'autobus di notte resterà per sempre legato al ricordo di una notte in cui 2 diciottenni avventurose e sprovvedute si ritrovarono disperse in centro a Roma tutta una notte e il bus e i suoi conduttori furono il rifugio caldo e accogliente contro i graffi (e anche oltre) che quella notte avrebbe potuto riservarci. Credo che quel ricordo influisca parecchio sulla mia visone degli autisti di notte :) Grazie a entrambi.

 

@Edu @Emy, @Poeta Zaza, grazie a voi 3

 

22 ore fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

L'avrei forse preferito un tantino più diretto, con la prima persona dell'autista

Non ci avevo nemmeno pensato, un po' perché la prima persona tendo a evitarla, un po' perché inizialmente avevo pensato di farne una storia di storie tutte esposte dallo stesso narratore esterno, ma come mio solito la terza persona si è incollata al punto di vista del primo personaggio e non se ne è più scollata. Rifletterò a una modifica, se dovessi riprendere questo racconto. Grazie, @Vincenzo Iennaco

 

 

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Il 19/11/2019 alle 06:55, Talia ha scritto:

Confortevole? 

Sì: avessi avuto più tempo per rileggere l'avrei notato, invece mi è proprio sfuggito

Il 19/11/2019 alle 06:55, Talia ha scritto:

Un paio hanno anche

credo che sia giusto anche il plurale, ma resto affezionata alla regola appresa a scuola: il nome collettivo regge il verbo al singolare. Non so se sia meglio, ma sono abituata così e il plurale mi suona male :)

Grazie di lettura e commento, @Talia

 

Il 19/11/2019 alle 20:49, Ghigo ha scritto:

squattare quei sedili

non so nemmeno se sia entrato ufficialmente nel vocabolario, è la storpiatura di to squat, io lo uso parlando, qui mi sembrava appropriato, dato l'argomento e visto che la voce narrante seguiva il POV di Livio mi sembrava che potesse passare. Non ne sono del tutto sicura :)

A questo proposito, certo, assolutamente è Aldo che l'ha imparato, non l'ho proprio visto. A mia parziale discolpa, ho avuto poco tempo (un'infinità, rispetto a quello che hai avuto tu, ma poco per me :lol:) per il racconto: l'ho scritto in un'ora e riletto in meno tempo ancora perché ho perso un sacco di tempo per riuscire a fare un commento accettabile. Forse con più calma avrei notato sia questo che il confortabile. Forse, non lo sapremo mai.

Il 19/11/2019 alle 20:49, Ghigo ha scritto:
Il 17/11/2019 alle 23:10, Befana Profana ha scritto:

sua figlia che si prepari per la scuola.

 

Qui non mi piace il congiuntivo. Svegliare sua figlia che si prepara per la scuola o che deve prepararsi per la scuola.

Non lo so, mi sembrava che filasse: svegliare sua figlia affinché si prepari? Boh. Ci rifletterò con calma, più in là.

Grazie di lettura, consigli e contributi, @Ghigo

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Ciao @Befana Profana

un racconto che si presenta come una sorta di inventario di anime che vivono la notte. In primis il protagonista, ma anche tutti gli altri. È come se il buio della notte fosse una sorta di negativo che permette di rivelare un'umanità differente, che ha uno sguardo diverso sul mondo. Quindi, è vero che non c'è una vera e propria trama, ma non ne ho sentito la necessità durante la lettura, perché il tuo autista del notturno ha saputo trascinarmi nel suo viaggio. Scritto molto bene, come al solito.

Alla prossima!

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Ciao @Befana Profana

Piaciuto. La vera faccia del mondo, della sua umanità, si sente meglio la notte, quando il buio sembra avvolgere, coprire deliberatamente tutto come a voler invitare paradossalmente a mostrarci nella nostra vera natura, nel bene e nel male.

Molto simpatico questo conducente, Livio, un vero autista filosofo che ci fa vedere questa varia umanità. Peccato che lo spazio fosse poco, sarebbe stato interessante, mi veniva la voglia di seguirlo a lungo in tutte le varie sfumature, i più minuti particolari della vita delle persone che salgono sul bus che sicuramente, con il passare degli anni guidando di notte inevitabilmente si colgono.

Ma anche nella necessaria brevità hai inserito vari pezzi unici di storie, per alcuni entrando anche nei particolari, che sono molto belle e toccanti. Non saprei quale scegliere, perché mi hanno incuriosito e mi sono piaciute tutte.

A rileggerti con piacere.

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