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Nightafter

Crisi di Civiltà - Pt.1

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Crisi di Civiltà - Pt.1


A occhio, in due non superavano insieme i quarant'anni d'età.
Erano carini, con quelle uniformi candide della Demography Legion: i profili verde menta che ne orlavano i bordi facevano pensare alle divise dei gelatai di un tempo,
Operavano sempre in coppia, per la sicurezza, come gli altri che erano venuti per quattro volte a distanza di tempo negli anni.
Era la prima coppia assortita che gli capitava d'incontrare: un ragazzo e una ragazza, non sapeva che arruolassero anche femmine nella struttura.
Avevano l'aspetto sano e allegro della loro gioventù, emanava da loro una luce fiduciosa e ottimista di futuro da scrivere, gliela leggevi negli sguardi limpidi e sereni, senza ombre.
Sorbivano le loro tazze di tè caldo con garbo e lentezza, non c'era fretta nei gesti.
Non c'era mai fretta nel lavoro che facevano, nessuno gli alitava sul collo, era il lato positivo di quel mestiere da libero professionista.
Glielo aveva offerto unito a un piccolo vassoio di biscotti ai cereali, non ne aveva d'altri in casa.
Era un te verde al gusto di menta, molto aromatico, noto per possedere qualità antiossidanti e inibire la crescita di cellule tumorali.
Quello che da sempre preferiva Laura e prendevano insieme ogni pomeriggio.
Aveva usato la vecchia teiera in porcellana di Limonges con la decorazione floreale, pezzo unico, superstite del sevizio che un tempo utilizzavano quotidianamente, le tazze, invece, di fattura dozzinale venivano dal saldo di un grande magazzino,
Solo la ragazza aveva gradito due biscotti inzuppandoli nella bevanda fumante, il giovane aveva declinato l'offerta ringraziando: era arrossito nel farlo, come un ragazzino timido.
Avevano un atteggiamento rilassato e colloquiale: conversavano piacevolmente da un'ora ormai, gli avevano raccontavano dei loro percorsi di studio, delle esperienze di viaggi per cultura o vacanze.
Dovevano provenire da famiglie abbienti, le uniche in grado di mantenerli agli studi e consentirgli di viaggiare all'estero.
Si erano conosciuti al corso di formazione per il lavoro che li occupava attualmente.
Dagli sguardi che si scambiavano aveva compreso che non erano solo colleghi.
Lui sapeva leggerli quegli sguardi, c'era del sentimento tra loro.
Mentre si assentava per riporre le tazze vuote in cucina, colse con la coda dell'occhio, la mano di lei sfiorare con una carezza lieve il volto del compagno, lui gliela trattenne un attimo, posandole un bacio silenzioso sul palmo.
Questo gli riportò a mente la dolcezza di gesti antichi e il cuore gli si accese di nostalgia.
Nel riporre la teiera e le tazze nel lavello ebbe una vertigine, la visione della stanza si oscurò per un attimo, dovette sorreggersi al tavolo e respirare a fondo in attesa che cessasse.
Quelle vertigini si ripetevano sempre più sovente, forse era un disturbo di pressione, ma che importanza poteva avere ormai. Se ne fregava.
I due ragazzi gli ricordavano lui e Laura alla loro età: anche loro si erano incontrati durante gli studi con la stessa promessa di futuro negli occhi.
Avevano percorso trentacinque anni di vita sempre insieme.
Poi le cose si erano messe male: il paese era andato in malora e anche per loro non era andata meglio.
Laura si era ammalata di una malattia che non lasciava speranza o scampo.
Senza copertura sanitaria statale, i pochi a potersi permettere le cure erano quei fortunati con imponenti patrimoni, meno del cinque per cento della popolazione.
Gli altri, a fronte di patologie serie, potevano solo morire, sperando accadesse in fretta.
Laura non aveva avuto quella fortuna, la malattia l'aveva consumata in modo lento e doloroso.
I pochi quattrini che avevano da parte non bastavano per terapie che fermassero o rendessero più lenta la progressione della malattia, ma servirono per grandi scorte di analgesici.
Farmaci a base di oppiacei così forti da stemperare il dolore, ottundere i sensi e procurare un sonno chimico profondo.
Al mercato nero non era difficile procurarseli, non richiedevano prescrizione medica in quel genere di commercio.
Vissero un anno di pena prima della fine, nei quali lei era vigile solo per poche ore al giorno.
Poco tempo da strappare a quell'oblio forzoso, sfogliando insieme come in un album di vecchie foto i ricordi di giorni sereni, a volte difficili come i tempi in cui vivevano, ma colorati di vita e  cose fatte.
Se li facevano bastare, per sentirsi entrambi ancora vivi e vicini.
Poi il male era cresciuto, Laura poteva nutriva di soli liquidi che lo stomaco tratteneva in parte, il più veniva rigettato nel water rosso di sangue.

 

Pensò al danno iniziato quasi un secolo prima, con i primi segni di una crisi che andò aggravandosi fino al punto di non ritorno.
Era stata paragonata ad altre grandi crisi di civiltà della storia umana: quali quella ellenica, il tramonto della civiltà Maya, l'agonia e la caduta dell'Impero Romano.
Ne avevano anticipato l'avvento storici, sociologi e analisti politici, molti concordarono che già Marx ne avesse preannunciato le cause generanti nello suo Capitale.
Tutti avevano compreso quanto sarebbe accaduto, ci avevano versati fiumi di teorie e parole, ma nessuno era stato in grado di impedire che avvenisse.

 

Quando il morso del male divenne insopportabile e gli analgesici non riuscirono più a sedarlo, Laura chiese di farlo cessare per sempre.
Aveva un'angoscia cieca negli occhi, con la voce strozzata dai gemiti lo implorò di ucciderla.
“Te ne scongiuro liberami da questo tormento. Se ancora mi ami fallo, aiutami. Ti prego”.
Si era turato le orecchie con le mani fino a farsi dolere le tempie, per non udire quella disperazione. Poi era fuggito fuori, in una fuga da sé stesso, sull'aia polverosa della fattoria, dove un cielo gonfio di pioggia precipitò le lacrime rabbiose, violente come schiaffi, di un Creatore sconfitto da mischiare alle sue.
Cadde in ginocchio, col volto annegato nel fango, spegnendo nella terra negra e madida il suo urlo di dolore.
Non chiese perdono a Dio per ciò che era stato obbligato a compiere quel giorno.

Sì sentiva meglio, avvertì che un sudore gelido gli aveva incollato al corpo la tela ruvida della vecchia camicia da lavoro, con passo malfermo tornò ai suoi ospiti nel soggiorno in penombra.
I ragazzi non conversavano più quando comparve, si voltarono a sorridergli, la stanza era silente,
solo la vecchia pendola a parete, appartenuta ai suoi nonni, proseguiva il suo ticchettio discreto segnando il tempo della metà pomeriggio.
Fuori la luce autunnale colorava di oro rosso le fronde dei platani e le stoppie del campo, dalla stalla
giungeva il grugnito ansioso dei maiali che brontolando reclamavano il cibo.
Sedette alla poltrona in fronte ai giovani, sul tavolino tra loro gli avevano disposto i moduli per la procedura del lavoro da consultare compilare.
Si capiva da questo che erano novizi del mestiere: impiegavano ancora documenti cartacei.  Venivano dati in dotazione solo ai principianti, quelli avanti col tirocinio e già con più missioni compiute, operavano su tablet ed erano collegati in tempo reale al sistema centrale.
Solo una delle coppie precedenti era veterana e ne impiegava uno, ma non era stato comunque un
problema, sapeva come scollegarlo e renderlo inerte.
Mise gli occhiali da lettura e simulando interesse iniziò a scorrerne il testo, erano tre pagine fitte di dati, con paragrafi in corpo dieci e titoli in neretto.
Ora apparivano stanchi, lo osservavano muti, senza interesse, abbandonati sul divano in cui sedevano e gli occhi liquidi, avevano esaurita la vitalità mostrata fino a mezz'ora prima.
Erano morbidi e avvolgenti come un giaciglio quei cuscini, invitavano al riposo.
Il ragazzo sbadigliò a lungo, portando la mano a coprire la bocca, ambedue avevano battiti di ciglia rapidi e ravvicinati: era evidente che iniziassero a lottare con la pesantezza delle palpebre e la necessità di cedere al sonno imminente.
Posò le carte sul tavolino e lasciò che si dormissero, cullati dal battito soffice della vecchia pendola, anche lui sentiva farsi pesanti le membra.
Dall'esterno giungeva remoto il verso dei suini affamati.

 

(Continua)

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Ciao, ho letto il testo e vorrei lasciare qualche impressione. 

 

Il racconto presenta degli elementi interessanti e trovo sinceramente che l'idea sia originale e merita di essere approfondita. 

 

Procederò ora a qualche puntualizzazione di ordine morfosintattico e stilistico, ricordando che non desidero né essere saccente né ferire ma solamente aiutarti a migliorare, per quanto mi è possibile, la scrittura. 

 

Il 17/11/2019 alle 21:30, Nightafter ha scritto:

come gli altri che erano venuti per quattro volte a distanza di tempo negli anni.

 La frase è poco chiara e devo dire che non ne colgo il senso: è certamente da riformulare.

 

Il 17/11/2019 alle 21:30, Nightafter ha scritto:

sano e allegro della loro gioventù, emanava da loro una luce fiduciosa e ottimista di futuro da scrivere, gliela leggevi negli sguardi limpidi e sereni, senza ombre.

La struttura è decisamente poco chiara: si ha l'impressione che siano degli esseri luminosi mentre, suppongo, sono umani; consiglio di sostituire luce con aura o impressione anche se la prima scelta mi pare più corretta. Poi, come si può emanare un'aura ottimista di futuro da scrivere? Penso che sia preferibile inserirlo come pensiero indiretto dei personaggi.

 

Il 17/11/2019 alle 21:30, Nightafter ha scritto:

noto per possedere qualità antiossidanti e inibire la crescita di cellule tumorali.

È davvero necessaria questa precisazione? Suona un po' fuori luogo. 

 

Il 17/11/2019 alle 21:30, Nightafter ha scritto:

la decorazione floreale

Una decorazione floreale, poiché l'articolo determinativo è solitamente impiegato per riferirsi a cosa nota o già menzionata.

 

Il 17/11/2019 alle 21:30, Nightafter ha scritto:

mantenerli agli studi

Trovo che la formulazione sia poco corretta: mantenere loro gli studi o qualcosa del genere andrebbe meglio. 

 

Il 17/11/2019 alle 21:30, Nightafter ha scritto:

a, colse con la coda dell'occhio, la

Spostare la virgola dopo colse. 

 

Il 17/11/2019 alle 21:30, Nightafter ha scritto:

saurita la

Esaurito la vitalità. 

 

Il 17/11/2019 alle 21:30, Nightafter ha scritto:

avevano battiti di ciglia rapidi e ravvicinati:

Riformulare, poco chiaro. Non sono sicuro che si possano avere battiti di ciglia. 

 

Ecco solo quel che mi è venuto a prima lettura, spero che tu non ti offenda e che accolga questi suggerimenti come dei consigli e non come delle critiche negative. 

 

Ho decisamente apprezzato l'analessi focalizzata sulla malattia di Laura, trovo che il pathos che vi si legge tocchi davvero; benché lo stile meriti qualche accortezza in più trovo che il racconto meriti di essere continuato, spero di poter leggere anche il seguito! 

 

Sei hai critiche, opinioni/domande non esitare a chiedere! 

Al piacere di rileggerti e buona scrittura :)

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Ciao @UmbVer

 

Grazie di esserti fermato a leggermi e del gradito commento.

 

Provo a chiarire alcune delle cose che mi segnali come poco leggibili:

 

"come gli altri che erano venuti per quattro volte a distanza di tempo negli anni."

Mi pare chiaro che il narrante indichi che, rispetto ai due personaggi che ha davanti, ve ne siano stati altri in precedenza a fargli visita.

 

"sano e allegro della loro gioventù, emanava da loro una luce fiduciosa e ottimista di futuro da scrivere, gliela leggevi negli sguardi limpidi e sereni, senza ombre."

Questa è una percezione, un'impressione di genere psicologico che "emana" o traspare dalle figure dei due giovani.

Nulla di sovranaturale quindi, al pari di quando si dice della bellezza di una giovane donna, definendola "luminosa" o "splendente".

 

"possedere qualità antiossidanti e inibire la crescita di cellule tumorali."

Sì forse è eccessiva come precisazione. La ragione per cui l'ho inserita è legata al fatto che fosse una bevanda che il personaggio era solito

consumare con la consorte che, come si evince nel proseguo della lettura, risulterà affetta dal cancro.

 

"mantenerli agli studi"

Anche su questo (al di là del gusto personale) non credo sia poco corretta la formulazione della frase.

Ti invito a questo proposito a digitare una ricerca su internet della frase: "avere figli e mantenerli agli studi"

Potrai troverne un largo impiego in vari brani di testo pubblicati.

 

Per quanto attiene al "battito di ciglie" o altresì "battito di palpebre" direi che è comunemente usato, ho preferito il primo proprio perchè

è più diffusamente impiegato (es. : https://www.repubblica.it/scienze/2018/12/17/news/si_parla_anche_con_un_battito_di_ciglia-214437179/)

 

Accolgo ringraziandoti le altre annotazioni e ne faccio tesoro per la futura revisione del testo.

 

Il racconto credo che proseguirà per almeno cinque o sei puntate, quindi se ne avrai voglia potrai vederne il seguito e la fine.

Tengo a precisare che nessun appunto o critica a ciò che pubblico potrà mai risultarmi sgradito.

Tuto ciò che possa aiutarmi a migliorare un mio testo è totalmente gradito e ambito.

Quindi vai tranquillo di penna rossa. :)

 

Grazie ancora e a presto rileggerci. Ciao.

 

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Buonasera, @Nightafter

Mi soffermo per commentarti.

Come già detto, l’idea e la trama promettono bene, cosa non da poco. Mi è molto utile analizzare la tua scrittura, perché velatamente riconosco dei difetti della mia e contro i quali sto combattendo aspramente. Per dirla in gergo musicale, hai anche tu un po’ la tendenza a “tirare indietro”. Vuoi dire molte cose, hai spesso immagini molto belle ma trovo che ogni tanto rischi di ribadire più volte lo stesso concetto, cosa che può stancare il lettore. Non che questo sia sempre un male, intendiamoci, ma credo che a volte potresti scegliere l’espressione più consona e magari sfoltire il resto. Lo scritto guadagnerebbe scorrevolezza, il che secondo me è sempre buona cosa.

Vediamo ora un po’ nel dettaglio, con una premessa. Lo dico a te come d’abitudine: prendi comunque con le molle i miei commenti, visto che sono ancora alle prime armi.

 

Il 17/11/2019 alle 21:30, Nightafter ha scritto:

alle divise dei gelatai di un tempo,

 

Punto, non virgola.

 

Il 17/11/2019 alle 21:30, Nightafter ha scritto:

emanava da loro una luce fiduciosa e ottimista di futuro da scrivere, gliela leggevi negli sguardi limpidi e sereni, senza ombre.

 

Anche secondo me questa frase andrebbe riformulata, Come ha già rilevato @UmbVer. Prova a valutare qualche cosa di più semplice e immediato, che so io, tipo: i loro sguardi limpidi emanavano la luce (o aura, @Umbver dixit) fiduciosa e ottimista di un futuro ancora da scrivere. È solo un esempio, eh, giusto per un avere un confronto. 

 

Il 17/11/2019 alle 21:30, Nightafter ha scritto:

Sorbivano le loro tazze di tè caldo con garbo e lentezza, non c'era fretta nei gesti.
Non c'era mai fretta nel lavoro che facevano, nessuno gli alitava sul collo, era il lato positivo di quel mestiere da libero professionista.

 

L'aggiunta di quel "mai" fa pensare a una ripetizione voluta, per dare più enfasi. Personalmente non ne sentirei il bisogno, valuterei quindi un taglio.

 

Il 17/11/2019 alle 21:30, Nightafter ha scritto:

Aveva usato la vecchia teiera in porcellana di Limonges con la decorazione floreale, pezzo unico, superstite del sevizio che un tempo utilizzavano quotidianamente, le tazze, invece, di fattura dozzinale venivano dal saldo di un grande magazzino,

 

Punto alla fine anziché virgola. Questa frase secondo me scorre male, sono convinto che puoi scriverla più fluida:)

 

Il 17/11/2019 alle 21:30, Nightafter ha scritto:

Avevano un atteggiamento rilassato e colloquiale: conversavano piacevolmente da un'ora ormai, gli avevano raccontavano dei loro percorsi di studio, delle esperienze di viaggi per cultura o vacanze.
Dovevano provenire da famiglie abbienti, le uniche in grado di mantenerli agli studi e consentirgli di viaggiare all'estero.
Si erano conosciuti al corso di formazione per il lavoro che li occupava attualmente.
Dagli sguardi che si scambiavano aveva compreso che non erano solo colleghi.
Lui sapeva leggerli quegli sguardi, c'era del sentimento tra loro.

 

Secondo me tutti questi "punto e a capo", dove non sempre c'è un vero cambio di argomento, rischiano di far arrancare il ritmo del racconto.

 

Il 17/11/2019 alle 21:30, Nightafter ha scritto:

Mentre si assentava per riporre le tazze vuote in cucina, colse con la coda dell'occhio, la mano di lei sfiorare con una carezza lieve il volto del compagno, lui gliela trattenne un attimo, posandole un bacio silenzioso sul palmo.

 

Mah, io trovo la virgola dopo "occhio" superflua. Dopo "compagno" sentirei invece la necessità di una pausa un poco più lunga.

 

Il 17/11/2019 alle 21:30, Nightafter ha scritto:

Quelle vertigini si ripetevano sempre più sovente, forse era un disturbo di pressione, ma che importanza poteva avere ormai. Se ne fregava.

 

Eliminerei. 

 

Il 17/11/2019 alle 21:30, Nightafter ha scritto:

con la stessa promessa di futuro negli occhi.

 

Bellissima immagine, ma l'hai già usata prima. Se si tratta di un parallelo voluto, prova a farlo capire ancora meglio.

 

Il 17/11/2019 alle 21:30, Nightafter ha scritto:

Poi le cose si erano messe male: il paese era andato in malora e anche per loro non era andata meglio.

 

Trova un'alternativa per evitare la ripetizione. Anche quel "si erano messe male" secondo me è un po' superfluo.

 

Il 17/11/2019 alle 21:30, Nightafter ha scritto:

ma colorati di vita e  cose fatte

 

C'è uno spazio in più dopo "e" (pignoleria, e va beh, dai! :D)

 

Il 17/11/2019 alle 21:30, Nightafter ha scritto:

generanti nello suo Capitale.

Refuso. Nel.

 

Il 17/11/2019 alle 21:30, Nightafter ha scritto:

I ragazzi non conversavano più quando comparve, si voltarono a sorridergli, la stanza era silente,
solo la vecchia pendola a parete, appartenuta ai suoi nonni, proseguiva il suo ticchettio discreto segnando il tempo della metà pomeriggio.
Fuori la luce autunnale colorava di oro rosso le fronde dei platani e le stoppie del campo, dalla stalla

 

Dopo silente e stalla sei andato a capo, ma non credo sia voluto.

 

Il 17/11/2019 alle 21:30, Nightafter ha scritto:

Ora apparivano stanchi, lo osservavano muti, senza interesse, abbandonati sul divano in cui sedevano e gli occhi liquidi, avevano esaurita la vitalità mostrata fino a mezz'ora prima.

 

secondo me così la frase guadagna forza.

 

 

Spero di esserti stato utile, almeno in qualche cosa.

 

Un abbraccio, a presto!

 

 

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Ciao @Jolly Roger

 

Un grande ringraziamento per la paziente lettura e per gli utilissimi appunti critici.

Quanto mi hai segnalato è di grande utilità e ne faccio tesoro, inoltre mi hai sensibilizzato su alcuni passaggi del testo

già discussi da precedenti lettori, per tanto sarà d'uopo metterci mano :))

L'unica cosa su cui mi resta un dubbio è quel "mai" nel brano: "Non c'era mai fretta nel lavoro che facevano".

Il mio intento era di segnalare che qualla mancanza di fretta era comune a tutti i visitatori che (come loro e con la loro funzione) erano già stati lì in visita nel passat, come poi si dovrebbe comprendere nel proseguo del racconto.

Ma è solo un dettaglio.

 

Rinnovandoti il mio ringraziamento ne approffitto, essendo l'ultimo giorno dell'anno, per farti i più calorosi auguri di felice anno nuovo.

 

Un saluto e a presto rileggerci.

Buone cose amico mio.

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Ciao @Nightafter!

 

12 ore fa, Jolly Roger ha scritto:
Il 17/11/2019 alle 21:30, Nightafter ha scritto:

Sorbivano le loro tazze di tè caldo con garbo e lentezza, non c'era fretta nei gesti.
Non c'era mai fretta nel lavoro che facevano, nessuno gli alitava sul collo, era il lato positivo di quel mestiere da libero professionista.

 

L'aggiunta di quel "mai" fa pensare a una ripetizione voluta, per dare più enfasi. Personalmente non ne sentirei il bisogno, valuterei quindi un taglio.

 

 

Mi sono spiegato malissimo, scusami. Bene che mi hai chiesto delucidazioni.

 

Non intendevo dire di tagliare il "mai", ma proprio un pezzo di frase, magari modificando qualcosina. 

Insomma, tirar via un "non c'era fretta nei gesti",  oppure "non c'era mai fretta nel lavoro che facevano", visto che dopo ribadisci che "nessuno gli alitava sul collo". Il tutto per alleggerire.

Però, ripeto, è una osservazione di gusto personale, quindi da prendere con beneficio d'inventario.

 

Auguri a te, grazie mille! Buon anno e buona festa!:yahoo:

 

Ci rivediamo per la II parte;)

 

 

 

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Buon anno @Nightafter, non sai da quanto tempo ho letto il tuo capitolo, ma dicembre è un mese tosto per chi lavora in un centro commerciale e lasciare un commento, anche flash, risulta difficile.

Non ho letto le opinioni degli altri, scusa se dovessi ripetermi.;)

Il 17/11/2019 alle 21:30, Nightafter ha scritto:

quarant'anni d'età.

togli età, è superfluo. L'incipit più immediato è meglio è. Ci si gioca tutto a volte, già con la prima frase,  trovare un di più, potrebbe far storcere la bocca.

Il 17/11/2019 alle 21:30, Nightafter ha scritto:

coppia assortita che gli capitava d'incontrare: un ragazzo e una ragazza, non sapeva che arruolassero anche femmine nella struttura.

Con assortite e con "non sapevo che arruolassero anche femmine", ragazzo e ragazza è un di più.

Il 17/11/2019 alle 21:30, Nightafter ha scritto:

Sorbivano le loro tazze di tè caldo con garbo e lentezza, non c'era fretta nei gesti.
Non c'era mai fretta nel lavoro che facevano, nessuno gli alitava sul collo, era il lato positivo di quel mestiere da libero professionista.
Glielo aveva offerto unito a un piccolo vassoio di biscotti ai cereali, non ne aveva d'altri in casa.
Era un te verde al gusto di menta, molto aromatico, noto per possedere qualità antiossidanti e inibire la crescita di cellule tumorali.
Quello che da sempre preferiva Laura e prendevano insieme ogni pomeriggio.
Aveva usato la vecchia teiera in porcellana di Limonges con la decorazione floreale, pezzo unico, superstite del sevizio che un tempo utilizzavano quotidianamente, le tazze, invece, di fattura dozzinale venivano dal saldo di un grande magazzino,
Solo la ragazza aveva gradito due biscotti inzuppandoli nella bevanda fumante, il giovane aveva declinato l'offerta ringraziando: era arrossito nel farlo, come un ragazzino timido

Qui i soggetti delle varie frasi sono un po' confusi.

Sorbivano il tè: la coppia assortita.

Glielo aveva offerto: dopo la descrizione dei ragazzi e del lavoro di cui parli nella frase prima, parlare al singolare non aiuta. Sembrerebbe che si riferisca al lavoro, solo dopo si capisce che si tratta di tè; perchè non parlare della bevanda nel momento in cui parli di questa senza ritornarci di nuovo sopra, sarebbe tutto più lineare, in più ricaveresti uno spazio tutto per Laura, un personaggio nuovo nella narrazione.

Il 17/11/2019 alle 21:30, Nightafter ha scritto:

conversavano piacevolmente da un'ora ormai, gli avevano raccontavano dei loro percorsi di studio, delle esperienze di viaggi per cultura o vacanze.

In questo punto ci sono due scene accavallate. L'uomo che serve il tè ai ragazzi si unisce a loro nella conversazione, in seguito, da voce narrante racconta il loro vissuto. Mi sarebbe piaciuto vederlo sedersi al tavolo, scambiar con loro qualche battuta. Il discorso diretto non è male per mostrare i personaggi nella quotidianità: che tipi sono, come parlano come si rapportano. Penso al momento del bacio sul palmo della mano, lì ho visto i soggetti e mi è piaciuto, mi sarebbe piaciuto vederli muovere sul palco anche nell'occasione che ti ho quotato.

Il 17/11/2019 alle 21:30, Nightafter ha scritto:

ma colorati di vita e  cose fatte.
Se li facevano bastare, per sentirsi entrambi ancora vivi e vicini.

Qui non sarei andata a capo. La frase si lega molto bene con la precendete.

Il 17/11/2019 alle 21:30, Nightafter ha scritto:

il più veniva rigettato nel water rosso di sangue.

 

tra water e rosso sangue manca un verbo: sporcare? oppure: nel water rigettava pranzo e sangue.

Il 17/11/2019 alle 21:30, Nightafter ha scritto:

Si era turato le orecchie con le mani fino a farsi dolere le tempie, per non udire quella disperazione. Poi era fuggito fuori, in una fuga da sé stesso, sull'aia polverosa della fattoria, dove un cielo gonfio di pioggia precipitò le lacrime rabbiose, violente come schiaffi, di un Creatore sconfitto da mischiare alle sue.
Cadde in ginocchio, col volto annegato nel fango, spegnendo nella terra negra e madida il suo urlo di dolore.

Molto bello come pezzo. Quando dico mostrare le scene, intendo proprio questo. Bello.

Il 17/11/2019 alle 21:30, Nightafter ha scritto:

Sì sentiva meglio, avvertì che un sudore gelido gli aveva incollato al corpo la tela ruvida della vecchia camicia da lavoro, con passo malfermo tornò ai suoi ospiti nel soggiorno in penombra.

Dal pensiero del passato si ritorna al presente, lo stacco non è molto netto. Forse, riaggangiarti alla vertigine o ai piatti nel lavello, è lì che abbiamo lasciato il tuo protagonista.

Il finale di questa prima parte mi piace molto, è suggestivo. Il sonno? I moduli? scenari distopici forse, in un mondo in cui i sentimenti prevalgono sul resto.

A presto per gli altri capitoli.

Un saluto e ancora tanti auguri,

Laura

 

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Ma grazie mia dolce @Lauram ,

 

anche tu a commentarmi nel primo giorno del nuovo anno.

Più che capodanno con tutte queste gradite attenzioni, mi pare di essere ancora a Natale :)

 

Le tue note sono sempre utilissime e benvenute, inoltre ti confesserò che quando anche io commento il racconto di un altro iscritto, preferisco non leggere mai gli interventi che mi hanno preceduto, perché ritengo sia meglio esprimere ciò che mi ha suscittato la lettura fatta libero da note e suggestioni di altri utenti.

Certo vi è il rischio di sovraporre le mie note a quelle di altri sullo stesso argomento, ma questo non credo sia un male, poichè significa che quella specifica parte dello scritto presenti evidentemente delle criticità che vengono rilevate da più lettori.

Inoltre ognuno ha una sua personale chiave d'interpretazione che può solo arricchire e meglio sviscerare la natura del problema.

 

Ti ringrazio molto e anche a te auguro un nuovo anno felicissimo.

Un abbraccio amica mia.

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