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Macleo

[MI 130] La notte è finita

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Commento

 

Traccia di mezzanotte: Viaggio al termine della notte

 

Quella notte assurda non finiva mai, ma non avrebbe potuto essere diversamente. Ero andato a letto qualche minuto prima della mezzanotte, stanco morto per il viaggio da Milano, crollando istantaneamente senza neppure il tempo di mettermi in pigiama. Del resto non ho mai fatto fatica ad addormentarmi in qualunque situazione, anche seduto e persino in piedi, come quando facevo le guardie da militare.

Dopo un po' mi ero svegliato di soprassalto terrorizzato dal rumore assordante, come un ruggito primordiale che saliva dalle viscere della terra, e dalle violente scosse che mi squassavano il corpo l’una dopo l’altra. Compresi subito che si trattava del mio primo terremoto. Anzi, del secondo, ma il primo era stato così leggero che manco me n’ero accorto, mentre il mio collega di allora, nativo della Valle del Belice, si era precipitato fuori dalla stanza giù per le scale scale per catapultarsi in mezzo alla piazza. L’avevo preso in giro, ma ora capivo: certe cose ti segnano a vita e non si dimenticano più.

Mai mi sarei potuto immaginare una follia del genere! Sembrava di essere nel cestello di una lavatrice e, intorno a me, tutto si muoveva come se avesse avuto una vita propria. Iniziarono a crollare grossi pezzi di intonaco, poi di soffitto, e infine collassarono addirittura delle travi intere. Mi precipitai verso la porta, ma quando l'aprii vidi che le scale non c’erano più e andai barcollando verso quella che era stata la cucina.

Poi, da un momento all’altro, tutto finì e l’improvvisa assenza dei movimenti tellurici e del frastuono dei crolli mi colpì quasi quanto il terremoto stesso. Quando la polvere si diradò, mi guardai attorno. Dopo quello che era successo nella casa, il fatto di essere ancora vivo era assolutamente inspiegabile: il piano superiore in pratica mi era crollato addosso e, attraverso un enorme squarcio, potevo vedere migliaia di stelle indifferenti che sorvegliavano la notte. Non avevo neanche un graffio, neppure un capello fuori posto. Era come se il sisma non mi avesse riguardato, come fossi stato in uno stato di invulnerabilità. La facciata della cucina verso l’esterno non c’era più e potevo guardare fuori nel buio assoluto in assenza di energia elettrica. Mi accorsi inoltre di essere bloccato da una trave che mi era rovinata addosso, ma nessuna parte del corpo mi faceva male e potevo muovere sia le braccia che le gambe.

Ero assolutamente solo e dal paese distrutto non veniva nessun suono, neppure un lamento. Mi resi conto che, in quel momento, la mia vera compagna era la notte, l’unica presenza con la quale potevo comunicare: quella stessa notte che, di solito, mi scorreva intorno come se ognuno dei due seguisse il suo destino e il suo ordine naturale senza influenzare l’altro. Ma ora non era più così e osservai con occhi nuovi lei e il suo nero compagno. Le stelle erano come annegate nel buio, un buio pesto impossibile in città per la presenza di luci di ogni tipo che qui non c’erano più. Guardai un bordo del tetto scoperchiato e dopo un po’ ne vidi lentamente scomparire una. Per la prima volta mi trovai a pensare che quello che avevo creduto di vedere non poteva essere che un’illusione, data l’enorme distanza di essa dalla terra. Quindi l’effetto doveva essere riconducibile alla rotazione terrestre, come quando nelle stazioni ti sembra di veder partire il treno vicino, mentre è il tuo a muoversi.

Notte, mia cara notte, quindi oggi ho scoperto che sei una grande ingannatrice! Mentre il giorno non può prendere in giro nessuno con l’onestà della sua luce, tu crei illusioni negli umani facendo loro credere di avere possibilità visive che non hanno. Da parte mia, invece,  mi devo proprio scusare con te perché non ti ho mai visto come un’amica, ma solo come tempo che scorre in attesa dell’indomani. Ma la colpa non è solo di noi uomini. Che ci possiamo fare se, quando arrivi, siamo tutti stanchi e bisognosi di riposo? E infatti porti con te un altro inganno: mentre il giorno non prova neppure a nascondere il tempo che passa, tu, astuta dispensatrice del sonno, lo fai! Ora, però, potresti fare qualcosa per me che sono troppo impaziente. Non potresti muoverti più in fretta del solito e correre per raggiungere il momento nel quale ti abbandoni al giorno che vince, sciogliendoti e dissolvendoti  nel suo abbraccio luminoso? Poi sarà quel che sarà.

A quel punto mi era venuta voglia di sapere l’ora. Potevo muovere il braccio e vidi che era solo l’una e mezza, la notte teneva ostinatamente il tempo in ostaggio: sarei restato a lungo suo prigioniero, preda degli strani pensieri che iniziavano a girarmi in testa senza sosta, forse per vincere il terrore.

Mai avuto la passione per gli orologi – mi venne in mente - come invece mio cognato che ha un Rolex d’oro massiccio che costa una cifra, anche se poi non è affatto preciso. Io, invece, avevo uno Swatch con una batteria piatta, quella che sembra una moneta d’argento, che non sgarra di un secondo. Per un prezzo ridicolo, inoltre, mostra anche il mese, il giorno e la data, che si modificano indipendentemente uno dall'altro tirando di uno scatto la vite e poi girandola in senso orario o antiorario. Comunque la regolazione è necessaria solo quando finisce un mese che ha meno di trentun giorni, perché l’orologio non conosce questo particolare e va avanti imperterrito. Non un grande problema, per la verità, perché in tal caso vanno cambiate solo la data e il mese: giorno ed ora vanno bene come sono. E infatti, realizzai che, a partire dalla mezzanotte, era iniziato il mercoledì 1° ottobre, mentre il mio Swatch segnava mercoledì 31 settembre: un giorno che non esisteva, quindi, ma questo lo pensai solo più tardi.

Per molto tempo non sentii muoversi niente in strada e restai sul pavimento scioccato e senza forze, poi iniziai ad udire qualche lontano rumore e delle voci che si avvicinavano. Mi misi ad urlare con tutta la voce che avevo in corpo, ma sembrava che nessuno potesse sentirmi. Così rinunziai restando in uno stato di torpore, come in un dormiveglia tra il sonno e la morte.

Improvvisamente un pompiere su un’autogru si affacciò e guardò dentro la stanza. Mi piantò la torcia elettrica proprio in faccia, abbagliandomi.

«In quest'appartamento, per fortuna, non c’era nessuno!» disse.

«Sono qui, aiuto! Venitemi a prendere, sono vivo!» urlai, ma niente, sembrava che avessi a che fare con l’unico pompiere cieco e sordo al mondo.

«Chiunque ci fosse stato, non avrebbe potuto sopravvivere...» disse ancora, e se ne andò.

Non poteva non avermi visto e sentito, così iniziai a cercare una spiegazione, tanto avevo tutto il tempo. Ne trovai una sola, anche se le sue implicazioni non erano certo logiche, ma anzi folli e fuori di testa. Dovevo essere stato salvato proprio dal fatto di trovarmi in un giorno che non esisteva, il 31 settembre. In altre parole il terremoto mi aveva sorpreso mentre vivevo un momento temporale che non era mai giunto e non sarebbe mai trascorso, così non aveva potuto raggiungermi con la sua forza omicida. Però, per lo stesso motivo, adesso nessuno poteva salvarmi perché nessuno poteva vedermi.

Non restava che una possibilità, quella di provare a regolare correttamente il mio orologio. Pur conscio dei rischi, tirai di uno scatto la vite e regolai ciò che c’era da regolare: ora il mio tempo era allineato con quello reale e aspettai di vedere quello che sarebbe successo.

Poco dopo un altro pompiere sull’autogru si affacciò alla stessa finestra. Era ancora buio e anche lui esplorò la stanza con torcia elettrica.

«Qui ce n’è un altro, o almeno quello che ne resta!» disse «Strano che nessuno l’abbia visto prima. Potremo riconoscerlo solo con l’esame del DNA, venite a prenderlo quando potete.» E se ne andò.

In quel momento la luce del giorno trafisse il buio, che scappò via terrorizzato, e io capii che era finita la notte più lunga, l’ultima notte della mia vita.

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Un @Macleo serio come non mai, persino poetico. La trovata è carina e per qualche motivo mi ha ricordato il film Donnie Darko (in realtà ci sono solo un paio di punti in comune...). Il testo mi è piaciuto.
Anche stavolta, come sempre, ti lascio un commento nano e inutile.

 

:muu: 

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@Macleo Mi ha piacevolmente sorpreso, oltre che piaciuto, questo tuo racconto drammatico con un'incursione nel metafisico del Tempo e del cambio dell'ora. A mio gusto, è proprio quella briciola di surreale che fa la differenza e contamina un racconto già di per sè empatico, date le tragedie e immagini più o meno recenti che abbiamo in memoria.

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Chapeau, @Macleo per la trovata del buco temporale e la costruzione con maestria della notte dell''evento sismico narrato dalla stessa vittima, che passa dall'incolumità allo sfracello assoluto.

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Il 17/11/2019 alle 23:19, Macleo ha scritto:

dalla stanza giù per le scale scale per catapultarsi in mezzo alla piazza

 

refuso, due volte la parola scale

 

Il 17/11/2019 alle 23:19, Macleo ha scritto:

come fossi stato in uno stato di invulnerabilità.

 

Non mi piace la (forse voluta) ripetizione

 

Il 17/11/2019 alle 23:19, Macleo ha scritto:

E infatti, realizzai che, a partire dalla mezzanotte, era iniziato il mercoledì 1° ottobre, mentre il mio Swatch segnava mercoledì 31 settembre: un giorno che non esisteva, quindi, ma questo lo pensai solo più tardi.

 

Avevo anch'io un orologio simile, rosso.

 

MacLeo straordinario. Bellissimo, poesia, mistero, filosofia. A volte sembra che ti perdi in qualche pensiero, invece è qualcosa che poi sarà molto importante ai fini del racconto. Scorre molto bene. Mi è piaciuto tantissimo.

 

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@Macleo ciao Mac! Mi scuserai per la brevità, ma questa volta mi hai steso con il registro narrativo, diverso dal tuo solito comico, anche se il tema del buco temporale, se non ricordo male, l'avevi già trattato in un altro contest. La cosa che più mi è piaciuta è come sei riuscito a far percepire la notte, la padrona assoluta, del racconto, intenso ed emotivo. Davvero bravo. Piacevolmente sorpresa. Assai, direi. 

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Apprezzo molto che ti sia cimentato in un cambio di registro rispetto al tuo consueto. E ci sono molte suggestioni in questo racconto, il che mi fa dire che, sì, m è piaciuto. Forse avrei dato un po' meno spazio alle riflessioni del protagonista...

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Ciao @Macleo

un racconto un po' diverso dal solito ma altrettanto bello. Curiosamente vi ho trovato il qualche maniera  il tuo particolare modo di scrivere, nonostante il registro e le intenzioni diverse, non saprei spiegarti bene in che senso, ma ho avuto questa sensazione. Piaciuto!

Alla prossima!

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Era già un racconto ben scritto e di piacevole lettura ai tre quarti, ma il finale surreale del rimanere fuori dalla realtà, senza più interagire con il mondo, e salvarsi, o ritornare al giorno reale e non poter essere salvato lo rende ancora migliore. L'ho apprezzato davvero molto.

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@Macleo mi è piaciuto perché non ho saputo prevederne lo sviluppo. Bello e con quel pizzico di fantascienza (?) che mi solletica. Ho percepito però una certa “spigolosità” in alcuni punti (vedi proprio il pezzo dell’orologio). Secondo me meritava una levigatura in più.

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Una trovata centrale che, quella dell'orologio e del "giorno mancante" che dà spessore all'intero racconto e a ciò che ci ruota intorno. Una veste più intima rispetto a diverse tue precedenti prove che ho avuto il piacere di leggere, ma con una sempre ammirevole capacità di trovare un guizzo, un motivo per far sì che il testo sia pregno di materia narrativa non banale.

Nell'ottica di una possibile revisione, ti suggerirei di asciugare qualcosa delle riflessioni del protagonista, mantenendo quelle sulla notte e alleggerendone qualche altra per favorire, se lo riterrai utile, lo scenario di silenzio, desolazioni e lontani lamenti che segue un terremoto. Potrebbe dare ulteriore forza a profondità al tuo testo.

 

A rileggerti, @Macleo.

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Ciao @Macleo

Un racconto che mi è piaciuto molto. C'è l'eterno problema che talvolta sollevano in talune scuole di scrittura (...) se sia opportuno o no usare la prima persona quando il personaggio  che racconta è già morto. Ma  non mi baso sulle scuole, per quanto utili senza dubbio, e per me ci può stare benissimo che che un morto racconti la sua storia... uno vivo potrebbe averla "sentita" dal diretto interessato, magari in sogno e trascritta tale e quale...

Fino all'ultimo fai sperare che l'uomo sia vivo, addirittura, con l'espediente della data che potrebbe causare un plausibile effetto temporale, che le cose possano riaggiustarsi, pertanto è davvero all'improvviso, all'ultimo momento che si capisce che l'uomo è morto fin dall'inizio. Ed è una sensazione strana, angosciante.

Allora appare ancora più chiara quella sensazione di vuoto, di non essere né visto né sentito dai soccorritori, dai quali cercava disperatamente di farsi notare.

Molto, molto ben scritto; questa volta hai lasciato da parte il tuo solito disincantato e sempre opportuno e piacevole umorismo. Sei forte anche sul drammatico.

A me piacerebbe fare il contrario: lasciare le mie tetre e non sempre felici ambientazioni per scrivere qualcosa di allegro. Ci sono riuscito raramente. 

A rileggerti con piacere.

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Sono sbalordito. Complimenti davvero per il racconto. La descrizione dell'orologio e del suo difetto è la mia preferita. Chapeau per le metafore, sono davvero colpito dalla qualità che continuo a trovare in questo Forum.

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Il 17/11/2019 alle 21:19, Macleo ha scritto:

Le stelle erano come annegate nel buio, un buio pesto

 

Il 17/11/2019 alle 21:19, Macleo ha scritto:

Notte, mia cara notte, quindi oggi ho scoperto che sei una grande ingannatrice!

 

Il 17/11/2019 alle 21:19, Macleo ha scritto:

mi devo proprio scusare con te perché non ti ho mai visto come un’amica, ma solo come tempo che scorre in attesa dell’indomani.

 

Il 17/11/2019 alle 21:19, Macleo ha scritto:

la notte teneva ostinatamente il tempo in ostaggio

Bellissimo! (mi fermo qui anche se potrei continuare)

Letto d'un fiato

Complimenti @Macleo

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Bello, bravo @Macleo!

Solo una critica, per una mia personalissima questione di eufonia:

al posto di

Il 17/11/2019 alle 21:19, Macleo ha scritto:

«Chiunque ci fosse stato, non avrebbe potuto sopravvivere...» 

 

avrei preferito «Chiunque ci fosse stato, non sarebbe potuto sopravvivere...»  

Ma è una quisquilia, un mio vezzo, e non è considerato errore.

 

 

 

Modificato da Fraudolente

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5 ore fa, Fraudolente ha scritto:

avrei preferito «Chiunque ci fosse stato, non sarebbe potuto sopravvivere...»

Anch'io lo preferisco, grazie.

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@Macleo complimenti per questo pezzo. Sono rimasta felicemente stupita, cominci il racconto narrando il fatto in sé, il terremoto con i suoi crolli e lo squarcio che si apre sul cielo stellato, poi c'è la divagazione sul Rolex, lo Swatch, come mettere a posto la data, e da qui in avanti la tua bravura di narratore mi conquista del tutto. Fino all'ultimo ho creduto fosse vivo, hai reso credibile perfino la questione della bolla temporale, poi la realtà più cruda. Non potevi chiudere il testo meglio di così. (y)

 

 

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