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ivalibri

[MI 130] Un incontro nella notte

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Traccia di mezzanotte: Viaggio al termine della notte

Un incontro nella notte

 

Vedo un cielo scuro, notturno. Un blu increspato dal vento che scorre come una strada. La vegetazione ai lati ondeggia vistosamente mentre sto sdraiata con la faccia in su, sul retro scoperchiato del fuoristrada di Sergio. Deve avermi messa qui, dopo che l'ho colpito, non ricordo bene. Ora mi starà portando a casa, "dal mio legittimo marito". E io sono qui a guardare le stelle che sfilano indifferenti. Immersa in un silenzio siderale in cui godere appieno della mia sventura, senza il conforto di nessuno, semplicemente guardando il cielo più grande di noi e delle nostre miserie. 
È la prima volta che ci vediamo di notte. I nostri incontri sono sempre pomeridiani, a ridosso della pausa pranzo, consumati di corsa nel retro del magazzino di Sergio. Il tempo di un amore sbrigativo, infiammato dalla fretta di una passione che non riusciamo a spegnere. Questa sera sia mio marito che sua moglie sono fuori casa e Sergio è venuto a prendermi. Siamo andati fuori dall'abitato, lontano da sguardi indiscreti. Abbiamo posteggiato la macchina in una radura. L'unico rumore che si sentiva era lo scroscio impetuoso del torrente in piena. Doveva parlarmi, ha detto. Perché io ho già deciso: voglio lasciare mio marito. Anche Sergio deve decidersi adesso, o io o sua moglie. Ero sicura che avrebbe scelto me. Mi amava, mi ripeteva, come mai aveva amato nessun'altra. Erano mesi che aspettavo questo incontro nella notte che mi avrebbe tolto dall'ombra, che avrebbe risolto tutto, ridefinendo i contorni delle cose, di noi. 
Siamo usciti dall'auto. Sergio, a differenza del solito, non mi aveva ancora toccata. Il suo viso nascosto nell'ombra non mi dava appigli.
– Non ce la faccio – ha detto.
– Sei un vigliacco.
Ha cercato di abbracciarmi e io l'ho respinto. Mi ha afferrato di nuovo, con più forza, finché non l'ho colpito. Tra quella lotta e la stasi in cui mi trovo ora c'è una sorta di buco nero. 
Quell'affanno mi pare lontano, infatti, perché sono qui con lo sguardo verso l'alto, in contemplazione, senza la minima fatica in corpo. Mi concentro di nuovo sul paesaggio in movimento. Questa vista insolita ha un potere ipnotico. Mi distoglie dal tumulto di questa notte e dai miei guai. Non ci sono altre luci se non quella molto velata della luna. A tratti viene oscurata dai voli notturni di alcuni esseri indefinibili. Siccome la luce viene a mancare, a malapena riesco a decifrarne l'ombra. Sono esseri alati, ora paiono pipistrelli, ora aquiloni. Vedo chiaramente le sagome delle ali e della coda. Vedo anche altre forme bizzarre che danzano sospinte in aria, sottili fili che ondeggiano come capelli in acqua. Forse dormo e sto sognando un ovattato paesaggio lunare. Ma non ricordo di essermi addormentata né dove. 
Chiudo dunque gli occhi per distogliere l'attenzione da questo panorama estatico e dalla delusione amorosa e tento di ritrovare la consapevolezza del mio corpo. Sento allora che non sono ferma su un auto che corre, come credevo, ma sto fluttuando su una superficie scivolosa, le membra si muovono leggere e la pelle è accarezzata da qualcosa che mi avvolge dolcemente. Provo a dimenarmi e sento tutto il corpo ondeggiare. Quando  riapro gli occhi inizio a sentire il suolo irto di sassi su cui il mio dorso scorre, i vestiti pesanti che mi affossano verso il basso. La mia pelle è avvizzita e piena di escoriazioni che bruciano come ferite aperte. E intanto il mio viaggio continua in un flusso inarrestabile. Le stelle scorrono sopra di me, senza sosta. 
Da quando ho aperto di nuovo gli occhi il corpo mi fa male, è rigonfio d'acqua e avverto in bocca il sapore ferroso del fango mischiato al mio sangue. 
Finché la corsa subisce un'impennata improvvisa. Un turbine di acqua e sabbia mi inghiotte. Il torrente è arrivato alla foce. Entro in un nuovo buio, da cui si indovina una luce lontana, soffusa, che sarebbe arrivata prima o poi, ma che non farò a tempo a vedere.

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Sto girovagando da un racconto all'altro cercando qualcosa di sensato da scrivere in un commento, ma il tempo passa e non trovo. Allora me ne torno qui, dal tuo racconto che ho trovato ben scritto e scorrevole, per farti un po' di pulci forse superflue, perché la struttura e il senso del racconto mi sono piaciuti, non credo che necessitino correzioni. Insomma, avanti con pulci e pinzette.

2 ore fa, ivalibri ha scritto:

Un blu increspato dal vento che scorre come una strada.

prendila con il beneficio del dubbio, ma l'ho letta più volte e scritta così la frase mi suona male perché sembra che "scorre come una strada" sia riferito al vento e non al blu. Io toglierei il che: " il blu, increspato dal vento, scorre come una strada"

2 ore fa, ivalibri ha scritto:

Deve avermi messa qui, dopo che l'ho colpito,

toglierei la virgola

2 ore fa, ivalibri ha scritto:

Immersa in un silenzio siderale in cui godere appieno della mia sventura, senza il conforto di nessuno, semplicemente guardando il cielo più grande di noi e delle nostre miserie.

semplificherei un po' la forma: "immersa in un silenzio siderale, godo appieno della mia sventura, sola, guardando il cielo tanto più grande di noi e delle nostre miserie"

2 ore fa, ivalibri ha scritto:

È la prima volta che ci vediamo di notte.

visto che è passato, e che lei è già dopo, direi "era la prima volta"

2 ore fa, ivalibri ha scritto:

Il suo viso nascosto nell'ombra non mi dava appigli.

bella frase, mi piace molto

2 ore fa, ivalibri ha scritto:

Ha cercato di abbracciarmi e io l'ho respinto.

mi sembra più incisivo, senza il soggetto esplicitato

2 ore fa, ivalibri ha scritto:

Quell'affanno mi pare lontano, infatti, perché sono qui con lo sguardo verso l'alto, in contemplazione, senza la minima fatica in corpo.

"mi appare lontano: sono qui..."

2 ore fa, ivalibri ha scritto:

Chiudo dunque gli occhi per distogliere

in generale ne hai usate diverse di congiunzioni come infatti, invece, dunque... anche se è una sorta di monologo riflessivo, io le ridurrei per appesantire meno il testo. ma è una questione di gusti, naturalmente

2 ore fa, ivalibri ha scritto:

su un auto che corre,

refuso: manca l'apostrofo

2 ore fa, ivalibri ha scritto:

Quando  riapro gli occhi inizio a sentire il suolo irto di sassi

qua non ho capito il nesso tra aprire gli occhi e sentire i sassi sul fondo. Nel senso che in qualche sorta si riprende?

2 ore fa, ivalibri ha scritto:

Finché la corsa subisce un'impennata improvvisa.

Come sopra, anche questo lo eviterei, mi sembra che senza il passaggio sia più brusco, evidente. Non è un divenire lineare, all'improvviso qualcosa da un'impennata al suo "viaggio"

2 ore fa, ivalibri ha scritto:

che sarebbe arrivata prima o poi,

il condizionale passato mi sembra fuori posto, piuttosto un futuro: arriverà prima o poi, ma lei non la vedrà.

 

La donna uccisa dall'amante che non vuole uscire dal segreto è un tema classico, l'idea di scrivere il racconto dal punto di vista di questa sorta di Ofelia morta a causa del suo amore non abbastanza corrisposto è interessante, anche il fatto di tralasciare come sia morta: incidente, omicidio, l'importante è che crede di tornare alla propria vita, quella da cui voleva scappare e invece scopre di esserne arrivata alla fine. Ho apprezzato il fatto che non sembra nemmeno soffrire o arrabbiarsi, guarda tutto con distacco, con una sorta di estasi curiosa di ciò che le scorre intorno. Forse perché, anche se non lo aveva capito, è già morta e si sta staccando dal proprio corpo e dall'esistenza terrena. un pezzo poetico, più metafisico che triste.

Gusti miei, forse avrei chiuso al "entro in un nuovo buio". Con un'indecisione: è la fine di tutto o l'inizio di una nuova dimensione?

Insomma, non so quanto questo commento possa essere utile, ma di meglio non mi viene. Un saluto

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Nella brevità del racconto sei riuscita, a mio parere, a contenere il tutto degli eventi e della situazione.

 

12 ore fa, ivalibri ha scritto:

Quando  riapro gli occhi inizio a sentire il suolo irto di sassi su cui il mio dorso scorre, i vestiti pesanti che mi affossano verso il basso.

Solo questa frase mi ha deviato un po' dalla percezione. Quel suolo irto di sassi mi ha insinuato un dubbio. Sergio la sta trascinando verso il torrente oppure con suolo intendevi il fondo del torrente? Nel secondo caso bisognerebbe eliminare l'ambiguità.

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16 ore fa, ivalibri ha scritto:

Il suo viso nascosto nell'ombra non mi dava appigli.

 

bel passaggio

 

16 ore fa, ivalibri ha scritto:

ma che non farò a tempo a vedere.

 

in tempo mi suonerebbe meglio

 

Hai usato davvero pochi caratteri, al posto tuo avrei ampliato leggermente la scena della "lite". Dagli un motivo per ucciderla. Tipo "sei un vigliacco, dirò tutto a tua moglie". Lei lo lascia, non mi sembra abbastanza per un omicidio (c'è una piccola lite ma nulla che giustifichi l'atto). La paura invece che avrebbe spifferato tutto potrebbe essere un buon movente. Così mi risulta repentino, troppo brusco come passaggio.

Il racconto è veloce ma pieno di emozioni, si legge molto bene. Mi è piaciuto.

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Ciao @ivalibri,

Sto leggendo un po' di racconti, senza aver partecipato purtroppo, al MI. Ti lascio qualche impressione sul tuo bel racconto. 

 

Ci sono descrizioni dell'ambiente e delle emozioni nel tuo racconto molto ben tratteggiate, tanto che è quasi una storia da "sentire" più che leggere (ma dopo aver letto diversi tuoi racconti, posso affermare che questa capacità è il tuo punto di forza). Hai creato questo effetto che è in linea col punto di vista dell'io narrante. Moribonda o già morta viene trascinata dal suo assassino/ex amante nel fiume. Ho trovato molto filosofico il modo distaccato con cui la protagonista vive l'evento: non ci sono rabbia o paura, ma solo rassegnazione e abbandono. Non so se era nei tuoi intenti dipingere una donna che accetta fino alle estreme conseguenze il carattere, le decisioni e i comportamenti dell'uomo che ama, in quanto mossa da un sentimento profondo, ma io l'ho percepita un po' così. 

Il tuo stile è molto gradevole e pulito, proprio un bel brano. 

 

Talia 

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Ciao @ivalibri

20 ore fa, ivalibri ha scritto:

mentre sto sdraiata con la faccia in su, sul retro scoperchiato del fuoristrada di Sergio. Deve avermi messa qui, dopo che l'ho colpito, non ricordo bene. Ora mi starà portando a casa, "dal mio legittimo marito".

Qui ho avuto un po' di difficoltà d'interpretazione. Se la donna aveva colpito Sergio e se l'uomo l'aveva poi messa o trascinata da qualche parte dopo essere stato colpito, evidentemente non aveva subito danni che gli impedissero di compiere altre azioni. Più avanti nel racconto dici che fra i due c'è stata una lotta e che la donna lo ha colpito, poi non ricorda niente... Cioè  risulta evidente che Sergio ha avuto  immediatamente la meglio su di lei, ma questo insistere della donna nel dire che l'ha colpito è fuorviante, perché ci si immagina una ferita in qualche parte del corpo di Sergio, qualcosa che gli tolga se non del tutto almeno parzialmente le forze.

Dopo che io colpisco un avversario, un nemico, non è semplice capire come questo nemico sia  poi in grado di trascinare me.

Avrei scritto che la donna si avventava su di lui, questo si, ma che poi tutto diventava buio all'improvviso, sottintendendo che l'uomo aveva reagito istantaneamente all'attacco, magari stordendola con un pugno, prima di trascinarla e buttarla in un torrente o fiume. Del resto era plausibile, poiché Sergio era già guardingo e distaccato nei confronti di lei, fin da quando gli aveva detto di lasciare la moglie.

La scrittura è netta,  buoni i dialoghi, che vedo volentieri con il trattino, che rendono la pagina più "pulita".

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21 ore fa, ivalibri ha scritto:

Vedo un cielo scuro, notturno. Un blu increspato dal vento che scorre come una strada. La vegetazione ai lati ondeggia vistosamente mentre sto sdraiata con la faccia in su, sul retro scoperchiato del fuoristrada di Sergio. Deve avermi messa qui, dopo che l'ho colpito, non ricordo bene. Ora mi starà portando a casa, "dal mio legittimo marito".

 

Una bella intuizione, quella di incentrare l'incipit su un pensiero razionale della vittima, sul suo aggrapparsi a una spiegazione logica della situazione in cui si trova.

 

21 ore fa, ivalibri ha scritto:


Da quando ho aperto di nuovo gli occhi il corpo mi fa male, è rigonfio d'acqua e avverto in bocca il sapore ferroso del fango mischiato al mio sangue. 
Finché la corsa subisce un'impennata improvvisa. Un turbine di acqua e sabbia mi inghiotte. Il torrente è arrivato alla foce. Entro in un nuovo buio, da cui si indovina una luce lontana, soffusa, che sarebbe arrivata prima o poi, ma che non farò a tempo a vedere.

 

Anche il finale è azzeccato, netto e pulito.

Per me, sei stata brava, @ivalibri  a raccontare una triste storia di sentimenti alla deriva, e di efferato delitto, come quelle che purtroppo la realtà e la cronaca ci portano a conoscere.

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22 ore fa, ivalibri ha scritto:

che mi avrebbe tolto dall'ombra, che avrebbe risolto tutto, ridefinendo i contorni delle cose, di noi. 

bella frase!

22 ore fa, ivalibri ha scritto:

Il suo viso nascosto nell'ombra non mi dava appigli.

idem questa 

 

Ciao @ivalibri, bentrovata! Mi è piaciuto molto questo tuo pezzo breve, denso di liricità e immagini che restano impresse nella mente. La cosa che più mi ha colpito è questa ambiguità che pervade l'atmosfera, traendo in inganno il lettore che si chiede - almeno io me lo sono chiesta - se questa donna è la carnefice o la vittima. Dopotutto è un'amente respinta e la donna ferita spesso può compiere atti violenti. Infatti all'inizio sembra che lei colpisce Sergio e non il viceversa. Certo, l'uomo avrà anche risposto, saranno venuti alle mani: si sa, spesso questi scontri possono degenerare negli atti più gravi, più violenti. Ma poi lei si ritrova in una sorta di bilico tra la vita e la morte e il finale, che propenderebbe per la seconda ipotesi, non chiarisce il dubbio. Anzi. Mi sono sentita bloccata in un limbo e forse lo è anche la tua protagonista. È viva e sta immersa in incubo? È morta e la sua anima sta per lasciare il corpo abbandonato in acqua? Non importa poi molto, dato che mi ha conquistato. Nonostante alcune domande irrisolte, trovo la sua storia bella e mi ha emozionato assai. Brava. A rileggerci! 

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@ivalibri ciao, racconto breve ma molto bello. Curerei solo maggiormente il finale, che arriva un po' troppo repentino e lascia un attimo storditi, magari aggiungendoci solo qualche frase in più o togliendo un poco di lirismo (alla fine ce n'è in abbondanza). Resta comunque un racconto davvero ben scritto, complimenti.

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Ciao @Befana Profana

grazie per il tuo commento che invece mi è utilissimo, soprattutto per pulci e pinzette varie (sulle quali concordo in pieno, ad esempio la frase dell'incipit che hai citato che suonava strana anche a me e che non ne capivo bene il motivo. Dunque grazie e a presto!

Ciao @Vincenzo Iennaco

13 ore fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

Sergio la sta trascinando verso il torrente oppure con suolo intendevi il fondo del torrente? Nel secondo caso bisognerebbe eliminare l'ambiguità.

Qui è la seconda che hai detto. Grazie del suggerimento e del passaggio!

Ciao @Ghigo

9 ore fa, Ghigo ha scritto:

avrei ampliato leggermente la scena della "lite". Dagli un motivo per ucciderla. Tipo "sei un vigliacco, dirò tutto a tua moglie". Lei lo lascia, non mi sembra abbastanza per un omicidio (c'è una piccola lite ma nulla che giustifichi l'atto). La paura invece che avrebbe spifferato tutto potrebbe essere un buon movente. Così mi risulta repentino, troppo brusco come passaggio

Volevo lasciare in secondo piano la scena dell'omicidio, come se lei lo avesse in qualche modo rimosso e fosse sorpresa lei stessa di ritrovarsi morta nel fiume. Però hai fatto bene a farmi notare che il passaggio è troppo brusco. Forse il racconto è un po' troppo compresso. Grazie per il suggerimento!

Ciao @Talia

grazie per essere passata lo stesso a commentare! Sono contenta che il racconto ti sia piaciuto!

8 ore fa, Talia ha scritto:

Ho trovato molto filosofico il modo distaccato con cui la protagonista vive l'evento: non ci sono rabbia o paura, ma solo rassegnazione e abbandono. Non so se era nei tuoi intenti dipingere una donna che accetta fino alle estreme conseguenze il carattere, le decisioni e i comportamenti dell'uomo che ama, in quanto mossa da un sentimento profondo, ma io l'ho percepita un po' così. 

In realtà le motivazioni della morte, in questo caso la colluttazione con l'amante, nella mia idea di partenza erano solo l'imput per soffermarmi sull'abbandono e la contemplazione della morte. Questo dimostra che quello che scriviamo a volte va oltre le nostre intenzioni e prende strade diverse a seconda della sensibilità del lettore. E trovo che sia una cosa molto bella. Grazie ancora e alla prossima!

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8 ore fa, ivalibri ha scritto:

nella mia idea di partenza erano solo l'imput per soffermarmi sull'abbandono e la contemplazione della morte

Avevo capito l'obiettivo del racconto. Io mi riferivo nello specifico alla caratterizzazione del personaggio. Ai miei occhi la protagonista è apparsa come nel commento. 

 

Rinnovo i complimenti, brava. 

 

Talia 

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Cetty, mi è piaciuto davvero tanto. Breve e dritto al punto, una sassata.

Poteva esaurirsi anche con questo

Il 17/11/2019 alle 19:51, ivalibri ha scritto:

Vedo un cielo scuro, notturno. Un blu increspato dal vento che scorre come una strada. La vegetazione ai lati ondeggia vistosamente mentre sto sdraiata con la faccia in su, sul retro scoperchiato del fuoristrada di Sergio. Deve avermi messa qui, dopo che l'ho colpito, non ricordo bene. Ora mi starà portando a casa, "dal mio legittimo marito". E io sono qui a guardare le stelle che sfilano indifferenti. Immersa in un silenzio siderale in cui godere appieno della mia sventura, senza il conforto di nessuno, semplicemente guardando il cielo più grande di noi e delle nostre miserie. 

il resto l'avremmo bene o male immaginato. Forse non la morte finale, ma insomma, l'incipit mi sembra la cosa meglio riuscita e vale da solo il prezzo del biglietto, perche in quattro ricghe riesci a dire davvero tutto, anche quello che non dici.

Pollice decisamente in su (y)

Ah, ultimo ma non ultimo, un plauso per la scrittura

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Ciao @Alberto Tosciri

Il 18/11/2019 alle 16:53, Alberto Tosciri ha scritto:

ho avuto un po' di difficoltà d'interpretazione. Se la donna aveva colpito Sergio e se l'uomo l'aveva poi messa o trascinata da qualche parte dopo essere stato colpito, evidentemente non aveva subito danni che gli impedissero di compiere altre azioni. Più avanti nel racconto dici che fra i due c'è stata una lotta e che la donna lo ha colpito, poi non ricorda niente... Cioè  risulta evidente che Sergio ha avuto  immediatamente la meglio su di lei, ma questo insistere della donna nel dire che l'ha colpito è fuorviante, perché ci si immagina una ferita in qualche parte del corpo di Sergio, qualcosa che gli tolga se non del tutto almeno parzialmente le forze.

Dopo che io colpisco un avversario, un nemico, non è semplice capire come questo nemico sia  poi in grado di trascinare me.

Avrei scritto che la donna si avventava su di lui, questo si, ma che poi tutto diventava buio all'improvviso, sottintendendo che l'uomo aveva reagito istantaneamente all'attacco, magari stordendola con un pugno, prima di trascinarla e buttarla in un torrente o fiume.

Ero partita dall'idea che lei, dopo aver colpito l'amante, senza averlo ferito, abbia in qualche modo dimenticato il seguito della lotta che l'ha fatta morire. Si tratta della mia abitudine di lasciare molto all'immaginazione di chi legge. Grazie dunque del suggerimento!

Ciao @Poeta Zaza

grazie del passaggio e delle tue parole!

Ciao @Komorebi

grazie per l'apprezzamento e per il consiglio sul finale!

Ciao @Emy

sono contenta che il racconto ti sia piaciuto. Grazie del passaggio!

 

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@ivalibri, è scritto molto bene e mi è piaciuto molto, brava veramente. Ti segnalo solo un paio di cose, anche se la prima sembrerebbe essere indice di scemenza acuta da parte del lettore, che in questo caso sono io. Quando ho visto la frase Ora mi starà portando a casa, "dal mio legittimo marito", il fatto di trovarci delle virgolette mi ha fatto credere che non si trattasse affatto del suo legittimo marito. Altrimenti - ha subito pensato in una frazione di secondo il mio diabolico cervello che mai si rilassa - non avrebbero senso le virgolette e Ivana avrebbe scritto mi sta portando da mio marito, o mi sta portando a casa, oppure mi sta portando a casa da mio marito. Per la proprietà transitiva o che altro, quindi, ho pensato che la protagonista non fosse una legittima moglie, e così quando ho letto "...Questa sera sia mio marito che sua moglie sono fuori casa" ho subito pensato che fossero fuori casa sia il non marito della protagonista, che la sua legittima moglie che non si sapeva ancora chi fosse: non mi è invece venuto in mente che potesse trattarsi della moglie di Andrea. Che pirla, dirai tu, e io non posso che darti ragione, però se le levi le virgolette è meglio. Ed è proprio qui che volevo arrivare.

La seconda stupidata è questa: "Quando  riapro gli occhi inizio a sentire il suolo irto di sassi su cui il mio dorso scorre, i vestiti pesanti che mi affossano verso il basso". Scegli: o il torrente è fondo pochi centimetri - come farebbe pensare il fatto che la protagonista lo sente irto di sassi, come pure le successive escoriazioni che bruciano come ferite aperte - oppure è parecchio fondo e allora si spiega la circostanza che i vestiti pesanti e zuppi d'acqua la attirino verso il basso. In alternativa il torrente potrebbe essere prima basso, per poi diventare più fondo, il che spesso avviene anche qui in Valtellina, ma dovrebbe essere esplicitato.

Guarda che ho scherzato un po', da tempo non avevo il piacere di sentirti e leggerti, cosa che - come ho detto all'inizio quand'ero ancora sobrio - mi ha procurato molto piacere.

 

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Ciao @Edu

grazie! Sono contenta che ti sia piaciuto! 

Concetta

Ciao @Macleo

allora, aspetta che provo a risponderti (non so se ho capito bene la prima parte del tuo commento, mio marito, mia moglie, sua moglie, boh! a un certo punto mi sono persa nel ragionamento - che pirla io, mi sa). Comunque più semplicemente ho messo le virgolette per riportare il pensiero sarcastico dell'amante che dopo la colluttazione pensa di riportare la donna dove dovrebbe stare. È che spesso scrivo delle cose che a me sembrano chiarissime e al lettore no! Per quanto riguarda la questione della profondità del fiume, ti confesso di non averci pensato, quindi grazie per avermelo fatto notare. Grazie davvero per il tuo commento e l'apprezzamento. Ciao Giorgio!

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