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Komorebi

[MI 130] Neda

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Commento
Traccia di mezzogiorno
 

Neda

Difficile sarà per te orientarsi a Neda. Non troverai cartelli che indichino il centro-città con la grafia del bersaglio concentrico, né ti guideranno al nosocomio il segno algebrico d’addizione o la lettera muta dell’alfabeto. Le vie si alterneranno innominate, trapasseranno le une nelle altre senza che neppure ti accorga di essertene lasciata una alle spalle. E i numeri civici mancheranno alle porte, divelti dal loro posto in alto a destra dell’uscio o poco sopra il citofono. Un riquadro più chiaro dove prima troneggiavano cifre in grassetto.

I cittadini a Neda non paiono accorgersi di queste che per un esterno sono stranezze. Essi si muovono con l’agilità dei pesci, guizzano per le strade e imboccano la traversa corretta senza uno sbattere di palpebra. Prova a seguirli per riuscire a districarti nel dedalo muto della città. Diffida anzi delle mappe, che neppure i monumenti sono indicati. Non troverai infatti l’anfiteatro, che comunque riposa nel cuore storico della città, né è segnato il vecchio ponte di pietra che scavalca l’ansa del fiume. Al loro posto ti stupiranno simboli oscuri, di ardua decifrazione: un paio di colombi, una spiga di grano e una campana. La chiesa gotica è rappresentata da una cascata, in corrispondenza del mausoleo al camposanto è inciso un cuore in un albero.

Ti ci vorrà del tempo per orientarti a Neda e forse mai ci riuscirai del tutto. Capirai però di essere sulla buona strada quando, un po’ per caso, comincerai a prestare attenzione al rintocco dei tuoi passi sulle mattonelle sdrucciole, il ticchettio delle unghie dei cani sui sanpietrini, il vorticoso frullare d’ali d’uno stormo spaventato dallo schiantarsi di un’imposta. E allora noterai anche i campanili slanciarsi verso il cielo e dominare i tetti delle case adiacenti come tanti punti esclamativi, e il mattone smosso della parete del comune levigato nel corso degli anni dal vento a punta di freccia, che indica il lato della piazza da dove si ottiene una visuale migliore sul Duomo. Di fronte all’anfiteatro, se hai la pazienza di sederti sulla panchina ad attendere l’alba, vedrai gli operatori ecologici sorgere dalla bruma e avanzare con le racchette puntute. Compariranno tutti contemporaneamente, nati dal terreno stesso che puliscono ed evocati dal rintocco delle campane. Si muovono in ordine, in file ordinate, oscillano col bacino a destra e sinistra in un movimento che rimanda ai mietitori di grano dei romanzi russi dell’ottocento.

Dal ponte moderno, affacciandoti alla ringhiera, noterai senza sforzo il profilo del suo fratello di pietra poco distante. Tra i suoi due archi si apre una finestra ogivale, dove i colombi fanno sosta e si abbracciano rinserrando il collo. Sono così morbide le pieghe che si formano sotto la loro testa da noce, nel piumaggio arruffato. E quando piove non chiuderti in casa, o non avrai modo di ammirare la cascata di lacrime che gronda dalle statue di madonne in ginocchio sul frontone della chiesa gotica.

Poco per volta scorgerai i segmenti colorati lasciati dai gessetti dei bambini sulla porta dell’asilo, i tagli col coltellino svizzero che qualche innamorato ha scavato nella corteccia dei cipressi, il profumo di trucioli grattati nel quartiere dei falegnami, quello dolce e caldo e morbido dei fornai. Nelle giornate di vento, di quelle dove il cielo è terso e l’orizzonte pulito, sentirai echeggiare nell’aria i canti dei frati della Certosa, o gli starnuti e i colpi di tosse dei malati nei reparti d’ospedale. L’abbaiare dei randagi ti terrà alla larga dalle vie malfamate, il cinguettio dei cellulari ti permetterà di scovare l’area wi-fi.

A Neda i cittadini non hanno bisogno di numeri civici, nomi di vie, cartelli stradali. Essi si orientano coi simboli che la città stessa offre e crea per loro ogni giorno. Come gli altri simboli, anche quelli di Neda sono antichi ma non vecchi, invisibili ma non piccoli, e soprattutto non per tutte le genti.

I simboli si nascondono nell’erba che cresce incolta tra le fondamenta di un magazzino abbandonato, nei graffiti del sottopassaggio altrimenti bianco della stazione, sui riflessi delle vetrine, degli specchi convessi e delle lenti d’occhiale, nel rincorrersi di gatti in calore di grondaia in grondaia, tra le spire del profumo di bucato steso ad asciugare, nei bisbigli dei grilli nei campi nelle sere d’estate e nello stormire di fronde e giocare di sole tra i rami, o sulla condensa di una tazzina di tè caldo in una fredda e uggiosa giornata d’inizio inverno.  

Modificato da Komorebi

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Molto difficile commentare questo pezzo, almeno allo scopo di commentare per pubblicare, perché se da una parte occorrerebbe scrivere abbastanza, dall'altra c'è ben poco da scrivere. Ma non è che si possano solo prendere in considerazione testi con difetti da cassare, ogni tanto può venir voglia di commentare il bello: vediamo, quindi, cosa si può fare. In effetti il racconto è affascinante quanto perfetto, intriso di un'autentica vena poetica dall'inizio alla fine e si ha paura di rompere l'incantesimo. Tanto che l'unica sbavatura - che sbavatura non è, ma che mi ha dato un po' fastidio, ma solo un po' senza per nulla scalfire la bellezza della tua città invisibile - è quel termine "operatori ecologici" che, seppur politicamente corretto, stride con quanto lo circonda: del resto il tecnicismo ipocrita e buonista (nel senso deteriore) "imposto" da burocrati ottusi, non può non entrare in rotta di collisione con la purezza del pensiero che loro offendono con la loro stessa esistenza. Sono quindi sicuro che a Neda uno spazzino possa, senza timore alcuno, essere chiamato spazzino, mentre "operatore ecologico" risulta a mio avviso troppo lontano dall'immagine dei mietitori di grano dei romanzi russi dell’ottocento.

Per il resto, anche a costo di essere accusato di eccessivo entusiasmo, proseguo ammirando la tua proprietà di linguaggio, la scrittura splendida, come pure il fatto che il testo non è né lungo, né corto, ma è equilibrato come deve essere e si conclude in modo impeccabile, cosa che raramente avviene.

Dipendesse da me lo proporrei in una scuola di scrittura come dimostrazione che la forza delle parole, e delle immagini da loro evocate, provoca quella che viene chiamata, a mio avviso impropriamente , "sospensione dell'incredulità", e che io invece chiamerei "sospensione dell'attenzione critica". Non che, come ho detto, ci sia sempre a priori qualcosa da criticare, ma lo stesso testo, scritto da una persona meno dotata, solleverebbe sicuramente qualche interrogativo su quanto descritto, mentre qui tutto scorre piacevolmente sino al termine.

Sicuramente il tuo testo più bello che ho letto, @Komorebi, complimenti vivissimi.

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@Macleo che dire? Sono sinceramente commosso. E non posso che condividere la maggiore correttezza dell’uso della parola “netturbino”. Avrei dovuto avere coraggio.

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Stupendo il brano e impeccabile tu nelle vesti di cicerone aulico. C'è poco da dire, si è su un tour bus e questa tua città invisibile la si vede e assapora tutta.

Una piccola curiosità: il nome della città ha qualche significato recondito? Te lo chiedo solo perché a me ha suggerito una storpiatura dello spagnolo "nada" e ci trovo un'attinenza con la mancanza della segnaletica.

Invece una domanda più tra il serio e il faceto: ma almeno il cartello col nome all'entrata della città c'è oppure se si arriva... dove? non si sa, allora si è giunti a Neda?

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@Vincenzo Iennaco Neda è il nome di una ninfa che allevò Zeus infante. Significa Onda ma, secondo altre traduzioni, può indicare il rumore dell’onda o lo stormire di rami (la trovavo adatta per Neda-città XD )

Riguardo il cartello d’ingresso: per me c’è, ma nessun abitante della città l’ha mai notato.

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14 ore fa, Macleo ha scritto:

Sono quindi sicuro che a Neda uno spazzino possa, senza timore alcuno, essere chiamato spazzino

Quoto e riquoto @Macleo, anche per i complimenti.

Devo dirti che l'incipit mi ha un po' infastidito, ma solo per via di una mia idiosincrasia nei confronti dell'utilizzo della seconda persona che trovo vada centellinata e sfruttata solo per effetti molto particolari. Ma è una mia fissazione, la tua descrizione è ottima.

 

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@Komorebi bentrovato. Ormai ci incrociamo in ogni contest. :D È un pezzo splendido, mi ha affascinato e meravigliato per le descrizioni così vivide che sembrava avessi catapultato il lettore sulle strade di Neda. Mi ha incuriosito il nome di questa città dal sapore antico eppure moderna (vedi l'area wi-fi), un nome femminile che abbiamo anche dalle mie parti e su cui origini non mi sono soffermata mai. 

19 ore fa, Komorebi ha scritto:

comincerai a prestare attenzione al rintocco dei tuoi passi sulle mattonelle sdrucciole, il ticchettio delle unghie dei cani sui sanpietrini, il vorticoso frullare d’ali d’uno stormo spaventato dallo schiantarsi di un’imposta.

Non dovrebbe seguire la preposizione a anche il ticchettio e il resto della frase che ho sottolineato? Chiedo, eh. Scusa se sbaglio (e magari imparo qualcosa :asd: )

Concordo con Mac e Libero sul termine operatori ecologici: rovina la poesia. Complimenti, Fede. A rileggerci!

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RAcconto scritto benissimo, che rispecchia in pieno la trama. Intriso di poesia e di immagini.

Però :) non è il mio tipo di racconto. Lo vedo come l'ottimo incipit di un romanzo che si svolgerà a Neda. Ma nella mia ideologia un racconto di 8000 battute deve avere una storia, uno svolgimento e un finale. Questo lo vedo come una bellissima immagine di una città e riconosco la tua abilità nell'averlo saputo fare (io non ne sarei capace). Però tema centrato e scrittura magistrale.

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Hai raccontato di un posto che ospita la "poesia della vita".

Gli abitanti di Neda, che seguono l''"onda" naturale del luogo dove vivono, sono fortunati.

Non è un vero e proprio racconto, con una storia che inizia e finisce, anche per me.

Ma è un gran bel leggere.   I miei complimenti,  @Komorebi 

 

 

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Bella descrizione @Komorebi. Ho apprezzato anche il titolo, con il nome “classico” di donna, proprio come in Calvino.

Ciao.

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Il 17/11/2019 alle 16:06, Komorebi ha scritto:

Difficile sarà per te orientarsi a Neda. Non troverai cartelli che indichino il centro-città con la grafia del bersaglio concentrico, né ti guideranno al nosocomio il segno algebrico d’addizione o la lettera muta dell’alfabeto. Le vie si alterneranno innominate, trapasseranno le une nelle altre senza che neppure ti accorga di essertene lasciata una alle spalle. E i numeri civici mancheranno alle porte

Ma esiste, è il Giappone :asd:

 

Scherzi a parte, @Komorebi, sulla tua abilità di scrittura non si discute. Anzi, ti dico che, da questo punto di vista, secondo me sei il più bravo della combricola (forse insieme a un altro paio che non cito, perché poi se no magari diventano tre, quattro, cinque ecc.).

è un pezzo che ci sta, per quello che è: una bellissima descrizione. Però c'è sempre un però... Io personalmente, e sottolineo personalmente, un po' di narrazione, in un racconto, la cerco sempre... 

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Ah, un punto in più per essere stato tra i pochi temerari che ha scelto la traccia sulle città invisibili :si:

... e un punto in meno per il coefficiente di penalità edu

Il 17/11/2019 alle 16:06, Komorebi ha scritto:

Modificato domenica alle 16:08 da Komorebi

:no:

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@Edu giusto perché ci tengo ai punti XD preciso che ho modificato il testo non per apportare correzioni, ma perché avevo postato solo il titolo senza incollare il racconto.

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Ciao @Komorebi

una città affascinante descritta in maniera impeccabile. Mi sembra quasi che più che essere fantastico il luogo, sia lo sguardo di chi narra ad esserlo, cogliendo la poesia che si annida tra strade ed edifici. Molto bello!

Alla prossima!

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Ciao @Komorebi

Bellissima descrizione, piena di suggestioni preziose, un vero balsamo per l'anima se pensiamo a come sono  oggi le odierne grandi città.

Viene voglia di continuare il cammino in quei splendidi luoghi che hai saputo così ben delineare. Dalla lettura traspare una grande pace antica,  inconsueta, rara ormai; dalla visione delle chiese, che ho apprezzato, con quelle madonne piangenti, fino all'odore del buon pane quotidiano che fuoriesce dai forni. I particolari descrittivi sono  belli, sapienti, evocativi come antiche incisioni su un antico portale che nessuno vuole più guardare, preso dalla fretta.

Sicuramente ci sono ancora dei posti così, spero che quel poco che ne è rimasto non venga definitivamente cancellato.

L'ho letto alcune volte per poterne gustare i particolari.

A rileggerti con piacere.

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