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lucamenca

Tutta colpa di un rotolo

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commento 1

commento 2

 

È stato facile, ancor più si possa credere. In teoria tutti possono farlo, l’unica differenza tra me che ci sono riuscito e voi che siete ancora lì è una pura questione di casualità. O destino, se preferite. Posso spiegarvi come ho fatto, se avete un po’ di tempo. Io ne ho quanto ne voglio. O non ne ho affatto, che è praticamente la stessa cosa.

Vi avverto però che se volete conoscere la mia storia dovrete fare piazza pulita di ogni preconcetto, di ogni conoscenza empirica che avete dello spazio, del tempo e della loro natura.

Ci siete? Allora cominciamo con qualcosa di semplice. Vedete, tempo e spazio sono due facce di una stessa medaglia. Lo spazio senza il tempo sarebbe immobile, il tempo senza lo spazio non avrebbe il mezzo attraverso cui fluire. Sarebbe un solo eterno istante sul punto di scoccare ma irrimediabilmente inchiodato a se stesso. Detto questo, gli uomini percepiscono lo scorrere del tempo attraverso i mutamenti che avvengono nello spazio, e difatti il tempo è mutamento continuo e ciclico. Un ciclo che se visto globalmente è sempre uguale a se stesso, ma stringendo sui particolari possiamo notare che ogni nuova volta sono presenti differenze, grandi o piccole che siano. Come si finisce fuori dal tempo? Spezzando questo ciclo. Come si spezza questo ciclo? Come ho fatto io.

Tutto inizia con quel bizzarro fenomeno chiamato déjà vu, l’impressione fulminea e straniante di aver già vissuto gli eventi che si stanno verificando intorno a noi in quel dato istante. Ebbene, normalmente cosa fa la gente? Dopo un primo attimo di meravigliato smarrimento, passata la sensazione di sospensione temporale, rientra nel flusso del divenire e prosegue come se nulla fosse, serbando appena una memoria eterea di quanto avvenuto. Anche io ammetto di aver sempre fatto così, nei rari episodi in cui ho sperimentato i déjà vu. Tranne l’ultima volta.

Lo ricordo come se fosse adesso, e del resto ho perso il conto di tutte le volte in cui sono tornato ad osservarmi, in quell’istante fatale in cui venivo strappato dalle catene della contingenza e mi consegnavo all’eternità atemporale.

Era una sera di fine ottobre. In casa era finita la carta igienica, e visto che non mi andava di usare scottex e fazzoletti, con grande fatica mi ero deciso a scendere al discount all’angolo per comprarla. Dovevo sbrigarmi, visto che la partita sarebbe iniziata a minuti, e non potevo aspettare l’intervallo perché nel frattempo il negozio avrebbe chiuso. Così, con il telecronista che già leggeva le formazioni e la birra pronta a essere stappata sul tavolo, mi ero infilato il cappotto sopra la canottiera e mi ero fiondato giù per i quattro piani di scale del condominio in cui abitavo.

A quell’ora tra gli scaffali ci aggiravamo solo io e un paio di signore dall’aria stanca che dovevano essere appena tornate dal lavoro. Le uniche altre presenze erano una donnotta sudamericana che aveva già iniziato a passare lo straccio sui pavimenti e il ragazzo butterato alla cassa, con gli occhi perennemente fissi sull’orologio per contare i secondi che lo separavano dall’annunciare la chiusura.

Arrivato nel reparto igiene intima iniziai a ispezionare le confezioni sui ripiani. Doppio velo, triplo strato, bassa, media o alta porosità, a fiorellini, aromatizzata alla lavanda, all’aloe vera, alla fragola… Tutta quella carta igienica occupava più spazio dell’intero reparto frutta e verdura! Avrei forse dovuto trarne qualche riflessione sullo stile di vita della nostra società? A ogni modo non avevo tempo per perdermi in simili inezie, la squadra aveva bisogno del mio sostegno di fronte al televisore.

Stavo per afferrare un pacco a caso quando mi colse. All’istante ebbi la chiara percezione di aver già vissuto quell’esperienza. Aggirarmi tra le corsie, prendere quella precisa confezione e tornare a casa per godermi la partita. Tutto già scritto, tutto già vissuto… Fu allora che mi opposi. Mi lasciai trasportare da quell’impeto repentino e irresistibile, forse dettato dalla volontà di affermare il mio libero arbitrio, di negare l’ineluttabilità del destino.

Invece di quella marca anonima e sottocosto che avevo adocchiato afferrai quella subito sopra, la più costosa, con ben cinque veli ultramorbidi all’essenza di viole. Non feci in tempo a infilarla sottobraccio. Lo spazio intorno a me si dissolse, l’oscurità divorò i neon sul soffitto che illuminavano il corridoio. Smisi di esistere per come ero e il mondo cessò di esistere per me.

Non ci si rende conto del numero di persone che ogni anno spariscono all’interno dei supermercati. Scendono a comprare un cartone di latte, svoltano l’angolo tra il reparto surgelati e quello liquori e puf! Volatilizzati nel nulla. A volte qualcuno viene ritrovato ibernato nelle celle frigorifere, finito lì chissà come, ma la maggior parte dei casi rimane irrisolta. Come il mio.

Sono persino finito in televisione, forse mi avrete visto nei telegiornali locali o in uno di quei programmi che trattano di gente scomparsa. Qualcuno si è addirittura fatto avanti dichiarando di avermi visto ora in qualche città del nord, ora a fare la bella vita nelle isole del sud, e perfino all’aeroporto in procinto di imbarcarmi per il Messico. Cosa non si farebbe per un po’ di notorietà!

Mi dispiace soprattutto per mia moglie, che si è ritrovata di punto in bianco senza marito e senza soldi dell’assicurazione, visto che non copriva le trasfigurazioni dimensionali. Ma è riuscita a consolarsi piuttosto in fretta, e ora vive con quello che era il mio migliore amico in una bella villetta in periferia. Loro, due figli e un cane. Buon per lei.

Io invece sono diventato qualcosa d’altro, che non so bene come spiegare. Adesso mi muovo a mio piacimento avanti e indietro su quella linea immaginaria che voi chiamate tempo, e devo dire che all’inizio è stato esaltante. Sono risalito fino agli albori del cosmo e ne ho scorso le pagine arrivando al suo termine ultimo. Ho osservato la nascita della vita sotto soli lontani e cavalcato comete erranti alla periferia della galassia. Ho spiato le vite di coloro che sono venuti, di coloro che verranno, di coloro che avete trasformato in dei, eroi, mostri o che avete semplicemente lasciato fuori dalla storia, dissolvendo le loro esistenze nell’oblio. All’inizio era uno spasso, non lo nego. Così tanto da scoprire e tutta l’eternità davanti per farlo, la possibilità di raggiungere una saggezza cui nessun mortale potrà mai aspirare, l’essenza stessa del tutto di cui siamo parte.

Ho capito che ogni fine coincide con un nuovo inizio. Quante volte ho già visto lo spazio intorno a me evaporare e poi ricominciare daccapo? La prima volta ho temuto che ciò significasse anche la mia, di fine. La seconda l’ho sperato. Ma, una volta giunto il buio, un buio così totale e sconfinato che non si può descrivere a parole, mentre aspettavo di sfaldarmi anche io nel nulla cosmico, ho notato qualcosa, proprio nel cuore più tenebroso del vuoto.

In quel deserto sconfinato di materia degenere ed energia ormai inutile, una repentina fluttuazione quantistica aveva cominciato a smuovere il tessuto della realtà. L’embrione di un nuovo universo, originatosi dai resti inerti del precedente. Poi una luce accecante, quella di un intero cosmo racchiuso in un unico punto, e via per un nuovo giro di giostra. Ancora, ancora e ancora.

Con il tempo – ironico che sia proprio io a usare questa espressione - ho preso coscienza della mia condizione. Sono un fantasma temporale, immortale e immateriale, invisibile ai vostri occhi. La vita mi è preclusa, così come la morte. Posso osservarvi, posso studiarvi, posso seguirvi nello spazio che intercorre tra il vostro primo e il vostro ultimo respiro, ma non ho alcun modo per comunicare con voi, la barriera del tempo si può attraversare in una sola direzione, e non vi è modo di tornare indietro.

Posseggo la più totale delle libertà, e al contempo sono rinchiuso in questa prigione priva di sbarre chiamata universo. Non posso morire, non posso soffrire, non posso amare…

Mi sono arreso. Scopro sempre cose nuove, ma mi interessano sempre meno. Nulla mi tange, nulla è in grado di stupirmi, spaventarmi o commuovermi. Come si può gioire di qualcosa se non si ha nessuno con cui condividerlo?

Fortunati voi! Che potete aspirare alla morte, e poi tornare a vivere, eoni più tardi, ignari di essere incatenati alla ruota dell’eterno ritorno del simile. Ancora capaci di apprezzare le sorprese di ciò che viene chiamato “futuro”. Ancora capaci di nutrire sogni, speranze, aspettative… Vi invidio, non potete immaginare quanto! Solo adesso che mi trovo in questa condizione, e ne ho compreso pienamente le implicazioni, posso dire di rimpiangere la mia vita terrena. Nostalgia, ecco il mio sentimento ricorrente. Forse sono stato punito per essermi ribellato al naturale scorrere degli eventi, un moderno Ulisse che per sfida ha voluto disobbedire alle leggi del cosmo e ora è condannato a vagare per sempre come anima in pena tra le pieghe dell’eternità.

Questa è la mia storia. Se qualcuno, in qualche dove, in qualche quando, riuscirà mai a carpire queste mie parole, ho un appello da lanciare. Vi ho spiegato il modo, ormai dovrebbe esservi chiaro come fare. Vi prego, spezzate anche voi il ciclo! Saltate fuori dal tempo, non ne rimarrete delusi. Avrete infiniti universi tra cui muovervi, che sono già esistiti, che esistono e che esisteranno, infinite cose da scoprire, da conoscere, da comprendere. E poi ci sono io. Vi garantisco che sono – ero? sarò? È difficile scegliere che tempo verbale usare, quando il tempo non ha la minima importanza – una persona simpaticissima e di buona compagnia. Conosco anche un sacco di barzellette e di aneddoti. Per esempio sapevate che i dinosauri furono vittima di un suicidio di massa? O che Atlantide era in Antartide? I nomi si somigliano anche, mi sorprende che nessuno ci sia arrivato prima. E Zoroastro, Siddharta, Gesù… Personaggi realmente esistiti, anche se un po’ diversi da come si racconta. Ve lo dico io che li ho visti!

Potrei andare avanti all’infinito, ma se mi raggiungete potrete confermare tutto con i vostri occhi. La vostra visione del mondo e della vita ne risulterà scossa alle radici, neanche potete immaginare quanto.

Allora? Vi ho convinto? Vi supplico, sbrigatevi a venire, non ce la faccio più. Non voglio trascorrere in solitudine il resto dell’eternità. E tutto per un rotolo di carta igienica…

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Il mio primo pensiero è stato un banalissimo "wow!".

Hai trattato uno degli argomenti a me più cari: la relazione tra spazio e tempo, giungendo ad uno scenario del genere attraverso un espediente che da sempre mi affascina, il déjà vu.

 

Per quanto riguarda la forma, non ho notato assolutamente nulla che non vada, anzi, il racconto scorre fluidissimo fino alla fine.

 

Mi aspettavo però che, il protagonista, pur essendo diventato un essere atemporale, riesca a sfuggire al perenne ciclo di inizio e fine, avrei anche provato a rivelare la fine destinata all'essere umano. Ho trovato forse un po' fuori contesto lo scenario dei dinosauri, in un contesto piuttosto coerente con ciò che sappiamo dell'universo, al di là ovviamente dello spunto iniziale per dar vita al racconto, secondo me stona un po' il suicidio di massa.

 

Gran bello spunto ad ogni modo, il racconto mi ha tenuto incollato per tutta la durata. Complimenti!

 

 

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Ben ritrovato @Giovanni Prete, sono contento che il racconto ti sia piaciuto.

Per quanto riguarda il suicidio di massa dei dinosauri, volevo proprio trovare qualcosa che ribaltasse le conoscenze che ormai diamo per certe riguardo la loro estinzione e questa è l'idea migliore che mi è venuta, restando fedele alla sottile nota umoristica che permea l'intero racconto.

Riguardo invece la fine destinata all'essere umano... forse il protagonista non ha voluto rivelarcela per un motivo. ;)

Grazie per la lettura e il commento, a rileggerci!

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Ospite AndC

Carissimo @lucamenca!

 

Bel racconto, davvero.

Nonostante l'argomento sia di carattere come minimo "scientifico-filosofico" (che a me comunque affascina molto), hai reso il tutto molto leggibile e scorrevole grazie a uno stile fluido e all'antitesi di una trama dai tratti anche ironici che si trova un po' agli estremi: come dire, "dalle stelle alle stalle".

Il tutto, mi ha soddisfatto. Bravo!

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

È stato facile, ancor più si possa credere.

Immagino "ancor più di quanto si possa credere"... così tronca come l'hai scritta, mi suona un po' male.

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

È stato facile, ancor più si possa credere. In teoria tutti possono farlo, l’unica differenza tra me che ci sono riuscito e voi che siete ancora lì è una pura questione di casualità. O destino, se preferite. Posso spiegarvi come ho fatto, se avete un po’ di tempo. Io ne ho quanto ne voglio. O non ne ho affatto, che è praticamente la stessa cosa.

L'incipit non è comunque intuitivo a livello di comprensione del senso, ma alla fine ci sta... si sente un po' la ripetizione di "fare" (che userai anche in seguito).

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

Sarebbe un solo eterno istante sul punto di scoccare (virgola) ma irrimediabilmente inchiodato a se stesso. 

Creerei una pausa con una virgola prima del "ma" per rifiatare in lettura.

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

ui particolari possiamo notare che ogni nuova volta sono presenti differenze

"Ogni nuova volta" mi sembra un po' troppo carico, forse toglierei "nuova"... "ogni volta" può far sottintendere già da sé che siano differenti l'una dall'altra.

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

bbene, normalmente cosa fa la gente?

Varierei il verbo "fare"... con "comportarsi" ad esempio.

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

A quell’ora (virgola) tra gli scaffali ci aggiravamo solo io e un paio di signore dall’aria stanca che dovevano essere appena tornate dal lavoro. Le uniche altre presenze erano una donnotta sudamericana che aveva già iniziato a passare lo straccio sui pavimenti e il ragazzo butterato alla cassa, con gli occhi perennemente fissi sull’orologio per contare i secondi che lo separavano dall’annunciare la chiusura.

- Metterei una virgola prima di "tra gli scaffali", volendo ne farei anche un inciso con virgola dopo.

- Non torna benissimo il "solo io e un paio" con "le uniche altre presenze"... il "solo" viene messo in discussione, perché ci sono altre presenze. Tu intendevi il "solo" riferito alla clientela, ma secondo me confonde... lo toglierei.

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

Arrivato nel reparto igiene intima (virgola) iniziai a ispezionare le confezioni sui ripiani.

Spezzerei con un'altra virgola... "igiene intima inizia" è troppo lungo e attaccato, secondo me; per un attimo ho letto "intimai" al posto di "intima" perché mi aspettavo un verbo...

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

Stavo per afferrare un pacco a caso quando mi colse.

Si capisce, però ribadirei che a coglierlo fu il "deja vu". Così è molto tronca la frase.

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

Invece di quella marca anonima e sottocosto che avevo adocchiato (virgola)  afferrai quella subito sopra, la più costosa, con be

Suggerirei altra virgola per dividere meglio e non far leggere tutto d'un fiato.

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

Scendono a comprare un cartone di latte, svoltano l’angolo tra il reparto surgelati e quello liquori e puf

Le ultime due "e" vicine non mi convincono troppo... ci metterei una virgola prima di "e puf", o dei tre puntini "e... puf".

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

Ho spiato le vite di coloro che sono venuti, di coloro che verranno, di coloro che avete trasformato in dei, eroi, mostri o che avete semplicemente lasciato fuori dalla storia, dissolvendo le loro esistenze nell’oblio

Ci sono molti "coloro",  per questo io eliminerei l'ultimo "loro": dissolvendone le esistenze".

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

Posso osservarvi, posso studiarvi, posso seguirvi nello spazio che intercorre tra il vostro primo e il vostro ultimo respiro, ma non ho alcun modo per comunicare con voi, la barriera del tempo si può attraversare in una sola direzione, e non vi è modo di tornare indietro.

Qui ci si domanda, questione astiosa che in realtà quasi mai mi vede suo paladino, come facciano i lettori a leggere-conoscere la storia... Il finale lo spiegherà, però non so, in questa parte non mi ha convinto troppo...

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

Per esempio (virgola) sapevate che i dinosauri furono vittima di un suicidio di massa?

Ulteriore virgola.

 

Ciao!

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Ciao @AndC, grazie per la lettura e per il commento, ricco di suggerimenti e segnalazioni (come la svista alla prima frase, bel modo di iniziare un racconto... :facepalm:).

Sono contento che ti sia piaciuto, nonostante l'argomento scientifico-filosofico, come l'hai giustamente definito, che ho cercato di condire con un po' di ironia per renderlo più digeribile.

A rileggerci!

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Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

Stavo per afferrare un pacco a caso quando mi colse.

questa frase sembra incompleta, sebbene sia sottinteso il déjà vu

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

Non feci in tempo a infilarla sottobraccio. Lo spazio intorno a me si dissolse, l’oscurità divorò i neon sul soffitto che illuminavano il corridoio.

il . qui secondo me non ci va.

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

e senza soldi dell’assicurazione,

qui penso manchi la "i", senza i soldi dell'assicurazione ( se no avresti dovuto scrivere senza soldi dall'assicurazione)

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

Vi ho spiegato il modo, ormai dovrebbe esservi chiaro come fare. Vi prego, spezzate anche voi il ciclo! Saltate fuori dal tempo, non ne rimarrete delusi. Avrete infiniti universi tra cui muovervi, che sono già esistiti, che esistono e che esisteranno, infinite cose da scoprire, da conoscere, da comprendere.

ma come? ci dici che vivi in un eterno rimpianto... bene hai proprio bisogno di compagnia.

 

Il racconto scorre che è una meraviglia. Molto carino, piaciuta l'idea di avere tutto l'universo a disposizione e non provare nulla, è una bella metafora sugli incontentabili di oggi (ci può stare). Nel poco si assapora molto, nel molto si perde gusto a tutto. Bravo, ciao e alla prossima

 

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Ciao @Adelaide J. Pellitteri, grazie per la lettura e per il commento. Sono contento che il racconto ti sia piaciuto e che in esso tu abbia trovato una chiave di lettura più profonda: una metafora sulla condizione di eterna insoddisfazione che oggi affligge molti di noi abitanti del cosiddetto "primo mondo". A riprova di come a volte i lettori riescano a sondare un testo meglio di quanto faccia l'autore. Grazie per avermi aperto gli occhi su questa nuova interpretazione.

A rileggerci!

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Buongiorno:sss:@lucamenca, piacere di leggerti. Il tuo titolo mi ha incuriosito parecchio, ecco perchè sono qui^^ Spero in una trama geniale.

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

È stato facile, ancor più si possa credere. In teoria tutti possono farlo, l’unica differenza tra me che ci sono riuscito e voi che siete ancora lì è una pura questione di casualità. O destino, se preferite. Posso spiegarvi come ho fatto, se avete un po’ di tempo. Io ne ho quanto ne voglio. O non ne ho affatto, che è praticamente la stessa cosa.

L'incipit è curioso ma certe parole stonato. (si possa credere \  O non ne ho affatto, che è praticamente la stessa cosa.)

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

Vi avverto però che se volete conoscere la mia storia dovrete fare piazza pulita di ogni preconcetto, di ogni conoscenza empirica che avete dello spazio, del tempo e della loro natura.

Ci siete? Allora cominciamo con qualcosa di semplice. Vedete, tempo e spazio sono due facce di una stessa medaglia. Lo spazio senza il tempo sarebbe immobile, il tempo senza lo spazio non avrebbe il mezzo attraverso cui fluire. Sarebbe un solo eterno istante sul punto di scoccare ma irrimediabilmente inchiodato a se stesso. Detto questo, gli uomini percepiscono lo scorrere del tempo attraverso i mutamenti che avvengono nello spazio, e difatti il tempo è mutamento continuo e ciclico. Un ciclo che se visto globalmente è sempre uguale a se stesso, ma stringendo sui particolari possiamo notare che ogni nuova volta sono presenti differenze, grandi o piccole che siano. Come si finisce fuori dal tempo? Spezzando questo ciclo. Come si spezza questo ciclo? Come ho fatto io.

Pezzo interessante.

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

Tutto inizia con quel bizzarro fenomeno chiamato déjà vu, l’impressione fulminea e straniante di aver già vissuto gli eventi che si stanno verificando intorno a noi in quel dato istante.

Non ho mai capito che cos'è un dèja vu^

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

 serbando appena una memoria eterea di quanto avvenuto.

Che vuol dire serbando?

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

Era una sera di fine ottobre. In casa era finita la carta igienica, e visto che non mi andava di usare Aggiungerei lo scottex e i fazzoletti,

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

Così, con il telecronista che già leggeva le formazioni e la birra pronta a essere stappata sul tavolo, mi ero infilato il cappotto sopra la canottiera e mi ero fiondato giù per i quattro piani di scale del condominio in cui abitavo.

L'inizio di questa frase non mi piace.

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

A quell’ora tra gli scaffali ci aggiravamo solo io e un paio di signore dall’aria stanca che dovevano essere appena tornate dal lavoro. Le uniche altre presenze erano una donnotta sudamericana che aveva già iniziato a passare lo straccio sui pavimenti e il ragazzo butterato alla cassa, con gli occhi perennemente fissi sull’orologio per contare i secondi che lo separavano dall’annunciare la chiusura.

Qui rivedrei un pò tutto. Se nel supermercato c'era solo  lui e un paio di signore, stona e non è coerente Le uniche altre presenze erano Inoltre non mi piace il nome donnotta.

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

Arrivato nel reparto igiene intima iniziai a ispezionare le confezioni sui ripiani. Doppio velo, triplo strato, bassa, media o alta porosità, a fiorellini, aromatizzata alla lavanda, all’aloe vera, alla fragola… Tutta quella carta igienica occupava più spazio dell’intero reparto frutta e verdura! Avrei forse dovuto trarne qualche riflessione sullo stile di vita della nostra società? A ogni modo non avevo tempo per perdermi in simili inezie, la squadra aveva bisogno del mio sostegno di fronte al televisore.

Pezzo molto scorrevole. :)

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

Non feci in tempo a infilarla sottobraccio. Lo spazio intorno a me si dissolse, l’oscurità divorò i neon sul soffitto che illuminavano il corridoio. Smisi di esistere per come ero e il mondo cessò di esistere per me.

Curioso.

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

Non ci si rende conto del numero di persone che ogni anno spariscono all’interno dei supermercati. Scendono a comprare un cartone di latte, svoltano l’angolo tra il reparto surgelati e quello liquori e puf!

Non mi convince quello.

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

 finito lì chissà come, ma la maggior parte dei casi rimane irrisolta.

Preferirei: il caso rimane irrisolto.

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

Qualcuno si è addirittura fatto avanti dichiarando di avermi visto ora in qualche città del nord, ora a fare la bella vita nelle isole del sud, e perfino all’aeroporto in procinto di imbarcarmi per il Messico.

Cancellerei ora. Non sta bene e poi ripeti.

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

 visto che non copriva le trasfigurazioni dimensionali.

Formulerei meglio questa frase. Forse direi: - non copre le  trasfigurazioni dimensionali.-

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

Ma è riuscita a consolarsi piuttosto in fretta, e ora vive con quello che era il mio migliore amico in una bella villetta in periferia. Loro, due figli e un cane. Buon per lei.

:angry:

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

Sono risalito fino agli albori del cosmo e ne ho scorso le pagine arrivando al suo termine ultimo. Ho osservato la nascita della vita sotto soli lontani e cavalcato comete erranti alla periferia della galassia. Ho spiato le vite di coloro che sono venuti, di coloro che verranno, di coloro che avete trasformato in dei, eroi, mostri o che avete semplicemente lasciato fuori dalla storia, dissolvendo le loro esistenze nell’oblio.

Il pensiero è davvero interessante. Che cosa sono gli albori?

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

Così tanto da scoprire e tutta l’eternità davanti per farlo, la possibilità di raggiungere una saggezza cui nessun mortale potrà mai aspirare, l’essenza stessa del tutto di cui siamo parte.

Scriverei: di cui nessun mortale

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

Ma, una volta giunto il buio, un buio così totale e sconfinato che non si può descrivere a parole, mentre aspettavo di sfaldarmi anche io nel nulla cosmico, ho notato qualcosa, proprio nel cuore più tenebroso del vuoto.

Cambierei il buio con nel buio,

Spiegherei cosa significa: nel cuore più tenebroso del vuoto.

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

In quel deserto sconfinato di materia degenere ed energia ormai inutile, una repentina fluttuazione quantistica aveva cominciato a smuovere il tessuto della realtà. L’embrione di un nuovo universo, originatosi dai resti inerti del precedente.

Interessante. Inserisci molte parole tecniche.

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

Poi una luce accecante, quella di un intero cosmo racchiuso in un unico punto, e via per un nuovo giro di giostra. Ancora, ancora e ancora.

Qui il ritmo è troppo veloce.

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

Posso osservarvi, posso studiarvi, posso seguirvi nello spazio che intercorre tra il vostro primo e il vostro ultimo respiro, ma non ho alcun modo per comunicare con voi, la barriera del tempo si può attraversare in una sola direzione, e non vi è modo di tornare indietro.

Non ripetere i  verbi.

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

Posseggo la più totale delle libertà, e al contempo sono rinchiuso in questa prigione priva di sbarre chiamata universo. Non posso morire, non posso soffrire, non posso amare…

Mi sono arreso. Scopro sempre cose nuove, ma mi interessano sempre meno. Nulla mi tange, nulla è in grado di stupirmi, spaventarmi o commuovermi. Come si può gioire di qualcosa se non si ha nessuno con cui condividerlo?

<3Mi strapiace questo pezzo.

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

Fortunati voi! Che potete aspirare alla morte, e poi tornare a vivere, eoni più tardi, ignari di essere incatenati alla ruota dell’eterno ritorno del simile.

Qui volevi dire: leoni più tardi?

Che significa: e poi tornare a vivere,?

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

 un moderno Ulisse che per sfida ha voluto disobbedire alle leggi del cosmo e ora è condannato a vagare per sempre come anima in pena tra le pieghe dell’eternità.

Non ho capito quando ha disobbedito:?:

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

Questa è la mia storia. Se qualcuno, in qualche dove, in qualche quando, riuscirà mai a carpire queste mie parole, ho un appello da lanciare. Vi ho spiegato il modo, ormai dovrebbe esservi chiaro come fare. Vi prego, spezzate anche voi il ciclo! Saltate fuori dal tempo, non ne rimarrete delusi. Avrete infiniti universi tra cui muovervi, che sono già esistiti, che esistono e che esisteranno, infinite cose da scoprire, da conoscere, da comprendere. E poi ci sono io. Vi garantisco che Aggiungerei ci sono – ero? sarò? È difficile scegliere che tempo verbale usare, quando il tempo non ha la minima importanza Cancellerei questa parte – una persona simpaticissima e di buona compagnia.

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

Conosco anche un sacco di barzellette e di aneddoti. Per esempio sapevate che i dinosauri furono vittima di un suicidio di massa? O che Atlantide era in Antartide? I nomi si somigliano anche, mi sorprende che nessuno ci sia arrivato prima. E Zoroastro, Siddharta, Gesù… Personaggi realmente esistiti, anche se un po’ diversi da come si racconta. Ve lo dico io che li ho visti!

Potrei andare avanti all’infinito, ma se mi raggiungete potrete confermare tutto con i vostri occhi. La vostra visione del mondo e della vita ne risulterà scossa alle radici, neanche potete immaginare quanto.

Allora? Vi ho convinto? Vi supplico, sbrigatevi a venire, non ce la faccio più. Non voglio trascorrere in solitudine il resto dell’eternità. E tutto per un rotolo di carta igienica…

Il finale non  l'ho capito.

 

Conclusioni: testo interessante e scorrevole ma alcune frasi vanno sistemate un pò. Personalmente non mi piacciono le ripetizioni. Ci sono molti spunti curiosi. Ti dirò la verità, leggendo il titolo mi aspettavo un genere comico. Non ho capito perchè sparisce così su due piedi, disobbedisce a cosa? Perchè si materializza nel tempo? Per ignoranza, la fine non mi è arrivata come la barzelletta che cancellerei.

Ti auguro una buona permanenza:P

- Floriana-

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Ciao @Floriana, innanzitutto grazie per la lettura e per il tuo accurato commento.

Passiamo ora alle tue domande e dubbi, partendo da quella riguardo l'evento che innesca il racconto: l'esperienza di un déjà vu. Non ti è mai capitato di fare qualcosa o trovarti in un posto e avere la sensazione, che dura appena qualche secondo, di aver già vissuto quel momento, esattamente in quel modo (stesso ambiente, stessi suoni, stessi odori, stesse persone intorno...)? Ecco quello è un déjà vu. Perché accade una cosa del genere? Vi sono varie teorie a riguardo, ma io in questo racconto ho voluto darne un'interpretazione più fantasiosa: i déjà vu sono una sorta di "visione" di come devono andare le cose, un modo per avvisarci che siamo esattamente dove dobbiamo essere e stiamo facendo esattamente quello che dobbiamo fare. Per ricollegarmi alla tua domanda finale, il protagonista decide di non fare come vede nel déjà vu, "disobbedisce", e sceglie un'altra marca di carta igienica. In questo modo "spezza" il ciclo e finisce fuori dal tempo. Mi rendo conto che è un'idea un po' cervellotica e non immediatamente intuibile, spero di essere stato chiaro nella spiegazione.

 

6 ore fa, Floriana ha scritto:
Quota

 serbando appena una memoria eterea di quanto avvenuto.

Che vuol dire serbando?

"Serbare" significa "conservare", "mantenere".

 

6 ore fa, Floriana ha scritto:

Che cosa sono gli albori?

Gli "albori" sono "le prime luci (dell'alba)", qui la parola è usata in senso figurato e significa "inizi".

 

6 ore fa, Floriana ha scritto:
Quota

Fortunati voi! Che potete aspirare alla morte, e poi tornare a vivere, eoni più tardi, ignari di essere incatenati alla ruota dell’eterno ritorno del simile.

Qui volevi dire: leoni più tardi?

Che significa: e poi tornare a vivere,?

No, è giusto "eoni". L'eone è un'unita temporale dalla lunghissima durata (un miliardo di anni) usata in geologia.

Le persone tornano a vivere perché, dopo la fine dell'universo, tutto ricomincia da capo (secondo la finzione del racconto ovviamente) e dunque tutti nasceranno di nuovo e ripeteranno  le loro vite (anche se ogni volta in maniera leggermente diversa).

 

Nel finale il protagonista, che essendo fuori dal tempo è diventato un essere immortale e può vedere tutto quello che succede nell'universo, accumulando una conoscenza infinita, rivela che però si sente solo. Lascia allora questo messaggio (che è il racconto) affinché qualcuno, come lui, "disubbidisca" a un déjà va e finisca fuori dal tempo per fargli compagnia.

Il genere non è comico, ma non ci sei andata troppo lontano perché c'è effettivamente una vena umoristica che percorre il racconto, o perlomeno ho cercato di inserirla (il fatto che la causa dei "guai" del protagonista sia un semplice rotolo di carta igienica, il tono con cui il protagonista racconta la storia, i dinosauri che si sono estinti per un suicidio di massa...).

Spero di aver chiarito i tuoi dubbi e che adesso il racconto ti risulti più godibile.

A rileggerci!

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Del racconto ho apprezzato innanzitutto la solidità stilistica, @lucamenca. L'incipit cattura e frase per frase alimenta la voglia di leggere.

L'idea di partenza è bizzarra e contiene la sua dose di originalità, e credo che non sia stata neppure sfruttata per esprimersi al massimo della potenzialità.

Se mai volessi revisionarlo, ti smollo qui due spunti.

  1. Ho trovato invadente la presenza delle interrogative dirette. Da un lato danno alla voce narrante personalità e colore, ma dall'altro, per come sono state usate, spronano eccessivamente il lettore a farsi le "domande giuste". Per come la vedo io, sarebbe preferibile evitare d'essere così espliciti. Quindi il consiglio che ti do è quello di disaccoppiare il colore stilistico della voce narrante dalla funzione marcatamente esplicativa. Va bene che martelli di domande, ma senza che queste fungano da invito alla riflessione.
  2. L'idea iniziale l'ho trovata fresca, come accennavo, ma poi m'è parso che si sia sfaldata all'interno di concetti un po' banali, o perlomeno che non presentano niente di nuovo. La questione del deja vu viene abbandonata presto per insistere sull'eternità, ma in un modo che non evidenzia — a mio avviso — una chiave di lettura che si spinga al di là del "noto". Il suggerimento è quindi quello di abbandonare lo strato superficiale dell'esistenza oltre lo spazio e il tempo per penetrare da qualche parte, ovunque vorrai, purché il racconto prenda una direzione sua, individuale e in qualche modo unica.

Tutto qui. Vedi se ti può servire in qualche modo.

Alla prossima. :) 

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Ciao @AdStr, grazie per la lettura e il commento, e per i due spunti di discussione che hai sollevato. Riguardo a questi:

1.Il mio obiettivo era proprio stimolare il lettore alla riflessione, dici che sono stato troppo esplicito?

2.Concordo con te sulla superficialità con cui ho affrontato il tema del deja vu, che ho usato solo come stratagemma per catapultare il protagonista al di fuori del tempo. Il suggerimento su come indirizzare la storia è intrigante e ci rifletterò su, grazie del consiglio.

 

A rileggerci!

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Ciao @lucamenca

oggi sono riuscita a leggere il tuo racconto. Ho avuto l'impressione di seguire una lettura ben strutturata nella sua forma narrativa e anche solida. Ho trovato l'incipit poco accattivante, nel senso che mi sono soffermata a leggerlo in attesa di entrare nella storia, ma l'ho trovato troppo lungo ed "etereo". Dal momento in cui descrivi birra e inizio partita, mi sono sentita più a mio agio.

Snellirei, pertanto, l'incipit. 

Credo tu abbia abbandonato nella narrazione il tema del deja vu, personalmente mi aspettavo uno sviluppo al riguardo, ma te ne sei andato in una dimensione parallela e mi hai lasciato lì... così. :asd: Pertanto ti direi, sempre secondo una mia analisi personale e criticabilissima, di affrontare uno dei due temi, perché così si sono fusi, ma solo un istante, perché uno è rimasto indietro e l'altro ha preso vita propria.

Mi chiedi anche troppe cose. Mi sono sentita guidata dalle interrogative dirette. ora, io non ho nulla contro le interrogative dirette, ma ho qualche problema con le spiegazioni. Cerco di non darne mai, a volte risulto anche criptica per questo. Pertanto prendimi con le tenaglie, ma non mi sono sentita libera nella lettura, come se tu autore non mi permettessi di stare con me, ma di venirti dietro.

Detto questo, il testo è scritto molto bene e, ripeto, ha una struttura solida.

Il finale... Vedi tu, eh! Ma io questo lo taglierei. Ma io taglio un sacco di cose, come ti dicevo... ;) 

 

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

Potrei andare avanti all’infinito, ma se mi raggiungete potrete confermare tutto con i vostri occhi. La vostra visione del mondo e della vita ne risulterà scossa alle radici, neanche potete immaginare quanto.

Allora? Vi ho convinto? Vi supplico, sbrigatevi a venire, non ce la faccio più. Non voglio trascorrere in solitudine il resto dell’eternità. E tutto per un rotolo di carta igienica…

 

Grazie della lettura, alla prossima. :) 

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Grazie @lucamenca per averlo condiviso! Triste e comico, malinconico e che ti strappa una risata.

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

Avrei forse dovuto trarne qualche riflessione sullo stile di vita della nostra società?

Sto ancora morendo dal ridere!

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

e ora vive con quello che era il mio migliore amico in una bella villetta in periferia

Chissà perché, non avevo dubbi...

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

Vi prego, spezzate anche voi il ciclo!

Per ciò che mi aspetta qui nel futuro, verrei volentieri a farti compagnia! ^O^

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

Non voglio trascorrere in solitudine il resto dell’eternità. E tutto per un rotolo di carta igienica…

Se non trapelasse in modo così netto la sua solitudine, sarebbe una frase finale che fa ridere, ma non ce l'ho fatta a sorridere.

 

Complimenti, scrittura ineccepibile, impossibile fare qualche commento in merito. Lessico che ti invidio molto e costrutti chiari dove mescoli sapientemente tragicità e comicità. Bello l'inizio, di vita normale, di un ragazzo che guarda una partita, ma si accorge che manca la cartigenica (di cui probabilmente a breve avrà bisogno ^O^) e proprio l'idea di spezzare quel ricordo che gli sembra di aver già vissuto, lo risucchia da qui per portarlo "là". 

Un occhio onniscente, che vede tutto, scopre tutto, sa tutto. In quanti bramano un potere del genere? Ma quello che hai inserito tu è vincolato, il protagonista non può agire, può solo imparare e guardare. Quindi scopriamo che la condivisione è un fattore fondamentale della razza umana. Possiamo essere (o voler essere) i più solitari al mondo, ma alla fin fine abbiamo bisogno di un "vicino", anche se fosse solo per litigare.

 

 

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Ciao @FiammaBlu, grazie per il passaggio e l'apprezzamento. Sono lieto che questo racconto, per quanto breve, sia riuscito a divertirti e commuoverti. Come hai ben detto, per quanto si possa ambire alla solitudine siamo animali sociali e non possiamo fare a meno gli uni degli altri.

 

A rileggerci!

 

(P.S. attenzione a quando compri la carta igienica! :asd:)

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Ciao @lucamenca

Il 19/11/2019 alle 15:40, lucamenca ha scritto:

Sono contento che il racconto ti sia piaciuto e che in esso tu abbia trovato una chiave di lettura più profonda: una metafora sulla condizione di eterna insoddisfazione che oggi affligge molti di noi abitanti del cosiddetto "primo mondo".

Ho trovato il racconto interessante, piacevole, oltre che ben scritto.

Lo spazio tempo mi ha sempre affascinato, in quanto ai déjà vu ho avuto svariate occasioni di averci a che fare nella mia vita, specialmente da bambino. Mi ha affascinato moltissimo l’idea che si possa conoscere tutto quanto è stato e tutto quanto sarà del futuro degli uomini. A patto di non far parte più dell’umanità però, intesa in senso materiale.

Sembrerebbe una privazione, una condanna, ma forse no; qui andremmo in innumerevoli speculazioni filosofiche e teoriche sul destino dell’umanità…

Anche io ho trovato, come qualcun altro, un po’ diciamo oltre le righe l’accenno ai dinosauri e alla loro fine. Sarà perché questi dinosauri non mi sono mai stati simpatici, da sempre, nelle loro varie e improbabili ricostruzioni, non ultime quelle digitali… E poi mi sono sempre chiesto, non molto oziosamente, come mai in tutta la storia umana non si parli mai di questi dinosauri e loro simili preistorici. Mi è sempre sembrato strano che nessuno ne abbia mai parlato, descritto le ossa che saltano fuori a tonnellate da tutto il mondo… nemmeno un flebile accenno.

Mentre invece si fanno riferimenti a miriadi di altri fatti strani, si fanno riferimento all’esistenza di uomini giganti…

Il “boom” degli animali preistorici avviene, misteriosamente, dopo la seconda metà dell’Ottocento, guarda caso in concomitanza con la divulgazione e l’espansione delle teorie, sottolineo teorie di Darwin… Mah.

 

Il 19/11/2019 alle 15:40, lucamenca ha scritto:

. Sono contento che il racconto ti sia piaciuto e che in esso tu abbia trovato una chiave di lettura più profonda: una metafora sulla condizione di eterna insoddisfazione che oggi affligge molti di noi abitanti del cosiddetto "primo mondo".

Qui hai detto una cosa che mi ha colpito.

L’eterna insoddisfazione umana certamente, e questa definizione di “primo mondo”, cioè il luogo dove abita l’umanità presumo, la nostra Terra. Ma io da tempo ho rinunciato ad andare oltre, nel senso che anche io sono convinto che l’uomo abbia esagerato, sia stato messo in condizioni di pensare che la Terra fosse l’unica palla  rotante sospesa nel cielo,  al centro dell’universo e poi in seguito hanno aggiunto altre palle rotanti e sospese, pianeti, costellazioni, galassie, con la remota ipotesi che ci possano essere altri pianeti “gemelli” e quant’altro… Possono dire quello che vogliono, non riusciranno mai dimostrare niente, ad arrivare a niente…

Nemmeno io potrò mai dimostrare che preferisco una terra infinita e in espansione eterna, da sempre, con innumerevoli altre “terre” anche altre dimensioni, di cui noi siamo solo un puntino circondato da ghiacci… Ghiacci che qualcuno ha anche oltrepassato… Il tutto mi appare più sopportabilmente “familiare”: poggio su qualcosa di eterno e infinito e forse il modo di dire “andare all’altro mondo” deriva inconsciamente anche da questo, perché l’inconscio non può essere indottrinato contro natura, a parte casi patologici di cui il nostro mondo è pieno.

Il tuo testo porta a varie riflessioni ma  ammetto che io forse, nel voler commentare talvolta vado un po’ “fuori”. Ne faccio ammenda se ogni tanto mi permetto di dissertare oltre, ma penso che ogni testo meriti un’analisi anche sui contenuti, sui suoi sviluppi e concatenazioni di idee.

 

 

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Il racconto mi è piaciuto moltissimo. Sicuramente io sono un appassionato di problemi "scientifico-filosofici", ma il tono leggero e l'ironia che lo percorre credo

lo rendano interessante anche per chi sia  meno appassionato di me. Lo stile e la forma li trovo impeccabili e qualche minimo inciampo è già stato segnalato, quindi

non voglio ripetere. Faccio due sole annotazioni e un augurio.

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

 

Arrivato nel reparto igiene intima iniziai a ispezionare le confezioni sui ripiani. Doppio velo, triplo strato, bassa, media o alta porosità, a fiorellini, aromatizzata alla lavanda, all’aloe vera, alla fragola… Tutta quella carta igienica occupava più spazio dell’intero reparto frutta e verdura! Avrei forse dovuto trarne qualche riflessione sullo stile di vita della nostra società? A ogni modo non avevo tempo per perdermi in simili inezie, la squadra aveva bisogno del mio sostegno di fronte al televisore.

La domanda retorica è fin troppo retorica, la salterei. L'osservazione "Tutta quella carta igienica occupava più spazio dell’intero reparto frutta e verdura! " è più che sufficiente. Rincarare

la dose, secondo me, stanca.

 

Il 17/11/2019 alle 15:38, lucamenca ha scritto:

Io invece sono diventato qualcosa d’altro, che non so bene come spiegare. Adesso mi muovo a mio piacimento avanti e indietro su quella linea immaginaria che voi chiamate tempo, e devo dire che all’inizio è stato esaltante. Sono risalito fino agli albori del cosmo e ne ho scorso le pagine arrivando al suo termine ultimo. Ho osservato la nascita della vita sotto soli lontani e cavalcato comete erranti alla periferia della galassia. [...]

Quante volte ho già visto lo spazio intorno a me evaporare e poi ricominciare daccapo? La prima volta ho temuto che ciò significasse anche la mia, di fine.

Vediamo se riesco a capire. Ti muovi attraverso il tempo ma anche liberamente nello spazio? Altrimenti come faresti a "cavalcare comete erranti"? Sembra poi

che tu assista " dall'interno" a eventi catastrofici che sicuramente dovrebbero causare la tua fine. Com'è possibile sopravvivere al Big Bang? Forse sei in una

specie di "bolla" in cui non valgono le leggi della fisica e cosi puoi preservare la tua integrità fisica? Mi piacerebbe saperlo, ma mi rendo conto che così forse

ci vorrebbe almeno un romanzo.

E qui l'augurio. Il tema merita di essere approfondito. Se desiderassi farlo, sarei felice di leggerti

Ezio

comporterebbero

 

 

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Ciao @Alberto Tosciri, grazie per la lettura e il commento. Noto con piacere che il mio racconto ha stimolato le tue riflessioni, e anche se un po' divaganti rispetto al tema della storia penso che questa sia una delle soddisfazioni più grandi per uno scrittore: prendere per mano il lettore conducendolo tra le righe, per poi staccarsi e lasciarlo libero di vagare tra i suoi pensieri, magari schiudendogli strade inaspettate. Grazie per avermi reso partecipe di ciò.

 

Ciao @Ezio Bruno, grazie per essere passato di qua, sono felice che tu abbia gradito il mio racconto, e grazie per l'incoraggiamento a farne un'opera più lunga. Se mai dovessi scriverla te la farò sapere ;).

Per rispondere in breve alla tua domanda, l'idea è che il protagonista, ormai slegato dallo spazio-tempo, riesca a muoversi liberamente al suo interno (quindi sia nel tempo che nello spazio) senza però essere influenzato dagli eventi che vi accadono, così come lui non può interagire con essi. Diciamo che è una sorta di spettro. Spero di essere stato chiaro.

 

A rileggerci!

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@lucamenca

 

3 minuti fa, lucamenca ha scritto:

Noto con piacere che il mio racconto ha stimolato le tue riflessioni, e anche se un po' divaganti rispetto al tema della storia penso che questa sia una delle soddisfazioni più grandi per uno scrittore: prendere per mano il lettore conducendolo tra le righe, per poi staccarsi e lasciarlo libero di vagare tra i suoi pensieri, magari schiudendogli strade inaspettate. Grazie per avermi reso partecipe di ciò.

Io divago spesso nei miei commenti, mi piace andare oltre la lettera, in base alle sensazioni o suggestioni che sento...

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