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Ospite Rica

Retroscena da un circo

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Retroscena da un circo

 

In cucina la luce della cappa si specchiava nelle pentole, rischiarava il lavello e i piatti sporchi della cena. Tic, faceva la goccia.

Sul tavolo i bicchieri, il posacenere colmo, le Winston vuote… E il pacco.

Era l’alba. Graffiavo il buio del corridoio con la brace dell’ultima sigaretta, sulla soglia delle camere deglutivo.

Antonio dormiva nel nostro letto. Due tiri…

Le mie figlie dormivano nei loro letti. Due tiri…

– L’ha portato il postino stamattina. È per te – avevo detto a mio marito.

– Caffè? Da Rimini? – aveva risposto.

C’era la foto di Antonio seduto con una donna a bordo pista di un circo. Riconobbi Maria Pia. Erano rimasti in contatto dopo che l’aveva lasciata e da quando aveva saputo di me, non scriveva solo a lui. A entrambi aveva augurato il meglio per il matrimonio e per la nascita delle bambine, arrivava puntuale su un pezzetto di carta ogni Natale, ogni compleanno. Io ricambiavo saluti e sfogliavo fotografie. Eppure non ne ricordavo una in cui fosse così giovane e bella.

L’ultima lettera era arrivata un mese prima, una calligrafia diversa ci informava della sua morte.

La bagnai, leggendola. Poi la riposi con le altre, nella scatola di scarpe che avvolsi con un nastro di raso blu.

 

Mio marito era un artigiano. Disegnava e realizzava finestre, portoncini e complementi d’arredo. Prima di aprire l’officina aveva fatto il manutentore di sistemi elettrici e meccanici in un circo, ogni tanto veniva in città a far visita alla madre. La sentivo la Moto Guzzi tuonare sotto casa. Rossa, serbatoio bombato, sellino triangolare con molla centrale e seduta passeggero sul parafango posteriore, un mattoncino di pelle nero che desideravo occupare. Potevo stare in piazza, nel viale, sul ponte a guardare il fiume scorrere… Se passava Antonio, riconoscevo il motore e mi voltavo. Avevo diciassette anni.

È ritornato, dicevo a mia madre. Lo devi lasciare stare uno così, diceva lei. C’è e non c’è. Non si sa cosa fa. Li chiamano i passeggiatori, lui e i suoi amici, fumano, bevono, parlano di arte e di letteratura.

Io ne ero innamorata. Il giorno che mi disse salta su, strinsi il viso tra le mani con la bocca ovale e gli occhi rotondi. Le gambe di lato, la faccia nel suo odore buono, il seno contro la schiena di un uomo. Un clack sulla prima e partì. Quando sentii le ciocche spettinate solleticarmi il collo e la gonna svolazzare alta sulle gambe, rimasi incollata alla sua camicia e lasciai entrare il vento nei capelli e tra le cosce. Mi sarei persa la vita se non avessi accettato.

Si fermava una settimana, non di più. Passeggiavamo, andavamo a ballare, se eravamo soli ci abbracciavamo. Lui raccontava, io ascoltavo.

Conobbi così le calli di Venezia e il Ponte dei Sospiri, il Palio e la torre di Pisa, gli Uffizi, i Medici e... Memorie di Adriano. Il mio primo libro. Il suo preferito.

Del circo imparai la vita, il ritmo e il fermento del magico comporsi.

L’arrivo della carovana sollevava polvere nelle spianate. Insieme alle case-roulotte e ai camion-gabbia, i tir con rimorchio lasciavano solchi tra manovre e retromarce, fino a farsi muro intorno al piazzale vuoto. Stallieri, artisti e facchini lo attraversavano trascinando pesi in tute da lavoro chiuse sul davanti da un’unica cerniera, con spalle curve e dita veloci davano forma a ciò che forma prima non aveva.

E io lo vedevo il tendone a strisce bianche e rosse venire su, con la punta centrale sovrastata dalla bandierina e i tiranti di acciaio a tenderlo ai lati. Quasi a dargli le mani.

Uniti dai bulloni nel clangore del montaggio, i tubi si alzavano in gradinate sotto fari di metallo appena accesi e dopo la stretta dell’ultimo dado era un cratere di ferro a circondare la pista.

Al centro, l’ombra del trapezio.

Finché gli operai fissavano i cavi al pilone più alto, entrava e usciva dal tondo deformandosi sulla sagoma delle scalinate. Dopo l’oscillazione finale giaceva immobile e avvertiva che lì tutto era pronto. Allora, spinta e trainata, la biglietteria illuminava l’ingresso con l’intermittenza delle luci, mentre i pagliacci invitavano la folla tra il profumo delle noccioline e quello dello zucchero filato. Sta per iniziare lo spettacolo signori e signore! Tigri, leoni… ruggivano con grandi scarpe dando unghiate all’aria. Affrettatevi!

Tutt’intorno, l’odore del circo emanava dalle gabbie, dalla terra, dalla segatura umida.

Era l’afrore pungente degli animali. E saturava l’aria.

A me piaceva questo prima e il dietro.

Non i numeri, i costumi, gli strass o i lustrini. Volevo entrare nei camerini, io. Vedere vestaglie semiaperte davanti a lampadine che si rincorrevano sulle cornici degli specchi, posaceneri fumanti tra rossetti e flaconi appena usati, palpebre allungate fino all’attaccatura di parrucche vivaci e labbra esagerate aprire i sorrisi smisurati dei pagliacci, sul bianco del cerone e sotto nasi carmini.

Dove il pubblico non entrava, lì volevo arrivare. Per sentire le risate, le liti, le battute gridate in tutte le lingue disponibili al momento. E il pianto di un errore o di una delusione, anche se a piangere si piange tutti uguali.

Antonio mi raccontò di una donna che volava, una fidanzata. Sono innamorato di un’altra, le aveva detto, nei campi intorno allo spiazzo il grano danzava coi papaveri. Va bene, gli aveva risposto con le guance bagnate, e lui aveva controllato gli attacchi del trapezio altri due mesi.

C’era qualcosa in Maria Pia che mi faceva male. Forse il suo voler rimanere, forse la correttezza. Solo quando entrai in un circo soffrii davvero pensando a lei

Il convoglio si avvicinò al Foro Boario senza rumori né colori, li spegneva il grigio della pioggia che cadeva fitta da tre giorni. Entrati nello spazio, i mezzi si disposero in cerchio schizzando fango, gli uomini e le donne affondarono fino alle caviglie. Due volte vidi la bandierina centrale perdersi nel vento caldo, mentre gli addetti al montaggio afferravano i cavi d’acciaio e i lembi di plastica mulinavano schiaffeggiandogli la faccia. Quando terminarono, il tendone si duplicò in un riflesso tremulo.

 

Il nano all’ingresso non mi piacque, il pagliaccio nemmeno.

Io e Antonio trascinammo fanghiglia sulla passerella approntata in quel pantano, i suoi occhi curiosi, i miei appassiti. Era per via del vento caldo, sicuro. L’ho sempre odiato, io, è una coperta di punti interrogativi che mi strozza il respiro e mi dà ansia.

Invece, no. Lo capii quando tutto si avvicinò.

Le strisce bianche e rosse trasudavano miseria negli strappi e nei rattoppi. La povertà trapelava da costumi troppo piccoli o troppo grandi, dai rammendi sulle calze nelle gambe delle donne, dai lustrini ciondolanti appesi a fili cadenti, dai vuoti di paillettes su corpetti lisi e body consunti. Non mi facevano ridere i sorrisi dei pagliacci, gareggiavano con la tristezza degli animali, attraversavano l’aria insieme alle mosche e all’odore di bestia e di merda.

Il tendone divenne un vascello capovolto su stenti imbellettati, mi diede pena l’infinito partire e arrivare, scaricare, montare e rimontare. L’ilarità e la gaiezza che avevo sempre invidiato, si stinsero come l’alone che mi lascò sul palmo della mano il biglietto inumidito. E la vita di Maria Pia si vestì di fatica, di miseria.

Non volli più entrarci in un circo. E da quel pomeriggio non pensai più neanche al prima e al dietro.

 

Antonio,

non sono sicura sia tu la persona che cerco.

La foto e l’indirizzo li ho trovati tra i ricordi di mia madre.

Se sei l’uomo seduto con lei, chiamami a questo numero.

Antonella

 

Era scritto dietro alla foto. Le telefonò la sera stessa e si diedero appuntamento l’indomani in un ristorante del centro. Sto venendo a casa, che le ragazze no prendano impegni, mi disse al telefonò dopo pranzo. Quando entrarono, capii che non c’era nulla da capire.

Antonella era identica alla madre, gli occhi azzurri come i suoi.

Di mio marito aveva il neo nella rima inferiore sinistra, la bocca sottile, la carnagione scura, l’altezza, il nome.

Le baciai la guancia. Agnese, dissi. Non rispose.

Rita e Jolanda ci raggiunsero in salone con il vassoio e le tazzine piene. Si presentarono.

Antonella annuì, aveva le dita intrecciate.

– Vive da dieci anni in California. È tornata per il funerale e le questioni burocratiche.

– L’uomo che credevo mio padre mi ha aggredita dopo la lettura del testamento. Mamma non si è mai sposata e mi ha lasciato tutto. Lui voleva il circo, però. Sei una bastarda! gridava. E mentre mi picchiava, grugniva che ero figlia solo di quella gran puttana di mia madre. Pensavo fosse rabbia, poi ho trovato questa in roulotte.

Nella scatola dei biscotti Gentilini c’erano le lettere di Antonio, c’erano le fotografie, c’erano i miei saluti, c’erano un bavaglino bianco e un paio di scarpine da neonato. E c’era un biglietto rosa a forma di cicogna. Rita e Jolanda divennero bianche.

– Ho fatto domande ai vecchi. Chi ti aveva conosciuto ha detto che bevevi molto caffè. Perché te ne sei andato? – gli chiese.

– Per sposarmi.

– Dopo averla messa incinta?

– Non ho mai saputo di una gravidanza.

– Quando hai lasciato il circo?

– Fine agosto.

– Sono nata a Febbraio – disse aprendo il biglietto-cicogna.

– …

– …

Le mie figlie spostarono gli occhi ora su di lui, ora su di lei, ora su di me.

Le mie figlie… Erano diventate tre, le mie figlie.

– Quei giorni pulivo superfici in ferro col petrolio. Un paio di volte mi aveva raggiunto, se ne era andata muovendo l’aria davanti al naso con le mani a ventaglio. L’avevano vista vomitare, dopo. Era successo anche mentre riverniciavo i supporti dei giocolieri e ho pensato fossero gli odori sintetici a darle fastidio. Non mi ha mai detto nulla, io non ho capito.

– Bugiardo.

Antonio e Antonella sovrapposero gli sguardi. Dovevo aiutarla a capire, anche se sapere non le avrebbe ridato ciò che non aveva avuto. Presi le lettere, il nastro di raso cadde morbido sulle sue ginocchia intorno alla scatola. Scelse la prima regolandosi con la data. Lesse. Ne aprì un’altra. Leggeva, cambiava lettera e leggeva.

– Non una parola – disse mentre il rimmel colava blu.

– Tienile tu – dissi stringendole le mani.

– Perché?

– Fossero di mia madre, le vorrei – risposi.

– Ho quelle di mio padre. – Sgusciò via dalla mia stretta e mise la scatola sul tavolo.

– Ti preparo il letto per stasera?

­– L’albergo è prenotato. Domani riparto per Rimini e tra una settimana torno in California. La mia casa è lì.

Disse che non voleva niente, solo capire, conoscere il viso di suo padre, sapere chi fosse; disse che la madre le sembrava una donna più grande di come lei l’aveva considerata, fu contenta di sapere che non l’aveva usata per zavorrare un uomo che non l’amava più. Disse che i sui genitori erano brave persone. Disse di me che lo ero anch’io, una brava persona. Qui hai una casa e due sorelle, le sussurrai quando mi abbracciò. Sorrise. Non capii perché abbracciò me.

– Il circo l’ho venduto. La Cabrio azzurra di mamma la lascio in un parcheggio a Rimini. Vorrei la ritirassi tu, Antonio. Questo è l’indirizzo. Le chiavi chiedile al custode. ­

Ci lasciò di spalle e senza un recapito dove poterla rintracciare.

 

Antonio non prese l'auto. Perché? gli chiesi più volte. Scuoteva la testa senza rispondere, colpevole per non aver fatto mai niente per lei.

Chissà cosa pensò Antonella di quel mancato ritiro, so che sono passati venti anni e non abbiamo avuto più notizie. 

A Natale dell’anno scorso Antonio se ne è andato. Cerca tua sorella, aveva detto a Rita quando gli fu chiaro che le chemio non sarebbero servite.

Rita l’ha ritrovata su Facebook.

Antonella non ha accettato la sua amicizia.

 

 

 

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@Ospite Rica

 

Letto! :D

 

 

16 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

Memorie di Adriano. Il mio primo libro. Il suo preferito.

Letto anche questo, ma vabbeh... è pura digressione, la mia.

 

Forse posto qualcosa anch'io, dunque farò le pulci più per "obbligo" che perché siano davvero necessarie.

 

Il tuo racconto, bello, mi è piaciuto. Un racconto circense: brava!

Regge nella sua forma e in tutta la sua ambientazione... solo alcune piccole cose...

 

 

Nell'incipit sei stata un po' poetica, che a me la poesia piace molto, intendiamoci, ma potrebbe stridere leggermente con il contesto stilistico generale che è più narrativo. Comunque, non so, alcuni piccoli particolari mi sembrano anche un po' "inusuali" rispetto alla tua scrittura per come la conosco: mi sbaglierò, ma è solo un'impressione a pelle... come se qui  ti fossi leggermente più abbandonata a una narrativa poetica, rispetto ad altrove...

 

 

15 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

le Winston vuote… E il pacco.

Ad esempio qui: la definirei una sorta di sineddoche: una parte per il tutto. In realtà, non mi ha convinto troppo, stride un po': ad essere vuoto è il pacchetto di Winston, non le Winston stesse... però comunque si capisce e poco dopo, dicendo "pacco" hai evitato una ripetizione...

 

15 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

Graffiavo il buio del corridoio con la brace dell’ultima sigaretta,

Anche questo "graffiare" lo trovo molto da stil poetico, "graffiare il buio con la brace"... in parte mi piace, in parte non riesco a figurarmi bene questo "graffio", che comunque mi rimanda a degli artigli... ma è personale...

 

15 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

sulla soglia delle camere deglutivo.

 

Qui, poco dopo si capirà meglio che è un passato in divenire e non statico, ma per un attimo mi son chiesto come facesse a stare contemporaneamente su più soglie... Mi sembra davvero molto, forse troppo sintatticamente ristretto (ci starebbe bene un "ogni soglia" o simili; ma al tempo ci starebbe male perché suonerebbe peggio, lo so...).

 

15 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

– Caffè? Da Rimini? – aveva risposto

Vabbeh, questa è una cavolata: trattasi di una risposta-domanda... tecnicamente è una risposta, ma anche una domanda...

 

15 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

C’era la foto di Antonio seduto con una donna a bordo pista di un circo.

Qui è ovviamente sottinteso che la foto era dentro il pacco: in questo preciso punto vien da chiedersi se c'era solo la foto o anche altro, dunque ho provato a immaginarmi quanto fosse grande il pacco, ma non ci sono riuscito in base agli indizi sino a qui letti.

 

15 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

La sentivo la Moto Guzzi tuonare sotto casa.

Lo so che lo hai scritto di tutta tua volontà per rimarcarlo, ma io il primo "la" ce lo leverei comunque.

 

15 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

È ritornato, dicevo a mia madre. Lo devi lasciare stare uno così, diceva lei.

Troppi "dire", anche dopo. Nuovamente so che trattasi di una tua precisa scelta stilistica... dove comunque mi sono sembrati troppi o da variare, come in questo caso, te li ho segnalati.

 

15 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

strinsi il viso tra le mani con la bocca ovale e gli occhi rotondi.

Questa mi è piaciuta.

 

 

15 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

iti dai bulloni nel clangore del montaggio, i tubi si alzavano in gradinate sotto fari di metallo appena accesi e dopo la stretta dell’ultimo dado era un cratere di ferro a circondare la pista.

Al centro, l’ombra del trapezio.

Finché gli operai fissavano i cavi al pilone più alto, entrava e usciva dal tondo deformandosi sulla sagoma delle scalinate

Il soggetto dell'ultima frase è il "trapezio" sottinteso da quella precedente. Non andrei per questo motivo a capo con uno spazio, ma lascerei le due frasi di seguito. Anche se questo fa perdere d'importanza alla frase centrale, mentalmente fa mantenere un "collegamento" per cui viene più intuitivo ricollegare poi tale soggetto sottinteso, altrimenti con lo spazio vien da pensare che il distacco fra le frasi sia per rimarcare un contenuto più distante.

 

15 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

Tutt’intorno, l’odore del circo emanava dalle gabbie, dalla terra, dalla segatura umida.

L'uso intransitivo del verbo "emanare" (comunque più che corretto), in questo caso non mi convince troppo.

 

15 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

Volevo entrare nei camerini, io

Io ce lo toglierei "io". Lo so che tu ce lo hai messo tu per sottolinearlo e dargli un preciso senso di rimarco, ma...

 

15 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

Vedere vestaglie semiaperte davanti a lampadine che si rincorrevano sulle cornici degli specchi, posaceneri fumanti tra rossetti e flaconi appena usati, palpebre allungate fino all’attaccatura di parrucche vivaci e labbra esagerate aprire i sorrisi smisurati dei pagliacci, sul bianco del cerone e sotto nasi carmini.

Ecco: questa immagine è ottima, quasi per antonomasia quella di avanspettacolo... * (è un asterisco che si ricollega alla fine del commento).

 

15 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

Va bene, gli aveva risposto con le guance bagnate, e lui aveva controllato gli attacchi del trapezio altri due mesi.

Io aggiungerei un "per altri due mesi", probabilmente tu no, altrimenti lo avresti fatto...

 

15 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

si stinsero come l’alone che mi lascò sul palmo della mano il biglietto inumidito

Hai volutamente usato il verbo "lascare" - che comunque mi sembra fuori luogo per significato - o è un refuso per "lasciare"?

 

15 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

Di mio marito aveva il neo nella rima inferiore sinistra

Ora, non conoscevo l'accezione di "rima" (fessura, piega) da te usata, però, controllando, mi par di capire che comunque manchi la specifica di quale rima si tratti. Della bocca subito dopo accennata? Così come è scritto, sembra solamente che il neo si trovi fra una fessura (intuibilmente del viso)...

 

La parte che strutturalmente mi ha meno convinto è questa... un po' sei stata obbligata da come hai strutturato la trama... per il carattere del personaggio potrebbe pure rientraci, ma comunque la vedo una scena non troppo verosimile che lei esordisca di fronte a degli "sconosciuti" raccontando, tutto insieme e in maniera anche dura, cose che comunque sono forti o personali. Secondo me, fa anche un po' da "spiegozzo", mi permetto...

15 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

– L’uomo che credevo mio padre mi ha aggredita dopo la lettura del testamento. Mamma non si è mai sposata e mi ha lasciato tutto. Lui voleva il circo, però. Sei una bastarda! gridava. E mentre mi picchiava, grugniva che ero figlia solo di quella gran puttana di mia madre. Pensavo fosse rabbia, poi ho trovato questa in roulotte.

 

Ugualmente qui: vien da domandarsi perché non abbiano avuto questa discussione poco prima, al ristorante... Da un punto di vista tecnico, se l'avessero fatta al ristorante, noi lettori non avremmo potuto saperlo perché a raccontare è la moglie che non era presente; ciononostante verrebbe più logico pensarlo, secondo me.

15 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

– Ho fatto domande ai vecchi. Chi ti aveva conosciuto ha detto che bevevi molto caffè. Perché te ne sei andato? – gli chiese.

– Per sposarmi.

– Dopo averla messa incinta?

– Non ho mai saputo di una gravidanza.

– Quando hai lasciato il circo?

– Fine agosto.

– Sono nata a Febbraio – disse aprendo il biglietto-cicogna.

– …

– …

 

16 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

Un paio di volte mi aveva raggiunto, se ne era andata muovendo l’aria davanti al naso con le mani a ventaglio. L’avevano vista vomitare, dopo

Qui, almeno fino al "vomitare", mi ero perso il soggetto (Maria Pia) che comunque ribadirei.

 

16 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

non ho capito.

– Bugiardo.

Antonio e Antonella sovrapposero gli sguardi. Dovevo aiutarla a capire

Qui varierei "capire"...

 

E sì, qui, qualche "dire":

16 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

Non una parola – disse mentre il rimmel colava blu.

– Tienile tu – dissi stringendole le mani.

 

16 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

Disse che non voleva niente, solo capire, conoscere il viso di suo padre, sapere chi fosse; disse che la madre le sembrava una donna più grande di come lei l’aveva considerata, fu contenta di sapere che non l’aveva usata per zavorrare un uomo che non l’amava più. Disse che i sui genitori erano brave persone. Disse di me che lo ero anch’io, una brava persona. Qui hai una casa e due sorelle, le sussurrai quando mi abbracciò. Sorrise. Non capii perché abbracciò me.

 

16 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

Antonio non prese l'auto. Perché? gli chiesi più volte. Scuoteva la testa senza rispondere, colpevole per non aver fatto mai niente per lei.

Chissà cosa pensò Antonella di quel mancato ritiro, so che sono passati venti anni e non abbiamo avuto più notizie. 

A Natale dell’anno scorso Antonio se ne è andato. Cerca tua sorella, aveva detto a Rita quando gli fu chiaro che le chemio non sarebbero servite.

Rita l’ha ritrovata su Facebook.

Antonella non ha accettato la sua amicizia.

Il finale mi ha un po' spaesato, perché in qualche modo l'incipit mi era sembrato il presente della storia, mentre questo è il vero presente, che però giunge un po' inaspettato... non so.

 

Bel racconto, brava @Ospite Rica: di qualità. Scritto comunque assai bene, ottima l'ambientazione che hai ricreato molto bene e ben tratteggiati i personaggi.

 

 

* Ti dedico questa, anche se non è spiccicata a come hai scritto:

 

Spoiler

Il-Teatro.-Nei-camerini-1954.jpg

 

 

 

 

 

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1 ora fa, AndC ha scritto:

 

19 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

Memorie di Adriano. Il mio primo libro. Il suo preferito.

Letto anche questo, ma vabbeh... è pura digressione, la mia. :)

 

 

19 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

le Winston vuote… E il pacco.

Ad esempio qui: la definirei una sorta di sineddoche: una parte per il tutto. In realtà, non mi ha convinto troppo, stride un po': ad essere vuoto è il pacchetto di Winston, non le Winston stesse... però comunque si capisce e poco dopo, dicendo "pacco" hai evitato una ripetizione...

– Esatto... ;) 

 

19 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

Graffiavo il buio del corridoio con la brace dell’ultima sigaretta,

Anche questo "graffiare" lo trovo molto da stil poetico, "graffiare il buio con la brace"... in parte mi piace, in parte non riesco a figurarmi bene questo "graffio", che comunque mi rimanda a degli artigli... ma è personale...–

– Sai quando giochi con la punta della sigaretta nel buio? Che quella si muove davanti al viso e tu puoi disegnare l'aria? Ecco, solo che nel contesto dovevo usare un verbo duro. Ma se non hai capito, non sono stata brava a fartelo capire. :) 

19 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

sulla soglia delle camere deglutivo.

 

Qui, poco dopo si capirà meglio che è un passato in divenire e non statico, ma per un attimo mi son chiesto come facesse a stare contemporaneamente su più soglie... Mi sembra davvero molto, forse troppo sintatticamente ristretto (ci starebbe bene un "ogni soglia" o simili; ma al tempo ci starebbe male perché suonerebbe peggio, lo so...).

– sì, suona peggio. xD

 

19 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

– Caffè? Da Rimini? – aveva risposto

Vabbeh, questa è una cavolata: trattasi di una risposta-domanda... tecnicamente è una risposta, ma anche una domanda...

– vedi, a rispondere con domande?  

 

19 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

C’era la foto di Antonio seduto con una donna a bordo pista di un circo.

Qui è ovviamente sottinteso che la foto era dentro il pacco: in questo preciso punto vien da chiedersi se c'era solo la foto o anche altro, dunque ho provato a immaginarmi quanto fosse grande il pacco, ma non ci sono riuscito in base agli indizi sino a qui letti.

A proposito della grandezza del pacco. C'era solo il pacchetto di caffè. Ma tra le sigarette, il pacco postale e il caffè, dovevo trovare un modo per non ripetermi.

 

19 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

La sentivo la Moto Guzzi tuonare sotto casa.

Lo so che lo hai scritto di tutta tua volontà per rimarcarlo, ma io il primo "la" ce lo leverei comunque.

– Mai! :asd:

19 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

È ritornato, dicevo a mia madre. Lo devi lasciare stare uno così, diceva lei.

Troppi "dire", anche dopo. Nuovamente so che trattasi di una tua precisa scelta stilistica... dove comunque mi sono sembrati troppi o da variare, come in questo caso, te li ho segnalati.

– Mmh... Non lo so, mi piace. 

 

19 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

strinsi il viso tra le mani con la bocca ovale e gli occhi rotondi.

Questa mi è piaciuta.

Fiuuuuu! 

 

19 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

iti dai bulloni nel clangore del montaggio, i tubi si alzavano in gradinate sotto fari di metallo appena accesi e dopo la stretta dell’ultimo dado era un cratere di ferro a circondare la pista.

Al centro, l’ombra del trapezio.

Finché gli operai fissavano i cavi al pilone più alto, entrava e usciva dal tondo deformandosi sulla sagoma delle scalinate

Il soggetto dell'ultima frase è il "trapezio" sottinteso da quella precedente. Non andrei per questo motivo a capo con uno spazio, ma lascerei le due frasi di seguito. Anche se questo fa perdere d'importanza alla frase centrale, mentalmente fa mantenere un "collegamento" per cui viene più intuitivo ricollegare poi tale soggetto sottinteso, altrimenti con lo spazio vien da pensare che il distacco fra le frasi sia per rimarcare un contenuto più distante.

No, il soggetto è l'ombra, non il trapezio. Però le frasi si possono lasciare di seguito, le ho staccate perché per me c'è un passaggio temporale, la fine del montaggio. 

 

 

Quota
19 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

Tutt’intorno, l’odore del circo emanava dalle gabbie, dalla terra, dalla segatura umida.

L'uso intransitivo del verbo "emanare" (comunque più che corretto), in questo caso non mi convince troppo.

 

– Porcaccia la miseria! Mi sono impiccata per trovare una frase diversa che evitasse il din, don dan. Che scema! Bastava usare il transitivo.

 

Tutt’intorno la terra, le gabbie e la segatura umida emanavano l’odore del circo.

Era l’afrore pungente degli animali. E saturava l’aria.

 

Cambio. 

 

Quota
19 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

Volevo entrare nei camerini, io

Io ce lo toglierei "io". Lo so che tu ce lo hai messo tu per sottolinearlo e dargli un preciso senso di rimarco, ma...

Sì, mi conosci. Lascio. :P

 

 

Quota
19 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

Vedere vestaglie semiaperte davanti a lampadine che si rincorrevano sulle cornici degli specchi, posaceneri fumanti tra rossetti e flaconi appena usati, palpebre allungate fino all’attaccatura di parrucche vivaci e labbra esagerate aprire i sorrisi smisurati dei pagliacci, sul bianco del cerone e sotto nasi carmini.

Ecco: questa immagine è ottima, quasi per antonomasia quella di avanspettacolo... * (è un asterisco che si ricollega alla fine del commento).

<3 Se me lo dici tu....

19 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

Va bene, gli aveva risposto con le guance bagnate, e lui aveva controllato gli attacchi del trapezio altri due mesi.

Io aggiungerei un "per altri due mesi", probabilmente tu no, altrimenti lo avresti fatto...

– Non lo trovo necessario, sai?

 

19 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

si stinsero come l’alone che mi lascò sul palmo della mano il biglietto inumidito

Hai volutamente usato il verbo "lascare" - che comunque mi sembra fuori luogo per significato - o è un refuso per "lasciare"?

Refuso.

 

Io frutto quando lasco. xD:asd:

 

19 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

Di mio marito aveva il neo nella rima inferiore sinistra

Ora, non conoscevo l'accezione di "rima" (fessura, piega) da te usata, però, controllando, mi par di capire che comunque manchi la specifica di quale rima si tratti. Della bocca subito dopo accennata? Così come è scritto, sembra solamente che il neo si trovi fra una fessura (intuibilmente del viso)...

 

Hai ragione. E hai beccato un'altra frase che mi ha dato problemi.

Prima dico:

Antonella era identica alla madre, gli occhi azzurri come i suoi.

Di mio marito aveva il neo nella rima inferiore sinistra, la bocca sottile, la carnagione scura, l’altezza, il nome.

 

Quindi ho pensato che avendo parlato degli occhi subito prima, e subito dopo della bocca sottile, altra rima del viso, fosse chiaro che mi riferivo a quella degli occhi. Ma non potevo ripeterli. Secondo te, rileggendo alla luce di quanto ti dico può essere più chiaro anche senza modificare? 

 

Quota

La parte che strutturalmente mi ha meno convinto è questa... un po' sei stata obbligata da come hai strutturato la trama... per il carattere del personaggio potrebbe pure rientraci, ma comunque la vedo una scena non troppo verosimile che lei esordisca di fronte a degli "sconosciuti" raccontando, tutto insieme e in maniera anche dura, cose che comunque sono forti o personali. Secondo me, fa anche un po' da "spiegozzo", mi permetto...

 

Ugualmente qui: vien da domandarsi perché non abbiano avuto questa discussione poco prima, al ristorante... Da un punto di vista tecnico, se l'avessero fatta al ristorante, noi lettori non avremmo potuto saperlo perché a raccontare è la moglie che non era presente; ciononostante verrebbe più logico pensarlo, secondo me.

 

Allora forse devo intervenire. Il personaggio della moglie è quello più forte, lei ha sempre condiviso tutto di questa storia di Maria Pia, quindi a me sembrava normale che lui, terrorizzato dalla scoperta, tornasse a casa con questa nuova figlia per parlare con la moglie e le sue figlie. Non volevo si consumasse tra loro due questa rivelazione, perché per me in gioco c'era la corrispondenza tra donne, Maria Pia, Agnese, Antonella. Infatti a lei faccio dire che le figlie sono diventate tre, lei si offre di preparare il letto, lei dice: qui hai un padre e due sorelle.

Ma forse non basta per spiegare questa sorta di "omertà" di quest'uomo. Che sì, non sapeva, ma rimane passivo rispetto all'intrapendenza responsabile della moglie.

 

Vedrò come fare. Grazie.

 

 

Quota

 

19 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

non ho capito.

– Bugiardo.

Antonio e Antonella sovrapposero gli sguardi. Dovevo aiutarla a capire

Qui varierei "capire"...

 

Sì, l'avevo già fatto. Grazie.

 

 

E sì, qui, qualche "dire":

19 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

Non una parola – disse mentre il rimmel colava blu.

– Tienile tu – dissi stringendole le mani.

 

19 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

Disse che non voleva niente, solo capire, conoscere il viso di suo padre, sapere chi fosse; disse che la madre le sembrava una donna più grande di come lei l’aveva considerata, fu contenta di sapere che non l’aveva usata per zavorrare un uomo che non l’amava più. Disse che i sui genitori erano brave persone. Disse di me che lo ero anch’io, una brava persona. Qui hai una casa e due sorelle, le sussurrai quando mi abbracciò. Sorrise. Non capii perché abbracciò me.

Eh, no! Volutissimo. :P

 

Quota
19 ore fa, Ospite Rica ha scritto:

Antonio non prese l'auto. Perché? gli chiesi più volte. Scuoteva la testa senza rispondere, colpevole per non aver fatto mai niente per lei.

Chissà cosa pensò Antonella di quel mancato ritiro, so che sono passati venti anni e non abbiamo avuto più notizie. 

A Natale dell’anno scorso Antonio se ne è andato. Cerca tua sorella, aveva detto a Rita quando gli fu chiaro che le chemio non sarebbero servite.

Rita l’ha ritrovata su Facebook.

Antonella non ha accettato la sua amicizia.

Il finale mi ha un po' spaesato, perché in qualche modo l'incipit mi era sembrato il presente della storia, mentre questo è il vero presente, che però giunge un po' inaspettato... non so.

Sì. È il presente. Avevo già fatto questa cosa in 

Quota

 

Bel racconto, brava @Ospite Rica: di qualità. Scritto comunque assai bene, ottima l'ambientazione che hai ricreato molto bene e ben tratteggiati i personaggi.

Se me lo dici tu! <3

 

* Ti dedico questa, anche se non è spiccicata a come hai scritto:

Bella bella!

Te l'ho detto che è bella? 

:love3: :evvai:

 

 

Grazie amico mio del passaggio! E del tempo che mi hai dedicato. 

Due fiori. :flower:

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1 ora fa, Ospite Rica ha scritto:

No, il soggetto è l'ombra, non il trapezio.

Giusto :D

 

1 ora fa, Ospite Rica ha scritto:

Tutt’intorno la terra, le gabbie e la segatura umida emanavano l’odore del circo.

Era l’afrore pungente degli animali. E saturava l’aria.

(y)

 

1 ora fa, Ospite Rica ha scritto:

Hai volutamente usato il verbo "lascare" - che comunque mi sembra fuori luogo per significato - o è un refuso per "lasciare"?

Refuso.

Ho però imparato un termine nuovo che credo comunque non userò mai!  :D

 

1 ora fa, Ospite Rica ha scritto:

Antonella era identica alla madre, gli occhi azzurri come i suoi.

Di mio marito aveva il neo nella rima inferiore sinistra, la bocca sottile, la carnagione scura, l’altezza, il nome.

 

Quindi ho pensato che avendo parlato degli occhi subito prima, e subito dopo della bocca sottile, altra rima del viso, fosse chiaro che mi riferivo a quella degli occhi. Ma non potevo ripeterli. Secondo te, rileggendo alla luce di quanto ti dico può essere più chiaro anche senza modificare? 

In tutta onestà no, almeno per me... il problema resta. Si può intuire, non dico di no, ma si può anche fraintendere. Se utilizziamo il sinonimo fessura o piega (o quello che è), comunque non c'è la specifica:

 

"Antonella era identica alla madre, gli occhi azzurri come i suoi.

Di mio marito aveva il neo nella piega-fessura inferiore sinistra, la bocca sottile, la carnagione scura, l’altezza, il nome."

 

All'inizio io avevo pensato agli occhi, ma c'è una virgola e subito dopo la bocca... potrebbe avere il neo sul lato inferiore sinistro della bocca-labbra... In questo caso, secondo me, la "virgola" non aiuta, nel senso che "rima" è inserito come termine in una frase che continua con altri elementi corporei (il che potrebbe far pensare che ci si riferisca ad essi) mentre invece si riferisce a qualcosa di sottinteso dalla frase precedente. Per non ripetere occhi (poi qualche maniaco ti segnala la ripetizione).

Proverei o a unire la frase della "rima" a quella degli occhi, o/e ad aggiungere qualcosa come "loro" (anche se suona un po' brutto).

 

 - "Antonella era identica alla madre, gli occhi azzurri come i suoi (o gli stessi occhi), il neo nella rima inferiore sinistra era invece uguale a quello di mio marito. La bocca sottile, la carnagione scura, l’altezza, il nome."

Certo, così si allunga parecchio... proprio come piacciono a te: frasi lunghe e parasintattiche... xD

 

- "Antonella era identica alla madre, gli occhi azzurri come i suoi. Di mio marito aveva il neo nella loro rima inferiore sinistra, la bocca sottile, la carnagione scura, l’altezza, il nome."

 

Non lo so, non sono belle soluzioni, sinceramente proverei a riformulare... altrimenti amen... 

 

1 ora fa, Ospite Rica ha scritto:

Allora forse devo intervenire. Il personaggio della moglie è quello più forte, lei ha sempre condiviso tutto di questa storia di Maria Pia, quindi a me sembrava normale che lui, terrorizzato dalla scoperta, tornasse a casa con questa nuova figlia per parlare con la moglie e le sue figlie. Non volevo si consumasse tra loro due questa rivelazione, perché per me in gioco c'era la corrispondenza tra donne, Maria Pia, Agnese, Antonella. Infatti a lei faccio dire che le figlie sono diventate tre, lei si offre di preparare il letto, lei dice: qui hai un padre e due sorelle.

Ma forse non basta per spiegare questa sorta di "omertà" di quest'uomo. Che sì, non sapeva, ma rimane passivo rispetto all'intrapendenza responsabile della moglie.

Non so è difficile... quello che tu dici sci sta pure, ma a me il dubbio resta, tanto più che padre-figlia si sono dati appuntamento al ristorante... di che hanno parlato mentre mangiavano, se non proprio di questo...? Al massimo falli incontrare alla stazione... lui la va a prendere e la porta direttamente a casa, il tragitto è breve...

 

Il punto non è tanto l'omertà di lui o la forza del personaggio della moglie, che pur ci sta e si capisce, quanto appunto il carattere forte di Antonella che non ha nessun limite-timore-remora a parlare così davanti a moglie e figlie, almeno secondo me... però ci può anche stare... è pur vero che nel finale, questo suo comportamento trova una sua giustificazione-linea  caratteriale che lo fa tornare meglio, ma mentre leggevo, a me è venuto il dubbio... riflettiamoci su!

 

1 ora fa, Ospite Rica ha scritto:

Avevo già fatto questa cosa in 

Chiaro... chiaro?  xD  In dove? Oppure intendevi "in" come "in", in in-glese... resterò col dubbio, voglio restarci.

 

1 ora fa, Ospite Rica ha scritto:

Eh, no! Volutissimo. :P

L'avevo subodorato... xD

 

Grazie a te... il quadro si intitola tipo "Nei camerini"...

 

Ciao!

 

 

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45 minuti fa, AndC ha scritto:

In tutta onestà no, almeno per me... il problema resta. Si può intuire, non dico di no, ma si può anche fraintendere. Se utilizziamo il sinonimo fessura o piega (o quello che è), comunque non c'è la specifica:

 

Vedrò come fare. :) 

 

45 minuti fa, AndC ha scritto:

Il punto non è tanto l'omertà di lui o la forza del personaggio della moglie, che pur ci sta e si capisce, quanto appunto il carattere forte di Antonella che non ha nessun limite-timore-remora a parlare così davanti a moglie e figlie, almeno secondo me... però ci può anche stare... è pur vero che nel finale, questo suo comportamento trova una sua giustificazione-linea  caratteriale che lo fa tornare meglio, ma mentre leggevo, a me è venuto il dubbio... riflettiamoci su!

 

Ma lei è così, non è solo il finale a mostrarla per quello che è. Lei prende e va a conoscere il padre, non vuole nulla, solo vederlo in viso. É  lei a lasciare un dono, è lei a decidere per sé. Anche lui è uno sconosciuto. Al ristorante li faccio solo mangiare, Antonio telefona subito dopo pranzo, nel sottotesto e nel sotteso ho immaginato chiaro che, non appena si rende conto di quanto sta per ascoltare, dice che è necessario andare a casa per parlarne.

Però hai ragione. Ci riflettiamo...

 

49 minuti fa, AndC ha scritto:

Chiaro... chiaro?  xD  In dove? Oppure intendevi "in" come "in", in in-glese... resterò col dubbio, voglio restarci.

 

Non so che fine ha fatto la frase! L'avevo usato in una latro racconto questo finale da "aggiornamento" con stacco totale. Mi era piaciuto in un romanzo, anche in Stoner accadeva al contrario. Era nell'incipit e in cinque righe riassumeva la vita trascorsa del protagonista. Mi piace l'effetto stcco che da, e anche la sorpresa. E se tu ti sei sorpreso, allora tanto male non va. ;) 

 

51 minuti fa, AndC ha scritto:

Grazie a te... il quadro si intitola tipo "Nei camerini"...

 

Qui avevo scritto: della tua amica artista o della nonna? E poi avevo scritto: di entrambe ricordo solo cose a colori.

Una delle due.

Bello quadro e titolo.

Grazie per il dono.  :flower:

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Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

– L’ha portato il postino stamattina. È per te – avevo detto a mio marito.

Caffè? Da Rimini? – aveva risposto.

Qui mi sfugge qualcosa, è sempre il marito che risponde? Allora forme è meglio dire mi aveva chiesto

 

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

C’era la foto di Antonio seduto con una donna a bordo pista di un circo. Riconobbi Maria Pia. Erano rimasti in contatto dopo che l’aveva lasciata e da quando aveva saputo di me, non scriveva solo a lui. A entrambi aveva augurato il meglio per il matrimonio e per la nascita delle bambine, arrivava puntuale su un pezzetto di carta ogni Natale, ogni compleanno. Io ricambiavo saluti e sfogliavo fotografie. Eppure non ne ricordavo una in cui fosse così giovane e bella.

L’ultima lettera era arrivata un mese prima, una calligrafia diversa ci informava della sua morte.

Qui passi dal Caffè appena arrivato alla foto, ho dovuto rileggere tre volte ( e non va bene :D), forse sarebbe meglio staccare un rigo per dare l'idea del cambio di scena; lì per lì mi sembrava che la foto avesse a che fare con la carta d'imballaggio del caffè (te lo giuro:D).

Anche la prima frase mi ha messa in confusione (vedi come ho sbarrato). Poi: erano rimasti in contatto, ma chi? Maria Pia e ? Poi ancora ... dopo che l'aveva lasciata e da quando aveva saputo di me, non scriveva solo a lui (a tuo marito? suppongo di sì), quindi scriveva a tuo marito da quando il suo l'aveva lasciata e aveva saputo di te, cioè i motivi scatenanti per la corrispondenza erano stati due, giusto? Oppure volevi dire che dopo che aveva saputo di te (e allora ci sarebbe voluta la virgola prima della "e") aveva cominciato a scrivere non solo a lui? ( mi sto impapocchiando?)

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

Mio marito era un artigiano. Disegnava e realizzava finestre, portoncini e complementi d’arredo. Prima di aprire l’officina aveva fatto il manutentore di sistemi elettrici e meccanici in un circo, ogni tanto veniva in città a far visita alla madre. La sentivo la Moto Guzzi tuonare sotto casa. Rossa, serbatoio bombato, sellino triangolare con molla centrale e seduta passeggero sul parafango posteriore, un mattoncino di pelle nero che desideravo occupare. Potevo stare in piazza, nel viale, sul ponte a guardare il fiume scorrere… Se passava Antonio, riconoscevo il motore e mi voltavo. Avevo diciassette anni.

perfetto, qui ritrovo la mia Rica di sempre (buon Dio!)

 

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

È ritornato, dicevo a mia madre. Lo devi lasciare stare uno così, diceva lei. C’è e non c’è. Non si sa cosa fa. Li chiamano i passeggiatori, lui e i suoi amici, fumano, bevono, parlano di arte e di letteratura.

Qui sbalestro: per uno che si occupa di sistemi elettronici e lavora in un circo, con un motorazzo  che romba per il paese, l'idea del letterato amante dell'arte non mi torna.

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

Conobbi così le calli di Venezia e il Ponte dei Sospiri, il Palio e la torre di Pisa, gli Uffizi, i Medici e... Memorie di Adriano. Il mio primo libro. Il suo preferito.

Questo riferimento potresti sfruttarlo e farci vedere lui come un viaggiatore (e in questo contesto amante dell'arte), non so se riesco a spiegarmi.

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

L’arrivo della carovana sollevava polvere nelle spianate. Insieme alle case-roulotte e ai camion-gabbia, i tir con rimorchio lasciavano solchi tra manovre e retromarce, fino a farsi muro intorno al piazzale vuoto. Stallieri, artisti e facchini lo attraversavano trascinando pesi in tute da lavoro chiuse sul davanti da un’unica cerniera, con spalle curve e dita veloci davano forma a ciò che forma prima non aveva.

E io lo vedevo il tendone a strisce bianche e rosse venire su, con la punta centrale sovrastata dalla bandierina e i tiranti di acciaio a tenderlo ai lati. Quasi a dargli le mani.

Uniti dai bulloni nel clangore del montaggio, i tubi si alzavano in gradinate sotto fari di metallo appena accesi e dopo la stretta dell’ultimo dado era un cratere di ferro a circondare la pista.

Al centro, l’ombra del trapezio.

Finché gli operai fissavano i cavi al pilone più alto, entrava e usciva dal tondo deformandosi sulla sagoma delle scalinate. Dopo l’oscillazione finale giaceva immobile e avvertiva che lì tutto era pronto. Allora, spinta e trainata, la biglietteria illuminava l’ingresso con l’intermittenza delle luci, mentre i pagliacci invitavano la folla tra il profumo delle noccioline e quello dello zucchero filato. Sta per iniziare lo spettacolo signori e signore! Tigri, leoni… ruggivano con grandi scarpe dando unghiate all’aria. Affrettatevi!

Tutt’intorno, l’odore del circo emanava dalle gabbie, dalla terra, dalla segatura umida.

Era l’afrore pungente degli animali. E saturava l’aria.

Eccellente descrizione, semplice e chiara,  procede per gradi fini ad innalzare l'immagine davanti ai nostri occhi.

 

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

A me piaceva questo prima e il dietro.

Capisco benissimo cosa intendi, ti piacevano i preparativi e il retroscena, ma detto così non mi convince.

 

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

Non i numeri, i costumi, gli strass o i lustrini. Volevo entrare nei camerini, io. Vedere vestaglie semiaperte davanti a lampadine che si rincorrevano sulle cornici degli specchi, posaceneri fumanti tra rossetti e flaconi appena usati, palpebre allungate fino all’attaccatura di parrucche vivaci e labbra esagerate aprire i sorrisi smisurati dei pagliacci, sul bianco del cerone e sotto nasi carmini.

Dove il pubblico non entrava, lì volevo arrivare. Per sentire le risate, le liti, le battute gridate in tutte le lingue disponibili al momento. E il pianto di un errore o di una delusione, anche se a piangere si piange tutti uguali.

Antonio mi raccontò di una donna che volava, una fidanzata. Sono innamorato di un’altra, le aveva detto, nei campi intorno allo spiazzo il grano danzava coi papaveri. Va bene, gli aveva risposto con le guance bagnate, e lui aveva controllato gli attacchi del trapezio altri due mesi.

bella anche questa parte

 

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

va male. Forse il suo voler rimanere, forse la correttezza. Solo quando entrai in un circo soffrii davvero pensando a lei

qui manca il punto alla fine della frase. 

 

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

l nano all’ingresso non mi piacque, il pagliaccio nemmeno.

Io e Antonio trascinammo fanghiglia sulla passerella approntata in quel pantano, i suoi occhi curiosi, i miei appassiti. Era per via del vento caldo, sicuro. L’ho sempre odiato, io, è una coperta di punti interrogativi che mi strozza il respiro e mi dà ansia.

Invece, no. Lo capii quando tutto si avvicinò.

Le strisce bianche e rosse trasudavano miseria negli strappi e nei rattoppi. La povertà trapelava da costumi troppo piccoli o troppo grandi, dai rammendi sulle calze nelle gambe delle donne, dai lustrini ciondolanti appesi a fili cadenti, dai vuoti di paillettes su corpetti lisi e body consunti. Non mi facevano ridere i sorrisi dei pagliacci, gareggiavano con la tristezza degli animali, attraversavano l’aria insieme alle mosche e all’odore di bestia e di merda.

Il tendone divenne un vascello capovolto su stenti imbellettati, mi diede pena l’infinito partire e arrivare, scaricare, montare e rimontare. L’ilarità e la gaiezza che avevo sempre invidiato, si stinsero come l’alone che mi lascò sul palmo della mano il biglietto inumidito. E la vita di Maria Pia si vestì di fatica, di miseria.

Non volli più entrarci in un circo. E da quel pomeriggio non pensai più neanche al prima e al dietro.

Fantastico! L'impatto con la realtà, il dietro le quinte rivela ben altro. Brava.

refuso: lascò

 

Un racconto molto bello nella sua essenza ma che ho avuto difficoltà a comprendere a volo, a seguirne il dispiegarsi della trama. Punti eccelsi (degni di Rica) e punti che andrebbero rivisti e resi "fruibili" al lettore. 

 

Non posso leggere i commenti di chi mi ha preceduto, proverò più tardi quando andrò a caricare Il Conte Federico revisionato.

Ciao e alla prossima

 

 

 

 

 

 


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Ciao @Ospite Rica,

Finalmente riesco a trovare il tempo per leggere il tuo ultimo racconto. Mi piace molto molto, ma mi sarei stupita del contrario (ci hai abituati bene;)). 

 

Non mi permetto di farti commenti dettagliati, primo perché è bello così, secondo perché prima di me ho visto che son già passati molti utenti decisamente più competenti. Pertanto ti dico che è bello, forse il più bello che ho letto dei tuoi, almeno degli ultimi. 

 

Trama e personaggi sono grandiosi, hanno una forza e una concretezza che non sembra di leggere, ma nemmeno di guardare un film, sembra di stare in mezzo a loro e vivere la storia con loro. Brava davvero. 

 

Solo una cosa vorrei segnalarti, perché non mi ha convinta (non so se te l'hanno già segnalata o è un mio modo di percepire che non si allinea con il sentire comune), parlo di questa affermazione:

 

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

Dove il pubblico non entrava, lì volevo arrivare. Per sentire le risate, le liti, le battute gridate in tutte le lingue disponibili al momento. E il pianto di un errore o di una delusione, anche se a piangere si piange tutti uguali.

Non sono d'accordo. Diciamo che messa in quel punto, tale frase suona bene, anche perché in perfetta antitesi con il multilinguismo delle risate, ma il suo significato non lo condivido, non ho questa percezione. Ognuno di noi piange in maniera diversa e in modi diversi a seconda del motivo e della sensibilità della singola persona. 

 

La storia, infine, è commovente e scritta in modo che non si riesce proprio a fermarsi finché non si arriva in fondo, coccolati dal tuo stile e dalle descrizioni ricche e vivide. 

Ho notato, ma forse mi sbaglio, che questa volta più di altre hai messo parti filosofiche e riflessive, che ho apprezzato moltissimo. 

 

Scusa se mi è venuto questo commento frammentato e sconclusionato, ma l'ho scritto a caldo e preferisco lasciarlo così, spero sia comprensibile:P

 

Talia 

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6 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

 

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

– L’ha portato il postino stamattina. È per te – avevo detto a mio marito.

Caffè? Da Rimini? – aveva risposto.

Qui mi sfugge qualcosa, è sempre il marito che risponde? Allora forme è meglio dire mi aveva chiesto

 

Mi sono posta il problema quando ho scritto. Lui chiede, ma risponde anche. Però sì, può essere anche come dici tu, ma non capisco perché dici "è sempre il marito". Non c'erano altre battute prima.

 

 

6 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:
Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

C’era la foto di Antonio seduto con 1 una donna a bordo pista di un circo. Riconobbi Maria Pia. Erano rimasti in contatto dopo che l’aveva lasciata e da quando 2 LEI aveva saputo di me, non scriveva solo a lui. A entrambi aveva augurato il meglio per il matrimonio e per la nascita delle bambine, arrivava puntuale su un pezzetto di carta ogni Natale, ogni compleanno. Io ricambiavo saluti e sfogliavo fotografie. Eppure non ne ricordavo una in cui fosse così giovane e bella.

L’ultima lettera era arrivata un mese prima, una calligrafia diversa ci informava della sua morte.

 

1) Sai che io taglio, e ben venga un taglio dove non mi sono accorta che avrebbe potuto esserci. Ma tu mi tagli il cuore del racconto. ;) 

2) Se ti aggiungo un lei? Anche se a me pare superfluo. Ma sono curiosa di capire cosa ti ha affaticato.

 

6 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Qui passi dal Caffè appena arrivato alla foto, ho dovuto rileggere tre volte ( e non va bene :D), forse sarebbe meglio staccare un rigo per dare l'idea del cambio di scena; lì per lì mi sembrava che la foto avesse a che fare con la carta d'imballaggio del caffè (te lo giuro:D).

Anche la prima frase mi ha messa in confusione (vedi come ho sbarrato). Poi: erano rimasti in contatto, ma chi? Maria Pia e ? Poi ancora ... dopo che l'aveva lasciata e da quando aveva saputo di me, non scriveva solo a lui (a tuo marito? suppongo di sì), quindi scriveva a tuo marito da quando il suo l'aveva lasciata e aveva saputo di te, cioè i motivi scatenanti per la corrispondenza erano stati due, giusto? Oppure volevi dire che dopo che aveva saputo di te (e allora ci sarebbe voluta la virgola prima della "e") aveva cominciato a scrivere non solo a lui? ( mi sto impapocchiando?)

 

Leggendo questa prima parte del commento ho avuto l'impressione che io abbia scritto un racconto diverso da quello che tu hai letto, e che tu abbia letto un racconto diverso da quello che io ho scritto. E la cosa mi sembra molto interessante.

Non è un cambio scena, è un ricordo condensato. La mattina riceve il pacco, la notte lei non chiude occhio. Ti sta raccontando cosa è successo a cena, quando il marito è tornato... 

C'è un pacco. C'è un pacchetto di caffè dentro, e una foto. Quella foto. Fondamentale per la trama e l'evolversi dell'intreccio.

È il marito della protagonista seduto con la sua ex fidanzata.

 

6 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:
Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

 

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

È ritornato, dicevo a mia madre. Lo devi lasciare stare uno così, diceva lei. C’è e non c’è. Non si sa cosa fa. Li chiamano i passeggiatori, lui e i suoi amici, fumano, bevono, parlano di arte e di letteratura.

Qui sbalestro: per uno che si occupa di sistemi elettronici e lavora in un circo, con un motorazzo  che romba per il paese, l'idea del letterato amante dell'arte non mi torna.

 

Oddio. Però questo è pregiudiziale, in generale dico. Perché mai un operaio non può avere interessi del genere? Il motorazzo romba non perché motorazzo, quanto perché fine anni cinquanta i motori erano rumorosi. 

Comunque, lui è mio zio. Una spugna che assorbiva tutto, anche il vino buono. ;) 

Non solo ho letto i primi romanzi grazie a lui, non solo mi ha fatto conoscere Memorie di Adriano che ero piccola ancora, non solo parlava di arte e architettura, ma zio era un grande appassionato di chimica che conosceva tutti i simboli della tavola degli elementi e anche le reazioni. Era fighissimo! 

Però questo non l'ho. ;) 

 

6 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:
Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

Conobbi così le calli di Venezia e il Ponte dei Sospiri, il Palio e la torre di Pisa, gli Uffizi, i Medici e... Memorie di Adriano. Il mio primo libro. Il suo preferito.

Questo riferimento potresti sfruttarlo e farci vedere lui come un viaggiatore (e in questo contesto amante dell'arte), non so se riesco a spiegarmi.

Ma lui non è un viaggiatore. Si sposta con il circo, è un lavoratore ambulante che carpisce, non visita... Ruba al volo, quando può lasciare il circo.

 

6 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:
Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

A me piaceva questo prima e il dietro.

Capisco benissimo cosa intendi, ti piacevano i preparativi e il retroscena, ma detto così non mi convince.

Capisco. :) 

 

Scusa per l'affaticamento nella lettura. Ho provato a capire, in parte ti ho capita, in parte no.

Però grazie del tuo bel commento e del tuo tempo, entrambi sempre molto graditi.

Un abbraccio Ade, e due fiori. :flower:

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17 ore fa, Ospite Rica ha scritto:
Quota

Questo riferimento potresti sfruttarlo e farci vedere lui come un viaggiatore (e in questo contesto amante dell'arte), non so se riesco a spiegarmi.

Ma lui non è un viaggiatore. Si sposta con il circo, è un lavoratore ambulante che carpisce, non visita... Ruba al volo, quando può lasciare il circo

Sì, intendevo viaggiatore con il circo (cioè lavorando sapeva cogliere la bellezza delle città che visitava). Non riuscivo a vederlo come letterato, tutto qui). 

Le perplessità sono state reciproche, dopo la lettura mi sono chiesta: perché alcuni paragrafi li ho trovati perfetti come solo Rica sa scrivere e altri no? Ovviamente perché io seguivo il mio filo (sbagliando), parecchie cose si afferrano solo dopo avere finito il racconto. Sappiamo bene che a volte e un bene altre volte un male, dipende dalla lunghezza del racconto? Dipende solo dal lettore? Bella domanda. Provo a rispondere ai tuoi quesiti, ti dico subito che quotavo mentre leggevo ponendomi i dubbi del momento. Lo so che alcuni racconti possono essere commentati con una sola lettura altri no. Io penso però che la seconda lettura debba nascere dal desiderio di riassaporare e non dalla necessità di capire, 

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

ntonio dormiva nel nostro letto. Due tiri…

Le mie figlie dormivano nei loro letti. Due tiri…

– L’ha portato il postino stamattina. È per te – avevo detto a mio marito.

– Caffè? Da Rimini? – aveva risposto.

Qui io vedo tuo marito che dorme nel vostro letto, poi vedo le figlie che dormono nella loro stanza, e  dopo queste immagini mi arriva "il caffè " ecco perché non mi raccapezzavo. Per me entra in scena qualcun altro (nella mia mente tuo marito è ancora nel letto che dorme). Alla fine del racconto è chiaro che c'era solo lui, ma di primo acchito no, almeno io non l'ho capito. 

 

Stessa cosa un po' più sotto

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

– L’ha portato il postino stamattina. È per te – avevo detto a mio marito.

– Caffè? Da Rimini? – aveva risposto.

C’era la foto di Antonio seduto con una donna a bordo pista di un circo. Riconobbi Maria Pia. Erano rimasti in contatto dopo che l’aveva

Passiamo dal caffè  alla foto. Bene, da come leggo creo le mie immagini, mi dici che è arrivato del caffè ipotizzo un pacchetto non vado all'idea che sia un pacco che contenga altro, e mi chiedo ma questa foto e lì sul tavolo (io con la mia mente sono in cucina, perché ti ho vista camminare per il corridoio, ti ho vista sbirciare nelle stanza e suppongo sia arrivata in cucina :facepalm:)? Da dove salta fuori la foto?

 

Spero di averti saputo spiegare i miei dubbi. Ovviamente, ripeto, sono stata io a creare false immagini se no avresti trovato gli stessi appunti negli altri commenti. Grazie dei fiori, ricambio:love: con un bacino

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Il 19/11/2019 alle 13:50, Talia ha scritto:

Solo una cosa vorrei segnalarti, perché non mi ha convinta (non so se te l'hanno già segnalata o è un mio modo di percepire che non si allinea con il sentire comune), parlo di questa affermazione:

 

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

Dove il pubblico non entrava, lì volevo arrivare. Per sentire le risate, le liti, le battute gridate in tutte le lingue disponibili al momento. E il pianto di un errore o di una delusione, anche se a piangere si piange tutti uguali.

Non sono d'accordo. Diciamo che messa in quel punto, tale frase suona bene, anche perché in perfetta antitesi con il multilinguismo delle risate, ma il suo significato non lo condivido, non ho questa percezione. Ognuno di noi piange in maniera diversa e in modi diversi a seconda del motivo e della sensibilità della singola persona. 

 

Sono d'accordo con te. Non volevo scriverlo proprio perché ho fatto la tua stessa considerazione, poi ho pensato che in quel contesto era importante dire, nonostante le diversità, in questo caso linguistiche, che le lacrime scendono nello stesso modo. Dovrei cercare più l'immagine della lacrima che scende, in questo caso. Forse, dico forse, potrebbe riuscire meglio ciò che voglio dire e rimarcare la meccanicità del pianto, non l'emotività.

Non posso che allinearmi al tuo punto di vista. Grazie. :)

 

Il 19/11/2019 alle 13:50, Talia ha scritto:

 

La storia, infine, è commovente e scritta in modo che non si riesce proprio a fermarsi finché non si arriva in fondo, coccolati dal tuo stile e dalle descrizioni ricche e vivide. 

Ho notato, ma forse mi sbaglio, che questa volta più di altre hai messo parti filosofiche e riflessive, che ho apprezzato moltissimo. 

 

Non saprei. Su questo non so risponderti.

 

Il 19/11/2019 alle 13:50, Talia ha scritto:

Scusa se mi è venuto questo commento frammentato e sconclusionato, ma l'ho scritto a caldo e preferisco lasciarlo così, spero sia comprensibile:P

 

Non mi sembra affatto frammentato e sconclusionato. Proprio per niente.

Ti ringrazio per i complimenti, il tempo, il commento, la presenza...

Grazie cara @Talia

Proverò a cercare un immagine che renda quello che voglio senza il rischio di correre in questa ambiguità.

:flower:

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Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

Erano rimasti in contatto dopo che l’aveva lasciata e da quando aveva saputo di me, non scriveva solo a lui.

 

Qui, dopo averlo riletto, credo ci sia un errore. Perché il soggetto è l'uomo, lui l'aveva lasciata. Quindi riproporre il pronome femminile è corretto. :) 

 

28 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Sì, intendevo viaggiatore con il circo (cioè lavorando sapeva cogliere la bellezza delle città che visitava). Non riuscivo a vederlo come letterato, tutto qui). 

Le perplessità sono state reciproche, dopo la lettura mi sono chiesta: perché alcuni paragrafi li ho trovati perfetti come solo Rica sa scrivere e altri no? Ovviamente perché io seguivo il mio filo (sbagliando), parecchie cose si afferrano solo dopo avere finito il racconto. Sappiamo bene che a volte e un bene altre volte un male, dipende dalla lunghezza del racconto? Dipende solo dal lettore? Bella domanda. Provo a rispondere ai tuoi quesiti, ti dico subito che quotavo mentre leggevo ponendomi i dubbi del momento. Lo so che alcuni racconti possono essere commentati con una sola lettura altri no. Io penso però che la seconda lettura debba nascere dal desiderio di riassaporare e non dalla necessità di capire, 

 

Ah, guarda... Io non so rispondere a questa domanda. Personalmente tornare indietro in molte letture mi aiuta a capire che sbagliavo io interpretazione. Altre volte, mi aiuta a capire che non mi era piaciuto il passaggio, pur se scritto bene. Altre ancora, che non mi ero accorta di qualche dettaglio. Quindi non so, credo sia molto soggettivo.

 

31 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Passiamo dal caffè  alla foto. Bene, da come leggo creo le mie immagini, mi dici che è arrivato del caffè ipotizzo un pacchetto non vado all'idea che sia un pacco che contenga altro, e mi chiedo ma questa foto e lì sul tavolo (io con la mia mente sono in cucina, perché ti ho vista camminare per il corridoio, ti ho vista sbirciare nelle stanza e suppongo sia arrivata in cucina :facepalm:)? Da dove salta fuori la foto?

 

 

Provo a risponderti. Do spiegazioni perché me le chiedi, ma è un dato di fatto che con te il mio raccotno non ha funzionato. ;) 

 

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

In cucina la luce della cappa si specchiava nelle pentole, rischiarava il lavello e i piatti sporchi della cena. Tic, faceva la goccia.

Sul tavolo i bicchieri, il posacenere colmo, le Winston vuote… E il pacco.

Era l’alba. Graffiavo il buio del corridoio con la brace dell’ultima sigaretta, sulla soglia delle camere deglutivo.

È ancora tutto come la sera precedente. La mattina era arrivato un pacco. Il marito lo ha scartato la sera e ha trovato un pacchetto di caffè. È ancora sul tavolo con il pacco. Lei passa la notte a fumare e fare su e giù. Ha riconosciuto Maria Pia. Te lo dice dopo. Sa che deve aspettarsi qualcosa. Guarda la sua famiglia dormire, la guarda con preoccupazione.

Antonio dormiva nel nostro letto. Due tiri…

Le mie figlie dormivano nei loro letti. Due tiri…

– L’ha portato il postino stamattina. È per te – avevo detto a mio marito.

– Caffè? Da Rimini? – aveva risposto.

Il marito lo aveva scartato la sera, a cena. Ha trovato un pacchetto di caffè e una foto.

C’era la foto di Antonio seduto con una donna a bordo pista di un circo. Riconobbi Maria Pia. Erano rimasti in contatto dopo che l’aveva lasciata e da quando aveva saputo di me, non scriveva solo a lui. A entrambi aveva augurato il meglio per il matrimonio e per la nascita delle bambine, arrivava puntuale su un pezzetto di carta ogni Natale, ogni compleanno. Io ricambiavo saluti e sfogliavo fotografie. Eppure non ne ricordavo una in cui fosse così giovane e bella.

L’ultima lettera era arrivata un mese prima, una calligrafia diversa ci informava della sua morte.

La bagnai, leggendola. Poi la riposi con le altre, nella scatola di scarpe che avvolsi con un nastro di raso blu.

Lei condensa un ricordo lungo una vita. Quella insieme al marito, ma introduce nella loro vita questa donna corretta, cortese, gentile.

 

Ma ripeto, se non hai capito, con te non ha funzionato. Mica è colpa tua. :) 

È che io, rileggendolo, non riesco a capire dove intervenire perché si capisca meglio. Nel senso che per me è chiaro, anche se questo non sigifica assolutamente nulla, perché potrebbe essere chiaro solo nella mia testa.

Adesso trono di là.

Stiamo facendo a ping pong! xD

 

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31 minuti fa, Ospite Rica ha scritto:

 

Ma ripeto, se non hai capito, con te non ha funzionato. Mica è colpa tua

È solo colpa mia, invece.  Fidati degli altri commenti, io ti ho riproposto i miei dubbi così come mi sono venuti, ma è evidente che sono sintomo di una lettura sbagliata. A volte può capitare. 

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Il 17/11/2019 alle 00:03, Ospite Rica ha scritto:

Sul tavolo i bicchieri, il posacenere colmo, le Winston vuote… E il pacco.

 

Non tornerebbe meglio "il posacenere colmo e il pacchetto di Winston vuoto. Quel E il pacco non mi piace messo lì, stride, mi ricorda un uomo e il pacco dei pantaloni (era in Fantozzi?). Mi avevi calato in un grande clima e il pacco mi ha distratto. Le winston vuote si capisce anche senza dire il pacchetto... forse cambiare l'ordine, così il pacco non sta vicino alle Winston: Sul tavolo i bicchieri, le Winston vuote, il posacenere colmo... e quel pacchettino/pacco/scatola.

 

Il 17/11/2019 alle 00:03, Ospite Rica ha scritto:

C’era la foto di Antonio seduto con una donna a bordo pista di un circo.

 

vorrei spezzare la frase con una virgola, ma non so dove metterla.

 

Il 17/11/2019 alle 00:03, Ospite Rica ha scritto:

A entrambi aveva augurato il meglio per il matrimonio e per la nascita delle bambine, arrivava puntuale su un pezzetto di carta ogni Natale, ogni compleanno.

 

Non vedo legata questa frase. A entrambi aveva augurato il meglio per il matrimonio e per la nascita delle bambine. Ogni Natale, ogni compleanno arrivavano puntuali i suoi auguri (ma non devi ripetere auguri, usa un'altra parola) su un pezzetto di carta.

 

Il 17/11/2019 alle 00:03, Ospite Rica ha scritto:

Io ne ero innamorata. Il giorno che mi disse salta su, strinsi il viso tra le mani con la bocca ovale e gli occhi rotondi. Le gambe di lato, la faccia nel suo odore buono, il seno contro la schiena di un uomo. Un clack sulla prima e partì. Quando sentii le ciocche spettinate solleticarmi il collo e la gonna svolazzare alta sulle gambe, rimasi incollata alla sua camicia e lasciai entrare il vento nei capelli e tra le cosce. Mi sarei persa la vita se non avessi accettato.

 

Dopo un incipit incerto (l'ho riletto varie volte, c'è un po' di confusione a parer mio), qui anche tu ingrani la marcia. La seconda parte scorre benissimo, molto chiara e questa descrizione è talmente reale che l'ho vista. Brava!

 

Il 17/11/2019 alle 00:03, Ospite Rica ha scritto:

e la torre di Pisa

 

perché rovinare un racconto. Metti il porto di Livorno suona più romantico :P

 

Il 17/11/2019 alle 00:03, Ospite Rica ha scritto:

e lui aveva controllato gli attacchi del trapezio altri due mesi.

 

:D:D

 

Il 17/11/2019 alle 00:03, Ospite Rica ha scritto:

Solo quando entrai in un circo soffrii davvero pensando a lei 

 

Manca il punto

 

Il 17/11/2019 alle 00:03, Ospite Rica ha scritto:

Il nano all’ingresso non mi piacque, il pagliaccio nemmeno.

Io e Antonio trascinammo fanghiglia sulla passerella approntata in quel pantano, i suoi occhi curiosi, i miei appassiti. Era per via del vento caldo, sicuro. L’ho sempre odiato, io, è una coperta di punti interrogativi che mi strozza il respiro e mi dà ansia.

Invece, no. Lo capii quando tutto si avvicinò.

Le strisce bianche e rosse trasudavano miseria negli strappi e nei rattoppi. La povertà trapelava da costumi troppo piccoli o troppo grandi, dai rammendi sulle calze nelle gambe delle donne, dai lustrini ciondolanti appesi a fili cadenti, dai vuoti di paillettes su corpetti lisi e body consunti. Non mi facevano ridere i sorrisi dei pagliacci, gareggiavano con la tristezza degli animali, attraversavano l’aria insieme alle mosche e all’odore di bestia e di merda.

Il tendone divenne un vascello capovolto su stenti imbellettati, mi diede pena l’infinito partire e arrivare, scaricare, montare e rimontare. L’ilarità e la gaiezza che avevo sempre invidiato, si stinsero come l’alone che mi lascò sul palmo della mano il biglietto inumidito. E la vita di Maria Pia si vestì di fatica, di miseria.

Non volli più entrarci in un circo. E da quel pomeriggio non pensai più neanche al prima e al dietro.

 

Bello questo passaggio, dove rinnega tutto quello che prima ci aveva spacciato per bellezza. Vede tutto con altri occhi. Bel passaggio.

 

Il 17/11/2019 alle 00:03, Ospite Rica ha scritto:

che le ragazze no prendano impegn

 

Non, refuso

 

Nel finale metterei ogni tanto chi parla, perché ci sono diversi personaggi e il dialogo procede solo con il discorso diretto. Poi sono rimasto un po' interdetto perché ero convinto che l'inizio fosse il presente, mentre invece non lo era. Il vero presente è più giù. Non so perché sono stato portato a crederlo.

 

Il finale è molto bello e lascia molta amarezza: ci ho letto sofferenza, amori voluti e non voluti, tanta forza d'animo di Maria Pia, che anche se quasi non compare premea tutto il racconto. Lavorerei più sul personaggio di Antonio, che dapprima sembra molto sicuro di se, mentre invece non lo è affatto.

Tolto questo il racconto è molto bello e si legge volentieri. Sembra quasi che tu abbia vissuto questa esperienza circense da come l'hai raccontata bene. Ti leggo sempre con piacere, lo sai.

 

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Ciao @Ospite Rica :)

un bel racconto, complimenti. Non ti farò le pulci sul testo, sia perché ti sono già state fatte da chi mi ha preceduto, sia perché non saprei che dire al riguardo: io mi sono letta tutto senza interruzioni di sorta, non vedo dove poterti criticare dal punto di vista della scrittura.

Il testo è ben gestito nel ritmo e nei tempi; incrementi in modo costante la curiosità del lettore: ci si chiede dove si voglia andare a parare, che cosa è successo a questa famiglia, quali sono state le dinamiche che la rendono così interessante. Perché generi interesse, fai capire che c'è qualcosa da scoprire, ma fino alla presentazione della figliastra, di cui non si è mai saputo nulla, non c'è modo di aspettarsi proprio questo, come "colpo di scena" (o, almeno, io l'ho trovato un buon colpo di scena).

Ho visto che in molti hanno detto di questo racconto che è un "racconto circense". Secondo me lo è, ma in senso figurato. Il testo è un racconto di famiglia, di amore, di sofferenza. In questo vedo un circo figurato: le vicende amorose e familiari dei personaggi possono essere viste nella metafora di un circo: gente che viene e gente che va, uno spettacolo bello da vedere, ma pesante da vivere. Ho apprezzato questa duplicità: circo fuori come ambientazione, ma il circo vero è quello che sta dentro ai personaggi, alla loro vita.

Detto ciò, vengo alla parte che mi è rimasta più oscura, per cui ti chiedo: perché la figliastra torna? Vuole conoscere il padre, fargli sapere della sua esistenza. Bene. Però non accetta di essere accolta da lui e dalla sua famiglia. Viene trattata bene, le propongono di entrare a far parte della famiglia, ma lei non accetta. Non accetta nemmeno che il padre non sapesse davvero della sua esistenza. Ecco, mi chiedo il perché di tutto questo. Colgo poco la mentalità, le emozioni e le motivazioni della ragazza. Entro e vedo poco del personaggio, c'è qualcosa che mi sfugge. Vorrei saperne di più su di lei.

So che non è un errore questa mancanza: il punto di vista della narrazione non può rispondere alle mie domande, non può fugare i miei dubbi, perché probabilmente anche lui ne sa quanto me. Eppure, da lettore, ho questa esigenza, per avere un quadro completo della vicenda. Non mi basta solo questo.

Ecco fatto, questa la mia riflessione al riguardo. Spero possa esserti utile in qualche modo :)

 

A rileggerti! :sss:

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17 ore fa, Ghigo ha scritto:

Non tornerebbe meglio "il posacenere colmo e il pacchetto di Winston vuoto. Quel E il pacco non mi piace messo lì, stride, mi ricorda un uomo e il pacco dei pantaloni (era in Fantozzi?). xD xD Triviale. Mi avevi calato in un grande clima e il pacco mi ha distratto. Le winston vuote si capisce anche senza dire il pacchetto... forse cambiare l'ordine, così il pacco non sta vicino alle Winston: Sul tavolo i bicchieri, le Winston vuote, il posacenere colmo... e quel pacchettino/pacco/scatola.

 

Ma è un pacco postale. Volevo stesse a parte e da solo perché risaltasse. :asd:

Capisco possa non piacerti. Mi hai fatto ridere, però. :) 

 

17 ore fa, Ghigo ha scritto:

 

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

C’era la foto di Antonio seduto con una donna a bordo pista di un circo.

 

vorrei spezzare la frase con una virgola, ma non so dove metterla.

E allora non mettiamocela. Anche io quando la leggo ho la stessa sensazione. Avevo provato dopo Antonio, ma non funziona.

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

A entrambi aveva augurato il meglio per il matrimonio e per la nascita delle bambine, arrivava puntuale su un pezzetto di carta ogni Natale, ogni compleanno.

 

Non vedo legata questa frase. A entrambi aveva augurato il meglio per il matrimonio e per la nascita delle bambine. Ogni Natale, ogni compleanno arrivavano puntuali i suoi auguri (ma non devi ripetere auguri, usa un'altra parola) su un pezzetto di carta.

- Occhei. Ci penso. :) 

 

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

Io ne ero innamorata. Il giorno che mi disse salta su, strinsi il viso tra le mani con la bocca ovale e gli occhi rotondi. Le gambe di lato, la faccia nel suo odore buono, il seno contro la schiena di un uomo. Un clack sulla prima e partì. Quando sentii le ciocche spettinate solleticarmi il collo e la gonna svolazzare alta sulle gambe, rimasi incollata alla sua camicia e lasciai entrare il vento nei capelli e tra le cosce. Mi sarei persa la vita se non avessi accettato.

 

Dopo un incipit incerto (l'ho riletto varie volte, c'è un po' di confusione a parer mio), qui anche tu ingrani la marcia. La seconda parte scorre benissimo, molto chiara e questa descrizione è talmente reale che l'ho vista. Brava!

– devo lanciare il totoincipit!. Non sei il solo ad avere avuto difficoltà.

 

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

e la torre di Pisa

 

perché rovinare un racconto. Metti il porto di Livorno suona più romantico :P

:facepalm:

 

Nel finale metterei ogni tanto chi parla, perché ci sono diversi personaggi e il dialogo procede solo con il discorso diretto. Poi sono rimasto un po' interdetto perché ero convinto che l'inizio fosse il presente, mentre invece non lo era. Il vero presente è più giù. Non so perché sono stato portato a crederlo.

Bene, benissimo. :) 

 

Il finale è molto bello e lascia molta amarezza: ci ho letto sofferenza, amori voluti e non voluti, tanta forza d'animo di Maria Pia, che anche se quasi non compare premea tutto il racconto. Lavorerei più sul personaggio di Antonio, che dapprima sembra molto sicuro di se, mentre invece non lo è affatto.

Tolto questo il racconto è molto bello e si legge volentieri. Sembra quasi che tu abbia vissuto questa esperienza circense da come l'hai raccontata bene. Ti leggo sempre con piacere, lo sai.

 

 

No, non l'ho vissuta. Lo invissuta (coniato neologismo per dire che invento vissuti veri di altri, e li ricamo a mio piacimento)

Anche io ti leggo sempre volentieri, sia nei racconti che nei commenti. Grazie per avermi lasciato le tue indicazioni e per i refusi. Corretti.

Ciao uomo che viene dal freddo. 

Due fiori. :flower:

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23 ore fa, Miss Ribston ha scritto:

Ciao @Ospite Rica :)

un bel racconto, complimenti. Non ti farò le pulci sul testo, sia perché ti sono già state fatte da chi mi ha preceduto, sia perché non saprei che dire al riguardo: io mi sono letta tutto senza interruzioni di sorta, non vedo dove poterti criticare dal punto di vista della scrittura.

Ho lanciato il toto incipit. Non a tutti è risultato chiaro. Prendo le vostre considerazioni sempre come spunto di riflessione. Grazie.

 

23 ore fa, Miss Ribston ha scritto:

 

Ho visto che in molti hanno detto di questo racconto che è un "racconto circense". Secondo me lo è, ma in senso figurato. Il testo è un racconto di famiglia, di amore, di sofferenza. In questo vedo un circo figurato: le vicende amorose e familiari dei personaggi possono essere viste nella metafora di un circo: gente che viene e gente che va, uno spettacolo bello da vedere, ma pesante da vivere. Ho apprezzato questa duplicità: circo fuori come ambientazione, ma il circo vero è quello che sta dentro ai personaggi, alla loro vita. <3

 

E io ho apprezzato tu l'abbia colto.

 

23 ore fa, Miss Ribston ha scritto:

Detto ciò, vengo alla parte che mi è rimasta più oscura, per cui ti chiedo: perché la figliastra torna? Vuole conoscere il padre, fargli sapere della sua esistenza.

Per lei è più importante sapere chi è lui che far sapere a lui della sua esistenza. Il viso. Vuole vederlo in viso.

 

23 ore fa, Miss Ribston ha scritto:

Bene. Però non accetta di essere accolta da lui e dalla sua famiglia. Viene trattata bene, le propongono di entrare a far parte della famiglia, ma lei non accetta. Non accetta nemmeno che il padre non sapesse davvero della sua esistenza.

Questo lo accetta dopo la lettura delle lettere, è inconfutabile che la madre non abbia scritto mai una parola su di lei. Per questo riconosce in entrambi  brave persone: la madre per non averla usata, il padre perché davvero non sapeva.

 

23 ore fa, Miss Ribston ha scritto:

Ecco, mi chiedo il perché di tutto questo. Colgo poco la mentalità, le emozioni e le motivazioni della ragazza. Entro e vedo poco del personaggio, c'è qualcosa che mi sfugge. Vorrei saperne di più su di lei.

Non è la sua famiglia. Non la sente vicina. In qualche modo è lo specchio di ciò che non ha mai avuto. È forse troppo tardi per entrarci? È forse troppo scomodo per lei sentirsene parte?

23 ore fa, Miss Ribston ha scritto:

So che non è un errore questa mancanza: il punto di vista della narrazione non può rispondere alle mie domande, non può fugare i miei dubbi, perché probabilmente anche lui ne sa quanto me. Eppure, da lettore, ho questa esigenza, per avere un quadro completo della vicenda. Non mi basta solo questo.

Ecco fatto, questa la mia riflessione al riguardo. Spero possa esserti utile in qualche modo :)

 

A rileggerti! :sss:

 

Però, se ti è rimasto un punto interrogativo in testa, allora io sono più che contenta. Perché credo che un racconto debba privilegiare, in chiusura, un 'apertura a interpretazioni e domande. Io amo raccontare quelle storie che sembrano impossibili ma che di fatto denunciano la non comunicazione, l'impossibilità di trovarsi, la difficoltà a parlarsi. Poteva essere ma non  e stato... ecco. E ora è così, e non c'è la capacita di mandare le cose in modo diverso. Né ci si sa spiegare perché. E anche se razionalmente sarebbe bastato un gesto, una parola, o anche quando quel gesto e quella parola ci sono state, resta la difficoltà a incontrarsi davvero, a condividere un percorso emotivo.

Non so. Mi affascina questo lato "malato" dell'essere umano.

Grazie Miss della lettura e della tua considerazione sul finale. 

:flower:

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Delicato e toccante. Una storia di cui mi hanno colpito tutti i particolari messi in scena, che accostati formano un insieme frammentato ma omogeneo al tempo stesso. I singoli dettagli raccontano la storia con la loro stessa forza.

Ho riscontrato solo due macro criticità, da prendere in considerazione per una revisione, se vorrai.

La prima è un'ermetismo spinto quasi all'estremo. Determinati passaggi avrebbero avuto bisogno, a mio avviso, di più "aria". Apprezzo e sento vicina la ricerca del "minor numero di parole", del cercare di racchiudere quanto più significato possibile in una singola frase breve, ma ci sono punti in cui si può dare più spazio all'immediatezza di comprensione. A discapito dell'attitudine al taglio, ovviamente, ma credo che ogni tanto si possa concederlo. :D 

La seconda sono i dialoghi: troppo simili al registro della narrazione. Sono eccessivamente amalgamati e non emergono le voci dei personaggi.

Per pulci e zecche non sono la persona più indicata. Altri qui sono più portati per il lavoro di fino. :asd: 

 

Ho trovato questi. Magari ti piacciono.

:flower: 

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Ciao @Ospite Rica, mi è piaciuto molto la descrizione del circo, sia nella sua veste più sgargiante sia in quella malinconica dell'allestimento nel giorno di pioggia. Mi a ricordato, per restare in tema circense, il trucco da clown che nasconde l'espressione triste del volto su cui è dipinto.

La seconda parte è accelerata, un botta e risposta in cui le battute si fondono con le riflessioni della protagonista e a volte mi sono perso.

Ho apprezzato soprattutto lo stile, frasi rapide e immediate che si mescolano ad altre più lunghe e descrittive, un moto ondoso in perenne mutamento che accompagna lungo il corso della letteratura, arricchito da inserti poetici azzeccati.

Brava e a rileggerci!

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6 ore fa, AdStr ha scritto:

Delicato e toccante. Una storia di cui mi hanno colpito tutti i particolari messi in scena, che accostati formano un insieme frammentato ma omogeneo al tempo stesso. I singoli dettagli raccontano la storia con la loro stessa forza.

Tipo il clack della frizione, vero? :love:

 

6 ore fa, AdStr ha scritto:

Ho riscontrato solo due macro criticità, da prendere in considerazione per una revisione, se vorrai.

La prima è un'ermetismo spinto quasi all'estremo. Determinati passaggi avrebbero avuto bisogno, a mio avviso, di più "aria". Apprezzo e sento vicina la ricerca del "minor numero di parole", del cercare di racchiudere quanto più significato possibile in una singola frase breve, ma ci sono punti in cui si può dare più spazio all'immediatezza di comprensione. A discapito dell'attitudine al taglio, ovviamente, ma credo che ogni tanto si possa concederlo. :D 

Credo che io vada sempre più verso questa linea. Purtroppo, quando do spazio e poi rileggo mi accorgo che posso evitare tante parole. Ma questo non vuol dire che vada bene, penso sia più una mia necessità. Spesso mi sembra di ripetere concetti, immagini e anche "spieghino" nel dilungarmi. Dovrò trovare una via di mezzo? Eppure ti assicuro che provo a farlo, ma quando limo, taglio! :pirata2:

6 ore fa, AdStr ha scritto:

La seconda sono i dialoghi: troppo simili al registro della narrazione. Sono eccessivamente amalgamati e non emergono le voci dei personaggi.

Per pulci e zecche non sono la persona più indicata. Altri qui sono più portati per il lavoro di fino. :asd: 

 

Non sono il mio forte, i dialoghi. Quando li faccio uscire dal registro narrativo mi si segnala lo stacco, quando ce li faccio rientrare mi si segnala la "monotonia". Devo capire, perché i dialoghi non sono certo il mio forte. ;) 

 

6 ore fa, AdStr ha scritto:

Ho trovato questi. Magari ti piacciono.

:flower: 

 

Tantissimo! xD

 

@lucamenca grazie per passaggio, commento e tempo dedicatomi.

Vado a leggerti. A presto. 

:flower:

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Ciao @Ospite Rica:sss: che titolo curioso, davvero particolare. Leggiamo il resto.

 

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

In cucina la luce della cappa si specchiava nelle pentole, rischiarava il lavello e i piatti sporchi della cena. Tic, faceva la goccia.

Sul tavolo i bicchieri, il posacenere colmo, le Winston vuote… E il pacco.

L'incipit è curioso ma cosa sono le Winson:?:

 

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

Era l’alba. Graffiavo il buio del corridoio con la brace dell’ultima sigaretta, sulla soglia delle camere deglutivo.

Antonio dormiva nel nostro letto. Due tiri…

Le mie figlie dormivano nei loro letti. Due tiri…

– L’ha portato il postino stamattina. È per te – avevo detto a mio marito.

– Caffè? Da Rimini? – aveva risposto.

Che cosa sono le brace?

 

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

C’era la foto di Antonio seduto con una donna a bordo pista di un circo. Riconobbi Maria Pia. Erano rimasti in contatto dopo che l’aveva lasciata e da quando aveva saputo di me, non scriveva solo a lui. A entrambi aveva augurato il meglio per il matrimonio e per la nascita delle bambine, arrivava puntuale su un pezzetto di carta ogni Natale, ogni compleanno. Io ricambiavo saluti e sfogliavo fotografie. Eppure non ne ricordavo una in cui fosse così giovane e bella.

Pezzo molto scorrevole.

 

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

. Prima di aprire l’officina aveva fatto il manutentore di sistemi elettrici e meccanici in un circo, ogni tanto veniva in città a far visita alla madre. La sentivo la Moto Guzzi tuonare sotto casa. Rossa, serbatoio bombato, sellino triangolare con molla centrale e seduta passeggero sul parafango posteriore, un mattoncino di pelle nero che desideravo occupare. Potevo stare in piazza, nel viale, sul ponte a guardare il fiume scorrere… Se passava Antonio, riconoscevo il motore e mi voltavo. Avevo diciassette anni.

Questo pezzo non mi convince. Forse il ritmo è troppo veloce ma non sò

 

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

Del circo imparai la vita, il ritmo e il fermento del magico comporsi.

L’arrivo della carovana sollevava polvere nelle spianate. Insieme alle case-roulotte e ai camion-gabbia, i tir con rimorchio lasciavano solchi tra manovre e retromarce, fino a farsi muro intorno al piazzale vuoto. Stallieri, artisti e facchini lo attraversavano trascinando pesi in tute da lavoro chiuse sul davanti da un’unica cerniera, con spalle curve e dita veloci davano forma a ciò che forma prima non aveva.

Sento aria di circo!

 

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

E io lo vedevo il tendone a strisce bianche e rosse venire su, con la punta centrale sovrastata dalla bandierina e i tiranti di acciaio a tenderlo ai lati. Quasi a dargli le mani.

Uniti dai bulloni nel clangore del montaggio, i tubi si alzavano in gradinate sotto fari di metallo appena accesi e dopo la stretta dell’ultimo dado era un cratere di ferro a circondare la pista.

:)Bella descrizione.

 

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

Finché gli operai fissavano i cavi al pilone più alto, entrava e usciva dal tondo deformandosi sulla sagoma delle scalinate. Dopo l’oscillazione finale giaceva immobile e avvertiva che lì tutto era pronto.

Anche quest'immagine è bella

 

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

Tutt’intorno, l’odore del circo emanava dalle gabbie, dalla terra, dalla segatura umida.

Lo sento per davvero^^

 

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

Vedere vestaglie semiaperte davanti a lampadine che si rincorrevano sulle cornici degli specchi, posaceneri fumanti tra rossetti e flaconi appena usati, palpebre allungate fino all’attaccatura di parrucche vivaci e labbra esagerate aprire i sorrisi smisurati dei pagliacci, sul bianco del cerone e sotto nasi carmini.

Non mi piace questa frase.

 

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

 anche se a piangere si piange tutti uguali.

Spiegherei meglio questa frase.

 

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

Antonio mi raccontò di una donna che volava, una fidanzata. Sono innamorato di un’altra, le aveva detto, nei campi intorno allo spiazzo il grano danzava coi papaveri. Va bene, gli aveva risposto con le guance bagnate, e lui aveva controllato gli attacchi del trapezio altri due mesi.

Non mi piace neanche questa frase.

 

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

C’era qualcosa in Maria Pia che mi faceva male. Forse il suo voler rimanere, forse la correttezza. Solo quando entrai in un circo soffrii davvero pensando a lei

Mi spieghi che vuoi dire in questa frase?

 

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

Il convoglio si avvicinò al Foro Boario senza rumori né colori, li spegneva il grigio della pioggia che cadeva fitta da tre giorni. Entrati nello spazio, i mezzi si disposero in cerchio schizzando fango, gli uomini e le donne affondarono fino alle caviglie. Due volte vidi la bandierina centrale perdersi nel vento caldo, mentre gli addetti al montaggio afferravano i cavi d’acciaio e i lembi di plastica mulinavano schiaffeggiandogli la faccia. Quando terminarono, il tendone si duplicò in un riflesso tremulo.

Qui l'immagine  è poco chiara.

 

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

Le strisce bianche e rosse trasudavano miseria negli strappi e nei rattoppi. La povertà trapelava da costumi troppo piccoli o troppo grandi, dai rammendi sulle calze nelle gambe delle donne, dai lustrini ciondolanti appesi a fili cadenti, dai vuoti di paillettes su corpetti lisi e body consunti. Non mi facevano ridere i sorrisi dei pagliacci, gareggiavano con la tristezza degli animali, attraversavano l’aria insieme alle mosche e all’odore di bestia e di merda.

Bellissimo pensiero:)

 

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

si stinsero come l’alone che mi lascò sul palmo della mano il biglietto inumidito. E la vita di Maria Pia si vestì di fatica, di miseria.

Refuso: strinsero - lasciò

 

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

– L’uomo che credevo mio padre mi ha aggredita dopo la lettura del testamento. Mamma non si è mai sposata e mi ha lasciato tutto. Lui voleva il circo, però. Sei una bastarda! gridava. E mentre mi picchiava, grugniva che ero figlia solo di quella gran puttana di mia madre. Pensavo fosse rabbia, poi ho trovato questa in roulotte.

Qui il ritmo è troppo veloce.

 

Conclusione: sarò sincera, fino a metà racconto, mi è piaciuto. Ho respirato l'aria di circo. Non mi è arrivato invece l'intrallazzo famigliare e questo mi dispiace molto. Mi sono persa purtroppo:( Il testo si presenta ben strutturato, con un buon lessico. Personalmente avrei modificato alcune frasi che non mi piacciono,

Buon week-end:flower:

- Floriana -

 

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Il 29/11/2019 alle 18:27, Floriana ha scritto:

 

Quota

In cucina la luce della cappa si specchiava nelle pentole, rischiarava il lavello e i piatti sporchi della cena. Tic, faceva la goccia.

Sul tavolo i bicchieri, il posacenere colmo, le Winston vuote… E il pacco.

L'incipit è curioso ma cosa sono le Winson:?:

 

Ciao, flo! Le Wiston sono sigarette. :) 

 

Il 29/11/2019 alle 18:27, Floriana ha scritto:
Quota

Era l’alba. Graffiavo il buio del corridoio con la brace dell’ultima sigaretta, sulla soglia delle camere deglutivo.

Antonio dormiva nel nostro letto. Due tiri…

Le mie figlie dormivano nei loro letti. Due tiri…

– L’ha portato il postino stamattina. È per te – avevo detto a mio marito.

– Caffè? Da Rimini? – aveva risposto.

Che cosa sono le brace?

La brace della sigaretta, il tizzone arroventato del tabacco che brucia.

 

Il 29/11/2019 alle 18:27, Floriana ha scritto:

 

Quota

C’era qualcosa in Maria Pia che mi faceva male. Forse il suo voler rimanere, forse la correttezza. Solo quando entrai in un circo soffrii davvero pensando a lei

Mi spieghi che vuoi dire in questa frase?

 

Mah... niente di speciale. Maria Pia nella sua testa è la donna a cui lei ha portato via l'amore, però lei è rimasta nella loro vita in un modo sempre corretto. Agnese l'ha sempre invidiata, soprattutto da giovane. Quando però le si ribalta l'idea del circo, vede nella vita di Maria Pia sofferenza e miseria.

 

Ciao @Floriana cara.

Mi dispiace se in qualche parte non ti è piaciuto il ritmo e se alcune frasi non sono chiare. Idem per l'intreccio familiare. ;) Io sono un po' troppo parca di parole, forse.  :) 

 

Ti ringrazio molto del passaggio, da un po' non ci incrociavamo. :) Mi ha fatto piacere la tua lettura. A presto, cara. :) 

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Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

Antonio dormiva nel nostro letto. Due tiri…

Le mie figlie dormivano nei loro letti. Due tiri…

– L’ha portato il postino stamattina. È per te – avevo detto a mio marito.

– Caffè? Da Rimini? – aveva risposto.

Ciao cardiomiobella <3 

Proverei a invertire per avvicinare la comunicazione al soggetto coinvolto:

Le mie figlie dormivano nei loro letti. Due tiri…

Antonio dormiva nel nostro letto. Due tiri…

– L’ha portato il postino stamattina. È per te – avevo detto a mio marito.

– Caffè? Da Rimini? – aveva risposto. chiesto. (forse è più appropriato…)

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

C’era la foto di Antonio seduto con una donna a bordo pista di un circo. Riconobbi Maria Pia.

Poco prima dici che è arrivato un pacco, quindi presumo che la foto si trovi al suo interno. Se ho compreso bene, un minimo accenno al pacco e al suo contenuto allora lo farei. Poi, mi focalizzerei sulla foto come hai fatto. Detta così, invece, anziché un pacco, sembra sia arrivata una fotografia, una cartolina. 

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

Erano rimasti in contatto dopo che l’aveva lasciata e da quando aveva saputo di me, non scriveva più solo a lui. A entrambi augurava aveva augurato il meglio per il matrimonio e per la nascita delle bambine, arrivava puntuale su un pezzetto di carta ogni Natale, ogni compleanno. Io ricambiavo saluti e sfogliavo fotografie. Eppure non ne ricordavo una in cui fosse così giovane e bella.

Che dici, scorre meglio?

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

La sentivo la Moto Guzzi tuonare sotto casa. Rossa, serbatoio bombato, sellino triangolare con molla centrale e seduta passeggero sul parafango posteriore, un mattoncino di pelle nero che desideravo occupare.

Che ne dici di: 

Sentivo la Moto Guzzi tuonare sotto casa: Rossa, serbatoio bombato etc...

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

Del circo imparai la vita, il ritmo e il fermento del magico comporsi.

L’arrivo della carovana sollevava polvere nelle spianate. Insieme alle case-roulotte e ai camion-gabbia, i tir con rimorchio lasciavano solchi tra manovre e retromarce, fino a farsi muro intorno al piazzale vuoto. Stallieri, artisti e facchini lo attraversavano trascinando pesi in tute da lavoro chiuse sul davanti da un’unica cerniera, con spalle curve e dita veloci davano forma a ciò che forma prima non aveva.

Un magico comporsi che tu ci mostri in un time lapse che incanta. Bravissima! E continui con l' abilità che ti contraddistingue fino a 

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

Non volli più entrarci in un circo. E da quel pomeriggio non pensai più neanche al prima e al dietro.

Cambia lo sguardo, si fa più profondo. Il prima e Il dietro vengono annientati dal "dentro" :occhiluce:

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

Sto venendo a casa, che le ragazze no prendano impegni, mi disse al telefonò dopo pranzo.

Refusi

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

Quando entrarono, capii che non c’era nulla da capire.

Antonella era identica alla madre, gli occhi azzurri come i suoi.

Di mio marito aveva il neo nella rima ?inferiore sinistra, la bocca sottile, la carnagione scura, l’altezza, il nome.

Le baciai la guancia. Agnese, dissi. Non rispose.

Che scena vivida e che cuore questa donna.

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

Rita l’ha ritrovata su Facebook.

Antonella non ha accettato la sua amicizia.

Rancore immotivato? Interpretazione errata riguardo il non ritiro della macchina? Quanto desiderava Antonio che Antonella entrasse nella sua vita? Mah… l'idea che mi sono fatta è che  Agnese fosse l'unica a crederlo possibile e questo Antonella lo aveva capito subito.

Bello. Brava tesoro :rosa:

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Il 9/12/2019 alle 01:50, Sira ha scritto:

 

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

Antonio dormiva nel nostro letto. Due tiri…

Le mie figlie dormivano nei loro letti. Due tiri…

– L’ha portato il postino stamattina. È per te – avevo detto a mio marito.

– Caffè? Da Rimini? – aveva risposto.

Ciao cardiomiobella <3 

 

<3 ciao a te, bellacardio.

 

Il 9/12/2019 alle 01:50, Sira ha scritto:

Proverei a invertire per avvicinare la comunicazione al soggetto coinvolto:

Le mie figlie dormivano nei loro letti. Due tiri…

Antonio dormiva nel nostro letto. Due tiri…

– L’ha portato il postino stamattina. È per te – avevo detto a mio marito.

– Caffè? Da Rimini? – aveva risposto. chiesto. (forse è più appropriato…)

Ma lei non ci parla mica, è l'alba, lei ci ha parlato la sera... Non volevo creare proprio questo possibile dubbio.

Chiesto, sì. :) 

 

Il 9/12/2019 alle 01:50, Sira ha scritto:
Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

C’era la foto di Antonio seduto con una donna a bordo pista di un circo. Riconobbi Maria Pia.

Poco prima dici che è arrivato un pacco, quindi presumo che la foto si trovi al suo interno. Se ho compreso bene, un minimo accenno al pacco e al suo contenuto allora lo farei. Poi, mi focalizzerei sulla foto come hai fatto. Detta così, invece, anziché un pacco, sembra sia arrivata una fotografia, una cartolina. 

Ma l'ho fatto, il caffè. C'era solo il caffè e la foto. :) 

 

Il 9/12/2019 alle 01:50, Sira ha scritto:
Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

Erano rimasti in contatto dopo che l’aveva lasciata e da quando aveva saputo di me, non scriveva più solo a lui. A entrambi augurava aveva augurato il meglio per il matrimonio e per la nascita delle bambine, arrivava puntuale su un pezzetto di carta ogni Natale, ogni compleanno. Io ricambiavo saluti e sfogliavo fotografie. Eppure non ne ricordavo una in cui fosse così giovane e bella.

Che dici, scorre meglio? 

Mmm... ci penso...

 

Il 9/12/2019 alle 01:50, Sira ha scritto:
Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

La sentivo la Moto Guzzi tuonare sotto casa. Rossa, serbatoio bombato, sellino triangolare con molla centrale e seduta passeggero sul parafango posteriore, un mattoncino di pelle nero che desideravo occupare.

Che ne dici di: 

Sentivo la Moto Guzzi tuonare sotto casa: Rossa, serbatoio bombato etc...

Adoro la colloquialità di La sentivo la

 

Il 9/12/2019 alle 01:50, Sira ha scritto:
Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

Del circo imparai la vita, il ritmo e il fermento del magico comporsi.

L’arrivo della carovana sollevava polvere nelle spianate. Insieme alle case-roulotte e ai camion-gabbia, i tir con rimorchio lasciavano solchi tra manovre e retromarce, fino a farsi muro intorno al piazzale vuoto. Stallieri, artisti e facchini lo attraversavano trascinando pesi in tute da lavoro chiuse sul davanti da un’unica cerniera, con spalle curve e dita veloci davano forma a ciò che forma prima non aveva.

Un magico comporsi che tu ci mostri in un time lapse che incanta. Bravissima! E continui con l' abilità che ti contraddistingue fino a 

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

Non volli più entrarci in un circo. E da quel pomeriggio non pensai più neanche al prima e al dietro.

Cambia lo sguardo, si fa più profondo. Il prima e Il dietro vengono annientati dal "dentro" :occhiluce:

 

:love3:

 

Il 9/12/2019 alle 01:50, Sira ha scritto:
Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

Sto venendo a casa, che le ragazze no prendano impegni, mi disse al telefonò dopo pranzo.

Refusi

Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

Quando entrarono, capii che non c’era nulla da capire.

Antonella era identica alla madre, gli occhi azzurri come i suoi.

Di mio marito aveva il neo nella rima ?inferiore sinistra, la bocca sottile, la carnagione scura, l’altezza, il nome.

Le baciai la guancia. Agnese, dissi. Non rispose.

Che scena vivida e che cuore questa donna. :love3:

 

la rima della palpebra. Corretto aggiungendo. 

 

Il 9/12/2019 alle 01:50, Sira ha scritto:
Il 16/11/2019 alle 22:03, Ospite Rica ha scritto:

Rita l’ha ritrovata su Facebook.

Antonella non ha accettato la sua amicizia.

Rancore immotivato? Interpretazione errata riguardo il non ritiro della macchina? Quanto desiderava Antonio che Antonella entrasse nella sua vita? Mah… l'idea che mi sono fatta è che  Agnese fosse l'unica a crederlo possibile e questo Antonella lo aveva capito subito.

 

Ah! Le donne! Le donne! :evvai:

 

Il 9/12/2019 alle 01:50, Sira ha scritto:

Bello. Brava tesoro 

 

 

Bella tu. Brava sicuramente. Tesora di certo. 

<3:flower::love3:

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Buongiorno @Ospite Rica.

 

Bel racconto, mi è davvero piaciuto: ho apprezzato moltissimo non solo l'idea della trama, ma anche il suo svolgimento e la coerenza di tutti i personaggi.

 

Lo stile - invece, benché gradevole - non l'ho trovato del tutto scorrevole: un po' per delle ripetizioni che reputo volute, un po' delle forme di alcune frasi che non ho trovato pesanti, intendiamoci, ma che hanno richiesto una immediata rilettura per comprenderne a pieno il significato.

 

Ho notato anche un paio di refusi (o almeno credo che lo fossero, per quello che non li segnalo) e ho gradito molto come ha "tratteggiato" il circo "prima e poi". ;)

 

Complimenti e alla prossima! (y)

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Ettore, hai costruito il commento senza parlare direttamente con me , e non hai messo il "lei". 

Grazie! :) 

 

@H3c70r

Il 21/1/2020 alle 13:19, H3c70r ha scritto:

Bel racconto, mi è davvero piaciuto: ho apprezzato moltissimo non solo l'idea della trama, ma anche il suo svolgimento e la coerenza di tutti i personaggi.

Ti ringrazio. :) 

 

Il 21/1/2020 alle 13:19, H3c70r ha scritto:

Lo stile - invece, benché gradevole - non l'ho trovato del tutto scorrevole: un po' per delle ripetizioni che reputo volute, un po' delle forme di alcune frasi che non ho trovato pesanti, intendiamoci, ma che hanno richiesto una immediata rilettura per comprenderne a pieno il significato.

Dispiace. ;) 

 

Il 21/1/2020 alle 13:19, H3c70r ha scritto:

Ho notato anche un paio di refusi (o almeno credo che lo fossero, per quello che non li segnalo) e ho gradito molto come ha "tratteggiato" il circo "prima e poi". ;)

 

Complimenti e alla prossima! (y)

 

Ti ringrazio tantissimo, @H3c70r per passaggio e commento. Molto gradito.

Io lo so che creo problemi, a volte, in lettura. Lo so. 

Però vorrei diventare brava a mantenere ciò che per me fondamentale,  e tenerti attaccato come lettore.

Ci riuscirò? Boh!

 

:flower:

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