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~Anaïd

come allungare il brodo?

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me lo stavo chiedendo ieri sera mentre leggevo le ultime pagine di un romanzo che ne ha ben 395.

in questo libro succede meno della metà degli avvenimenti che io ho inserito nel mio ed è lungo il triplo! :facepalm:

la cosa pazzesca è che non è lungo e basta, è fatto anche bene. non ci sono vaneggiamenti, ogni ragionamento non risulta prolisso nemmeno se dura 2 pagine, io invece non ho la capacità fisica di tirarla avanti.

come sconfiggo questa mia malattia della sintesi?

ogni volta che provo a fare delle riflessioni che superano le 4 righe sembra che sto vaneggiando, idem con le descrizioni degli ambienti che in teoria sarebbero un buon filler.

per imparare (e ovviamente per diletto) sto leggendo davvero uno sfracasso di libri, più di 2 a settimana, e quando sono al pc faccio esperimenti di scrittura, ma niente.

forse dentro di me sono solo una giornalista, una che si limita a riportare i fatti, non so...

voi come fate?

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Per prima cosa vorrei sapere se il libro che hai letto e quello che hai scritto hanno qualcosa in comune come genere. Se la risposta è no, allora fare confronti non serve a nulla.

Per quanto riguarda l'essere troppo sintetici, ti posso dire che aiuta molto fare leggere lo scritto ad altre persone, che possono dirti quali sono le parti che vanno ampliate e quelle che sono già chiare. Non bisogna mai "allungare il brodo" nel senso letterale del termine, ma bisogna semmai mostrare meglio alcuni avvenimenti fondamentali.

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Ospite Lem Mac Lem

Forse la tua non è una malattia, ma una caratteristica di stile. Non tutti devono essere prolissi e scrivere 400 pagine di avvenimenti serratissimi dove succede di tutto di più.

Uno stile asciutto ed essenziale forse è funzionale al tipo di storia che ti piace raccontare. Se proprio hai l'impressione di essere troppo sintetico, prova a descrivere gli avvenimenti non come... avvenimenti, ma come insieme di particolari, che uniti insieme formano appunto l'avvenimento.

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Per prima cosa vorrei sapere se il libro che hai letto e quello che hai scritto hanno qualcosa in comune come genere. Se la risposta è no, allora fare confronti non serve a nulla.

Per quanto riguarda l'essere troppo sintetici, ti posso dire che aiuta molto fare leggere lo scritto ad altre persone, che possono dirti quali sono le parti che vanno ampliate e quelle che sono già chiare. Non bisogna mai "allungare il brodo" nel senso letterale del termine, ma bisogna semmai mostrare meglio alcuni avvenimenti fondamentali.

sisi, il genere è il medesimo icon_smile.gif tutto calcolato.

quindi dici che conviene buttare giù tutta la storia e allungare dove serve man mano che la si rilegge.. anche si, mi basterebbe esserne capace XD

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Per prima cosa vorrei sapere se il libro che hai letto e quello che hai scritto hanno qualcosa in comune come genere. Se la risposta è no, allora fare confronti non serve a nulla.

Per quanto riguarda l'essere troppo sintetici, ti posso dire che aiuta molto fare leggere lo scritto ad altre persone, che possono dirti quali sono le parti che vanno ampliate e quelle che sono già chiare. Non bisogna mai "allungare il brodo" nel senso letterale del termine, ma bisogna semmai mostrare meglio alcuni avvenimenti fondamentali.

sisi, il genere è il medesimo icon_smile.gif tutto calcolato.

quindi dici che conviene buttare giù tutta la storia e allungare dove serve man mano che la si rilegge.. anche si, mi basterebbe esserne capace XD

Sì, secondo me dovresti innanzitutto rileggere tu e vedere se ci sono parti che non ti sembrano chiare. Se le trovi, cerca di riscriverle arricchendo con i particolari che servono (può darsi per esempio che non si capisca dove si trovano i personaggi, o le loro sensazioni, ecc.). Poi a mio avviso dovresti trovarti uno o più lettori esterni che ti diano consigli (magari anche qui sul WD), perché ciò che all'autore sembra chiaro può non esserlo per niente (questo perché ovviamente chi scrive sa come si svolgono le cose).

Altra domanda: il romanzo che hai letto in che epoca è stato scritto?

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Una volta gli scrittori venivano pagati a riga e quindi avevano l'insana tendenza di annacquare i loro racconti.

Oggi, secondo il pensiero comune, un libro di 400 pagine ingolosisce assai più di un libricino che ne conta poco più di 200. Secondo me, l'autore scrive il suo racconto così come l'ha concepito, e solo successivamente tende ad arricchirlo con dialoghi, frasi, riflessioni non previste inizialmente. Parte del lavoro sporco è fatto anche dall'editore, che a volte si prende la premura di aggiungere qualche pezzetto tanto per incrementare il numero di pagine (e aumentare di conseguenza il prezzo).

Tieni conto, Anaid, che le pagine dei libri pubblicati hanno un formato molto diverso da quelle su cui tu probabilmente stampi: 400 pagine di un libro pubblicato equivarranno a circa 270 pagine uscite dalla stampante di casa.

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Tempo fa, non so più dove, lessi una riflessione sui romanzi di Fleming. 007, per capirsi. Vi si faceva notare che, in quei romanzi, la parte dedicata alla storia vera e propria è minima, la maggior parte del testo contiene informazioni del tutto irrilevanti al procedere della trama. Cose come il modo corretto di prepare un cocktail o la differenza tra due tipi di pistole o persino su cosa sia meglio utilizzare come indumento per la notte quando si viaggia.

Pensandoci sopra mi sono accorto che questa è una caratteristica molto marcata di parecchi esordi di successo. Il motivo, secondo me è questo: una persona svolge una professione poco diffusa, o vive in un paese particolare e poco noto, o comunque fa qualcosa di cui la maggior parte delle persone sa poco o, in un ulteriore alternativa, ha uno spirito di osservazione particolarmente attento e riesce a scovare dettagli ignoti ai più. Così quando scrive il suo libro lo riempie di queste "informazioni" più o meno curiose. La trama può essere, a questo punto, semplicissima.

Non sempre l'autore è cosciente di questo. Prendiamo, per esempio, "Il accciatore di aquiloni". Il romanzo è meraviglioso nella sua prima parte, quando la storia è fatta soprattutto di descrizioni di ambiente. Un ambiente di cui i lettori occidentali pochissimo conoscono. Quando, nella seconda parte, l'azione, la trama, diventano preponderanti, il libro frana paurosamente.

Insomma, la gente adora essere istruita su cose che non conosce, ma bisogna fare in modo che non se ne accorga, distraendone l'attenzione con una storia purchessia. Forse sono troppo cinico, ma riflettete su quanti romanzi avete letto in cui la storia potrebbe essere risolta in due righe ma si va avanti per pagine e pagine senza per questo annoiarsi.

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Ospite

La mia opinione è che il brodo non va MAI, MAI allungato.

Allungare il brodo equivale a infarcire il romanzo di cose che alla fine non servono. E se non servono, a che scopo mettercele? Salviamo la natura, abbattiamo meno alberi evitando di scrivere più del necessario...

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posso dire una cosa?

Giunse al fiume. Il fiume era lì.

Ernest Hemingway, Grande fiume dai due cuori

se devi dire una cosa, il 99% delle volte è bene dirla con semplicità e onestà, senza cercare di allungare il brodo in alcun modo.

poi può capitare che, per disparate ragioni (a me è capitato quando mi hanno detto: trasforma il racconto in un romanzo e vediamo se è possibile pubblicarlo) ti sia richiesto di allungare il brodo. quella è un'altra faccenda che io, nel mio piccolo, ho risolto aumentando l'importanza di un personaggio che in precedenza era solo una comparsa e raccontando scene che in precedenza erano solo sottintese. molte delle aggiunte servivano ad aumentare la caratterizzazione psicologica e non erano in realtà funzionali all'azione ma soltanto ad aumentare la vicinanza tra il lettore e i personaggi (se devo uccidere un personaggio adoro far sì che il lettore vi si affezioni per poi strapparglielo via in maniera inaspettata icon_twisted.gif )

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(se devo uccidere un personaggio adoro far sì che il lettore vi si affezioni per poi strapparglielo via in maniera inaspettata icon_twisted.gif )

Approfitto di questa frase per dire una piccola cosa (forse OT): sai che io mi accorgo sempre se un personaggio sta per morire proprio perché la sua psicologia viene approfondita? XD Tutti gli scrittori vogliono dare ai personaggi che stanno per morire un momento di gloria, ma proprio per questo io dopo un po' ho imparato il trucco. XD

Secondo me la cosa migliore è approfondire il personaggio fin da subito in modo equilibrato, in modo tale che si mescoli ai personaggi che invece sopravvivono.

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La mia opinione è che il brodo non va MAI, MAI allungato.

Allungare il brodo equivale a infarcire il romanzo di cose che alla fine non servono. E se non servono, a che scopo mettercele? Salviamo la natura, abbattiamo meno alberi evitando di scrivere più del necessario...

Ti quoto in tutto!

A me non piace allungare il brodo... mi sa di noioso! Dire in tre pagine una cosa che potresti benissimo dire in cinque righe non mi piace, preferisco le poche righe.

(se devo uccidere un personaggio adoro far sì che il lettore vi si affezioni per poi strapparglielo via in maniera inaspettata )

Davvero diabolico XD

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se devo uccidere un personaggio adoro far sì che il lettore vi si affezioni per poi strapparglielo via in maniera inaspettata

Concordo. Altrimenti che gusto ci sarebbe? icon_twisted.gif

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Ospite
se devo uccidere un personaggio adoro far sì che il lettore vi si affezioni per poi strapparglielo via in maniera inaspettata

Concordo. Altrimenti che gusto ci sarebbe? icon_twisted.gif

E' esattamente quello che capita

nel mio secondo romanzo

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Comunque in linea di massima è giusto non allungare il brodo, ma secondo me bisogna vedere se davvero si tratterebbe di aggiungere cose inutili o se semplicemente in alcune scene non si capisce niente. Ci sono scrittori esordienti che hanno troppa fretta e fanno succedere tutto in mezzo secondo; questo è sbagliato, perché poi il lettore si ritrova spaesato e ha l'impressione di leggere un riassunto o qualcosa di confuso.

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Giusto Feleset, anche andare di fretta è sbagliato.

Secondo me ci vuole una via di mezzo. Anche se so che non è facile metterla in paratica :-)

Però anche "pippe mentali" inutili buttate lì soLo per allungare un libro a me danno i nerviXD

E' esattamente quello che capita

Ecco un altro diabolicoXD

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Però anche "pippe mentali" inutili buttate lì soLo per allungare un libro a me danno i nerviXD

Ovviamente. XD

Però devo dire che in alcuni libri, pur essendoci parti "fini a se stesse", non mi hanno infastidito più di tanto. Io però cerco di evitarle.

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Buffo. Sto avendo lo stesso pensiero in questi giorni, anche se per ragioni diverse: ho pubblicato il primo libro della mia saga fantasy. Il secondo libro, attualmente in lavorazione, mi risulta lungo poco più della metà del primo. Mi piacerebbe sapere se secondo voi questo potrebbe essere un problema. Esiste una qualche ragione per la quale la mia mente malata vede come un difetto il fatto che due libri della medesima saga abbiano un numero così differente di pagine, fra loro?

Sto prendendo in considerazione l'idea di "allungare il brodo", per l'appunto, con qualche evento in più che caratterizzerà meglio dei personaggi secondari destinati alla morte.

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Buffo. Sto avendo lo stesso pensiero in questi giorni, anche se per ragioni diverse: ho pubblicato il primo libro della mia saga fantasy. Il secondo libro, attualmente in lavorazione, mi risulta lungo poco più della metà del primo. Mi piacerebbe sapere se secondo voi questo potrebbe essere un problema. Esiste una qualche ragione per la quale la mia mente malata vede come un difetto il fatto che due libri della medesima saga abbiano un numero così differente di pagine, fra loro?

Sto prendendo in considerazione l'idea di "allungare il brodo", per l'appunto, con qualche evento in più che caratterizzerà meglio dei personaggi secondari destinati alla morte.

di solito la tendenza è quella di scrivere libri man mano più lunghi (harry potter, la torre nera...)

in realtà a me sembra abbastanza normale partire, specialmente una saga fantasy in cui va creato un mondo praticamente da zero, con un volumone introduttivo, mentre nel secondo si da spazio all'azione pura ora che c'è meno da spiegare

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Buffo. Sto avendo lo stesso pensiero in questi giorni, anche se per ragioni diverse: ho pubblicato il primo libro della mia saga fantasy. Il secondo libro, attualmente in lavorazione, mi risulta lungo poco più della metà del primo. Mi piacerebbe sapere se secondo voi questo potrebbe essere un problema. Esiste una qualche ragione per la quale la mia mente malata vede come un difetto il fatto che due libri della medesima saga abbiano un numero così differente di pagine, fra loro?

Sto prendendo in considerazione l'idea di "allungare il brodo", per l'appunto, con qualche evento in più che caratterizzerà meglio dei personaggi secondari destinati alla morte.

La serie è una trilogia o il secondo libro è l'ultimo? Se è una trilogia potresti pensare di accorpare il secondo e il terzo libro (visto che non è scritto da nessuna parte che i libri devono essere tre).

Ma comunque dipende molto dalla tua casa editrice.

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Forse è il titolo del topic che da un certo senso di orrore e porta quasi tutti a dire che allungare il brodo non è giusto, perché in effetti, un brodo allungato fa decisamente schifo. Ma il punto è un altro: quanto è brodo allungato e quanto invece sono particolari, descrizioni, immagini che mancano? Perché va bene avere il dono della sintesi, ma bisogna anche pensare che chi ti legge non sta nella tua testa, e quello che a te sembra talmente palese da farti considerare superfluo qualunque altro dettaglio, potrebbe non essere altrettanto palese per chi ti legge.

Secondo me se la paura è quella di annoiare, bisogna sempre tenere a mente la regola show, don't tell.

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Forse è il titolo del topic che da un certo senso di orrore e porta quasi tutti a dire che allungare il brodo non è giusto, perché in effetti, un brodo allungato fa decisamente schifo. Ma il punto è un altro: quanto è brodo allungato e quanto invece sono particolari, descrizioni, immagini che mancano? Perché va bene avere il dono della sintesi, ma bisogna anche pensare che chi ti legge non sta nella tua testa, e quello che a te sembra talmente palese da farti considerare superfluo qualunque altro dettaglio, potrebbe non essere altrettanto palese per chi ti legge.

Secondo me se la paura è quella di annoiare, bisogna sempre tenere a mente la regola show, don't tell.

E' quello che sto cercando di dire dall'inizio. XD

Sì, in effetti il titolo fa pensare ad aggiunte superflue, noiose e inutili.

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Il secondo libro, attualmente in lavorazione, mi risulta lungo poco più della metà del primo. Mi piacerebbe sapere se secondo voi questo potrebbe essere un problema.

Per me non lo è, se il libro è completo e ben scritto.

Sto prendendo in considerazione l'idea di "allungare il brodo", per l'appunto, con qualche evento in più che caratterizzerà meglio dei personaggi secondari destinati alla morte.

Però se non ti sembra completo e pensi che manchi qualcosa fai bene a mettere in pratica la tua idea.

Forse è il titolo del topic che da un certo senso di orrore e porta quasi tutti a dire che allungare il brodo non è giusto, perché in effetti, un brodo allungato fa decisamente schifo. Ma il punto è un altro: quanto è brodo allungato e quanto invece sono particolari, descrizioni, immagini che mancano? Perché va bene avere il dono della sintesi, ma bisogna anche pensare che chi ti legge non sta nella tua testa, e quello che a te sembra talmente palese da farti considerare superfluo qualunque altro dettaglio, potrebbe non essere altrettanto palese per chi ti legge.

Secondo me se la paura è quella di annoiare, bisogna sempre tenere a mente la regola show, don't tell.

Concordo in tutto.

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Scrivere

Alice e suo padre cenarono in un silenzio nervoso, poi lei si dileguò nella sua stanza, senza neanche degnarsi di aiutare il suo vecchio a lavare i piatti.

è fare una sintesi di un'azione che occupa una buona mezz'oretta nelle vite dei personaggi. Ma se sto seguendo le avventure di Alice, forse mi interesserà sapere come è andata questa cena "silenziosa". Qualcuno ha provato ad attaccare la conversazione? Alice ha affrontato il silenzio del padre (o viceversa) con imbarazzo o con sollievo? Il padre ha protestato perché la figlia non lo aiutava a sparecchiare? E, se sì, lei cosa gli ha detto in risposta?

Io l'allungare il brodo lo intendo in questo modo: non è un'aggiunta indiscriminata di filosofeggiamenti sulla vita, l'universo e tutto quanto, ma l'approfondimento di qualcosa che, all'inizio, era stato dato per scontato.

Perché può benissimo capitare di dare per scontato qualcosa, no? Tu autore conosci bene i tuoi personaggi, ma il lettore no e deve prendere confidenza con essi durante lo svolgimento della storia, non potendolo fare prima. Per cui quello che per un autore sembra superfluo e viene tralasciato, magari è utile al lettore.

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Anaid, ho il tuo stesso problema. Il mio primo romanzo a mala pena arrivava a 200 cartelle word con font enorme.

Ma non è detto che uno debba scrivere chissà quanto, Amélie Nothomb scrive romanzi che sono più sottili del mio dito.

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Amélie Nothomb scrive romanzi che sono più sottili del mio dito.

Scuscate se il mio apporto sarà minimo, ma volevo dire appena appena una cosa: è vero cheAmelie Nothomb scrive poco, ma a me non piace. Dico che non mi piace che scriva così poco. Dando per scontato che i libri non dipendono dal numero di pagine (uno dei miei preferiti è Storia di una capinera di Verga, racconto breve che vale più di tanti romanzi), a volte mi sembra che al giorno d'oggi si sia deciso che sia meglio scrivere poco, tanto la gente legge poco e così si vende di più.

In generale però non credo si possa allungare il brodo, se un romanzo è arrivato a suo compimento lì resta, per quanto l'esempio di ewan sia calzante, secondo me più di tanto non si può fare.

Ok, l'avevo detto che l'apporto sarebbe stato minimo, no? oops.gif

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me lo stavo chiedendo ieri sera mentre leggevo le ultime pagine di un romanzo che ne ha ben 395.

in questo libro succede meno della metà degli avvenimenti che io ho inserito nel mio ed è lungo il triplo! :facepalm:

la cosa pazzesca è che non è lungo e basta, è fatto anche bene. non ci sono vaneggiamenti, ogni ragionamento non risulta prolisso nemmeno se dura 2 pagine, io invece non ho la capacità fisica di tirarla avanti.

come sconfiggo questa mia malattia della sintesi?

ogni volta che provo a fare delle riflessioni che superano le 4 righe sembra che sto vaneggiando, idem con le descrizioni degli ambienti che in teoria sarebbero un buon filler.

per imparare (e ovviamente per diletto) sto leggendo davvero uno sfracasso di libri, più di 2 a settimana, e quando sono al pc faccio esperimenti di scrittura, ma niente.

forse dentro di me sono solo una giornalista, una che si limita a riportare i fatti, non so...

voi come fate?

scrivi senza preoccuparti della lunghezza, segui il flusso l'ispirazione del momento senza soffermarti troppo. Quando poi ti pare a te, acnhe dopo un mese rileggi quanto scritto e vedra che ti verrà naturale aggiungere delle cose qui e li, cosi come tagliarne altre

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Meglio partire col brodo allungato e poi tagliare. È molto più facile riassumere/togliere delle scene che aggiungerne, specie se si è già messa la parola fine da un pezzo.

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Buffo. Sto avendo lo stesso pensiero in questi giorni, anche se per ragioni diverse: ho pubblicato il primo libro della mia saga fantasy. Il secondo libro, attualmente in lavorazione, mi risulta lungo poco più della metà del primo. Mi piacerebbe sapere se secondo voi questo potrebbe essere un problema. Esiste una qualche ragione per la quale la mia mente malata vede come un difetto il fatto che due libri della medesima saga abbiano un numero così differente di pagine, fra loro?

Sto prendendo in considerazione l'idea di "allungare il brodo", per l'appunto, con qualche evento in più che caratterizzerà meglio dei personaggi secondari destinati alla morte.

Guarda, quando si tratta di saghe, la tendenza è quella di farle di una lunghezza abbastanza simile. Questo principalmente per motivi commerciali. Per un editore è più facile piazzarla se ha lo stesso prezzo e la stessa dimensione.

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Amélie Nothomb scrive romanzi che sono più sottili del mio dito.

Scuscate se il mio apporto sarà minimo, ma volevo dire appena appena una cosa: è vero cheAmelie Nothomb scrive poco, ma a me non piace. Dico che non mi piace che scriva così poco. Dando per scontato che i libri non dipendono dal numero di pagine (uno dei miei preferiti è Storia di una capinera di Verga, racconto breve che vale più di tanti romanzi), a volte mi sembra che al giorno d'oggi si sia deciso che sia meglio scrivere poco, tanto la gente legge poco e così si vende di più.

In generale però non credo si possa allungare il brodo, se un romanzo è arrivato a suo compimento lì resta, per quanto l'esempio di ewan sia calzante, secondo me più di tanto non si può fare.

Ok, l'avevo detto che l'apporto sarebbe stato minimo, no? oops.gif

Me lo dico da sola: ontopic.gif

Emma, io e te abbiamo molte divergenze :)

Vabbè, a me la Nothomb piace, è cattivissima, e gli scrittori cattivi mi piacciono (penso a Gadda, che è il mio guru, e sapeva essere di un cattivo...)

Però, avrei potuto scrivere Marguerite Duras, che pure mi piace e scrive romanzi smilzi.

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Meglio partire col brodo allungato e poi tagliare. È molto più facile riassumere/togliere delle scene che aggiungerne, specie se si è già messa la parola fine da un pezzo.

Non so se vale solo per me, ma io non riesco a partire a scrivere pensando che quello che sto producendo è già roba annacquata.

Il vino si produce concentrato, e solo successivamente si annacqua. Difficile fare viceversa. O meglio, lo trovo insensato.

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