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dyskolos

Narrare eventi non accaduti

Post raccomandati

Ultimamente mi è capitato sempre più spesso di leggere narrazioni di eventi non accaduti.

 

Faccio un esempio con la frase che ho letto stamattina in un giallo, la classica goccia che fa traboccare il vaso: "Quando il cronista si presenta, mezz'ora più tardi, Brunero non lo invita a sedere". Lo capirei se Brunero avesse invitato tutti a sedersi e il cronista fosse il primo a cui non viene rivolto quell'invito, ma — credetemi — così non è. Quella non-azione è del tutto avulsa dal contesto.

 

Nei giorni scorsi ho letto frasi come questa: "Andrea arrivò davanti alla porta di Giulio e non bussò, ma suonò il campanello". Che me ne può importare a me lettore di sapere che Andrea non bussò? Io scriverei: "Andrea arrivò davanti alla porta di Giulio e suonò il campanello". Ancora una volta, lo capirei se il nostro prode Andrea fosse uno che usa bussare e per una volta, eccezionalmente, non ha bussato, ma non è questo il caso.

 

Forse sono stato particolarmente sfortunato a beccare frasi di quel genere e numerose. A ogni modo, vi chiedo: voi che ne pensate? Da dove nasce, secondo voi, questa irrefrenabile voglia degli scrittori (non solo di narrativa) di informare i lettori circa fatti non avvenuti?

 

No, perché se fosse una cosa ordinaria allora… annuntio vobis gaudium magnum habemus Papam. No, un attimo, questa volta il Papa non c'entra. Allora… annuntio vobis gaudium magnum habemus meum novum romandsum (oltre all'allunaggio mi mancava solo il latino maccheronico e poi sono a posto: ora posso pure morire! :D), il cui incipit fa così:


"Quella mattina, Ermenegilda non fu rapita dagli alieni, non dovette affrontare l'invasione delle cavallette, non risuscitò il terzo giorno, non visse l'apocalisse, non vinse alla lotteria, non non andò sulla Luna, non augurò una buona fine di settimana al fratello, non dirimette alcuna controversia, non bevve vino, non cosse nulla, non nocque alla salute dei vicini, non redasse alcun documento, non soccombette al destino, non si recò al tempio di Gerusalemme, non irrogò nessuna pena, non aborrì nulla, non si diresse a casa di Eustachio, non mangiò una mela e nemmeno una pera, non partì alla volta della Mongolia, non assistette a comizi di Salvini, non guardò la tv, non inforcò la bicicletta, non nacque, non si mise il rossetto sulle labbra, non agitò nessuna bottiglia di una nota bevanda zuccherata americana, non abrogò leggi, non pagò l'IMU, non versò l'IVA, non divenne senatrice, non esigette quel pagamento, non soddisfece il pubblico, non stupefece la sorella, non liquefece la cera, non inviò post al WD."

 

N.B.: per chi se ne volesse appropriare, del mio incipit: sappia che è registrato alla SIAE :asd:

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Penso che, almeno nel secondo caso, dipenda dalla classica propensione degli aspiranti scrittori a specificare e descrivere qualsiasi cosa, anche quello che il lettore può ben immaginare. Perché c'è sempre la paura che al lettore non arrivi quello che si vuole trasmettere ecc.

Nel primo caso invece la frase potrebbe sottolineare la scortesia del sig. Brunero, ma non conoscendo la storia non saprei. 

 

P.S. Mi sento un po' Ermenegilda... (ho pure il fratello e la sorella :hm:)

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57 minuti fa, Antares_ ha scritto:

Mi sento un po' Ermenegilda... (ho pure il fratello e la sorella :hm:)

 

Oh come ti vedo triste! Vieni da papà (che sarei io:rolleyes:) a farti consolare ^^

 

1 ora fa, Antares_ ha scritto:

Penso che, almeno nel secondo caso, dipenda dalla classica propensione degli aspiranti scrittori a specificare e descrivere qualsiasi cosa,

 

Qui secondo me cogli un punto interessante.

Casi come questo (Andrea che non bussa) sono proprio adatti all'applicazione del famigerato show, don't tell, che nella versione più estrema dice: se una cosa non si può visualizzare, cancellala! Bene, siccome non si può visualizzare una cosa che non avviene, la regola mi spinge a toglierla, e allora giungiamo al mio "Andrea arrivò davanti alla porta di Giulio e suonò il campanello", che posso visualizzare per intero. Ecco, insegnare quella regola/non-regola agli aspiranti, come dici, torna molto utile: evita che cadano in un simile non-sense :)

Mi hai fatto venire in mente questa idea :sherlock:

 

Io quel romanzo lo scrivo ;) 

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27 minuti fa, dyskolos ha scritto:

Io quel romanzo lo scrivo ;) 

Dai, magari diventa il nuovo En attendant Godot della letteratura :asd:

(Io potrei farti da consulente :D

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5 ore fa, dyskolos ha scritto:

Quella mattina, Ermenegilda non fu rapita dagli alieni, non dovette affrontare l'invasione delle cavallette, non risuscitò il terzo giorno, non visse l'apocalisse, non vinse alla lotteria, non non andò sulla Luna, non augurò una buona fine di settimana al fratello, non dirimette alcuna controversia, non bevve vino, non cosse nulla, non nocque alla salute dei vicini, non redasse alcun documento, non soccombette al destino, non si recò al tempio di Gerusalemme, non irrogò nessuna pena, non aborrì nulla, non si diresse a casa di Eustachio, non mangiò una mela e nemmeno una pera, non partì alla volta della Mongolia, non assistette a comizi di Salvini, non guardò la tv, non inforcò la bicicletta, non nacque, non si mise il rossetto sulle labbra, non agitò nessuna bottiglia di una nota bevanda zuccherata americana, non abrogò leggi, non pagò l'IMU, non versò l'IVA, non divenne senatrice, non esigette quel pagamento, non soddisfece il pubblico, non stupefece la sorella, non liquefece la cera, non inviò post al WD."

 

N.B.: per chi se ne volesse appropriare, del mio incipit: sappia che è registrato alla SIAE :asd:

che ridere! Stai però attento a Elio e le storie tese! magari dopo la canzone con una sola nota potrebbero fare la canzone che non dice nulla:rotol:

 

credo che sia una svista: lo scrittore ha in mente un personaggio che sta per bussare, poi decide di fargli suonare il campanello ma, nella sua testa, è come se fosse stato  il personaggio a cambiare idea. E lo scrive. Però  il lettore non c'entra nulla con questa lotta interiore dello scrittore.  E'  un'imprecisione che non aiuta il lettore ad identificarsi col personaggio, perché magari il lettore non aveva pensato che avrebbe dovuto bussare. Un po' come se lo scrittore parlasse da solo. 

Nel primo caso, vuole forse indicare una forma di maleducazione di Brunero.  Il fatto che Brunero sia maleducato resta però  solo un'ipotesi se non spiega meglio o se non si capisce dal contesto..

 

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1 ora fa, Antares_ ha scritto:

Dai, magari diventa il nuovo En attendant Godot della letteratura :asd:

(Io potrei farti da consulente :D

 

Ti chiederò consiglio :)

Ma il mio Godot sei tu: che non arrivi mai eppure io continuo ostinatamente ad aspettarti :arrossire:

:rotol::rotol::rotol:

 

33 minuti fa, leopard ha scritto:

Stai però attento a Elio e le storie tese! magari dopo la canzone con una sola nota potrebbero fare la canzone che non dice nulla:rotol:

 

Quelli sono pericolosi, ma io poi chiamo mio cuggggino e vediamo :D:D:D

 

37 minuti fa, leopard ha scritto:

lo scrittore ha in mente un personaggio che sta per bussare, poi decide di fargli suonare il campanello ma, nella sua testa, è come se fosse stato  il personaggio a cambiare idea. E lo scrive. Però  il lettore non c'entra nulla con questa lotta interiore dello scrittore.  E'  un'imprecisione che non aiuta il lettore ad identificarsi col personaggio, perché magari il lettore non aveva pensato che avrebbe dovuto bussare. Un po' come se lo scrittore parlasse da solo. 

 

Non ci avevo pensato e mi sa che hai ragione, cara sorella WDiana :D

Ti confesso che forse mi hai tolto un dubbio che mi rodeva da tempo. Nel corso delle mie proverbiali seghe mentali (sono iscritto al CSM, Club delle Seghe Mentali :D), l'altro giorno leggevo post vecchi vagando per le lande sfingee del WD. A un certo punto, ho trovato un post in cui un WDiano diceva che i dettagli devono essere centripeti e non centrifughi. Fino a mezzo secondo prima di leggere il tuo post, mi chiedevo che significasse. E forse con la frase, che ho messo in grassetto, mi hai dissolto le nebbie del mistero nelle quali mi aggiravo da mesi, solitario e invitto :P.

So thank you, dear WDian sister! :rosa:

 

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8 ore fa, dyskolos ha scritto:

Andrea arrivò davanti alla porta di Giulio e non bussò, ma suonò il campanello

Così, per me, allunga e basta, quando basterebbe essere diretti. Cosa diversa se il protagonista non avesse gambe e braccia. Esempio.

"Andrea arrivò davanti alla porta di Giulio e non bussò come facevano tutti, dato che aveva perso gambe e braccia; avrebbe potuto prendere la porta a capocciate, ma con il mal di testa che si ritrovava, avrebbe acuito la sua nausea e avrebbe cacciato fuori la colazione: davvero un bel biglietto da visita. Così, si sporse in avanti, tirò fuori la lingua e la usò per suonare il campanello."

In questo modo, non solo si fa eseguire un'azione al personaggio, ma lo si mostra anche senza perdersi in descrizioni noiose.

 

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14 ore fa, dyskolos ha scritto:

"Quando il cronista si presenta, mezz'ora più tardi, Brunero non lo invita a sedere".

secondo me invece questa ha un senso, anche se così avulsa dal contesto potrebbe benissimo non averlo un senso. Il fatto di scrivere questa azione che non avviene è proprio per sottolineare che non avviene. In pratica, per come lo capisco io e con le informazioni a disposizione su questa trama, a Brunero non piacciono i cronisti o questo cronista nello specifico. In realtà, lo scrittore ci sta dicendo che qui succede qualcosa, che dobbiamo fare attenzione a questo dettaglio perché porterà ad altro: un'allergia di Brunero per i cronisti?

14 ore fa, dyskolos ha scritto:

"Andrea arrivò davanti alla porta di Giulio e non bussò, ma suonò il campanello". Che me ne può importare a me lettore di sapere che Andrea non bussò? Io scriverei: "Andrea arrivò davanti alla porta di Giulio e suonò il campanello".

c'è una bella differenza tra le due frasi. Di nuovo, la prima frase sottolinea che Giulio ha preso una decisione a discapito di un'altra. Visto che sei così contrariato da questa frasi @dyskolos immagino che non servissero alla narrazione come invece pensavo io, giusto?

E allora sono d'accordo anche io, se sono piazzate nel testo senza la funzione di farci notare un'azione necessaria alla trama, allora sono frasi inutili.

Anche tutto il pezzo su Ermenegilda avrebbe un senso se tu poi lo giustificassi. Ti dirò che ricordo un incipit del genere e lo trovo d'effetto, anche se ovviamente ora non mi viene in mente di quale libro. Ecco, forse, il tuo nello specifico, è un po' lunghetto, però se dopo continuassi dandomi un'affermazione che lascia a bocca aperta o che semplicemente si oppone del tutto a quanto hai negato nelle prime frasi, io sarei soddisfatta.

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29 minuti fa, Antares_ ha scritto:

@KikkiTipo:

Perché Ermenegilda in realtà non era umana, bensì un ectoplasma abitante nel mondo xyz...

magari senza doverlo spiegare in maniera così diretta, però una cosa simile, sì

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8 ore fa, M.T. ha scritto:

Così, per me, allunga e basta, quando basterebbe essere diretti. Cosa diversa se il protagonista non avesse gambe e braccia. Esempio.

"Andrea arrivò davanti alla porta di Giulio e non bussò come facevano tutti, dato che aveva perso gambe e braccia; avrebbe potuto prendere la porta a capocciate, ma con il mal di testa che si ritrovava, avrebbe acuito la sua nausea e avrebbe cacciato fuori la colazione: davvero un bel biglietto da visita. Così, si sporse in avanti, tirò fuori la lingua e la usò per suonare il campanello."

In questo modo, non solo si fa eseguire un'azione al personaggio, ma lo si mostra anche senza perdersi in descrizioni noiose.

 

 

Il tuo esempio va bene: c'è qualcosa da visualizzare; non è un'osservazione estemporanea del narratore, che improvvisamente sbuca dalle righe del testo e mi porta via, mi distrae. In questo senso sopra parlavo di dettagli che dovrebbero essere centripeti e non centrifughi. 

Allunga e basta pure per me, insomma.

 

2 ore fa, Kikki ha scritto:

a Brunero non piacciono i cronisti o questo cronista nello specifico. In realtà, lo scrittore ci sta dicendo che qui succede qualcosa, che dobbiamo fare attenzione a questo dettaglio perché porterà ad altro: un'allergia di Brunero per i cronisti?

 

Purtroppo non è così :)

Chiarisco.

Nella scena, Brunero (il tenente dei Carabinieri che gestisce l'indagine) convoca quel cronista nel proprio ufficio perché segue la stessa storia: in passato è già successo; Brunero e il cronista sono, in sostanza, collaboratori e un po' amici. Non ce l'ha con lui, anzi! Poco dopo stringono un patto amichevole: da un lato, il cronista promette al tenente che non avrebbe più scritto sul giornale nulla riguardo a quella storia torbida; e, dall'altro, il tenente Brunero si impegna a fargli avere l'esclusiva non appena avrebbe risolto il caso (giacché lui è certo che lo avrebbe risolto). Il dettaglio del non-invito a sedersi non porta a nulla. Insomma, anche se lo avesse fatto sedere, la scena non ne avrebbe avuto nocumento (:grat::grat:): il patto lo avrebbero stretto comunque e il lettore avrebbe avuto l'informazione del patto, che poi è la cosa principale delle scena.

Non posso neppure dire che l'autore ha voluto applicare lo show, don't tell perché non c'è niente da visualizzare nella non-azione.

Mistero! O_O

(Forse ho spoilerato troppo <_<)

 

3 ore fa, Kikki ha scritto:

Visto che sei così contrariato da questa frasi @dyskolos immagino che non servissero alla narrazione come invece pensavo io, giusto?

 

Giusto @Kikki

 

3 ore fa, Kikki ha scritto:

Ecco, forse, il tuo nello specifico, è un po' lunghetto, però se dopo continuassi dandomi un'affermazione che lascia a bocca aperta o che semplicemente si oppone del tutto a quanto hai negato nelle prime frasi, io sarei soddisfatta.

 

Prima di pubblicarlo, aggiungerò qualche inserto "alla Fabio Volo", promesso, così è sicuro che venderò il libro ;););)

 

2 ore fa, Antares_ ha scritto:

( @dyskolos confesso, Godot sono io

 

Brava! Finalmente! :hm:

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14 ore fa, dyskolos ha scritto:

Non ci avevo pensato e mi sa che hai ragione, cara sorella WDiana :D

Ti confesso che forse mi hai tolto un dubbio che mi rodeva da tempo. Nel corso delle mie proverbiali seghe mentali (sono iscritto al CSM, Club delle Seghe Mentali :D), l'altro giorno leggevo post vecchi vagando per le lande sfingee del WD. A un certo punto, ho trovato un post in cui un WDiano diceva che i dettagli devono essere centripeti e non centrifughi. Fino a mezzo secondo prima di leggere il tuo post, mi chiedevo che significasse. E forse con la frase, che ho messo in grassetto, mi hai dissolto le nebbie del mistero nelle quali mi aggiravo da mesi, solitario e invitto :P.

So thank you, dear WDian sister! 

interessante la questione del centrifugo/centripeto! quindi tutti i dettagli devono convergere sul personaggio e non portare via il lettore da lui? Altrimenti non saremmo più nella sua testa ma in quella di qualcuno che nemmeno conosciamo e  che si intromette. Con l'azione negativa (non spiegata) il personaggio ha spezzato uno schema mentale del narratore anzichè del lettore o del personaggio stesso. Probabilmente gli schemi del lettore e del personaggio devono coincidere. Per esempio: "pioveva ma non prese l'ombrello". Qui, anche il lettore si aspetterebbe probabilmente l'uso dell'ombrello ma poi non capirebbe perchè il personaggio abbia preferito non prenderlo se non lo si spiega. La frase "non prese l'ombrello e uscì"è ancora peggio. 

Grazie! Fa piacere trovare un altro membro del CSM! In genere, i non iscritti al CSM, ad un certo punto, mi dicono: "guarda là! Presto! un ninfomagno tubercolare" e poi scappano

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1 ora fa, leopard ha scritto:

quindi tutti i dettagli devono convergere sul personaggio e non portare via il lettore da lui? Altrimenti non saremmo più nella sua testa

 

Sì, io la vedo così. Quando ho letto la non-azione di Andrea (che non bussa), per esempio, mi sono sentito preso per i capelli e portato altrove.

 

1 ora fa, leopard ha scritto:

Probabilmente gli schemi del lettore e del personaggio devono coincidere. Per esempio: "pioveva ma non prese l'ombrello". Qui, anche il lettore si aspetterebbe probabilmente l'uso dell'ombrello ma poi non capirebbe perchè il personaggio abbia preferito non prenderlo se non lo si spiega. La frase "non prese l'ombrello e uscì"è ancora peggio. 

 

L'osservazione "grassettata" è molto interessante. Sì, penso proprio così adesso che la leggo :) 

Le azioni e le non-azioni devono avvenire in un universo che lettore e scrittore (narratore) condividono. Per dire, per entrambi deve essere chiaro che di solito quando piove uno esce con l'ombrello. Allora in questo universo acquista senso il "pioveva ma non prese l'ombrello" (poi lo spieghi, ma già così regge :)).

Io sono ancora più estremo di te, con la mia nota semiavversione verso i narratori, specie verso quelli che definisco narratori logorroici. È una questione stilistica e di gusto personale. Sai come narrerei uno che esce senza ombrello? Con un semplice "uscì" :asd:

 

Le storie vorrei poterle percepire con i sensi. Parlando della vista, una scena che non riesco a visualizzare io la cambio. Quando leggo "Andrea non bussò", direi all'autore, se l'avessi davanti: «Caro Signore, esattamente, di grazia!, che cosa dovrei visualizzare⁉». Invece se Andrea bussa so cosa visualizzare: appunto, una persona che bussa.

Ah, non sono così cattivo come mi dipingo: leggo i narratori con piacere, stai tranquilla :P

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1 ora fa, leopard ha scritto:

Fa piacere trovare un altro membro del CSM! In genere, i non iscritti al CSM, ad un certo punto, mi dicono: "guarda là! Presto! un ninfomagno tubercolare" e poi scappano

 

xDxDxD

Wow, ho trovato una del Club! L'altro giorno parlavo con la psicologa, che mi disse che stava leggendo un libro di 200 pagine e che ne aveva letto solo metà. Allora io ho cominciato a chiedermi che cosa fosse una metà. Avrà letto solo la metà superiore delle 200 pagine? Aveva tagliato il libro a scacchiera e aveva letto solo le caselle bianche? Ecc…

Non dimenticare il motore a gatto imburrato!

:D:D:D:D:D

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Io sono uno specialista in CVT - casini vari and Tormentoni.

Rifacendomi al titolo della discussione, a mio parere talvolta, non sempre ma talvolta, a seconda del contesto, è opportuno descrivere in un racconto o romanzo qualcosa di non accaduto.

Il 12/11/2019 alle 15:38, dyskolos ha scritto:

Faccio un esempio con la frase che ho letto stamattina in un giallo, la classica goccia che fa traboccare il vaso: "Quando il cronista si presenta, mezz'ora più tardi, Brunero non lo invita a sedere". Lo capirei se Brunero avesse invitato tutti a sedersi e il cronista fosse il primo a cui non viene rivolto quell'invito, ma — credetemi — così non è. Quella non-azione è del tutto avulsa dal contesto.

 

Non conosco il  giallo in questione, più avanti dici che questo Brunero è un tenente dei carabinieri e il cronista un suo collaboratore e un po' amico...

Ho sempre molte remore a leggere gialli italiani dove compaiono carabinieri o poliziotti, nel senso che quelli che ho letto mi hanno deluso in quanto mi sono accorto subito che non penetravano nell'anima dei personaggi, specialmente di quelli in divisa. È difficile raccontare il comportamento di un personaggio in divisa da parte di chi una divisa non l'ha mai indossata. Non riuscirà mai a descrivere le motivazioni di gesti apparentemente banali, come quello che hai letto tu, o ancora più banali, come potrei elencarne... come ci sono ad esempio ne I racconti del maresciallo, di Mario Soldati, da cui fu tratta una ineguagliabile serie televisiva negli anni Sessanta (molti episodi sono su youtube),  che sono un apoteosi di piccoli particolari, di azioni e non azioni, di cose dette e non dette, ma fatte capire, percepire, cose che si potevano fare in seguito a quelle percezioni, di intuizioni, di gesti lasciati in sospeso, di memorabili silenzi e sguardi... niente a che vedere con le brutte fiction odierne, più che altro stupide storie d'amore senza senso in vernacolo dell'Italia Centrale, zona peraltro fantastica per i  dimenticatissimi retaggi romani...

 

Poi, giusto per esagerare, per me fu indispensabile da ragazzino, quando lessi La grande giostra, di Pierre Clostermann, sapere che  l'autore, pilota di Spitfire, colpito da un aereo tedesco decise di lanciarsi con il paracadute ma, poiché il tettuccio era bloccato, dovette ingegnarsi o rassegnarsi a continuare il volo, attraversare la Manica e sentirsi in salvo con batticuore dopo aver avvistato le bianche scogliere di Dover,  sulle quali doveva volare alto per non schiantarsi.

Cioè: se ti abbattono l'aereo devi lanciarti; invece non lo fai. Vuoi spiegarmi perché non lo fai? Qui il non detto sarebbe fastidioso...

Vabbé (o cielo: come si scrive? segna rosso... che bisogna fare per non voler dire ok...) per il momento non mi vengono in mente altre cose.

Anzi sì. Bisogna tenersi forte però.

Il famigerato Renzo Tramaglino a Milano, durante la peste fu scambiato per un untore e stava per essere linciato dalla folla. Ma la folla non lo linciò.

A qualcuno potrebbe bastare questa spiegazione, memore di tutta la noia  subita a scuola per colpa dei castissimi promessi sposi,  senza  cell. e senza app.;

suor Gertrude a parte, povera...

Ma invece è importante, interessante, anche fascinoso sapere il perché, che certi tutti qui al WD sanno.

Sono certo che quasi tutti dormiranno comunque sonni tranquilli, certi di non subire in ogni caso, per il momento,  la damnatio ad metalla nelle miniere della Sardegna...

Pace e dollari (ma anche sterline inglesi...).:D

 

 

 

 

 

 

 

 

Non è detto che tutto quello che non accade debba per forza essere ignorato

 

 

 

 

 

 

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4 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Non conosco il  giallo in questione, più avanti dici che questo Brunero è un tenente dei carabinieri e il cronista un suo collaboratore e un po' amico...

Ho sempre molte remore a leggere gialli italiani dove compaiono carabinieri o poliziotti, nel senso che quelli che ho letto mi hanno deluso in quanto mi sono accorto subito che non penetravano nell'anima dei personaggi, specialmente di quelli in divisa. È difficile raccontare il comportamento di un personaggio in divisa da parte di chi una divisa non l'ha mai indossata. Non riuscirà mai a descrivere le motivazioni di gesti apparentemente banali, come quello che hai letto tu, o ancora più banali, come potrei elencarne... come ci sono ad esempio ne I racconti del maresciallo, di Mario Soldati, da cui fu tratta una ineguagliabile serie televisiva negli anni Sessanta (molti episodi sono su youtube),  che sono un apoteosi di piccoli particolari, di azioni e non azioni, di cose dette e non dette, ma fatte capire, percepire, cose che si potevano fare in seguito a quelle percezioni, di intuizioni, di gesti lasciati in sospeso, di memorabili silenzi e sguardi... niente a che vedere con le brutte fiction odierne, più che altro stupide storie d'amore senza senso in vernacolo dell'Italia Centrale, zona peraltro fantastica per i  dimenticatissimi retaggi romani...

credo che si intendesse più che altro una forma di scrittura, mi sembra invece che tu intenda un "non detto" nella trama. 

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Analisi molto interessante, @Alberto Tosciri, come tutte le altre tue che leggo sul WD :)

 

5 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Vabbé (o cielo: come si scrive? segna rosso... che bisogna fare per non voler dire ok...)

 

xDxDxDxD

Anch'io avevo questo problema. Poi ho deciso di mettere "bene" o "va bene" e via…

 

5 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Non è detto che tutto quello che non accade debba per forza essere ignorato

 

No, certamente. Il non-detto è l'anima della scrittura e della psicologia.

Il punto che sollevavo non è omettere di dire qualcosa, ma dire che qualcosa non è successo.

 

P.S.: Ti avevo scritto un post lunghissimo sulla questione del (cito) "È difficile raccontare il comportamento di un personaggio in divisa da parte di chi una divisa non l'ha mai indossata. Non riuscirà mai a descrivere le motivazioni di gesti", ma mi è venuto troppo lungo. Secondo me sarei entrato nel Guinness dei primati nella sezione "post sulla Rete più lungo di tutti i tempi" :D
Così l'ho cancellato.

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12 ore fa, dyskolos ha scritto:

Analisi molto interessante, @Alberto Tosciri, come tutte le altre tue che leggo sul WD :)

Ti ringrazio, la cosa mi rincuora e mi fa piacere. :)

Ho spesso la sensazione, dagli attoniti silenzi che spesso sento intorno a me quando scrivo qualcosa, di essere un  appena tollerato rudere d'altri tempi che dice cose strane, incomprensibili e pericolose...:hm:

 

12 ore fa, dyskolos ha scritto:

Il punto che sollevavo non è omettere di dire qualcosa, ma dire che qualcosa non è successo.

Sì, ora ho focalizzato meglio il pensiero. In effetti io sono favorevole, si sarà capito, per raccontare anche qualcosa che non è successo.

 

12 ore fa, dyskolos ha scritto:

P.S.: Ti avevo scritto un post lunghissimo sulla questione del (cito) "È difficile raccontare il comportamento di un personaggio in divisa da parte di chi una divisa non l'ha mai indossata. Non riuscirà mai a descrivere le motivazioni di gesti", ma mi è venuto troppo lungo. Secondo me sarei entrato nel Guinness dei primati nella sezione "post sulla Rete più lungo di tutti i tempi" :D
Così l'ho cancellato.

Mi dispiace che l'hai cancellato. Quanto poteva essere lungo? Una ventina di cartelle? Tieni conto che Proust, quando presentò a un primo editore la sua Ricerca del tempo perduto fu scartato, perché fu giudicato assurdo che per descrivere un uomo che si girava nel letto avesse impiegato trenta pagine...

 

In quanto alla questione dell'interpretazione dei gesti e dei pensieri di persone in uniforme, trasposti in romanzi, racconti o film,  non sarò un finissimo dicitore esperto, ma qualcosa da dire l'avrei avuta; ho vissuto tutta la vita in ambienti militari e abitato in caserme fin da bambino, fra Carabinieri ed  in seguito nell'Esercito.

Sto seriamente pensando (mi piace crederlo, solo crederlo) di fare concorrenza all'Ulisse di Joyce descrivendo una mia giornata tipo da bambino ambientando il corposo romanzo che sarei capace di scrivere (se non avessi altri problemi) racchiudendo il tutto, come fece Joyce, nello spazio di un solo giorno.

Quel piccolo cortile di quella caserma Carabinieri dove vissi  e giocai per tanti anni da bambino è stato per me un mondo felice. Non so quante migliaia di cartelle mi servirebbero... e poi ci vorrebbe, come per Joyce, anche un altro libro esplicativo, scritto magari da uno psicologo dell'infanzia e specializzato in reduci, per spiegare come leggerlo...

Bene... ho parlato.:D

 

P.S.

Se mai recuperassi il post cancellato, fammelo sapere. Ho tanto tempo ora per leggere e in teoria anche per scrivere. ;)

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provo a fare un esempio (abbiate pietà)

 

Mario guardava Giulia preparare la valigia. Avrebbe voluto stringerla a sé, parlarle dolcemente e implorarla di restare. Ma Giulia stava già aprendo la porta, stava uscendo senza nemmeno voltarsi e Mario la lasciò scivolare via dalla sua vita.

 

qui ci sono descrizioni di azioni non avvenute e c'è un senso di sospensione ma hanno a che fare con la trama e il carattere dei personaggi.

 invece:

Mario non guardava fuori dalla finestra,  guardava Giulia preparare la valigia. Avrebbe voluto stringerla a sé, parlarle dolcemente e implorarla di non andarsene. Ma Giulia stava già aprendo la porta, non con il gomito ma con la mano, stava uscendo senza nemmeno voltarsi e Mario la lasciò scivolare via dalla sua vita.

 

ci sono frasi al negativo che non c'entrano e le trovo disturbanti. Trovo però più disturbanti (e sono frequenti) situazioni tipo:

Mario, coi suoi penetranti occhi neri,  guardava Giulia preparare la valigia. Avrebbe voluto stringerla a sé, parlarle dolcemente e implorarla di restare. Ma Giulia, bionda e con le unghie laccate,  stava già aprendo la porta, stava uscendo senza nemmeno voltarsi e Mario la lasciò scivolare via dalla sua vita.

 

anche perché conosco il motivo. Si tratta di gialli che non mi piacciono dove i due poliziotti, uomo e donna, ad un certo punto devono copulare vistosamente. Semplicemente perché lei è bionda e ha una quarta di reggiseno mentre lui ha una fisico scultoreo e l'autore non perde occasione per descrivere  addominali scolpiti, minigonne  e glutei, rifilando al lettore una sequela di stereotipi  perché il sesso vende. E così i due si impegnano, per lunghe pagine, in una storia adolescenziale, fregandosene dei soldi dei contribuenti,  mentre in città imperversa un serial killer . In questo secondo caso, non si tratta di una svista ma di un effetto voluto.

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4 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Ho spesso la sensazione, dagli attoniti silenzi che spesso sento intorno a me quando scrivo qualcosa, di essere un  appena tollerato rudere d'altri tempi

 

Togliti questa sensazione :)

Per me è l'esatto contrario. Fossero tutti come te!

 

4 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Bene... ho parlato.:D

 

Bravo, così l'ok ce lo possiamo pure dimenticare.

 

4 ore fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Se mai recuperassi il post cancellato, fammelo sapere. Ho tanto tempo ora per leggere e in teoria anche per scrivere. ;)

 

Te lo farò sapere. Forse aprirò un'intera discussione sull'argomento :)

In cambio fammi sapere quando pubblicherai il libro alla Ulisse di Joyce che lo vado subito a comprare. Effettivamente scrivere come nell'Ulisse è un po' pretenzioso, ma non ho dubbi che tu ci possa riuscire.

Tra l'altro lo stesso Joyce era piuttosto pretenzioso: diceva che se Dublino fosse stata distrutta, l'avrebbero potuta ricostruire leggendo l'Ulisse. Diceva anche che l'Ulisse sarebbe diventato il miglior romanzo del mondo. Va be' :aka:

 

3 ore fa, leopard ha scritto:

In questo secondo caso, non si tratta di una svista ma di un effetto voluto.

 

Cfr. la discussione su Fabio Volo :D 

  • Grazie 1

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@dyskolos Il narrare eventi non accaduti per quanto mi riguarda è una tecnica usata da alcuni autori per fare ironia o per sottolineare l'azione successiva. Allo stesso modo ci sono celebri casi dove si descrive un luogo con cose che non ci sono, con aggettivi inesistenti, proprio per enfatizzare l'aggettivo finale che fa da preludio alla vera e propria descrizione.

 

“In un buco nella terra viveva uno hobbit. Non era un buco brutto, sudicio e umido, pieno di vermi e intriso di puzza, e nemmeno un buco spoglio, arido e secco, senza niente su cui sedersi né da mangiare: era un buco-hobbit, vale a dire comodissimo.”

 

E' una tecnica potente, soprattutto se la sia usa per fare ironia. Però certo, andrebbe saputa usare.

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beh, però, in quel caso ci si aspetta che un buco nella terra sia sudicio e via dicendo. invece gli hobbit amano la comodità e sono buongustai. In questo caso crea un' attesa per rivelare la vera natura dello hobbit che essendo una creatura inventata non ha descrizioni note. C'è sicuramente anche dell'ironia e le frasi negative sottolineano cosa sia realmente uno hobbit, cioè un essere che vive nella bambagia, e non una specie di talpa. Aspetto, tra l'altro,  che contrasterà poi con le dure prove cui saranno sottoposti. Probabilmente qualsiasi tecnica se studiata e usata bene può portare ottimi risultati, ma in molti altri casi non si tratta di questo.

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2 ore fa, Ospite ha scritto:

"In un buco nella terra viveva uno hobbit. Non era un buco brutto, sudicio e umido, pieno di vermi e intriso di puzza, e nemmeno un buco spoglio, arido e secco, senza niente su cui sedersi né da mangiare: era un buco-hobbit, vale a dire comodissimo.”

 

E' una tecnica potente, soprattutto se la sia usa per fare ironia. Però certo, andrebbe saputa usare.

 

È una bella tecnica, certo, se usata con criterio. Va bene anche nelle anticipazioni, per dire. Per esempio: "Antonio non immaginava quello che gli sarebbe accaduto quando fosse sceso dal treno".

 

Il tuo esempio, per quanto sia un ottimo pezzo di letteratura, pieno di piacevole ironia, e mi ricordi qualcosa, non è appropriato al tema in questione perché non vi è azione, a meno che non si voglia postulare un'astrusa "azione di essere", ma qui saremmo nel campo della filosofia e non più della letteratura :)

 

Il problema sorge quando si usa quella "tecnica" senza senso e con azioni: "Antonio non disse 'bau', ma cominciò una partita di scacchi contro il PC". E Antonio no ha mai detto "bau", e nemmeno "miao", in vita sua.

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@dyskolos azzardo una risposta. Premetto che forse sbaglio, però mi sembra che questo nasca dal fatto che molte persone una volta scritta la prima stesura di una storia, la rileggono per aggiungere dei nuovi particolari. Secondo me (ribadisco, mia opinione). Bisognerebbe rileggere per togliere e arrivare all'essenziale.

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12 minuti fa, Effe_ ha scritto:

azzardo una risposta. Premetto che forse sbaglio, però mi sembra che questo nasca dal fatto che molte persone una volta scritta la prima stesura di una storia, la rileggono per aggiungere dei nuovi particolari.

 

Forse è proprio così, mi sa che alla fin fine hai ragione. Io dico "la frenesia di farsi capire"; quando uno teme di non essere capito e allora spiega tutto, anche quello che non occorre spiegare.

 

 

15 minuti fa, Effe_ ha scritto:

Bisognerebbe rileggere per togliere e arrivare all'essenziale.

 

D'accordo al 100000% :)

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