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Lauram

[Sfida 25] Praivasì

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https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/45090-in-ascensore-revisionato/?do=findComment&comment=799135

 

Mamma solleva il materasso e prende cento euro, quando lo riabbassa, alcune banconote volano insieme alle piume del copriletto.

Anche a me, poco prima è successa la stessa cosa. Nell’aprire la scatola dei biscotti ho fatto cadere due pezzi da venti.

«Lara, possibile che a nove anni sei ancora così sbadata?» mi ha detto mamma.

Non è colpa mia se papà ha messo lo stipendio nel contenitore per i frollini, penso.

Papà non si fida delle banche. Appropriarsi dell’IBAN di chiunque è semplice come domandare che ore sono. Allo sportello, puoi richiedere i dati bancari del capufficio o del suocero, che l’addetto te li fornisce con la stessa semplicità con cui risponderebbe: sono le 9,35.

I risparmi perciò li teniamo sotto il materasso. E non siamo i soli.

«Non saltate sui letti» si raccomandano le mamme, quando ci riuniamo a casa di qualche amica. Di certo, non temono che gli sgualciamo le lenzuola, ma il denaro che c’è sotto. Per divertirci allora, apriamo i cassetti e gli armadi, e prima di andare via veniamo perlustrate.

«Tu sei brava» mi dice la mamma di Anna: «Non hai mai rubato, invece Ester e Bea...» Per terra, sotto le tasche rigirate dei loro pantaloni ci sono un pastello e due caramelle. Le mie compagne arrossiscono. Il loro viso, rinsaccato fino al mento nel maglione, attira i peli della lana intorno.

 

«Andiamo? Prima di passare al negozio di scarpe, devo fare un salto in farmacia» mi dice mamma mentre abbassa le serrande. Al bagno intanto faccio pipì.

«C’è un ragno vicino al bidet!» grido dalla tazza.

Mamma arriva con la scopa.

«Non lo uccidere. Raccoglilo e portalo fuori.»

«Quante storie. Non mi va di riaprire la finestra. La signora Chira è sul balcone. Col binocolo potrebbe controllare che non ho lavato i piatti. Poi va a dire a tutti che sono pigra» dice, mentre le otto zampe dell’animaletto sul pavimento, ora sembrano i resti di un soffione spiaccicato.

Sul pianerottolo appena usciamo, la signora Mari apre la porta.

«Lo sa che la vedova Foti non ha pagato la bolletta dell’acqua?» Esordisce senza neanche un saluto, «ma poi è andata a Disneyland» continua. «Certa gente non ha ritegno.»

Ed ecco che, se si parla di qualcuno il qualcuno arriva.

La sentiamo arrivare, trascina la sedia a rotelle della figlia, sulle scale del piano terra rialzato. Le ruote che cigolano sembrano i respiri delle bambina. Manca l’ultimo gradino, il più alto. Stringe i denti e tira. Nello sforzo le cade la borsetta. Sono velocissima e gliela raccolgo, battendo sul tempo la signora Mari che non vedeva l’ora di frugarci dentro. Poi la vedova Foti approda sul pianerottolo e le riconsegno il tutto.

«Grazie» mi dice. Le sorrido.

«Ti sei divertita a Disneyland?» chiedo subito dopo alla bambina.

La piccola si accorge di me, fa scivolare la testa di lato come una biglia del flipper a cui si è data poca spinta. Mi guarda. La mascherina per l’ossigeno le copre parte degli occhi.

«Sì, ci siamo divertite tanto» risponde la mamma per lei. «Non è vero tesoro?» le chiede, sapendo che non riceverà risposta. Poi ci saluta ed entra in casa.

«Oggi è prevista pioggia, non c’è bisogno di annaffiare le piante» le suggerisce la signora Mari, calcando il tono.

Sul pianerottolo, il rumore dello stantuffo che manda aria alla bocca della bambina, si sente anche con la porta chiusa. 

 

In farmacia, mentre attendiamo il nostro turno, mi diverto a leggere i nomi dei medicinali. Alla parete, i monitor mostrano quello che i clienti stanno comprando.

Quella signora ha chiesto la Tachipirina. Ha la febbre, rispondo dentro di me preparata. 

Il signore lì invece, vuole Emorroi. Chissà a che serve? mi chiedo, oltre a domandarmi perché cammini a gambe divaricate.

“Attenzione. La signora Lai, ha preso un farmaco per la tubercolosi. Allontanarsi dalla striscia gialla.” L’altoparlante interrompe i miei, e i pensieri di tutti.

Mamma mi tira a sé. I clienti intimoriti si aggrappano gli uni agli altri. C’è silenzio.

La donna si dirige verso l’uscita a testa china. Percorre il red carpet della farmacia, non sfoggia un abito d’alta moda; sembra più coperta da un velo scuro che le scende fino ai piedi. Poi si chiude la porta alle spalle, e la gente riprende a parlare.

A mantenere i battiti accelerati a mia madre, subito dopo ci pensa la luce verde del proiettore. La centra e lei arrossisce all’istante. Il rilevatore d’odori si è accorto che l’ha mollata.

«Lara, non ti vergogni a fare le puzzette in pubblico!» mi dice, spingendomi sotto il riflettore di colpevolezza e prendendo il mio posto non illuminato.

«Ma io… »

Mi stringe il gomito per intimarmi di stare zitta. Poi si abbassa e mi parla all’orecchio: «Tu sei una bambina e a te è permesso tutto. Io sono adulta…» scandisce ogni parola per essere sicura che capisca. Io comprendo e non parlo più.

 

«Avverti papà, digli che ci vediamo tra due ore» mi dice appena usciamo dalla farmacia, intanto che legge il bugiardino del carbone attivo.

«Il suo ultimo collegamento è di due anni fa» le dico aprendo whatsapp.

«Allora chiamalo.»

Da quando la legge stabilì che tutti potevano leggere i messaggi di tutti, a casa non si parlava d’altro che del mio futuro.

«Le mogli controllano le chat dei mariti e i mariti quelle delle mogli. È il caos più totale. Lara, viviamo nell’era dei divorzi e se farai l’avvocato, lavorerai sempre» mi diceva papà.

«Sì» rispondevo senza capire.

«Papà ha detto che ci raggiunge dopo.»

«Bene. Entriamo a comprare le scarpe.»

La porta è pesante, ma la apro con una sola spinta. Mamma mi mette la mano sulle spalle, e entriamo.

 

«Puoi comprarmi anche la felpa?»

«Abbiamo appena comprato le scarpe.» Mamma riesce a sganciare il carrello del supermercato e a guardarmi nello stesso tempo.

«Domani a scuola facciamo cambio posti e… potrei capitare vicino a Marco.»

«Ti piace?»

«Sì.» rispondo. Non so come, ma rispondo.

«E lui?»

«Una volta, ha smesso di giocare con le figurine per parlare con me.»

«Davvero?» mi dice battendo le mani. «Certo che ti prendo la felpa. Ma prima facciamo la spesa.»

«Grazie.» L’abbraccio e sono felice.

 

«Che facciamo per pranzo?» Mamma cerca di farsi venire un’idea, guardando sugli schermi i passaggi delle spese dei clienti.

«La signora Franchi, sostiene di essere vegana e compra cotiche e salsicce» dice, parlando più per sé che con me.

“Il signor Tortello è atteso al box accoglienza dall’amante, ripeto: il signor Tortello.”  È la voce dell’altoparlante.

«Che razza di cognome» esclama mamma. Poi dallo scaffale prende la panna, e io immagino cosa cucinerà a mezzogiorno.  

Poco dopo siamo in fila per pagare. Non vi bastano i monitor? penso dei clienti che sbirciano le spese nel carrello dei vicini. Sposto il peso da un piede all’altro, intanto che aspetto di aiutare mamma a mettere i prodotti sul rullo.

«Che coincidenza.» È la voce della mamma di Marco. Anche lei al supermercato. Anche Marco al supermercato.

Ci saluta, e a me esce un “ciao” al gusto sospiro.

«E così domani cambiate posto?» dice mia madre a Marco. «Ti piacerebbe capitare vicino a Lara? Lei vorrebbe tanto.»

Mamma ti prego. Stai zitta.

«Non sai cosa ci è accaduto al negozio di scarpe» continua a dire mamma, stavolta alla madre di Marco. «Lara aveva il calzino bucato.» Poi si rivolge a me: «Che figura mi hai fatto fare.»

Non voglio piangere, non davanti a lui. Mi sento come una bottiglia di coca cola agitata, che vuol far uscire tutte le sue bolle.

«E tu allora? In farmacia…» le dico quindi, alzando la voce.  

«Che scarpe ti sei comprata?» mi chiede Marco. Fa un passo avanti e blocca le mie parole.

«Le Superga» rispondo senza guardarlo. Le mie guance bruciano come il disinfettante sulle ferite, e forse sono rosse come il mercurio cromo.

«Io le ho bianche» mi dice.

«Sai come gli si sporcheranno subito» interviene sua madre rivolgendosi alla mia.

«Le maestre li portano in giardino anche quando piove» risponde subito mamma.

«Hai saputo di…» e parlano. Parlano.

Marco mi sorride. Apre un pacchetto di caramelle. La prima è rosa, le quattro dopo sono gialle. Mi offre la prima.

E il mio cuore batte. Batte.

 

 

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Che incubo questo racconto, @Lauram, per me è un horror con i fiocchi. 

Ho scritto più volte qui nel WD che mi mette a disagio l'informatizzazione e la catalogazione dei dati personali a servizio del marketing. Sono retrograda, che ci posso fare? 

 

Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

La signora Chira è sul balcone. Col binocolo potrebbe controllare che non ho lavato i piatti. Poi va a dire a tutti che sono pigra» dice,

Questo le mie vicine lo fanno davvero, però. Vivo in un piccolo simpatico condominio pieno di vecchiette. La prima volta che sono rimasta a dormire fuori casa per frequentare il master, la signora del primo piano ha fermato il mio fidanzato sulle scale. 

Lo sa che Mercy non è tornata ieri sera?, ha chiesto.

Porca miseria, ha risposto lui, pensi che non me n'ero accorto.

Vabbè. Due osservazioni al racconto - come al solito personalissime.

 

Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

La sentiamo arrivare, trascina la sedia a rotelle della figlia, sulle scale del piano terra rialzato. Le ruote che cigolano sembrano i respiri delle bambina. Manca l’ultimo gradino, il più alto. Stringe i denti e tira. Nello sforzo le cade la borsetta. Sono velocissima e gliela raccolgo, battendo sul tempo la signora Mari che non vedeva l’ora di frugarci dentro. Poi la vedova Foti approda sul pianerottolo e le riconsegno il tutto.

«Grazie» mi dice. Le sorrido.

«Ti sei divertita a Disneyland?» chiedo subito dopo alla bambina.

La piccola si accorge di me, fa scivolare la testa di lato come una biglia del flipper a cui si è data poca spinta. Mi guarda. La mascherina per l’ossigeno le copre parte degli occhi.

Se la voce narrante è una bambina di nove anni, mi sembra strano si riferisca a un'altra bambina chiamandola "bambina" e ancora più strano che la chiami "piccola". Di solito i bambini si chiamano tra loro per nome (anche dato che gli altri personaggi sono chiamati per nome). Ho anche pensato che Lara abbia un senso di protezione nei confronti della piccola ammalata, ma nell'uso di queste due parole sento comunque forte la voce dell'autrice. Toglierei.

 

Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

«Avverti papà, digli che ci vediamo tra due ore» mi dice appena usciamo dalla farmacia, intanto che legge il bugiardino del carbone attivo.

«Il suo ultimo collegamento è di due anni fa» le dico aprendo whatsapp.

In un mondo in cui tutti sanno tutto di tutti, Lara sa di sicuro che papà non usa whatsapp, quindi la risposta stride. Capisco che l'hai scritta per caratterizzare la diffidenza di lui nei confronti dei messaggi, ma mi sembra incoerente. Credo tu possa toglierla senza pregiudicare il racconto. Anche la parte successiva fa un po' infodump, toglierei tutto.

Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

Da quando la legge stabilì che tutti potevano leggere i messaggi di tutti, a casa non si parlava d’altro che del mio futuro.

«Le mogli controllano le chat dei mariti e i mariti quelle delle mogli. È il caos più totale. Lara, viviamo nell’era dei divorzi e se farai l’avvocato, lavorerai sempre» mi diceva papà.

«Sì» rispondevo senza capire.

 

Tutto qui.

Ci sono poi le tue belle immagini piene di dettagli e cariche di corporeità. In quelle sei insuperabile, e anche nel mostrare le sfumature dei rapporti quotidiani.

Per il resto, mi piace l'inversione per cui è una bambina a notare la stranezza del suo tempo, mentre gli adulti ci sia adattano più o meno senza protestare. Di solito si pensa che siano gli adulti (dato che loro ricordano "com'era prima") a notare quello che non va. Povera Lara, che mamma indelicata ha, speriamo che lei continui a essere migliore.  

 

Un fiore. :sss:

 

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Adesso, no mercy ha scritto:

Vivo in un piccolo simpatico condominio pieno di vecchiette.

Da cosa pensi mi sia venuta l'idea?xD (birbantella come mai non sei tornata a casa quella sera?)

 

Adesso, no mercy ha scritto:

Lara abbia un senso di protezione nei confronti della piccola ammalata, ma nell'uso di queste due parole sento comunque forte la voce dell'autrice. T

Oh sì, questo mi fa piacere. Lara è la bambina sensibile che vive in una realtà orribile. Si mettono in imbarazzo le persone, si emarginano i malati, non c'è compassione, i genitori parlano male dei propri figli. Lara per difendersi, per un attimo si amalgama alla realta intorno. Il personaggio di svolta è Marco, che frena l'amica nel momento in cui si sta per macchiare.

Adesso, no mercy ha scritto:

Lara sa di sicuro che papà non usa whatsapp,

Non è detto, magari lei lo usa con le amiche e pensa che sia normale che lo facciano anche i grandi. Lara non è maliziona, ancora no. Il raccondo poi è paradossale, credo che l'accenno al collegamento, dai ,forse ci sta :P

 

Adesso, no mercy ha scritto:

Ci sono poi le tue belle immagini piene di dettagli e cariche di corporeità. In quelle sei insuperabile, e anche nel mostrare le sfumature dei rapporti quotidiani.

:rolleyes:  Grazie :rolleyes:

 

Adesso, no mercy ha scritto:

Un fiore. :sss:

Due :flower:

Grazie ancora, cara @no mercy

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Carissima @Lauram

 

Prima le annotazioni...

 

Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

Di certo, non temono che gli sgualciamo le lenzuola, ma il denaro che c’è sotto. Per divertirci allora, apriamo i cassett

Questa mi è piaciuta particolarmente.

 

Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

aprendo whatsapp

Siamo in un ucronico... Non è completamente sbagliato, ma non citerei marchi esistenti (così non gli fai manco pubblicità :D), piuttosto una loro "evoluzione" inventata che li richiami: "chatapp"... Oppure solo "chat".

 

Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

Una volta, ha smesso di giocare con le figurine per parlare con me.

Come minimo aggiungerei "figurine digitali" dato il contesto di pesante ingerenza tecnologica, o anche "tablet", "videogioco" etc...

 

Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

facciamo per pranzo?» Mamma cerca di farsi venire un’idea, guardando 

Dai, mi sono trattenuto: ti segnalo solo questa ripetizione.

 

Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

Le Superga» 

Stesso discorso di "WhatsApp"... Oppure, se vuoi mantenere certi brand, specificane una loro evoluzione futuristica: l'ultimo modello di Superga con Bluetooth integrato...

(Vedi ad esempio le famose Nike che si allacciano da sole).

 

Ok che a parlare è una bambina, ma per me, ci sono comunque troppi verbi "dire", te lo dico...

 

Ogni tanto, come nel caso che anch'io ho riscontrato quando parla dell'altra bambina, si percepisce come se a parlare fosse più un adulto... Non tanto per i termini, forse la costruzione delle frasi, non so... Ma sono piccoli casi isolati percepibili appunto più a sensazione che altro.

 

Un'idea "classica" del genere, ma ben sviluppata, con punte di scene originali e molto "angoscianti" aggiungerei...

 

In generale mi è piaciuto... ciao!

 

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Perdonami... Mi trovavo in fase di votazione di questo contest, ma mi è appena venuto un tremendo dubbio che potrebbe tra l'altro inficiare le mie annotazioni di cui sopra relative ai "brand" o anche alle figurine:

questo racconto sarebbe ambientato nel nostro presente alternativo o nel futuro (normale o alternativo)?

 

Tale mio dubbio ha a che fare solo con il genere "ucronico", tema del contest...

 

Forse non ci ho fatto caso io, ma... Nel racconto c'è un punto dove in qualche modo si capisce che questo è il "presente/futuro alternativo se la Storia avesse seguito percorsi diversi?".

 

Nel senso che io l'ho trovato ottimo più come racconto fantascientifico e in questo senso ho commentato...

 

 

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@AndC caro, ma che ne so... nella mia mente il racconto è ambientato ai nostri  giorni, ma senza tutte le regolamentazioni sulla privacy, garanti e compagnia bella. Senza una struttura normativa alle spalle, insomma. Che il racconto sia fantascienza? Sì, certo, ma non ambientato in un futuro lontano, senza brand fastasmagorici e senza almanacco sportivo xD

Mi premeva che passasse un messaggio: va bene non c'è privacy, ma come stiamo messi a sensibilità? Lo spettegolare di quanto supera i rapporti interpersonali? Lara sta per infamare la madre; la donna è già compromessa dalla realtà, parla male della figlia ma non lo fa con cattiveria, non ci arriva: è cresciuta con quei comportamenti. Quanto tempo ci metterà Lara a perdersi e adattarsi a sua volta al quel mondo? Si perderà? Boh, Marco la ferma prima.

Grazie per le note e il commento :)

 

 

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@Lauram

 

Ma sì, certo, tutto questo mi era chiaro, il messaggio etc... anzi in questo, devo dire che il finale mi è molto piaciuto, anche in stile...

 

Ti ho fatto questa domanda tecnica perché volevo votarti, ma mentre scrivevo le mie motivazioni mi sono accorto di questo particolare, che in sé è davvero un particolare di poco conto, ossia non inficia il racconto né il suo messaggio... era solo una questione tecnica relativa a questo stesso contest e al genere Ucronia....

 

All'inizio, leggendoti, devo dirti che neanche io mi sono posto il problema, poi, nella seconda parte mi sono venute in mente quelle annotazioni di cui sopra perché ho iniziato a immaginarlo come lo sviluppo nel futuro della nostra società attuale... non dico fra cinquanta, ma anche solo fra cinque/dieci anni questo potrebbe essere uno scenario plausibilissimo e in questo "fa paura" e il tuo messaggio è più che chiaro...

 

Avendolo tu giustamente pensato e sviluppato come Ucronia che si ambienta ai giorni nostri, i particolari delle varie marche, o anche delle "figurine" o del "binocolo", lo stesso "Disneyland" sono quindi più che giusti (non tenere dunque conto delle annotazioni in merito che ti ho mosso nel primo commento)... ciononostante, secondo me lo dovresti specificare meglio al solo scopo di farlo rientrare cento per cento nel genere e di evitare il rischio, come a me è successo, di fraintendimenti con altri generi.

 

Cioè, fondamentalmente: Ucronia se la Storia (conosciuta sino ai giorni dei lettori) è mutata... poi possiamo anche trovarci nel 2050, ma con una Storia diversa-inventata; fantascienza se qualsiasi cambiamento sulla Storia avviene dopo il nostro presente...

 

Ripeto, in generale, fuori dal contest è un'annotazione che può lasciare il tempo che trova, ma anche così potrebbe essere importante. I vari particolari, come appunto marche o stili di vita, non sono secondo me sufficienti da soli a fare intendere questa Ucronia. Ora, è vero che la "boa" del contest prevedeva di "non essere espliciti sul punto di svolta"... però ecco, sai che ho pensato... un semplice particolare come l'anno, ad esempio, sarebbe più che sufficiente a chiarire ogni dubbio e al contempo non entrerebbe troppo nello specifico...

 

Ad esempio, potresti inserire questo particolare su uno scontrino o un numero di attesa nella farmacia dove la bambina legge ora e data... potrebbe dirlo un orologio digitale sulla strada, potrebbe fare una riflessione la bambina dicendo sono nata nel 2010 e si capisce che essendo una bambina non ci troviamo nel 2030 o 2050...

 

Insomma... perdona il puntiglio, ma questo particolare mi sta facendo molto riflettere... al netto del racconto è una sciocchezza relativa solo al contest.

 

Ciao!

 

:D

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@AndC, non mi sono posta il problema. La privacy e la protezione dei dati sensibili si riferisce a un periodo, piuttosto che a una data storica, non sono andata a vedere sulla Gazzetta Ufficiale, penso di non sbagliare dicendo che il punto di rottura è comunque recente. Se la svolta lo è, anche il racconto lo è, ma credo che si possa adattare anche a un futuro. Con le Superg on Ice, le tue figurine digitali, l'antipiretico che smorza anche i bruciori di stomaco e le Fruit Joy con 19 caramelle rosa e una al limone. xD

 :P ciao

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7 ore fa, AndC ha scritto:

Ucronia se la Storia (conosciuta sino ai giorni dei lettori) è mutata... poi possiamo anche trovarci nel 2050, ma con una Storia diversa-inventata; fantascienza se qualsiasi cambiamento sulla Storia avviene dopo il nostro presente...

@AndC scusa, ma lo sai che non riesco ancora a capire? Perdonami, ma non mi entra in zucca. Sono andata a rivedere il significato di ucronia (su Wikipedia) e boh, mi sembra che possa essere assimilatato anche alla fantascienza, magari sbaglio, è la prima volta che mi imbatto in un questo genere.

Grazie come sempre per il tempo che mi dedichi, scusa se te ne chiedo ancora, ma credimi non mi è chiaro il tuo dubbio :scusa:

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Carissima @Lauram...

Il mio dubbio, lo ripeto, più che altro è solo un piccolo puntiglio personale dovuto al tema del contest.

 

Ora, molti generi letterari spesso non sono così strettamente definiti o ancor meglio tendono a mischiarsi o a unirsi fra loro... di alcuni è difficile dire se sia più uno o più un altro e spesso l'uso di un genere, nel tempo, tende a cambiare accezioni nell'uso comune a volte improprio.

 

Ad esempio, quando parliamo di fantascienza, dovrebbe comunque essere presente l'elemento scientifico in maniera centrale, o almeno di nucleo...

Così se parliamo del genere giallo, il suo presupposto basilare è che ci sia un crimine e un indagine...

Come dire: ci sono comunque degli aspetti principali che appartengono a determinati generi e li differenziano, almeno nelle loro accezioni classiche-originali.

 

Il tuo racconto, ad esempio, non lo possiamo in questo senso definire "horror" o "spy story" perché non ha gli elementi salienti di tali generi...

 

Il genere "Ucronia" o "ucronico" che dir si voglia si basa sul presupposto di immaginare una realtà diversa qualora determinati eventi storici si siano svolti in maniera diversa da quello che realmente è accaduto. Si tratta quindi di partire da un certo dato storico avvenuto in passato e immaginare degli sviluppi alternativi qualora esso non sia accaduto o accaduto diversamente.

Gli esempi più classici sono "Se Hitler avesse vinto la Seconda Guerra Mondiale?"... "Se Napoleone non fosse stato sconfitto a Waterloo?", ma anche e perché no: "Se non fosse stato inventato il telefono...?"

 

Il tuo racconto si basa fondamentalmente sul presupposto: "Se non fossero state create le leggi sulla Privacy, oggi come sarebbe il mondo?". Ora... questo dato è comunque assimilabile a un fattore storico, ma si tratta comunque di un fattore storico "evolbibile", nel senso che tale possibilità potrebbe tranquillamente crearsi nel futuro: domani vengono abolite/cambiate le attuali leggi che regolamentano la privacy... ecco che ci troviamo nel 2025 (ad esempio) con il tuo scenario in atto... in questo caso, non è cambiata la Storia del passato così come la conosciamo (Ucronia), ma cambierà nel futuro (potremmo parlare di fantascienza o altri generi).

 

Al tuo racconto, secondo me, manca questo piccolo, semplice e quasi "scontato" particolare: una data (o un dato-evento storico) che ci faccia capire quando è ambientato. Hai disseminato il racconto di diversi particolari (come appunto le figurine o il binocolo o i vari marchi di prodotti/servizi) che sono elementi del nostro tempo, ma non sufficienti allo scopo di determinare precisamente il nostro presente perché potrebbero sussistere anche fra qualche anno e ambientare così la storia in un prossimo futuro..

 

Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

Da quando la legge stabilì che tutti potevano leggere i messaggi di tutti, a casa non si parlava d’altro che del mio futuro.

Questa cosa qui, potrebbe benissimo essere accaduta nel 2020, passato di una storia ambientata nel 2025, ma futuro rispetto al nostro 2019.

 

Se io dico "Il presidente degli Stati Uniti era Obama", il racconto potrebbe tranquillamente essere ambientato negli anni della sua presidenza, ed appartenere magari al genere storico.

Se invece dico "Obama era presidente degli Stati Uniti da dieci anni" è un presupposto storico fantastico, che porta ad ambientare il racconto nel 2019 (nostro presente), ma su una realtà alternativa di stampo ucronico.

Se dico che "Obama era presidente degli  Stati Uniti in maniera consecutiva da vent'anni", ecco che ci troviamo nel 2029, ossia la storia sarà futuristica, ma sempre su un presupposto storico differente (ucronico), ossia che nel 2017 Trump non sia stato eletto.

Se dico che "nel 2004 Bill Clinton era presidente degli USA", questa storia è sempre di stampo ucronico (ossia non vera storicamente), ma ambientata nel passato rispetto al 2019.

 

Questo per dire, che una storia ucronica può ambientarsi sia nel presente, sia nel passato, che nel futuro; ma si basa su una "svolta" - ossia su un cambiamento Storico inventato/alternativo" - che può essere riscontrata solo nel passato (essendo Storia) degli anni attuali in cui tale storia viene scritta.

 

Il tuo "errore" - se così possiamo definirlo - semplicemente è stato quello di aver ben chiaro-scontato nella tua mente che questo racconto fosse ambientato nel presente su una base ucronica (non sono state create determinate leggi in passato)... ma nel racconto non c'è un chiaro elemento che faccia capire questo, ma è fraintendibile (così come ci sono cose, oggetti e usanze del 2019, ce ne sono altre di stampo "fantascientifico" ossia ipotizzabili in un futuro).

 

Ecco, non so se mi sono spiegato meglio... 
Questa è un po' la mia idea al riguardo, magari sbaglio, però, ed altre e più autorevoli fonti potrebbero meglio dirimere la questione o ritenere che stia sbagliando io... non so...

 

Ciao!

 

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Scusa @AndC, un controcommentone di domenica mattina, magari appena sveglio, non ci voleva. Grazie ancora per il tempo che mi dedichi. A presto <3

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Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

Mamma solleva il materasso e prende cento euro, quando lo riabbassa, alcune banconote volano insieme alle piume del copriletto.

metterei un punto al posto della virgola dopo euro. Esordisco così, cara socia, perché sia chiaro sin da subito che è un commento per postare, e che sono in modalità rompicoyoti forza mille. :omicida:

 

Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

mi ha detto mamma

non stavi parlando al presente?

 

Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

Allo sportello, puoi richiedere i dati bancari del capufficio o del suocero, che l’addetto te li fornisce con la stessa semplicità con cui risponderebbe: sono le 9,35.

capoufficio - e - "sono..."

 

Vero che ti piaccio quando sono così carapazzo? :sorrisoidiota:

 

Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

I risparmi perciò li teniamo sotto il materasso.

Guarda, se non l'avessi detto non ci sarei mai arrivato, vista tutta la premessa sugli iban e sui capiffici

 

Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

Di certo, non temono che gli sgualciamo le lenzuola, ma il denaro che c’è sotto.

Grazie per questa ulteriore spiegazione affatto superflua. Rischiava di non essere abbastanza chiaro il concetto che tengono i soldi sotto il materasso. Per cui davvero grazie. Perché in corsivo, poi? Bah :no:

 

Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

«Tu sei brava» mi dice la mamma di Anna: «Non hai mai rubato

seh, seh... conoscendoti...

 

Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

Il loro viso, rinsaccato fino al mento nel maglione, attira i peli della lana intorno

Qui me le sono viste. Un caravaggio 

 

Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

Al bagno intanto faccio pipì.

Grazie. Mi stavo preoccupando, Sono alcuni racconti che i tuoi personaggi non scorreggiano, cacano o pisciano

 

Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

il rumore dello stantuffo che manda aria alla bocca della bambina, si sente anche con la porta chiusa

 Via la virgola tra soggetto e verbo

 

Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

Emorroi. Chissà a che serve? mi chiedo, oltre a domandarmi perché cammini a gambe divaricate.

vedi due commenti sopra

 

Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

La signora Lai, ha preso un farmaco per la tubercolosi

we we we, che succede? è la seconda di fila: via la virgola tra soggetto e verbo!

 

Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

A mantenere i battiti accelerati a mia madre

Sono sicuro che puoi dirlo in maniera più lineare

 

Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

Lara, non ti vergogni a fare le puzzette in pubblico!

<3<3<3 Dì la verità, che quando scrivi ste cose pensi "non vedo l'ora che lo legga Edu" (e poi la sganci)

 

Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

e entriamo

ed

 

Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

«Sì.» rispondo

qui le diatribe sulla punteggiatura e le virgolette si sprecano, ma se continui con "rispondo" in minuscolo credo che il punto non va. 

 

Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

«Hai saputo di…» e parlano. Parlano.

Marco mi sorride. Apre un pacchetto di caramelle. La prima è rosa, le quattro dopo sono gialle. Mi offre la prima.

E il mio cuore batte. Batte.

Bello il finale.

 

Allora, socia, al di là della mia cacacartagine, non mi ha entusiasmato.

L'idea di fondo è una, e non è poi così originale: ti immagini che incubo se ognuno venisse esposto allo sguardo altrui senza alcuna privacy? (tra l'altro, già dal titolo esponi quale sarà il leit motiv). Dopodiché è una serie di accadimenti un po' frammentari che non fanno che ribadire quest'unico concetto. Ne viene fuori una cosa poco accattivante, un po' didascalica. La cosa più bella è il finale, in cui i bambini sembrano riuscire a mettere da parte questa follia dei grandi, ma è troppo tardi e troppo poco per un racconto che intanto ha indugiato troppo sul concetto. All'inizio ribadisci davvero troppo il concetto dei soldi sotto al materasso.

Va anche detto che dipingere un ucronia in così poche battute è un compito ingratissimo, che espone appunto al rischio di essere didascalici per dover dire e disvelare in così poco. Forse il genere si adatta meglio ai romanzi. Oppure lo avrei trattato rivelando qual è l'elemento distopico con una sola battuta finale. Non mostrandolo in tutto il racconto: così non funziona.

 

:sss:

 

---Lo so, ti sto riservando più cazzotti che carezze, ultimamente. Ma è il prezzo di essere diventata più brava di me :P

 

 

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Cara @Lauram ,  eccomi qui a dirti per prima cosa che il tuo ucronico sulla deriva della privacy mi è piaciuto parecchio! :rosa:

Poi qualche pulce per pubblicare, che spero possa esserti utile:

 

  Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

Mamma solleva il materasso e prende cento euro, 

 

quel che segue ha bisogno di uno stacco maggiore, per me l'ideale è  il punto e virgola

 

  Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

quando lo riabbassa, alcune banconote volano insieme alle piume del copriletto.

Anche a me, poco prima è successa la stessa cosa. Nell’aprire la scatola dei biscotti ho fatto cadere due pezzi da venti.

«Lara, possibile che a nove anni sei ancora così sbadata?» mi ha detto mamma.

Non è colpa mia se papà ha messo lo stipendio nel contenitore per i frollini, penso.

 

Per il discorso interiore, troverei meglio un carattere diverso per distinguerlo.

 

  Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

Papà non si fida delle banche. Appropriarsi dell’IBAN di chiunque è semplice come domandare che ore sono. Allo sportello, puoi richiedere i dati bancari del capufficio o del suocero, che l’addetto te li fornisce con la stessa semplicità con cui risponderebbe: sono le 9,35.

 

il detto in carattere diverso o virgolettato.

 

  Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

Per terra, sotto le tasche rigirate dei loro pantaloni ci sono un pastello e due caramelle. Le mie compagne arrossiscono. Il loro viso, rinsaccato fino al mento nel maglione, attira i peli della lana intorno.

 

che bella immagine, brava! L'elettrostatica scatenata dalla vergogna.

 

  Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

«Lo sa che la vedova Foti non ha pagato la bolletta dell’acqua?» Esordisce senza neanche un saluto, «ma poi è andata a Disneyland» continua. «Certa gente non ha ritegno.»

Ed ecco che, se si parla di qualcuno

 

virgola

 

  Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

il qualcuno arriva.

La sentiamo arrivare, 

 

punto e virgola

 

  Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

trascina la sedia a rotelle della figlia, sulle scale del piano terra rialzato. Le ruote che cigolano sembrano i respiri delle bambina.

 

sembrano in sintonia coi respiri della bambina.

 

 

  Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

Manca l’ultimo gradino, il più alto. Stringe i denti e tira. Nello sforzo

 

virgola

 

  Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

le cade la borsetta. Sono velocissima e gliela raccolgo, battendo sul tempo la signora Mari che non vedeva l’ora di frugarci dentro. Poi la vedova Foti approda sul pianerottolo e le riconsegno il tutto.

«Grazie» mi dice. Le sorrido.

«Ti sei divertita a Disneyland?» chiedo subito dopo alla bambina.

 

alla figlia (coetanea della voce narrante, suppongo).

 

  Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

Sul pianerottolo, il rumore dello stantuffo

 

virgola  (oppure elimina anche la successiva - o fai l'inciso o niente virgole -)

 

  Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

Il signore lì invece, vuole Emorroi. Chissà a che serve? mi chiedo, oltre a domandarmi perché cammini a gambe divaricate.

 

Ti suggerisco sempre i pensieri della protagonista in altro carattere. Forte questo passaggio, dai!

 

  Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

“Attenzione. La signora Lai, ha preso un farmaco per la tubercolosi. Allontanarsi dalla striscia gialla.” L’altoparlante interrompe i miei, e i pensieri di tutti.

Mamma mi tira a sé. I clienti intimoriti si aggrappano gli uni agli altri. C’è silenzio.

La donna si dirige verso l’uscita a testa china. Percorre il red carpet della farmacia, 

 

punto e virgola

 

  Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

non sfoggia un abito d’alta moda; sembra più coperta da un velo scuro che le scende fino ai piedi.

 

l'emarginazione dell'infetto. Tutto il paragrafo della tisica è magistrale!

 

  Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

Poi si chiude la porta alle spalle, e la gente riprende a parlare.

A mantenere i battiti accelerati a mia madre, subito dopo ci pensa la luce verde del proiettore. La centra e lei arrossisce all’istante. Il rilevatore d’odori si è accorto che l’ha mollata.

«Lara, non ti vergogni a fare le puzzette in pubblico!» mi dice, spingendomi sotto il riflettore di colpevolezza e prendendo il mio posto non illuminato.

«Ma io… »

Mi stringe il gomito per intimarmi di stare zitta. Poi si abbassa e mi parla all’orecchio: «Tu sei una bambina e a te è permesso tutto. Io sono adulta…» scandisce ogni parola per essere sicura che capisca. Io comprendo e non parlo più.

 

Scritto benissimo l'episodio della piccola vergogna della madre scaricato sulla figlia in nome della convenienza. Brava!

 

  Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

«Avverti papà, digli che ci vediamo tra due ore» mi dice appena usciamo dalla farmacia, intanto che legge il bugiardino del carbone attivo.

«Il suo ultimo collegamento è di due anni fa» le dico aprendo whatsapp.

 

com'è che lo scoprono adesso? Sono due anni che non provano a mandargli messaggi?

 

  Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

«Allora chiamalo.»

 

«Che facciamo per pranzo?» Mamma cerca di farsi venire un’idea, guardando sugli schermi i passaggi delle spese dei clienti.

«La signora Franchi,

 

togli la virgola che separa il soggetto dal verbo.

 

  Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

sostiene di essere vegana e compra cotiche e salsicce» dice, parlando più per sé che con me.

“Il signor Tortello è atteso al box accoglienza dall’amante, ripeto: il signor Tortello.”  È la voce dell’altoparlante.

«Che razza di cognome» 

 

avevo letto: Che razza di coglione... ahahah.

 

  Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

esclama mamma. Poi dallo scaffale prende la panna, e io immagino cosa cucinerà a mezzogiorno.  

 

Mamma ti prego. Stai zitta.

 

Il pensiero sull'Indelicatezza in un carattere diverso, ti consiglio.

 

  Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

 

«E tu allora? In farmacia…» le dico quindi, alzando la voce.  

«Che scarpe ti sei comprata?» mi chiede Marco. Fa un passo avanti e blocca le mie parole.

 

Qui hai fatto capire che Marco ha la stessa sensibilità di Lara. Ok.

 

  Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

«Le Superga» rispondo senza guardarlo. Le mie guance bruciano come il disinfettante sulle ferite, e forse sono rosse come il mercurio cromo.

 

mercurocromo

 

  Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

«Io le ho bianche» mi dice.

«Sai come gli si sporcheranno subito» interviene sua madre rivolgendosi alla mia.

«Le maestre li portano in giardino anche quando piove» risponde subito mamma.

«Hai saputo di…» e parlano. Parlano.

Marco mi sorride. Apre un pacchetto di caramelle. La prima è rosa, le quattro dopo sono gialle. Mi offre la prima.

E il mio cuore batte. Batte.

 

Mi piace il tuo stile, l'attenzione nella costruzione dei personaggi, immersi nella vicenda quotidiana di una civiltà esasperata dall’assenza assoluta di privacy.

Brava, Laura!

 

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5 ore fa, Edu ha scritto:

rompicoyoti forza mille. :omicida:

Oh, ma devi sempre prendere un mio racconto per fare lo scassacazzi? :brillasguardo:

5 ore fa, Edu ha scritto:

e

Ma dici che con il che sia errore? lo sai che inizialmente avevo messo una e, ma non mi suonava bene (sono sorda e stonata, che pretendo)

Mi dispiace che il racconto non ti sia piaciuto, mi dispiace non essere stata ingrado di mostrare quello che si cela sotto. Non è un racconto che descrive scene, volevo che sotto le scene si celasse qualcosa. Peccato non essere riuscita a trasmettertelo.

5 ore fa, Edu ha scritto:

più cazzotti che carezze,

A quando il contrario?

A presto mio caro @Edu, ti volgio bene pure in questa modalità.

1 ora fa, Poeta Zaza ha scritto:

tuo ucronico sulla deriva della privacy mi è piaciuto parecchio

Meno male la mia @Poeta Zaza, grazie per i suggerimenti sempre utilissimi sulla punteggiatura. A presto :rosa:

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Il 22/11/2019 alle 14:11, Miss Ribston ha scritto:

Inoltre, mi risulta molto difficile credere che le persone accettino un mondo così regolato, in quanto qualsiasi regola di tutela del proprio privato viene meno. L'accettazione di tutto ciò non la trovo coerente con la natura umana, tanto più che i bambini vanno contro al sistema. Di fatto, la vedo come una contraddizione nel testo.

Miss, grazie per aver votato, letto, argomentato e per il tempo che ci hai dedicato. Scusa però se quoto questa parte della tua valutazione. Si parla di ucronia, un genere che vede la fantascienza come possibile declinazione. Magari mi sbaglio, non so, ma come si può essere scettici per alcuni comportamenti quando manca la base reale per biasimarli.

I bambini non vanno contro il sistema, il sistema lo subiscono. Se la società li fagocitara' non so, ma i ragazzini dimostrano per ora di essere più sensibili degli adulti.

Ciao :)

@Edu 

16 ore fa, Edu ha scritto:

Nessuna delle due storie, ahimé, perdonatemi se sono troppo cattivo, è consistente

Mi dispiace che sia passato questo. Un messaggio c'è, non sono stata in grado di trasmetterlo a questo punto, ma credimi, non ho voluto scrivere una storiella tanto per... Grazie caro socio per tutte le annotazioni :)

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1 ora fa, Lauram ha scritto:

Magari mi sbaglio, non so, ma come si può essere scettici per alcuni comportamenti quando manca la base reale per biasimarli.

Più che base reale, la chiamerei una base di coerenza. Questa deve esserci sempre, anche in un contesto di irrealtà.

L'ucronia sfocia nella fantascienza quando parla del genere umano traslato in un determinato futuro, scientificamente argomentato (e non è il tuo caso). Quel che non mi torna nel tuo racconto è il fatto che le persone accettino passivamente un modello di società del tipo descritto: non è insito nel genere umano accettare una cosa del genere, in quanto l'Uomo è sì un animale sociale, ma è dotato di una propria intimità e sensibilità, in "porzioni" più o meno variabili a seconda dell'individuo. Nel tuo racconto è il concetto di Uomo, quindi, che va a modificarsi, ma visto che i bambini subiscono il sistema, come dici, ma si rendono conto che qualcosa non va (ho percepito questo dal tuo racconto, soprattutto nel finale), trovo che la premessa non sia coerente con lo sviluppo: o cambi il concetto dell'essere umano in maniera universale, bambini compresi, oppure anche agli adulti questa cosa non può stare bene.

Spero di essere riuscita a spiegare meglio il punto :)

  • Grazie 1

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@Miss Ribstonb:) ora mi è più chiaro. Scusami, ultimamente non so, sarà l'età, ma non c'arrivo subito :P, guarda con @AndC ( ti mando un buongiorno :rolleyes:) mi ha dovuto fare lo schemino.

Ciao 

  • Mi piace 2

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@Lauram Ciao Laura. Anche qui, dopo aver commentato Emy, tengo a sottolineare che preferisco valutare in questa sede il racconto a prescindere dal contest o sfida o pennaespada o quello che è. Mi sono reso conto da un po', soprattutto avendo avuto l'occasione di rileggere alcuni tuoi vecchi racconti, di come il tuo raccontare sia molto più complesso di quello che appare a una lettura superficiale. Disponi di un'ironia assolutamente rara in generale, e in particolare per una donna (lo so, i tempi stanno cambiando velocemente e questa osservazione è basata su una presunzione bella e buona, ma siamo fatti anche di questo, e io auspico di poter mettermi velocemente al passo coi tempi), che nasconde, anzi meglio preserva sempre un significato più profondo sulla natura dei tempi che viviamo e sulla psicologia delle persone. Il tuo è un genere nuovo, secondo me, al quale ci dobbiamo abituare per coglierne tutti i pregi.

Detto questo, debbo constatare anche, come già rilevato più volte, che il tuo percorso verso una pulizia stilistica adeguata allo spessore delle tue idee stia proseguendo ottimamente - a prescindere dalle inutili comparazioni coi lavori precedenti. Praivasì è un'ottima prova, punto, e credo sia più giusto rilevare nei tuoi confronti come l'impegno che ci metti sia assolutamente eccezionale. D'altra parte, il luogo in cui ci troviamo è popolato di tante eccezionalità e pure questo è sorprendente, no?

Ciao, Lauretta :super:

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Cara @Lauram, l'originale titolo del racconto suggerisce la cifra del tuo narrare: veloce, accattivante, scanzonato, con una base di disinvolta autenticità che lo rende riconoscibile. A questo innegabile pregio si accompagna, qui, una certa sciatteria nell'utilizzo della punteggiatura e, a mio esclusivo e modestissimo parere, un abuso di scenette che sembrano strizzare l'occhio al lettore. Mi riferisco alla bambina che fa pipì, al signore con le emorroidi, alla mamma che "l'ha mollata". Non faccio questo appunto per rigidità o sciocco puritanesimo (tra figli maschi e amici di figli maschi puoi immaginare a cosa sono abituata), ma perché quei luoghi non mi sono parsi funzionali alla narrazione: la bambina può gridare del ragno dalla tazza, e già così è chiaro che è seduta per fare pipì; la Tachipirina e il farmaco per la tisi sono sufficienti a inquadrare la situazione; la puzzetta, invece, la utilizzi anche in seguito, quindi ha un suo senso nell'economia del racconto. Personalmente amo un umorismo più nascosto, quindi posso non fare testo. Riguardo alla punteggiatura, ammetto di essere molto sensibile a essa ed estremamente critica; ti segnalo soltanto i tre casi in cui poni la virgola tra soggetto e verbo:

Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

mentre le otto zampe dell’animaletto sul pavimento, ora sembrano i resti di un soffione spiaccicato.

 

Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

il rumore dello stantuffo che manda aria alla bocca della bambina, si sente anche con la porta chiusa. 

 

Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

La signora Lai, ha preso un farmaco per la tubercolosi

 

Un piccolo appunto in relazione a questa frase:

Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

Allo sportello, puoi richiedere i dati bancari del capufficio o del suocero, che l’addetto te li fornisce con la stessa semplicità con cui risponderebbe: sono le 9,35.

Qui, secondo me, se intendi "che" come relativo, allora dovresti scrivere: "che l'addetto fornisce"; altrimenti, eliminando il relativo: "e l'addetto te li fornisce". Se invece volevi dare alla frase un senso causale, allora è necessario usare "ché", forma abbreviata di "perché".

Riguardo all'ucronia, ammetto di aver fatto molta fatica a individuarla, pur essendomi informata. Un mondo in cui la privacy è del tutto abolita? Col racconto di Emy è stato più facile riconoscerla, perché narra di "storia", la quale o si è vissuta o si studia sui libri, quindi c'è un punto di partenza. Qui mi è mancato il punto di partenza, probabilmente per mia incapacità: il tempo di oggi, quello in cui viviamo? Molte delle gravissime limitazioni di cui parli, però, sono già in atto nel nostro mondo (non certo con la virulenza da te descritta): l'appropriazione indebita di dati personali (e il continuo tentativo di sottrarceli), il pettegolezzo senza limite di decoro, l'intrusione nelle vite altrui, l'ipocrisia. Quindi un mondo in cui tutto ciò è esasperato? Perdona la mia incapacità di comprendere a fondo.

Grazie per la lettura, e un saluto!

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19 ore fa, Roberto Ballardini ha scritto:

di come il tuo raccontare sia molto più complesso di quello che appare a una lettura superficiale. Disponi di un'ironia assolutamente rara in generale

Non so come ringraziarti per queste parole...

19 ore fa, Roberto Ballardini ha scritto:

che nasconde, anzi meglio preserva sempre un significato più profondo sulla natura dei tempi che viviamo e sulla psicologia delle persone. Il tuo è un genere nuovo, secondo me, al quale ci dobbiamo abituare per coglierne tutti i pregi.

... e per queste.

 

19 ore fa, Roberto Ballardini ha scritto:

Praivasì è un'ottima prova

Anche a me piace molto, ma io sono di parte ;)

Adesso, Ippolita2018 ha scritto:

sciatteria nell'utilizzo della punteggiatura 

Reduce da due racconti in cui le virgole non le ho messe per niente, ho pensato che qui in qualche modo avrei dovuto recuperare. Grazie per avermi fatto notare gli errori.

 

Adesso, Ippolita2018 ha scritto:

Qui, secondo me, se intendi "che" come relativo, allora dovresti scrivere: "che l'addetto fornisce"; altrimenti, eliminando il relativo: "e l'addetto te li fornisce". Se invece volevi dare alla frase un senso causale, allora è necessario usare "ché", forma abbreviata di "perché".

E io che volevo usare il che come consecutiva, e mi suonava pure! Con e invece, no. Grazie, ora mi rendo conto che con e c'è molta più fluidità.

Grazie per il tempo che mi hai dedicata. Mi disciace che non ti sia piaciuta questo tipo di ironia. Dietro le scene descrtitte si cela un mondo spregevole, ho pensato ad accentuare alcuni comportamenti per tirare fuori il "nascosto"; come ho detto anche a Edu, mi rincresce di non essere stata in grado di mostarlo.

A presto e grazie ancora 

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Il 11/16/2019 alle 17:54, Lauram ha scritto:

La privacy e la protezione dei dati sensibili si riferisce a un periodo, piuttosto che a una data storica, non sono andata a vedere sulla Gazzetta Ufficiale, penso di non sbagliare dicendo che il punto di rottura è comunque recente.

 

Risale agli anni '90. Prima se ne fregavano tutti bellamente.

 

Questo racconto mi ha lasciato due impressioni contrastanti. Da un lato la pesantezza (in senso positivo) del tema di fondo in tutte le sue implicazioni, compreso un certo eco di regimi totalitari in cui non solo la privacy non esisteva, ma anche il controllo del vicinato e i sospetti condizionavano la vita. Qui si capisce poco a cosa ci si debba conformare, ma non è un difetto in sé, anzi, è una nota di originalità rispetto a distopie tradizionali stile 1984: il messaggio è che gli esseri umani sono gregari e basta, in mancanza di indicazioni dall'alto comunque si creano un insieme di valori totalizzante; e ci sta benissimo.

 

Dall'altro c'è invece una forma che non funziona altrettanto bene. I dettagli sono già stati citati, ti dirò la mia impressione generale: risulta un tono poco naturale, un po' forzato nei dialoghi e poco armonioso nelle descrizioni. Messa così sembra peggio di quello che vorrei dire: non è una questione tecnica, le immagini arrivano e la storia è piacevole, non ci sono errori grammaticali ma neanche di struttura. È una questione di ironia, che manca: quell'ironia sottile, stile Tom Sawyer o Mafalda, che fa la fortuna dei testi che usano gli occhi dei bambini per evidenziare i casini degli adulti. Non è una critica: tutto sommato il racconto funziona lo stesso. È un consiglio: è l'ultimo gradino che manca, la differenza tra un 10 e un 10 e lode.

 

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Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

“Attenzione. La signora Lai, ha preso un farmaco per la tubercolosi. Allontanarsi dalla striscia gialla.”

 

Volevo aggiungere una cosa che ho apprezzato molto: il fatto che questa continua violazione della privacy possa avere anche risvolti positivi (in questo caso evitare un contagio). Nota rara in quella che di fatto è una distopia, un genere in cui spesso si passa il tempo a chiedersi "ma chi ve l'ha fatto fare di inguaiarvi così?"

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@Lauram ciao Lauretta, scusami se passo solo ora a giochi fatti; un po' perché volevo lasciare lo spazio ai commentatori esterni, un po' perché è un periodo leggermente ingarbugliato, come ben sai. :) 

La prima volta che ho letto il tuo pezzo ricordo di aver pensato quanto eri coraggiosa a impostare il racconto quasi del tutto sui dialoghi. Io non ne sarei capace. All'inizio, quando parli dei soldi sotto il materasso, non ho potuto evitare di comparare il tuo mondo con quello in cui vivevamo noi negli anni '90, con le scene analoghe e per un motivo diverso. Il clima che pervade la storia, e in questo concordo con swetty, è pesante, molto cupo, ma non è un difetto, anzi. Forse avresti potuto puntare di più sull'ambientazione che, in quanto appunto nella storia si parla molto, viene a meno. Anzi, tutto quel dialogare mi ha dato un senso di, come dire, concitazione. 

Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

Quante storie. Non mi va di riaprire la finestra. La signora Chira è sul balcone. Col binocolo potrebbe controllare che non ho lavato i piatti. Poi va a dire a tutti che sono pigra» dice, mentre le otto zampe dell’animaletto sul pavimento, ora sembrano i resti di un soffione spiaccicato.

Sembra il mio condominio negli anni '80. Invece di va a dire, direi piuttosto che andrà a dire a tutti che sono pigra. 

 

Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

La piccola si accorge di me, fa scivolare la testa di lato come una biglia del flipper a cui si è data poca spinta

Mi è piaciuta particolarmente questa immagine. C'è un tono piuttosto ironico che domina qua e là la storia. 

 

Il 11/11/2019 alle 21:49, Lauram ha scritto:

Avverti papà, digli che ci vediamo tra due ore» mi dice appena usciamo dalla farmacia, intanto che legge il bugiardino del carbone attivo.

I dialoghi, come mi pare ti abbiano fatto notare, risultano un po' forzati. Tu diresti a tua figlia una frase del genere? Non credo. Un'alternativa, e anche più semplice, poteva essere: Avverti papà che arriveremo in ritardo. Qualcosa così. Intanto che legge mi suona strano. Metterei mentre legge. 

 

Il finale, confesso, mi ha dato un senso di tenerezza. Per Lara. La madre, invece, l'ho trovata leggermente odiosa. xD  A immaginare di vivere in una società in cui tutti sanno tutto di te, cosa acquisti, cosa mangi, mi ha dato dei brividi. In questo rimani la regina. Un bel brano. Sempre brava, Lauretta! 

 

 

 

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Siete state carinissime @swetty @Emy i vostri commenti mi sono piaciuti tanto.

Sentirsi dire da un supercritico che non ha trovato errori e' il massimo (scusate per la e', scrivo da cellulare e la tastiera non mi segna piu' i suggerimenti, ecco appunto, n.b. il piu' :grat:)

Mi sono divertita a scrivere questo racconto, e non vedo l'ora di revisionarlo. 

A presto,

Emy, in bocca al lupo <3

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