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Io che mi manco

Disegni nella condensa

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Commento a un altro testo 

 

 

Sognavo

sbocciassi fra le mie dita

come primula in un vaso

da ritrovare ogni giorno

alla finestra

 

ma tu

su questo palmo hai posato

il seme per disegnare

nella condensa appena un fiore

da vedere svanito

di lì a breve.

 

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Ciao! L'immagine che hai creato in questi versi ha una certa forza e mi ha colpito. Non ho capito se tu ti riferissi proprio a questo, ma io ci ho visto un amore nel quale tu hai riposto delle speranze che poi sono state deluse. Forse è una personalizzazione, ma questa è la sensazione che mi dà.

Non ho capito bene se è una scelta, ma vedo che non vi è punteggiatura. Secondo me ci vorrebbe per dare un certo ritmo al testo, che altrimenti perde colore. In alcuni casi se ne potrebbe fare a meno, nelle prime strofe per esempio. Comunque, anche un cambiamento di posizione potrebbe rendere le parole più fluide, e porre l’accento sul soggetto, risaltandolo.

 

Confronta con questa versione:

 

Sognavo sbocciassi fra le mie dita

come primula in un vaso

da ritrovare ogni giorno,

alla finestra.

 

Ma tu,

su questo palmo hai posato il seme

per disegnare nella condensa

appena un fiore, da vedere svanito

di lì a breve.

 

Poi non so se vi è un motivo preciso dietro la scelta delle posizioni e l’assenza di punteggiatura. Che ne pensi?

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@Io che mi manco Ciao. Nello scegliere una poesia da commentare mi sono imbattuto in altri tuoi brani. Ho scelto infine di commentare questa ma il commento è più composito, rifacendosi anche alle altre lette, in una sorta di compendio (passami questo termine inappropriato oltre che brutto, nel suo voler comprimere in uno spazio, mentre la poesia generalmente è propagazione, deborda nella singolarità delle percezioni). Una poetica che traspare ed è legata da immagini e termini ricorrenti:

una poetica della mancanza (sia essa declinata come perdita o inafferrabilità di qualcuno o qualcosa), accomunata da quei palmi ora vuoti (...Autunno) ora impotenti e "immobili" nella presa (Nuvole). Qui il palmo della mano contiene un seme ma aleatorio quanto effimero;

una poetica del guardare (e guardarsi) attraverso, la finestra sull'esterno e quella più figurata e simbolica che dà sull'interno di sé, e che ricorre anche nel brano "Football";

così come trovo ricorrenti una poetica della solitudine, lo stare dietro a un vetro che delinea un isolamento, un confinamento (più o meno coatto), combinata a quella di una stagionalità della vita e/o dell'anima in un autunno quasi perenne (...Autunno, Football).

 

Entrando più nello specifico, questo brano mi ha affascinato per il contrasto che si produce nella linearità dell'assunto. Quella finestra che sembra essere la stessa mentre in realtà è affacciata su "dimensioni" diverse: quella del sogno (e delle illusioni) e quella più concreta e materiale della realtà (dove si condensano tutte le disillusioni). Quella "primula in un vaso" sembra confinare la primavera nel modo onirico e nel ricordo, e ciò mi ha suggestionato quindi anche quell'aleatorietà del tempo che passa (oltre a ciò che nel frattempo si può perdere per strada) in quel disegno che si confonde per poi svanire nella condensa.

 

Di seguito ti lascio due piccole note formali. Tienine conto soltanto qualora dovessero coincidere col tuo personale sentire.

 

sognavo

(dato che trovo questa poesia "imparentata" per certi versi con "...Autunno" e "Football" le aprirei tutte senza maiuscola iniziale e punto finale, come legate indefinitamente da un ideale filo invisibile nella loro unicità)

sbocciassi fra le mie dita

come primula in un vaso

da ritrovare ogni giorno

alla finestra

 

ma tu

su questo palmo hai posato

il seme per disegnare

nella condensa appena un fiore

da vedere svanito (oppure: visto svanire)

di lì a breve

 

Un saluto e alla prossima.

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Il 16/11/2019 alle 17:39, Aragorn86 ha scritto:

Ciao! L'immagine che hai creato in questi versi ha una certa forza e mi ha colpito. Non ho capito se tu ti riferissi proprio a questo, ma io ci ho visto un amore nel quale tu hai riposto delle speranze che poi sono state deluse.

 

Sì, hai capito bene. Grazie dell'intervento, mi fa piacere che il testo ti sia arrivato, in qualche modo. @Aragorn86

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2 ore fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

@Io che mi manco Ciao. Nello scegliere una poesia da commentare mi sono imbattuto in altri tuoi brani. Ho scelto infine di commentare questa ma il commento è più composito, rifacendosi anche alle altre lette, in una sorta di compendio (passami questo termine inappropriato oltre che brutto, nel suo voler comprimere in uno spazio, mentre la poesia generalmente è propagazione, deborda nella singolarità delle percezioni). Una poetica che traspare ed è legata da immagini e termini ricorrenti:

una poetica della mancanza (sia essa declinata come perdita o inafferrabilità di qualcuno o qualcosa), accomunata da quei palmi ora vuoti (...Autunno) ora impotenti e "immobili" nella presa (Nuvole). Qui il palmo della mano contiene un seme ma aleatorio quanto effimero;

una poetica del guardare (e guardarsi) attraverso, la finestra sull'esterno e quella più figurata e simbolica che dà sull'interno di sé, e che ricorre anche nel brano "Football";

così come trovo ricorrenti una poetica della solitudine, lo stare dietro a un vetro che delinea un isolamento, un confinamento (più o meno coatto), combinata a quella di una stagionalità della vita e/o dell'anima in un autunno quasi perenne (...Autunno, Football).

 

Entrando più nello specifico, questo brano mi ha affascinato per il contrasto che si produce nella linearità dell'assunto. Quella finestra che sembra essere la stessa mentre in realtà è affacciata su "dimensioni" diverse: quella del sogno (e delle illusioni) e quella più concreta e materiale della realtà (dove si condensano tutte le disillusioni). Quella "primula in un vaso" sembra confinare la primavera nel modo onirico e nel ricordo, e ciò mi ha suggestionato quindi anche quell'aleatorietà del tempo che passa (oltre a ciò che nel frattempo si può perdere per strada) in quel disegno che si confonde per poi svanire nella condensa.

 

Di seguito ti lascio due piccole note formali. Tienine conto soltanto qualora dovessero coincidere col tuo personale sentire.

 

sognavo

(dato che trovo questa poesia "imparentata" per certi versi con "...Autunno" e "Football" le aprirei tutte senza maiuscola iniziale e punto finale, come legate indefinitamente da un ideale filo invisibile nella loro unicità)

sbocciassi fra le mie dita

come primula in un vaso

da ritrovare ogni giorno

alla finestra

 

ma tu

su questo palmo hai posato

il seme per disegnare

nella condensa appena un fiore

da vedere svanito (oppure: visto svanire)

di lì a breve

 

Un saluto e alla prossima.

 

Ciao @Vincenzo Iennaco  

Ti ringrazio infinitamente per l'attenzione che mi hai dedicato. Un'analisi splendida, approfondita, dettagliata. Leggendola ho avuto modo di riflettere, di ascoltarmi più a fondo; di vedermi in uno specchio, cogliendo con maggior coscienza quei piccoli dettagli che a volte sfuggono a chi li ha sempre davanti agli occhi, ma che a un osservatore esterno risaltano meglio.

Non so se riuscirò mai a dare alla luce una raccolta di poesie (se così posso definire le piccole cose che scrivo), ma ora so cosa si prova (una sensazione bellissima) a ricevere una prefazione – perché è questo il valore che per me hanno le tue parole.

Grazie anche per i suggerimenti che trovo davvero validi. Per quanto riguarda il verso che mi hai fatto notare, opterei semplicemente per “svanito”; in effetti il senso non cambia e, oltretutto, il testo guadagna in scioltezza.

Ancora grazie. A risentirti, quando e se vorrai.

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