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AndC

Due monete

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Commento 1 / Commento 2

 

Sento di storie che d'amore non parlano niente. Sì, ascolto gli amori che in storia non portano a nulla. Non è facile concentrarsi sul destino, o su cose come il cestino dei poveri. Le monete d'oro brillano fra le dita dei signori, ma cadono giù impolverate. È quel tragitto la strada dove si compie la storia. Nello spazio-tempo da mezz'aria a terra, prima di essere raccolte dal bisognoso di turno: qui si consuma il cliché della mia tragedia.

Vedete, l'amore nasce rigoglioso e atterra miserrimo. Ora, questo devo proprio raccontarvelo, sta di fatto che conoscevo un tale, uno che in filosoferie si dilettava a speculare.

Un giorno, quasi a prendermi in giro, che io proprio all'inizio non ci credevo affatto; un giorno, dico, lui mi confidò che era in grado di remare controcorrente sulla scia degli eventi. Sapeva delle formule magiche, tentava di affabularmi. Incantesimi che io sorridevo dentro di me a pensare come davvero lui potesse ipotizzare di farmi fesso attraverso simili fantasie.

Forse la sua retorica avrebbe potuto incantare altre persone, ma non il mio intelletto; anche se da fuori davo a vedere di essere tutto un sì con la testa in assenso a quelle argomentazioni.

Allora, continuava a sciorinare Damien, così si chiamava ed era un bel giovane anche se ormai spento, pare proprio che egli fosse in grado di dilatare quello spazio-tempo in cui lasciai scivolare due monete dai miei guanti scuri per donargliele.

Io ero lì, quasi sull'attenti, bardato nel capotto invernale, liso cappello in testa per via dell'epidermide sensibile, bastone da passeggio nell'altra mano. Damien giaceva rannicchiato di fronte a me con il palmo teso e tremante, barba incolta, capelli neri e unti, lunghi sino alle spalle, un mucchio di stracci. Non mi ammaliava il significato delle sue frasi, su quello mai concordammo, ma la loro melodia sì. Ed anche se in quel momento, che non lo rivedevo da un po' di anni e incontrarlo al vespro fu solo un bizzarro caso, la sua voce era divenuta roca, scavata dal cognac di infima categoria e dalle nottate trascorse all'addiaccio, orbene, ancora riusciva a suscitarmi dei brividi sulla pelle.

Quello che però più di tutto di lui amai, e fu lì il mio disastro, erano i suoi occhi, specchio d'anima.

 

Non avevamo ancora colto l'occasione di rivolgerci dei saluti o delle domande personali, dopo che dalla nostra separazione non ci eravamo più sentiti. Passeggiavo e lì mi era apparso, quasi fosse un'incarnazione angelica, sulla via antistante l'ingresso del complesso dei Les Invalides. Mi assalì un dolore straziante e Damien non voleva fissarmi in volto, ma guardava come perso nel vuoto all'altezza delle mie ginocchia. Sentì il suono dei franchi cozzare fra i miei polpastrelli, che altro gesto non mi venne in mente di compiere colto anch'io così di sprovvista, e iniziò a dare spago alle farneticazioni.

Provavo disprezzo, sì. Disprezzo, rabbia, pena, odio, ma anche tristezza. Una profonda melanconia che non potevo ammettere apertamente. Lui farfugliava di queste cose di cui sempre mi aveva saturato le orecchie quando trascorrevamo le ore sdraiati nel letto dopo gli amplessi. E in quel mentre si rivolgeva a me come se fossi un signore qualunque, uno dei tanti a cui dover giustificare la carità che aveva appena compiuto; come se il suo stato di disperato non fosse causa sufficiente a sé per chi, alla mia stregua, avesse un minimo di pietà.

Stetti al gioco, in qual altra guisa avrei potuto giostrarmi? Era colpa mia, così mi aveva pugnalato il giorno in cui il nostro rapporto naufragò. La nostra non era certo stata una relazione dabbene, di quelle da poter sbandierare ai quattro venti sulla pubblica piazza, dove ancora sussisteva lo spettro di essere bruciati per crimini del genere. Non avrei mai potuto abbracciarlo pubblicamente. Il mio buon nome, la carriera, il futuro... Mi pareva di scorgerlo baluginare l'avvenire, dorato come la cupola di San Luigi che svettava alle spalle di Damien.

Me lo aveva chiesto, al chiarore di chissà quale alba ormai perduta:

«Rinunceresti a tutto il mondo per me?»

«No, lo conquisterei per poterlo plasmare a tuo modello, così come tu governi creta e metalli per crearne sculture».

 

Ma tutte queste cose, faccende di mondo potremmo riassumere, le conoscerete senz'altro anche voi, qualunque sia il vostro tipo di società cui sono ospite. E in fondo, che potrà mai importarvi di ascoltare una storia d'amore ammuffita, quando l'unico valore degno di nota sarebbe stato solo quello di non averla mai fatta deperire?

Voi desiderate unicamente apprendere perché sono qui e il perché è proprio a causa di quelle due monete. È per via della mia incredulità nel ritenere che la nostra relazione di coppia avesse mai potuto sopravvivere nella realtà.

Se pronunciò “ambarabàciccìcoccò” o qualche altro sortilegio vocale più serioso, proprio non saprei riferirvi, ma qualsiasi cosa Damien biascicò quel giorno mi procurò come una scossa paragonabile all'effetto di un terremoto. Così mi sentii: tremai, la testa che girava e una forte nausea a invadermi dal fondo dello stomaco.

Accadde, devo riferirvelo con ancora molto stupore, qualcosa di totalmente inaspettato e da me mai sperimentato prima: ebbi come la sensazione di staccarmi dal corpo. Forse l'anima, forse la mente, forse l'aura o solo un sogno, davvero non so cosa o come, ma potevo osservare me stesso e tutta la scena da fuori, quasi stessi librandomi in aria.

E proprio con un volo, senza meno fu così, mi ritrovai catapultato nella stanza più alta di una grande magione. C'erano un letto e una finestra che si apriva sulla scogliera e da lì lo sguardo a perdersi fino all'orizzonte in mezzo al mare. Che blu! Che spettacolo e che colori!

Quello al lato dell'affaccio era il mio scrittoio, sì, proprio lo stesso che solitamente stazionava nello studio della villa in campagna. La casa dove un tempo io e Damien ci eravamo rincorsi di sospiri, nascondendoci dal mondo per vivere un universo solo nostro.

Sullo scrittoio c'erano dei fogli, impilati a mo' di libro, una penna, un calamaio. La mia vita era redatta in quelle pagine: principale occupazione da recluso su un'isola di cui ignoravo ancora il nome. Fogli che contenevano passato e futuro. Parole che un giorno, dopo la mia dipartita, sarebbero state rese note.

Fra codici e memorie, c'era anche una lettera, scritta a metà. Confessavo di Damien e del mio peccato di gioventù. Qualcosa che avrei distrutto una volta terminato di scrivere. Una storia che nessuno avrebbe mai dovuto conoscere.

 

Ed era esattamente questa stessa vicenda che vi sto raccontando, di me che donavo due monete a Damien e di lui che aprì un varco spazio-dimensionale nel percorso della loro caduta. Non prefiguravo ancora come questa vicenda si sarebbe conclusa, ma con un altro balzo, spiccai nuovamente il volo e l'istante dopo potevo osservarmi davanti alla cattedrale, in piedi di fronte a Damien.

Quel che però di strano ulteriormente si verificò, fu che non rientrai subito nel corpo, ma smaterializzato a due metri dal selciato ammirai un magico squarcio aperto fra me e Damien, pieno di luce bianca. Mi sentii calamitare dentro e un po' mi gettai di mia volontà.

Ecco dunque come sono approdato in questa enorme sala, decorata da nobili e antichi fasti, dove l'eco dei passi risuona fra i secoli di leggende eroiche, qui da voi, alla corte dei re dei re che un tempo camminarono sulla terra e ora abitano tale dimensione parallela.

Sono giunto al vostro cospetto nel mezzo, mi par di capire, di una riunione che ho forse e senza intenzione interrotto. Con il massimo della serietà e del rispetto, mi rivolgo ora umilmente a voi, sire che sedete con tanta grazia sul trono: se sono qui, credo sia perché dobbiate tramandarmi un qualche insegnamento. Fatelo, dunque, affinché io possa tornare nel normale andamento dello scorrere del tempo e proseguire la mia vita.

«Tu sarai uno dei più importanti imperatori di tutti i tempi. Non solo la Francia, ma l'intero mondo riconoscerà la tua grandezza. Non c'è nulla che debba aggiungere, hai già capito tutto da te. Per far sì che il tuo fato si compia, dovrai semplicemente rinunciare all'amore più grande della tua esistenza. Nessuno, mai, dovrà venire a conoscenza di questo tuo segreto. Ora va, e distruggi qualsiasi prova. Solo così potrai evitare la catastrofe».

Ripercorsi il varco dimensionale all'indietro e di nuovo ero lì sulla strada. Percepii le monete collidere contro il suolo e svelta la mano dello straccione andò a raccoglierle. Non dissi nulla, non un vocabolo, ma mi parve di scorgere una lacrima solcare il volto di Damien quando il suo polpastrello sfregò il bassorilievo sui venti franchi, sicuramente molto più rozzo del mezzo busto che mi aveva scolpito privatamente nel secolo appena trascorso.

Proseguii dritto verso il destino già segnato. Per un attimo mi domandai se Damien mi avesse riconosciuto, ma mi rassicurai quando gli udii pronunciare queste parole rivolte a un nobiluomo che sopraggiungeva alle mie spalle:

«Fate la carità a un povero cieco, fate la...».

La folla della mia moderna società inghiottì il resto, fra il vociare delle notizie internazionali e lo scalpitio dei cavalli al traino di carrozze che un giorno sarebbero state sostituite dai carri di Cugnot.

 

Diversi anni dopo, il mondo ai miei piedi, ero quasi in procinto di partire per la campagna contro la Settima Coalizione. Una fredda mattina, fui informato che la gendarmeria teneva in custodia uno scrittorucolo non vedente. Era accusato di concorso in stampa clandestina per la messa in scena di una pièce teatrale. Mi fu consegnato il testo probatorio: una storia che mi accusava di aver intessuto una relazione omosessuale in gioventù. Ordinai che fosse liberato, ma non bruciai il manoscritto. Rientrato vittorioso dal mio esilio all'Elba, ormai ero l'imperatore assoluto e sentivo che nulla avrebbe più potuto ostacolarmi. Attraverso il mio codice avevo realizzato la nostra utopia, anche se raddrizzare il mondo e renderlo un luogo dove amarsi non fosse più un reato, mi era costato più di qualsiasi sconfitta sul campo di battaglia.

Ma se da giovane potevo accettare la blasonata metafora di come l'amore fosse paragonabile a due facce della medesima moneta, oggi posso anche confidarvi, egregio pubblico prossimo al calo del sipario, che quando il marengo porta incisa la tua effige, è necessario separare l'altra metà su un franco differente.

 

 

Spoiler

Ci tengo a precisare che ovviamente tale racconto è da intendersi solo come un gioco letterario di carattere fantastorico: non c'è nulla di vero nell'invenzione della sua trama... è un racconto inventato...

 

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Bentornato in Officina da autore, @AndC, con un racconto stratificato e complesso di quelli che forse qui solo tu.

La densità del tuo stile a me continua a piacere, nel caso di questo racconto soprattutto il fatto che riproduca in qualche modo il linguaggio parlato (con le sue divagazioni e le costruzioni non lineari) ma mantenendo la correttezza che è richiesta dalla lingua scritta. Mi ci perdo dentro volentieri, e la prima persona qui funziona molto bene. Come funziona bene il voi (rarefatto) cui l'io narrante si rivolge - mi permetto di considerare che questo voi siano anche i lettori e che il 

16 ore fa, AndC ha scritto:

sire che [siede] con tanta grazia sul trono

e che svela il destino del protagonista sia l'autore.

 

Stile a parte, mi è piaciuta anche la storia. Ucronia spinta, azzardo, perché né i miei ricordi né le ricerche fatte prima di commentarti hanno portato a qualcosa. Napoleone (parliamo di lui, giusto?) mi risulta essere piuttosto uno sciupafemmine impenitente e avido di potere - seppure geniale. Sono anche andata a cercarmi il Codice Napoleonico e non ho trovato traccia di questo. 

16 ore fa, AndC ha scritto:

Attraverso il mio codice avevo realizzato la nostra utopia, anche se raddrizzare il mondo e renderlo un luogo dove amarsi non fosse più un reato,

Insomma: libertà di fede religiosa e uguaglianza di fronte alla legge, sì. Depenalizzazione dell'omosessualità, no.

Chissà perché AndC ha scelto proprio Napoleone, allora, mi sono chiesta. Solo perché incarna il mito dell'uomo che "giunge, e tiene un premio ch'era follia sperar"? Solo perché è simbolo del trionfo di un uomo solo sul mondo - oppure mi è sfuggito qualcosa?

(Sì, ho letto lo spoiler, ma continuo a domandarmi a cosa rimandi l'invenzione)

Ho letto e riletto, insomma, cercando di scovare i simboli sparsi nel testo e di ricondurli alla loro interpretazione. 

 

Bella l'immagine della moneta che nel colmare la distanza tra il signore e il cestino del povero cambia volto. Bella l'idea che la tragedia di una vita intera si consumi in questo breve tragitto. 

Una tragedia doppia: non essersi fidati di un grande amore ed averlo sacrificato e però non essere riusciti a rinunciarvi in modo definitivo.

Non è quello che succede a tutti?

 

 

 

 

 

 

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Carissima @no mercy,

 

Grazie a te per la lettura e il bel commento, che mi rende strafelice!

 

Ammetto che l'idea, un po' bislacca, mi è venuta casualmente, costruendo la storia pezzo dopo pezzo, tanto che quasi si è un po' costruita da sé.

 

A livello di trama, in realtà sono partito da qui:

14 minuti fa, no mercy ha scritto:

Bella l'immagine della moneta che nel colmare la distanza tra il signore e il cestino del povero cambia volto. Bella l'idea che la tragedia di una vita intera si consumi in questo breve tragitto. 

O meglio da questa immagine di dilatazione spazio temporale... Ho immaginato questo volo extrasensoriale che portasse in un'altra dimensione, ma ancora prima sul "torrione di un castello" su un'isola, è già mi veniva in mente l'Elba.

 

Non so proprio dirti perché, immaginandomi un signore in qualche modo ottocentesco con un lungo cappotto, mi è venuto in mente il povero (per essere finito in un mio racconto) Bonaparte...

 

Però mi piaceva questa idea anche rifacendomi a uno degli ultimi racconti qui pubblicati, di creare in qualche modo una serie di racconti a genere "fantastorico" o simili... 

Ho quindi deciso di continuare in questa direzione, ed avendo già scritto che il mendicante era un uomo, ho provato a sviluppare la trama seguendo questa scia ed il risultato è questo che hai letto!

Ovviamente no, che a Napoleone potessero piacere gli uomini è invenzione senza alcun riscontro storico.

 

Andando poi a ricercare (in maniera molto veloce, sarò sincero) i vari dettagli storici di cui avevo davvero rarissima memoria, fra le altre cose è uscita fuori questa che il Codice Napoleonico depenalizzò i reati minori fra cui quello della sodomia o omessessualità... Cosa per cui, pare dalle mie fugaci ricostruzioni, si correva ancora il rischio di venir addirittura bruciati in piazza.

Il tutto mi è uscito fuori ricercando cose come "omosessualità al tempo di Napoleone" e simili...

Diciamo che, all'interno del Codice Napoleonico, questi non è che un minuscolo "particolare" rispetto alla portata generale... Però mi piaceva e tornava l'idea di farlo passare quasi come il principale motivo della creazione dello stesso codice, che dallo stesso Napoleone viene "nascosto" come un particolare, mentre invece per lui è il fulcro della sua utopia personale...

 

Come dire: tutte le guerre, le conquiste, il potere, i successi ottenuti da una figura come Napoleone, in fondo non erano che palliativi rispetto alla grande motivazione di amare liberamente o rendere in qualche modo giustizia ai propri sentimenti... Un po' questo, forse è per me, il senso "nascosto".

 

Quello che poi si traduce e scaturisce in questa tua ottima analisi finale:

34 minuti fa, no mercy ha scritto:

Una tragedia doppia: non essersi fidati di un grande amore ed averlo sacrificato e però non essere riusciti a rinunciarvi in modo definitivo.

Non è quello che succede a tutti?

 

 

Comunque è un racconto strano anche per me... Non so perché mi è uscito così...

 

35 minuti fa, no mercy ha scritto:
17 ore fa, AndC ha scritto:

 

 

 

 

Il "voi" cui si rivolge la voce narrante ho provato a proporlo con tre valori... è un pubblico che ascolta, dunque sono sicuramente i lettori fuori la storia, ma all'interno della storia è appunto il sire e la sua corte (non avevo sinceramente pensato al sire=autore, ma l'interpretazione mi piace e all'eventuale prossimo commento dirò che certo ho partorito io questa fighissima idea xD); poi, sul finale della storia, ho provato a lasciare anche un accenno (vago perché non sapevo se funzionava spingerlo o meno) al che ci fosse un secondo pubblico, di gente a teatro che stesse ascoltando tale storia.

 

Grazie infinite, davvero... a presto!

<3

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Il 6/11/2019 alle 20:29, AndC ha scritto:

Sento di storie che d'amore non parlano niente. Sì, ascolto gli amori che in storia non portano a nulla. Non è facile concentrarsi sul destino, o su cose come il cestino dei poveri. Le monete d'oro brillano fra le dita dei signori, ma cadono giù impolverate. È quel tragitto la strada dove si compie la storia. Nello spazio-tempo da mezz'aria a terra, prima di essere raccolte dal bisognoso di turno: qui si consuma il cliché della mia tragedia.

Vedete, l'amore nasce rigoglioso e atterra miserrimo. Ora, questo devo proprio raccontarvelo, sta di fatto che conoscevo un tale, uno che in filosoferie si dilettava a speculare.

Un giorno, quasi a prendermi in giro, che io proprio all'inizio non ci credevo affatto; un giorno, dico, lui mi confidò che era in grado di remare controcorrente sulla scia degli eventi. Sapeva delle formule magiche, tentava di affabularmi. Incantesimi che io sorridevo dentro di me a pensare come davvero lui potesse ipotizzare di farmi fesso attraverso simili fantasie.

Forse la sua retorica avrebbe potuto incantare altre persone, ma non il mio intelletto; anche se da fuori davo a vedere di essere tutto un sì con la testa in assenso a quelle argomentazioni

Ti confesso che l'inizio mi ha frastornata un po', la riflettessione sulla teoria dell'amore non riuscivo ad afferrarla. Occorre davvero leggere tutto il racconto con molta attenzione e poi tornare sull'incipit per coglierne gli aspetti "premonitori". Per il genere credo ti sia rifatto a quello commentato di recente, ovvero L'argonauta lunare di @Freedom Writer. Sono davvero interessanti scrittura e storia, un "seme" (mi riferisco al codice di Napoleone nel quale hai voluto collocare l'alleggerimento della pena per il reato di mosessualità), dicevo un seme gettato nel passato che solo in un futuro lontano riesce a dare i suoi frutti. Una storia intrigante, che nella seconda parte riesco a gustare meglio perché già delineati scenari e personaggi. Molta fantasia e bravura nel fare entrare tanto racconto nel volteggiare di una moneta prima che finisca dentro il cestino del mendicante. La moneta ha sempre due facce, metafora dell'incontro tra due persone che un tempo sono stati uniti e oggi si voltano le spalle. Qualcosa mi suggerisce questa immagine, non era nel tuo intento ma...

Poi c'è l'innalzarsi dell'uno fino a diventare Imperatore e l'altro divenire un povero cieco, seppure un tempo illuminati dalla stessa luce dell'amore. 

L'ho apprezzato molto.

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Ciao carissima @Adelaide J. Pellitteri

ti ringrazio molto per la lettura e il commento...

 

1 ora fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

La moneta ha sempre due facce, metafora dell'incontro tra due persone che un tempo sono stati uniti e oggi si voltano le spalle. Qualcosa mi suggerisce questa immagine, non era nel tuo intento ma...

In realtà, come scopo ultimo del racconto, questo era un po' quello che volevo suggerire, ma forse non mi è riuscito al meglio... sopratutto penso di essermi incartato un po' sulla frase finale... Sì l'amore è come due facce della stessa moneta, ma il sacrificio che porta a una grandezza tale da arrivare a vedere scolpito il proprio volto sulla moneta stessa (il "napoleone") richiede - o meglio nella storia ha richiesto - tale sofferente separazione... diciamo che per realizzare qualcosa di più grande, quello che all'inizio sembrava essere il sogno comune di una coppia, la "realtà" della vita li ha portati a separarsi... Ecco, proprio su questo paradosso è incentrato il senso forse più profondo del racconto, almeno nelle mie intenzioni.

 

In quanto all'incipit, comprendo bene come esso possa esserti risultato un po' frastornante... il motivo, lo dico a mia colpa, è anche che - ancor prima di qualsiasi idea - questo racconto è iniziato proprio così: con le due frasi dell'incipit. Scrivendole, stavo pensando a tutt'altro, ossia a una mia riflessione sul come le storie di oggi tendano spesso a essere meno "romantiche" di quanto potevano esserlo secondo me in passato... Non avevo ancora in testa alcuna storia... poi è seguita l'immagine del gioco di questo percorso dimensionale delle monete e infine la figura di Napoleone.

Dico tutto questo per dirti che effettivamente, per quanto le frasi dell'incipit siano poi significative del senso ultimo del racconto e in qualche modo ritornano nel finale, sono sicuramente quelle "scritte peggio", sia per la forma sintattica che non è oggettivamente fra le più lineari, sia perché, giunto ormai al termine del racconto, come qualsiasi "bravo" scrittore avrei dovuto tornare sopra tali frasi e rimodellarle meglio in base al tutto. Ho però preferito cedere a un mio antico vizio di scrittore "snaturato" e non rinunciare alla "prima stesura", quella di getto, per quanto riguarda tali frasi.

 

Infine il genere... sì e no, nel senso che non so che dire a riguardo, scrivo così da decenni, e il genere è cosa di cui quasi mai mi sono occupato per quanto riguarda definire i miei racconti. Sicuramente la componente del fantastico è il mio "cavallo di battaglia" e in questo può assimilarsi al bellissimo racconto del Gandulfo, che ho assai apprezzato proprio per questo.

 

Ti ringrazio davvero molto, al solito, per il sostegno, per tutte le tue annotazioni e i tuoi apprezzamenti.

 

A presto!

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Ciao @AndC.

 

Il racconto mi ha coinvolto a partire dallo stile, consono per il periodo a cui fai riferimento. 

Il 6/11/2019 alle 19:29, AndC ha scritto:

Le monete d'oro brillano fra le dita dei signori, ma cadono giù impolverate

Sin da questo particolare senza che tu aggiungessi una data o quant’altro si evince il carattere storico della storia. 
 

Il 6/11/2019 alle 19:29, AndC ha scritto:

Nello spazio-tempo da mezz'aria a terra, prima di essere raccolte dal bisognoso di turno: qui si consuma il cliché della mia tragedia.

Trovo perfetta l’allegoria, visto che l’amore clandestino della storia è un clochard. 
 

Non so come ti sia saltata fuori l’idea di attribuire a Napoleone dei sentimenti omosessuali, ma devo ammettere che l’ho trovata originale. Davvero intrigante. Peccato che rinunci all’amore per la gloria. 
Chissà quale sarebbe stata la sua scelta al giorno d’oggi? Curiosa. 
A presto. 

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@Kirana

 

Ciao e grazie a te per la lettura e le riflessioni!

Sinceramente, non so bene neanche io come mi sia venuta questa idea... partendo proprio da questa immagine:

55 minuti fa, Kirana ha scritto:

Le monete d'oro brillano fra le dita dei signori, ma cadono giù impolverate

che tu hai sottolineato, e che paradossalmente è una delle più "forti del racconto" - ossia una di quelle più vivide che avevo in mente, nonché fra le prime che ho avuto in merito al racconto stesso; partendo da qui, mi è venuto in mente che tale signore potesse essere Napoleone... così... ho poi provato a seguire questa idea per vedere dove mi portava e... eccoci qui!

 

57 minuti fa, Kirana ha scritto:

. Peccato che rinunci all’amore per la gloria. 

Questo è proprio un po' quello che volevo far emergere, una sorta di paradosso... da una parte lui ci rinuncia per la gloria, dall'altra è "la gloria" ad obbligarlo a rinunciarci... tale gloria, aveva cercato di raggiungerla proprio per poter vivere tale amore liberamente...

 

58 minuti fa, Kirana ha scritto:

Chissà quale sarebbe stata la sua scelta al giorno d’oggi? Curiosa. 

Una bella domanda, cui ovviamente, non saprei cosa rispondere! :D

 

Ciao e grazie ancora per gli apprezzamenti e per tutto!

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Il 6/11/2019 alle 20:29, AndC ha scritto:

Commento 1 / Commento 2

 

Sento di storie che d'amore non parlano niente. Sì, ascolto gli amori che in storia non portano a nulla. Non è facile concentrarsi sul destino, o su cose come il cestino dei poveri. Le monete d'oro brillano fra le dita dei signori, ma cadono giù impolverate. È quel tragitto la strada dove si compie la storia. Nello spazio-tempo da mezz'aria a terra, prima di essere raccolte dal bisognoso di turno: qui si consuma il cliché della mia tragedia.

 

 

Non provare a dire che non sono coerente. xD

Ti propongo un taglio solo perché questo lo dici dopo e lo chiarisci molto bene. Lo lascerei, quindi, per dopo, perché sembra quasi uno spoiler. :) 

 

Quota

Vedete, l'amore nasce rigoglioso e atterra miserrimo. Ora, questo devo proprio raccontarvelo, sta di fatto che conoscevo un tale, uno che in filosoferie si dilettava a speculare.

Un giorno, quasi a prendermi in giro, che io proprio all'inizio non ci credevo affatto; un giorno, dico, lui  (lo taglio perché lo dici immediatamente sotto) mi confidò che era in grado di remare controcorrente sulla scia degli eventi. Incantesimi che io sorridevo dentro di me a pensare come davvero lui potesse ipotizzare di farmi fesso attraverso simili fantasie.

Forse la sua retorica avrebbe potuto incantare altre persone, ma non il mio intelletto; anche se da fuori davo a vedere di essere tutto un sì con la testa in assenso a quelle argomentazioni.

Allora, continuava a sciorinare Damien, così si chiamava ed era un bel giovane anche se ormai spento, Invece, pare proprio che egli fosse fu davvero in grado di dilatare quello spazio-tempo in cui lasciai scivolare due monete dai miei guanti scuri per donargliele.

 

Non provare a dire che non sono coerente. xD

Perché "pare", non è certezza?

 

Quota

Non lo rivedevo da un po' di anni e incontrarlo al vespro fu solo un bizzarro caso

Io metterei qui questa frase, perché chiarisce immediatamente che c'è stato un incontro recente, e non che sta raccontando il loro primo incontro, quando si sono conosciuti e visti per la prima volta.

Avendoti aggiunto "fu" sopra, potresti dire "e lo rincontrai al vespro per puro caso".

 

Quota

Io ero lì, quasi sull'attenti, bardato nel capotto invernale, liso cappello in testa per via dell'epidermide sensibile, bastone da passeggio nell'altra mano.

Mmm... sembra che il cappello sia liso per via dell'epidermide sensibile...

 

 

Quota

 

Damien giaceva rannicchiato di fronte a me, un mucchio di stracci con il palmo teso e tremante,  barba incolta, capelli neri e unti, lunghi sino alle spalle, un mucchio di stracci. Non mi ammaliava aveva mai ammaliato (è accaduto, no? Passato nel passato, giusto?) il significato delle sue frasi, su quello mai concordammo, ma la loro melodia sì. E (d) anche se in quel momento, che non lo rivedevo da un po' di anni e incontrarlo al vespro fu solo un bizzarro caso, la sua voce era divenuta roca, scavata dal cognac di infima categoria e dalle nottate trascorse all'addiaccio, orbene, ancora riusciva a suscitarmi dei brividi sulla pelle

Quello che però più di tutto di lui avevo amato amai, e fu lì il mio disastro, erano stati i suoi occhi, specchio d'anima.

 

Tu stai parlando di ciò che era prima, se io non capito male, allora ci vedo meglio il trapassato prossimo.

Specchi dell'anima ripsetto agli occhi, è troooooppoooooo cliché! ;) 

 

 

Quota

Non avevamo ancora colto l'occasione di rivolgerci dei saluti o delle domande personali, dopo che dalla nostra separazione non ci eravamo più sentiti. Passeggiavo virgola  e (lì) mi era apparso, quasi fosse un'  incarnazione angelica  (,) sulla via antistante l'ingresso del complesso dei Les Invalides. Mi assalì un dolore straziante (e)Damien non voleva fissarmi in volto, (ma) guardava come perso nel vuoto all'altezza delle mie ginocchia. xD

Questo "angelico" mi cozza con il disprezzo espresso dopo.

 

Quota

Sentì il suono dei franchi cozzare (metterei tintinnare, qualcosa che esprima un suono, cozzare non mi piace particolarmente per la scena) fra i miei polpastrelli, che altro gesto non mi venne in mente di compiere colto anch'io così di sprovvista, e iniziò a dare spago alle farneticazioni.

Provavo (Provai?) disprezzo, sì. Disprezzo, rabbia, pena, odio, ma anche tristezza. Una profonda melanconia che non potevo ammettere apertamente. Lui farfugliava di queste cose di cui sempre mi aveva saturato le orecchie quando trascorrevamo le ore sdraiati nel letto dopo gli amplessi. E in quel mentre si rivolgeva a me come se fossi un signore qualunque, uno dei tanti a cui dover giustificare la carità che aveva appena compiuto; come se il suo stato di disperato non fosse causa sufficiente a sé per chi, alla mia stregua, avesse un minimo di pietà.

Hai usato 32 volte la parola "come". Comincio a tagliartela. :pirata2:

 

Quota

Stetti al gioco, in qual altra guisa avrei potuto giostrarmi? Era colpa mia, così mi aveva pugnalato il giorno in cui il nostro rapporto naufragò. La nostra non era certo stata una relazione dabbene, di quelle da poter sbandierare ai quattro venti sulla pubblica piazza, dove ancora sussisteva lo spettro di essere bruciati per crimini del genere. Non avrei mai potuto abbracciarlo pubblicamente. Il mio buon nome, la carriera, il futuro... Mi pareva di scorgerlo baluginare l'avvenire, dorato come quanto la cupola di San Luigi che svettava alle spalle di Damien.

Me lo aveva chiesto (,) al chiarore di chissà quale alba ormai perduta:

«Rinunceresti a tutto il mondo per me?»

«No, lo conquisterei per poterlo plasmare a tuo modello, così come tu governi creta e metalli per crearne sculture».

 

Damien crea sculture? 

 

Quota

Ma tutte queste cose, faccende di mondo potremmo riassumere, le conoscerete senz'altro anche voi, qualunque sia il vostro tipo di società cui sono ospite. E in fondo, che potrà mai importarvi di ascoltare una storia d'amore ammuffita, quando l'unico valore degno di nota sarebbe stato solo quello di non averla mai fatta deperire?   (perché dirlo? Secondo me, questo dovrebbe essere letto tra le righe, cosa che a questo punto della lettura è già chiaro. Io te lo taglio, tu se vuoi rimetticelo! ;)

Voi desiderate unicamente apprendere perché sono qui e il perché è proprio a causa di quelle due monete. È per via della mia incredulità nel ritenere che la nostra relazione di coppia avesse mai potuto sopravvivere nella realtà.

Se (fu?) pronunciòambarabàciccìcoccò” o qualche altro sortilegio vocale più serioso, proprio non saprei riferirvi, ma qualsiasi cosa Damien biascicò (disse?) quel giorno mi procurò come una scossa paragonabile all'effetto di un terremoto. Così mi sentii: tremai, la testa che girava e una forte nausea a invadermi dal fondo dello stomaco.

 

Solo per evitare la rima del passato remoto. Proposte veloci e brutte, vedi tu. :) 

 

Quota

Accadde, devo riferirvelo con ancora molto stupore, qualcosa di totalmente inaspettato e da me mai sperimentato prima: ebbi come la sensazione di staccarmi dal corpo. Forse l'anima, forse la mente, forse l'aura o solo un sogno, davvero non so cosa o come, ma potevo osservare me stesso e tutta la scena da fuori, quasi stessi librandomi in aria.

E proprio con un volo, senza meno fu così, mi ritrovai catapultato nella stanza più alta di una grande magione. C'erano un letto e una finestra che si apriva sulla scogliera e da lì lo sguardo a perdersi fino all'orizzonte in mezzo al mare. Che blu! Che spettacolo e che colori!

Quello al lato dell'affaccio era il mio scrittoio, sì, proprio lo stesso che solitamente stazionava nello studio della villa in campagna. La casa dove un tempo io e Damien ci eravamo rincorsi di sospiri, nascondendoci dal mondo per vivere un universo solo nostro.

Sullo scrittoio  Sopra c'erano dei fogli, impilati a mo' di libro, una penna, un calamaio. La mia vita era redatta in quelle pagine: principale occupazione da recluso su un'isola di cui ignoravo ancora il nome. Fogli che contenevano passato e futuro. Parole che un giorno, dopo la mia dipartita, sarebbero state rese note.

Fra codici e memorie, c'era anche una lettera, scritta a metà. Confessavo di Damien e del mio peccato di gioventù. Qualcosa che avrei distrutto una volta terminato di scrivere. Una storia che nessuno avrebbe mai dovuto conoscere.

 

 

Quota

Ed era esattamente questa stessa vicenda che vi sto raccontando, di me che donavo due monete a Damien e di lui che aprì un varco spazio-dimensionale nel percorso della loro caduta. Non prefiguravo ancora come questa vicenda si sarebbe conclusa, ma c Con un altro balzo (,) spiccai nuovamente il volo e l'istante dopo potevo osservarmi davanti alla cattedrale, in piedi di fronte a Damien.

Quel che però di strano ulteriormente si verificò, fu che non rientrai subito nel corpo, ma smaterializzato a due metri dal selciato ammirai un magico squarcio aperto fra me e lui Damien, pieno di luce bianca. Mi sentii calamitare dentro e un po' mi gettai di mia volontà.

Ecco dunque come virgola, così sono approdato in questa enorme sala, decorata da nobili e antichi fasti, dove l'eco dei passi risuona fra i secoli di leggende eroiche, qui da voi, alla corte dei re dei re che un tempo camminarono sulla terra e ora abitano tale dimensione parallela.

Sono giunto al vostro cospetto nel mezzo, mi par di capire, di una riunione che ho forse e senza intenzione interrotto. Con il massimo della serietà e del rispetto, mi rivolgo ora umilmente a voi, sire che sedete con tanta grazia sul trono: se sono qui, credo sia perché dobbiate tramandarmi un qualche insegnamento. Fatelo, dunque, affinché io possa tornare nel normale andamento dello scorrere del tempo e proseguire la mia vita.

«Tu sarai uno dei più importanti imperatori di tutti i tempi. Non solo la Francia, ma l'intero mondo riconoscerà la tua grandezza. Non c'è nulla che debba aggiungere, hai già capito tutto da te. Per far sì che il tuo fato si compia, dovrai semplicemente rinunciare all'amore più grande della tua esistenza. Nessuno, mai, dovrà venire a conoscenza di questo tuo segreto. Ora va, e distruggi qualsiasi prova. Solo così potrai evitare la catastrofe».

 

 

Quota

Ripercorsi il varco dimensionale all'indietro e di nuovo ero (mi ritrovai?) (lì) sulla strada. Percepii le monete collidere contro il suolo e svelta la mano dello straccione andò a raccoglierle. Non dissi nulla, non un vocabolo, ma mi parve di scorgere una lacrima solcare il volto di Damien quando il suo polpastrello sfregò il bassorilievo sui venti franchi, sicuramente molto più rozzo del mezzo busto che mi aveva scolpito privatamente nel secolo appena trascorso.

 

Riprendi qui l'essere artista di Damien? Modellava creta, dicevi prima. Era uno scultore, giusto?

 

Quota

Proseguii dritto verso il destino già segnato. Per un attimo mi domandai se Damien mi avesse riconosciuto, ma mi rassicurai quando gli udii pronunciare queste parole rivolte a un nobiluomo che sopraggiungeva alle mie spalle:

«Fate la carità a un povero cieco, fate la...».

La folla della mia moderna società inghiottì il resto, fra il vociare delle notizie internazionali e lo scalpitio dei cavalli al traino di carrozze che un giorno sarebbero state sostituite dai carri di Cugnot.

Proverei altri costrutti per togliere tutte queste "M"

 

Quota

Diversi anni dopo, il mondo ai miei piedi, ero quasi in procinto di partire per la campagna contro la Settima Coalizione. Una fredda mattina, fui informato che la gendarmeria teneva in custodia uno scrittorucolo non vedente virgola (. Era) accusato di concorso in stampa clandestina per la messa in scena di una pièce teatrale. Mi fu consegnato il testo probatorio: una storia che mi accusava di aver intessuto una relazione omosessuale in gioventù. Ordinai che fosse liberato, ma non bruciai il manoscritto. Rientrato vittorioso dal mio esilio all'Elba, ormai ero l'imperatore assoluto e sentivo che nulla avrebbe più potuto ostacolarmi. Attraverso il mio c Codice avevo realizzato la nostra utopia, anche se raddrizzare il mondo virgola e renderlo un luogo dove amarsi non fosse più un reato, mi era costato più di qualsiasi sconfitta sul campo di battaglia.

Ma se da giovane potevo accettare la blasonata metafora di come l'amore fosse paragonabile a due facce della medesima moneta, oggi posso anche confidarvi, egregio pubblico prossimo al calo del sipario, che quando il marengo porta incisa la tua effige, è necessario separare l'altra metà su un franco differente.

 

 

Ciao amico mio, :love:

come promesso, sono passata a tagliare leggere. :) 

La storia mi ha intrigato tanto, credo di non aver mai letto uno scin fi ucronico distopico storico. E mi è piaciuto.

Rispetto alla tua scrittura trovo una diversa lunghezza di frasi e pensieri, quasi tu abbia pulito dall'eccesso, mi riferisco alle tue prime cose da me lette, e ti sia concentrato su immagini e messaggio. Hai alleggerito l'iperbole e i giochi di parole.

A volte, a mio avviso, reiteri concetti che diventano voce del POV, ma che ti assicuro emergono benissimo dalla storia. C'è un non detto molto chiaro e comprensibile che in qualche passaggio, però, tu hai voluto spiegare. E io te l'ho tagliato. Perché la chiarezza del testo è totale a riguardo. Ma io taglio, e tu lo sai. :pirata2:

Mi è piaciuto il linguaggio che usi, è melodico e sonoro oltre che consono al personaggio e al suo tempo, quello che aldilà dei salti temporali lo giustifica e lo fa apprezzare.

 

Mi sono piaciute le atmosfere. Mi sono piaciuti i personaggi. 

Grazie per averlo condiviso. :) 

E grazie per la lettura.

 

 

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Carissima @Rica!

 

Grazie infinite per tutto il tempo che hai dedicato a questo racconto, per gli apprezzamenti e per il tuo lavoro di editing vero e proprio.

 

Sarò breve...

Spoiler

Paura... ^^

Spoiler

(forse ci andava un'altra emoticon, non so...)

 

 

A parte gli scherzi... ho apprezzato molto i tuoi tagli... Come hai notato e come ne abbiamo già discusso, l'evoluzione della mia scrittura di cui  tu parli è dovuta anche a questo, ossia a tutti i tuoi vari commenti pregressi in questo tempo che abbiamo avuto di conoscerci tramite WD. Tuoi e di altri, ovviamente, così come per me sono stati e sempre sono d'ispirazione i racconti che hanno stili differenti dal mio e che "studio" oltre che leggere per apprendere nuove tecniche e modi di narrare e... (vabbeh, la taglio qui, aggiungendoci, però, un ulteriore ringraziamento per tutto).

 

Per venire al racconto in questione e senza discutere punto per punto perché nonostante la cosa mi aggradi, sarebbe forse un tantino lunghetta... Trovo e ho trovato la maggioranza delle tue modifiche per lo più apportabili... su tutte mi trovo in generale d'accordo... l'unico mio timore è però che, se dovessi applicarle tutte anche in linea di tenore narrativo, forse rischierei di ridurre un minimo il carattere stesso del personaggio, la cui idea era di presentarlo anche in maniera discorsiva, caso per cui alcune "superfluità" potrebbero in questo senso aver ragione di esistere.

 

Mi spiego ancor meglio (o almeno ci provo). Ancor prima di mettere in mezzo lo storico protagonista, il racconto è nato come tanti dei miei, seguendo l'ispirazione delle prime frasi partorite al momento e senza nessuna direzione ancora nota. La prima germinale idea stilistica era dunque quella di ricreare un "flusso di coscienza" con un linguaggio diciamo "antico".

Non è un caso, infatti, che la maggioranza delle ripetizioni sopratutto concettuali si trovino nell'incipit.

In questo senso, era anche voluto... ossia presentare un POV discorsivo che tende a ripetere un po' di cose e quasi sembra incartarsi con le parole o ragionamenti.

Sta di fatto che, man mano che la storia si delineava, ho abbandonato molto la presa nel resto del racconto e questo crea comunque un piccolo disequilibrio di non chiarezza in merito.

 

Dico questo perché trovo che tutte le tue modifiche abbiano pieno senso nell'ottica di un chiarezza, fluidità, ed essenzialità della storia, che comunque - come hai ben notato - si capisce bene e ancor meglio stringendo un po' tutto il superfluo...

 

La mia paura a rinunciarvi completamente si basa fondamentalmente sia sul timore di far perdere un po' di caratterizzazione parlata del personaggio stesso; sia, l'ammetto, a un mio antico vizio cui ancora non riesco del tutto a rinunciare... ossia quello di considerare anche il "superfluo" come un carattere della narrativa, da inserire in questo senso almeno ogni tanto, o anche per variare.

 

Sinceramente, dovrei e vorrei fare la prova a riscriverlo e rileggerlo tutto di seguito così come suggerisci per riuscire completamente a rendermi conto se mi convince tutto, o solo il grosso.

 

Di sicuro, apporterò molte delle tue correzione e su tutte rifletterò...

 

20 ore fa, Rica ha scritto:
Quota

Io ero lì, quasi sull'attenti, bardato nel capotto invernale, liso cappello in testa per via dell'epidermide sensibile, bastone da passeggio nell'altra mano.

Mmm... sembra che il cappello sia liso per via dell'epidermide sensibile...

Questa frase non mi piaceva affatto... è stato uno de primi particolari che ho inserito quando ho deciso che il protagonista fosse Napoleone... ho trovato questa cosa dei cappelli nel mio documentarmi iternauta e ho riportato "epidermide sensibile" così come l'ho trovata letta... non mi piace "epidermide", non mi piace "sensibile" e, come dici tu, la frase che ho costruito rischia di essere ambigua... modificherò.

 

20 ore fa, Rica ha scritto:

Hai usato 32 volte la parola "come". 

Come è possibile?! xD

 

20 ore fa, Rica ha scritto:

Damien crea sculture? 

Sì... è un particolare, invero che ho aggiunto all'ultimo, ma che non ho specificato meglio... Volevo fare un piccolo gioco sul fatto che lui riconoscesse al tatto il busto di Napoleone sulla moneta... In realtà non è fondamentale... Come questa cosa che sia cieco, alla fine l'ho inserita solo per non fargli riconoscere a vista il "suo ex" lì sulla strada. Forse non lo era al tempo della sua relazione, non ho meglio specificato (potrei però farlo...)

Tra l'altro, poi, gli faccio fare puro lo scrittore, ma vabbeh, avrà dettato...

 

20 ore fa, Rica ha scritto:

Proverei altri costrutti per togliere tutte queste "M"

Sì... al di là di tutto e in generale, mentre leggevo e rileggevo, sentivo anch'io una certa pesantezza generale... dei "mi" o "possessivi in mi" un po' mi ero accorto ma... sono stato un po' pigro in merito.

Spoiler

Tanto passa Rica, mi son detto xD

 

20 ore fa, Rica ha scritto:

Tu stai parlando di ciò che era prima, se io non capito male, allora ci vedo meglio il trapassato prossimo.

Questa annotazione è più che ottima... eccelle! Grazie!

 

20 ore fa, Rica ha scritto:

Specchi dell'anima ripsetto agli occhi, è troooooppoooooo cliché! ;) 

Ce lo so... Avevo iniziato il racconto con l'idea di scrivere d'amore, ma poi non mi sono sbrodolato in quasi nulla a riguardo... questa l'ho lasciata, ma non ne vado fiero.

 

20 ore fa, Rica ha scritto:

Questo "angelico" mi cozza con il disprezzo espresso dopo.

Amore e odio?

 

20 ore fa, Rica ha scritto:

ulla via antistante l'ingresso del complesso dei Les Invalides.

"Complesso" volevo togliercelo, pensa un po'...

 

20 ore fa, Rica ha scritto:

non voleva fissarmi in volto, (ma) guardava come perso nel vuoto all'altezza delle mie ginocchia. xD

Così come aveva un amante maschio, Napoleone era anche molto, ma molto alto... xD

 

Ciao e grazie di tutto... ritornerò con più calma a ragionare su ogni aspetto del tuo commento.

 

Ciao!

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Sì, è chiaro il tuo intento di mantenere la "parlata" parlata. E secondo me non c'è un errore in questo. I miei tagli prendili sempre con le cesoie, sono frutto di gusto personale la maggior parte delle volte, così come il non reiterare concetti, che a me non piace.

Soo un paio di questo mi veniva da una possibilità di maggiore comprensione, soprattutto in riferimento all'incontro, quando ti dico che sposterei/anticiperei la frase che racconta della casualità dello stesso.

È ciò che ci diciamo sempre, prendere quello che serve ad essere più noi, lasciare il resto.

;) 

 

23 ore fa, AndC ha scritto:

 

Il 8/11/2019 alle 18:37, Rica ha scritto:

Hai usato 32 volte la parola "come". 

Come è possibile?! xD

 

 

Non era vero! La conta me l'aveva fatta su tutte le risposte. xD xD 

Scusami.

Tu l'hai usato solo 13 volte. :) 

 

23 ore fa, AndC ha scritto:

Sì... è un particolare, invero che ho aggiunto all'ultimo, ma che non ho specificato meglio... Volevo fare un piccolo gioco sul fatto che lui riconoscesse al tatto il busto di Napoleone sulla moneta... In realtà non è fondamentale... Come questa cosa che sia cieco, alla fine l'ho inserita solo per non fargli riconoscere a vista il "suo ex" lì sulla strada. Forse non lo era al tempo della sua relazione, non ho meglio specificato (potrei però farlo...)

Tra l'altro, poi, gli faccio fare puro lo scrittore, ma vabbeh, avrà dettato...

Invece, secondo me, serve alla trama. Sarebbe venuta un'altra cosa, senza. Anche il bel finale avrebbe perso molto.

 

23 ore fa, AndC ha scritto:

Così come aveva un amante maschio, Napoleone era anche molto, ma molto alto... xD

xD

 

23 ore fa, AndC ha scritto:

 

Il 8/11/2019 alle 18:37, Rica ha scritto:

Proverei altri costrutti per togliere tutte queste "M"

Sì... al di là di tutto e in generale, mentre leggevo e rileggevo, sentivo anch'io una certa pesantezza generale... dei "mi" o "possessivi in mi" un po' mi ero accorto ma... sono stato un po' pigro in merito.

  Nascondi Contenuto

Tanto passa Rica, mi son detto xD

 

 

Però, in realtà, l'ho solo segnalato. Mica ho tagliato nulla.

Vedi, come miglioro.

 

Grazie mille...

Come ringraziarti, come dirti che come hai scritto questo pezzo è come se...

Addio. Mi dileguo. :pirata2:

Lascio fiori. :flower:

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Ciao @AndC ,

ho finito di leggere il tuo racconto. 

Da premettere che non prediligo racconti in prima persona, tuttavia devo riconoscere che nel tuo testo una posizione impersonale non avrebbe consentito lo stesso grado di immedesimazione, quindi credo sia una buona scelta.

Noto un ricercato grado di complessità nello stile, con frasi articolate e tentativi di uscita dal mero senso letterale e questo, naturalmente, è apprezzatissimo da parte mia, che cerco costantemente di discostarmi dall'epifenomenico. 

Molte delle cose che avrei voluto chiederti hanno già trovato risposta in alcuni tuoi precedenti commenti, tuttavia vorrei esprimere qualche considerazione.

Il contenuto.

A me non piacciono le storie d'amore, forse solo per contorno riesco ad apprezzarle, pur tuttavia il coinvolgimento di un personaggio storico della portata di Napoleone in una relazione decisamente fuori dai canoni del tempo non mi dispiace affatto.

Qualcosa riguardo alla terminologia:

 

Il 6/11/2019 alle 20:29, AndC ha scritto:

Nello spazio-tempo da mezz'aria a terra, prima di essere raccolte dal bisognoso di turno: qui si consuma il cliché della mia tragedia.

 

Per tutto il racconto sono stato trascinato dal tuo stile, come se mi stesse prendendo per i capelli costringendomi a chiedermi dove stessimo andando; la sensazione mi è piaciuta, ma non credo fosse voluta. Mi spiego meglio: talvolta mi è sembrato che il racconto non si stesse svolgendo nel passato, altre volte è invece evidente che non può starsi svolgendo nel presente; ciò che mi ha mandato principalmente in crisi è la parola spazio-tempo, non credo che all'epoca fosse un concetto noto, quantomeno scritto in questo modo. 

 

Il 6/11/2019 alle 20:29, AndC ha scritto:

di me che donavo due monete a Damien e di lui che aprì un varco spazio-dimensionale nel percorso della loro caduta.

 

Idem. La concezione di dimensione così come la intendi credo sia successiva agli anni Cinquanta del Novecento. 

 

Il 6/11/2019 alle 20:29, AndC ha scritto:

Ora, questo devo proprio raccontarvelo, sta di fatto che conoscevo un tale, uno che in filosoferie si dilettava a speculare.

 

Mi ha confuso un po' l'uso delle virgole e lo 'sta di fatto'; rivedrei la frase. Mi permetto, se non sono di disturbo, un esempio:

"Ora, questo devo proprio raccontarvelo; conoscevo un tale, uno che in filosoferie si dilettava a speculare".

 

Il 6/11/2019 alle 20:29, AndC ha scritto:

Un giorno, quasi a prendermi in giro, che io proprio all'inizio non ci credevo affatto; un giorno, dico, lui mi confidò che era in grado di remare controcorrente sulla scia degli eventi. Sapeva delle formule magiche, tentava di affabularmi. Incantesimi che io sorridevo dentro di me a pensare come davvero lui potesse ipotizzare di farmi fesso attraverso simili fantasie.

 

Stessa cosa, il ritmo della frase mi ha confuso, insieme con l'uso di parole collocate in posizione non usuale; mi permetto ancora un esempio:

"Un giorno, quasi a prendermi in giro, che io proprio all'inizio non ci credevo affatto, mi confidò di essere in grado di remare controcorrente sulla scia degli eventi". 

Addirittura 'che io proprio all'inizio non ci credevo affatto' lo metterei tra parentesi con un bel punto esclamativo. 

La frase in corsivo mi è piaciuta molto.

 

Il 6/11/2019 alle 20:29, AndC ha scritto:

pare proprio che egli fosse in grado di dilatare quello spazio-tempo in cui lasciai scivolare due monete dai miei guanti scuri per donargliele.

 

Stessa cosa di cui poco più sopra per quanto riguarda lo spazio-tempo.

 

Il 6/11/2019 alle 20:29, AndC ha scritto:

dopo che dalla nostra separazione non ci eravamo più sentiti.

 

Credo che questa sia una forma idiomatica in uso da quando esiste il telefono; nel contesto in cui la collochi rimanda alla contemporaneità ed è dunque, a mio avviso, anacronistico. Credo dovresti usare qualcosa in rimando alla scrittura.

 

Il 6/11/2019 alle 20:29, AndC ha scritto:

Se pronunciò (avesse pronunciato)  “ambarabàciccìcoccò” o qualche altro sortilegio vocale più serioso, proprio non saprei riferirvi, ma qualsiasi cosa Damien biascicò (avesse biascicato) quel giorno mi procurò come una scossa paragonabile all'effetto di un terremoto.

 

Qui utilizzerei tempi verbali differenti, inserisco tra parentesi. E' vero però che l'uso di 'avesse' per due volte (per le ripetizioni sto avendo te come mentore :)) stona, dunque cambierei un po' la frase:

"Se Damien avesse pronunciato 'ambarabàciccìcoccò' o qualche altro sortilegio vocale più serioso, proprio non saprei dirvi, ma qualsiasi cosa fosse, quel giorno mi procurò..."

 

Il 6/11/2019 alle 20:29, AndC ha scritto:

«Tu sarai uno dei più importanti imperatori di tutti i tempi. Non solo la Francia, ma l'intero mondo riconoscerà la tua grandezza. Non c'è nulla che debba aggiungere, hai già capito tutto da te. Per far sì che il tuo fato si compia, dovrai semplicemente rinunciare all'amore più grande della tua esistenza. Nessuno, mai, dovrà venire a conoscenza di questo tuo segreto. Ora va, e distruggi qualsiasi prova. Solo così potrai evitare la catastrofe».

 

Mi piace l'idea dell'incontro mistico o simile, ma l'ho trovato un po' troppo profetico. A gusto personale, lo avrei preferito invece più oracolare; la prima frase sottolineata  è molto diretta e la seconda è molto enfatica; a senso immagino che un essere supremo o della portata di questa sorta di entità non possa comprendere appieno il dramma dell'uomo e, inoltre, è quel 'semplicemente' a non piacermi. Credo che la scelta di Napoleone sia tutt'altro che semplice; anche se ho inteso che il 'semplicemente' si riferisce al mero gesto del rinunciare, lo cambierei.

 

Il 6/11/2019 alle 20:29, AndC ha scritto:

ero quasi in procinto di partire per la campagna contro la Settima Coalizione.

 

Non credo che Napoleone la conoscesse come Settima Coalizione, ma non ho elementi per accertarmene al momento; tuttavia la frase mi ricorda una definizione storica posteriore. Non so, cercherei di cambiare.

 

Mi avvio alla conclusione.

Il tuo racconto mi è piaciuto per argomento e per l'idea della sua costruzione; l'immagine però che mi ha trasmesso è di essere un prodotto ancora in corso di lavorazione. E' come se avessi visto una bellissima scultura ancora da smussare. Credo che dovresti valutare l'idea di riscrivere il racconto mantenendo inalterata la struttura ideologica, utilizzando una terminologia più eterea a momenti e meno in altri. 

Inoltre pensandoci, contraddico quanto detto inizialmente, non vedrei il tuo racconto male neanche in terza persona.

La grammatica è molto precisa rivela una certa padronanza del linguaggio, cosa che fanno anche alcuni risvolti nella narrazione.

 

Nel complesso, credo che l'unico problema sia stata l'ispirazione iniziale, man mano arenatasi, come spessissimo accade, che ha reso il racconto meno saldo al suo scopo; niente di irrecuperabile. Mi piacerebbe molto leggere una versione definitiva di questo racconto.

 

Ah, quasi dimenticavo! La profondità del personaggio, a parer mio, dovrebbe essere il perno del racconto. Se mi immagino Napoleone, lo vedo camminare su e giù pensieroso, con la mano a stuzzicarsi il mento; non so, mi piacerebbe cogliere il flusso dei suoi pensieri, piuttosto che vederlo in qualità di attore passivo. Lui descrive quello che gli è successo, ma quali sono i suoi pensieri? 

 

Per rispondere a @Adelaide J. Pellitteri, non saprei dire. Leggendo non ho colto traccia di contaminazione. Va detto però che spesso, fiancheggiando le coste del fantasy, è possibile incorrere in tratti comuni. 

 

Spero di rileggerti presto! :) 

 

 

 

 

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Ciao carissimo @Freedom Writer.

Innanzitutto un caloroso e sentito ringraziamento per la tua lettura, nonché per le tue pertinenti e anche - devo dire - assai interessanti annotazioni. Le ho trovate tutte più che ragionevoli e assai utili... le utilizzerò sicuramente come riferimento all'atto di revisione o perché no, in caso di riscrittura vera e propria.

 

4 ore fa, Freedom Writer ha scritto:

Nel complesso, credo che l'unico problema sia stata l'ispirazione iniziale, man mano arenatasi, come spessissimo accade, che ha reso il racconto meno saldo al suo scopo; niente di irrecuperabile.

Più che arenarsi direi che l'ispirazione iniziale ha preso da sé per la sua tangente...

Fondamentalmente, quel che dal grosso delle tue annotazioni potrei riassumere come questa "indecisa direzione" che tu hai più che correttamente notato e percepito, deriva dal fatto che l'idea di Napoleone protagonista mi è venuta solo in corso d'opera, dunque ho adattato lui alla storia e non viceversa, cosa che invece bisognerebbe senz'altro fare o su cui avrei potuto lavorare meglio se fossi partito sin da subito da questa che poi si è rivelata essere l'idea fondamentale del racconto.

 

Dunque tutte le tue più che corrette annotazioni, ad esempio sulla terminologia, derivano proprio da questo ed hai ragione: quella parte è stata scritta, quando ancora non avevo ancora delineato il protagonista né il periodo storico stesso di ambientazione (dunque la vicenda poteva ancora star svolgendosi in tempi più recenti)... poi, semplicemente è stato un particolare cui non ho più fatto caso...

Per questo hai ben percepito tale indefinitezza...

 

Si potrebbe dunque e giustamente correggere, o riscrivere... anche se una terza idea, sarò sincero, mi frulla in testa già da qualche giorno... l'avevo ipotizzata nella redazione del racconto, ma poi avevo deciso di non mettere troppa carne al fuoco... Qui te la dico, così tanto per discorrere, ossia l'eventualità che a fine racconto il personaggio di Napoleone stesso non risulti poi il vero Napoleone, ma magari una sorta di mitomane (mi pare ci fecero anche un film simile anni fa) un qualcuno che magari nell'età moderna immagina di essere lui...

 

Comunque sia, terrò davvero in considerazione tutte le tue annotazioni: grazie assai per avermele fatte.

 

4 ore fa, Freedom Writer ha scritto:

Credo che questa sia una forma idiomatica in uso da quando esiste il telefono; nel contesto in cui la collochi rimanda alla contemporaneità ed è dunque, a mio avviso, anacronistico. Credo dovresti usare qualcosa in rimando alla scrittura.

Questa l'ho cambiata all'ultimo solo per non ripetere il verbo "vedere"... sinceramente stonava molto anche a me...

 

4 ore fa, Freedom Writer ha scritto:

Non credo che Napoleone la conoscesse come Settima Coalizione, ma non ho elementi per accertarmene al momento; tuttavia la frase mi ricorda una definizione storica posteriore. Non so, cercherei di cambiare.

Probabile, non so, non ho controllato neanch'io, la danno in generale come alleanza formatasi nel 1815... più semplicemente, come era in altra versione, potrei scrivere "la campagna in  Belgio" e tagliare la testa al toro...

 

4 ore fa, Freedom Writer ha scritto:

Credo che la scelta di Napoleone sia tutt'altro che semplice; anche se ho inteso che il 'semplicemente' si riferisce al mero gesto del rinunciare, lo cambierei.

Questa annotazione mi è proprio piaciuta!

 

Ti confesserò poi un segreto... di racconti dal dettagliato carattere "storico" non ne ho credo mai quasi scritti. A prescindere dal genere "fantastorico", sono abbastanza inesperto a riguardo.

 

Grazie infinite per tutto e alla prossima! Ciao!

 

 

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Il 6/11/2019 alle 20:29, AndC ha scritto:

Sento di storie che d'amore non parlano niente. Sì, ascolto gli amori che in storia non portano a nulla. Non è facile concentrarsi sul destino, o su cose come il cestino dei poveri. Le monete d'oro brillano fra le dita dei signori, ma cadono giù impolverate. È quel tragitto la strada dove si compie la storia. Nello spazio-tempo da mezz'aria a terra, prima di essere raccolte dal bisognoso di turno: qui si consuma il cliché della mia tragedia.

Che incipit stupendo @AndC il sipario si a apre e mostri già tutto. Vedo incanto e riflessione, mi aspetto incanti e riflessioni.

Poi sento ancora la tua voce, nei versi dopo, il cantastorie di corte, sa parlare con i nobili e con la gente comune. Si adatta pur restando l'individio distinto.

Il 6/11/2019 alle 20:29, AndC ha scritto:

ma non il mio intelletto; anche se da fuori davo a vedere di essere tutto un sì con la testa in assenso a quelle argomentazioni.

Che bella questa immagine. Sì sì, si dice per educazione, ma poi si pensa col cavolo che mi freghi.

Il 6/11/2019 alle 20:29, AndC ha scritto:

Allora, continuava a sciorinare Damien, così si chiamava ed era un bel giovane anche se ormai spento, pare proprio che egli fosse in grado di dilatare quello spazio-tempo in cui lasciai scivolare due monete dai miei guanti scuri per donargliele

Questa frase mio caro, è importante, si riallaccia all'incipit e introduce i protagonisti e un fatto. Metterei l'azione all'inizio insieme ai soggetti per renderla più comprensibile, le descrizioni nell'inciso, le metterei dopo. Damien sciorinava di essere in grado di dilatare il tempo, decise di farlo quando gli lasciai scivolare due monete sui guanti scuri, donandogliele. Era un bel giovane anche se spento... Non ho tolto niente. Sciorinare, lasciare e scivolare sono vicini, so che ti piace collegare parole simili tra loro, non so, potrebbe essere una soluzione.(in realtà devo postare e devo trovare qualcosa da dire :))

Il 6/11/2019 alle 20:29, AndC ha scritto:

«No, lo conquisterei per poterlo plasmare a tuo modello, così come tu governi creta e metalli per crearne sculture».

:brillasguardo:

Ecco, ora devo cercare un altro racconto da commentare. Che gli vuoi dire a un testo del genere? Ho aperto il commento mostrando le mie impressioni in base a quello che leggevo e quello che mi sarei aspettata di trovare, e tu, non solo hai mantenuto la promessa dell'incipit, ma l'hai arricchita di altro e di altro ancora.

Andc, spero tanto che questo racconto andrà tra i migliori e che venga letto con l'attenzione e con l'emotività che merita.

Scusa per le note sulle paroline, non hanno ragione d'esistere.

A presto :)

Ah,

Il 6/11/2019 alle 20:29, AndC ha scritto:

Per un attimo mi domandai se Damien mi avesse riconosciuto, ma mi rassicurai quando gli udii pronunciare queste parole rivolte a un nobiluomo che sopraggiungeva alle mie spalle:

«Fate la carità a un povero cieco, fate la...». 

La folla della mia moderna società inghiottì il resto

Che Coraggio usare il termine tranquillizzare, sembra un pugno in faccia. Si sente il dolore dell'amore sofferto, è nel paragrafo prima e poi ritorna in quello dopo, ma  lui si tranquillizza nel non essere riconosciuto da chi ama. Andc, ci si strugge in questi casi. Ci si strugge e tranquillizza nello stesso tempo. Hai lasciato all'ambiente intorno dirlo: la folla inghiottì il resto. Lui manda giù il fatto di non poterlo avere.

Ariciao

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Carissima @Lauram grazie infinite!

Che dire... Mi hai sommerso di complimenti.

Arrossisco.

Strafelice che questa storia ti sia piaciuta... era... sperimentale! :D

 

Grazie anche per le varie annotazioni di cui terrò conto.

 

E grazie per la segnalazione... sono onorato!

 

A presto!

 

<3

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Ciao amico mio:rosa:ti commento perchè ho bisogno di pubblicare un racconto lungo. Il tuo titolo mi ha catturata, vediamo il resto.

 

Il 6/11/2019 alle 20:29, AndC ha scritto:

Sento di storie che d'amore non parlano niente. Sì, ascolto gli amori che in storia non portano a nulla. Non è facile concentrarsi sul destino, o su cose come il cestino dei poveri. Le monete d'oro brillano fra le dita dei signori, ma cadono giù impolverate. È quel tragitto la strada dove si compie la storia. Nello spazio-tempo da mezz'aria a terra, prima di essere raccolte dal bisognoso di turno: qui si consuma il cliché della mia tragedia.

Qui concordo con l'ospite Rica. 

Le monete d'oro brillano fra le dita dei signori, ma cadono giù impolverate. Nello spazio-tempo da mezz'aria a terra, prima di essere raccolte dal bisognoso di turno: qui si consuma il cliché della mia tragedia.

L'incipit fa più effetto. Cancellerei: ma

 

Quota

Vedete, l'amore nasce rigoglioso e atterra miserrimo. Ora, questo devo proprio raccontarvelo, sta di fatto che conoscevo un tale, uno che in filosoferie si dilettava a speculare.

Un giorno, quasi a prendermi in giro, che io proprio all'inizio non ci credevo affatto; un giorno, dico, lui mi confidò che era in grado di remare controcorrente sulla scia degli eventi. Sapeva delle formule magiche, tentava di affabularmi. Incantesimi che io sorridevo dentro di me a pensare come davvero lui potesse ipotizzare di farmi fesso attraverso simili fantasie.

Sono perplessa: Incantesimi che io sorridevo dentro di me

Preferirei: che io stesso non ci credevo

 

Quota

Allora, continuava a sciorinare Damien, così si chiamava ed era un bel giovane anche se ormai spento, pare proprio che egli fosse in grado di dilatare quello spazio-tempo in cui lasciai scivolare due monete dai miei guanti scuri per donargliele.

Interessante.

 

Quota

Io ero lì, quasi sull'attenti, bardato nel capotto invernale, liso cappello in testa per via dell'epidermide sensibile, bastone da passeggio nell'altra mano. Damien giaceva rannicchiato di fronte a me con il palmo teso e tremante, barba incolta, capelli neri e unti, lunghi sino alle spalle, un mucchio di stracci. Non mi ammaliava il significato delle sue frasi, su quello mai concordammo, ma la loro melodia sì. Ed anche se in quel momento, che non lo rivedevo da un po' di anni e incontrarlo al vespro fu solo un bizzarro caso, la sua voce era divenuta roca, scavata dal cognac di infima categoria e dalle nottate trascorse all'addiaccio, orbene, ancora riusciva a suscitarmi dei brividi sulla pelle.

Pezzo scorrevole ma molti termini non li conosco. Cancellerei il che:

Ed anche se in quel momento, che non lo rivedevo da un po' di anni e incontrarlo al vespro fu solo un bizzarro caso, la sua voce era divenuta roca, scavata dal cognac di infima categoria e dalle nottate trascorse all'addiaccio, orbene, ancora riusciva a suscitarmi dei brividi sulla pelle. Componi frasi troppo lunghe.

All'inizio ho immaginato un Dandy

 

Quota

Sentì il suono dei franchi cozzare fra i miei polpastrelli, che altro gesto non mi venne in mente di compiere colto anch'io così di sprovvista, e iniziò a dare spago alle farneticazioni.

Pensavo che il tuo personaggio era un maschio

 

Quota

E in quel mentre si rivolgeva a me come se fossi un signore qualunque, uno dei tanti a cui dover giustificare la carità che aveva appena compiuto; come se il suo stato di disperato non fosse causa sufficiente a sé per chi, alla mia stregua, avesse un minimo di pietà.

Frase penosa per il senso.

 

Quota

Stetti al gioco, in qual altra guisa avrei potuto giostrarmi? Era colpa mia, così mi aveva pugnalato il giorno in cui il nostro rapporto naufragò. La nostra non era certo stata una relazione dabbene, di quelle da poter sbandierare ai quattro venti sulla pubblica piazza, dove ancora sussisteva lo spettro di essere bruciati per crimini del genere. Non avrei mai potuto abbracciarlo pubblicamente. Il mio buon nome, la carriera, il futuro... Mi pareva di scorgerlo baluginare l'avvenire, dorato come la cupola di San Luigi che svettava alle spalle di Damien.

Pezzo molto scorrevole.

 

Quota

«Rinunceresti a tutto il mondo per me?»

«No, lo conquisterei per poterlo plasmare a tuo modello, così come tu governi creta e metalli per crearne sculture».

Bellissimo.

 

Quota

Ma tutte queste cose, faccende di mondo potremmo riassumere, le conoscerete senz'altro anche voi, qualunque sia il vostro tipo di società cui sono ospite.

Mi spieghi questa parte: qualunque sia il vostro tipo di società cui sono ospite.?

 

Quota

Voi desiderate unicamente apprendere perché sono qui e il perché è proprio a causa di quelle due monete. È per via della mia incredulità nel ritenere che la nostra relazione di coppia avesse mai potuto sopravvivere nella realtà.

Frase interessante.

 

Quota

Se pronunciò “ambarabàciccìcoccò” o qualche altro sortilegio vocale più serioso, proprio non saprei riferirvi, ma qualsiasi cosa Damien biascicò quel giorno mi procurò come una scossa paragonabile all'effetto di un terremoto. Così mi sentii: tremai, la testa che girava e una forte nausea a invadermi dal fondo dello stomaco. Qui non andrei a capoAccadde, devo riferirvelo con ancora molto stupore, qualcosa di totalmente inaspettato e da me mai sperimentato prima: ebbi come la sensazione di staccarmi dal corpo. Forse l'anima, forse la mente, forse l'aura o solo un sogno, davvero non so cosa o come, ma potevo osservare me stesso e tutta la scena da fuori, quasi stessi librandomi in aria.

Semplificherei un pò il concetto.

 

Quota

E proprio con un volo, senza meno fu così, mi ritrovai catapultato nella stanza più alta di una grande magione. C'erano un letto e una finestra che si apriva sulla scogliera e da lì lo sguardo a perdersi fino all'orizzonte in mezzo al mare. Che blu! Che spettacolo e che colori!

Bellissima immagine:D

 

Quota

La mia vita era redatta in quelle pagine: principale occupazione da recluso su un'isola di cui ignoravo ancora il nome. Fogli che contenevano passato e futuro. Parole che un giorno, dopo la mia dipartita, sarebbero state rese note.

Bellissimo pensiero.

 

Quota

Ed era esattamente questa stessa vicenda che vi sto raccontando, di me che donavo due monete a Damien e di lui che aprì un varco spazio-dimensionale nel percorso della loro caduta. Non prefiguravo ancora come questa vicenda si sarebbe conclusa, ma con un altro balzo, spiccai nuovamente il volo e l'istante dopo potevo osservarmi davanti alla cattedrale, in piedi di fronte a Damien.

Non  so il perchè ma sto immaginando lei come una moneta a mezz'aria.

 

Quota

Quel che però di strano ulteriormente si verificò, fu che non rientrai subito nel corpo, ma smaterializzato a due metri dal selciato Qui inserirei una virgola ammirai un magico squarcio aperto fra me e Damien, pieno di luce bianca. Mi sentii calamitare dentro e un po' mi gettai di mia volontà.

 

Quota

Ecco dunque come sono approdato in questa enorme sala, decorata da nobili e antichi fasti, dove l'eco dei passi risuona fra i secoli di leggende eroiche, qui da voi, alla corte dei re dei re che un tempo camminarono sulla terra e ora abitano tale dimensione parallela.

Frase troppo lunga.

 

Quota

Sono giunto al vostro cospetto nel mezzo, mi par di capire, di una riunione che ho forse e senza intenzione interrotto.

Questa parte stona: che ho forse e senza intenzione interrotto.

 

Quota

Con il massimo della serietà e del rispetto, mi rivolgo ora umilmente a voi, sire che sedete con tanta grazia sul trono: se sono qui, credo sia perché dobbiate tramandarmi un qualche Insegnamento. Fatelo, dunque, affinché io possa tornare nel normale andamento dello scorrere del tempo e proseguire la mia vita.

Frase interessante e scorrevole^^

 

Quota

«Tu sarai uno dei più importanti imperatori di tutti i tempi. Non solo la Francia, ma l'intero mondo riconoscerà la tua grandezza.

Preferirei: il mondo intero

 

Quota

 Non dissi nulla, non un vocabolo, ma mi parve di scorgere una lacrima solcare il volto di Damien quando il suo polpastrello sfregò il bassorilievo sui venti franchi, sicuramente molto più rozzo del mezzo busto che mi aveva scolpito privatamente nel secolo appena trascorso.

Frase troppo lunga.

 

Quota

La folla della mia moderna società inghiottì il resto, fra il vociare delle notizie internazionali e lo scalpitio dei cavalli al traino di carrozze che un giorno sarebbero state sostituite dai carri di Cugnot.

Bellissima frase.

 

Quota

una storia che mi accusava di aver intessuto una relazione omosessuale in gioventù.

:yahoo:allora avevo ragione.

 

Quota

Ordinai che fosse liberato, ma non bruciai il manoscritto. Rientrato vittorioso dal mio esilio all'Elba, ormai ero l'imperatore assoluto e sentivo che nulla avrebbe più potuto ostacolarmi. Attraverso il mio codice avevo realizzato la nostra utopia, anche se raddrizzare il mondo e renderlo un luogo dove amarsi non fosse più un reato, mi era costato più di qualsiasi sconfitta sul campo di battaglia.

Ma se da giovane potevo accettare la blasonata metafora di come l'amore fosse paragonabile a due facce della medesima moneta, oggi posso anche confidarvi, egregio pubblico prossimo al calo del sipario, che quando il marengo porta incisa la tua effige, è necessario separare l'altra metà su un franco differente.

Finale chiaro e scorrevole.

 

Conclusione: temo di cadere nel banale;( Racconto difficile con molte tematiche. Scorrevole ma con un sacco di frasi, secondo me, troppo lunghe.  Usi un lessico raffinato, nuovo (per me) e complesso. Un racconto di qualità. L'ambientazione mi è piaciuta molto, mentre leggevo vedevo ciò che illustravi. Nella mia mente ho ipotizzato, in base alle tue descrizioni precise ma non sempre immediate, la storia d'amore tra un dandy e un mendicante.Come la similitudine tra due monete, dall'altra parte della faccia non si sa mai che cosa si nasconde, un pò come il futuro. Non ho ben capito la parte storica del racconto quando parli del re dei re. Spero che il mio commento non sia sciocco.

Ti auguro una buona serata.

-Flo-

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Ciao @Floriana

grazie, al solito, per la tua lettura e il commento... :D

 

In generale, la parte storica che ho inserito come ambientazione o disseminando piccoli particolari nel testo - senza però voler essere troppo esplicito al riguardo - fa sì che il "dandy" (come tu lo hai immaginato) protagonista di questo racconto altri non dovrebbe essere che lo stesso... Napoleone Bonaparte. Sì, proprio il generale e imperatore dei francesi... Ho voluto fare un esperimento di un genere che non so come si possa definire, se "fantastoria" o altro... ovviamente, in questo senso, è tutto inventato: alludo a una relazione omosessuale fra Napoleone Bonaparte (il protagonista che narra) e un tale di nome Damien... chissà, forse questa volta ho un po' esagerato xD.

 

Come tu hai ben notato, le frasi sono spesso complesse e con un linguaggio un po' ricercato... l'intento era un po' quello di calarsi in un linguaggio "antico", che potesse essere verosimile per i primi dell'Ottocento... sicuramente non è di facile comprensione o comunque non è uno stile che tenderei a consigliare per racconti ambientati in epoche più moderne.

 

La parte dei "re dei re" è una parte ulteriormente fantastica in una storia già fantastica. Scusa il gioco di parole. Il protagonista della storia immagina di compiere un viaggio extrasensoriale fuori dal corpo... attraverso questo viaggio riesce a vedere scorci del suo futuro (verrà esiliato all'isola d'Elba e, volendo, poi a Sant'Elena). Sempre in questo viaggio, Napoleone immagina di finire in un'altra dimensione, nel palazzo dei "re dei re" che gli rivela parte del suo futuro mettendolo in guardia sulla possibilità di disfatta. Avvertimento (distruggere ogni prova della sua relazione) che sul finale il protagonista non seguirà del tutto tanto da andare incontro a quella che poi storicamente fu la disfatta di Waterloo.

 

22 ore fa, Floriana ha scritto:
Quota

Ma tutte queste cose, faccende di mondo potremmo riassumere, le conoscerete senz'altro anche voi, qualunque sia il vostro tipo di società cui sono ospite.

Mi spieghi questa parte: qualunque sia il vostro tipo di società cui sono ospite.?

In questo senso, Napoleone non conosce il tipo di società dei "re dei re" perché appartiene a un'altra dimensione... In questa frase, volendo, avevo anche provato a sottintendere un altro significato, che spiegare sarebbe forse complicato... mo' ci provo... in un gioco metaletterario, per cui il protagonista si rivolge un pubblico dandogli del "voi", tale pubblico sono sia "il re dei re" e la sua corte; sia i lettori stessi di questo racconto (sia volendo un terzo pubblico accennato nel finale, come se tutto il racconto non fosse che una recita al teatro a cui altri personaggi all'interno della storia stessa stanno assistendo):  sopratutto nei primi due casi, Napoleone comunque ignora il loro tipo di società perché non ne fa parte.

Comunque, ammetto che la frase non mi è riuscita benissimo.

 

Insomma, cara amica mia, come al solito ho voluto complicarmi le cose e questo le rende difficili anche per il lettori, ma io quando scrivo sono un po' tremendo, ormai mi conosci! :D

 

Ti ringrazio per i vari apprezzamenti e anche per tutte le annotazioni, molte delle quali le ho trovate utili, come ad esempio:

23 ore fa, Floriana ha scritto:
Quota

Sono giunto al vostro cospetto nel mezzo, mi par di capire, di una riunione che ho forse e senza intenzione interrotto.

Questa parte stona: che ho forse e senza intenzione interrotto.

Questa non piaceva neanche a me, per diverse ragioni...

 

23 ore fa, Floriana ha scritto:
Quota

«Tu sarai uno dei più importanti imperatori di tutti i tempi. Non solo la Francia, ma l'intero mondo riconoscerà la tua grandezza.

Preferirei: il mondo intero

Sì, mi piace...

 

E anche altre che prenderò meglio in esame in fase di correzione.

 

Grazie e alla prossima!

:D

 

 

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Il 6/11/2019 alle 20:29, AndC ha scritto:

Sento di storie che d'amore non parlano di niente.

Questa è l'unica cosa che credo posso segnalarti, per il resto il racconto è inappuntabile per le mie conoscenze ortografiche e sintattiche...

 

Bene, @AndC, finalmente riesco a condividere con te qualche impressione.

Come ti ho accennato, ero convinto che si parlasse di Carlo Magno - o comunque di un regnante di quell'epoca, ho pensato anche al figlio Ludovico il Pio o al nonno (?) Carlo Martello. Si parla di cambiamenti, di leggi, di grandi imperi e questo passaggio

Il 6/11/2019 alle 20:29, AndC ha scritto:

un giorno, dico, lui mi confidò che era in grado di remare controcorrente sulla scia degli eventi. Sapeva delle formule magiche, tentava di affabularmi. Incantesimi che io sorridevo dentro di me a pensare come davvero lui potesse ipotizzare di farmi fesso attraverso simili fantasie.

Forse la sua retorica avrebbe potuto incantare altre persone, ma non il mio intelletto; anche se da fuori davo a vedere di essere tutto un sì con la testa in assenso a quelle argomentazioni.

l'ho inteso o come magia in senso vero e proprio o come grandi storie da raccontare... dove le imprese epiche si mescolano a un passato glorioso

Il 6/11/2019 alle 20:29, AndC ha scritto:

l'eco dei passi risuona fra i secoli di leggende eroiche, qui da voi, alla corte dei re dei re che un tempo camminarono sulla terra e ora abitano tale dimensione parallela

In ogni caso mi è tornato in mente il ciclo Bretone (Merlino e Artù tanto per capirci) più o meno contemporaneo come epoca. Inoltre il Damien, trasandato e lacero e amico d'infanzia del protagonista, mi ha fatto pensare a Carlomanno che si dice non andasse d'accordo con il fratello anche se non si parla di congiure e altro, solo di malattia. Però alla sua morte tutto il regno finì nelle mani di Carlo Magno che divenne re di mezza Europa...

Però poi usi il termine "imperatore", dici del ritorno dall'esilio dall'isola d'Elba e parli della "cupola di San Luigi" che capisco essere "Luigi IX re dei francesi", vissuto verso il milleduecento o giù di lì... ma non ne avevo fatto un problema perché so che mescoli spesso realtà e onirico e ho pensato a qualcosa tipo Virgilio nell'Eneide nella scena in cui Anchise (morto) mostra a Enea i futuri discendenti imperatori romani... Ok, mi fermo e riprendo altrimenti divago per un'ora.

 

Bene, ho ripensato a più riprese a questo racconto. Qui, al contrario di altri racconti tuoi che ho letto, sei concreto, parli di una storia (inventata! ho letto lo spoiler :P) e di un sentimento forte che è stato nascosto per poter fare largo a un'altra vita. Una vita fatta di conquiste e gloria. Eppure ne vale la pena?

Proprio qui invece ho colto qualcosa di più profondo. Quante volte nelle malelingue altrui viene fuori la scelta tra carriera e famiglia (in questo caso la adatto e leggasi "amore", via)? Poi se si rinuncia ai propri sentimenti e si ottiene successo? Si è pieni di monete che però non colmano la mancanza di quello a cui si è rinunciato, tant'è vero che girano tra le mani ma cadono impolverate.

Ho pensato anche a De Crescenzo, nella serie dei miti greci (anni '80) quando parla del Simposio di Platone e dice che l'amore che è figlio della povertà

https://www.youtube.com/watch?v=lMLKuKjUzcM

(dal minuto 13:19 in poi. Non mi viene l'anteprima, mi è rimasto il link classico). Mi ha colpito molto l'immagine delle due monete, più di altro, e penso che si possa dire tutto e il contrario di tutto.

Ho anche l'idea che aggiungi sfumature quando vai avanti con la narrazione. Non so se sia un effetto voluto, sembra che ti perdi un po' nel protagonista, forse perché i suoi ricordi lo conducono lentamente alla realtà.

Alla prossima lettura, @AndC, e buona domenica. :ciaociao:

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@bwv582

 

Amico mio: grazie assai! 

 

Il 16/11/2019 alle 17:31, bwv582 ha scritto:

Questa è l'unica cosa che credo posso segnalarti, per il resto il racconto è inappuntabile per le mie conoscenze ortografiche e sintattiche...

Sei stato fin troppo caritatevole... per il "di", sì: grammaticalmente è giusto come suggerisci tu, io l'avevo provato a usare appositamente senza "di" per ricalcare una sorta di parlata gergale... ma vedrò...

 

In quanto alla tua confusione, è sicuramente anche attribuile alla mia scrittura... questa cosa di rendere Napoleone il protagonista, l'ho inserita in un secondo momento, piano piano, cercando di mantenermi più in sordina possibile: non volevo troppo dirlo "Sono Napoleone" ma provare a lasciarlo solo come rivelazione finale, poi ho inserito però alcuni particolari più vicini a lui... la chiesa di San Luigi nel complesso dei Les Invalides, ad esempio, è dove poi è stato sepolto Bonaparte... tecnicamente, da quel poco che ho capito, dietro la stessa chiesa di San Luigi, a lei attaccata c'è questa seconda chiesa a croce greca e dalla cupola d'oro dove appunto c'è la tomba...

 

La parte dei re dei re, che forse ti ha fatto cadere maggiormente in confusione è in questo voluta come ulteriore commistione di genere... pensavo a una sorta di scorcio fantasy, non ti dico al "Signore degli Anelli" ma quasi... per farti capire... quando poi tu parli di magia o del ciclo di Artù, sono elementi voluti in questa commistione di generi... sì, pensavo proprio a una sorta di magia che magari storicamente non era credo dell'epoca o tantomeno di Napoleone (non ho controllato)... ma volevo cercar di creare una sorta di realtà storica alternativa, non solo per l'inventata vicenda amorosa, ma proprio dove fosse possibile avere una conoscenza culturale storica magari diversa, in questo senso proprio quella che hai percepito tu: come se per il Napoleone (definiamolo di questa realtà) la magia fosse un argomento più normale di quanto non lo era storicamente.

Non riesco neanche a spiegarmi troppo bene... la pecca che invece io riscontro è forse proprio questa: avere inserito troppi elementi senza puntare specificamente su nessuno, che quindi può o potrebbe essere diverse cose... certo, come ti dicevo, a Carlo Magno non avevo proprio pensato... ma è sempre bello, spero, viaggiare sui racconti anche in maniera diversa da quello che intende l'autore...

 

In quanto al senso finale del tuo commento, alla fine era esattamente quello che volevo dire, quello che comunque è per me il senso del racconto... tutto il resto è una scusa per parlarne.

 

Grazie ancora e al solito per tutto... a presto, carissimo!

:D

 

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