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Alexmusic

Fenomenologia di Fabio Volo - Errori da evitare quando si scrive un romanzo

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48 minuti fa, dyskolos ha scritto:

 

Però si potrebbe pensare che uno così finisce per dire cose sciattamente, a causa di questo compromesso al ribasso. E allora mi chiedo dove sta il limite. È come se mi dicessi: «Dysk, il lettore è un deficiente quindi digli "ricordi" sennò non capisce, oppure digli "prendere per il c**o" invece di "deridere" o "irridere"».

Così finisco per scrivere fabiovolescamente dopo un po' :D

 

Non necessariamente: la sfida diventa unire esattezza e leggerezza, intese come le intendeva Clavino nelle Lezioni Americane.

Poi, ovviamente, est modus in rebus: prendendo i tuoi esempi, la distanza tra "ricordi" e "rimembranze" è - almeno al mio orecchio - nettamente superiore di quella tra "prendere per il c**o" e "deridere". "Rimembranze" è un termine talmente desueto da stonare dentro una frase,a meno che lo stile del parlante (narratore o personaggio) non sia tutto impostato su quello stesso registro (per scelta di stile o di collocazione storica).

 

Aggiungo anche che mi è difficile dare giudizi riguardo a scelte lessicali in maniear astratta, senza considerare lo scopo e il contesto più ampio dell'opera.

Facciamo un esempio: Saramago racconta storie (dentro storie dentro altre storie) per stimolare ragionamenti che pian piano si distaccano tanto dagli avvenimenti narrati da toccarli poi solo marginalmente. La sintassi complessa, articolata e finanche "volutamente errata" è funzionale a guidare il lettore dentro queste circonvoluzioni; l'uso di un determinato tipo di prosa "alta" serve lo stesso fine. Esempio opposto: Lansdale, Elmore Leonard, una parte della produzione di Hemingway. Parole semplici, comuni; paratassi; overdose di virgole. E tutto questo senza che venga inficiata l'efficacia della narrazione. Perchè? Perchè lì è l'azione che conta, l'azione e la reazione dei protagonisti. Sono opere molto visive, contro opere più speculative come quelle di Saramago.

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Premetto che non ho mai letto un libro di Volo, e che invece ho letto diversi articoli letterari interessanti sulla rivista linkata. L'analisi è senz'altro molto utile per vedere gli aspetti a cui fare attenzione in fase di revisione. La critica qui però mi pare un po' sterile, e in molti casi non ero d'accordo sui supposti errori di coerenza riportati. Sulle similitudini dipende, in alcuni romanzi ci stanno bene, questo non lo conosco quindi non saprei. Io di solito ne uso pochissime, ma mi è capitato di esagerare quando mi venivano spontanee. Il punto è che se si analizza un testo apposta per cercare degli errori qualcosa si trova: la scrittura non è una scienza esatta. Più interessante sarebbe analizzare questo tipo di "casi letterari" per capire come avviene che qualcuno che scrive in maniera magari non eccelsa abbia successo. È una situazione che non è piacevole per chi si impegna e non ha gli agganci giusti come Volo, ma non è piacevole nemmeno demolire un autore, per quanto possa essere scadente, solo per il gusto di farlo. Ho letto una critica simile di recente, sul libro di una qualche blogger famosa che non avevo mai sentito, ma anche in quel caso la critica era solo sul libro, non sul sistema in crisi che l'ha portato alla pubblicazione, quindi mi ha lasciato un senso di incompletezza.

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6 minuti fa, Silverwillow ha scritto:

Più interessante sarebbe analizzare questo tipo di "casi letterari" per capire come avviene che qualcuno che scrive in maniera magari non eccelsa abbia successo.

 

Nell'articolo precedentemente linkato:

Fenomenologia di Volo

Viene presa in considerazione proprio questa parte del discorso e l'esperimento della Rowling ci fa poi capire tante cose... ;)

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Secondo me, è tutta colpa/merito dell'indotto. Volobonolistottidelellislittizzettogordon e compagnia di giro si giovano della potenza persuasiva del loro costante apparire, e i fan - che normalmente considerano i libri oggetti alieni - cedono fianco ad acquistarne uno, come feticcio e legame con la star oggetto dei loro sogni. Tutto qua. Che poi lo leggano, lo introiettino, ne traggano piacere, giovamento o crescita, è altro discorso.

Dell'esistenza occulta di un editor, o ghost o negro (come veniva definito ai tempi dell'onnipotente Dumas) non si può non dubitare, essendo cosa naturale, anzi imposta dal sistema. 

Così la vedo io.

Un saluto a tutti

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9 minuti fa, carlo animato ha scritto:

Secondo me, è tutta colpa/merito dell'indotto. Volobonolistottidelellislittizzettogordon e compagnia di giro si giovano della potenza persuasiva del loro costante apparire, e i fan - che normalmente considerano i libri oggetti alieni - cedono fianco ad acquistarne uno, come feticcio e legame con la star oggetto dei loro sogni. Tutto qua. Che poi lo leggano, lo introiettino, ne traggano piacere, giovamento o crescita, è altro discorso.

Dell'esistenza occulta di un editor, o ghost o negro (come veniva definito ai tempi dell'onnipotente Dumas) non si può non dubitare, essendo cosa naturale, anzi imposta dal sistema. 

Così la vedo io.

Un saluto a tutti

*financo

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35 minuti fa, Gualduccig ha scritto:

Aggiungo anche che mi è difficile dare giudizi riguardo a scelte lessicali in maniear astratta, senza considerare lo scopo e il contesto più ampio dell'opera.

 

Questo vale anche per me.

Molte scelte lessicali dipendono anche registro, dal contesto, dal pubblico cui sono destinate, ecc… E in generale non c'è nulla che sia sbagliato o giusto in sé. Le poche cose che esigo da lettore sono la conoscenza della sintassi, della coniugazione dei verbi, della consecutio temporum e in genere cose di base. Mi è capitato di leggere guaiò come passato remoto di guaire e "quando avevo finito, te l'avrò detto" al posto di "quando avrò finito, te lo dirò". Queste cose non mi piacciono per nulla e non dipendono dal contesto né dal registro, e nemmeno dal pubblico di riferimento. Sono errori di grammatica e sintassi belli e buoni e, secondo me, un autore non dovrebbe farli nemmeno per sbaglio.

 

A proposito di lessico, e anche di sintassi, forse bisognerebbe anche tener conto delle "tendenze": del fatto, cioè, che la lingua si evolve attraverso neoformazioni che farebbero storcere il naso a molti.

Riprendo la mia frase d'esempio.

1) Quando avrò finito, te lo dirò;

2) Quando ho finito, te lo dirò.

 

Nella 1 la consecutio è inappuntabile.

Però oggi è comunemente ammessa la 2: è più usata, e nessuno direbbe che la consecutio è sbagliata. Ma a me, che sono all'antica, mi fa storcere il naso e direi che è semierrata (voglio essere diplomatico, col semi- :D). Anzi, ti dirò, i moderni affermerebbero che la 1 è errata, mentre la 2 è giusta: più snella e immediata.

 

Quindi, mi chiedo, devo scrivere la 1 o la 2? (Mi sento Mike Bongiorno mentre lo scrivo :D).

Io, dal canto mio, non ho dubbi: scrivo la 1 (corretta).

Però, se mi chiamassi Fabio Volo, farei un gran figurone con la 2 (semierrata): i miei lettori sbaverebbero di piacere davanti al libro e getterebbero nel cestino dei rifiuti la forma 1 bollandola come errata o obsoleta e dicendo «Baah, questo tizio non sa scrivere!».

 

In definitiva, ci stiamo evolvendo (?) verso il fabiovolismo e certamente Volo ha il grande merito di averlo capito. O guidato scientemente dall'esterno? Non lo so: ai posteri…!

 

La lingua e il gusto si evolvono…

 

Gli scrittori devono rassegnarsi a questo andazzo scrivendo la 2 o dovrebbero insistere con la 1?

Domanda che, visto che la 2 vende, si potrebbe parafrasare così: scrivi bene e non vendi o scrivi male e vendi?

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10 minuti fa, dyskolos ha scritto:

Riprendo la mia frase d'esempio.

1) Quando avrò finito, te lo dirò;

2) Quando ho finito, te lo dirò.

 

Nella 1 la consecutio è inappuntabile.

Però oggi è comunemente ammessa la 2: è più usata, e nessuno direbbe che la consecutio è sbagliata. Ma a me, che sono all'antica, mi fa storcere il naso e direi che è semierrata (voglio essere diplomatico, col semi- :D). Anzi, ti dirò, i moderni affermerebbero che la 1 è errata, mentre la 2 è giusta: più snella e immediata.

  

Quindi, mi chiedo, devo scrivere la 1 o la 2? (Mi sento Mike Bongiorno mentre lo scrivo :D).

Io, dal canto mio, non ho dubbi: scrivo la 1 (corretta).

Concordo con te. Ma sentire dire che le prima è errata e la seconda è giusta è una bestemmia.

 

11 minuti fa, dyskolos ha scritto:

In definitiva, ci stiamo evolvendo (?)

involvendo?

 

Non so se è un adattarsi al pubblico come asseriscono alcuni addetti ai lavori, perché così ci si fa capire di più. Ho sempre creduto che leggendo si evolvesse perché c'era da imparare qualcosa dall'autore; qualcosa di valido però, non di errato. Rimango dell'idea che non è l'autore a doversi adattare al lettore, ma il lettore che deve crescere attraverso alla lettura e pertanto cercare di raggiungere il livello dello scrittore. Poi sono d'accordo che lo scrittore deve scrivere in modo chiaro per raggiungere il lettore, perché rispecchiarsi in uno stile ricercato è narcisismo e non va bene (in nessun ambito); abbassarsi però a commettere gli strafalcioni che sempre più comunemente si vedono, no.

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1 ora fa, dyskolos ha scritto:

Gli scrittori devono rassegnarsi a questo andazzo scrivendo la 2 o dovrebbero insistere con la 1?

 

Parere personale: devono usare la forma corretta (a meno che non si stia riportando un dialogo o un pensiero di un personaggio che normalmente utilizzerebbe la forma errata, nel qual caso l'errore sarebbe un segnale connotativo del personaggio, quindi diventerebbe uno "sbaglio giusto"). Ma questo caso mi auguro sia estremo: si può forzare la sintassi avvicinandosi all'errore (ad esempio inserendo parentetiche ellittiche di verbo in maniera analoga all'ablativo assoluto del latino, oppure spargendo dei continuativi del linguaggio - certo, no?, verissimo, ... - o forme di ridondanza per recuperare l'inizio di una farse interrotta da una lunga subordinata) ma rimanendo sempre sul lato illuminato del linguaggio.

 

5 ore fa, dyskolos ha scritto:

Tempo fa lessi che Fabio Volo rifiuta gli editor e il conseguente editing.

 

Interessante: non so se abbia questa pretesa, sicuramente si tratterebbe di una dichiarazione forte. Non ho (ancora) sottoposto una mio opera ad editing da parte di terzi ma credo che - come in tutte le cose - il problema stia nella qualità di chi svolge certe attività e non nella bontà (potenziale) dell'attività in sè. Se un editor lima le scelte di uno scrittore semplicemente applicando in maniera pedissequa delle regole auree (cjhe sono tali solo in teoria, ovviamente) senza pesare l'impatto sullo stile dell'opera e sull'effetto che questo voleva creare, allora è sbagliato l'editor, non l'editing. Porto un esempio: nel testo che sto scrivendo uso anche i famigerati avverbi in -mente. Li uso perchè il narratore riporta anche dei propri pensieri, opinioni, commenti all'azione che si svolge davamti ai suoi occhi e in diversi casi un simile avverbio è proprio al parola giusta da usare in quel contesto. Se un editor me li tagliasse tutti, chiedendomi di sostituirli con altri giri di parole, mi rallenterebbe il discorso e incepperebbe la fluidità di pensiero del mio protagonista.

 

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impariamo l'italiano soprattutto ascoltando e leggendo, "se io starei" suona male già prima di aprire un libro di grammatica. Passiamo molto tempo a leggere messaggi frettolosi e post assurdi sui social quindi siamo ormai tutti a rischio perchè assorbiamo forme di scrittura sbagliata e familiarizziamo con questi suoni. Credo che sia meglio resistere!

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Comunque, al di là di tutto, quando si tratta di imprecisioni linguistiche  di un certo tipo, è ingiusto buttare per intero la croce addosso all'autore. A un certo punto, il lavoro di chi ha scritto finisce e inizia quello di chi è chiamato a effettuare i diversi controlli di forma e di logica. Occorre sempre perlomeno un altro paio di occhi e l'analisi di una lettura "vergine" e spassionata. Capita a tutti noi che scriviamo o tentiamo di farlo, di avere dubbi o di non riuscire a trovare il bandolo della matassa di una determinata costruzione, o di arrovellarci sul fatto se quel particolare tempo verbale sia giusto o meno: avrei dovuto scrivere "che fosse"? Avrei dovuto scrivere "che era"? Credo succeda a tutti di rileggere il proprio lavoro e trovarci dozzine di strafalcioni o persino di restare incastrati in continue riletture che complicano tutto ancor di più.

 

Vale anche per i buchi di logica. Faccio un esempio: a un certo punto il protagonista del romanzo di Volo dice di voler raggiungere l'Australia quando nell'emisfero meridionale sarà inverno, e poi viene detto che parte a Marzo, se non ricordo male. Ma poi? Che succede? In che stagione si ritrovano effettivamente a vivere la loro avventura il protagonista e sua moglie? E' stata solo una svista? Oppure il  romanzo è così approssimativo che non si parla mai delle condizioni meteorologiche o della temperatura?

Queste precisazioni mi pare che la recensione non le faccia.

 

A me non interessa verificare di persona, ma è chiaro che il lavoro di Volo debba essere giudicato nella sua interezza.

 

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Grazie ad @Alexmusic per i tanti spunti di riflessione emergenti da questa discussione.

 

Grazie ai tanti che hanno contribuito coi loro post. Mi arricchiscono.

 

Grazie a Fabio Volo per sottolineare, con ogni suo libro, l'estrema bellezza dell'oblio che i posteri gli tributeranno.

 

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Bene! Il libro è finito. E adesso?

Proviamo con le migliori agenzie e con gli editori più importanti. No, non paghiamo per farci leggere: è umiliante… Magari per farci valutare? Altrettanto umiliante…

Quindi? Si inizia a spammare con delicatezza nel piccolo mondo della gratuità. Corse frenetiche di mezzanotte  per spedire a Meucci & Co, oppure vai con Mondadori & Co, e poi, giù giù, in calando...

(Calando si fa per dire: un piccolo editore free può pubblicare ottimi lavori!)

 

Poi salta fuori @Alexmusic con la fenomenologia  Fabio Volo.

 

Cosa cercano gli editori? La qualità? Pia illusione… (e se scrivo pia io, potete credermi!)

Gli editori lavorano per le vecchie e care palanche. Perché chiedono una biografia? Perché il nome di un ragazzotto (o ragazzotta) noto (o nota), pur se  un po’ ignorantello/tella, in copertina, è una garanzia: il prodottino, anche se scadente e mal rimaneggiato, comunque si venderà, probabilmente a ignorantelli che lo esporranno in vista nella libreria, e senza neppure avere osato sfogliarlo…

 

Mamma mia, quanto ci tira il c…! Un semianalfabeta ha successo, e noi, invece, con il nostro capolavoro incompreso,…

 

Considerazione consolatoria:

uno scribacchino sconosciuto e senza amici può emergere solo se ha scritto un capolavoro. Con un libercolo normale, un romanzetto come tanti, ha ben poche speranze. Se vi rifiutano con la letterina alla Meucci, non prendetevela: è normale. I libri sono tanti e i lettori pochi: e chi pensate di essere? Fabio Volo?

 

Ma se un vero editore dovesse notarvi, come è successo a quei tre o quattro sugli oltre venticinquemila del WD, allora, cari miei,  sareste dei veri fuoriclasse!

 

E così stanno le cose. 

 

Domandina finale:

secondo voi, se @Marcello, come Camilleri, avesse lavorato in RAI, quale attrice avrebbe interpretato Gretije de Witt?

 

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59 minuti fa, Fraudolente ha scritto:

Gli editori lavorano per le vecchie e care palanche. Perché chiedono una biografia? Perché il nome di un ragazzotto (o ragazzotta) noto (o nota), pur se  un po’ ignorantello/tella, in copertina, è una garanzia: il prodottino, anche se scadente e mal rimaneggiato, comunque si venderà, probabilmente a ignorantelli che lo esporranno in vista nella libreria, e senza neppure avere osato sfogliarlo…

 

Il caso più emblematico è forse quello di Giulia De Lellis. Molti si chiederanno: e chi diavolo è Giulia De Lellis? Risposta: esatto.

Non è una scrittrice ma una giovane youtuber molto popolare tra le sue coetanee, tanto che sotto il suo nome, sulla copertina del libro da lei pubblicato e andato esaurito nel giro di pochissime ore, ne compare uno più piccolo, di una seconda autrice, quasi per certo l'unica ad averci messo su le mani.

Il libro della De Lellis (un coacervo di pensierini imbarazzanti e adolescenziali inframmezzati da pagine bianche o cosparse di orsacchiotti e cuoricini) ha in buona sostanza surclassato l'ultimo romanzo di King in fatto di vendite, e pare che dopo pochissimo non se ne trovassero più copie in giro. Ovviamente, un libro del genere non sottrae lettori a King o a Follet o a chi per loro: nella maggior parte dei casi, immagino (ma potrei sbagliarmi) che ad accaparrarselo siano state ragazzine che per un qualsiasi altro volume non si sognerebbero di spendere nemmeno un euro.

A questo punto bisogna solo chiedersi se operazioni di questo genere facciano bene o male all'editoria, se cioè si limitino a portare denaro nelle casse delle case editrici, permettendo a queste ultime di continuare a promuovere anche buona letteratura, o se inizino a rappresentare un trend deleterio e pericoloso per la cultura in generale.

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21 minuti fa, Horselover Fat ha scritto:

un libro del genere non sottrae lettori a King o a Follet o a chi per loro

Dal mio punto di vista, parole sante.

Così come Volo non sottrae lettori a Eco.

Così come, probabilmente, Volo non rappresenta affatto un esempio negativo. Conosco grossomodo due gruppi di lettori: da un lato quelli che hanno letto Volo e ne parlano, dall'altro quelli che non hanno letto Volo e ne parlano. In linea di massima, eh, tengo fuori tutte le sacrosante eccezioni. Trovo curioso che molti aspiranti scrittori delusi ricadano nel secondo gruppo (ossia di chi non l'ha letto), e in uno speciale sottogruppo: quello dove ne parlano male. Poi c'è chi lo ha letto e non lo ha trovato così sgradevole. E parlo di persone con una certa erudizione in materia narrativa.

Io appartengo al terzo gruppo, ossia quello di coloro che non lo hanno letto e non ne parlano. Per il momento l'unico mio incontro con Fabione è nel doppiaggio di Kung Fu Panda. Ma presto recupererò, perché mi incuriosisce, da un lato, e dall'altro mi interessa seguire la sua "fenomenologia" con cognizione di causa.

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8 minuti fa, AdStr ha scritto:

Conosco grossomodo due gruppi di lettori: da un lato quelli che hanno letto Volo e ne parlano, dall'altro quelli che non hanno letto Volo e ne parlano.

 

Proprio a tal proposito, di recente, su Facebook, ho notato un certo tipo di accanimento nei confronti di Volo che mi ha lasciato un po' perplesso. Si parlava in alcuni post di critiche espresse da Volo nei confronti del nuovo programma di Fiorello (che poi si sono rivelate innocue considerazioni distorte ad arte da un noto quotidiano), e spesso ci si imbatteva in commenti-fotocopia del tipo: "Volo deve stare zitto... sono vent'anni che scrive lo stesso libro".

Al che, sono stato molto tentato di rispondere ai suddetti commentatori chiedendo loro se fossero masochisti o semplicemente coglioni, poiché, da un'affermazione del genere, si evinceva chiaramente che non solo avevano letto tutti i romanzi di Volo, ma che avevano seguitato a farlo nonostante odiassero l'autore e soprattutto nonostante trovassero tutti i suoi libri identici. A meno che, ed è molto probabile che sia così, si limitassero a criticarlo sulla base su supposizioni arbitrarie.

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11 minuti fa, Horselover Fat ha scritto:

Proprio a tal proposito, di recente, su Facebook, ho notato un certo tipo di accanimento nei confronti di Volo che mi ha lasciato un po' perplesso. Si parlava in alcuni post di critiche espresse da Volo nei confronti del nuovo programma di Fiorello (che poi si sono rivelate innocue considerazioni distorte ad arte da un noto quotidiano), e spesso ci si imbatteva in commenti-fotocopia del tipo: "Volo deve stare zitto... sono vent'anni che scrive lo stesso libro".

Al che, sono stato molto tentato di rispondere ai suddetti commentatori chiedendo loro se fossero masochisti o semplicemente coglioni,

Hai fatto bene a non farlo: sarei stato risucchiato in un vortice di insulti  e diatribe infinito: ci sono persone che si divertono a scaricare sugli altri fango, a generare risse verbali, che fanno solo perdere tempo. Un po' come quelli che hanno insultato Keanu Reeves per la sua fidanzata: se va bene a lui, gli altri perché ci devono mettere il becco, perché vogliono imporre la loro volontà in questioni che non li riguardano?

In questo caso mi sembra la stessa storia.

Volo piace? Lo si segue fregandosene di chi gli dà contro.

Volo non piace? Allora è meglio non perdere tempo dietro ciò che lo riguarda e impiegarlo per qualcosa di più utile e piacevole per sé.

La vita è già abbastanza complicata senza andarla a complicare con cose del genere.

 

36 minuti fa, AdStr ha scritto:

Io appartengo al terzo gruppo, ossia quello di coloro che non lo hanno letto e non ne parlano.

Idem. O meglio, qualche brano l'ho letto ma visto che non mi ha entusiasmato (ma nemmeno fatto ribrezzo) sono passato a letture che più m'interessano.

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Articolo interessante, offre spunti di riflessione anche per me. Ammetto di avere fatto uso massiccio di triplette.

Fabio Volo? Ci fosse solo lui.

Siamo pieni di Voli. Il dargli contro è diventata una disciplina sportiva, penso che il Coni potrebbe chiederne l'introduzione alle olimpiadi.

Io non amo attaccarlo, sono sincero, mi è del tutto indifferente. Fa bassa letteratura per bassi lettori, tutto lì.

Sbaglia? Non credo. Il mercato ha una richiesta, lui asseconda.

Penso invece che dovremmo evitare di riempire blog e you tube di critiche a questi scrittori main stream, è solo visibilità offertagli gratis.

Immaginiamo di fare lunghi video e recensioni su scrittori in erba di qualche piccola ce, magari tiriamo su qualche ragazzo dall' ombra.

Il problema di oggi (ma forse di sempre) è il monopolio totale della scena editoriale di una manciata di persone, basta che guardiamo e leggiamo altro. Il mercato siamo noi. Se vuoi sgonfiare il Moloch basta accendere i riflettori su sconosciuti, è un principio economico.

Creare una concorrenza che oggi non esiste. Più scrittori in luce = più concorrenza che è uguale ad obbligarli ad alzare l'asticella della qualità.

Volo o non Volo è un finto problema. Il punto è: dove sta Giacomino Pincopallino che ha scritto per AAAA editore? Diamogli luce e vedrete che i Voli pubblicheranno meno libri bianchi (l'ha fatto per davvero. Un libro non scritto.)

Ripeto: il mercato siamo noi.

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17 ore fa, fanwriter91 ha scritto:

 

Sto leggendo l'articolo... ma le similitudini sono davvero un problema? Magari alcune saranno scontate, ma anche George Martin ne usa parecchie.

 

 

Credo che la critica sia rivolta alla "qualità" delle similitudini, e non alla quantità, anche se a me, alcune di quelle segnalate nell'articolo, non dispiacciono affatto.

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41 minuti fa, Horselover Fat ha scritto:

 

alcune di quelle segnalate nell'articolo, non dispiacciono affatto.

 

Nemmeno a me dispiacciono: alcune mi garbano particolarmente. Su questo punto le critiche mi sembrano esagerate.

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Ho la pessimistica impressione che se si mettessero a vivisezionare i miei/nostri/vostri romanzi (ma ci metto tranquillamente anche quelli di autori ben più famosi) in quella maniera scientifica e così tranchant riscontrerebbero altrettante criticità. 

 

 

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Il 4/12/2019 alle 17:01, Andrea28 ha scritto:

se si mettessero a vivisezionare i miei/nostri/vostri romanzi (ma ci metto tranquillamente anche quelli di autori ben più famosi) in quella maniera scientifica e così tranchant riscontrerebbero altrettante criticità

 

Qui un (a mio parere centratissimo) esempio di critica alla produzione di Andrzej Sapkowski: https://leganerd.com/2013/06/17/il-guardiano-degli-innocenti/

 

Al di là del contenuto (che personalmente condivido al 100%) mi pare molto utile la struttura con cui la recensione è costruita.

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3 minuti fa, Gualduccig ha scritto:

3ayypx.jpg

 

:D:D:D Bellissimo!

I gattini hanno sempre ragione, i recensori non sempre, ma va bene così :)

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8 minuti fa, dyskolos ha scritto:

I gattini hanno sempre ragione, i recensori non sempre, ma va bene così :)

 

Al di là delle battute, devo dire che sono molto allineato con la posizione del recensore: sfrondando la critica dallo stile un po' roboante tipico del sito in questione resta comunque molto materiale che rappresenta la zavorra di quel testo.

Sarà che mi ci sono avvicinato con buone aspettative, figlie di commenti entusiasti, ma devo ammettere di esser rimasto abbastanza deluso. E come checklist di errori da evitare mi pare un bello strumento di autovalutazione.

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É stato molto istruttivo leggere tutto questo .. al volo. Senza rileggere quindi, quello che mi viene da pensare sono i tempi sbagliati che escono dai telegiornali, dai laurati e così via. Anche oggi in un negozio ho sentito un bellissimo "se" seguito dal condizionale, così naturale.. e certo che poi quelli come il signor Volo vendono tanto, ci vorrà pure qualcuno che rappresenta tutto questo. Si parla male e si legge peggio, no? Mondadori è la CE più adatta a seguire questi guizzi di mercato, è un po' una CE supermercato, ti offre tutto e il contrario di tutto, penso sia la sua cifra ormai. Le triplette fanno tanto discorso politico, come se dovessero convincerlo di qualcosa il lettore. Però un testo ben scritto, scritto per davvero intendo, non segue tutte quelle regole. Può volutamente esimersene ogni tanto e restare scorrevole, pulito, vero nel suo messaggio. Tripletta. Nel senso che gli aggettivi veicolano le qualità, vanno usati sì con moderazione ma ogni tanto si possono anche raggruppare, come vecchi amici. Anche i miei avevano quest'abitudine, ora molto meno. Ma ogni tanto li lascio liberi, un po' di libertà ci vuole. Ci si incontra, si fa un po' di casino, ognuno dice la sua, e poi ognuno a casa, fino al prossimo incontro che chissà quando sarà.

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