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Alexmusic

Fenomenologia di Fabio Volo - Errori da evitare quando si scrive un romanzo

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Il sopra citato scrittore viene sovente tirato in ballo nelle discussioni di questo forum, dove quasi sempre gli utenti si dividono, volendo semplificare, in due fazioni: la prima, che non si capacita di come un simile modo di scrivere continui a riscuotere tanto successo; la seconda, che, pur ammettendo di non trovarsi di fronte a un genio della penna, in sostanza dice "comunque lui vende tanto e a me non dispiacerebbe vendere quanto lui".
Lungi da me volermi schierare, almeno in questa sede, per uno dei due partiti, ho scovato in rete un articolo molto interessante, che secondo me varrebbe la pena di leggere bene fino in fondo, perché, inutile negarlo, ciascuno di noi nello scrivere un romanzo almeno uno (ma io direi più di uno) dei grossolani errori commessi dal nostro Fabiotto nazionale non riesce a evitarli.
Quindi il mio consiglio non è quello di leggere l'articolo solo come un'impietosa critica allo scrittore, ma anche come una sorta di decalogo delle trappole insite nello scrivere.
Eccolo qui, buona lettura.

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Non ho mai letto nulla di Fabio Volo e nemmeno mi interessa, ma dagli estratti "incriminati" emerge anche una sciatteria non indifferente da parte di chi ha curato l'editing.

Non sono d'accordo su alcune presunte incongruenze che riguarderebbero in determinati casi il comportamento dei protagonisti, poiché negli esseri umani è presente anche una componente irrazionale che può farli agire in maniera contraddittoria, mentre le tante imprecisioni elencate fanno dubitare che il romanzo non sia stato nemmeno riletto.

Quanto alle similitudini, a parte il velo pietoso che stenderei su "mi sono sciolto come il burro", non tutte mi sembrano così malvagie.

Detto ciò, ritengo l'analisi davvero utile, perché mette in luce i tanti limiti e le banalità evitabilissime di cui scrivendo un romanzo a volte non ci si accorge neppure.

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molto interessante. Non ho mai letto fabio Volo e dopo questo articolo ritengo che difficilmente lo farò in futuro. 

io temo molto le contraddizioni perchè revisionando spesso rischio dei refusi. Secondo me irritano un lettore attento mentre attirano lettori non attenti. Può sembrare poco importante che la birra diventi vino ma se questi elementi sono così frequenti è probabile che gli estimatori di scrittori di questo tipo  siano talmente concentrati sul finale (si lasceranno i tizi col matrimonio in crisi?) che leggono un pò come si legge un bugiardino dei medicinali. Allora sì che appare scorrevole e veloce perchè è il lettore che scorre via velocemente. Mi sembra anche che uno scrittore con tante contraddizioni non si cali realmente nella trama e nelle situazioni. Per esempio, io cercherei proprio di immaginare di essere a quella festa: bevono tutti birra, perchè? Mi piace? Cerco il vino? Perchè? Non so se riesco poi a farlo bene ma ci provo altrimenti è difficile che un romanzo acquisisca di spessore. A dir la verità a me colpisce anche il fatto che le donne siano tutte in cucina e gli uomini tutti a divertirsi e bere birra. Può essere uno stereotipo voluto, questo non lo so, ma mi viene il dubbio, leggendo la critica, che non sia qualcosa di "pensato apposta".

Sulle similitudini mi viene da dire che a volte, secondo me, può essere anche corretto, a seconda dello stile, non ricercare chissà quali immagini evocatrici, e nel testo riportato ne vedo qualcuna molto brutta, qualcun'altra invece che non mi dispiace. Credo sia pesante però l'eccesso, come dice il critico.

Sulle triplette avevo visto un simpatico video di una you tuber che le criticava, a quanto pare non è il solo a usarle. Ora ci farò caso nei miei scritti!! però devo dire che non mi pare che mi vengano naturali. anzi, mi chiedo proprio: perchè le triplette?:umh:

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36 minuti fa, leopard ha scritto:

anzi, mi chiedo proprio: perchè le triplette?

 

Credo siano un sottoprodotto della scrittura in prima persona, tendono a nascere spontaneamente nei momenti in cui la partecipazione emotiva all'evento narrato si fa rilevante e viene spontaneo sottolineare in maniera forte  l'accrescersi di una consapevolezza (come se questa epifania si realizzasse nel momento stesso in cui viene verbalizzata una descrizione del fatto commentato). Era una scocciatura, un problema, un vero disastro. Oppure mi gettò un'occhiata furtiva, rapace, decisamente maliziosa

Perchè 3 e non 2? Per una questione di ritmo ed equilibrio, direi: 2 soli termini ricordano (al mio orecchio) una prosa scolastica. 

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6 minuti fa, Gualduccig ha scritto:

 

Credo siano un sottoprodotto della scrittura in prima persona, tendono a nascere spontaneamente nei momenti in cui la partecipazione emotiva all'evento narrato si fa rilevante e viene spontaneo sottolineare in maniera forte  l'accrescersi di una consapevolezza (come se questa epifania si realizzasse nel momento stesso in cui viene verbalizzata una descrizione del fatto commentato). Era una scocciatura, un problema, un vero disastro. Oppure mi gettò un'occhiata furtiva, rapace, decisamente maliziosa

Perchè 3 e non 2? Per una questione di ritmo ed equilibrio, direi: 2 soli termini ricordano (al mio orecchio) una prosa scolastica. 

grazie per la risposta, ero rimasta colpita dal video della you-tuber ma pensavo fosse un caso però vedendo lo stesso anche in Fabio Volo mi son chiesta che tecnica sia.

è possibile che il numero dispari crei anche più tensione o mancanza di equilibrio (5 sarebbero troppe) ?

però i tuoi esempi mi piacciono, così ho riguardato quelle di Volo. Le tue hanno un'escalation o una logica (furtivo, come addirittura un rapace , ma decisamente non vuole mangiarmi). Forse finora, in altri testi, non le avevo notate perchè avevano un significato emotivo, come dici tu, e "scorrevano" bene. Quelle di Volo non sembrano avere tra l'altro sempre un significato emotivo. Sembrano talvolta descrizioni in punti dove non c'è qualcosa di forte. es.Il lavoro è fatto di disciplina, di mestiere, di regole

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3 ore fa, Alexmusic ha scritto:

Quindi il mio consiglio non è quello di leggere l'articolo solo come un'impietosa critica allo scrittore, ma anche come una sorta di decalogo delle trappole insite nello scrivere.

 

Conosco un suggerimento analogo:

 

" Perché guardi
la pagliuzza
che è nell'occhio
del tuo fratello
e non ti accorgi
della trave che è
nel tuo occhio?"

(Luca 6,41)

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Bah. Mettiamo che l'autore avesse corretto le formalità evidenziate. Il libro avrebbe avuto più appeal? Io non credo.

Piuttosto credo che l'errore da evitare sia non avere l'appeal di Fabio Volo.:D

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8 ore fa, Alexmusic ha scritto:

Il sopra citato scrittore

 

Forse ormai sarebbe opportuno distinguere tra scrittori e personaggi famosi che scrivono.

Per quel che riguarda le vendite, penso che Volo e tutti gli altri personaggi famosi che scrivono siano ingiudicabili, perché non sapremo mai se avrebbero venduto cento copie senza il sostegno di una notorietà acquisita in altri campi.

 

Riguardo alla qualità della scrittura, ho letto solo pochi frammenti di qualche suo libro e mi sono sembrati un concentrato di banalità e luoghi comuni, però magari ho pescato i frammenti peggiori.

In ogni caso credo che un aspirante scrittore abbia migliaia di esempi di buona scrittura a cui ispirarsi, non so se valga la pena di usare Volo come esempio alla rovescia ("se volete scrivere bene, non scrivete come lui"). 

 

Di regola non conviene mai sottovalutare chi ha un grande successo, e lui lo ha anche in termini di gradimento presso un certo pubblico. La cultura nazional-popolare - chiamiamola così -  costituita da un certo tipo di tv, di cinema, di musica e di libri, intercetta un pubblico enorme, di cui interpreta, orienta e assorbe i gusti, le opinioni, il modo di vedere la vita (ops, due triplette di fila).

A noi può non piacere (e a me non piace), ma non la si può ignorare o liquidarla con ironia. 

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Ancora qui a parlare di questo assurdo "batter d'ali"? Va bene, leggerei di lui e intorno ad esso ad una precisa condizione: che scrivesse in italiano, cioè che fosse davvero Egli l'autore dei libri spacciati per suoi. Ma come si fa a non capire che per contratto costui mette solo la firma su testi scritti per lui da altri? E non chiedetemi le prove, per cortesia, ma limitatevi a leggerlo con occhi critici e forti della consapevolezza della vostra/nostra lingua (e mentalità!) -e non di una sua banale traduzione.  Punto.   Tutto il resto, successo, consigli, errori da evitare, personaggio televisivo (ma avete sentito come parla?!), macchietta prostituita all'imperante ipocrisia editoriale, fenomeno sociale, etc. etc., etc., porta solo acqua al suo mulino e a chi lo manovra pagandolo profumatamente.  Ma quando ci toglieremo di dosso questa nostra pesante ingenuità di autori/lettori allo sbaraglio? E sia detto con tutta la consapevolezza del mio antico e radicato pregiudizio verso  tutti i fenomeni da baraccone della moderna industria editoriale, nostrana o estera che sia.    

 

Un cordialissimo saluto. 

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2 ore fa, massimopud ha scritto:

Riguardo alla qualità della scrittura, ho letto solo pochi frammenti di qualche suo libro e mi sono sembrati un concentrato di banalità e luoghi comuni, però magari ho pescato i frammenti peggiori.

 

Idem. Si vede che siamo stati sfortunati in due.

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@Renato Bruno , non ne potevi proprio più :), sul volubile volatile hai perduto il tuo proverbiale aplomb.

Lo spiegone per filo e per segno è sempre gradito, io, per esempio, non avevo considerato il "bene o male, purché se ne parli".

Ben vengano queste sonore scrollate di spalle.

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io  ho letto anni fa i primi libri, e ricordo che mi erano piaciuti e mi ero sorpresa che scrivesse bene,  poi ho notato negli anni  più o meno i temi erano li stessi e non  mi ha più interessato leggerlo, ma non per  questo gli ho mai sparato contro,  ogni uno è libero di scrivere quello che vuole o sente... leggendo l'analisi critica che gli è stato fatto nell'ultimo libro, tra l'altro fatta molto bene e molto puntigliosa;), sembrava che non  parlassero neppure dell'autore letto anni fa... e mi è dispiaciuto per lui ma soprattutto mi sono chiesta... ma chi doveva rileggerlo e fare l'editing se era competente... cavolo,  certi errori o inconcruenze come può non averle notate e segnate per una eventuale rilettura da parte dell'autore? io casa editrice,  più che vergognarmi della figuraccia fatta con  la pubblicazione di un  libro con evidenti errori mi sarei chiesta della professionalità di chi doveva rilevarli e fare le dovute corezzioni, anche perchè non  è che i libri siano a buon mercato..... detto questo...ogni uno è libero di scrivere quello che vuole come ogni uno è libero di leggere quello che vuole.

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Voglio fare per un attimo l'avvocato del diavolo. A me Fabio Volo non piace nella maniera più assoluta, e non nelle vesti di scrittore, poiché, come dicevo sopra, di suo non ho mai avuto il piacere o il dispiacere di leggere alcunché.

 

Ma, punto uno: persino nelle recensioni più impietose capita raramente di imbattersi in un'analisi tanto dettagliata e puntigliosa dei difetti. A che è dovuto un tale accanimento?

 

Punto due: un romanzo è costituito da centinaia di pagine, mentre le debolezze elencate nell'analisi in oggetto, messe tutte insieme e di fila, al netto dei commenti personali dei recensori, ne riempiono a malapena una.

È giusto fare a pezzi il lavoro di un autore basandosi su un campione così esiguo?

Io ho letto romanzi bellissimi in cui capitava che l'autore si smarrisse per alcune pagine, abbassando magari il livello generale ma non di certo inficiando lo scritto in toto.

 

La mia è solo una provocazione.

Una volta mi è addirittura capitato tra le mani un libro di Volo in cui la maggior parte delle pagine erano lasciate bianche per essere riempite a mo' di diario dai lettori. Figuriamoci se ho simpatia per questo genere di editoria.

 

Un saluto.

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Confesso di non aver mai letto nulla di Volo e non penso che lo farò in futuro. So solo che quando lo vedo in TV cambio canale. Quel suo continuo atteggiamento ridanciano mi ricorda la famosa battuta di Alberto Sordi «Io so io e voi non siete un beeeeep» :D

 

Davvero

Quota

Al capitolo 25 c’è un passaggio poco chiaro. I protagonisti entrano nel negozio di un artigiano. Marco sottolinea: “da sempre mani capaci mi affascinano, qualsiasi sia il lavoro che stanno facendo”. 

?

O_OO_OO_OO_OO_OO_OO_OO_O

 

Be', se prima cambiavo canale, adesso lo distruggo proprio, il televisore, quando lo vedo. Spero quindi che compaia poco, altrimenti mi tocca fare un abbonamento speciale su Unieuro :asd::asd:

 

 

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9 ore fa, quandechesimangia ha scritto:

@Renato Bruno , non ne potevi proprio più :), sul volubile volatile hai perduto il tuo proverbiale aplomb.

Mi sa che Renato, quando sbotta, sbotta sul serio...

Quel che mi fa ridere di Volo e la giacchetta da scrittore: la indossa per fingersi un intellettuale di sinistra...

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Due cose mi hanno colpito in modo particolare nel leggere l'articolo in questione, lungo e puntiglioso.

 

La prima concerne l'uso della punteggiatura nei vari brani riportati: inesistente. Non mi sembra di avere visto una sola volta impiegati il punto e virgola o i due punti. E dire che in molti dei periodi che ho letto, segni di interpunzione diversi dall'onnipresente virgola sarebbero stati doverosi. In alcuni casi, un bel punto a dividere il periodo in due sarebbe stato auspicabile. Persino sorvolando su tutto il resto, cioè la sciatteria nella scrittura e la completa mancanza di contenuto (penso che i libri di Volo siano tra quelli di cui commenterei che non c'è scritto niente), basterebbe questo "dettaglio" a farmi desistere dall'acquisto. Si impone la domanda: mettendo da parte l'autore (ammesso che sia Fabio Volo, vero @Renato Bruno ?), sulla cui ignoranza ho pochi dubbi, è mai possibile che Mondadori impieghi editor di così basso livello? Perché un editing l'avranno pur fatto a un'opera destinata a portare nelle casse dell'azienda dei bei soldini, giusto?

Anticipo la possibile obiezione: sì, mi rendo conto anch'io che i lettori di questo tipo di ciarpame non si accorgerebbero della differenza. Però è triste lo stesso.

 

La seconda è l'affermazione di Marco Parlato (l'autore dell'articolo) che Fabio Volo si sarebbe lamentato di non venire considerato nei premi letterari importanti. Ora, io non guardo la TV, salvo quello che mi interessa veramente, in streaming al PC, e di certo non conosco le esternazioni di Fabio Volo. Però, se veramente ha mai detto una cosa simile, c'è da compatirlo sul serio. Per carenza conclamata di senso del ridicolo. Ah bello, accontentati dei soldi, che sono molti di più di quelli che avresti mai sognato di poter sfilare dalle tasche dei tuoi compatrioti. Mica vorrai anche il Nobel per la Letteratura?

Modificato da L'antipatico
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Non amo il Volo scrittore, ne apprezzo (consumandole con moderazione) le capacità di tenere compagnia con leggerezza per ore in radio, lo invidio quanto a spigliatezza e a capacità di trasformare se stesso in un business pur potendo contare su pochi asset.

 

Fatta questa premessa vorrei far notare che forse qui dovremmo anche chiederci per quale motivo i suoi scritti - pur di non elevata qualità, diciamo - riescano a fare così tanta presa su un'ampia fetta di lettori. Perchè, ricordiamolo, comunque stiamo parlando di persone che leggono (poco? molto? non ho idea, ma sono convinto che quello di Volo sia un libro in più rispetto agli altri letti in un anno, non l'unico libro letto) e scelgono di leggere un suo romanzo invece che quello di un altro. Cosa si aspettano di trovarci? Cosa non trovano nelle altre proposte?

 

Le mie ipotesi:

- trovano storie tendenzialmente positive, spesso con un lieto fine

- trovano storie in cui riescono ad immedesimarsi

- trovano personaggi che reputano realistici (incompleti, abbozzati, magari incoerenti, come spesso ci sentiamo in tanti)

- trovano costruzioni sintattiche adeguate al loro livello di concentrazione

 

Il commentatore nell'articolo linkato nel primo post sintetizza il tutto con una provocazione ("è un romanzo che si può leggere saltando continuamente le pagine") e magari per quest'opera è un commento corretto, però potremmo rispondere con una contro-provocazione: non sarà che alcuni romanzi soffrono di eccessiva rigidità formale o eccessiva eccezionalità dei personaggi (troppo riflessivi, troppo consapevoli, troppo sempre se stessi) per garantire il desiderato livello di immedesimazione e scorrevolezza?

Se l'obiettivo di un (certo tipo di) romanzo è quello di far passare a chi lo legge qualche ora di piacere e di lasciare nella mente del lettore qualche seme che solo successivamente germoglierà (forse) in un modo alternativo di considerare certi fatti, di interpretare certe realtà, di cogliere certe sfumature della vita (alè, anche io spendo una tripletta), allora la sfida diventa trovare una combinazione di tema, intreccio e stile che non ammazzi il piacere della lettura.

 

E' prostituzione intellettuale, questa? E' uno svilire l'arte?

O è una sfida da affrontare per dimostrarsi capaci di raccontare una storia nel modo più adatto perchè venga recepita dai suoi destinatari?

Non tutte le storie sono per tutti, certo: molte profilano la propria audience. Ma chi di noi aspirerebbe a parlare a tanti non dovrebbe gaurdare a questo "caso Volo" e domandarsi se non ci sia anche da imparare, rivoltando il sasso e guardando cosa ci si nasconde sotto, invece che concentrarsi solo sulle pecche del Volo scrittore?

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Gli editor probabilmente non sprecano tempo e risorse a correggere qualcosa che si vende comunque. Oltre al fatto che sarebbe probabilmente da riscrivere di sana pianta visto che la trama stessa e i personaggi sono privi di sostanza.  Ci sono altri libri terribili scritti da personaggi famosi che hanno un vasto mercato solo per la curiosità e l'amore del gossip dei lettori. Quello di Volo però non racconta pettegolezzi: Volo vuole essere considerato davvero uno scrittore che ha qualcosa da dire. Temo che la questione rispecchi l'opinione che  hanno alcuni editori delle capacità critiche del lettore medio e purtroppo hanno ragione. A me dispiace  per la generale mancanza di qualità, non soltanto nel mondo della scrittura, a cui si abituano gli utenti, al punto che gli si può vendere un libro scritto così. In fondo Volo è solo un furbo che probabilmente ormai propone semplicemente un'idea, una tematica e qualcuno ci scarabocchia intorno. Ma chi lo compra, lo ricompra e lo cita e stima? (ho azzardato la doppia coppia).

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55 minuti fa, leopard ha scritto:

Temo che la questione rispecchi l'opinione che  hanno alcuni editori delle capacità critiche del lettore medio e purtroppo hanno ragione.

 

55 minuti fa, leopard ha scritto:

Gli editor probabilmente non sprecano tempo e risorse a correggere qualcosa che si vende comunque.

 

Temo che tu abbia ragione. E se con Volo possiamo in qualche modo farci un'idea delle reali capacità dell'autore, la maggiore espressione di questo pressappochismo si rivela nelle traduzioni di autori esteri, le cui effettive responsabilità nella riuscita del romanzo (a meno di non leggere l'opera in lingua originale) non sono altrettanto chiare. Non è perciò affatto raro imbattersi in sintassi traballante, giri di parole confusi e ridondanti e consecutio temporum gettata letteralmente alle ortiche. Tanto chi se ne frega, come dici tu è roba che comunque si vende o mantiene comunque il proprio bacino a dispetto di revisioni ed editing approssimativi.

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Ci sono, in fondo alla pagina della rivista, altri due articoli su Fabio Volo scrittore - altrettanto interessanti. Mi ha convinto soprattutto questo:

http://www.pangea.news/fabio-volo-una-gran-voglia-di-vivere-stroncatura/.

La mia opinione è molto simile a quella dell'autrice. Volo vende perché tratta temi che interessano molti di noi (sesso, rapporti di coppia, necessità di trovare il proprio posto nella società senza farsene schiacciare). Peccato che li tratti male.

Ho letto (ormai anni fa) ben una tripletta di libri di Volo. Però non ho dedicato non più di quattro ore a ciascun romanzo: li ho letti saltando alcune pagine.

La [scrittura di Volo] era piatta come un marciapiede, e le idee degli uomini comuni vi sfilavano nel loro abito solito senza suscitare emozione, riso o fantasticheria. 

Così, per citare Flaubert.

Però Volo è rassicurante: presenta personaggi talmente rarefatti che è facile riconoscersi nei loro problemi. Lascia intendere che il lettore sia come loro, e magari come l'autore. Poi risolve questi problemi in modo vago e semplicistico. Così possiamo tirare un sospiro di sollievo e pensare che li risolveremo anche noi.

 

Aggiungo un corollario. La letteratura d'intrattenimento è sempre esistita e ha sempre venduto bene. Ci sono i ciclisti della domenica, gli spettatori della domenica, i lettori della domenica. E hanno diritto di leggere come preferiscono. 

Io, ad esempio, di arti visive non capisco nulla: alcune mostre mi lasciano tanto spaesata che non capisco nemmeno se quello che ho guardato mi è piaciuto oppure no. Se dovessi indicare l'opera migliore, probabilmente indicherei quella del Volo della situazione.

Lo so e non me ne cruccio troppo.

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Nell'articolo citato da @no mercy mi ha colpito una frase:

il libro non è scritto male, ma del resto oggi tutti scrivono in modo piatto ma scorrevole, grazie agli editor.

 

Ci sto riflettendo sopra da stamattina, ma non riesco a cavare un ragno dal buco. È vero che gli editor fanno apparire i testi piatti? Certo, scorrevoli. Ma piatti.

La pensavo così. Poi ho cambiato idea in seguito alla lettura di una lunga discussione sul WD. Ora il concetto mi viene ribadito nell'articolo, e io sono disorientato.

 

Tempo fa lessi che Fabio Volo rifiuta gli editor e il conseguente editing. È vero?

 

 

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7 minuti fa, dyskolos ha scritto:

È vero che gli editor fanno apparire i testi piatti?

Se vuoi che una frase si trasformi in immagine, devi usare i termini più piatti e comuni possibili. Quelli che sono già nella mente del lettore.

Se scrivi "rimembranze" al posto di "ricordi", chi legge si concentrerà sul termine, non sull'immagine che vuoi trasmettere.:)

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1 minuto fa, camparino ha scritto:

Se scrivi "rimembranze" al posto di "ricordi", chi legge si concentrerà sul termine, non sull'immagine che vuoi trasmettere.:)

 

Vero :)

Però si potrebbe pensare che uno così finisce per dire cose sciattamente, a causa di questo compromesso al ribasso. E allora mi chiedo dove sta il limite. È come se mi dicessi: «Dysk, il lettore è un deficiente quindi digli "ricordi" sennò non capisce, oppure digli "prendere per il c**o" invece di "deridere" o "irridere"».

Così finisco per scrivere fabiovolescamente dopo un po' :D

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5 minuti fa, camparino ha scritto:

Se vuoi che una frase si trasformi in immagine, devi usare i termini più piatti e comuni possibili. Quelli che sono già nella mente del lettore.

Se scrivi "rimembranze" al posto di "ricordi", chi legge si concentrerà sul termine, non sull'immagine che vuoi trasmettere.:)

 

Il punto è proprio questo, una scrittura piatta trasmette quasi soltanto immagini. Per trasmettere cose più complesse o più evocative serve una scrittura più articolata. 

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30 minuti fa, no mercy ha scritto:

La mia opinione è molto simile a quella dell'autrice. Volo vende perché tratta temi che interessano molti di noi (sesso, rapporti di coppia, necessità di trovare il proprio posto nella società senza farsene schiacciare). Peccato che li tratti male.

per me il problema è questo: che li tratti male. Non ci trovo niente di male nelle storie di persone comuni, ricordo  molti grandi scrittori che hanno parlato di persone comuni con problemi comuni. Io trovo che purtroppo sia rassicurante per l'utenza generale la mancanza di pensiero. Ho una storia d'amore con uno che ...boh... l'ho sposato, punto e basta. Poi chissà se ci amiamo visto che non so nemmeno chi sia, comunque alla fine sto con lui. Che potrebbe essere anche interessante come tematica ma  l'assurdità della vita non è la trama esplicita.  Anche Svevo parlava di inetti, ma cosa è cambiato? Forse è cambiato che non sono più i personaggi ad essere inetti. E' un problema all'origine del libro, è un modo di vivere di cui nemmeno ci si rende conto, tanto da non fare caso se il padre del protagonista sia un mattacchione, un depresso grave, un semplice scorbutico. Preciso che non voglio solo fare una critica sociale, ma mi interessa capire.

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Riallacciandomi alle considerazioni su mancanza o sciatteria dell'editing, posto qui un estratto dall'ennesima impietosa recensione riguardante stavolta un altro libro di Volo:

 

"...è come se l’editore, contando sul richiamo del nome e sul fatto che le vendite sarebbero arrivate indipendentemente dal valore dell’opera, abbia abbandonato all’origine ogni discorso sulla qualità di ciò che mandava sugli scaffali di librerie e supermercati. Che considerazione la Mondadori ha degli acquirenti, ci si trova a chiedersi, smarriti?"

 

Linko sotto la recensione completa perché è interessante e in quanto ad analisi di errori e sviste (alcune forse peggiori di quelle sin qui discusse) fa il paio con quella all'origine del post:

 

http://www.succedeoggi.it/2016/02/errori-scritti-al-volo/

 

 

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La questione “Fabio Volo” è molto spinosa, da qualsiasi punto di vista la si vuole osservare. Io reputo molto interessanti le osservazioni fatte a firma di Alessandro Marongiu in questi due articoli:

Errori al Volo

Fenomenologia di Volo

Nel primo si esamina il testo del romanzo “La strada verso casa”, ma a me restano impresse delle frasi, tra le tante, che meritano letture meditate e approfondite che qui riporto:

 

Quota

si afferra il senso generale, ma la forma è senz’altro approssimativa.

 

“La strada verso casa” è una lunga, imbarazzante sequela di obbrobri logico-grammaticali, lessicali, stilistici. Ecco, così che l’autore non abbia a invocare motivazioni extra-artistiche per questo nostro giudizio...

 

Il secondo affronta l’argomento, invece, basandosi sul “fenomeno Volo”:

 

Quota

Semmai, è un’altra la relazione che si può stabilire: quella tra la semplicità di un’opera o di un prodotto e le sue possibilità di diffusione presso il largo pubblico.

 

Siamo, insomma, di fronte a situazioni comuni: talmente comuni che la stragrande maggioranza delle persone che dovesse leggerle inevitabilmente vi rintraccerebbe qualcosa di sé.

 

La scrittura di Volo esibisce una povertà e una sciatteria difficilmente superabili, e la confusione (di tecniche narrative, di concetti) è una costante di tutto il suo romanzo.

I quali (in riferimento ai lettori) hanno, presumibilmente, un unico interesse: leggere una storia. Scritta come, non importa (ma importa: scritta da chi).

 

Un personaggio famoso, quindi, che con il suo modo di raccontare si avvicina di più a un sentire comune di certi lettori.

Le conclusioni dall’autore dell’articolo (in riferimento al fatto di suggerire a Volo di inviare il proprio testo, firmandosi con uno pseudonimo, alle case editrici e poi verificare il successo che si può raggiungere), ci riportano alla mente l’esperimento fatto già anche dalla Rowling, che pubblicò sotto lo pseudonimo di Robert Galbraith. Naturalmente, il libro da flop diventò poi un successone appena venne rivelata l’identità dell’autrice.

Rowling scrive un giallo sotto pseudonimo: flop fino alla rivelazione, poi boom di ordini.

Si trova difficoltà a discutere di questi argomenti, perché anche quando la critica è giusta e consolidata, portando delle prove di quanto si sta affermando, spesso si vuole screditare chi argomenta le proprie tesi, inferendo sulla persona che avanza delle critiche (magari scoprendone qualche scheletro nell’armadio, vedi anche la macchina del fango) invece che restare sui temi proposti. Ad esempio, un critico potrebbe essere accusato, pur portando ragioni valide, di essere una persona cattiva d’animo e quindi non attendibile a prescindere, uno scrittore lo si indicherebbe, invece, come una persona invidiosa e via di seguito, portandoci sempre lontani dal nocciolo della questione... È difficile affermare della verità che magari tutti sanno, ma preferiscano non dire, perché nuotando controcorrente si fa più fatica e poi si vive male…

Infine, alla luce di quanto esposto, bisognerebbe essere più indulgenti con quegli autori meno conosciuti (mi rivolgo in particolare alla piccola editoria o agenzie letterarie che vogliono testi già pubblicabili), che non possono avere le stesse possibilità di quelli più noti, ma che riescono comunque a offrire una buona letteratura, magari con delle sbavature, cercando di aiutarli nel loro percorso di crescita.

 

 

 

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@Horselover Fat, abbiamo pubblicato quasi in contemporanea lo stesso articolo :asd:

Comunque, sarebbe interessante aggiungere le recensioni anche di altre opere dello stesso autore, per avere una situazione ancora più chiara.

Ad esempio, qui Michela Murgia ne prende in esame un altro... Gli alberi si vendicheranno, che oggi fa tanto ambientalista :D

 

 

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22 minuti fa, dyskolos ha scritto:

E allora mi chiedo dove sta il limite.

Il limite è che devi scrivere cose che colpiscono con parole piatte. Frasi non comuni con parole comuni.

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3 minuti fa, camparino ha scritto:

Il limite è che devi scrivere cose che colpiscono con parole piatte.

 

Così di certo venderei centinaia di migliaia di copie in un mese, ma purtroppo non mi chiamo Fabio Volo :)

Le parole piatte mi colpiscono, ma non dico nulla sugli effetti di questo colpire ^^

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