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Roberto Ballardini

On Writing 14. La stanza 217, prima parte

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commento

ON WRITING

Osservazioni romanzate sull’arte di scrivere

 

14. La camera 217, prima parte

 

 

Un altro giorno senza scrivere. Leonard ha cominciato a segnarli sul calendario, disegnando una croce accanto a ogni data, e a considerare il passato recente come una sorta di cimitero in cui seppellire i cadaveri dei giorni perduti.

Dai drink, nel frattempo, è passato al whiskey, optando per il JB Devil’s Cut invecchiato di 6 anni. Frank, il barista, non parla quasi mai ma ha sviluppato nei suoi confronti una sorta di istinto materno. Per questo si assicura che ogni due bicchieri mandi giù qualcosa di solido, rifornendolo di tapas messicane. Leonard ha la testa altrove e segue diligentemente i suoi consigli.

L’immagine di sua madre che spara ai due ragazzi, nel deserto, gli si è fissata nella mente come un chiodo, attorno al quale ha incominciato a elaborare le ipotesi più assurde. Ora non sono più i familiari defunti a esigere attenzione, ma è lui che vuole andare fino in fondo a quella storia. Qualcosa comincia a muoversi nella sua letargica indolenza.

La scena è incompleta, così ha detto sua madre.

Leonard è convinto che Claire, Peter e Janine l’abbiano lasciato uscire dal sogno soltanto per far lievitare la sua curiosità e decantare le prime immagini che gli hanno mostrato, ma istintivamente sa che il momento di rientrare in quella Caprice nel deserto è vicino.

 

Il tipo che gli è seduto accanto quella sera è basso e tarchiato. Indossa un abito stazzonato color tortora, da rappresentante. La camicia è aperta su un triangolo di petto licantropesco. Ha capelli chiari e due basette a cespuglio.

«Anch’io scrivo qualche volta» dice l’uomo, facendo roteare il vino nel bicchiere.

«È normale, non si deve vergognare» lo tranquillizza Leonard. «Qual è il suo genere?»

«È difficile da spiegare.»

«Ma va. Anche questa l’ho già sentita. Ci provi.»

«Ognuno di noi ha un dolore.»

«E questo cosa c’entra?»

«È di questo che scriviamo, il più delle volte. È d’accordo?»

Il tizio aspetta una risposta, ma Leonard fissa il bicchiere e non dice una parola.

«Non crede?» insiste il tipo, dopo più di un minuto di silenzio. «È qualcosa di irrazionale, di incarnito nel proprio corpo. Qualcosa che forse viene dalle generazioni precedenti oppure è sempre presente nell'aria di qualsiasi epoca. Qualcosa di insito nell'atto stesso di esistere.»

«Sì» risponde Leonard, assorto nei pensieri. «Mia madre aveva sicuramente un dolore, e anche Peter, mio fratello. L’ho sapevo, ma al tempo stesso non ho mai voluto saperlo perché la mia esperienza mi diceva e mi dice tutt’ora che il più delle volte non c’è soluzione. Di conseguenza, non è piacevole osservare, o peggio sentire il dolore altrui e non poter far nulla per estrarlo. Meglio credere che ognuno abbia la propria croce e sia disposto a tenersela per sé.»

Leonard ha la netta sensazione che sua madre e Peter stiano per rivelargli qualcosa. Il loro dolore – del quale hanno icone diverse, rabbia cronica in Claire e infelicità congenita in Peter – potrebbe aver innescato una serie di eventi terribili. Il duplice omicidio nel deserto non è una questione professionale di sua madre, è un affare di famiglia, non ha dubbi in proposito. È l’incipit della storia che gli vogliono raccontare, così come l’incidente stradale ne è l’epilogo.

«Sì, tutti hanno un dolore» ripete Leonard.

«Appunto.»

«Mi scusi, sono distratto.»

«Non importa. Lei ha un appuntamento, vero?»

«Sì, da cosa l’ha intuito?»

«Perché ci sta pensando fin dall’inizio della nostra conversazione.»

«Già. Meglio che ritorni in camera.»

«Vada. Si riguardi.»

«Una volta basta e avanza, ma grazie comunque.»

Si alza, si avvia agli ascensori, si volta. «Sa, ultimamente ho sempre l’impressione di aver già visto le persone che incontro. Forse dovrei smettere di bere.»

«Questo è poco, ma è sicuro» dice il tipo, sollevando il bicchiere. «So long.»

 

Leonard sale all’undicesimo piano, esce dall’ascensore e si incammina verso la camera. Fa scorrere la card nella serratura elettronica, entra e si richiude la porta alle spalle. I led accesi che segnalano la posizione del lettore, gli danno l’impressione che non sia dove dovrebbe essere. Inserisce la card, ma le luci non si accendono e nemmeno i fan coil. Spunta invece la fiammella di una candela, in mezzo al buio, e nel debole riflesso appare la sottile figura di Peter, seduto al modesto scrittoio.

«Peter. Che succede?»

Suo fratello non risponde, ma accende gli altri due ceri nel candelabro, e la camera si illumina di una luce bruna e fluttuante.

«Questa non è la mia camera» dice Leonard, e guarda d’istinto il numero della targhetta attaccata alla card.

217. La sua camera è la 246, ne è sicuro.

«No» conferma Peter, «è quella in cui ho trascorso il weekend più felice della mia vita, in questo stesso hotel.»

«Tu sei venuto a Las Vegas?» gli chiede, come se la cosa suonasse altamente improbabile.

«Sì, è stata Connie a voler venire qui. Ha detto che andava pazza per le sloat machine. Non potevo immaginare quali fossero realmente i suoi piani.»

«Chi è Connie?»

«Ora ci arriviamo. È venuto il momento che tu conosca questa storia. Siediti.»

Leonard obbedisce, occupando l’altra sedia a fianco dello scrittoio. Osserva suo fratello. Da che ha memoria, Peter gli ha sempre dato l’impressione di essere più piccolo degli abiti che porta. Giacca, camicia e pantaloni sembrano avere troppo spazio sul suo corpo. Si allentano e si ripiegano su sé stessi. Tra il collo e il colletto della camicia serrata fino all’ultimo bottone, ci si potrebbe infilare una mano. Questa sua peculiarità contribuisce a dargli un’aria trasandata e poco autorevole, anche se nei suoi abiti non c’è nulla fuori posto, a eccezione della taglia.

Tuttavia, Leonard ha sempre amato l’aspetto di suo fratello, l’anarchia dei suoi capelli, la vulnerabilità dei suoi occhi. Le sue orecchie un po’ a sventola.

«Chi è Connie, Peter?»

«Una mia studentessa. Una delle peggiori, per quel che riguarda l’andamento scolastico, ma anche una delle ragazze più intelligenti e sessualmente attive che io abbia mai conosciuto.»

«Peter, non è un mistero che l’unica donna che tu abbia conosciuto intimamente, prima di questa Connie, sia stata tua moglie Beth, che in quanto a intelligenza e sessualità immagino fosse piuttosto abbottonata.»

«Allora mettiamola in questo modo: Connie era tutt’altro che abbottonata, rendo l’idea?»

«Sì, ho capito. Ti sei fatto sedurre, è così?»

«Ero profondamente infelice. Non ci voleva poi molto, a sedurmi.»

«E sei venuto a Las Vegas, in questo hotel, in questa stanza.»

«Sì, come ho detto, i due giorni più belli della mia vita.»

Leonard ha visto la ragazza per pochi secondi, prima che Claire le sparasse. Era bionda, formosa e provocante, il tipo che non va con i topi di biblioteca come Peter, a meno che non le serva qualcosa. A Leonard è rimasto in mente un top giusto un filo più grande dei capezzoli e un paio di short talmente piccoli da chiedersi perché non indossare soltanto le mutande.

«Leonard, abbiamo fatto cose a letto alle quali non avevo nemmeno mai pensato, capisci?»

«Sì, ma cosa voleva veramente da te?»

Peter fa una pausa e un sospiro, prima di continuare. «Dopo aver passato due giorni tra la camera e il casinò, e dopo aver speso buona parte dei soldi che avevo portato con me, è spuntato Davis.»

«Il suo ragazzo?»

«Sì, lavorava come croupier, giù ai tavoli da gioco. Da quel che ho capito lui e Connie si erano conosciuti in chat, e si vedevano un paio di volte al mese, qui a Las Vegas. Davis mi ha mostrato il video dei nostri rapporti sessuali. Hanno cominciato a ricattarmi.»

«Avevano una telecamera nascosta qui dentro?» chiede Leonard facendo cenno alla stanza.

«Il pc era aperto sullo scrittoio, e la webcam accesa.»

«Cosa volevano?»

«Connie era una pessima allieva, te l’ho detto. Ha detto che dovevo assegnarle il massimo dei voti. Poi, già che c’erano, Davis ha pensato di chiedermi del denaro.»

«Quanto?»

«Cinquantamila.»

«E tu che gli hai detto?»

«Che avrei fatto una telefonata per procurarmelo.»

«A chi hai telefonato?»

Peter si passa la mano fra i folti capelli color scoiattolo, con l’aria contrita di chi pensa di aver preso la decisione sbagliata.

«A mamma. Lei ha detto che avrebbe sistemato tutto.»

 

continua

 

 

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Buongiorno @Roberto Ballardini:)

comincio con una sciocchezza:

Il 5/11/2019 alle 11:24, Roberto Ballardini ha scritto:

non parla quasi mai ma ha sviluppato

non ti disturba mai ma?

Il 5/11/2019 alle 11:24, Roberto Ballardini ha scritto:

Leonard ha la testa altrove e segue diligentemente i suoi consigli.

secondo me qui serve altro insieme a e, se no sono solo due azioni che si sommano slegate tra di loro, invece tu vuoi dire che Leo fa quello che dice il barista solo perché ha la testa altrove, se no farebbe altro. Giusto?

Il 5/11/2019 alle 11:24, Roberto Ballardini ha scritto:

La scena è incompleta, così ha detto sua madre.

questo non lo ricordavo. Cioè, ricordavo che era l'incipit della storia e della famiglia, ma non che fosse incompleto

Il 5/11/2019 alle 11:24, Roberto Ballardini ha scritto:

Claire, Peter e Janine l’abbiano lasc

ricordo Claire, ma Peter e Janine dove stavano? Non nel deserto

Il 5/11/2019 alle 11:24, Roberto Ballardini ha scritto:

La camicia è aperta su un triangolo di petto licantropesco.

ma che immagine orribile:S

Il 5/11/2019 alle 11:24, Roberto Ballardini ha scritto:

«Anch’io scrivo qualche volta» dice l’uomo, facendo roteare il vino nel bicchiere.

«È normale, non si deve vergognare» lo tranquillizza Leonard.

questo scambio lo trovo fantastico (y)

Il 5/11/2019 alle 11:24, Roberto Ballardini ha scritto:

Vada. Si riguardi.»

«Una volta basta e avanza, ma grazie comunque.»

qui invece non mi è chiaro il legame tra botta e risposta, ma credo che abbia a che fare con le battute seguenti... o forse no?

Il 5/11/2019 alle 11:24, Roberto Ballardini ha scritto:

Fa scorrere la card nella serratura elett

qui non c'è bisogno di card, dai, anche con l'italiano ce la caviamo in queste situazioni

Il 5/11/2019 alle 11:24, Roberto Ballardini ha scritto:

I led accesi che segnalano la posizione del lettore, gli danno l’impressione che non sia dove dovrebbe essere.

qui qualcosa non va: che non sia chi? Se parli di Leo direi: di non essere dove dovrebbe. Se parli di altro non ho capito niente :hm:

Il 5/11/2019 alle 11:24, Roberto Ballardini ha scritto:

nel debole riflesso appare la sottile figura di Peter, seduto al modesto scrittoio.

trovo che ci sia un eccesso di aggettivazione in questa brevissima frase

Il 5/11/2019 alle 11:24, Roberto Ballardini ha scritto:

«A mamma. Lei ha detto che avrebbe sistemato tutto.»

e chi altro si chiama nei momenti di bisogno?

continua

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Il 8/11/2019 alle 05:42, Kikki ha scritto:

non ti disturba mai ma?

Prima no. Magari adesso che me l'hai detto... Comunque, ti dico, sono diventato attentissimo quando leggo e mi pare che a partire dagli scrittori con uno straccio di visibilità in su, facciano tutti quello che gli pare. Voglio dire, io sto lì a togliere un che perché magari ce n'è uno un po' troppo vicino e quelli fanno cose turche e nessuno gli dice niente. Però credo anche che noi facciamo bene a segnalarcele queste cose.

Il 8/11/2019 alle 05:42, Kikki ha scritto:

secondo me qui serve altro insieme a e, se no sono solo due azioni che si sommano slegate tra di loro, invece tu vuoi dire che Leo fa quello che dice il barista solo perché ha la testa altrove, se no farebbe altro. Giusto?

Esatto. A me viene da dire che si possa anche dedurre, volendo. 

Il 8/11/2019 alle 05:42, Kikki ha scritto:

questo non lo ricordavo. Cioè, ricordavo che era l'incipit della storia e della famiglia, ma non che fosse incompleto

Questa battuta di Claire c'era nella prima scena del deserto e l'ho voluta riprendere per quello. Il fondamento ce l'ha però siccome complica inutilmente le cose, secondo me, credo che quando ci metto mano la tolgo sia di là che di qua

Il 8/11/2019 alle 05:42, Kikki ha scritto:

ricordo Claire, ma Peter e Janine dove stavano? Non nel deserto

No, nel deserto no. E infatti avevo inizialmente usato come soggetto solo Claire. Poi ho pensato che c'erano dentro comunque anche gli altri due. Cioè, è tutto il gruppo che tampina Leonard affinché scriva di loro.

Il 8/11/2019 alle 05:42, Kikki ha scritto:

ma che immagine orribile

Ahahah. L'uomo peloso è demodè?

Il 8/11/2019 alle 05:42, Kikki ha scritto:

qui invece non mi è chiaro il legame tra botta e risposta, ma credo che abbia a che fare con le battute seguenti... o forse no?

No. Mi piaceva la battuta e l'ho voluta mettere però immaginavo che non fosse abbastanza immediata. Credo la toglierò. Comunque era un gioco di parole. L'uomo dice "Si ri-guardi", che può anche essere inteso come si guardi un'altra volta, o si guardi meglio. Al che Leonard risponde "una volta basta e avanza" che potrebbe alludere alla sua prevedibile avversione per gli specchi o anche alla sua scarsa disponibilità, al momento, a guardarsi bene dentro.

Il 8/11/2019 alle 05:42, Kikki ha scritto:

qui non c'è bisogno di card, dai, anche con l'italiano ce la caviamo in queste situazioni

pensavo venisse chiamata così. Credo di averlo visto da qualche parte quando ho cercato su Google serrature automatiche alberghi, ma va bene senz'altro anche tessera.

Il 8/11/2019 alle 05:42, Kikki ha scritto:

qui qualcosa non va: che non sia chi? Se parli di Leo direi: di non essere dove dovrebbe. Se parli di altro non ho capito niente

No, parlavo del lettore in cui inserire la tessera per azionare le luci e il riscaldamento. Siccome la camera non è la sua, è logico che sia leggermente spostato. Riformulerò.

Il 8/11/2019 alle 05:42, Kikki ha scritto:

trovo che ci sia un eccesso di aggettivazione in questa brevissima frase

Sì, certo. Sto facendo progressi con la moderazione degli aggettivi, però ancora di getto mi viene così.

Il 8/11/2019 alle 05:42, Kikki ha scritto:

e chi altro si chiama nei momenti di bisogno?

Se poi la mamma ha una pistola, ancora meglio. :P

@Kikki mi trasferisco sulla seconda parte :super:

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Il 5/11/2019 alle 10:24, Roberto Ballardini ha scritto:

Leonard ha cominciato a segnarli sul calendario, disegnando una croce accanto a ogni data, e a considerare il passato recente come una sorta di cimitero in cui seppellire i cadaveri dei giorni perduti.

Grande Giove (cit.) questa immagine è... fantastica! :aka:

Il 5/11/2019 alle 10:24, Roberto Ballardini ha scritto:

Il tipo che gli è seduto accanto quella sera è basso e tarchiato.

Non mi torna l'ordine, farei "il tipo che quella sera gli siede accanto è basso e tarchiato".

Il 5/11/2019 alle 10:24, Roberto Ballardini ha scritto:

andava pazza per le sloat machine

Slot.

Il 5/11/2019 alle 10:24, Roberto Ballardini ha scritto:

l’anarchia dei suoi capelli, la vulnerabilità dei suoi occhi. Le sue orecchie un po’ a sventola.

Almeno un paio di possessivi li toglierei. Forse lascerei il primo per far capire che siamo su Leonard.

Il 5/11/2019 alle 10:24, Roberto Ballardini ha scritto:

«A mamma. Lei ha detto che avrebbe sistemato tutto.»

:aka:... sì... no... cioè... :aka:

 

Comunque hai introdotto nuovi elementi e la sensazione è che qualcosa si chiude (come detto: :aka:). Vedrò cosa succederà nel prossimo frammento anche se per me questo tizio del bar è un personaggio meno banale di quanto sembra, mi aspetto qualcosa da lui in futuro. Così, a sensazione.

Buon fine settimana e alla prossima lettura, @Roberto Ballardini.

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14 ore fa, bwv582 ha scritto:

Grande Giove (cit.) questa immagine è... fantastica!

Ciao e grazie @bwv582 e per quanto riguarda le parole barrate, più che giusto. Una specie di, una sorta di, e altre analoghe o di altro tipo, sono quelle locuzioni che chissà da quando e chissà da dove ci si porta stampate nel dna del proprio linguaggio. Difficilissime da depennare.

14 ore fa, bwv582 ha scritto:

Non mi torna l'ordine, farei "il tipo che quella sera gli siede accanto è basso e tarchiato".

 A me pare vada bene, ma forse mi sbaglio.

14 ore fa, bwv582 ha scritto:

Almeno un paio di possessivi li toglierei. Forse lascerei il primo per far capire che siamo su Leonard

Giusto.

15 ore fa, bwv582 ha scritto:

Slot.

Ahahah, questo dimostra quanto poco sia avvezzo ai casinò.

15 ore fa, bwv582 ha scritto:

Vedrò cosa succederà nel prossimo frammento anche se per me questo tizio del bar è un personaggio meno banale di quanto sembra, mi aspetto qualcosa da lui in futuro. Così, a sensazione.

Sto lavorando seriamente su questa storia che ha ovviamente cambiato titolo e sto sfrondando di tutti i divertissement (alcuni li conservo, però, presentandoli in modo diverso, più sensato) presenti in questo primo abbozzo. Quindi credo di avere le idee relativamente chiare, almeno a grandi linee. I tre tizi che Leonard incontra al bar (qui ne ricordo due e non so se avevo fatto in tempo a inserire il terzo, forse no) mi servivano, anzi mi servono, per completare il cast del racconto fantasy lasciato a metà. Al momento è entrato in scena soltanto LL, ovvero il cattivo con il suo esercito virtuale, e mi pare troppo poco per rappresentare in modo equilibrato quel filone narrativo lì. Dunque questi tizi rappresentano invece la squadra dei "buoni" di quel romanzo, che andranno a dar man forte nello "scontro campale a Las Vegas" (titolo credo definitivo di questo romanzo. Che casino, ahahah :P. Renderlo leggibile sarà una bella sfida, credo). 

Buon fine settimana anche a te, e grazie sempre per la lettura e il commento.:)

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