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Dhana

Il bivio

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Spero che il commento sopra sia adeguato per questo post. :)

Per la prima volta posto il frammento di una storia che si preannuncia molto lunga. Ce l'ho già in mente da tempo e ho fatto già uno schema relativamente preciso, devo solo trovare il coraggio di metterla per iscritto, superando la paura di non essere capace. Perché finché tutto rimane vago, nella mente, sognare è ancora possibile. E' quando ci si mette in gioco che si rischia il fallimento.

 

Sperando che vi piaccia, vi sottopongo questo pezzettino. Accetto ovviamente critiche costruttive e sono pronta a cambiare, perché trovo il mio stile troppo "da GDR" e su un racconto/romanzo mi piace poco. Mi serve quindi un parere esterno.

In realtà poco fa ho dovuto accorciarlo per farlo rientrare nei 3500 caratteri, ma non me la sentivo di postarlo in "racconti" perché, alla fine, è solo un frammento. Se vi sembra "velocizzato", il motivo è quello. :P 

 

...

 

Sotto un cielo che minacciava pioggia, con gli alti alberi scossi da un vento forte, Vanessa sentiva le gambe che bruciavano sempre di più per sforzo e una fitta lancinante al fianco le tagliò il respiro. Fu costretta a fermarsi mentre il fiato si affannava incerto, condensandosi in bianche nuvolette che si disfacevano rapide.
Con una smorfia di dolore e un gemito soffocato, rimase sul ciglio erboso al confine con il sentiero, aguzzando la vista, continuando ad ansimare. Nella loro folle corsa verso la salvezza, gli altri l'avevano distanziata di molto.
La ragazza si voltò di scatto e cercò di scorgere, attraverso la confusa massa corvina sparsa sul volto, la cosa che li stava inseguendo.
Non c'era nessuno.
Assottigliò di nuovo lo sguardo verso la stradina, le gambe e i piedi doloranti che ora sembravano vincolati al terreno da un inconscio più deciso della razionalità, oltre che dalla spossatezza. 
E rimase lì, come sul bordo di uno strapiombo dentro cui la ragione rischiava di precipitare.
"Ma voglio davvero tornare?" si domandò.
Tutti i suoi pensieri, i sentimenti e il continuo rimuginare di quei giorni si erano infine coagulati in quell'istante. E aveva capito che la realtà era quella. E con la stessa certezza, comprendeva che era sbagliato. Come si poteva non voler tornare nel proprio mondo, dai propri cari, nella propria casa?
-Perché quello non é il mio mondo".
Era come se qualcun altro parlasse con la propria voce. Ma con un tono freddo, cinico e deciso che non le apparteneva e che la spiazzó, nell'immediatezza e nel significato.
Aveva desiderato tanto l'appartamento al terzo piano come simbolo di un'indipendenza a lungo anelata e ora si chiedeva se fosse mai stata davvero felice. E adesso che aveva l'occasione di un'altra vita, di quella vita, sapeva che non poteva rinunciarvi. Anche se andava contro il senso e gli ideali comuni. 
"Si può essere felici facendo la cosa sbagliata?"
Il significato di quella rivelazione la colpí come uno schiaffo, mentre sentiva una spiacevole ombra insinuarsi nel cuore e oltrepassarne i teneri confini.

 

Il suono fragoroso di un tuono la scosse.

Spostó lo sguardo verso il punto in cui erano scomparsi i suoi amici. O quelli che la propria ingenuità aveva reputato tali. Nessuno si era accorto di lei, nessuno era tornato indietro a cercarla e a vedere cosa fosse successo. Sbuffó e con una certa delicatezza, dettata più dall'abitudine che dalla necessità, si riaffacció la solita vocina mentale, quella che giustificava sempre le azioni di tutti.
"Erano troppo impegnati a scappare, avevano paura e vogliono tornare a casa."
L'Ombra si agitò, aguzza e insinuante. E spinta da una forza ancora a lei sconosciuta, la spinse ad allontanare quel pensiero accomodante come si scaccia una zanzara che ronza all'orecchio. Perché avrebbe dovuto di nuovo adeguarsi agli altri?
"E perché mai gli altri non potrebbero adeguarsi a me, tanto per cambiare?"


Infilò la mano in tasca e stritolò le curve levigate del medaglione, le sopracciglia aggrottate con forza sotto la fronte. 
Davanti a sé aveva una strada segnata da orme confuse, che invitava al ritorno alla normalità e ai problemi di tutti i giorni, sorretti, nonostante tutto, da comode infrastrutture. Al mondo ordinario. 
"Ma ingiusto, così ingiusto!" 
Scosse la testa mentre l'idea prendeva forma nella sua mente. 
"Tanto, a nessuno importa di me".
E prima di darsi il tempo di pensare che forse non era così, giró sui tacchi e imboccó il sentiero opposto, rientrando nel folto e confortante abbraccio del bosco.

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7 minuti fa, Dhana ha scritto:

sempre di più per sforzo

Per LO sforzo. Mi autocorreggo. XD

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Ciao @Dhana

 

Hai fatto bene a preparare uno schema per questa tua storia, tieni però presente che gli schemi spesso bisogna modificarli in corso d’opera per diversi motivi: nuove idee, personaggi, situazioni, ambienti eccetera che vengono in mente durante la prima stesura. E anche finita la prima stesura occorre farne diverse altre per potersi ritenere un tantino soddisfatti.

Ho visto che ti preoccupa il fatto che lo stile sia da GdR; io non ne ho mai fatti e non saprei, anche se so cosa intendi dire.

 

2 ore fa, Dhana ha scritto:

Sotto un cielo che minacciava pioggia, con gli alti alberi scossi da un vento forte, Vanessa sentiva le gambe che bruciavano sempre di più per sforzo e una fitta lancinante al fianco le tagliò il respiro. Fu costretta a fermarsi mentre il fiato si affannava incerto, condensandosi in bianche nuvolette che si disfacevano rapide.

Ecco, qui per esempio farei un’inversione. L’inizio ricorda la fatidica frase “Era una notte buia e tempestosa…” e sa di già visto innumerevoli volte. A mio parere (prendilo solo come una mia personale opinione, puramente oggettiva e opinabile), io farei iniziare il pezzo direttamente con Vanessa che corre, si affatica, prova dolore al fianco. E solo quando si ferma spossata, magari vicino a qualcosa tipo una roccia o un rudere ci farei entrare in gioco una folata di vento improvvisa, che muove le cime dei cipressi, un’aria umida foriera di pioggia, il rumore di un tuono in lontananza.

 

2 ore fa, Dhana ha scritto:

Con una smorfia di dolore e un gemito soffocato, rimase sul ciglio erboso al confine con il sentiero, aguzzando la vista, continuando ad ansimare. Nella loro folle corsa verso la salvezza, gli altri l'avevano distanziata di molto.

Qui accentuerei la sua sensazione di solitudine, mentre viene avvolta, permeata dall’odore di erba umida. Non specificherei che la corsa di coloro che l’hanno distanziata sia folle, perché ciò sottintende  e comporterebbe ulteriori spiegazioni verso il lettore, che si possono dare, eventualmente, più avanti.

 

2 ore fa, Dhana ha scritto:

La ragazza si voltò di scatto e cercò di scorgere, attraverso la confusa massa corvina sparsa sul volto, la cosa che li stava inseguendo.

Qualunque cosa sia questa entità, non la nominerei come “cosa”, anche questo un termine molto abusato. Indubbiamente sarà qualcosa o qualcuno di poco comune, anche non umano. Se anche fosse lascerei però il dubbio, dettagliando in seguito, magari specificando per sommi capi la natura della cosa, se non proprio materialmente almeno una descrizione psicologica delle sue reazioni e comportamenti. Certo, non si può mettere tutto nell’incipit.

 

2 ore fa, Dhana ha scritto:

Assottigliò di nuovo lo sguardo verso la stradina, le gambe e i piedi doloranti che ora sembravano vincolati al terreno da un inconscio più deciso della razionalità, oltre che dalla spossatezza. 

Una frase molto elaborata, quasi tecnica. La renderei più naturale, ad esempio: “Aguzzò lo sguardo verso la strada; le gambe e i piedi doloranti rifiutavano di muoversi ancora. Dentro di sé non voleva più fuggire…”

 

2 ore fa, Dhana ha scritto:

"Ma voglio davvero tornare?" si domandò.
Tutti i suoi pensieri, i sentimenti e il continuo rimuginare di quei giorni si erano infine coagulati in quell'istante.

Più che “coagulare” i pensieri li farei “esplodere” in quell’istante, davanti a una raggiunta e temuta consapevolezza. Se poi il luogo dove Vanessa è venuta a trovarsi durante la fuga fosse anche freddo, lugubre, farei per contrasto la comparazione con il calore, l’accoglienza del luogo da dove è fuggita.

 

2 ore fa, Dhana ha scritto:

Perché quello non é il mio mondo".
Era come se qualcun altro parlasse con la propria voce. Ma con un tono freddo, cinico e deciso che non le apparteneva e che la spiazzó, nell'immediatezza e nel significato.

Questa è la voce interna che spesso sentiamo e che sembra parlare con la nostra voce. Se però specifichi che questa voce è fredda, cinica e decisa potrebbe allora trattarsi di una voce estranea dentro di lei. Se così fosse dovrebbe dire: “Perché quello non è il tuo mondo.”

 

2 ore fa, Dhana ha scritto:

Aveva desiderato tanto l'appartamento al terzo piano come simbolo di un'indipendenza a lungo anelata e ora si chiedeva se fosse mai stata davvero felice. E adesso che aveva l'occasione di un'altra vita, di quella vita, sapeva che non poteva rinunciarvi. Anche se andava contro il senso e gli ideali comuni. 
"Si può essere felici facendo la cosa sbagliata?"
Il significato di quella rivelazione la colpí come uno schiaffo, mentre sentiva una spiacevole ombra insinuarsi nel cuore e oltrepassarne i teneri confini.

In un racconto fantasy possiamo andare un po’ avanti. Un terzo piano va bene, perché no, ma che differenza farebbe se fosse un centesimo? Sottintende una struttura sociale particolare… in quanto alle scelte di vita di Vanessa il frammento è breve per capire di più. In ogni caso presumo che il tranquillo, ordinato e codificato stile di vita preparato per la ragazza, improvvisamente non sia più adatto per lei, probabilmente perché venuta in contatto con altri amici, coetanei con idee opposte che l’avevano resa critica nei confronti del suo modo di vivere, del sua ambito sociale.

 

2 ore fa, Dhana ha scritto:

Il suono fragoroso di un tuono la scosse.

Spostó lo sguardo verso il punto in cui erano scomparsi i suoi amici. O quelli che la propria ingenuità aveva reputato tali. Nessuno si era accorto di lei, nessuno era tornato indietro a cercarla e a vedere cosa fosse successo. Sbuffó e con una certa delicatezza, dettata più dall'abitudine che dalla necessità, si riaffacció la solita vocina mentale, quella che giustificava sempre le azioni di tutti.
"Erano troppo impegnati a scappare, avevano paura e vogliono tornare a casa."
L'Ombra si agitò, aguzza e insinuante. E spinta da una forza ancora a lei sconosciuta, la spinse ad allontanare quel pensiero accomodante come si scaccia una zanzara che ronza all'orecchio. Perché avrebbe dovuto di nuovo adeguarsi agli altri?
 

Non specificherei che nella sua ingenuità avesse ritenuto amici quelli che scappavano e che l’avevano lasciata indietro. Lo farei capire comunque indirettamente che qualcosa non va, ponendo in testa a vanessa la domanda del perché nessuno sia tornato indietro per cercarla. Viene da se che sia stata abbandonata.

 

2 ore fa, Dhana ha scritto:

E perché mai gli altri non potrebbero adeguarsi a me, tanto per cambiare?"

Qui si tratta di una fuga epocale per la protagonista e anche per la storia, di quelle che cambiano la vita per sempre. Quel “tanto per cambiare” secondo me rovina il phatos che occorrerebbe creare. Così sembra si tratti di una scappatella qualunque, un qualunque diverbio facilmente rimediabile. E invece penso che non sia esattamente così, ma non ho molti elementi, faccio supposizioni.

 

 

2 ore fa, Dhana ha scritto:

Davanti a sé aveva una strada segnata da orme confuse, che invitava al ritorno alla normalità e ai problemi di tutti i giorni, sorretti, nonostante tutto, da comode infrastrutture. Al mondo ordinario. 
"Ma ingiusto, così ingiusto!" 

Se i compagni di fuga erano oltre Vanessa vuol dire che erano davanti; presumo che volessi dire che davanti aveva dunque l’ignoto e dietro, da dove stava fuggendo, un ritorno a un’apparente normalità che aveva rifiutato. (Anche se non molto convintamente…) A meno che non stessero fuggendo facendo ritorno tutti da dove erano fuggiti... e allora il ragionamento fila, non ho afferrato bene...

 

3 ore fa, Dhana ha scritto:

"Tanto, a nessuno importa di me".

Detta così sembra la frase di una qualunque ragazza di oggi che voglia fuggire da genitori troppo apprensivi e possessivi, che non le fanno godere la vita come vorrebbe lei, mentre invece credo si tartti di qualcosa di molto più profondo, intimo, un mettere in discussione non solo il proprio ambito, ma tutto un sistema nel quale si è nati e vissuti fino a quel momento e che, per motivi che adesso ancora ignoriamo, si è arrivati al punto di mettere in discussione. Sarebbe interessante conoscere la parte che la “cosa”  che insegue Vanessa e i suoi compagni ha in tutto questo.

Tutti i racconti di fughe, diserzioni, cambiamenti, possono essere molto interessanti, per quanto ognuno con le sue peculiarità molto oggettive. Chi vede le cose in un modo, chi le vede in un altro, non c’è una “ricetta” unica. Bisognerebbe rendere in modo più drammatico alcune parti, accentuare o nascondere alcune cose, salvo a specificarle più avanti, a costruzione inoltrata. Fare esplodere sensazioni, ma anche colori, odori.

L’odore della paura, del sapore del ferro sulla lingua, l’odore della rabbia, l’odore della pioggia, dell’erba, della pietra…

 

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Ciao,@Alberto Tosciri grazie per aver commentato. Allora, vado a quotare le parti che desidero commentare (tutto il resto è ok e concordo):

 

18 minuti fa, Alberto Tosciri ha scritto:
3 ore fa, Dhana ha scritto:

Sotto un cielo che minacciava pioggia, con gli alti alberi scossi da un vento forte, Vanessa sentiva le gambe che bruciavano sempre di più per sforzo e una fitta lancinante al fianco le tagliò il respiro. Fu costretta a fermarsi mentre il fiato si affannava incerto, condensandosi in bianche nuvolette che si disfacevano rapide.

Ecco, qui per esempio farei un’inversione. L’inizio ricorda la fatidica frase “Era una notte buia e tempestosa…” e sa di già visto innumerevoli volte. A mio parere (prendilo solo come una mia personale opinione, puramente oggettiva e opinabile), io farei iniziare il pezzo direttamente con Vanessa che corre, si affatica, prova dolore al fianco. E solo quando si ferma spossata, magari vicino a qualcosa tipo una roccia o un rudere ci farei entrare in gioco una folata di vento improvvisa, che muove le cime dei cipressi, un’aria umida foriera di pioggia, il rumore di un tuono in lontananza.

 

Avevo pensato, in effetti, a togliere la prima parte e a iniziare direttamente con l'azione. Ma ho pensato che sarebbe stato più consono inserire qualcosa sull'ambientazione. Con il senno di poi e ripensandoci, avrei dovuto ricordare che questo è un frammento e che dal contesto precedente si sarebbe dovuto capire meglio il luogo. O anche, come dici tu, tramite ulteriori dettagli alla fine.

 

 

21 minuti fa, Alberto Tosciri ha scritto:
3 ore fa, Dhana ha scritto:

Assottigliò di nuovo lo sguardo verso la stradina, le gambe e i piedi doloranti che ora sembravano vincolati al terreno da un inconscio più deciso della razionalità, oltre che dalla spossatezza. 

Una frase molto elaborata, quasi tecnica. La renderei più naturale, ad esempio: “Aguzzò lo sguardo verso la strada; le gambe e i piedi doloranti rifiutavano di muoversi ancora. Dentro di sé non voleva più fuggire…”

 

Purtroppo tendo ad essere molto puntigliosa a discapito della naturalezza. Un difetto di cui devo liberarmi. Volevo appunto far intendere la vittoria dell'inconscio, che sa cosa è meglio per lei, sulla razionalità che la porterebbe sempre a fare la cosa giusta a discapito delle emozioni e di quel che vorrebbe al momento. Ma scritto in quest'altro modo è più semplice e lineare.

 

 

26 minuti fa, Alberto Tosciri ha scritto:
3 ore fa, Dhana ha scritto:

Perché quello non é il mio mondo".
Era come se qualcun altro parlasse con la propria voce. Ma con un tono freddo, cinico e deciso che non le apparteneva e che la spiazzó, nell'immediatezza e nel significato.

Questa è la voce interna che spesso sentiamo e che sembra parlare con la nostra voce. Se però specifichi che questa voce è fredda, cinica e decisa potrebbe allora trattarsi di una voce estranea dentro di lei. Se così fosse dovrebbe dire: “Perché quello non è il tuo mondo.”

 

Qui la cosa è un poco più complessa perché è esattamente di qualcosa di estraneo. Rifletterò sulla modalità migliore di applicare questa "seconda presenza". In realtà ancora non ho una chiara idea di quello che realmente debba essere.

 

28 minuti fa, Alberto Tosciri ha scritto:
3 ore fa, Dhana ha scritto:

E perché mai gli altri non potrebbero adeguarsi a me, tanto per cambiare?"

Qui si tratta di una fuga epocale per la protagonista e anche per la storia, di quelle che cambiano la vita per sempre. Quel “tanto per cambiare” secondo me rovina il phatos che occorrerebbe creare. Così sembra si tratti di una scappatella qualunque, un qualunque diverbio facilmente rimediabile. E invece penso che non sia esattamente così, ma non ho molti elementi, faccio supposizioni.

 

Esattamente. Ogni tanto mi scappano dei modi di dire a cui spesso non faccio caso. XD

 

 

29 minuti fa, Alberto Tosciri ha scritto:
3 ore fa, Dhana ha scritto:

Davanti a sé aveva una strada segnata da orme confuse, che invitava al ritorno alla normalità e ai problemi di tutti i giorni, sorretti, nonostante tutto, da comode infrastrutture. Al mondo ordinario. 
"Ma ingiusto, così ingiusto!" 

Se i compagni di fuga erano oltre Vanessa vuol dire che erano davanti; presumo che volessi dire che davanti aveva dunque l’ignoto e dietro, da dove stava fuggendo, un ritorno a un’apparente normalità che aveva rifiutato. (Anche se non molto convintamente…) A meno che non stessero fuggendo facendo ritorno tutti da dove erano fuggiti... e allora il ragionamento fila, non ho afferrato bene...

 

I compagni scappavano davanti, verso casa, e alle spalle c'era il bosco da cui erano arrivati. Lei era rimasta indietro e continuava a guardare la stradina davanti,

 da cui li aveva visti sparire. Evidentemente non l'ho spiegato bene. :P

 

 

34 minuti fa, Alberto Tosciri ha scritto:
3 ore fa, Dhana ha scritto:

Aveva desiderato tanto l'appartamento al terzo piano come simbolo di un'indipendenza a lungo anelata e ora si chiedeva se fosse mai stata davvero felice. E adesso che aveva l'occasione di un'altra vita, di quella vita, sapeva che non poteva rinunciarvi. Anche se andava contro il senso e gli ideali comuni. 
"Si può essere felici facendo la cosa sbagliata?"
Il significato di quella rivelazione la colpí come uno schiaffo, mentre sentiva una spiacevole ombra insinuarsi nel cuore e oltrepassarne i teneri confini.

In un racconto fantasy possiamo andare un po’ avanti. Un terzo piano va bene, perché no, ma che differenza farebbe se fosse un centesimo? Sottintende una struttura sociale particolare… in quanto alle scelte di vita di Vanessa il frammento è breve per capire di più. In ogni caso presumo che il tranquillo, ordinato e codificato stile di vita preparato per la ragazza, improvvisamente non sia più adatto per lei, probabilmente perché venuta in contatto con altri amici, coetanei con idee opposte che l’avevano resa critica nei confronti del suo modo di vivere, del sua ambito sociale.

 

Ecco, questo è un altro punto controverso in cui effettivamente ho avuto dei dubbi: citare una cosa così moderna come il terzo piano di un appartamento potrebbe rompere facilmente l'atmosfera ma potrebbe avere un suo motivo di esserci. Per capirlo meglio bisognerebbe andare a ritroso. Secondo te sta proprio malissimo scritto così o potrebbe anche essere giustificato sulla base di un'adeguata specificazione precedente? 

 

37 minuti fa, Alberto Tosciri ha scritto:

 

3 ore fa, Dhana ha scritto:

"Tanto, a nessuno importa di me".

Detta così sembra la frase di una qualunque ragazza di oggi che voglia fuggire da genitori troppo apprensivi e possessivi, che non le fanno godere la vita come vorrebbe lei, mentre invece credo si tartti di qualcosa di molto più profondo, intimo, un mettere in discussione non solo il proprio ambito, ma tutto un sistema nel quale si è nati e vissuti fino a quel momento e che, per motivi che adesso ancora ignoriamo, si è arrivati al punto di mettere in discussione. Sarebbe interessante conoscere la parte che la “cosa”  che insegue Vanessa e i suoi compagni ha in tutto questo.

Tutti i racconti di fughe, diserzioni, cambiamenti, possono essere molto interessanti, per quanto ognuno con le sue peculiarità molto oggettive. Chi vede le cose in un modo, chi le vede in un altro, non c’è una “ricetta” unica. Bisognerebbe rendere in modo più drammatico alcune parti, accentuare o nascondere alcune cose, salvo a specificarle più avanti, a costruzione inoltrata. Fare esplodere sensazioni, ma anche colori, odori.

L’odore della paura, del sapore del ferro sulla lingua, l’odore della rabbia, l’odore della pioggia, dell’erba, della pietra…

 

Vanessa non è proprio una ragazzina, anzi, ma ha un carattere un po' particolare e quindi questa frase vorrebbe risultare infantile apposta. Per il resto sono d'accordo, cercherò di inglobare maggiori sensazioni, paure, considerazioni. E so già che per far questo non mi basterà più la sezione dei frammenti. :P

 

In via generale che ne pensi? Invoglia ad andare avanti (o a leggere prima) per saperne di più?

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1 minuto fa, Dhana ha scritto:

 

48 minuti fa, Alberto Tosciri ha scritto:
3 ore fa, Dhana ha scritto:

Perché quello non é il mio mondo".
Era come se qualcun altro parlasse con la propria voce. Ma con un tono freddo, cinico e deciso che non le apparteneva e che la spiazzó, nell'immediatezza e nel significato.

Questa è la voce interna che spesso sentiamo e che sembra parlare con la nostra voce. Se però specifichi che questa voce è fredda, cinica e decisa potrebbe allora trattarsi di una voce estranea dentro di lei. Se così fosse dovrebbe dire: “Perché quello non è il tuo mondo.”

 

Qui la cosa è un poco più complessa perché è esattamente di qualcosa di estraneo. Rifletterò sulla modalità migliore di applicare questa "seconda presenza". In realtà ancora non ho una chiara idea di quello che realmente debba essere.

 

Scusa, volevo dire NON è esattamente qualcosa di estraneo. Però mi hai una possibile idea! 

Ma perché non c'è il tasto edit? ç_ç

 

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19 ore fa, Dhana ha scritto:

Ecco, questo è un altro punto controverso in cui effettivamente ho avuto dei dubbi: citare una cosa così moderna come il terzo piano di un appartamento potrebbe rompere facilmente l'atmosfera ma potrebbe avere un suo motivo di esserci. Per capirlo meglio bisognerebbe andare a ritroso. Secondo te sta proprio malissimo scritto così o potrebbe anche essere giustificato sulla base di un'adeguata specificazione precedente? 

Non dico che sta malissimo, non credere, a volte le cose più normali, semplici, sono anche le più efficaci. Magari nel tipo di società che hai creato è uno standard tipico, città non molto alte e allora, dopo averlo saputo, uno le immagina in quel contesto.

 

 

19 ore fa, Dhana ha scritto:

In via generale che ne pensi? Invoglia ad andare avanti (o a leggere prima) per saperne di più?

Il frammento è breve,  segue la via classica del personaggio che fugge da qualcosa, alla ricerca di qualcosa. Bisogna rendere in maniera intrigante, interessante e originale questi due vecchi assiomi, inserendo particolari che dovranno risultare unici, diversi dai soliti, pur rispettando il paradigma classico della fuga e della ricerca.

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Il 3/11/2019 alle 17:25, Dhana ha scritto:

Sotto un cielo che minacciava pioggia, con gli alti alberi scossi da un vento forte, Vanessa sentiva le gambe che bruciavano sempre di più per sforzo e una fitta lancinante al fianco le tagliò il respiro. Fu costretta a fermarsi mentre il fiato si affannava incerto, condensandosi in bianche nuvolette che si disfacevano rapide.

 

Il cielo che "minaccia pioggia" no, please :), e pure le "bianche nuvolette che si disfacevano rapide" sembra uscito da Snoopy!  :P
Qui sotto una libera interpretazione, vedi se qualche spunto ti può interessare:

Lo sforzo le bruciava le gambe e una fitta al fianco le tagliò il respiro. Fu costretta a fermarsi. L'affanno si condensava in nuvolette di fiato.

 

Il 3/11/2019 alle 17:25, Dhana ha scritto:

Assottigliò di nuovo lo sguardo verso la stradina, le gambe e i piedi doloranti che ora sembravano vincolati al terreno da un inconscio più deciso della razionalità, oltre che dalla spossatezza. 

 

Qui mi pare che gambe e piedi siano rimaste senza seguito, la frase che va da "che ora..." alla fine è un inciso. Oppure c'è un "che" in più?

libera interpretazione:

le gambe e i piedi doloranti, più che dalla spossatezza,  ora sembravano vincolati al terreno da un inconscio più potente della razionalità.

 

Il 3/11/2019 alle 17:25, Dhana ha scritto:

"Ma voglio davvero tornare?" si domandò.

 

secondo me il corsivo dovrebbe bastare, anche senza le virgolette, a far capire che si tratta di un pensiero, "si domandò" mi pare superfluo. Infatti i pensieri successivi li hai lasciati "liberi".

 

Il 3/11/2019 alle 17:25, Dhana ha scritto:

la spiazzó, nell'immediatezza e nel significato

 

non ho capito lo spiazzamento "nell'immediatezza"

 

Il 3/11/2019 alle 17:25, Dhana ha scritto:

mentre sentiva una spiacevole ombra insinuarsi nel cuore e oltrepassarne i teneri confini.

 

proverei a togliere qualche "mentre" e a sostituirlo, a seconda dei casi, con un punto, due punti, un punto e virgola. Per il mio gusto qui ci metterei i due punti:

 

così forse è troppo drammatico, ma "spiacevole" e "teneri" li eviterei:

un'ombra le oltrepassò i confini del cuore

 

 

Il 3/11/2019 alle 17:25, Dhana ha scritto:

Il suono fragoroso di un tuono la scosse.

 

un tuono per definizione fa un suono, che di solito è pure fragoroso: non basta "un tuono la scosse"? Se ci vuoi mettere altro credo che andrebbe collegato con lo stato d'animo della protagonista.

 

Il 3/11/2019 alle 17:25, Dhana ha scritto:

Sbuffó e con una certa delicatezza, dettata più dall'abitudine che dalla necessità, si riaffacció la solita vocina mentale, quella che giustificava sempre le azioni di tutti.

 

qui "dettata più dall'abitudine che dalla necessità" che cosa aggiunge? Come ti sembra così:

Sbuffó; si riaffacció la solita vocina, quella che giustificava sempre le azioni di tutti.

 

 

Il 3/11/2019 alle 17:25, Dhana ha scritto:

E prima di darsi il tempo di pensare che forse non era così, giró sui tacchi e imboccó il sentiero opposto, rientrando nel folto e confortante abbraccio del bosco.

 

La storia è piena di tanti spunti che destano curiosità in chi legge, però all'inizio era inseguita da un'ombra e qui, quando torna indietro da dove sta scappando, l'abbraccio del bosco è "confortante"? Il lettore rischia di perdersi...:)

Spero qualcosa ti possa essere utile, ciao!  E: (y)(y)!

Stefano

 

 

 

 

 

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Grazie a tutti.:) Comunque non è un incipit, anzi. In precedenza ci sono cose che fanno intendere meglio questo frammento ma ovviamente da qui non si può capire.

Adesso sono fuori e non posso rispondere in modo adeguato, stasera torno.^^

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3 ore fa, Stevesteve ha scritto:

non ho capito lo spiazzamento "nell'immediatezza"

 

Nel senso che la risposta è arriva subito, senza pensarci troppo. E' un personaggio che prima di arrivare a qualunque conclusione ci sta una vita. Quindi è come se avesse scoperto una nuova parte di sé, inedita.

 

3 ore fa, Stevesteve ha scritto:
Il 3/11/2019 alle 17:25, Dhana ha scritto:

Assottigliò di nuovo lo sguardo verso la stradina, le gambe e i piedi doloranti che ora sembravano vincolati al terreno da un inconscio più deciso della razionalità, oltre che dalla spossatezza. 

 

Qui mi pare che gambe e piedi siano rimaste senza seguito, la frase che va da "che ora..." alla fine è un inciso. Oppure c'è un "che" in più?

libera interpretazione:

In che senso senza seguito?

3 ore fa, Stevesteve ha scritto:
Il 3/11/2019 alle 17:25, Dhana ha scritto:

Sbuffó e con una certa delicatezza, dettata più dall'abitudine che dalla necessità, si riaffacció la solita vocina mentale, quella che giustificava sempre le azioni di tutti.

 

qui "dettata più dall'abitudine che dalla necessità" che cosa aggiunge? Come ti sembra così:

Sbuffó; si riaffacció la solita vocina, quella che giustificava sempre le azioni di tutti.

 

Non mi convince molto. Ma cercherò comunque una costruzione migliore.

 

4 ore fa, Stevesteve ha scritto:
Il 3/11/2019 alle 17:25, Dhana ha scritto:

E prima di darsi il tempo di pensare che forse non era così, giró sui tacchi e imboccó il sentiero opposto, rientrando nel folto e confortante abbraccio del bosco.

 

La storia è piena di tanti spunti che destano curiosità in chi legge, però all'inizio era inseguita da un'ombra e qui, quando torna indietro da dove sta scappando, l'abbraccio del bosco è "confortante"? Il lettore rischia di perdersi...:)

 

La seconda volta è confortante perché il personaggio inizia ad acquisire una consapevolezza che prima non aveva e quindi a cominciare ad abbracciare positivamente l'idea di una nuova vita.

 

Grazie per tutti i commenti, sono molto utili. :)

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Il tuo brano mi è piaciuto. Ottima la scelta del titolo, dal significato ambivalente. Nonostante la rarefazione delle informazioni, inevitabile trattandosi di un frammento di un'opera più ampia, il lettore è fornito comunque di coordinate che gli permettono non solo la comprensione di ciò che sta accadendo, ma anche l'empatia con la protagonista. Non sappiamo che caratteristiche abbia la "cosa" che insegue i personaggi, né cosa rappresenti l'Ombra; si comprende però che, mentre la prima è entità negativa, la seconda non lo è affatto, perché "sposta" la ragazza verso la consapevolezza di sé. Ho immaginato che l'ombra rappresenti ai tuoi fini un'entità significativa perché, dopo averla citata en passant qui,

Il 3/11/2019 alle 17:25, Dhana ha scritto:

mentre sentiva una spiacevole ombra insinuarsi nel cuore e oltrepassarne i teneri confini

la nomini nuovamente, personificata perché con l'iniziale maiuscola, poco oltre:

Il 3/11/2019 alle 17:25, Dhana ha scritto:

L'Ombra si agitò, aguzza e insinuante. E spinta da una forza ancora a lei sconosciuta, la spinse ad allontanare quel pensiero accomodante

In questo periodo farei attenzione a due aspetti: il meno importante riguarda la ripetizione ravvicinata spinta/spinse; il secondo, strutturale, è relativo al chiarimento logico dei soggetti: sembra (e concettualmente è ovvio che non può essere) che l'Ombra sia dapprima spinta, e poi spinga a sua volta.

 

Il 3/11/2019 alle 17:25, Dhana ha scritto:

cercò di scorgere (...) la cosa che li stava inseguendo. Non c'era nessuno.

Qui forse sostituirei "nessuno" con "niente", visto che nomini una "cosa".

 

Il 3/11/2019 alle 17:25, Dhana ha scritto:

"Ma voglio davvero tornare?" si domandò. Tutti i suoi pensieri, i sentimenti e il continuo rimuginare di quei giorni si erano infine coagulati in quell'istante. E aveva capito che la realtà era quella. E con la stessa certezza, comprendeva che era sbagliato

Qui, dopo la frase "E aveva capito che la realtà era quella", aggiungerei: ": non voleva tornare", per creare un collegamento con la domanda che la ragazza si pone poco sopra e chiarire al lettore quale sia la realtà, che altrimenti rimane sospesa. Mi auguro, ovviamente, di non aver frainteso il senso.

 

Il 3/11/2019 alle 17:25, Dhana ha scritto:

e ai problemi di tutti i giorni, sorretti, nonostante tutto, da comode infrastrutture

Qui mi domandavo se intendi "sorretti" nel senso di "confortati/sostenuti", oppure "incastrati tra, mescolati a".

 

Il 3/11/2019 alle 17:25, Dhana ha scritto:

Ma con un tono freddo, cinico e deciso

Qui eliminerei l'aggettivo di mezzo, già compreso nel primo.

 

Il 3/11/2019 alle 17:25, Dhana ha scritto:

rientrando nel folto e confortante abbraccio del bosco.

Qui non mi è chiaro il valore di "confortante": mi pare che dal bosco (anche se non è nominato) i protagonisti siano appena usciti terrorizzati. Forse l'aggettivo è riferito al nuovo senso che l'Ombra conferirà alla vita di Vanessa?
Ti segnalo, come ultima piccola cosa, l'accento sbagliato sulle vocali o/i finali, a parte un paio casi (attenzione anche a è/é).
Grazie per la piacevole lettura e un saluto, @Dhana.

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Il 8/11/2019 alle 19:00, Ippolita2018 ha scritto:

Il tuo brano mi è piaciuto. Ottima la scelta del titolo, dal significato ambivalente. Nonostante la rarefazione delle informazioni, inevitabile trattandosi di un frammento di un'opera più ampia, il lettore è fornito comunque di coordinate che gli permettono non solo la comprensione di ciò che sta accadendo, ma anche l'empatia con la protagonista.

 Grazie mille per questo commento.:) E anche per le dritte successive. Ora non posso ma domani risponderò punto per punto.^^

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Il 8/11/2019 alle 19:00, Ippolita2018 ha scritto:
Il 3/11/2019 alle 17:25, Dhana ha scritto:

L'Ombra si agitò, aguzza e insinuante. E spinta da una forza ancora a lei sconosciuta, la spinse ad allontanare quel pensiero accomodante

In questo periodo farei attenzione a due aspetti: il meno importante riguarda la ripetizione ravvicinata spinta/spinse; il secondo, strutturale, è relativo al chiarimento logico dei soggetti: sembra (e concettualmente è ovvio che non può essere) che l'Ombra sia dapprima spinta, e poi spinga a sua volta.

 

Vero, non mi ero accorta dell'uso disordinato (e ripetitivo) del verbo spingere.

 

 

Il 8/11/2019 alle 19:00, Ippolita2018 ha scritto:
Il 3/11/2019 alle 17:25, Dhana ha scritto:

"Ma voglio davvero tornare?" si domandò. Tutti i suoi pensieri, i sentimenti e il continuo rimuginare di quei giorni si erano infine coagulati in quell'istante. E aveva capito che la realtà era quella. E con la stessa certezza, comprendeva che era sbagliato

Qui, dopo la frase "E aveva capito che la realtà era quella", aggiungerei: ": non voleva tornare", per creare un collegamento con la domanda che la ragazza si pone poco sopra e chiarire al lettore quale sia la realtà, che altrimenti rimane sospesa. Mi auguro, ovviamente, di non aver frainteso il senso.

 

Nessun fraintendimento. :)

 

Il 8/11/2019 alle 19:00, Ippolita2018 ha scritto:

 

Il 3/11/2019 alle 17:25, Dhana ha scritto:

e ai problemi di tutti i giorni, sorretti, nonostante tutto, da comode infrastrutture

Qui mi domandavo se intendi "sorretti" nel senso di "confortati/sostenuti", oppure "incastrati tra, mescolati a".

 

Il senso è: i problemi ci sono, ma siccome ci sono anche tante comodità, la gente non vuole rinunciare a queste ultime e preferisce lamentarsi dei primi. Ad esempio: orribile la spazzatura in giro e dovremo tutti cercare di non inquinare e non usare la plastica, ma sono troppo comode le cose usa e getta. 

 

 

Il 8/11/2019 alle 19:00, Ippolita2018 ha scritto:
Il 3/11/2019 alle 17:25, Dhana ha scritto:

rientrando nel folto e confortante abbraccio del bosco.

Qui non mi è chiaro il valore di "confortante": mi pare che dal bosco (anche se non è nominato) i protagonisti siano appena usciti terrorizzati. Forse l'aggettivo è riferito al nuovo senso che l'Ombra conferirà alla vita di Vanessa?
Ti segnalo, come ultima piccola cosa, l'accento sbagliato sulle vocali o/i finali, a parte un paio casi (attenzione anche a è/é).
Grazie per la piacevole lettura e un saluto, @Dhana.

 

Questa è una cosa che si capirà successivamente. :)

Ok per gli accenti e per tutto il resto, che non ho quotato perché non c'era bisogno di commentarli.

Per il resto, grazie ancora. Ora cercherò di sistemare il frammento con tutte le indicazioni dei commenti qua sopra. 

Però non so poi se posso ripostare qui il frammento corretto.:hm:

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Il 3/11/2019 alle 17:25, Dhana ha scritto:

Sotto un cielo che minacciava pioggia, con gli alti alberi scossi da un vento forte, Vanessa sentiva le gambe che bruciavano sempre di più per sforzo e una fitta lancinante al fianco

 

leggerei meglio "quando una fitta lancinante al fianco"...

Il 3/11/2019 alle 17:25, Dhana ha scritto:

 

le tagliò il respiro. Fu costretta a fermarsi mentre il fiato si affannava incerto, condensandosi in bianche nuvolette che si disfacevano rapide.
Con una smorfia di dolore e un gemito soffocato, rimase sul ciglio erboso al confine con il sentiero, aguzzando la vista, continuando ad ansimare. Nella loro folle corsa verso la salvezza, gli altri l'avevano distanziata di molto.
La ragazza si voltò di scatto e cercò di scorgere, attraverso la confusa massa corvina sparsa sul volto, la cosa che li stava inseguendo.
Non c'era nessuno.
Assottigliò

meglio "aguzzò"

Il 3/11/2019 alle 17:25, Dhana ha scritto:

di nuovo lo sguardo verso la stradina, le gambe e i piedi doloranti che ora sembravano vincolati al terreno da un inconscio più deciso della razionalità, oltre che dalla spossatezza. 
E rimase lì, come sul bordo di uno strapiombo dentro cui la ragione rischiava di precipitare.
"Ma voglio davvero tornare?" si domandò.
Tutti i suoi pensieri, i sentimenti e il continuo rimuginare di quei giorni si erano infine coagulati in quell'istante. E aveva capito che la realtà era quella. E con la stessa certezza, comprendeva che era sbagliato. Come si poteva non voler tornare nel proprio mondo, dai propri cari, nella propria casa?
-Perché quello non é

 

con l'accento grave, si scrive  "è"

Il 3/11/2019 alle 17:25, Dhana ha scritto:

il mio mondo".
Era come se qualcun altro parlasse con la propria voce.

Era come se qualcun altro parlasse con la propria  sua voce (sua della voce narrante).

 

Il 3/11/2019 alle 17:25, Dhana ha scritto:

nell'immediatezza e nel significato.
Aveva desiderato tanto l'appartamento al terzo piano

virgola

 

Il 3/11/2019 alle 17:25, Dhana ha scritto:

mentre sentiva una spiacevole ombra insinuarsi nel cuore e oltrepassarne i teneri confini.

forse meglio "delicati" o "fragili", nel senso di confini indifesi

 

Il 3/11/2019 alle 17:25, Dhana ha scritto:

"Tanto, a nessuno importa di me".
E

virgola

Il 3/11/2019 alle 17:25, Dhana ha scritto:

 

prima di darsi il tempo di pensare che forse non era così

 

Ti riassumo gli altri passati remoti con accento acuto anziché grave: colpì, spostò, sbuffò, girò e imboccò.

 

 

Il 3/11/2019 alle 17:25, Dhana ha scritto:


L'Ombra si agitò, aguzza e insinuante. E spinta da una forza ancora a lei sconosciuta, la spinse ad allontanare quel pensiero accomodante come si scaccia una zanzara che ronza all'orecchio. Perché avrebbe dovuto di nuovo adeguarsi agli altri?

 

Qui io capisco che tu chiami Ombra la consapevolezza di sé, del proprio autonomo sentire, e ci sta, però... In genere è un pensiero di Luce quello che ci dà piena contezza di noi. Forse è da cambiare il termine, vedi tu...

 

Il 3/11/2019 alle 17:25, Dhana ha scritto:

 rientrando nel folto e confortante abbraccio del bosco.

 

Secondo me, qui, con queste definizioni, hai centrato il messaggio positivo della scelta della protagonista, e il fatto che abbia compiuto la scelta migliore per lei.

Brava @Dhana :rosa:

 

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@Poeta Zaza Grazie! Non mi ero accorta che avevo sbagliato tutti questi accenti gravi. XD In genere sono molto attenta ad azzeccarli quando si tratta della "e" ma evidentemente con gli altre vocali vado un po' a casaccio. Mea culpa, siccome per la grammatica italiana sono molto pignola, quindi correggetemi tutto! XD

 

Mi fa piacere che tu abbia compreso quello che volevo dire. Tutto il romanzo parla di scelte, anche se finora ho scritto solo una piccolissima parte. Siccome però il canovaccio della storia ce l'ho in mente, posso permettermi di non iniziare dall'inizio ma scrivere frammenti qua e là che poi "cucirò" assieme. Nel farlo, vengono sempre in mente nuove idee che legheranno ancor di più la trama e i personaggi. Ma io sono così: sono assolutamente incapace di scrivere dall'inizio alla fine in modo lineare.

 

Sto correggendo il pezzettino pubblicato e mi piacerebbe ripubblicarlo ma ormai inizia ad essere grande e non è più un frammento. :P E non ha la struttura giusta per essere un racconto breve. 

Magari più avanti ne metterò uno nuovo. Intanto grazie a tutti e spero che qualcun altro voglia commentare. Sono sempre avida di consigli. :)

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Ho letto con attenzione il tuo frammento di una storia più complessa e tutto sommato mi è piaciuto. 

Sono rimasto soltanto un pò deluso dal non aver individuato nessun elemento che richiamasse il fantasy, pur rendendomi conto che in così poche battute diviene un'impresa titanica riuscire a farlo.

A parte qualche errore di battitura sicuramente trascurabile, l'unico consiglio che mi sento di darti è quello di provare a rendere il tuo scrivere più semplice ed asciutto e come hai ben detto tu "Medo da D&D".

 

Ottimo lavoro e continua così.

 

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Il 3/11/2019 alle 17:25, Dhana ha scritto:

Sotto un cielo che minacciava pioggia, con gli alti alberi scossi da un vento forte, Vanessa sentiva le gambe che bruciavano sempre di più per sforzo e una fitta lancinante al fianco le tagliò il respiro. Fu costretta a fermarsi mentre il fiato si affannava incerto, condensandosi in bianche nuvolette che si disfacevano rapide.

Invece di dire cosa fa il cielo, io lo descriverei cercando di rendere la sensazione di temporale imminente. Non vedo la necessità di specificare che il vento è forte: se scuote gli alberi non può essere una brezza. Al posto di "le tagliò il respiro" metterei "le mozzò il respiro" perché suona più netto e deciso. Proseguirei con "fu costretta a fermarsi" senza aggiungere altro. 

Il 3/11/2019 alle 17:25, Dhana ha scritto:

La ragazza si voltò di scatto e cercò di scorgere, attraverso la confusa massa corvina sparsa sul volto, la cosa che li stava inseguendo.

Sostituirei "confusa" con "scomposta" e "sparsa sul volto" con "che le nascondeva il volto". Sulla "cosa" (auto, moto, fantasma...) ho qualche perplessità perché subito dopo scrivi che non c'era nessuno. E nessuno fa pensare a una persona.

 

Il 3/11/2019 alle 17:25, Dhana ha scritto:

Assottigliò di nuovo lo sguardo verso la stradina, le gambe e i piedi doloranti che ora sembravano vincolati al terreno da un inconscio più deciso della razionalità, oltre che dalla spossatezza. 

Mi riesce difficile immaginare uno sguardo che si assottiglia. Credo che intendessi qualcosa come "infilò di nuovo lo sguardo nella stradina".  Un presentimento la tratteneva dallo staccare i piedi dal suolo. Non era solo stanchezza, c'era dell'altro. Questa frase incuriosisce il lettore.

 

Il 3/11/2019 alle 17:25, Dhana ha scritto:

E rimase lì, come sul bordo di uno strapiombo dentro cui la ragione rischiava di precipitare

Metterei un punto dopo "strapiombo". Mi sembra più efficace.

Il 3/11/2019 alle 17:25, Dhana ha scritto:

Tutti i suoi pensieri, i sentimenti e il continuo rimuginare di quei giorni si erano infine coagulati in quell'istante. E aveva capito che la realtà era quella. E con la stessa certezza, comprendeva che era sbagliato. Come si poteva non voler tornare nel proprio mondo, dai propri cari, nella propria casa?

Toglierei "infine" e metterei "in un istante" al posto di "in quell'istante". Poi sintetizzerei le frasi seguenti: la sua realtà era lì. Come poteva non volerci tornare? I suoi cari, la sua casa... Il suo mondo.

Il 3/11/2019 alle 17:25, Dhana ha scritto:

Perché quello non é il mio mondo".
Era come se qualcun altro parlasse con la propria voce. Ma con un tono freddo, cinico e deciso che non le apparteneva e che la spiazzó, nell'immediatezza e nel significato.
Aveva desiderato tanto l'appartamento al terzo piano come simbolo di un'indipendenza a lungo anelata e ora si chiedeva se fosse mai stata davvero felice. E adesso che aveva l'occasione di un'altra vita, di quella vita, sapeva che non poteva rinunciarvi. Anche se andava contro il senso e gli ideali comuni. 
"Si può essere felici facendo la cosa sbagliata?"
Il significato di quella rivelazione la colpí come uno schiaffo, mentre sentiva una spiacevole ombra insinuarsi nel cuore e oltrepassarne i teneri confini.

Sostituirei "propria" con "sua". Poi alleggerirei un po' le frasi. Ma questo è solo e unicamente il mio gusto personale.

Era mai stata veramente felice in quell'appartamento al terzo piano? L'aveva voluto così tanto e così a lungo, come si desidera l'indipendenza. Ma ora si domandava: perché rinunciare a una vita diversa, anche a costo di fare la cosa sbagliata?

L'ombra della paura di un "sì" le si insinuò nel cuore.

Il 3/11/2019 alle 17:25, Dhana ha scritto:

Il suono fragoroso di un tuono la scosse.

Spostó lo sguardo verso il punto in cui erano scomparsi i suoi amici. O quelli che la propria ingenuità aveva reputato tali. Nessuno si era accorto di lei, nessuno era tornato indietro a cercarla e a vedere cosa fosse successo. Sbuffó e con una certa delicatezza, dettata più dall'abitudine che dalla necessità, si riaffacció la solita vocina mentale, quella che giustificava sempre le azioni di tutti.
"Erano troppo impegnati a scappare, avevano paura e vogliono tornare a casa."
L'Ombra si agitò, aguzza e insinuante. E spinta da una forza ancora a lei sconosciuta, la spinse ad allontanare quel pensiero accomodante come si scaccia una zanzara che ronza all'orecchio. Perché avrebbe dovuto di nuovo adeguarsi agli altri?
"E perché mai gli altri non potrebbero adeguarsi a me, tanto per cambiare?

D'improvviso, il fragore di un tuono la riportò al punto in cui i suoi amici erano scomparsi. Nessuno si era accorto della sua assenza, nessuno era tornato a cercarla. Sbuffò di delusione. Poi li giustificò, ancora una volta. La paura, la fretta, la voglia di tornare a casa...

L'arrivo dell'Ombra scacciò il fastidioso ronzio di quei pensieri.

E così via con lo svolgersi del racconto. La consapevolezza di trovarsi intrappolati in una storia che non è la propria può rivelarsi destabilizzante o salvifico.  Chissà che il medaglione non tragga d'impaccio la protagonista...

 

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