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Aporema Edizioni

Tutto quello che NON avreste voluto sapere su Amazon - Capitolo 2 - Il geniale algoritmo

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Ok, chiedo perdono.

 

Sì, ma una volta attivato vendi tante copie al giorno e capita che qualcuno compri al cartaceo o anche l'audiolibro. Il meccanismo si perpetua, molti autori lo hanno fatto. Sono presenti su questo forum e su facebook. Non dico nomi, per riconoscerli bisogna vedere ciò. Non ci vuole Sherlock Holmes.

 

1) Hanno 200-400 recensioni positive su Amazon (false)

2) Hanno 50-100 recensioni negative dove la gente si lamenta dicendo : "Sono stato ingannato dalle tante recensioni positive"

3) Hanno meno di 50 recensioni su Anobii e Goodreads. I conti non tornano.

4) Vendono anche 1000-3000 libri al mese. 2000 euro mese.

5) Hanno pochi followers, nessuna tv locale o quotidiano parla seriamente di loro.

6) Nessuno li ama veramente, ma vendono a gran quantità.

 

Questa è la realtà Aporema, lo fanno sia i self publishers sia autori presso piccole case editrici. Inoltre c'è gente che lo fa per bussiness. Potete vedere i video di Munzù, Emeka, Big Luca su youtube. Queste sono alcune delle strategie usate per attivarlo. 

 

E' difficile che un buon testo, anche con grande marchio, lo attivi. Nemmeno chi sul forum ha pubblicato con Mondadori o altre grandi case editrici lo ha attivato. Parlate con loro, se non ci credete. 

 

Tutto ciò deve solo far indignare e aprire gli occhi.

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19 minuti fa, Il Figlio del Drago ha scritto:

Tutto ciò deve solo far indignare e aprire gli occhi.

C'è del vero in quello che dici e conosco diversi autori indie che fanno buoni numeri alimentando l'algoritmo Amazon ricorrendo a quei mezzi. Tuttavia, mi è venuto in mente Brian Epstein, il manager dei Beatles. Epstein agli albori della carriera dei Fab Four pagava decine di ragazze perché strillassero ininterrottamente durante le esibizioni dei quattro di Liverpool e ha continuato a farlo finché il fenomeno non ha iniziato a diffondersi per emulazione, senza più il bisogno di pagare chicchessia. Di aneddoti simili ne potrei citare altri, ma mi fermo qui, il senso credo sia chiaro. Ora, mi sto interrogando seriamente: davvero dobbiamo indignarci davanti a un autore che con i propri mezzi decide di ricorrere ai mezzi che hai descritto? Mi prenderò un po' di tempo per trovare una risposta, non mi sembra così ovvia.

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2 ore fa, Ace ha scritto:

C'è del vero in quello che dici e conosco diversi autori indie che fanno buoni numeri alimentando l'algoritmo Amazon ricorrendo a quei mezzi. Tuttavia, mi è venuto in mente Brian Epstein, il manager dei Beatles. Epstein agli albori della carriera dei Fab Four pagava decine di ragazze perché strillassero ininterrottamente durante le esibizioni dei quattro di Liverpool e ha continuato a farlo finché il fenomeno non ha iniziato a diffondersi per emulazione, senza più il bisogno di pagare chicchessia. Di aneddoti simili ne potrei citare altri, ma mi fermo qui, il senso credo sia chiaro. Ora, mi sto interrogando seriamente: davvero dobbiamo indignarci davanti a un autore che con i propri mezzi decide di ricorrere ai mezzi che hai descritto? Mi prenderò un po' di tempo per trovare una risposta, non mi sembra così ovvia.

Considerato tutto ciò, sembra proprio che saper scrivere, inventarsi un romanzo che scorre e invoglia il lettore, sia all'ultimo posto nella graduatoria di quello che conta per avere successo. Questi sono i tempi, l'algoritmo impera sovrano e sa ormai come fare per scrivere direttamente un libro. Quando avrà imparato a fare a meno degli umani, troverà il modo di eliminarne la razza, che ormai rappresenterà solo un peso e un limite per l'intelligenza artificiale. Potrei farne un romanzo del genere fanta-distopico, ma non sarei il primo ad avere l'idea e poi, non avendo la capacità di auto promuovermi nei modi indicati, nessuno mi comprerebbe. Credo che presto mi ritirerò a fare l'eremita sul cocuzzolo di un monte, in compagnia del mio cane, al quale potrò leggere i miei libri: mi guarderà con aria attenta e mi darà l'illusione di essere finalmente apprezzato.

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3 minuti fa, cheguevara ha scritto:

Sembra proprio che saper scrivere, inventarsi un romanzo che scorre e invogli il lettore, sia all'ultimo posto nella graduatoria di quello che conta per avere successo.

Al contrario: quello è e resta al primo posto. Un autore avveduto la sa.

Epstein ha investito sui Beatles perché erano dei grandi autori, non ha gettato soldi dalla finestra a casaccio.

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14 minuti fa, Ace ha scritto:

Al contrario: quello è e resta al primo posto. Un autore avveduto la sa.

Epstein ha investito sui Beatles perché erano dei grandi autori, non ha gettato soldi dalla finestra a casaccio.

Certo che sì: scherzavo (ma non troppo). Non voglio andare OT, anche perché l'argomento è stato trattato in altra discussione. Tornando ad Amazon, siamo in presenza di una delle tante multinazionali che, anche grazie alla globalizzazione, monopolizzano i mercati. Possiamo non esserne contenti, ma dobbiamo comunque subire. Ben vengano quelli in grado di fregare l'algoritmo. Gli altri, quelli che non sanno o non possono creare l'effetto pecora, possono sempre scegliere tra l'intrupparsi nel gregge o salire sul cocuzzolo (non il mio, ché non c'è posto).

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7 ore fa, Il Figlio del Drago ha scritto:

1) Hanno 200-400 recensioni positive su Amazon (false)

 

Conosci https://reviewmeta.com/ ?

Mi è capitato di trovare autori, autopubblicati ma non solo, con il 50-80% di recensioni sospette, sul sito americano così come su quello italiano.

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Il 13/11/2019 alle 13:03, Il Figlio del Drago ha scritto:

Tutto ciò deve solo far indignare e aprire gli occhi.


Ti dico come la penso: chi se ne frega. (Non è un attacco a te, è un pensiero generale.)
Capisco quanto dici, ma se si scrive per avere successo, allora sarebbe più intelligente provare a ottenerlo con attività più redditizie.

 

In scrittura, oserei dire soprattutto in scrittura, conta il viaggio, mai la meta. 

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4 ore fa, s3nzanom3 ha scritto:


Ti dico come la penso: chi se ne frega. (Non è un attacco a te, è un pensiero generale.)
Capisco quanto dici, ma se si scrive per avere successo, allora sarebbe più intelligente provare a ottenerlo con attività più redditizie.

 

In scrittura, oserei dire soprattutto in scrittura, conta il viaggio, mai la meta. 

 

Sono d'accordo con te. Ma chi se ne frega se ci sono autori self o di CE che spendono migliaia di euro il mese per autocomprarsi i libri.

 

Se hanno tutti quei soldi da regalare ad Amazon cavolacci loro. Soprattutto quando scopri che vendere è possibile senza rimetterci soldi o imbrogliare. Poi, chiaro se uno si aspetta di vendere milioni di copie e diventare King resta deluso, ma le tue migliaia di copie sono vendibili senza nemmeno grossi sforzi. Serve un buon libro, una buona copertina e un po' di ads su fb a 1 o 2 euro al giorno.

 

Amazon è un buco nero di comportamenti questionabili e prodotti farlocchi? Eh, non posso dire di no. Soprattutto Amazon Italia è da mani nei capelli. Ma ancora... chi se ne frega!!! Ci volete dire che le CE italiane, anche le più grandi, sono linde e pulite? XD Sappiamo tutti di no, anche se a tanti fa comodo dire e pensare il contrario.

 

 

 

 

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Beh, ai tempi dei Flinstones si pagavano profumatamente critici letterari, si dichiaravano dati di vendite fantasma, si creava passaparola con sotterfugi e poi la creatura, anzi, il Frankenstein, correva solo.

Chi ha studiato commercio lo sa bene: si chiama spirito emulativo, esattamente come si diceva riguardo ai Beatles. È anche per questo che non stravedo più di tanto per i blasonatissimi autori da best seller, spesso dietro si nascondono campagne di marketing violente ed editing studiato a tavolino in base alle logiche del mercato e non al miglioramento del testo stesso. Amazon è una piattaforma gigantesca, scorrono miliardi, è normale che sia una jungla come suggerisce il nome. Io mi scandalizzerei di meno per commenti farlocchi e algoritmi misteriosi, piuttosto mi inquieta che in tv vadano sempre i soliti tritacarte a mostrarci il loro ultimo lavoro "originalissimo", li c'è poco mistero e tanta voglia di prendere per i fondelli il lettore medio.

 

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@Folletto Sono d'accordo.

Giusto per fare un esempio recentissimo: Massimo Gramellini, editorialista del Corriere della Sera, è rimasto per tre o quattro giorni di seguito in homepage sul sito del Corriere con la sua ultima fatica letteraria. In grande, come le notizie più importanti della giornata. Provate a fare il conto di quanto costerebbe a un comune mortale un lancio simile (se fosse possibile acquistarlo, cosa che non è). Non mi interessa neanche sapere se il libro vale qualcosa o meno. Invece, mi indigna il fatto che questo tizio venderà migliaia e migliaia di copie di default, a prescindere dalla qualità del testo, e senza sforzo alcuno. Con una distorsione della concorrenza lampante. [Al momento il libro si trova al n. 20 della classifica generale di Amazon, n. 1 nelle varie categorie in cui è registrato. Tra cui la categoria "Storia della letteratura e critica letteraria". Solo che l'opera non ha niente a che vedere con questa categoria, quindi siamo di fronte al classico trucchetto di scegliere una categoria minuscola per mantenere la targhetta di bestseller il più a lungo possibile. Complimenti alla CE Solferino, che si comporta come un self publisher qualunque.]

 

P.S. La compagna di vita di Gramellini è Simona Sparaco, l'autrice che ha vinto la prima edizione del Premio DeA Planeta e i relativi 150.000 euro, di cui sicuramente aveva un gran bisogno. Gli affari è bene che rimangano in famiglia.

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@L'antipatico hai ragione da vendere.

Difatti i sotterfugi adottati dalle piccole ce o dai self su Amazon sono poco più che un petardo. In confronto a loro, i grandi autori main stream mettono in campo una nave contraerei.

Ma la cosa più fastidiosa è l'impenetrabilità del mercato che conta, come giustamente suggerisci: o sei qualcuno o amico di qualcuno, oppure ti rimangono le briciole e lo sbattimento suicida su Amazon (con il rischio concreto di rimetterci soldi per drogare l'algoritmo). 

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