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Max Friedmon

Tutto procede secondo i piani

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- commento -

 

Cosa dice sempre un ascensore? Tutto procede secondo i piani... La freddura gli torna in mente ogni volta che prende un ascensore. Gli piacciono gli ascensori: filano verso la meta senza perdere tempo, sono asettici e impersonali, non gli interessa chi sei, da dove vieni, cosa pensi del mondo... a loro basta che schiacci il pulsante e aspetti. Lui lavora così: non gl'interessa se la persona che lo paga sia bianca o nera, alta o bassa, uomo o donna. Basta che paghi e lui procede con il piano. Va dove deve andare, ammazza chi deve ammazzare e se ne torna a casa. Asettico e impersonale, come un ascensore.

Dicono che fare le scale faccia bene alla salute e probabilmente è vero, ma nel suo lavoro è il contrario: se incontri una persona sulle scale del palazzo dove vivi la guardi con più attenzione che in ascensore. Di solito solo chi abita nel condominio fa le scale; conosce il territorio, lo attraversa senza remore. Chi non è indigeno prende l'ascensore: magari ti saluta con educazione ma senza sbottonarsi, difficilmente ti resta impresso. Ed essere anonimi è una delle regole basilari del suo lavoro.

Quel palazzo poi è l'ideale: non ha portineria, non ha telecamere di sicurezza, ha sia uffici sia abitazioni quindi può essere percorso da chiunque, condomino, lavoratore, cliente, fattorino... Otto piani di varia umanità.

Il tizio al settimo ha appena lasciato questa valle di lacrime senza troppe resistenze (non è un sadico, gli spiace sbrigare il lavoro in maniera rapida e pulita) e ora l'ascensore lo sta portando al piano terra. È un modello antico, solido, senza orride musichette di sottofondo. Uno specchio a muro, tracce di cicche sul pavimento, una porta a soffietto che si chiude quando parte e si apre quando arriva.

Si accorge subito che qualcosa non va. L'ascensore si è fermato, ma la porta non si apre. Il cerchietto metallico del bottone del terzo piano è illuminato di rosso, ma lui è sicuro di aver schiacciato T. Prova a forzare la porta di cabina, ma non succede niente. Si è guastato. L'ascensore si è guastato. Forse è al terzo piano o forse quella luce non significa niente ed è fermo chissà dove. Inutile riprovarci: anche se riuscisse ad aprire la porta si troverebbe davanti un muro di cemento.

Un altro schiaccerebbe il pulsante giallo di allarme o chiamerebbe il numero dell'assistenza con il cellulare, ma lui non può. A parte che quando lavora non porta con sé il cellulare (il telefonino lascia tracce come una lumaca con la sua bava), non può nemmeno schiacciare quel lurido tasto. E se mentre aspetta il tecnico qualcuno scopre il cadavere al settimo piano? Mettiamo anche che lo liberino prima della “macabra scoperta”, come dicono i cattivi giornalisti. Sarebbe costretto a uccidere il tecnico e anche altri eventuali testimoni... complicazioni, quelle che lui odia.

A quanto pare c'è poco da fare: è prigioniero di quel cubicolo scalcinato. Si appoggia a una parete, sospira e gli viene in mente il titolo di un vecchio film francese, Ascensore per il patibolo.

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Ciao Max, ho visto che eri senza commenti e ho pensato di passare a leggerti e lasciati le mie impressioni.

 

Il 1/11/2019 alle 22:13, Max Friedmon ha scritto:

Cosa dice sempre un ascensore? Tutto procede secondo i piani...

Ho riso. Però se la dovessi raccontare sarebbe:

"Sai cosa dice sempre un'ascensore?"

Il 1/11/2019 alle 22:13, Max Friedmon ha scritto:

ogni volta che prende un ascensore

per non ripetere potresti dire: "che ne prende uno". Visto che poi ripeti ancora "ascensori".

Il 1/11/2019 alle 22:13, Max Friedmon ha scritto:

cosa pensi del mondo...

toglierei i puntini e metterei un punto fisso.

Il 1/11/2019 alle 22:13, Max Friedmon ha scritto:

Lui lavora così

Anche lui lavora così.

 

Il 1/11/2019 alle 22:13, Max Friedmon ha scritto:

Va dove deve andare, ammazza chi deve ammazzare e se ne torna a casa. Asettico e impersonale, come un ascensore.

Tutto il paragone mi è piaciuto moltissimo. Bravo.

 

Il 1/11/2019 alle 22:13, Max Friedmon ha scritto:

se incontri una persona sulle scale del palazzo dove vivi la guardi con più attenzione che in ascensore. Di solito solo chi abita nel condominio fa le scale; conosce il territorio, lo attraversa senza remore.

Questa è un'affermazione opinabile ma funzionale al racconto quindi la accetto.

 

Il 1/11/2019 alle 22:13, Max Friedmon ha scritto:

(il telefonino lascia tracce come una lumaca con la sua bava),

la bava elettronica, bravo.

 

Il 1/11/2019 alle 22:13, Max Friedmon ha scritto:

E se mentre aspetta il tecnico qualcuno scopre il cadavere al settimo piano?

questo, unito al fatto che non credo che le scale le facciano principalmente gli autoctoni, non mi fa credere possibile che un assassino prenda l'ascensore: troppo poco sicuro. Io non lo farei mai.

Il 1/11/2019 alle 22:13, Max Friedmon ha scritto:

sospira e gli viene in mente il titolo di un vecchio film francese, Ascensore per il patibolo.

Il racconto finisce sospeso ma dall'ultima frase fai intuire che non finirà bene. Mi è piaciuto.

 

Ho adorato tutto il paragone ascensore-assassino, molto ben costruito, potresti inserirlo con un ottimo effetto dentro un racconto di più ampio respiro. Come ti dicevo non ho trovato molto realistica tutta la situazione del blocco dell'ascensore.

Qualche cosetta formale da sistemare ma per il resto è ben condotto.

 

A rileggerti e Buon Natale.

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Ciao, @Max Friedmon, bentrovato. :)

 

Mi sono imbattuto nel tuo testo, breve e compatto, ed è stato facile passare dal leggere la prima riga al proseguire fino all’ultimo punto.

 

Credo che tu abbia trovato un parallelismo originale tra l’ascensore e l’assassino, mi hai convinto e divertito, in un certo senso, proprio perché è arrivato inatteso, spiazzante, quelle cose che leggi e ti chiedi “caspita, come ho fatto a non pensarci mai?” e ti ritrovi ad ammirare la capacità di pensare lateralmente da parte dell’autore, in questo caso tu.

Credo che nel complesso il testo funzioni anche in virtù della scelta di mantenerlo compatto, senza fronzoli e dettagli, e in tal senso forse potresti pensare, per esempio, di eliminare quei puntini sospensivi, che usi in un paio di occasioni e che non trovo granché necessari. Nel testo c’è una certa “freddezza” di fondo, che può essere in linea rispetto al protagonista e  al suo mestiere, tuttavia questo può anche rappresentare il limite più evidente del racconto, che rischia di passare in maniera fin troppo asettica (proprio come l’ascensore e il sicario) anche nella mente del lettore.

 

In quest’ottica, posso suggerirti di provare a sfruttare questo testo come idea in nuce da sviluppare in una forma racconto più esaustiva, che metta in evidenza una situazione più chiara e immersiva, in modo da empatizzare (anche in modo negativo) col protagonista e ritrovarsi spaesato con lui nell’ascensore bloccato, accadimento che in questa versione passa un po’ così, non troppo sentito, così come i suoi pensieri rispetto alle conseguenze di quell’evento, che forse mi suonano un po’ tirate.

 

Quindi, qualora tu decidessi di rimetter mano al tuo testo e di sfruttarne appieno le potenzialità narrative, il mio suggerimento è di puntare su una costruzione di una scena drammatica più consistente, più ricca di dettagli, più completa a tutti i livelli. Ma bada, questo se e soltanto se a te interessa farlo. Se invece ti ritieni soddisfatto di questa istantanea, un po’ ironica un po’ amara, allora puoi tranquillamente tenerla per ciò che è, ovvero una immagine interessante e che nella sua brevità risulta ficcante e diretta.

 

Come sempre, l’invito è quello di sfruttare ciò che può interessarti ed esserti utile, e di scartare ogni segnalazione o suggerimento non in linea coi tuoi obiettivi.

 

A rileggerti!

 

 

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ciao @Thea e @Cerusico scusate il ritardo, ma per motivi vari vengo di rado di queste parti. Grazie per gli apprezzamenti e i suggerimenti. Il racconto nasce come storia a sé stante, quindi non avrà ulteriori sviluppi. Alla prossima 

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