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simone volponi

[H2019] Bloody Pierino

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commento

 

Traccia 5: una voce nel buio.

 

 

Era una notte buia e tempestosa. Non cominciano così le migliori storie dell’orrore?

A Darri l’orrore iniziò proprio una notte, quella di Halloween, dove l’autunno aveva iniziato a fare sul serio e la pioggia scendeva fitta. Un pallone rotolava sull’asfalto, ogni tanto si bloccava in una pozzanghera, ma veniva subito liberato con un calcio. Dietro il pallone correva Giulio, sette anni, infagottato in un impermeabile giallorosso. Tirava calci al pallone e tirava tardi fuori casa, visto che erano le dieci. Aveva pregato la mamma di lasciarlo uscire per fare due tiri, e suo fratello Ric gli aveva addirittura passato il Super Tele con cui giocava con gli amici.

Ragazzi più grandi. Al pensiero, Giulio sentiva il cuore gonfio di una gioia immensa.

«Ecco, il numero dieci corre sulla fascia, salta un difensore, un altro…» Giulio correva e calciava lungo Via Moro. «È da solo in area, prova il suo fantastico pallonetto…»

Un tiro troppo forte e il pallone si alzò in aria, si staccò dallo spruzzo d’acqua sollevato dal piede di Giulio, tracciò un arco e superò un cancello.

Quel cancello. Il cancello della scuola abbandonata.

«Oh, no!» esclamò Giulio, poi si avvicinò alle sbarre.

Oltre c’era il buio. Un buio che nessun lampione rischiarava. Dietro quelle sbarre arrugginite sembrava esserci il vuoto, e il pallone ne fu come inghiottito. Eppure Giulio lo sentì rimbalzare una, due, tre volte, con una strana eco.
Il ragazzino rimase fermo a un paio di metri dal cancello, indeciso. Pensò di girare i tacchi e tornarsene a casa, ma avrebbe dovuto dire a Ric che gli aveva perso il pallone. Si sarebbe arrabbiato.

Però il fratello poteva andare a riprenderlo il giorno dopo, con la luce, e lo avrebbe perdonato. Sì, non era successo nulla di grave. E poi meglio lasciare ai grandi il compito di scavalcare quel cancello ed entrare nella scuola abbandonata.

Giulio stava per voltarsi e correre a casa quando una voce lo chiamò.

«Ehi, Giulio, non lo vuoi il tuo pallone?»
Era una voce nasale, allegra. Giulio si avvicinò al cancello e intravide una figura con un grande fiocco rosso cosparso di pallini bianchi. Si avvicinò di più, e la figura sbucò dal buio. Vestiva un grembiule da scuola, di quelli che si usavano alle elementari, con un ampio colletto bianco, e sulla testa un berretto anch’esso blu con in cima un pom pom rosso. Da sotto il cappello spuntavano dei ciuffi scompigliati. Aveva la faccia lunga, simpatica, col naso grande. Solo a Giulio sembrava più il volto di un adulto che di un coetaneo.

«Allora, Giulio, rivuoi il tuo pallone? Ce l’ho io» disse l’uomo col grembiule, e mostrò a Giulio il pallone, lo teneva tra le mani.

«Sì, grazie signore» fece Giulio. «Me lo può passare da sopra il cancello?»

Il faccione dell’uomo col grembiule si rattristò.

«Oh, io speravo di fare due tiri con te, Giulio» disse.

Giulio non rispose.

«Non ti va di fare due tiri con me?» continuò l’uomo col grembiule. «E con gli altri. Ci sono tanti bambini, qui, e a tutti piace giocare a pallone.»

«Sì, ma è tardi adesso» disse Giulio, timido.

L’uomo oltre il cancello fece una smorfia simpatica. A Giulio scappò una risata.

«Ti fanno ridere le smorfie, Giulio?» chiese l’uomo.

«Sì» sorrise Giulio.

L’uomo ne fece un’altra, contrasse la faccia come fosse di gomma. Giulio rise.

«Ahah ahah aaahaaahaaahaaah!» rise l’uomo.

Una risata contagiosa che trascinò l’umore di Giulio, lo fece avvicinare alle sbarre del cancello.

«Se vieni a giocare cinque minuti con noi ti divertirai» disse l’uomo col grembiule. «Allora? Vuoi venire a giocare con noi.»

Giulio ci pensò su, poi scosse la testa.

«Oh» si rattristò l’uomo. «Non vuoi giocare con noi…»

«È tardi, mamma mi ha detto di non fare tardi.»

«Giusto, molto giudiziosa tua madre…»

«Può ridarmi il pallone, ora?»

«Col fischio o senza?» chiese l’uomo.

Giulio si corrucciò, confuso.

«Il pallone» spiegò l’uomo col grembiule. «Devo ridartelo con fischio o senza?»

«Con» disse Giulio.

L’uomo col grembiule aprì un poco la bocca, piegò la lingua sul palato e fischiò. Giulio si sentì subito intorpidire, ebbe un capogiro, il fischio gli riecheggiò in testa e sentì un sonno improvviso chiudergli gli occhi. Scivolò in avanti, si aggrappò alle sbarre del cancello per cercare di non cadere, si accasciò con la faccia tra due sbarre e vide l’espressione dell’uomo farsi malvagia. Gli occhi brillarono di una luce rossa, e l’uomo col grembiule spalancò la bocca in modo atroce, snudando due schiere di zanne aguzze. Giulio tentò di urlare, ma il fischio ancora riecheggiava e lo intorpidiva.

Le zanne gli si conficcarono in faccia, aprendo la carne in profondità. Il sangue schizzò e finì nell’acqua piovana che scorreva in un rigagnolo. L’uomo col grembiule scosse il capo per sbranare, e con uno schiocco umidiccio staccò gli occhi, il naso e il labbro superiore di Giulio.

Il ragazzino crollò schiena a terra, le ossa spuntavano tra la faccia squartata. Si sentì la risata del mostro col grembiule.

«Ahah ahah aaahaaahaaahaaah!»

Poi due mani afferrarono Giulio per le caviglie e lo trascinarono oltre il cancello.

 

 

“I tuoi occhi sono fari abbaglianti e io ci sono davanti.”

Rachele pedalava e si ripeteva in testa i versi letti in un biglietto. Li aveva scritti Ric, ne era certa.

Povero Ric, con il fratello scomparso nel nulla stava passando un periodo terribile. Rachele era romantica e pensava che l’amore curava tutto. Se Ric era innamorato di lei – e lo era – allora poteva trovare un po’ di gioia dopo tanta sofferenza.

A lei piaceva Ric, con quelle distonie neurovegetative che lo impacciavano a scuola e lo rendevano unico. Quella poesia era il primo passo, e Rachele già si vedeva accanto a lui, a mettergli cinque gocce sotto la lingua quando Ric aveva un crollo nervoso.

Poi c’era quell’assurda convinzione di Ric: suo fratello se l’era preso il mostro in grembiule di Darri. Pierino.

Che tenero.

Sentiva le farfalle nello stomaco e pedalava felice verso casa. Una volta rientrata corse in camera, tirò fuori dalla tasca il biglietto e rilesse la poesia. Si lasciò cadere sul letto.

«Ric» sussurrò, e baciò il foglio.

La pancia cominciò a formicolarle. Poi fu come se una moltitudine di piccoli oggetti pruriginosi le rimbalzasse contro le pareti dello stomaco. Le mancò di colpo il fiato, sentì quelle cose risalire dallo stomaco fino alla gola, e restare lì… a dibattersi.

Rachele corse in bagno, scoperchiò il water, si piegò per vomitare. Fu scossa dai conati, sentì la gola occlusa. Si cacciò due dita in bocca per sforzarsi di vomitare, e sentì delle zampe. Erano lì, aggrappate alla gola, si agitavano. Rachele soffocava, pregò Dio di aiutarla, le gambe cedettero ma riuscì a sputare… una farfalla. La vide cadere e svolazzare nel water, poi risalire verso il suo viso.

Rachele si buttò a sedere sul pavimento e si sentì di nuovo soffocare. Il formicolio nello stomaco era insopportabile, dentro di lei c’erano insetti che si dibattevano e risalivano fino alla trachea. Si girò a pancia sotto, le lacrime agli occhi, e sputò un’altra farfalla, poi un’altra ancora. Ne era piena.

«Ahah ahah aaahaaahaaahaaah!»

Una risata acuta riecheggiò nel bagno.

«Eccole le tue farfalle nello stomaco» disse una voce cupa. «Sono per il tuo Ric Ric! Ahah ahah aaahaaahaaah!»

Rachele si alzò, piena di panico, incapace di urlare perché la gola si contraeva e la lingua era rigida. Sentiva le zampette e le ali delle farfalle chiuderle le vie respiratorie. Si aggrappò al lavandino, con le dita infilate in bocca e versi graffianti cercò di rigettarle. Ne uscirono tante, ma dentro di lei sembravano non finire mai.

Dallo scolo del lavandino vide spuntare qualcosa di peloso e rosso. Un pom pom e la punta di un berretto.

Rachele crollò, schiena sul pavimento rimase a bocca aperta. Le farfalle risalivano dal suo stomaco ed emergevano dalla sua gola per volare libere. Rachele aveva smesso di respirare, i suoi occhi sgranati fissavano il soffitto pieni di sorpresa.

La risata, furba e maligna, si allontanò verso le profonde oscurità.

«Ahah ahah aaahaaahaaah!»

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46 minuti fa, simone volponi ha scritto:

Era una notte buia e tempestosa. Non cominciano così le migliori storie dell’orrore?

A Darri l’orrore iniziò proprio una notte, quella di Halloween, dove l’autunno aveva iniziato a fare sul serio e la pioggia scendeva fitta. Un pallone rotolava sull’asfalto, ogni tanto si bloccava in una pozzanghera, ma veniva subito liberato con un calcio. Dietro il pallone correva Giulio, sette anni, infagottato in un impermeabile giallorosso. Tirava calci al pallone e tirava tardi fuori casa, visto che erano le dieci. Aveva pregato la mamma di lasciarlo uscire per fare due tiri, e suo fratello Ric gli aveva addirittura passato il Super Tele con cui giocava con gli amici.

Ragazzi più grandi. Al pensiero, Giulio sentiva il cuore gonfio di una gioia immensa.

«Ecco, il numero dieci corre sulla fascia, salta un difensore, un altro…» Giulio correva e calciava lungo Via Moro. «È da solo in area, prova il suo fantastico pallonetto…»

Un tiro troppo forte e il pallone si alzò in aria, si staccò dallo spruzzo d’acqua sollevato dal piede di Giulio, tracciò un arco e superò un cancello.

Quel cancello. Il cancello della scuola abbandonata.

«Oh, no!» esclamò Giulio, poi si avvicinò alle sbarre.

Oltre c’era il buio. Un buio che nessun lampione rischiarava. Dietro quelle sbarre arrugginite sembrava esserci il vuoto, e il pallone ne fu come inghiottito. Eppure Giulio lo sentì rimbalzare una, due, tre volte, con una strana eco.
Il ragazzino rimase fermo a un paio di metri dal cancello, indeciso. Pensò di girare i tacchi e tornarsene a casa, ma avrebbe dovuto dire a Ric che gli aveva perso il pallone. Si sarebbe arrabbiato.

Però il fratello poteva andare a riprenderlo il giorno dopo, con la luce, e lo avrebbe perdonato. Sì, non era successo nulla di grave. E poi meglio lasciare ai grandi il compito di scavalcare quel cancello ed entrare nella scuola abbandonata.

Giulio stava per voltarsi e correre a casa quando una voce lo chiamò.

«Ehi, Giulio, non lo vuoi il tuo pallone?»
Era una voce nasale, allegra. Giulio si avvicinò al cancello e intravide una figura con un grande fiocco rosso cosparso di pallini bianchi. Si avvicinò di più, e la figura sbucò dal buio. Vestiva un grembiule da scuola, di quelli che si usavano alle elementari, con un ampio colletto bianco, e sulla testa un berretto anch’esso blu con in cima un pom pom rosso. Da sotto il cappello spuntavano dei ciuffi scompigliati. Aveva la faccia lunga, simpatica, col naso grande. Solo a Giulio sembrava più il volto di un adulto che di un coetaneo.

«Allora, Giulio, rivuoi il tuo pallone? Ce l’ho io» disse l’uomo col grembiule, e mostrò a Giulio il pallone, lo teneva tra le mani.

«Sì, grazie signore» fece Giulio. «Me lo può passare da sopra il cancello?»

Il faccione dell’uomo col grembiule si rattristò.

«Oh, io speravo di fare due tiri con te, Giulio» disse.

Giulio non rispose.

«Non ti va di fare due tiri con me?» continuò l’uomo col grembiule. «E con gli altri. Ci sono tanti bambini, qui, e a tutti piace giocare a pallone.»

«Sì, ma è tardi adesso» disse Giulio, timido.

L’uomo oltre il cancello fece una smorfia simpatica. A Giulio scappò una risata.

«Ti fanno ridere le smorfie, Giulio?» chiese l’uomo.

«Sì» sorrise Giulio.

L’uomo ne fece un’altra, contrasse la faccia come fosse di gomma. Giulio rise.

«Ahah ahah aaahaaahaaahaaah!» rise l’uomo.

Una risata contagiosa che trascinò l’umore di Giulio, lo fece avvicinare alle sbarre del cancello.

«Se vieni a giocare cinque minuti con noi ti divertirai» disse l’uomo col grembiule. «Allora? Vuoi venire a giocare con noi.»

Giulio ci pensò su, poi scosse la testa.

«Oh» si rattristò l’uomo. «Non vuoi giocare con noi…»

«È tardi, mamma mi ha detto di non fare tardi.»

«Giusto, molto giudiziosa tua madre…»

«Può ridarmi il pallone, ora?»

«Col fischio o senza?» chiese l’uomo.

Giulio si corrucciò, confuso.

«Il pallone» spiegò l’uomo col grembiule. «Devo ridartelo con fischio o senza?»

«Con» disse Giulio.

L’uomo col grembiule aprì un poco la bocca, piegò la lingua sul palato e fischiò. Giulio si sentì subito intorpidire, ebbe un capogiro, il fischio gli riecheggiò in testa e sentì un sonno improvviso chiudergli gli occhi. Scivolò in avanti, si aggrappò alle sbarre del cancello per cercare di non cadere, si accasciò con la faccia tra due sbarre e vide l’espressione dell’uomo farsi malvagia. Gli occhi brillarono di una luce rossa, e l’uomo col grembiule spalancò la bocca in modo atroce, snudando due schiere di zanne aguzze. Giulio tentò di urlare, ma il fischio ancora riecheggiava e lo intorpidiva.

Le zanne gli si conficcarono in faccia, aprendo la carne in profondità. Il sangue schizzò e finì nell’acqua piovana che scorreva in un rigagnolo. L’uomo col grembiule scosse il capo per sbranare, e con uno schiocco umidiccio staccò gli occhi, il naso e il labbro superiore di Giulio.

Il ragazzino crollò schiena a terra, le ossa spuntavano tra la faccia squartata. Si sentì la risata del mostro col grembiule.

«Ahah ahah aaahaaahaaahaaah!»

Poi due mani afferrarono Giulio per le caviglie e lo trascinarono oltre il cancello.

Questo, ma tu lo sai, lo ha già scritto King ma con autentico stile.

Rileggerlo trasformato, mi Ha spaventato e angosciato moltissimo. Hei centrato in pieno la traccia. La tensione si poteva tagliare con un coltello mentre ti leggevo. Sei bravissimo e ti lovvo motissimo come autore. Continua a scrivere così. Non vedo l'ora di leggere i tuoi racconti.   ;)

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Molto interessante, @simone volponi , mi hai incuriosito non poco, soprattutto nell'immaginarmi i tuoi intenti. Inutile dire che hai voluto prendere un paio di parti iconiche di IT , giocarci, abusarne e, rimodellarle... Inizialmente pensavo fosse un racconto ben scritto ma "pigro", ma dopo c'ho riflettuto su e credo ci sia ben altro dietro. C'ho visto un'intento sadico nei confronti di un'opera conosciuta e apprezzata da molti, c'ho visto un tributo... ma anche il suo contrario; della serie: "prendo quelle parti e le rendo davvero paurose, come piacciono a me". Insomma, in caso sarebbe un intento giocoso, presuntuoso, e dunque molto affascinante (almeno per come la vedo io). Ma potrebbe essere un film che mi sono fatto io, e magari il tuo vuole essere un semplice tributo... Boh, chissà. Comunque, vorrei dirti cosa ne penso del racconto in sé escludendo IT dalla mia testa, ma credo sia impossibile, e sminuirebbe ciò che ho detto prima. Diciamo che da un lato avevi la strada spianata, ma dall'altro hai saputo rendere "tuo" ciò che hai scritto (almeno per quanto riguarda gli esiti horror: l'uccisione del bambino, e le farfalle). In definitiva un racconto "strano" ma che mi è piaciuto leggere. Alla prossima.

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Nel bagno, Rachele ha il linoleum? :sorrisoidiota:

@simone volponila rivisitazione mi piace, paurosissima la prima scena, belli i dialoghi, brrrrrrr.

Se si riesce a trovare l'universale che fa paura, si fa centro. Caspita, te c'hai messo IT, più universale di così. Non hai parlato del buio o del malato di mente, ma di IT, ti rendi conto? 10+ solo per l'idea di fondo e10+ perché l'hai scritta bene.

Avrei avuto paura se non avessi conosciuto IT? Non so rispondere, ma  chissene. L' IT è l'erga omnes dei brividi, tu l'hai messo alla base del tuo racconto e io mi sono spaventata. Punto. :sorrisoidiota:

 

 

 

 

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Buongiorno @simone volponi.

Bel racconto, scritto bene, con il pericoloso cameo a IT ben giocato.

 

A fare i pignoli, in termini di contenuti, se Giulio ha la testa incastrata tra le barre del cancello, difficilmente cade schiena a terra, specie se il movimento delle fauci di Pierino mentre sbrana è a strappo, come gli squali.

 

Inoltre il secondo episodio è abbastanza slegato dal primo, soprattutto per le sensazioni che fa provare.

Il primo è vero horror, il secondo - imho - è pieno schifo, con la scena del pom pom che esce dal lavandino che mi ha fatto letteralmente ridere, ricordandomi mr. Bean in Johnny English. E qui è scemato tutto. 

Se aggiungiamo il fatto che il cancello, in questo racconto, sembra "confinare" Pierino nella scuola abbandonata insieme agli altri, e poi spunta fuori come se nulla fosse da un lavandino, senza spiegazioni...

Inoltre, nel secondo caso, non si spiega l'innesco, non so se rendo l'idea... l'essenza malvagia deve avere un punto debole su cui attaccarsi, e la sensazione delle "farfalle nello stomaco" sarebbe stata giustificata se Rachele avesse baciato una lettera contaminata in qualche modo, invece hai spiegato che i 2 si amavano veramente...

 

Hm,  forse il cameo in fin dei conti non ė stato giocato così bene.

Il mio 9 passa 7, dunque; ma la mia stima nei tuoi confronti rimane alta, così come le mie esigenti aspettative nei confronti delle tue opere. ;)

 

Alla prossima!

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Caro @H3c70r, grazie della stima. Provo a rispondere al volo su un paio di cose.

 

5 ore fa, H3c70r ha scritto:

se Giulio ha la testa incastrata tra le barre del cancello

Ha la faccia tra le sbarre... poi controllo se ho scritto testa, ma sono quasi sicuro si tratti di faccia

 

5 ore fa, H3c70r ha scritto:

la scena del pom pom che esce dal lavandino che mi ha fatto letteralmente ridere, ricordandomi mr. Bean in Johnny English. E qui è scemato tutto. 

 

Non ho visto Mr Bean, però in It c'è il palloncino che esce dallo scarico della doccia e del lavandino.

Come detto dal buon @Rhomer (che ringrazio per il passaggio) c'è un richiamo a certe scene di It, con cui ho un po' giocato cambiandolo con un personaggio nostranno che in effetti faceva ridere. Lo scopo era quello di non risultare ridicolo in questa variazione, e non so se ci sono riuscito o meno, però ecco ci sono dei richiami precisi a certi passaggi di It e questo ne è uno.

 

5 ore fa, H3c70r ha scritto:

Se aggiungiamo il fatto che il cancello, in questo racconto, sembra "confinare" Pierino nella scuola abbandonata insieme agli altri, e poi spunta fuori come se nulla fosse da un lavandino, senza spiegazioni...

 

Anche qui, per quanto ne so It compare d'apprima nelle fogne, ma comunque poi si palesa dove più gli pare, senza spiegazioni...

 

Vabbè, non voglio difendere un racconto che ha come emenazione del male Pierino :D

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Ciao @simone volponi, bentrovato!

Abbi pazienza, ma io non mi unirò al coro dei complimenti; trovo che "l'omaggio" a IT si sia spinto troppo in là per potere essere accettato come, per l'appunto, un semplice omaggio.

Certo, potremmo discutere per settimane, anzi all'infinito, sul concetto di originalità, potremmo persino domandarci se in giro ci sia qualche scritto che possa dirsi veramente "originale", ma quando le similitudini si spingono quasi fino al plagio, credo che ci sia poco da dire.

È scritto bene? Sì. Qualche ripetizione di troppo, forse, di Giulio e Rachele, ma è scritto bene.

C'è anche una seconda parte un po' criptica: ad esempio, come ci sono finite le farfalle nella pancia di Rachele? Boh! 

Scusami se posso sembrarti eccessivamente duro, ma il fatto è che non credo di avere capito il senso della tua scelta.

Buona serata.

Modificato da Pulsar

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4 ore fa, Pulsar ha scritto:

Abbi pazienza, ma io non mi unirò al coro dei complimenti;

Preciso che sono mooolto fuori dal coro anche io! mi rendo conto che potrebbe sembrare il contrario.

Il mio era un commento ironico. Volevo fare un po' il verso a quei commenti che @simone volponi odia tanto.

Quelli sterili, fatti per amicizia poco sinceri che non aiutano. In chat tempo fa ti lamentasti per questo, ti ricordi Simone? Volevo scherzare ma non ci sono riuscita :facepalm:

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54 minuti fa, Alba360 ha scritto:

Volevo scherzare ma non ci sono riuscita :facepalm:

 

In effetti non ci ho capito niente, ma va bene così...

 

5 ore fa, Pulsar ha scritto:

Scusami se posso sembrarti eccessivamente duro,

Figurati, si gioca.

 

5 ore fa, Pulsar ha scritto:

ma quando le similitudini si spingono quasi fino al plagio

Sì, ma era voluta la cosa eh...

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Il 31/10/2019 alle 21:16, simone volponi ha scritto:

«Giusto, molto giudiziosa tua madre…»

«Può ridarmi il pallone, ora?»

«Col fischio o senza?» chiese l’uomo.

Vabbè. So morto.

 

Mai capito se la parodia di un horror può essere considerata un horror a sua volta. Netflix mi infila Scary Movie tra Shining e Scream, per esempio, e la cosa mi lascia abbastanza confuso. Ma comunque, sti discorsi sui generi mi hanno sempre fatto venire il mal di testa, quindi lasciamo perdere.
Più che altro, penso che con questa idea di Pierynowise avresti potuto spingere più sull’acceleratore. Non starò qui a darti consigli, perché se c’è uno capace di pensare a cafonate assurde metà divertenti, metà disgustose, metà terrificanti (cos) quello sei tu.
È una parodia, in una parodia si gioca con scene e personaggi rubati ad altri libri/film, e qui forse ti sei trattenuto, hai giocato pochino. Mi aspettavo qualche trovata volponiana più d’impatto, da risata e vomitata di budella simultanee.

Vabbè, facile parlare.

 

Vado a commentare gli altri, ciao :muu: 

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Ciao @simone volponi ,

ma dove le prendi certe idee?

Leggendo il titolo mi sono detta " Non può essere quel Pierino, dai…". E invece è lui.

E ti dirò… la cosa funziona molto bene!

Ho riletto quindi il racconto alla luce dei fatti e, merito della tua indubbia bravura, risultano ancora più convincenti: quel Pierino può essere tranquillamente "barattato" con It, in quanto incarna alla perfezione il suo collega americano (simpatico per definizione, facilmente riconoscibile dall'abbigliamento e tendenzialmente burlone). Che regala un fischio agli ultrasuoni al posto di palloncini rossi (questa è una ciliegina, devo ammetterlo, anzi, più giustificata del palloncino…).

Una scelta calzante e originale, che ad un certo punto diventa inquietante.

E fin qui apprezzo in ogni passaggio il tributo a King, trovando solo questa frase "strana":

Il 31/10/2019 alle 21:16, simone volponi ha scritto:

Poi due mani afferrarono Giulio per le caviglie e lo trascinarono oltre il cancello.

Se il bambino passa tra le sbarre del cancello chiuso io lo immagino tagliato in due: orribilissimo!

 

E poi arriva Rachele con le farfalle nello stomaco.

Con il pezzo precedente abbiamo in comune due cose: la morte orribile e il mostro.

Ma comunque i due pezzi rimangono slegati: non c'è una storia che li contiene: avresti potuto continuare con Antonio e la febbre cavallo, Stefano con un cerchio alla testa e via di seguito. Perle che brillano da sole, ma che avrebbero bisogno di un filo per farle diventare una collana.

Qui chiedi di stringere un ulteriore patto con il lettore: appurato l'omaggio a It in versione italianizzata, mi chiedi anche di farmi bastare la storia proposta da King.

Perchè la tua, non c'è.

Sembra quasi (ma qui senz'altro mi sbaglio, e quindi già ti chiedo d'ignorare questo passaggio…) che tu abbia riproposto un frammento della storia originale (dando per scontato che si conosca), per vedere l'effetto sui lettori.

A me il tuo racconto è piaciuto perchè è intelligente, brillante e molto inquietante!

Ma la storia? Mi faccio "bastare" quella di King?

 

P.S.: Darri, in provincia di…?

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@simone volponi non ho conosco IT quindi ti ho letto da "vergine". Racconto davvero inquietante, mi hai fatto pensare che Ric sia l'unico bambino scampato alle grinfie del Mostro Pierino, ma che ci ha rimesso il cervello. Una storia di horror e amore (quella di Rachele).Un racconto che ribalta ancora una volta le mie decisioni circa i voti da assegnare. Ma perché mi complicate la vita? Ahahahahah.

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Il racconto mi ha intrattenuto a dovere, con alcune punte di ilarità (unica pecca, secondo me, la mancanza di un personsaggio adulto, possibilmente femminile, acida e rancorosa, da aggiungere agli omicidi in modo da allontanare l'immagine del clown It). Buona scrittura!

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17 ore fa, Kuno ha scritto:

Mai capito se la parodia di un horror può essere considerata un horror a sua volta.

Scusami @Kuno se mi intrometto al tuo commento. Ripassando lezioni, delle quali ho perso quasi memoria, mi viene in mente la definizione di parodiare: mettere in ridicolo, perndere in giro, fare il verso.

Scrivere una parodia di un'opera o un personaggio famoso richiede che alla fine il personaggio ne esca deriso, ridicolizzato. Ora se io volessi parodiare IT ( sia il personaggio o l'opera intera) con le parole di @simone volponi alla risposta "«Con» disse Giulio." Avrei fatto cadere la dentiera aguzza, di Pierino, che continuando a saltellare lascia il suo padrone con le labbra da succo di limone e col fischio che sarebbe riuscito a fischiare. Oppure avrei inventato qualsiasi altra situazione per suscitare scherno e ilarità verso il personaggio in questione, appunto IT. Potrei sicuramente sbagliarmi ma prendendo ad esempio Frankenstein junior, parodia del famoso romanzo, sono i personaggi più orridi a uscirne ridicolizzati. Sono sottigliezze e non sto cercando il pelo nell'uovo, ma è palese che se le cose non sono fatte bene non si capisce chi vogliamo prendere in giro parodiando. L'autore di IT? l'opera Intera? Chi legge? Pierino alias Alvaro Vitali? Ecco io questo non l'avevo capito leggendo questo racconto, anche perché non é che faccia proprio ridere, tolta scena del fischio e il riferimento al Pierino di Alvaro Vitali, anzi!. Io l'ho trovato più un tentativo di imitazione, bella idea, divertente, ma solo questo, non una parodia.

Mi scuso in anticipo se ho inteso male io il significato della parola parodia, e sarò felice se rimedierai alla mia lacuna.

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@Alba360 ciao. Io ho già fatto il mio commento e ho detto quello che avevo da dire all’autore.
Credo che @simone volponi volesse solo giocare con il lettore, infilando un personaggio comico italiano nella trama di uno dei libri più famosi e citati di sempre.
Però io sono solo un lettore, come te. 
Se il racconto ti confonde, puoi anche tu lasciare un commento rivolgendoti direttamente all’autore, per esprimere i tuoi dubbi ed evidenziare quelli che per te sono i punti di debolezza del testo. ;) 

 

Per discussioni di carattere generale (cos’è una parodia?, ecc) abbiamo altre sezioni più adatte, qui sul forum.

Qui restiamo sul testo e cerchiamo di comunicare direttamente con l’autore.

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8 minuti fa, Kuno ha scritto:

Per discussioni di carattere generale (cos’è una parodia?, ecc) abbiamo altre sezioni più adatte, qui sul forum.

Grazie per il consiglio e scusami per l'invadenza, la prossima volta megari ti scriverò in privato. Il mio dubbio era solo sul termine parodia al riguardo da te usato. In merito al racconto non sono confusa.

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Intervento di moderazione

 

Evitiamo di trasformare questa discussione in una conversazione tra i commentatori.

20 minuti fa, Kuno ha scritto:

Se il racconto ti confonde, puoi anche tu lasciare un commento rivolgendoti direttamente all’autore, per esprimere i tuoi dubbi ed evidenziare quelli che per te sono i punti di debolezza del testo.

@Alba360  come ti ha suggerito @Kuno , se non hai qualcosa da aggiungere alla tua analisi del testo non è il caso di aggiungere altri post a questa discussione.

Questo intervento vale per tutti. Evitiamo di replicare ad altri commentatori. Potete scambiarvi opinioni tramite MP o aprendo delle discussioni in altre sezioni del forum più adatte.

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Il 31/10/2019 alle 21:16, simone volponi ha scritto:

Era una notte buia e tempestosa. Non cominciano così le migliori storie dell’orrore?

Primo periodo: perfetto per la parodia che seguirà. Citazione stra-citata e letta decine di volte. (Quando l'ho vista qui mi sono detto: ecco che Volponi mi farà sorridere con uno deiu suoi splatter, come minimo).

Domanda ammiccante del secondo periodo: da eliminare proprio. Non serve l'aiutino al lettore, non serve dirgli così esplicitamente che vuoi giocare. Tanto più che la voce narrante non interferirà più, quindi questa prima strizzata d'occhio a chi legge non ha senso.

 

Il 31/10/2019 alle 21:16, simone volponi ha scritto:

Oltre c’era il buio. Un buio che nessun lampione rischiarava. Dietro quelle sbarre arrugginite sembrava esserci il vuoto, e il pallone ne fu come inghiottito. Eppure Giulio lo sentì rimbalzare una, due, tre volte, con una strana eco.

Qui cominciavo a pregustarmi una delizia. E attendevo "la voce"... :aka: (anche se, devo dire, mi avevi già fornito sufficienti indizi per prepararmi a quello che segue).

Ok, poi c'è la tua scelta di citare così palesemente IT. Cioé: di prenderlo, smontarlo e rimontarlo con il "tuo" personaggio (tuo tra virgolette perché Pierino è patrimonio nazionale. Ad ogni 2 novembre sorrido come un ebete ricordando la freddura di Pierino, cui la maestra assegna il tema: "Domani ricorrono i morti". Vabbé, scusa la divagazione, ovvio che non mi metto a raccontare, qui, barzellette).

Avresti potuto fare una scelta diversa, completamente originale (nella mia idea del tema, ad esempio, la voce non avrebbe dovuto palesarsi in un'immagine, e rimanere un evento misterioso).

Comunque: non è che voglia discutere la scelta. Per di più la tua interpretazione mi sembra pure abbastanza azzeccata. Pur senza troppo impegno, senza scene memorabili (il fatto di riconoscere una certa situazione già rappresentata in un romanzo e trasposta in ben due film non aiuta certo il lettore a rimanere particolarmente impressionato).

 

Un po' disarticolata dalla prima, forse, la seconda parte, ma abbastanza azzeccata anche questa. Rendere reale l'immagine delle farfalle nello stomaco poteva, da sé, reggere una storia. Non originalissima (già visto uscire, ad esempio, dalla bocca qualcosa del genere nella serie The Strain, per citare solo l'ultimo caso che ricordi), però, valida perché quanto di simile già visto altrove, non erano comunque mai le farfalle che si sentono per l'emozione amorosa.

 

Non discuto la tua scelta, ma non mi astengo da un consiglio: fossi stato in te, avrei cercato un pretesto diverso per seguire questo tema (oppure ne avrei seguito un altro) e avrei giocato solo coi lepidotteri. A quel punto il gioco avrebbe potuto farsi molto serio, puntando in una direzione diversa dalla parodia-omaggio. Ed è questo il mio consiglio: di rifletterci, mettere da parte Pierino-Pennywise e provare a sviluppare un horror nel quale le farfalle nello stomaco, i grilli nella testa e le formiche ai piedi (solo per dire le prime che mi vengono in mente) divengono l'incubo (o la malattia, o la maledizione) di qualcuno.

 

Un'ultima nota: pon pon (non "pom pom").

 

A rileggerti.

 

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Racconto simpatico, @simone volponi. Ottima l'idea di trasportare IT dal Maine all'Italia borgatara. Uniche due pecche: si sente un po' che è stato scritto di fretta, alcuni passaggi sono tirati via. Seconda pecca, questa davvero imperdonabile: la mancanza di Edwige Fenech. ;)

 

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Il 1/11/2019 alle 22:18, Kuno ha scritto:

Non starò qui a darti consigli, perché se c’è uno capace di pensare a cafonate assurde metà divertenti, metà disgustose, metà terrificanti (cos) quello sei tu.

 

E che vuoi che non c'ho pensato? :D Tipo scorregge e spruzzano sangue e docce particolari, ma poi si scadeva troppo nel ridicolo. Ci sono già scaduto nascendo...

 

 

Ciao @qfwfq, grazie del passaggio serio. Sulla prima del racconto hai ragione. Sulla seconda, slegata, volevo solo riprendere il personaggio di Beverly e creare una scena che potesse suscitare un qualcosa nel lettore, tipo lei soffoca per le farfalle in gola, e magari al lettore poteva venire una sensazione di mancanza d'aria, o di vomito, o di ribrezzo. Qualcosa del genere. Difficile con la sola scrittura, infatti all'horror puro preferisco le contaminazioni di genere, o andare di liquidi e via.

Le serie TV non le seguo (unica eccezione i Trono di Spade, per dire), so che ce ne sono diverse horror che spopolano, ma non le conosco. Difficile per me dire cosa resta di originale, o da rinterpretare in modo originale.

Quell'idea dei grilli per la testa etc. non è affatto male...

20 ore fa, qfwfq ha scritto:

Un'ultima nota: pon pon (non "pom pom").

 

:facepalm:

 

Il 1/11/2019 alle 22:36, caipiroska ha scritto:

Ma comunque i due pezzi rimangono slegati: non c'è una storia che li contiene: avresti potuto continuare con Antonio e la febbre cavallo, Stefano con un cerchio alla testa e via di seguito. Perle che brillano da sole, ma che avrebbero bisogno di un filo per farle diventare una collana.

 

Ciao Caipi, ben trovata.

Come dicevo su mi sarei accontentato, nella seconda parte, di suscitare una qualche sensazione nel lettore. Negli 8.000, in gran parte presi dalla rilettura Pierinesca di It, entrava poco e ho preferito mettere una sola scena precisa. Grazie per aver compreso :vecchiocazzuto:


 

3 ore fa, libero_s ha scritto:

Seconda pecca, questa davvero imperdonabile: la mancanza di Edwige Fenech

Ecco chi poteva essere la mia Beverly! 


 

 

Il 2/11/2019 alle 10:26, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

ti ho letto da "vergine"

:superbava:
No vabbé, grazie per l'apprezzamento :sss:


 

 

1 ora fa, Il fantasma di Cjan ha scritto:

@simone volponi, notevole questo It/pierino, e come al solito scritto benissimo

Thanks!

 

 

Il 2/11/2019 alle 12:27, Mister Frank ha scritto:

Buona scrittura!

Thanks!

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It de "noantri" (si scrive così)? :D questa parodia, perché secondo me rientra nella parodia (non mi dire che non è parodiare far dire col fischio o senza da It, son morto dalle risate) ma se tu avessi pigiato di più la mano saresti sconfinato dalla parodia alla macchietta con molta disinvoltura. Hai tentuto bene il freno per non caderci.

 

Le due scene possono sembrare scollegate solo a chi non ha letto It. Sono due delle scene madri (insieme alla scopata di gruppo) del capolavoro di King. La scena iniziale e la scena di Beverly che vede solo lei e non suo padre che addirittura tocca il sangue. Qui in più mi ci hai messo quelle farfalle che da tuo vecchio lettore non posso aver ricollegato al bambino di nove anni che le aveva nella pancia ma le fece uscire in modo differente :D

 

RAcconto scritto bene, con i ritmi giusti. L'appunto che posso farti è che per tre quarti invece di avere paura ho riso, ma è il rischio che si corre con le parodie. Lettura piacevolissima.

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29 minuti fa, Ghigo ha scritto:

non posso aver ricollegato al bambino di nove anni che le aveva nella pancia ma le fece uscire in modo differente :D

 

Aaaah quanti bei ricordi! :D (in effetti ci ho pensato a quel racconto mentre scrivevo la scena)

Grazie per aver capito!

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Il ‎31‎/‎10‎/‎2019 alle 21:16, simone volponi ha scritto:

«Allora? Vuoi venire a giocare con noi.»

Allora? Vuoi venire a giocare con noi?»

 

Devo dire che questo racconto ispirato a It mi è piaciuto molto. Bravo!

(la scena delle farfalle mi ha ricordato un'altra scena di It, quella in cui uno dei compagni di Henry Bowers, Patrick, viene assalito dalle sanguisughe alate)

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@simone volponi, una bellissima rivisitazione nostrana del celebre It. Scrittura scorrevole e molto piacevole. Ho apprezzato molto anche i dialoghi. Ai fini del contest però, a mio avviso, questa scelta non ti ha giovato pienamente. Personalmente su di me ha avuto l'effetto che ero più intento a notare con quali modalità andavi a rivisitare la versione ufficiale dei fatti. In questo modo la tensione e l'ansia sono andate scemando. Cosa in parte già dovuta anche al fatto che comunque sapevo già come sarebbero andate a finire le scene. Idem per quanto riguarda l'attinenza alla traccia scelta. Non c'è una vera e proprio voce nel buio. I giudici avevano detto che si poteva essere di vedute larghe sulle tracce quindi tutto sommato va bene lo stesso, qui però mi sembra proprio poco presente.

Quindi, per concludere, un racconto molto bello che costituisce sicuramente un'ottima prova di stile, ma che, in ottica contest, perde un po di punti. 

A presto e buon contest 😉

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Ciao @simone volponi

Poiché sono uno dei pochissimi a non aver letto IT e a non aver neppure visto il film, penso di non aver nessun titolo per commentare il pezzo.

Non cogliendone le sfumature, potrei solo dire cavolate.

Una però posso azzaddarla. L'incipit "Era una notte buia e tempestosa" appartiene a Snoopy, che stava sempre a iniziare il suo romanzo, scrivendo sull sua cuccia con la macchina da scrivere, e senza mai riuscire ad andare avanti. La frase mi pare sia di un autore ottocentesco del quale mi sfugge il nome.

Dunque una bella sfida, e un cortaggio non comune, iniziare con quella frase.

 

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È la fan fiction più bella che abbia mai letto :sss:

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2 ore fa, Mariner P ha scritto:

Poiché sono uno dei pochissimi a non aver letto IT e a non aver neppure visto il film, penso di non aver nessun titolo per commentare il pezzo. 

Non cogliendone le sfumature, potrei solo dire cavolate.

Avendo letto diverse volte il libro, visto diverse volte la prima versione video dell'opera (e avendo visto quella cosa che è la nuova versione cinematografica),  posso dire che @simone volponi ha saputo fare, citando alcune scene della famosa opera di King, un bel lavoro: a tratti inquietante, a tratti dissacrante, a tratti da sbellicarsi dal ridere. Il racconto che più mi ha colpito.

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Ciao @simone volponi,

Ho trovato geniale il tuo accostamento tra It e Pierino. Soprattutto perché, mentre leggevo, mi sono resa conto di una vaga somiglianza tra l'espressione del pagliaccio quando invita i bambini a prendersi il palloncino e alcune facce che fa Alvaro Vitali. 

Non posso negare di aver più riso che tremato a leggere il tuo racconto, perché davvero a una prima lettura quel "col fischio o senza" è clamorosamente divertente. Allora ho fatto passare qualche giorno, per dare modo a questo aspetto più giocoso di sedimentare, e rileggendo ho potuto apprezzare la sfumatura horror ben gestita, soprattutto nei dialoghi e nelle descrizioni.

Rifarsi a King comportava il rischio di sfigurare, perché se da un lato la trama è già "scontata" dall'altro saperla rendere ansiogena e terrificante come l'originale non era facile. Tu invece sei riuscito benissimo, tirando fuori un bel racconto davvero e molto originale. 

 

Talia 

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