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Lauram

[H2019] I fratellini

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Ciao @Lauram, mi è piaciuto questo tuo nerissimo racconto "di famiglia", così tanto che mi chiedo se abbia senso pubblicare il mio coso, ma tant'è.

la storia con l'incomprensione della bambina e i due orribili genitori l'ho trovata ottima. Forse avrei trovato più d'effetto se di fosse chiusa al momento della "rivelazione", dell'uccisione di Agnès, quando si scopre l'orrendo mistero. La parte successiva, con la "punizione" dei due e la pace ritrovata delle anime dei bambini ci sta, ma l'ho trovata meno d'impatto. Però è solo un punto di vista.

Provo a farti le pulci sulle cose che ho visto migliorabili o quelle che non ho capito.

1 ora fa, Lauram ha scritto:

Si contorce muovendo le gambe come una rana, nell’acqua che la sua pancia ha rovesciato sulle lenzuola.

questa è bellissima, volevo dirtelo

1 ora fa, Lauram ha scritto:

“È colpa di Agnés” dice invece la madre, di sua figlia.

mi sembra ridondante specificarlo, abbiamo capito. Sua madre l'accusa di essere la causa

1 ora fa, Lauram ha scritto:

sembrava un coniglio senza pelliccia che scolava sangue.

anche questa è magnifica (cioè, un'immagine orrenda ma resa benissimo :) )

1 ora fa, Lauram ha scritto:

Agnés seduta all’angolo,

io metterei un'altra virgola, tra Agnès e seduta

il dettaglio del bambino che sembra tremare sembra un indizio terribile di quello che si scoprirà dopo

1 ora fa, Lauram ha scritto:

Verrai esposto nelle chiese, così potremmo ricordarti per sempre.”

credo che sia una svista: ci vuole il futuro, come nel resto del periodo, non il condizionale

1 ora fa, Lauram ha scritto:

Mai Agnès avrebbe immaginato che da quella notte, i fratelli le avrebbero tenuto compagnia.

la virgola è di troppo. O allora ne aggiungi una prima, per chiudere "da quella notte" in un inciso

1 ora fa, Lauram ha scritto:

In attesa dell’esito del parto, Agnés nello studio del padre, posa gli occhi

così la virgola è tra il soggetto e il verbo, io sposterei Agnès: "in attesa dell'esito del parto, nello studio del padre, Agnès posa gli occhi"

1 ora fa, Lauram ha scritto:

“Piscia sotto” le dice

come insulto creda che vada scritto tutt'attaccato: pisciasotto

1 ora fa, Lauram ha scritto:

Infilza le unghie nel sapone finché ne entra, e basta.  

non ho capito cosa significhi "finché ne entra"?

1 ora fa, Lauram ha scritto:

I piccoli cadaveri immobili per il padre, si muovono invece per Agnés,

anche qui mi suona strana la virgola. Rigirerei in "Immobili per il padre, i piccoli cadaveri si muovono invece per Agnès"

1 ora fa, Lauram ha scritto:

Da morta invece, starai ferma, come i tuoi fratelli.

da morta starai ferma, come i tuoi fratelli

1 ora fa, Lauram ha scritto:

Col ventre che aderisce alla schiena,

è un'immagine ad effetto, certo, ma non riesco a figurarmela, a parte una cosa da film horror, con la pelle svuotata per magia. Boh

 

Per il resto, te l'ho detto, il paragrafo finale con la "punizione morale" secondo me spiega un po' troppo. Senza volerlo eliminare, lo vedrei meglio snellito un po' e meno esplicativo. Ma resto impressionata, tanto dall'idea di fondo che dalla realizzazione. Un racconto da brividi.

 

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@Lauram, tenevo d'occhio la sezione per vederti spuntare da un momento all'altro :) 

 

1 ora fa, Lauram ha scritto:

Il bambino, sta nascendo” gli dice Agnés.

Metterei i tre puntini di sospensione al posto di ,

 

1 ora fa, Lauram ha scritto:

dice invece la madre, di sua figlia.

invece qui toglierei la virgola dopo madre 

 

1 ora fa, Lauram ha scritto:

Quando alzò il braccio per controllarsi l’ascella e sollevò le lenzuola, solo allora li vide.

Riformulerei: Solo quando alzò il braccio, per controllarsi l'ascella, che li vide sollevando le lenzuola.  Mi sembra fili meglio, poi vedi tu. 

 

1 ora fa, Lauram ha scritto:

“Scusatemi”, sussurra ai fratelli nella terra.

Perché nella terra? Vedrei meglio sottoterra. 

 

A parte queste piccole cose, il racconto è scritto con la tua solita maestria ed è così angosciante che il lettore riesce a immedesimarsi in Agnese e a seguire la storia senza fiatare. L'unico appunto riguarda il finale. Io avrei terminato il racconto con: 

1 ora fa, Lauram ha scritto:

Col ventre che aderisce alla schiena, la madre di Agnès muore. Con la bocca aperta.

 

La parte con i medici è superflua, l'eliminerei. Per il resto bel pezzo. Brava. :rosa: 

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Ciao @Lauram , un buon racconto secondo me, mi è piaciuto. Suggestiva l'atmosfera, abbastanza originale la trama, e, soprattutto, inquietante. Nello specifico ho gradito molto l'immaginario dei neonati vendicativi che perseguitavano Agnés sotto le lenzuola. Per quanto riguarda lo stile, come ho potuto constatare leggendo altri tuoi racconti, l'ho trovato molto efficiente... però, stavolta, ho notato un po' di frasi che ho percepito "forzate", o comunque poco genuine; mi riferisco ad accostamenti come quello della rana o del coniglio. Ci tengo a precisare che è solo dipeso dal mio gusto personale... nel genere horror preferisco le descrizioni più, come posso dire, "sincere", ecco (passami il termine). Con ciò non voglio assolutamente dire che frasi simili non possano andar bene (infatti altri le hanno gradite), solo mi devono suonare genuine, ma soprattutto ritengo che si possa anche ottenere l'effetto voluto (dunque musicalità, stile evocativo ecc) anche senza ricorrere a ciò, o meglio senza esagerare. Prendi questa critica come un capriccio, in fin dei conti ognuno ha il proprio stile, e il racconto nell'insieme funziona alla grande. Detto questo, ti saluto, e alla prossima. 

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@Lauram, a me invece le immagini sono piaciute, (ha ragione @Rhomer, dipende molto dai gusti personali), così come l’atmosfera e l’idea centrale. Forse qualche inversione sintattica in meno gioverebbe al tono generale del racconto, che, essendo un horror, necessita a mio parere di una sintassi più lineare. Ciò non toglie che sia un testo ben scritto. Anche io penso che l’ultima sequenza, dei medici, sia superflua, il racconto è già concluso prima dell’ultimo spazio bianco.

Ciao, a rileggerti!

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Ciao @Lauram ,

complimenti per questo racconto angosciante!

Bella e originale la trama, orribile il contesto.

In alcuni punti avrei evidenziato meglio i pensieri della bambina, usando il corsivo come hai fatto ogni tanto, per renderli uniformi e facilmente identificabili.

La storia presenta diversi salti temporali: in alcuni punti mi sono sentita confusa non capendo subito se si narrava i fatti presenti o si parlava di quelli passati.

La narrazione a tratti è molto secca e sbrigativa: le atmosfere sono appena accennate; le suggestioni arrivano solo dai fatti e dai dialoghi. A mio avviso questa narrazione "asciutta" toglie qualcosa al testo, lo frena, non lo aiuta a esplodere in tutto il suo potenziale.

 

7 ore fa, Lauram ha scritto:

Chiedeva al tarlo che si sentiva addosso. Poi si addormentò

Alcuni tempi verbali mi suonano un pò "ballerini"... qui, per esempio, non era più adatto scrivere addormentava?

 

7 ore fa, Lauram ha scritto:

“la moglie

La, refuso.

 

Indelebili i neonati morti che gattonano sotto il lenzuolo!

Il finale mi convince a metà: buona l'intuizione di accennare a un possibile seguito della storia, ma il modo sbrigativo con cui liquidi la questione mi lascia un pò insoddisfatta.

E poi si accenna a una specie di vendetta trasversale che vorrebbe portare giustizia e bilanciare un certo tipo di equilibrio: un horror non è detto che debba finire con il lettore rincuorato. Anzi...

 

 

 

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@Emy@Befana Profana@caipiroska@Adelaide J. Pellitteri@Rhomer@Mafra, vi ho taggati tutti, vicini vicini :)

Grazie per gli apprezzamenti, sono contenta che il racconto vi sia piaciuto.

Farlo finire con la penultima scena? Ci ho pensato eccome:) vorrà dire che ci ripenserò.

6 ore fa, Rhomer ha scritto:

"forzate", o comunque poco genuine

Oh beh, ragionate di sicuro, a volte sto due ore su una frase. Ho capito comunque cosa vuoi dire; mi ricordo un tuo commento nel racconto "Non ti voltare" (la suora che piange il neonato murato nella parete), in fase di revisione ho seguito i tuoi consigli e ho tolto alcune frasi che hai avavvertito manieristiche: le sensazioni di un lettore valgono molto, grazie. 

3 ore fa, caipiroska ha scritto:

La narrazione a tratti è molto secca e sbrigativa: le atmosfere sono appena accennate; le suggestioni arrivano solo dai fatti e dai dialoghi. A mio avviso questa narrazione "asciutta" toglie qualcosa al testo,

Ho voluto creare una storia e circostanziarla, per poi ricavarne qualcosa. Una scena orribile non ce la fa a mettere paura da sola, una scena orribile in un contesto che è diventato reale, forse sì. Per prearare la trama, ho limato un po' la prosa :P

3 ore fa, caipiroska ha scritto:

un horror non è detto che debba finire con il lettore rincuorato. Anzi...

Tutti i miei horror finiscono male...e  ho voluto cambiare xD

Adesso, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

e finale,

Grazie :rolleyes:

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Il 30/10/2019 alle 17:26, Lauram ha scritto:

“Vai a chiamare papà, sbrigati" dice alla bambina.

Sul letto la donna soffre. Si contorce muovendo le gambe come una rana, nell’acqua che la sua pancia ha rovesciato sulle lenzuola. Agnés ricorda la madre sempre incinta, ma mai con un neonato al seno. Il suo ventre si gonfiava e si sgonfiava in una continua suzione che non passava per i capezzoli.

L'incipit è ottimo. Mi piace la prima similitudine, quella della rana. Sull'ultima frase ho qualche dubbio. Esteticamente è bella e funziona, ma non sono sicuro che sgonfiarsi e gonfiarsi si possa equiparare a succhiare.

Il 30/10/2019 alle 17:26, Lauram ha scritto:

  La stanza che si affaccia al giardino è il luogo dove il padre dipinge. Con lo sguardo alla finestra, l’uomo cerca l’ispirazione per concludere il quadro.

“Il bambino, sta nascendo” gli dice Agnés.

“Zitta, strega!” le risponde, prima di uscire di corsa.

È meglio non parlare. Agnés lo ha capito con la nascita dell’ultimo fratellino, nato morto come gli altri prima di lui. A dieci anni, in quella famiglia è l’unica ad aver avuto la fortuna di crescere.

“Poverina,” dice chi conosce il caso della donna.

“È colpa di Agnés” dice invece la madre, di sua figlia.

Prosa veloce, scattante. Ok

Il 30/10/2019 alle 17:26, Lauram ha scritto:

L’accusò il giorno del terzo parto, e da allora continuò a farlo. Il neonato, sorretto dal padre per i piedi, a testa in giù non si muoveva, sembrava un coniglio senza pelliccia che scolava sangue.

nella narrativa, a ogni specifica poi dovrebbe corrispondere una motivazione. Perché proprio il terzo parto? Cos'aveva di speciale il terzo parto? Queste sono le domande che istintivamente mi pongo quando leggo quella frase. Siccome nel seguito non c'è nulla che distingua quel parto dagli altri, avrei evitato di specificarlo. 

Il 30/10/2019 alle 17:26, Lauram ha scritto:

“L’hai ucciso tu” disse la madre additando la bambina. “Mi hai lasciato qualcosa dentro che mi ha infettata.”

Agnés seduta all’angolo, alzò gli occhi dalla bambola con cui giocava e li posò sul piccolo, che tra le mani tremanti dell’uomo sembrava tremare a sua volta.

“Vai fuori!” le urlò il padre.

Si alzò con la fretta di lasciare la stanza, intimorita dal silenzio e dagli occhi dei genitori che la seguirono fino alla porta e ancora più in là.

  Cos’ho che non va? Si chiese, seduta in giardino tra le lapidi dei fratelli. A parte i pidocchi o la tosse, non ho niente che posso attaccare o che possa far male. La mia saliva non corrode, il mio sangue non brucia e le lacrime non mi hanno mai lesionato le guance. Il suo pensiero va poi al piccolo appena nato: “Papà ti dipingerà come ha fatto con gli altri. Verrai esposto nelle chiese, così potremmo ricordarti per sempre.”

Niente da eccepire. Mi piace l'immagine della bambina sopra le tombe, a maggior ragione conoscendo il seguito e il legame che si instaura tra lei e i fratellini.

Il 30/10/2019 alle 17:26, Lauram ha scritto:

Davanti a lei, i tumuli dei fratelli erano ricoperti di erbacce. “Mi dispiace” disse ai due sepolti lì sotto. Si sentiva in colpa per la loro morte più di quanto non si sentisse sola.

  Mai Agnès avrebbe immaginato che da quella notte, i fratelli le avrebbero tenuto compagnia.

Da sotto le coperte si toccava il corpo. Premeva sulle gambe, sulla pancia, tra i capelli. Dove sei? Chiedeva al tarlo che si sentiva addosso. Poi si addormentò con le infamie della madre che le riecheggiavano in testa.

Il passaggio dall'imperfetto al passato remoto, anche se non credo sia sbagliato, mi suona strano. Avrei usato il passato remoto anche nei verbi precedenti

Al momento del parto in corso, i bambini morti non sono tre? Ho fatto confusione?

Il 30/10/2019 alle 17:26, Lauram ha scritto:

Quando alzò il braccio per controllarsi l’ascella e sollevò le lenzuola, solo allora li vide.

Aver inserito la frase sulle infamie della madre, scollega l'azione di controllarsi l'ascella da quella della ricerca del tarlo.

Il 30/10/2019 alle 17:26, Lauram ha scritto:

I neonati erano lì sotto, in fondo al letto. Col collo rialzato le puntavano il viso contro, raggrinzito dal pianto. Tre paia di occhi spalancati sui suoi. Gattonavano verso di lei. Nell’avanzare le sollevavano la camicia da notte, sentiva sulle gambe il freddo dei loro corpi. Senza denti, sembravano volerla sbranare. Io non c’entro, gli gridava. Agnés non poteva prenderli a calci, il sonno profondo l’aveva resa di pietra. Andate via. Nel sogno potevano sentirla solo loro, e non l’accontentarono. Rimasero a urlarle nelle orecchie la rabbia di essere morti per colpa sua.

Bello. Di più, fico.

Il 30/10/2019 alle 17:26, Lauram ha scritto:

Dal suo ritratto, sposta poi l’attenzione alla tela sul cavalletto. Come sfondo, dietro la Madonna col bambino, c’è il loro giardino. Ci sono le siepi e gli alberi da frutto. Manca il melo, pensa … e anche le lapidi, che intorno alla casa ora sono diventate quattro.

L'ho già letto tutto e posso dire di non aver capito il significato dell'assenza del melo. Quella delle lapidi è ovvia, naturalmente.

Il 30/10/2019 alle 17:26, Lauram ha scritto:

Nel dipinto Gesù ha gli occhi semiaperti. Sembra guardare tutta la stanza, compresa lei. Ora si metterà a piangere, pensa del bambinello, e nel timore di sentirne i lamenti, di corsa esce in cortile.

bambinello l'avrei tolto

Il 30/10/2019 alle 17:26, Lauram ha scritto:

Stese sul filo le lenzuola sono asciutte. La notte, i neonati arrivano come cavalloni del mare a bagnarle i piedi di pianto, e lei atterrita bagna il letto. “Piscia sotto” le dice la madre quando la vede strofinare al lavatoio, Agnés abbassa lo sguardo e non risponde. Infilza le unghie nel sapone finché ne entra, e basta.

Ho notato che molte volte inserisci una battuta di dialogo senza andare a capo. Non è sbagliato eh. E' una scelta stilistica interessante. Prosa e dialoghi si fondono insieme, come si evince bene dalle frasi successive.

Il 30/10/2019 alle 17:26, Lauram ha scritto:

Quando i vagiti non prendono il posto delle grida del parto, Agnés capisce che le tombe da quattro passeranno a cinque.

Io ero rimasto a tre bambini morti (anche se in un passaggio hai parlato di due) e uno in arrivo. Ora ho perso il conto.

Il 30/10/2019 alle 17:26, Lauram ha scritto:

Sognanel vortice dei colori, il rosso sul pennello è quello che domina. Il melo, manca il melo… e papà deve dipinge i frutti.

refuso

Il 30/10/2019 alle 17:26, Lauram ha scritto:

Il neonato a testa in giù è la sua tela, con le braccia penzoloni e i pugni chiusi. La pancia è una mela, l’uomo ci passa sopra il colore e lui sta fermo. Come potrebbe muoversi? È morto.

Ed eccoli arrivare. I piccoli cadaveri immobili per il padre, si muovono invece per Agnés, tutti e cinque. No. Vi prego. Il suo letto è il loro marsupio, procedono con le labbra rivoltate dalla disperazione. Che volete da me? Protezione forse?

Penso che questa citazione del melo e della mela (la pancia del bambino) sia più che altro un'immagine giusto? Anch'io ho un'immaginazione molto visiva. Le scene di cui scrivo in genere le vedo nella mente. La tua immagine del bambino tenuto per i piedi e dipinto la vedo, però mi sono fatto l'idea, giusta o sbagliata, che in narrativa non sia sufficiente citare un'immagine per avere un effetto. Cioè, in narrativa ogni immagine deve essere collegata allo sviluppo. In un film potresti tranquillamente mostrarla e suscitare una reazione a priori. In narrativa no. ma è solo un punto di vista.

Il 30/10/2019 alle 17:26, Lauram ha scritto:

“Ho venduto i due dipinti” dice il padre. È di buon umore, dopo giorni dall’ultimo parto.

“Ne ero sicura” risponde la moglie.

“Mi hanno commissionato le nozze di Cana. Come raffiguri Gesù tu, non ci riesce nessuno, così mi hanno detto.”

“Complimenti papà” dice la bambina, e l’uomo le sorride.

  Quella notte Dio ha misericordia di Agnés. Non le manda cinque presenze, ma due.

“Ti serve con gli occhi aperti? Il Cristo li aveva azzurri come nostra figlia”, dice la donna al marito.

“Sì. Dobbiamo svegliarla.”

“Agnés, Agnès,” sussurra la donna smuovendo la figlia nel letto.

La piccola apre gli occhi.

“Mamm…” non fa in tempo a terminare la parola che il padre le preme il cuscino in faccia.  

“Guarda come si dimena” dice la donna all’uomo. Poi rivolta alla figlia: “Come si fa a ritrarre un bambino che piange? Da morta invece, starai ferma, come i tuoi fratelli.”

Agnés graffia le mani che spingono il cuscino.

“Strega!”

Sforbicia le gambe sul materasso e arcua la schiena.

“Che fai i capricci?”  

Ti prego Dio…

“Schifosa, ti sei pisciata sotto?”

… Fammi morire.

Niente da eccepire. Mi piace molto la soluzione finale. Nel senso che nella trama ci sta bene.

Il 30/10/2019 alle 17:26, Lauram ha scritto:

Quattro giorni dopo, nel dipinto Agnès prende il posto di Gesù a Cana.

virgola dopo dipinto

Il 30/10/2019 alle 17:26, Lauram ha scritto:

Un mese più tardi viene esposta nella chiesa di St Caterine. Deve attendere però altri otto mesi prima di compiere il miracolo: trasformare il liquido amniotico di sua madre in sangue.

  La neonata viene alla luce con una spinta che lacera la donna. Sul letto le lenzuola non sono più bianche, ma rosse. Col ventre che aderisce alla schiena, la madre di Agnès muore. Con la bocca aperta.

Bella la scena, ma andrebbe preparata. In così pochi caratteri stenta a creare emozione, almeno per quel che mi riguarda.

Il 30/10/2019 alle 17:26, Lauram ha scritto:

I due medici analizzano i cadaveri dei coniugi.

“Sono deceduti da due giorni. Devono aver sofferto molto.”

“la moglie ha contagiato il marito col suo sangue. Sosteneva di essere malata.”

Anche il contagio, che a te serve per punire entrambi i genitori, è un'idea che si potrebbe sviluppare ma non certo in tre righe.

Il 30/10/2019 alle 17:26, Lauram ha scritto:

“Parigi ha perso un grande pittore.”

Distesi, i due morti sembrano i protagonisti di un nuovo dipinto. A fargli da sfondo il marrone del sangue, che una volta secco li ha incollati al letto. Fermi.  

“Quanto alla piccola” dice il medico più giovane guardando il fagotto nella cesta: “È un miracolo che sia ancora viva.”

Avvolta nelle fasce, la neonata dorme anche per i suoi fratelli. Insieme a lei, tutti, compresa Agnès, hanno ritrovato la pace e il sonno.

@LauramE' un bel soggetto ma, come avrai capito, io penso che avrebbe avuto bisogno di molto più spazio. Anche la prima parte, che comunque si regge, è ricca di spunti visivi e narrativi con i quali ci si potrebbe distendere molto di più. L'ultima parte è assolutamente troppo breve, secondo me, anche se le idee che la compongono sono tutte buone. E' un ottimo finale, per intenderci, ma andrebbe realizzato diversamente.  Immagino che sia anche una questione di caratteri limitati. Confermi in ogni caso una gran bella immaginazione. Ciao, Laura. :flower::super:

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Grazie per le belle parole @ Roberto Ballardini. 

Il tre mi serviva per fare avere ad Agnes due lapidi su cui piangere, e poi tre bambini nel letto ^^

Nella prima scena la donna sta per partorire il quinto fratellino.

Agnes va nella stanza del padre a pregare per il bimbo in arrivo e vede le lapidi, nel giardino sono 4...dall'episodio dell'accusa all'ultimo parto è passato del tempo :P

Grazie @Roberto Ballardini

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@Lauram :aka:

 

Scenari orrorifici, atroci, orripilanti, con l'aggravante del martirio della povera piccola Agnes.

 

La tua vena macabra si esalta nell'horror,  ca va sans dire...

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1 ora fa, Poeta Zaza ha scritto:

Scenari orrorifici, atroci, orripilanti, 

:rolleyes:

Grazie <3

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Hai messo tanta roba in poco spazio: risulta un po' compresso. Questo non inficia sulla lettura, vuol solo dire che il soggetto merita più spazio perché davvero buono. Il finale secondo me è la parte meno forte per via di mancanza di caratteri. Per il resto, ben scritto e belle scene.

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Grazie @M.T. , il tuo 

12 ore fa, M.T. ha scritto:

ben scritto

e

12 ore fa, M.T. ha scritto:

davvero buono.

mi fa molto piacere. 

:)

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Ciao @Lauram, ho trovato il tuo racconto molto triste. Ci sono molti elementi horror che fanno correre un brivido lungo la schiena, primo tra tutti l'immagine dei neonati sotto le coperte che piangono e chiedono vendetta. Però, ecco, l'aspetto preponderante che più mi ha toccato è la pena che inevitabilmente si prova per la piccola Agnes. La tua scrittura mi piace ed è di livello. Nonostante questo la complessità della trama (racchiusa nel ristretto spazio di 8000caratteri) mi ha costretto a rileggerlo un paio di volte per chiarirmi alcuni dubbi sulla vicenda. Nella parte in cui piange sulle due lapidi, per esempio, non mi era ben chiaro se fosse un flashback del terzo parto (quando la madre aveva appena cominciato ad accusarla) oppure no.

In ogni caso hai saputo creare dei personaggi molto ben caratterizzati che sanno smuovere dei sentimenti in chi legge. Molto brava, complimenti e buon contest 😉

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@Lauram bene, bene, nullità.

 

Quando decido di leggere un racconto preparo la mia zuppa preferita. Deve bollire nel sangue per ore e ore, con tanti pezzi di carne che lentamente si sfanno fino a diventare tenerissimi. Adoro quando la polpa si stacca dalle ossa diventando una gelatina gustosissima. 

Allora mi siedo con il piatto fumante e inizio a leggere: leggo incubo, bene, dico, vediamo cosa combina questo inutile cervello. Anche se so già che starebbe meglio nella mia zuppa.

Incubo. Ho letto bene? Sì?

Il 30/10/2019 alle 17:26, Lauram ha scritto:

Da sotto le coperte si toccava il corpo. Premeva sulle gambe, sulla pancia, tra i capelli. Dove sei? Chiedeva al tarlo che si sentiva addosso. Poi si addormentò con le infamie della madre che le riecheggiavano in testa.

Quando alzò il braccio per controllarsi l’ascella e sollevò le lenzuola, solo allora li vide. I neonati erano lì sotto, in fondo al letto. Col collo rialzato le puntavano il viso contro, raggrinzito dal pianto. Tre paia di occhi spalancati sui suoi. Gattonavano verso di lei. Nell’avanzare le sollevavano la camicia da notte, sentiva sulle gambe il freddo dei loro corpi. Senza denti, sembravano volerla sbranare. Io non c’entro, gli gridava. Agnés non poteva prenderli a calci, il sonno profondo l’aveva resa di pietra. Andate via. Nel sogno potevano sentirla solo loro, e non l’accontentarono. Rimasero a urlarle nelle orecchie la rabbia di essere morti per colpa sua.

Questo qui? Sei striminzite righe, dico sei, dove riassumi che quei tre mostriciattoli decidono di farsi una passeggiata nel letto di quell'idiota? Poi mi parli della madre che fa la rana: avrà forse scambiato il letto per una piscina? Del padre pittore e di tutto il tetro quadretto famigliare...

Io ore a prepararmi la zuppa e tu te la cavi con sei righe? Ho dovuto incenerire due persone al maniero per sfogare il raptus di rabbia che mi hai scatenato.

Ovvio che non penserai di mettermi paura con il tuo racconto, ma voglio che i tuoi inutili sforzi siano protesi a raccontarmi un incubo. E che duri abbastanza! Le sei righe le potevi destinare allo squallido ritratto famigliare, bah... 

Il 30/10/2019 alle 17:26, Lauram ha scritto:

“È colpa di Agnés” dice invece la madre, di sua figlia.

Qui cosa vorresti supporre, che nel corso di una riga mi dimentico che quello sgorbio di Agnes è la figlia della rana?

 

Il 30/10/2019 alle 17:26, Lauram ha scritto:

Sottosopra, c’è il dipinto che la raffigura da piccola. L’unico che l’uomo non è riuscito a vendere.

Certo, porta più sfiga di un gatto nero, chi mai vorrebbe il suo quadro in casa?

 

Il 30/10/2019 alle 17:26, Lauram ha scritto:

Corre tra le piante, si arrampica sugli alberi, spera di arrivare a sera stremata: vuole dormire. Solo dormire.

Oh sì, perché lei adora avere gli incubi...

 

Il 30/10/2019 alle 17:26, Lauram ha scritto:

“Agnés, Agnès,” sussurra la donna smuovendo la figlia nel letto.

La piccola apre gli occhi.

“Mamm…” non fa in tempo a terminare la parola che il padre le preme il cuscino in faccia.  

“Guarda come si dimena” dice la donna all’uomo. Poi rivolta alla figlia: “Come si fa a ritrarre un bambino che piange? Da morta invece, starai ferma, come i tuoi fratelli.”

Agnés graffia le mani che spingono il cuscino.

“Strega!”

Sforbicia le gambe sul materasso e arcua la schiena.

Cioè? E questo che sarebbe? Qui ho dovuto incenerire un'altra persona. È troppo! Vuoi farmi credere che non la uccidono? Che razza di horror sdolcinato è? Mi fai venire il diabete.

 

Il 30/10/2019 alle 17:26, Lauram ha scritto:

I due medici analizzano i cadaveri dei coniugi.

Ben gli sta! Dovevano ammazzarla. Certi tentennamenti non li capisco.

 

Cerchi di fare paura, ma vuoi anche commuovere, con il povero sgorbio che porta sfiga, intanto la poverina si fa fuori tutta la famiglia.

 

Te lo insegno io come si ammazza un reietto del genere, te lo faccio provare sulla tua pelle.

Devi solo farti vedere al mio maniero.

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@Stregone :rolleyes:

Dai, in sei righe non hai corso il rischio che si raffreddasse la zuppa :P

Grazie per il commento. Cosa? Ti ho ringraziato? Scusa, scusa, non lo faccio più :s

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Scusa @Marco86, presa dallo Stregone, non ho notato il tuo commento :sss:

8 ore fa, Marco86 ha scritto:

molti elementi horror che fanno correre un brivido lungo la schiena, primo tra tutti l'immagine dei neonati sotto le coperte che piangono e chiedono vendetta

Questo mi piace.

8 ore fa, Marco86 ha scritto:

mi ha toccato è la pena che inevitabilmente si prova per la piccola Agnes.

Già, uccidere una vittima tra l'altro bambina, suscita compassione. Una scena fuori da una storia non mette paura, a mio avviso, diventa forte se chi la subisce è un personaggio con una vita che il racconto gli ha creato intorno. Perciò bene, brividi e pietà, era quello che volevo trasmettere... nel finale un po' di riscatto dai :)

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Ciao @Lauram

Che brutta storia! Piena di bimbi nati morti, senza levatrice (e dunque senza testimoni) e seppelliti in giardino. Una specie di famiglia Adams parigina,

che si tiene tutta nascosta la propria macabra esistenza. Ma la trovata più fantastica di tutte non è la madre che accusa figlioletta di far nascere morti i fratellini,

non è la visita notturna dei neonati nei sogni (che diventano incubi) della piccoletta, non è che lei fa la pipì a letto, o che il solo quadro invenduto del padre sia proprio quella che ritrae la figlia viva... insomma hai capito quale trovo la vera genialata del racconto? 

Il fatto che il pittore sia considerato il migliore in assoluto nel dipingere Gesù.

 

Il 30/10/2019 alle 17:26, Lauram ha scritto:

“Mi hanno commissionato le nozze di Cana. Come raffiguri Gesù tu, non ci riesce nessuno, così mi hanno detto.”

 

Mi duole che questo particolare sia sfuggito allo @Stregone . O forse il brutto soggetto ha voluto tenerlo da parte per farci qualche messa nera, invitando proprio lo spettro del tuo pittore, con tutta la sua corte, al banchetto finale. Manca una vergine sacrificale, ma sono certo che ce ne sarà qualcuna nel contest. A saperlo prima, avrei imbastito il mio racconto in modo che la signorina rimanesse illibata.

 

Insomma, posso solo complimentarmi per la trama e la raccapricciante serie di eventi che ci sciorini con ruvido ribrezzo.

 

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26 minuti fa, Mariner P ha scritto:

mio racconto in modo che la signorina rimanesse illibata.

Ahahah, questa è troppo carina.

Grazie Mariner, per il commento e ancor di più per la risata :saltello:

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Ciao @Lauram

Ho trovato appena un po' di difficoltà a seguire gli eventi non avevo capito che l'ultimo parto era il quinto. E questo:

Il 30/10/2019 alle 17:26, Lauram ha scritto:

Quattro giorni dopo, nel dipinto Agnès prende il posto di Gesù a Cana. Un mese più tardi viene esposta nella chiesa di St Caterine. Deve attendere però altri otto mesi prima di compiere il miracolo: trasformare il liquido amniotico di sua madre in sangue.

parli del dipinto? Ti riferisci alla tela? o ad Agnes?

è la tela che compie il miracolo? oppure la bambina?

Una trama molto orrorifica. anche se io non ho percepito paura, ansia o tensione mi è piaciuto molto!

Ottima prova

 

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10 minuti fa, Alba360 ha scritto:

parli del dipinto? Ti riferisci alla tela? o ad Agnes?

è la tela che compie il miracolo? oppure la bambina

A tutti e due, abbondiamo :D

Agnes è dipinta come Gesù a Cana, non trasforma l'acqua in vino ma in sangue.

Ciao :)

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3 minuti fa, Lauram ha scritto:

Agnes è dipinta come Gesù a Cana, non trasforma l'acqua in vino ma in sangue.

il riferimento al significato del dipinto era chiarissimo.(y)

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Agnes, come la protagonista del mio romanzetto... <3

Bel racconto folle, tu non stai bene :D Ti piace mettere immagini religiose in contesti malati. Bella l'idea di questo racconto, per l'appunto insano. C'è la ragazzina vittima del male, cioè la psicopatia dei genitori, e una seria di immagini forti (i feti fanno sempre il loro effetto).

Forse bisognava fermarsi prima, all'uccisione di Agnes, anche se pure dopo ci sono belle immagini e la vendetta ci piace. Solo che l'ultima parte è troppo riassunta, causa limite... magari la puoi aggiustare con calma e spazio.

M'è piaciuto, io prediligo queste atmosfere qui, perciò approved!

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2 ore fa, simone volponi ha scritto:

non stai bene

:brillasguardo:ti pare normale emozionarsi per un apprezzamento del genere? 

Agnes è un nome bellissimo, non sapevo lo avessi scelto anche tu :)

2 ore fa, simone volponi ha scritto:

prediligo queste atmosfere qui

Siamo in due, allora :sorrisoidiota:

 

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Buon pomeriggio, @Lauram.

 

Parto dal presupposto che, se io fossi stato uno dei due genitori "malati", avrei ucciso Agnés decisamente prima, e non l'ennesimo fratellino morto. :P

 

Continuo poi con le pulci:  

A dieci anni, in quella famiglia è l’unica ad aver avuto la fortuna di crescere.

Quel "a dieci anni", scritto così, non mi convince. Forse meglio "Da dieci anni", imho.

 

L’accusò il giorno del terzo parto, e da allora continuò a farlo. Il neonato, sorretto dal padre per i piedi, a testa in giù non si muoveva, sembrava un coniglio senza pelliccia che scolava sangue.

“L’hai ucciso tu” disse la madre additando la bambina. “Mi hai lasciato qualcosa dentro che mi ha infettata.”"

Qui sembra che Agnés sia presente nel momento del parto, come è successo in precedenza: questi genitori sono decisamente malati, se lasciano la figlia a fianco della madre in queste condizioni, specie se poi la madre la crede la causa di tutti i suoi mali! Insomma, diciamo che la "malattia" possa rendere plausibile questa situazione? La trovo tirata per i capelli, ma ok...

 

Cos’ho che non va? Si chiese, seduta in giardino tra le lapidi dei fratelli. A parte i pidocchi o la tosse, non ho niente che posso attaccare o che possa far male. La mia saliva non corrode, il mio sangue non brucia e le lacrime non mi hanno mai lesionato le guance. Il suo pensiero va poi al piccolo appena nato: “Papà ti dipingerà come ha fatto con gli altri. Verrai esposto nelle chiese, così potremmo ricordarti per sempre.”

Anche qui, da un punto di vista tecnico-formale hai espresso il pensiero di Agnés in due forme diverse: la prima, senza alcun tipo di simbolo a evidenziarlo; la seconda, con le virgolette usate in precedenza per i dialoghi diretti. E preferirei il "potremo" al "potremmo".

 

Mai Agnès avrebbe immaginato che da quella notte, i fratelli le avrebbero tenuto compagnia.

Qui manca una virgola dopo "immaginato", per l'inciso.

 

Da sotto le coperte si toccava il corpo. Premeva sulle gambe, sulla pancia, tra i capelli. Dove sei? Chiedeva al tarlo che si sentiva addosso. Poi si addormentò con le infamie della madre che le riecheggiavano in testa.

Ma qui è lei o il suo "tarlo" a premere sulle gambe & so on? Ok, ho capito... ma avrei preferito un'esposizione migliore.

 

Quando alzò il braccio per controllarsi l’ascella e sollevò le lenzuola, solo allora li vide. I neonati erano lì sotto, in fondo al letto. Col collo rialzato le puntavano il viso contro, raggrinzito dal pianto. Tre paia di occhi spalancati sui suoi. Gattonavano verso di lei.

Quel "per controllarsi l'ascella" mi ha spiazzato :lol: ... E i neonati che gattonano sul letto, seppur piangenti, mi fanno tanta tenerezza.

 

Io non c’entro, gli gridava.

Sono tre, quindi "gridava loro". (gli = a lui)

 

 

In attesa dell’esito del parto, Agnés nello studio del padre, posa gli occhi sulla tela rigirata.

Manca un'altra virgola dopo Agnés.

 

Sottosopra, c’è il dipinto che la raffigura da piccola. L’unico che l’uomo non è riuscito a vendere. Papà, mi odi anche per questo?

Toh, un padre che comunque dipinge la piccola, pur ritenendola una strega? Oppure è costretto a odiarla solo perché la odia la madre?

 

Dal suo ritratto, sposta poi l’attenzione alla tela sul cavalletto. Come sfondo, dietro la Madonna col bambino, c’è il loro giardino. Ci sono le siepi e gli alberi da frutto. Manca il melo, pensa … e anche le lapidi, che intorno alla casa ora sono diventate quattro.

Più che un giardino, un campo... se ci sono più alberi da frutto! Però quel "Manca il melo" è geniale!

 

 

Ora si metterà a piangere, pensa del bambinello, e nel timore di sentirne i lamenti, di corsa esce in cortile. Stese sul filo le lenzuola sono asciutte.

Ma non è in attesa dell'esito del parto? E le lenzuola sono già asciutte? O_o

 

Ora in giardino, mentre la donna travaglia, Agnés supplica la benevolenza del Signore. (...)  Quando i vagiti non prendono il posto delle grida del parto, Agnés capisce che le tombe da quattro passeranno a cinque. 

In così poche righe c'è un salto temporale troppo netto, che crea confusione.

 

e papà deve dipinge i frutti.

Spero sia un refuso! :lol:

 

La pancia è una mela

Concetto interessante... qui presumo tu ti riferisca al neonato, ma - imho - se con qualche parola in più si riferisse a quella materna, si potrebbe intuire il perché delle morti...

 

“Ho venduto i due dipinti” dice il padre. È di buon umore, dopo giorni dall’ultimo parto.

“Ne ero sicura” risponde la moglie.

“Mi hanno commissionato le nozze di Cana. Come raffiguri Gesù tu, non ci riesce nessuno, così mi hanno detto.”

Ennesimo cambio di scena che spiazza un po', a mio parere.

 

“Complimenti papà” dice la bambina, e l’uomo le sorride.

??? Le sorride??? Ma è DAVVERO malato, allora! :aka:

 

Quattro giorni dopo, nel dipinto Agnès prende il posto di Gesù a Cana. Un mese più tardi viene esposta nella chiesa di St Caterine.

E' il dipinto a venire "esposto", non Agnès... o almeno spero!

 

I due medici analizzano i cadaveri dei coniugi.

“Sono deceduti da due giorni. Devono aver sofferto molto.”

“la moglie ha contagiato il marito col suo sangue. Sosteneva di essere malata.”

“Parigi ha perso un grande pittore.”

Hm, nasce una nuova strega (femmina, ché i maschi in questo racconto muoiono...), ma perché i genitori muoiono? Non si sa.

Insomma, a parer mio, l'idea di fondo c'è ed è alquanto particolare: personalmente avrei insistito su un'unica scena e un unico dipinto, anziché altri fratelli morti e più dipinti... anche perché i salti temporali mi hanno generato un sacco di confusione, mi han fatto perdere il filo narrativo e hanno - imho - vanificato un buon racconto. Maybe next time... ;)

 

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Caspita @H3c70r che commentone, c'avrai impiegato un sacco di tempo, grazie :rolleyes:

1 ora fa, H3c70r ha scritto:

ucciso Agnés decisamente prima,

E dove lo trovava un modello per Cana? xD

1 ora fa, H3c70r ha scritto:

Qui sembra che Agnés sia presente nel momento del parto, come è successo in precedenza: questi genitori sono decisamente malati, se lasciano la figlia a fianco della madre in queste condizioni, specie se poi la madre la crede la causa di tutti i suoi mali! Insomma, diciamo che la "malattia" possa rendere plausibile questa situazione? La trovo tirata per i capelli, ma ok...

Erano malati e davano la colpa alla figlia: dopo i decessi dei neonati qualcuno si sarebbe potuto insospettire, ma Agnes giustificava le morti.

1 ora fa, H3c70r ha scritto:

pensiero di Agnés in due forme diverse: la prima, senza alcun tipo di simbolo a evidenziarlo; la seconda, con le virgolette usate in precedenza per i dialoghi diretti

 

Il 30/10/2019 alle 17:26, Lauram ha scritto:

suo pensiero va

Dici che si confonde con "pensa"? Sai che mi hai fatto venire il dubbio, grazie per l'annotazione.

1 ora fa, H3c70r ha scritto:

neonati che gattonano sul letto, seppur piangenti, mi fanno tanta tenerezza.

Nel mio racconto ho preferito raccontare, non descrivere più scene di un frammento. Ho usato la parola sangue, e basta. Se avessi scritto che dalla pancia  dei neonati le budella uscivano come serpenti ed Agnes per zittirli gli infilava l'intestino in bocca a mo' di ciuccio, forse forse (Ho usato gli perché è una forma più moderna, credo, l'ho scoperto da quando frequento il forum :P)

1 ora fa, H3c70r ha scritto:

Toh, un padre che comunque dipinge la piccola, pur ritenendola una strega?

Lei è stata la prima. Il quadro non gli era riuscito perché Agnes neonata, piangeva. Da lì l'idea di uccidere i successivi.

Queste indicazioni le avevo messe in un finale che poi non ho postato, era di uno spiegato. Ho preferito correre il rischio di lasciare i dati tra le righe ;).

1 ora fa, H3c70r ha scritto:

Ma non è in attesa dell'esito del parto? E le lenzuola sono già asciutte?

Non sono della mamma, credo di spiegarlo dopo, non so se si capisce però. Non mi piace mettere i possessivi, credevo che la scena successiva mi permettesse di liberarmi di sue. :) 

1 ora fa, H3c70r ha scritto:

Ennesimo cambio di scena che spiazza un po', a mio parere.

Uno spazio, forse non è sufficiente.

1 ora fa, H3c70r ha scritto:

dopo giorni dall’ultimo parto.

Avrei dovuto iniziare così, meglio forse.

 

1 ora fa, H3c70r ha scritto:

sorride??? Ma è DAVVERO malato, 

Sì, lo è. Un pazzo che ammazza, ma non fa a pezzi xD

1 ora fa, H3c70r ha scritto:

ma perché i genitori muoiono? Non si sa.

Sono un po' cattivelli, e Agnes fa il miracolo: non trasforma l'acqua in vino, come Gesù a Cana, ma il liquido amniotico di sua madre in sangue. Indi, la madre muore dissanguata e il papà contagiato dal sangue infetto della donna - così diceva lei stessa, di essere infetta - poi che l'uomo sia morto d'infarto o di pleurite, stavano nel 1700 i medici non si sono messi a indagare :grat:

1 ora fa, H3c70r ha scritto:

l'idea di fondo c'è 

Grazie :)

1 ora fa, H3c70r ha scritto:

Maybe next time... 

Contaci :forzuto:

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Ciao @Lauram,

Siccome il tuo racconto mi è piaciuto, e non poco :D, ti lascio un commento lampo: bravissima! 

Idea originale, macabro, orrido, a tratti schifoso quanto è giusto che sia un racconto horror. 

Vittime innocenti ne abbiamo, richiami religiosi ne abbiamo, pazzi omicidi ne abbiamo, ritmo e originalità pure. Piaciutissimo! 

 

Talia 

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5 ore fa, Talia ha scritto:

Siccome il tuo racconto mi è piaciuto, e non poco :D, ti lascio un commento lampo: bravissima! 

Siccome il tuo commento mi è piaciuto, e non poco :brillasguardo:, ti lascio una risposta lampo: grazie :rolleyes: @Talia

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Ho avuto un po' di difficoltà con i numeri delle lapidi, degli spettri che si manifestavano nella notte nel letto della piccola Agnes e poi dei parti della donna (in cui forse viene escluso quello di Agnes), per cui ho dovuto rileggere il racconto una seconda volta e chiarirmi qualche dubbio. A parte questo, però, l'ho trovato di forte impatto. Si avverte tristezza per le sorti della giovane Agnes, il capro espiatorio per il male di cui i genitori l'accusano, e si avverte disgusto che sfocia nel disprezzo per il trattamento umiliante e denigratorio che le riservano. Inquietante l'immagine dei fantasmi dei nati morti che tormentano continuamente la sorella. Meraviglioso il finale: il racconto non poteva concludersi in maniera migliore. 

Bella prova :).

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