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Pulsar

[H2019] Chiudo gli occhi e colpevole attendo

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Traccia n. 5: Una voce nel buio.

 

«Mi ha uccisa, Piero!»

Parole e pianto insieme. Mi sembra di sentirlo ancora il lamento di Ester, increspare il silenzio della mia notte solitaria.

«Guidava come un pazzo, senza alcuna prudenza! È tutta colpa sua se non ti sono più accanto, se non hai più una moglie. Vendicami, Piero. Se mi ami, se mi hai mai amata, vendicami!»

Con uno strattone stringo la corda intorno ai polsi di mio nipote. Un basso gemito di protesta mi annuncia che l’effetto della droga sta scemando. Afferro Sergio per i capelli e tiro verso di me. Bofonchia qualcosa di incomprensibile attraverso lo strofinaccio che, come un morso, gli serra la bocca.

Gli occhi sono quelli di sempre, però. Anche ora, immobilizzato ed imbavagliato, ha lo sguardo strafottente e di sfida che ben conosco.

Giro intorno alla sedia e mi piazzo davanti a lui. Mi fissa sollevando il capo quel tanto che gli è consentito dai legacci.

La mia Ester me lo diceva sempre che il ragazzo non le piaceva, e lei aveva un sesto senso per queste cose.

Ester. Gli aveva chiesto un passaggio per raggiungere il centro città… Ironia della sorte, il bulletto è sopravvissuto all'incidente; lei, invece, non ce l’ha fatta.

Ed eccolo; seduto in una lama di luce che filtra da qualche parte del tetto di questo vecchio casolare. Inspira rumorosamente: trattiene a stento l’ira per quello che sta subendo!

Il fatto che LUI si senta oltraggiato mi fa ribollire il sangue. Alzo la destra, lentamente – voglio che mi guardi mentre lo faccio – dopodiché, con un movimento circolare, l’abbatto sulla sua guancia.

Lo schiocco acuto riempie l’aria mentre il capo del bulletto si piega di lato.  

«ANC…LO!» sbotta, in quello che vorrebbe essere un ruggito e invece somiglia al gorgoglio di un vecchio affetto da tubercolosi.

«Fanculo, tu!» gli dico di rimando.

E per dimostrargli che è in mano mia gli tolgo il bavaglio. Può gridare e inveire finché vuole, qui nessuno potrà sentirlo.

«Scioglimi! Scioglimi, zietto, e vediamo se non ti cancello dalla faccia quell'espressione compiaciuta del cazzo!» provoca.

Scuoto la testa. «Si gioca alle mie regole, stavolta».

«Ma cosa vuoi giocare? Slegami subito, prima che m’incazzi sul serio. Mio padre lo diceva che eri un cretino, ma non pensavo fino a questo punto! E dire che mi stavi pure simpatico…»

«Tuo padre ha già pagato il suo conto. E pure tua madre».

Il ragazzino ribelle sgrana gli occhi.

«Sì, hai capito bene, sono stato io a manomettere i freni della loro auto».

Strano, ho appena ammesso di avere ucciso intenzionalmente mio fratello e sua moglie, eppure non provo il minimo rimorso.

«Ti ha sottratto l’azienda di famiglia, poco alla volta, ti ha lasciato le briciole dell’eredità di tuo padre… Sua moglie faceva la gran signora con i tuoi soldi!»

Ester ha ragione. Lei ha sempre ragione. No, non posso pentirmi per quello che ho fatto: nessuno può comportarsi come quei due e sperare di farla franca!

Lancio al giovane uno sguardo tagliente.

«Adesso tocca a te!»

Sul ripiano degli attrezzi, recupero la mazzetta da muratori – due chili abbondanti di acciaio pressofuso – acquistata ieri.

Fuori sta tramontando. Oltre la finestra, la campagna ha contorni indistinti. Solo il cielo, dove un sole sanguigno sta sparendo dietro l’orizzonte, offre ancora lampi d’azzurro.

C’è ancora tempo, però. Tutto il tempo che occorre.

«Fatti rimettere il bavaglio, da bravo… Le urla di dolore mi impressionano» aggiungo con cattiveria.

Sul suo volto sbiancato è svanita ogni traccia della sicumera ostentata fin lì. Mentre mi assesto davanti a lui a gambe larghe, prende a dimenarsi sulla vecchia sedia di vimini. Tira e strattona i legacci, oscilla con tutto il corpo. Il cigolio del legno si accompagna all'odore acre della paura.

«Puoi vedermi Ester, tesoro mio?» grido «Questo è per te!»

La testa del pesante martello cala come un maglio sul ginocchio di mio nipote. Rumore di ossa e legno frantumati, poi l’urlo disumano ricopre ogni cosa.

«Libera la tua ira, vendicami!»

Sarà fatto.

 

«Piero...»

La voce mi riscuote dal dormiveglia.

«Piero...»

«Ester?» Ansimando, scatto a sedere sul letto semivuoto; il movimento si riflette nella specchiera che ho di fronte. «Sei tu? Sei ancora qui?»

«Sì».

«C’è qualcosa che non va? Ho sbagliato qualcosa?» chiedo timoroso.

«Va tutto secondo i piani».

Sobbalzo per la sorpresa: è proprio accanto a me! Sul letto! Mentre il cuore rallenta, mi accorgo di essermi allontanato di una spanna dall'epicentro della sua presenza.

«Avevo capito che saresti stata libera, una volta avuta la tua vendetta...»

Silenzio.

«Tesoro? Ester?»

Nella stanza in penombra – una distesa di levigato cotone bianco e scabre montagne di legno massello – nulla si muove.

«Piero, desideri vedermi un’ultima volta?» La voce proviene dal fondo della stanza, adesso.

«Vederti? Io...Dove? Dove devo guardare, tesoro?» balbetto.

«Sono qui!»

Non è uno scherzo dei miei occhi stanchi: sulla superficie riflettente della specchiera qualcosa si muove. Sono ciglia che sbattono nella penombra, labbra sottili che si atteggiano a smorfia, ciuffi di capelli che ondeggiano attorno a un volto. Sembra un disegno tratteggiato a china… animato, però.

Poco alla volta le sembianze di Ester appaiono a figura intera nella grande specchiera.

«Oh, tesoro...» gli occhi mi si appannano per l’emozione.

Ester è giovanissima, vestita dell’abbagliante purezza del bianco nuziale. Sul suo capo, i fiori rosa della coroncina risaltano sul biondo tenue dei capelli.

Sento il cuore perdere un battito: vorrei stringerla a me, vorrei affondare il viso bagnato di lacrime nel suo seno. «Sei bellissima» dico, e le parole non sono mai state tanto incapaci di descrivere ciò che provo.

«Sapevo che ti sarebbe piaciuto rivedermi con questo aspetto: sei così… prevedibile!»

Cosa?

«Il giorno del matrimonio: l’unico giorno in cui ti sei sentito veramente un vincitore! L’unica volta in cui hai potuto guardare tuo fratello e sentirti meglio di lui. Un confronto impietoso per Gianni, vista la balena che si è dovuto sposare dopo averla messa incinta…»

Non può farmi questo, non può distruggere questo momento.

«Che delusione che ti sei rivelato, poi. Un uomo senza attributi, lo zimbello della famiglia: ti rigiravano tutti a loro piacimento».

Basta, ti prego.

«E non dire di no! Hai sterminato la tua famiglia solo perché te l’ho chiesto! È bastata qualche supplica, qualche lamento, per trasformarti nel più efferato dei serial killer…» Ride. Una risata di scherno, feroce. «Sei un debole, un pupazzo privo di volontà».

Nello specchio, il ritratto della donna amara e disillusa, quella degli ultimi anni di vita in comune, ha preso il posto della sposina tutta sorrisi.

«Sai cosa ha detto tuo nipote il giorno in cui abbiamo avuto l’incidente? È scoppiato a ridere e guardandomi negli occhi mi ha chiesto: “ma nemmeno la macchina sa guidare lo zio?” Capisci cosa ho dovuto sopportare?».

«Io ti amavo…» balbetto annientato dal dolore.

«Io no. Ti ho sposato solo per i soldi: ero pronta a qualsiasi sacrificio pur di lasciarmi alle spalle gli stenti dell’adolescenza. Non potevo immaginare che tu… tu…»

Singhiozza. Una lacrima supera la barriera fra i nostri due mondi; per un istante rimane in bilico sulla china dello specchio, a brillare come rugiada prima di sparire nel tappeto.

«Maledetto!» prorompe «Non avrò pace finché non mi sarò vendicata della persona che più di ogni altra mi ha rovinato l’esistenza: tu! Va’ a raggiungere la tua famiglia!»

Un urlo spettrale fuoriesce dalla specchiera mentre il volto che vi è rappresentato si deforma. La bocca si tende, si allarga, come una ferita slabbrata, gli occhi si gonfiano e gli angoli si riempiono di un reticolo di vene azzurrine.

La donna che urla è un cadavere in decomposizione, polvere al posto della pelle, polvere al posto dei capelli… un cadavere che fuoriesce dal cristallo, che invade la stanza, che tende i suoi arti scheletrici verso di me…

«MUORI!» è il grido che mi rimbomba nel cranio.

Chiudo gli occhi e colpevole attendo.

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Ciao @Pulsar , non male questo tuo racconto, ma devo subito dirti che ho apprezzato molto di più la prima parte rispetto alla seconda. Mi piaceva l'idea di leggere una storia di vendetta, violenta, basata sulla tortura (psicologica e fisica), e non mi sarebbe dispiaciuto affatto se il tutto fosse andato avanti fino alla fine del racconto. Questo perché la seconda (la parte paranormale) l'ho sentita come distaccata da tutto il resto, non so bene come spiegare, come se ci fosse stato un cambio repentino d'atmosfera (e tutto questo al netto della trama, ovvio). Il racconto è scritto bene dall'inizio fino alla fine, e mi ha comunque inchiodato alla lettura per tutto il tempo... però, ecco, il sapore era diverso, tutto qui. Dunque un buon racconto in definitiva, ma "bipolare" (passami il termine), secondo me. A rileggerci. 

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Ciao @Pulsar,

complimenti per questo racconto!

La cosa che mi è piaciuta di più è l'inganno nascosto dietro la doppia vendetta: si vendica il protagonista per la morte della moglie e si vendica la moglie sull'indole molle del marito.

Forse non mi convince il fatto di aver diviso nettamente il racconto in due, mostrando due tipi di horrore completamente diversi, e che alla fine fanno un pò a cazzotti: o la violenza spregiudicata, insensibile ma umana o l'aggressione di un essere sovrannaturale. Manomettere i freni di un automobile e fracassare qualcuno a martellate sono azioni capibili e "giustificate" nella realtà, essere aggrediti da qualcosa che attraversa uno specchio no.

 

Il colpo di scena delle rivelazioni di Ester arriva inaspettato e colpisce spiazzando il lettore: trovo l'idea originale e inquietante.

Interessante anche come vengono effettuate le vendette: asettico e quasi passivo lui, carica di un'ira incontenibile lei.

Si perde qualche briciola di tensione nella facilità con cui tutto accade: il racconto incatena il lettore alla pagina con la sua capacità di creare curiosità, ma si ha poi la sensazione di essere stati lasciati nel mezzo di qualcosa d'irrisolto.

4 ore fa, Pulsar ha scritto:

Fuori sta tramontando.

Questa frase mi lascia un pò perplessa. Chi è che sta tramontando? Fuori no di certo, quindi è il sole. perchè non inserirlo invece di lasciarlo come soggetto sottinteso?

 

Per me un buon racconto che lega insieme due situazioni disturbanti e infelici, che da sole però sarebbero state più incisive.

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Ciao @Rhomer, ciao @caipiroska;  grazie per avere lasciato il vostro parere. Spero che, al netto delle osservazioni, il racconto vi sia piaciuto; io mi sono molto divertito a scriverlo.

Ovviamente, non posso dire nulla sulla differenza di "sapore" tra la prima parte (quella del vendicatore implacabile) e la seconda (quella paranormale), nel senso che, sì, ci sono due "azioni" diverse, ci tengo a sottolineare, però, che senza il piano diabolico di Ester il vendicatore non ci sarebbe stato affatto.

Piero è il genere di persona mite, che non pratica la via del conflitto neppure per difendere il proprio interesse; l'averlo trasformato in un cinico torturatore ed omicida fa parte della vendetta tout-court ideata da Ester che: a) si sbarazza della famiglia che ha tanto odiato e b) facendo fare il lavoro sporco a Piero si precostituisce la prova ultima della sua estrema "malleabilità" di carattere (tanto che non perde occasione di rinfacciargli la cosa per ferirlo).

Può sembrare strano, ma Piero, nonostante la prima parte del racconto lo veda feroce, va inteso come la vittima per eccellenza: il suo stesso agire non avrebbe alcun fondamento "emotivo" senza la seconda parte del testo, naturalmente a patto che si legga la vicenda umana di questa famiglia nella sua unitarietà.

Probabilmente, l'aver dato alle due parti del racconto lo stesso "spazio" (in termini di caratteri) ha contribuito un poco a nascondere al lettore il senso di dipendenza della prima alla seconda parte.

Fatta questa precisazione, vi ringrazio ancora; passerò presto a ricambiare la visita.

 

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Ciao @Pulsar ,

Sono rimasto anch'io un tantino scompensato nel leggere il racconto. La prima parte ci mostra Piero che decide di vendicarsi per la morte della moglie, e anche per aver subito dal fratello la sottrazione dell'azienda di famiglia. Una vendetta tardiva quanto brutale e senza perdoni. La seconda partre ci mostra Piero come un cialtrone senza spina dorsale, incapace di tutelarsi, dominato, anzi comandato, dalla voce di Ester.

Sì, la voce di lei è presente anche nella prima parte, e lo incita a ucciedere il nipote, ma non sembra determinante. Forse se avessi messo qualche istruzione in più della moglie su come far fuori, piano piano, il ragazzo, e lui che esegue senza batter ciglio, avresti spianato la strada alla seconda parte, e il suo essere pusillanime non sarebbe stata una sorpresa.

Ma il pezzo si legge bene ed è un bell'esempio di horror.

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@Pulsar ciao Puls, bentrovato! Sarò franca, come sempre, e so che lo apprezzi. Il racconto mi è piaciuto fino a metà. Mi ero già immedesimata in uno spietato Piero che, seguendo la voce della moglie defunta, si vendica con il nipote dopo aver ucciso i suoi genitori per ordine di Ester. Mi pregustavo già le torture fisiche e psicologiche, che si sarebbero susseguite per ore e ore, e sono rimasta spiazzata quando, dopo quel Sarà fatto,  hai cambiato completamente la prospettiva, capovolgendo l'immagine che mi ero fatta di Piero, che diventa quasi succube del fantasma di Ester. Ha fatto tutto per lei e invece di ribellarsi, accetta di farsi bistrattare senza se e senza ma, pronto per il castigo/vendetta che arriverà. Ho capito il senso della doppia vendetta, ma non mi ha soddisfatto del tutto. Avrei preferito l'una o l'altra strada da percorrere. E la prima, dove potevi calcare maggiormente la mano su Ester che guida Piero nella cattura e nella tortura del nipote, fila a mio modesto avviso meglio. Non c'è però alcun dubbio di trovarsi davanti a un racconto horror: l'atmosfera e la tensione sono gestiti bene in entrambe le parti. Ognuno poi hai i suoi gusti da lettore: una storia può piacere oppure no. La tua ha dell'ottimo potenziale, secondo me, ma non è sfruttato abbastanza. Vedi ad esempio personaggi. Ester ha un ruolo chiave, eppure non le è stato dato lo spazio che meritava, essendo proprio lei il motore del plot. Insomma, l'hai resa ambigua. Se sin dall'inizio il lettore avesse avuto la sensazione che fosse una donna malvagia, che ha manipolato il marito fino a renderlo un schiavo pronto a uccidere per lei sarebbe stato meglio. Io ad esempio ho avuto la sensazione che i due fossero complici, non che lei lo usasse e disprezzasse in quella maniera. Per questo il cambio mi ha spiazzato così tanto, ecco. Buon contest e a presto!

 

 

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Il cambio non mi ha per niente spiazzato, deve spiazzare: la donna, da buona si rivela un mostro, è normale il cambio di registro. Mi è piaciuto molto. Con una trama, gli eventi orrorifici mettono più paura. Lei che si presenta a lui in veste nuziale... leggevo in tensione. Una buona prova a mio avviso. Bravo @Pulsar

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Lo sterminio in famiglia teleguidato dallo spirito demoniaco della moglie morta. Che mostra il suo vero volto riapparendo dopo l'eccidio, per punire il protagonista.

Che colpevole attende...

 

Mi ha avvinto e convinto il tuo horror, i miei complimenti, @Pulsar (y)

 

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A un certo punto ho ripensato al canaro della Magliana! Mamma mia, mi ha impressionato molto la mazzetta sulle ginocchia di un uomo legato e indifeso, anche se colpevole di aver deriso e vessato il suo aguzzino, mi sono immedesimata e ho provato il suo terroreO_O

Per me obiettivo centrato @Pulsar Un buon racconto che si può sviluppare o lasciarlo così com'è, il risultato è comunque ottimo.

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Buona la prima parte; la seconda l'ho percepita più distaccata. Se avessi messo tutto insieme, con il protagonista che macella il nipote e una volta finito ha il confronto con il fantasma della moglie che termina la sua vendetta (rivelandogli la verità mentre lo fa a pezzi un pezzo alla volta), per me avresti ottenuto un effetto più d'impatto; dividendo in due parti, a mio avviso, smorzi la tensione che sei riuscito a creare nella prima metà.

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Il 29/10/2019 alle 19:59, Pulsar ha scritto:

un sole sanguigno sta sparendo dietro l’orizzonte

Bella immagine

 

Il racconto si legge bene, seppure pezzato nella trama, mi pare abbia un suo "perché". Non mi convince solo il fatto che sia la donna ad ucciderlo, penso piuttosto che avrebbe dovuto spingerlo al suicidio, magari portandolo a infliggersi torture (tanto per restare in tema). L'idea che il fantasma passi all'azione non regge; continuare con la pressione psicologica avrebbe avuto più senso. Ovviamente è solo un'idea personale. Ottime le scene horror. E i complimenti ci stanno pure. 

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Ciao @Pulsar, parto col dirti che il tuo racconto è scritto molto bene. Non ho trovato nessun refuso, lo stile è pulito e chiaro, il ritmo azzeccato. Insomma, scrivi bene.

Per quanto riguarda il contenuto trovo che hai saputo gestire molto meglio la prima parte. L'impressione che ho avuto all'inizio è che la voce della moglie, in realtà, fosse solo nella testa del marito. Un po come se mettesse in bocca a lei un suo pensiero e una sua voglia di vendetta nei confronti di colui che gliela aveva portata via. Con la seconda parte tutto questo viene ribaltato e si scopre che in realtà è proprio il fantasma della moglie a tirare i fili. Una scelta che, sinceramente, ho apprezzato (lo ammetto, preferisco l'horror in cui ci sono elementi paranormali), ma che, secondo il mio modesto giudizio, non hai gestito al meglio. Quello che non mi ha convinto a pieno è il fatto che al fantasma della moglie hai fatto fare un po troppo uno spiegone. Questo a me ha fatto un po l'effetto di smorzare la tensione. Avrei trovato più inquietante una presenza paranormale un po meno "chiacchierona", un po meno terrena e più dell'oltretomba. Insomma, far capire ciò che non permette alla donna di riposare in pace con meno parole e più immagini. Ti butto lì un esempio che mi viene in mente così su due piedi. Quando l'uomo la vede la notte e ne rimane sorpreso perché pensa che, ucciso il nipote, finalmente avrebbe potuto riposare in pace... lì avrebbe potuto chiederle confuso come mai fosse ancora lì,  chi altro avrebbe voluto che uccidesse. E lei avrebbe semplicemente potuto alzare un braccio scheletrico indicandolo. Più d'effetto rispetto a tante parole.

Ad ogni modo i miei sono solo consigli che rispecchiano i miei di gusti. Resta il fatto che hai scritto un bel racconto, sicuramente horror, con un ottimo stile. A presto e buon contest 😉

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Buongiorno, @Pulsar.

 

Parto subito col segnalare la costruzione di una frase che non mi quadra del tutto, per i miei gusti:

"Mi sembra di sentirlo ancora il lamento di Ester, increspare il silenzio della mia notte solitaria."

A me quel "sentirLO" suona male, visto che poi specifica che è il lamento.

 

La prima parte mi è piaciuta, con il marito che vuole vendicare la moglie (quel "se mi hai mai amata" mi ha subito fatto alzare le orecchie e ci sta): scena forte, ben resa con le azioni di Piero nei confronti di Sergio,  che culminano con la confessione dell'uccisione dei suoi genitori e del colpo sferrato al ginocchio del nipote.

 

Vista la descrizione successiva, avrei evitato l'iniziale "Fuori sta tramontando." (ha reso benissimo con "un sole sanguigno sta sparendo dietro l'orizzonte").

 

"«Fatti rimettere il bavaglio, da bravo… Le urla di dolore mi impressionano» aggiungo con cattiveria."

Questo passaggio non mi convince del tutto: voleva essere sarcastico, oltre che cattivo? Inezie, sto comunque parlando di inezie.

 

 

La seconda parte, onestamente, non mi è molto piaciuta: se nella prima ha ben reso l'idea di Piero che "dialoga con la sua Ester interiore", scoprire qui che è in balia di un fantasma non mi ha convinto per niente. 

Troppo improvvisi i salti dallo specchio, al letto, al fondo della stanza, infine alla specchiera: fanno capire che si tratta di un fantasma (come se non lo si fosse capito prima...), ma non rendono l'inquietudine della situazione, imho.

 

"Sono ciglia che sbattono nella penombra, labbra sottili che si atteggiano a smorfia, ciuffi di capelli che ondeggiano attorno a un volto. Sembra un disegno tratteggiato a china… animato, però."

Bella descrizione, mi è piaciuta; avrei preferito che l'ultima frase fosse più... "incisiva".

 

"Poco alla volta le sembianze di Ester appaiono a figura intera nella grande specchiera."

Ridondante con la descrizione precedente, inoltre - imho - "diluisce" la sensazione che si fa provare al lettore, perché non contiene "riferimenti forti", non so se mi spiego...

 

"(...) sei così… prevedibile!»"

"l’unico giorno in cui ti sei sentito veramente un vincitore!"

"Non può farmi questo, non può distruggere questo momento."

"«Che delusione che ti sei rivelato, poi. Un uomo senza attributi (...)"

"Basta, ti prego."

«(...) È bastata qualche supplica, qualche lamento, per trasformarti nel più efferato dei serial killer…»"

Mah... Se veramente è uno smidollato (e che quel "basta, ti prego." sembra confermare), non credo che Piero potesse trasformarsi nell'efferato serial killer della prima parte, bensì in un serial killer più... timoroso, imbranato, "vittima essa stessa" fin da subito del fantasma della moglie. Insomma, fin qui tutto ben descritto, ma con un peccato veniale di plausibilità sul contenuto.

 

«Sai cosa ha detto tuo nipote il giorno in cui abbiamo avuto l’incidente? È scoppiato a ridere e guardandomi negli occhi mi ha chiesto: “ma nemmeno la macchina sa guidare lo zio?” Capisci cosa ho dovuto sopportare?».

Ecco, qui mi son chiesto: ma è morta sul colpo nell'incidente? E come ha fatto il nipote a fare quella battuta (soprattutto "quando"), coinvolto nello stesso incidente? Non ha subito un benché minimo shock, solo per il colpo (o lo spavento) ricevuto? 

 

"Ti ho sposato solo per i soldi: ero pronta a qualsiasi sacrificio (...)"

"(...) Non avrò pace finché non mi sarò vendicata della persona che più di ogni altra mi ha rovinato l’esistenza: tu!"

Anche qui, poco plausibile: se Ester ha sposato Piero solo per i soldi ed era pronta a qualsiasi sacrificio per essi, voleva già dire che Piero era solo una pedina per arrivare al suo fine e quindi non può accusarlo di averle rovinato l'esistenza, non so se mi spiego...

 

"Un urlo spettrale fuoriesce dalla specchiera mentre il volto che vi è rappresentato si deforma. La bocca si tende, si allarga, come una ferita slabbrata, gli occhi si gonfiano e gli angoli si riempiono di un reticolo di vene azzurrine.

La donna che urla è un cadavere in decomposizione, polvere al posto della pelle, polvere al posto dei capelli… un cadavere che fuoriesce dal cristallo, che invade la stanza, che tende i suoi arti scheletrici verso di me…

«MUORI!» è il grido che mi rimbomba nel cranio.

Chiudo gli occhi e colpevole attendo."

Scena bellissima, che recupera quanto di poco è stato perso durante il racconto.

 

In conclusione, l'ho trovato un racconto tutto sommato ben scritto e con due situazioni ben distinte, in cui la prima è complessivamente migliore della seconda, che si riscatta con un bel finale.

Qualche peccatuccio di plausibilità nei contenuti, a mio gusto, non danno l'onore che merita questo racconto.

Comunque piaciuto e quindi bravo!

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Il 29/10/2019 alle 19:59, Pulsar ha scritto:

Ironia della sorte, il bulletto è sopravvissuto all'incidente; lei, invece, non ce l’ha fatta.

Questo era già chiaro, omuncolo! Solo un Homo Scemus Scemus tuo compagno di caverna può aver bisogno di una precisazione del genere. Continua a trattarmi da cretino e stai sicuro che capiterà a te, l’incidente!

 

Il 29/10/2019 alle 19:59, Pulsar ha scritto:

trattiene a stento l’ira per quello che sta subendo!

Trattiene a stento l’ira? E che altro potrebbe fare legato com’è? Sparare olio bollente dagli occhi?

 

Il 29/10/2019 alle 19:59, Pulsar ha scritto:

Alzo la destra, lentamente – voglio che mi guardi mentre lo faccio – dopodiché, con un movimento circolare, l’abbatto sulla sua guancia.

Lo schiocco acuto riempie l’aria mentre il capo del bulletto si piega di lato.  

Uh, uno schiaffo! Frequentavi Arte della Brutalità tra la lezione di punto croce e l’ora di Filosofia delle Carezze?

 

Il 29/10/2019 alle 19:59, Pulsar ha scritto:

Mio padre lo diceva che eri un cretino,

Forse c’è speranza per l’umanità!


Per arrivare fin quaggiù e offendere questo ammasso di sterco di lumaca che chiami racconto, mi è toccato fare lo slalom tra gli escrementi di topo che sono i commenti dei tuoi simili. Dicono che il testo sia stato brutalmente tagliato in due, che è poi quel che farei con tutti voi, insulsi plebei. Potrebbero non avere tutti i torti. Eppure devo ammettere di aver intuito la natura di invertebrato del tuo protagonista fin dalle prime righe, così la seconda parte non mi ha colto troppo di sorpresa.
Beh, che vi aspettavate? Il sottoscritto è infinitamente più sveglio e intelligente di voi piccole verruche, questo è ovvio!

 

Ciò che più disprezzo del tuo patetico tentativo di giocherellare con il dono immeritatissimo della facoltà di linguaggio è il modo di esprimersi del fantasma della donna crepata. Sembra di leggere un libro per bambinetti poco svegli! Il sole è giallo. La pecora fa bee. Sono stata io a farti uccidere la tua famiglia. Gli uccelli volano. Lo Stregone domina.

 

Detto questo, ho maledetto col mio sguardo ammassi di sterco di lumaca più rivoltanti del tuo.

Considerati graziato, futuro-pugno-di-polvere che non sei altro!

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Ciao @Pulsar,

Commentare dopo le @Stregone è imbarazzante xD.

 

Scherzo. Il tuo racconto è scritto molto bene, lo stile scorrevole si addice alla trama dinamica e coinvolgente che inchioda nella lettura. Ho apprezzato moltissimo la caratterizzazione dei personaggi. Risultano vividi, reali, strutturati. 

La trama è originale e il testo ricco di ansia quanto basta. In particolar modo la prima parte, più violenta e rabbiosa, è davvero ben fatta. La seconda, pur essendo molto ben fatta, ha forse un po' meno ritmo ma il finale è inaspettato. 

 

Piaciuto. 

 

Talia 

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Ciao @Emy!

Il 31/10/2019 alle 19:52, Emy ha scritto:

Sarò franca, come sempre, e so che lo apprezzi. Il 

Se non lo fossi (franca) non avrei alcun interesse a leggere le tue osservazioni.

 

Il 31/10/2019 alle 19:52, Emy ha scritto:

Ognuno poi hai i suoi gusti da lettore: una storia può piacere oppure no.

Già! Com'è che faceva la vecchia sentenza latina? "De gustibus non disputandum est".

 

Il 31/10/2019 alle 19:52, Emy ha scritto:

Ester ha un ruolo chiave, eppure non le è stato dato lo spazio che meritava, essendo proprio lei il motore del plot. Insomma, l'hai resa ambigua. Se sin dall'inizio il lettore avesse avuto la sensazione che fosse una donna malvagia, che ha manipolato il marito fino a renderlo un schiavo pronto a uccidere per lei sarebbe stato meglio

Ecco, vedi, sul punto non sono d'accordo. Penso che il racconto ci guadagni dal ribaltamento finale; che così sia meno piatto e monocorde. Il repentino cambio di prospettiva dovrebbe fare dire al lettore: "cacchio, hai visto 'sta stronza?" Eccola la malvagità in questo racconto: è Ester ad incarnarla!

E comunque, rimango dell'avviso che di indizi sulla vera natura di Piero, nella prima parte, c'è ne siano a sufficienza: basta prestarci attenzione.

Naturalmente, posso non essere riuscito nell'intento di rappresentare questa mia intenzione in maniera efficace, capita. Del resto... sto ancora imparando! ;)

Grazie, cara. Alla prossima.

 

@Lauram Grazie di avere lasciato la tua opinione. Credo di capire che il racconto ti sia piaciuto: sono contento!

 

Il 3/11/2019 alle 08:14, Lauram ha scritto:

Il cambio non mi ha per niente spiazzato, deve spiazzare: la donna, da buona si rivela un mostro, è normale il cambio di registro. Mi è piaciuto molto. Con una trama, gli eventi orrorifici mettono più paura. Lei che si presenta a lui in veste nuziale... leggevo in tensione. Una buona prova a mio avviso. Bravo @Pulsar

Mi hai tolto le parole di bocca; a me non è riuscito di essere ugualmente efficace nella difesa d'ufficio del racconto. Nominata "avvocata mia" sul campo!

Un bacio :love: (posso, vero?)

 

Ciao @Poeta Zaza

 

Il 3/11/2019 alle 15:27, Poeta Zaza ha scritto:

Mi ha avvinto e convinto il tuo horror, i miei complimenti@Pulsar (y)

Grazie, ti sono grato per il giudizio lusinghiero! :rosa:

 

Ciao @Alba360, grazie del passaggio.

Il 3/11/2019 alle 18:33, Alba360 ha scritto:

Mamma mia, mi ha impressionato molto la mazzetta sulle ginocchia di un uomo legato e indifeso,

Un singolo atto di violenza, a volte, impressiona più che una barilata di interiora, di questo sono convinto!

All'inizio pensavo di non mostrarla neppure la scena, ma di fermarmi a Piero che afferrava la famigerata mazzetta per poi dare conto dell'urlo disumano. La versione finale è diventata questa per fare intendere al lettore che il supplizio sarebbe stato... "non breve".

Comunque, per scelta, non ho voluto mostrare una sola goccia di sangue in tutta la storia.

Alla prossima.

 

@M.T. e @Adelaide J. PellitteriGrazie per il passaggio e i suggerimenti!

 

Ciao @Marco86!

Il 5/11/2019 alle 08:28, Marco86 ha scritto:

Quello che non mi ha convinto a pieno è il fatto che al fantasma della moglie hai fatto fare un po troppo uno spiegone.

Non hai tutti i torti; per lo meno, il dubbio era venuto pure a me.

Può sembrare strano, ma mi é mancato il tempo per fare di meglio... (Non sono ironico... :facepalm:)

Grazie ancora per il passaggio.

 

Ciao @H3c70r!

Il 7/11/2019 alle 10:02, H3c70r ha scritto:

Troppo improvvisi i salti dallo specchio, al letto, al fondo della stanza, infine alla specchiera: fanno capire che si tratta di un fantasma (come se non lo si fosse capito prima...)

E quindi, se lo si era capito anche prima, quale e' l'obiezione? O_-

 

Il 7/11/2019 alle 10:02, H3c70r ha scritto:

Se veramente è uno smidollato (e che quel "basta, ti prego." sembra confermare), non credo che Piero potesse trasformarsi nell'efferato serial killer della prima parte, bensì in un serial killer più... timoroso,

Mah... Io penso che anche uno smidollato, se spinto a dimostrare la sua dedizione ad una causa, possa tirare fuori picchi di bestialità insospettabile. Bada bene: non per sé, ma per una causa piu grande di lui.

Tra l'altro, non è che questa esecuzione fosse particolarmente elaborata: fracassare a mazzate la vittima..! Però, vedi che , quello che tu chiami "timore", si manifesta, almeno in parte. Mi riferisco a questa frase:

 

Il 29/10/2019 alle 19:59, Pulsar ha scritto:

Fatti rimettere il bavaglio, da bravo… Le urla di dolore mi impressionano» aggiungo con cattiveria.

Secondo me, c'è un fondo di verità nell'affermazione!

 

Il 7/11/2019 alle 10:02, H3c70r ha scritto:

Ecco, qui mi son chiesto: ma è morta sul colpo nell'incidente? E come ha fatto il nipote a fare quella battuta (soprattutto "quando"), coinvolto nello stesso incidente? Non ha subito un benché minimo shock, solo per il colpo (o lo spavento) ricevuto

Gliel'ha fatta prima questa battuta, Hector, quando la zia gli ha chiesto il passaggio! Poi si sono messi in macchina ed è accaduto il fattaccio.

 

Il 7/11/2019 alle 10:02, H3c70r ha scritto:

Anche qui, poco plausibile: se Ester ha sposato Piero solo per i soldi ed era pronta a qualsiasi sacrificio per essi, voleva già dire che Piero era solo una pedina per arrivare al suo fine e quindi non può accusarlo di averle rovinato l'esistenza, non so se mi spiego...

Ascolta. Una giovane di oscuri natali, per salire sull'ascensore sociale, potrebbe decidere di irretire (a scopo matrimonio) un uomo ricco, magari un panzone di mezza età semi- pelato o, magari, un giovanotto insipido e senza iniziativa. L'importante è che ci siano i soldi. 

Nel racconto, il fantasma di Ester si lamenta a più riprese di come il marito si sia fatto spogliare dal fratello (e immagino che anche la Ester vivente qualche mugugno col marito lo abbia fatto). La situazione perciò è la seguente: Ester ha sposato un debole (e questo l'aveva messo in conto), sfottuto da tutta la famiglia (e di conseguenza, pure lei) e per di più con solo gli spicci del patrimonio familiare (e questo non era in programma e fa saltare il banco).

Grazie, comunque, per essere passato e per il tuo parere.

Modificato da Pulsar
Ritocchi di forma.

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@Stregone!

Il 7/11/2019 alle 16:01, Stregone ha scritto:

Detto questo, ho maledetto col mio sguardo ammassi di sterco di lumaca più rivoltanti del tuo.

Grazie... grazie, Vostra Sadica Malvagità: detto da Voi suona come il più gradito dei riconoscimenti!

Vado a piangere di contentezza nello scantinato (ovviamente buio)!

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@Talia bentrovata!

Il 8/11/2019 alle 07:13, Talia ha scritto:

Commentare dopo le @Stregone è imbarazzante

Solo se mi valuti peggio di come mi ha valutato lui! xD

Scherzi a parte, Grazie per l' apprezzamento dimostratomi. Non farò il superiore: è piacevole ricevere parole di lode.

Alla prossima.

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Ciao @Pulsar. L’aspetto che non mi ha convinto del tuo racconto è la difficoltà di far coesistere l’orrido con le pulsioni materiali da cui scaturiscono le azioni dei protagonisti. Anche i ragionamenti del fantasma hanno alla base una logica puramente terrena, che poco ha a che fare con il soprannaturale e attenua l’efficacia del brano. Un amalgama di elementi di natura diversa non del tutto riuscita, che non crea inquietudine. Nulla da dire sulla scrittura, scorrevole e curata. Alla prossima!🤗

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Ciao, @Pulsar. Non ci siamo incrociati spesso ma in quelle sporadiche occasioni ho notato quanto sia costruttivo il dialogo con te. Vorrei provare a spingermi, quindi, in considerazioni che vanno oltre la virgola e la non virgola.

Leggo uno stile molto solido. C'è da dosare la tendenza a spiegare e specificare, ma ciò non intacca la padronanza stilistica. Con una prosa del genere si reggono bene le lunghe distanze, perché c'è ritmo e capacità di usare la drammatizzazione (che — piaccia o meno — segue le buone norme dello show don't tell). La forma racconto ha le sue regole ed è necessario adottare degli accorgimenti diversi, che costringono a mio parere a incanalarsi su dei binari.

Nella mia esperienza di lettore analitico, ho osservato due tipologie di struttura vincente. La prima è l'istantanea che comunica qualcosa di forte e netto, tipicamente in terza persona e con una forte propensione al mostrare; inizio in medias res e finale aperto, per cui non serve andare oltre: ciò che serviva è già stato detto, e il messaggio/la sensazione/quellocheè rimane.

La seconda (che per questioni di spazio trovo più spesso realizzata in prima persona) dà voce al protagonista e approfondisce un tema, coprendo anche un intervallo temporale più ampio; insomma, è il protagonista a decidere cosa e come presentare per arrivare a comunicare ciò che vuole comunicare.

Nella struttura di questo tuo racconto, invece, noto una soluzione ibrida che non sfonda da nessuna delle due parti: non fa valere un punto di vista sul tema e non scolpisce una personalità, e al tempo stesso non fa immergere nelle scene drammatizzate. Questo accade non per lacune sul lato della narrazione o dello stile, ma perché l'impostazione iniziale non segue una linea precisa, restando nel mezzo.

Giusto per esercizio mentale, provo a ipotizzare due strutture differenti per lo stesso racconto:

 — drammatizzazione di una scena soltanto. L'inquadratura mostra il protagonista alle prese con l'esecuzione, ne segue le azioni e gli ottomila caratteri a disposizione saranno usati perché il lettore possa trarre tutte le sue conclusioni da questa scena, dai dettagli, dalle battute di dialogo, dai pensieri del protagonista ecc;

 — focalizzazione interna sul personaggio principale. In questo caso si dà spessore alla voce e a tutto ciò che vuole comunicare; sceglierà lui che cosa portare alla luce e cosa lasciare fuori dal perimetro narrativo. Potrebbe essere il suo dramma nell'essere considerato una nullità, il conflitto con il fratello, la consapevolezza di avere una moglie al corrente di questa dinamica e così via.

Faccio questa distinzione netta perché stiamo parlando di testi brevi. Senza vincoli di spazio, di certo si è più liberi di creare l'amalgama giusta per coinvolgere il lettore.

Se dico cazzate, secondo te, fammelo sapere pure. Il confronto per me è importante.

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Ciao @Pulsar- Il racconto mi è piaciuto a metà. Ottima la prima parte e la scena della tortura. Meno bella e troppo spiegata la seconda, a mio avviso. A rileggerci :)

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Ciao @Pulsar, nulla da eccepire sulla prima parte del racconto, in particolare la scena della tortura resa in maniera magistrale. Ho trovato meno d'impatto la seconda parte che secondo me presenta un approccio più spiegato. La storia comunque è originale e il finale inaspettato. Buon contest. :)  

 

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Buon pomeriggio, @Pulsar .

Salto i commenti e spero di non ripetermi, ma c'è qualcosa che non mi convince pienamente in questo racconto.

Presenti Piero come una persona tutt'altro che remissiva, almeno all'inizio. Insomma, parli di un Piero capace di uccidere senza battere ciglio; trovo che sia improbabile che una personalità del genere, a suo modo forte e dominante, possa restare in silenzio di fronte alle angherie subite dalla famiglia. A questo punto, sarebbe stato meglio dipingerlo come una persona frustrata e con un'indole latente piuttosto violenta, cosa che non è emersa.

Allo stesso modo, ammettendo la remissività del personaggio che segue alla lettera quello che gli viene detto, mi sembra improbabile pensare che la moglie non abbia avuto delle pretese di rivalsa anche in vita, sapendo di poter manipolare una personalità debole come la sua e ottenere quel prestigio a cui lui rinunciava.

Altra cosa che non mi è stata chiara: Ester detestava il nipote. Come avrebbe potuto chiedergli un passaggio? Per me è inverosimile, non siederei mai in auto con una persona che proprio non mi piace, soprattutto se non è lucida. Diciamo che la paura di un incidente prevarrebbe su tutto.

La seconda parte mi risulta ambigua proprio per queste ragioni. Ester sembra agire rompendo ogni tipo di logica, che ci sta pure in un horror, ma a mio parere finisce con l'apparire anche contraddittoria.

Non ho comunque nulla da dirti sullo stile, non ho notato alcun refuso e la prosa è fluida e leggibile.

A rileggerci :).

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