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Mariner P

[H2019] Navigando nel Pacifico

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Traccia 1: Il Vascello fantasma

 

Quelle non erano le mie stelle. Le mie stelle erano Orione, Cassiopea, Sirio... gente delle mie parti, cresciuta coi miei antenati. Erano comunque magnifiche notti, al galoppo sulle onde del tropico del Capricorno.
In quattro su uno sloop di 14 metri: Jean lo skipper, Mariette sua compagna, Wiky - detta Cita - amica della compagna, e io.
Eravamo partiti dall’Isola di Pasqua e m’era parso che il Moai dell’approdo, allondanandoci col tender, mi avesse fatto l’occhiolino. Ero arrivato ad Hanga Roa in aereo, loro con la barca dal Cile. Tre giorni a fare i turisti e i rifornimenti, poi partenza per le Gambier, tappa obbligata prima di arrivare a Tahiti, con deviazioni nelle Tuamotu.
Era la mia prima volta nel Pacifico. Duemilacinquecento miglia di mare aperto. Affanculo il mondo per due mesi.
L’onda lunga dell’oceano è indescrivibile. Tenterò lo stesso. La vedi laggiù, di poppa, è una montagna e lo sai perché l’acqua si schiarisce man mano che va su. Non è minacciosa ma, se ti fissi a guardarla, il respiro si ferma come se la vista facesse fatica a salire fino in cima. S’avvicina calma, prima lentamente poi sempre più lesta, finché ti solleva dolcemente, su e su e su che la cima dell’albero tocca il cielo, e passa sotto la barca, non capisci se è lei ad accarezzare lo scafo o è la carena a darle un languido bacio.
Di notte il mio turno di guardia era dalle 22 alle 24. Mi trastullavo con la Croce del Sud, la Falsa Croce e la Croce di Diamante, poi fantasticavo in quel cielo terso e m’inventavo costellazioni nuove.
La sera prima d’arrivare a Rikitea, un centinaio di miglia davanti a noi, Jean si beccò un febbrone da cavallo e mi chiese tremolante di star fuori dalle 22 alle 4, se me la sentivo. La consegna era sempre la stessa e tassativa: mai spostarsi dal pozzetto, qualsiasi cosa accada scendere giù e chiedere assistenza. Cadere in acqua di notte in pieno oceano non è un bagno, è un suicidio, anche se sei legato e hai il giubetto di salvataggio.
Montai il turno, presi il tablet per leggiucchiare, la piccola torcia, e salii in pozzetto. La temperatura non scendeva sotto i 28 gradi, si stava bene in t-shirt. C’era foschia tutt’intorno, ma non era la prima volta. Col mare calmo, la barca filava col rullio dolce del vento al lasco. M’accomodai meglio, allungando le gambe per leggere, ma non accesi lo schermo perché qualcosa mi incuriosì. La foschia era diventata una specie di sostanza lattiginosa che arrivava al cielo e, a dritta, c’era una macchia scura, vicinissima, lunga più della barca. Pareva una cosa solida che ci accompagnava.
Rimasi incantato a fissarla. Pensai che fosse un miraggio, uno scherzo del buio nella nebbia, uno strano fenomeno ottico, o l’ombra delle nostre vele che rimbalzava sulla superficie dell’acqua. Finché sentii una voce femminile.
«Prendi il binocolo! Stronzo!»
Non era lo sciabordio e neppure il fruscio del vento tra le sartie. Cazzo, cos’era?
Prima di infilarmi in cabina, indugiai e ridiedi un’occhiata in giro: la macchia era sempre lì. Scesi nel quadrato. Il silenzio pesto era rischiarato dal led sul tavolo da carteggio. Mi sedetti e fissai la cartina con la rotta. A poppa c’erano Jean e Mariette e non arrivava un filo di suono, a prua Wiky-Cita ronfava come solo certe donne scimmiesche possono. L’occhio passò per caso sulla mensoletta cintata dove c’erano binocolo e bussola di rilevamento.
Presi un sorso di caffè dalla borraccia che dondolava, imbottita per non far rumore, afferrai il binocolo e tornai fuori, in pozzetto.
Mi sedetti sulla panca e ficcai gli occhi nei cerchi neri dello strumento, muovendolo lentamente. Il cuore era un tam-tam. Nel mezzo della macchia scura vidi un volto. Una ragazza mora si sporgeva da un corrimano di legno e scrutava nella mia direzione. Non so come, capì che l’avevo vista e sorrise.
«Ti va di scopare? Sono tre secoli che non vedo un cazzo!» disse.
“Il binocolo avvicina anche le voci?” pensai solo un secondo.
Il viso era bello e sensuale, il corpo era nascosto.
«Chi sei?» chiesi. Mi uscì d’impeto.
«Che ti fotte chi sono? Non ti tira l’uccello?»
Il rollio della barca mi fece perdere il puntamento e scoprii cos’era quella macchia scura: un vecchio schooner di 30 metri, un purosangue del mare. Navigava con vele ridotte, ma sembrava volare sul pelo dell’acqua: non faceva una bavetta di schiuma. Quando rimisi la ragazza nell’oculare, si era spostata ed era nuda, nell’apertura dell’impavesata dove si stende la biscaglina, maledettamente bella. E io avevo una gran voglia.
Decisi che non me ne fotteva un piffero se era una goletta fantasma o reale, anche se l’assenza d’onda deponeva per la prima ipotesi.
“Quando mi ricapiterà una cosa come questa?” pensai.
«Sì che ti scoperei!» esclamai, «ma tu sei lì e io sono qui!»
«Due gradi a dritta, scemo!» disse.
«Non posso, c’è il pilota automatico!».
«Digli di addrizzare, stronzo!» fece, forse ignorando cosa fosse un pilota automatico.
«Vieni a manca tu, se vuoi scopare!» suggerii.
Non l’avessi mai detto! L’ombra scura si avvicinò in modo drammatico e quasi investì la barca. Appena ci fu sopra, lei saltò sulla nostra coperta, agile e silenziosa. Fece tre passi attorno all’albero e fu nel pozzetto. Non mi diede il tempo di far nulla, diventai spettatore del film della mia vita.
Mi avvinghiò e sentii un gelo che mi attraversava il corpo. Gli occhi vedevano una ragazza sinuosa con tette perfette e ovale incantevole, ma le mie dita palpavano ossa ruvide e fredde. Mi ficcò la lingua in bocca, fu un fuoco e un ghiaccio. Sentivo la carne delle sue labbra fremere contro le mie, ma i suoi denti erano artigli polari.
Mi stese sulla panca.
«Ho voglia di un uomo», disse, «scopami e fammi godere».
Non volli pensare a quel che la pelle avvertiva, ma a quel che gli occhi vedevano.
Mi fissai sui capelli lisci e corvini, sugli occhi neri e pieni di lampi, sulle guance candide e dolci di luna, sulla bocca rossa sanguigna, sulle spalle che sembravano onde di piacere, sui seni piccoli come conchiglie che racchiudevano perle rosate. Mentre il mare e il cielo e ogni particella dell’universo entrava in me, io entrai in lei e andai avanti per l’eternità.  Mi fissai sul suo torso che mi cavalcava come una tempesta, fissai lei e la notte e ancora lei e solo lei, e fu più lungo dell’onda più lunga dell’oceano più grande. Infine, provai fitte di dolore e spasimi di piacere finché venni e svenni, e lei, esausta, si accasciava su di me.
Non so quanto rimasi così, ma quando riaprii gli occhi raggelai. Sopra di me c’era un corpo in putrefazione, che lasciava una bava melmosa e puzzava maledettamente. Cercai di svincolarmi ma quella cosa si mosse e mi abbracciò più forte. Cercò addirittura di baciarmi sulla bocca ma non ci riuscì. Mi aveva stretto nell’angolo tra seduta e schienale, non potevo muovermi e si strusciava su di me con una specie di lussuria d’oltretomba. Poi arrivò un rollio più forte e cademmo sul carabottino del pozzetto, così finalmente mi allontanai, seppur di poco, e ci alzammo. La cosa parlò con una smorfia che forse era un sorriso.
«Grazie», sussurrò.
Mi sfiorò la testa con la mano, e sentii un pizzico all’orecchio sinistro, infine saltò sulla tuga della barca mentre la macchia scura tornò a farsi vicina.
«Addio marinaio», disse, «ti ricorderò finché durerà l’Oceano, e anche dopo!»
Fece un gran balzo nella notte, la macchia scura si allontanò e il cielo tornò a essere una coperta di stelle.
Mancava poco alle quattro, Mariette venne a darmi il cambio e andai in cuccetta. Mi attaccai a una bottiglia di rum per non vomitare. Quando fu finita precipitai in un sonno senza domande, sbronzo e stravolto.
Alle dieci, quando mi alzai e le Gambier erano all’orizzonte, Jean, ancora frebbricitante, mi fissò sorpreso.
«Quand’è che ti sei messo quel coso?»
Mariette e Cita avevano un’espressione stupita; tutti fissavano la parte sinistra della mia testa. Mi toccai e sentii qualcosa di strano sotto le dita. Andai nel bagno e mi guardai allo specchio. Sul lobo dell’orecchio sinistro c’era una perla. Nera come l’abisso.

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1 ora fa, Mariner P ha scritto:

allondanandoci

Refuso: allontanandoci

 

Decisamente horror, bravissimo. Mi sono piaciute molto le descrizione delle onde, dell'oceano e del fattaccio. Lì per lì mi è sembrato meno accattivante l'approccio, intendo meno seducente. Immagino una tipa che a primo acchito ti definisce stronzo... e non so se uno ci va bello lesto. Boh, voi uomini! :D 

Bravo, mi è piaciuto molto. 

 

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6 ore fa, Mariner P ha scritto:

gente delle mie parti

?? Scusa ma non seguo: le stelle che citi non possono essere "gente delle mie parti", al più "panorama consueto per chi proveniva dalle mie parti".

 

6 ore fa, Mariner P ha scritto:

allondanandoci

Refuso: allontanandoci.

 

6 ore fa, Mariner P ha scritto:

Affanculo il mondo per due mesi.

Qui ci starebbe bene un bel punto esclamativo.

 

6 ore fa, Mariner P ha scritto:

La vedi laggiù, di poppa, è una montagna e lo sai perché l’acqua si schiarisce man mano che va su. Non è minacciosa ma, se ti fissi a guardarla, il respiro si ferma come se la vista facesse fatica a salire fino in cima. S’avvicina calma, prima lentamente poi sempre più lesta, finché ti solleva dolcemente, su e su e su che la cima dell’albero tocca il cielo, e passa sotto la barca, non capisci se è lei ad accarezzare lo scafo o è la carena a darle un languido bacio.

Bello questo passaggio!

 

6 ore fa, Mariner P ha scritto:

poi fantasticavo in quel cielo terso e m’inventavo costellazioni nuove.

meglio: "poi fantasticavo di nuove costellazioni che potessero popolare quel cielo terso".

 

6 ore fa, Mariner P ha scritto:

se me la sentivo

se me la fossi sentita (credo sia più corretto).

 

6 ore fa, Mariner P ha scritto:

qualsiasi cosa accada scendere giù e chiedere assistenza

... per ogni evenienza scendere giù e chiedere assistenza (semplice gusto personale)

 

6 ore fa, Mariner P ha scritto:

giubetto

Sebbene lo si legga da mille parti, la versione corretta è "giubbetto", in quanto diminutivo di "giubba".

 

6 ore fa, Mariner P ha scritto:

«Prendi il binocolo! Stronzo!»
Non era lo sciabordio e neppure il fruscio del vento tra le sartie. Cazzo, cos’era?

Beh, scambiare la prima espressione con lo sciabordio dell'acqua...

 

6 ore fa, Mariner P ha scritto:

Decisi che non me ne fotteva un piffero se era una goletta fantasma o reale, anche se l’assenza d’onda deponeva per la prima ipotesi.

Cioè, sospetta che possa essere una goletta fantasma, anzi ne è quasi convinto, e ci va lo stesso? Ahi, ahi: per molto meno, l'anno scorso, lo @Stregone mi strigliò ben benino e distrusse il mio racconto!

 

6 ore fa, Mariner P ha scritto:

e ovale

... e un ovale...

 

6 ore fa, Mariner P ha scritto:

Mi fissai sui capelli lisci e corvini, sugli occhi neri e pieni di lampi, sulle guance candide e dolci di luna, sulla bocca rossa sanguigna, sulle spalle che sembravano onde di piacere, sui seni piccoli come conchiglie che racchiudevano perle rosate. Mentre il mare e il cielo e ogni particella dell’universo entrava in me, io entrai in lei e andai avanti per l’eternità.  Mi fissai sul suo torso che mi cavalcava come una tempesta, fissai lei e la notte e ancora lei e solo lei, e fu più lungo dell’onda più lunga dell’oceano più grande. Infine, provai fitte di dolore e spasimi di piacere finché venni e svenni, e lei, esausta, si accasciava su di me.

Bellissimo passaggio! (e sono due).

 

Ciao @Mariner P, ben trovato al contest.

Ti dirò, il tuo racconto mi piace, sa di vecchia leggenda marinara, di quelle tramandate dai lupi di mare. Cosa curiosa, più che impaurire mi ha colpito per il suo lirismo, un lirismo che emerge tanto dalla bellissima descrizione dell'amplesso (chapeau!), quanto dal finale per nulla drammatico e, anzi, deliziosamente nostalgico.

In definitiva, la ragazza/morta che abborda (è proprio il caso di dirlo) il nostro bel giovane, non manifesta - a parte i modi un tantino rudi, in particolare un certo linguaggio da taverna - intenzioni ostili: vuole... avere rapporti intimi con lui, niente di diverso da quanto annunciato. E gli è pure riconoscente, alla fine! Scampato pericolo, insomma.

Lo stile è semplice ma efficace; il racconto si legge con facilità ed è in grado di tenersi stretto il lettore. Stupisce qualche piccola caduta di stile (te ne ho segnalata qualcuna), specie a fronte di alcuni passaggi, a mio avviso, veramente suggestivi e ben scritti.

Poca caratterizzazione dei personaggi, ma, in un racconto simile, ci sta: dopotutto l'autore, a mio avviso, ha voluto sottolineare l'aspetto fiabesco-dark della sua storia di mare (ma se ci ho preso, questo me lo dirai tu).

Insomma, ben fatto! Magari non sarò morto di paura (ma davvero si può raggiungere questo risultato in un racconto e per giunta di sole quattro paginette?), al massimo ho provato un po' di repulsione alla scoperta della vera natura della mora belloccia che... "intrattiene" il protagonista, ma lo stesso, ben fatto!   

        

 

   

 

 

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Grazie @Rhomer , @Adelaide J. Pellitteri , @Pulsar per il tempo che mi avete dedicato e per i commenti.

Refusi a parte devo qualche spiegazione.

 

6 ore fa, Rhomer ha scritto:

Potrei lamentarmi di alcuni termini marinareschi

 

Purtroppo in mare non si possono usare termini non marinareschi. Mi spiace. T'immagimni se al posto di "La raffineria è impiantata fra il trinchetto e il maestro",

Melville avesse scritto: "la cosa dove sciogliere il grasso è saldamente fissata tra il palo più alto e quello più basso messo nella parte davanti dello scafo"?

(Moby Dick. cap. XCVI • LA RAFFINERIA) Capisco che rende non facile la lettura e la comprensione. Non è una buona scusa per imparare qualcosa di nuovo?

 

6 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Immagino una tipa che a primo acchito ti definisce stronzo... e non so se uno ci va bello lesto

 

Ci va, ci va. Chi disprezza compra.

 

1 ora fa, Pulsar ha scritto:
8 ore fa, Mariner P ha scritto:

gente delle mie parti

?? Scusa ma non seguo: le stelle che citi non possono essere "gente delle mie parti", al più "panorama consueto per chi proveniva dalle mie parti".

 

Non è riferito alle stelle, ma ai nomi delle stelle. Tutti personaggio della mitologia greca. Voleva essere un modo per far capire la provenienza del personaggio.

 

1 ora fa, Pulsar ha scritto:
8 ore fa, Mariner P ha scritto:

poi fantasticavo in quel cielo terso e m’inventavo costellazioni nuove.

meglio: "poi fantasticavo di nuove costellazioni che potessero popolare quel cielo terso".

 

Non fantasticava su nuove costellazioni, e quindi su nuove stelle non esistenti nell'emisfero australe. Osservava le stelle esistenti e ne associava alcune, inventandosi nuove costellazioni. La necessità di sintetizzare può dar luogo a fraintendimenti.

 

1 ora fa, Pulsar ha scritto:
8 ore fa, Mariner P ha scritto:

«Prendi il binocolo! Stronzo!»
Non era lo sciabordio e neppure il fruscio del vento tra le sartie. Cazzo, cos’era?

Beh, scambiare la prima espressione con lo sciabordio dell'acqua...

 

Infatti non confonde le cose e si pone la domanda.

 

1 ora fa, Pulsar ha scritto:
8 ore fa, Mariner P ha scritto:

Decisi che non me ne fotteva un piffero se era una goletta fantasma o reale, anche se l’assenza d’onda deponeva per la prima ipotesi.

Cioè, sospetta che possa essere una goletta fantasma, anzi ne è quasi convinto, e ci va lo stesso? Ahi, ahi: per molto meno, l'anno scorso, lo @Stregone mi strigliò ben benino e distrusse il mio racconto!

 

Lui non è certo su cosa sia. Ha una voglia matta di sesso e ci sta! Cacchio, ragazzi, avete acqua minerale nelle vene? Se lo Stregone ha da dire qualcosa, gli manderemo una scatoletta di pillole blu.

 

Grazie ancora e tutti. L'importante è che abbiate passato due-tre minuti distraendovi un po'.

 

 

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Garzie @Poeta Zaza  e grazie @M.T. per essere passati e per i commenti.

Un chiarimento.

Ho preferito l'indicativo al congiuntivo per dare al concetto un maggior senso di certezza.

"Pareva una cosa solida che ci accompagnava". Se avessi scritto "Pareva una cosa solida che ci accompagnava come un'ombra" il congiuntivo sarebbe stato un errore.  Quel "che" non crea una subordinata, ma va inteso nel senso di "la quale".

È un piacere avere uno scambio di opinioni con te, @Poeta Zaza .

Grazie ancora per il tempo e per i giudizi.

 

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Ospite

Ciao @Mariner P, bel racconto, scritto con maestria e ricco di belle descrizioni. Per come sono io, che mi basta pensare alla vastità dell'oceano per ricevere un senso di angoscioso rispetto, già la descrizione dell'onda lunga (molto bella ed evocativa) poteva bastarmi per creare inquietudine :P

Come dicevo ottimo stile, piacevolissima lettura, originale la trama, favoloso il finale ma, se devo trovare un neo, seppur il ritmo del racconto è buono come lettura in generale, forse manca di quel quid in più per dargli la deriva ansiogena da vero horror. 

Nel complesso complimenti per il racconto bello e avvincente! 

 

Talia 

 

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@Mariner P adoro il tuo incipit, più lo leggo e più mi piace, è scritto proprio bene, è descritto veramente bene. Da, quelle non erano le mie stelle all'onda lunga... fantastico, ci sto dentro, vedo.

Dal romanticismo alle parolacce della tizia :P è la metafora di una lunga vita matrimoniale? A parte gli scherzi, la seconda parte non so dirti se arriva inaspettata, ma che la donna in realtà era un mostro, sì, lo sospettavo.

Mariner, mi piace molto come scrivi, in questo brano poi c'è tutto, ironia, sesso eccitante ma non volgare, torbido e il bellissimo incipit :rolleyes:

 

 

 

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Ciao @Mariner P,

leggendo le tracce mi sono detta: vascello fantasma? Cosa si può scrivere di originale e inquietante con questo tema che non sia ancora stato scritto?

E invece...

 

Il racconto che hai proposto è proprio una perla!

Le descrizioni sono curate e arrivano con una delicatezza inaspettata: sembra quasi di sentire quell'onda che accarezza e di vedere quel cielo scintillante di stelle sconosciute.

L'incontro con la "ninfomane" giunge inaspettato, introdotto dal suo modo di parlare colorito: qui si percepisce la scelta di cedere all'incontro da parte del protagonista come sbagliata e sconsiderata. In realtà questo è un effetto dello spoiler della traccia: noi sappiamo che è un vascello fantasma e da chi probabilmente è abitato, lui no. 

Quindi, come si può resistere al richiamo della bella mora, nuda e allupata in mezzo al mare?

Un incontro che difficilmente si ripeterà...

Mi piacciono molto i racconti che nelle righe finali hanno la capacità di creare nuovi scenari e aprire spiragli insospettabili: per me quella perla nera apparsa dal nulla diventa la base su cui fondare l'inquietudine dell'intero racconto, e ai miei occhi un pò perversi prende un significato ben preciso.

Per me non è un semplice regalo, ma un simbolo di possesso, quasi una vera nuziale: sembra dirgli "Adesso sei mio, per sempre!". 

M'immagino questo essere orrendo che ogni volta che vorrà accoppiarsi cercherà lui, ovunque.

Unito al fatto che il protagonista sospetta l'origine immonda della tizia, ecco l'angoscia diventare concreta, esasperante. Horrore puro! 

Brrr...

 

In più, ti dirò: il modo preciso, corretto, rigoroso quasi con il quale scrivi, mette in risalto automaticamente la sensazione di "sbagliato" nella trama. Ti soffermi così bene, in maniera così pulita e "onesta" nelle descrizioni della realtà, che l'incontro con il paranormale giunge talmente inaspettato da colpire doppio e in profondità (non so se sono riuscita a spiegare questa mia sensazione…).

 

 

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Grazie @Talia

per il commento e per il tempo che hai voluto dedicarmi.

Non sono un esperto o un patito di horror e dunque faccio fatica a calarmi nel contesto. Non saprei proprio da dove cominciare per creare la "deriva ansiogena" alla quale fai cenno. A dirtela tutta, non saprei neppure dire come sia fatta.

Ci penserò su, se ne avessi bisogno.

Grazie ancora.

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Ciao @Lauram

È bello scoprire che il mio racconto ti è piaciuto.

 

Il 5/11/2019 alle 07:09, Lauram ha scritto:

Dal romanticismo alle parolacce della tizia :P è la metafora di una lunga vita matrimoniale?

 

A q

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Scusa @Lauram ma a volte la tastiera del mio computer decidere da sola cosa fare, e poco fa ha voluto mandare il testo senza preavviso.

Dicevamo...

No, non ho pensato a una metafora della vita matrimoniale. Ho pensato piuttosto ad una "marinaia" che davvero da trecento anni non faceva sesso, fosse sboccata come sono tutti i marinai (maschi o femmine), e che non aveva tempo da perdere in salamelecchi.

Ma la metafora da te accennata potrebbe starci: all'inizio piena di cose belle e calde, e alla fine... meglio non addentrarsi in particolari scomodi.

Granzie ancora.

 

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Ciao @caipiroska

 

Grazie delle belle parole e dei giudizi che hai voluto dedicarmi.

 

1 ora fa, caipiroska ha scritto:

In più, ti dirò: il modo preciso, corretto, rigoroso quasi con il quale scrivi, mette in risalto automaticamente la sensazione di "sbagliato" nella trama. Ti soffermi così bene, in maniera così pulita e "onesta" nelle descrizioni della realtà, che l'incontro con il paranormale giunge talmente inaspettato da colpire doppio e in profondità (non so se sono riuscita a spiegare questa mia sensazione…). 

 

Penso di aver capito cosa intendi: sì, ha a che fare con certe teorie letterarie legate ai formalisti russi, penso. Sostenevano, se non ricordo male, che dovrebbe sempre esserci un legame assai stretto tra contenuto e forma. Molti pubblicitari condividono il concetto. Se un produttore cambia qualcosa del contenuto di un prodotto, affinché il cambiamento sia meglio recepito deve anche cambiare la forma con la quale presenta quello stesso prodotto.

Insomma, per accompagnare meglio il lettore nella storia, sarebbe forse preferibile usare laddove si descrive la realtà, un certo ritmo, certe forme, forse addirittura un certo lessico; ed invece laddove si descrive il "paranormale" un ritmo diverso, forme stilistiche e descrittive diverse.

Ho notato, leggendo alcuni racconti in questo contest, che certi autori hanno fatto questo senza accorgernese.

Nel mio pezzo, invece, non c'è alcune distinzione formale tra quel che pare reale e quel che poi diventa horror. Forse questo spiazza.

Sì, è esattamente quel che ho voluto ottenere.

Se raggiungerò qualche risultato, spiegherò quale espediente narrativo ho usato.

Grazie ancora. Il tuo giudizio mi fa onore.

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Buon pranzo, @Mariner P.

 

Davvero un bel racconto, nient'affatto ansiogeno o pauroso, ma con la giusta dose di... "schifo" (citando @Cerusico).

 

Nulla da eccepire sullo stile scorrevole, puntuale e ricco di dettagli... fin troppo "precisino"! Tant'è che faccio subito l'unico appunto: Jean, Mariette e Wiky notano subito la perla nera, ma... il protagonista - dopo un amplesso del genere - dovrebbe avere almeno un po' di bava melmosa dappertutto e... dicono nulla della puzza?

 

Insomma: mi ha colpito la sua attenzione a diversi particolari (come la borraccia del caffè imbottita per non far rumore), possibile che le sia sfuggita la gestione/descrizione delle conseguenze che ha lasciato la situazione clou del racconto?

 

Comunque sia, anche in questo caso parlo di inezie, che avrebbero solo impreziosito un racconto di per sé fin troppo buono. Complimenti, quindi, e alla prossima!

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Il 29/10/2019 alle 12:45, Mariner P ha scritto:

Cadere in acqua di notte in pieno oceano non è un bagno, è un suicidio, anche se sei legato e hai il giubetto di salvataggio.

Perché? :grat:

 

Il 29/10/2019 alle 12:45, Mariner P ha scritto:

Decisi che non me ne fotteva un piffero se era una goletta fantasma o reale, anche se l’assenza d’onda deponeva per la prima ipotesi.
“Quando mi ricapiterà una cosa come questa?” pensai.

Finalmente un protagonista di un horror che la pensa come me :asd: tutti i protagonisti al minimo accenno di sovrannaturale se la danno a gambe, ma quando mai ricapita che si apra una finestra su un'avventura ultraterrena, per quanto terrificante? Preferirei rischiare la vita per curiosità che tornare alla noia di una vita ordinaria... Scusa, mi sono lasciato andare a considerazioni personali xD

 

Mi è piaciuto molto. L'ambientazione è delle più classiche, le atmosfere idem, e la storia che riecheggia quella delle sirene idem: eppure è tutto gestito alla perfezione e non ho avuto neanche un istante la sensazione di "già visto", quanto piuttosto quella di nostalgia verso un certo tipo di storie. Il linguaggio scurrile della donna non morta è estremamente interessante, le dona una certa ferocia e sensualità in più, in modo del tutto diverso da quello delle classiche sirene. Molto interessante anche il dono finale; anche questo un elemento perfettamente in linea coi classici racconti marinareschi. Complimenti vivissimi :sss:

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Buona digestione @H3c70r

Grazie del tempo e del commento.

Sì, era un poco schifato. Non ho messo che subito dopo il rapporto è andato al bidone di plastica legato a poppa (devo avere la foto da qualche parte !), dove veniva raccolta l'acqua piovana, e si è dato una specie di rinfrescata. L'autore non può mettere nella storia tutto quel che fanno i protagonisti tra una scena e l'altra.

Subito dopo è arrivata Mariette per il cambio e il protagonista è sceso in cabina e si è scolato la bottiglia di rum. Non chiedermi la marca, per favore, è perché proprio non la ricordo. Mi pare comprata ad Hanga Roa. No ! Cavolo no! Comprata a Santiago del Cile prima di partire, in aereo, per l'Isola di Pasqua.

Quanto alla puzza... mai fatta una traversata oceanica in barca a vela? L'acqua e il gasolio sono le due cose più preziose. In casi eccezionali ci si sciacqua con l'acqua piovana (vedi sopra !), e se le condizioni meteo lo consentono, si fa la doccia quando arriva un "groppo", che è l'acquazzone che non agita il mare più di tanto.

Nessumno fa caso alla puzza di qualcun altro, perché tutti, più o meno, non profumano di fiori di bosco.

Contento?

Grazie del commento. E scusa le battute, ma mi pare sei uno che non disdegna il cazzeggio.

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Ciao @mina99

 

Grazie del commento e del tempo.

 

Cadere in acqua di notte da una barca a vela, significa rimanere in acqua ed essere trascinati dalla barca che va, finché qualcuno non ti aiuta a risalire. Di solito questo avviene al cambio turno, e dunque possono passare ore. Non sono molti quelli che riescono a stare con la testa fuori dall'acqua e respirare per più di pochi minuti, mentre sono trainati a 6-7 nodi. Anche il miglior giubbetto di salvataggio non riesce a tenerti con la testa fuori dall'acqua mentre sei trainato. Ti tengono a galla se stai fermo.

Tutto questo a prescindere dalla temperatura dell'acqua e da altri fattori, come ad esempio il sangue che potresti perdere da una ferita, anche leggera, che potresti esserti fatto cadendo. Sangue che ha il brutto vizio di attirare barracuda e squali.

 

Grazie ancora per il tuo parere.

La perla non è tanto casuale. Siamo poco lontani dalle Gambier, e lì ci sono le più belle perle tahitiane. Ora coltivate, un tempo naturali.

Lieto che il pezzo ti sia piaciuto. Per chi scrive è la più grande soddisfazione.

 

 

 

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1 minuto fa, Mariner P ha scritto:

Cadere in acqua di notte da una barca a vela, significa rimanere in acqua ed essere trascinati dalla barca che va, finché qualcuno non ti aiuta a risalire. Di solito questo avviene al cambio turno, e dunque possono passare ore. Non sono molti quelli che riescono a stare con la testa fuori dall'acqua e respirare per più di pochi minuti, mentre sono trainati a 6-7 nodi. Anche il miglior giubbetto di salvataggio non riesce a tenerti con la testa fuori dall'acqua mentre sei trainato. Ti tengono a galla se stai fermo.

Tutto questo a prescindere dalla temperatura dell'acqua e da altri fattori, come ad esempio il sangue che potresti perdere da una ferita, anche leggera, che potresti esserti fatto cadendo. Sangue che ha il brutto vizio di attirare barracuda e squali.

Non ci avevo pensato, non stavo minimamente tenendo in considerazione che la barca fosse in movimento (che scemo xD). Sugli animali continuo a tenermi il mio dubbio; sono d'accordo sul fatto che predatori pelagici si siano dimostrati molto aggressivi nei confronti dell'uomo, più per opportunismo che altro, ma ho qualche dubbio sul fatto se il sangue di uomo possa attirarli (in fondo non c'è motivo di credere che i geni per la sensibilità al sangue umano siano stati selezionati positivamente, mentre quelli per la sensibilità a quello di pesci e mammiferi marini sì).

 

 

15 minuti fa, Mariner P ha scritto:

La perla non è tanto casuale. Siamo poco lontani dalle Gambier, e lì ci sono le più belle perle tahitiane. Ora coltivate, un tempo naturali.

Questo è molto, molto interessante** 

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Ciao @mina99

Fino a quando ti trovi a fare il bagno in mezzo a squaletti di 2-3 metri, non ci sono problemi. Il guaio è se incontri squali bianchi o squali tigre che alle latitutini di cui parliamo - a cavallo del tropico del Capricorno - sono assai diffusi.

Tutti gli squali sono attratti dal sangue. Non è una questione di dna dell'uomo, penso che sia una questione di dna degli squali!

http://www.biologiamarina.eu/Otto sensi squalo.html

Per mia esperienza - non tanta, a dire il vero, e limitata alla barriera corallina - squali piccoli e grandi girano in mezzo a pesci e pescetti di ogni tipo e dimensione, i quali non sono per nulla infastiditi da questi predatori. Gli squali, come molti altri pesci, preferiscono attaccare e mangiare i pesci in difficoltà o feriti. Fanno molta meno fatica e dal punto di vista di bilancio energetico, è una strategia vincente.

Non so che strategia abbiano gli squali davvero pericolosi, e non ho nessuna voglia di scoprirlo facendo esperienze sull'argomento. Ne ho letto di ogni tipo e nel dubbio meglio evitare i contatti.

Alla prossima !   

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Ciao @Mariner P :) Sono contento di questa discussione, l'argomento mi appassiona profondamente^^

1 ora fa, Mariner P ha scritto:

Tutti gli squali sono attratti dal sangue. Non è una questione di dna dell'uomo, penso che sia una questione di dna degli squali!

Credo di essermi espresso male, intendevo dire che nel codice genetico degli squali non vedo motivo per cui un gene che gli dica, semplificando, "segui il sangue dell'uomo e attacca" debba avere successo nella popolazione: l'uomo è una preda troppo rara per creare una pressione evolutiva rilevante. Per contro vedo probabile uno spopolare di geni simili nei confronti di pesci e foche, ad esempio, il che col tempo e con l'evoluzione potrebbe aver portato a uno sbilanciamento negli interessi degli squali: probabilmente il sangue umano risulta un odore come un altro, mentre quello dei pesci li triggera. A livello teorico, comunque; purtroppo non sono riuscito a trovare nessun articolo sull'argomento.

2 ore fa, Mariner P ha scritto:

Per mia esperienza - non tanta, a dire il vero, e limitata alla barriera corallina - squali piccoli e grandi girano in mezzo a pesci e pescetti di ogni tipo e dimensione, i quali non sono per nulla infastiditi da questi predatori. Gli squali, come molti altri pesci, preferiscono attaccare e mangiare i pesci in difficoltà o feriti. Fanno molta meno fatica e dal punto di vista di bilancio energetico, è una strategia vincente.

Questa è la strategia degli squali costieri; ho letto di specie (sempre costiere) che limitano la predazione alle ore notturne, e cacciando in gruppo.

2 ore fa, Mariner P ha scritto:

Non so che strategia abbiano gli squali davvero pericolosi

Che io sappia quelli pelagici sono estremamente opportunisti, molto più di quelli costieri, tanto che spesso seguono banchi o branchi di altri predatori per poi unirsi al loro banchetto xD

2 ore fa, Mariner P ha scritto:

Il guaio è se incontri squali bianchi o squali tigre

Lo squalo bianco se non erro attacca l'uomo per sbaglio, scambiandone la sagoma per quella di mammiferi marini; mentre oltre allo squalo tigre, pensavo al guaio di incontrare anche il leuca e il longimano. Dei due quello pelagico è il longimano, che da buon bidone della monnezza non disdegna di attaccare anche l'uomo se affamato, anche se gli fa schifo xD

Comunque sottolineo che non ho esperienza diretta sull'argomento, quindi potrei star sparando un mucchio di cavolate. Fatto sta che mi piace l'argomento~

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Ciao @mina99

Vedo che sei molto più documentato ed esperto del sottoscritto. Io sono solo un curioso maneggione che trovandosi in posti strani, cerca di avere le informazioni di base per orientarsi. Una specie di turista fai da te.

Che io sappia lo squalo pinna bianca (longimano) è quello che più facilmente si trova in mare molto aperto, ed è per questo il più temuto da naufraghi e sopravvissuti che vengono a trovarsi in pieno oceano. Lascio volentieri agli esperti studiare perché e percome attacchi l'uomo.

Mentre mi trovavo a Rikitea, accadde che alcuni lavoratori alle coltivazioni di perle ne videro uno di 4 metri e si precipitarono a risalire in barca. Personalmente non ho mai avuto questa bella esperienza, e sinceramente non vorrei averla.

C'è un altro aspetto del cadere di notte da una barca a vela, che non ti ho detto e che forse potrebbe essere il più pericoloso di tutti.

Quando sei trascinato in mare dalla barca che va, crei spruzzi, schizzi, scie che di notte sono un richiamo potentissimo per tutti i pesci di grandi e piccole dimensioni. Stai facendo pesca a traina, e tu sei l'esca. Una grande, magnifica esca visibile da distanze enormi. Secondo me questo è il pericolo più grande. Da far venire i brividi solo a pensarci.

Meglio stare nel pozzetto, se possibile in buona compagnia.

 

 

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Ciao @Mariner P

Hai scritto un racconto molto bello, mi è piaciuto. Lo stile è veramente curato e ho gradito moltissimo le descrizioni che proponi. Quella dell'onda lunga è fatta veramente bene. Ho trovato solo qualche difficoltà ogni tanto nell'orientarmi sulla nave, ma solo perché sono completamente a digiuno di termini tecnici marinareschi.

Per quanto riguarda l'attinenza al contest, il tuo è un light horror. C'è la nave fantasma, c'è il fantasma stesso, ma, in qualche modo, non lo si avverte mai come realmente minaccioso. Vuole solo una cosa, la ottiene abbastanza facilmente e se ne va. Se l'atmosfera è dark, manca però una reale tensione capace di provocare ansia e disturbo nel lettore. Avresti potuto puntare di più sulle conseguenze nefaste dell'accaduto. Per esempio lasciando intendere che la perla nera donata è maledetta e che il fantasma apparirà ogni singola notte al protagonista, condannandolo a una vita di tormenti. Però ripeto, la mia e' solo una considerazione legato al contest. Il racconto, preso singolarmente,  non ha bisogno di modifiche di questo genere.

Ah, un'ultima precisazione, anche questa unicamente legata al mio gusto personale. A mio avviso la volgarità del fantasma donna stona un po. 

In ogni caso, un buon lavoro, complimenti.

A presto e buon contest 😉

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15 ore fa, Mariner P ha scritto:

Io sono solo un curioso maneggione che trovandosi in posti strani, cerca di avere le informazioni di base per orientarsi. Una specie di turista fai da te.

Beato te, che invidia :love2:

 

15 ore fa, Mariner P ha scritto:

C'è un altro aspetto del cadere di notte da una barca a vela, che non ti ho detto e che forse potrebbe essere il più pericoloso di tutti.

Quando sei trascinato in mare dalla barca che va, crei spruzzi, schizzi, scie che di notte sono un richiamo potentissimo per tutti i pesci di grandi e piccole dimensioni. Stai facendo pesca a traina, e tu sei l'esca. Una grande, magnifica esca visibile da distanze enormi. Secondo me questo è il pericolo più grande. Da far venire i brividi solo a pensarci.

Che ansia... E che ottima idea per un racconto :asd:

Andrei avanti a parlare e sentir parlare di squali per ore, ma non voglio intasare la discussione sotto al tuo racconto xD grazie dell'ottima discussione, a presto e buon contest :rosa:

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Miei limiti tendono a farmi rifuggire dalle storie a carattere marinaresco (e qualsiasi sia il genere), però questo, sarà per lo spettro allupato, l'ho apprezzato. Forse, per essere uno spettro di un vascello fantasma, avrei trovato più consono un linguaggio più arcaico, del tipo "dammi la tua verga".

 

Il 29/10/2019 alle 12:45, Mariner P ha scritto:

e cademmo sul carabottino del pozzetto

per me è come se fossero caduti in un tombino, tranne che su un'imbarcazione non ce ne sono. Questo per tornare ai miei limiti che dicevo. Però io sono del parere che le storie marinaresche debbano andare più incontro agli appassionati di nautica che non al comune lettore.

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Ospite

Mi era già piaciuta la prima volta questa fiaba gotico-marinara, confermo il piacere della seconda lettura.

Come @H3c70r, anch'io avrei visto bene nel momento in cui gli amici notano la perla un "che hai fatto? puzzi come la morte (o un tonno putrefatto, quel che vuoi tu)", per quanto su una barca non si profumi di rosa, scopare con un cadavere ambulante vecchio di secoli deve ben lasciare un olezzo che si nota, no? Temo (o spero) che non avremo mai una conferma empirica a questa domanda, restiamo alle ipotesi :lol:

Scherzi a parte, nessun brivido di paura ma una deliziosa lettura, @Mariner P, grazie

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Ciao @Vincenzo Iennaco , hai ragione. Il guaio è che in mare, cioé in barca o su una nave, ogni oggetto ha un suo nome specifico, come ogni cima, in funzione del suo uso.

Il carabottino, in specie, è un oggetto fatto di listelli incrociati che si mette alla base del pozzetto, cioé dove si poggiano i piedi. Ho già spiegato che non posso chiamare certe cose in modo diverso. Mi spiace e spero che tu e tutti i lettori siano benevoli e comprensivi.

Forse è anche un'occasione per avvicinare qualcuno alla nautica. Me lo auguro.

Grazie del tempo che mi hai dedicato e della tua pazienza.

 

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Cara @Befana Profana hai ragione sulla... puzza e la spiegazione che ho dato a @H3c70r a quanto pare non è stata sufficiente.

Avrei voluto mettere questa (la specie di lavaggio che il protagonista ha fatto) e altre cose, ma lo spazio è stato tiranno e ho dovuto tagliare, tagliare, tagliare.

Vorrei solo precisare che all'inizio non puzzava. Dopo, solo dopo, la bella mora è diventata la cosa schifosa che ho cercato di descrivere.

 

2 ore fa, Befana Profana ha scritto:

Scherzi a parte, nessun brivido di paura ma una deliziosa lettura,

 

Chi ha detto che l'horror debba far venire i brividi a tutti i costi? Puoi anche raccontare una bella decapitazione senza far rabbrividire i lettori. Chissà perché mi viene in mente quella degli "Patriarshiye Prudy" di Mosca. Alla fin fine, cosa c'è di più horror del Diavolo (con la D maiuscola) in persona che fa il turista a Mosca?

 

Grazie del tuo tempo e del tuo gradito e prezioso giudizio.

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1 ora fa, Mariner P ha scritto:

Il guaio è che in mare, cioé in barca o su una nave, ogni oggetto ha un suo nome specifico, come ogni cima, in funzione del suo uso.

Non devi scusarti, anzi, credo sia giusto così. Un appassionato si aspetterebbe di trovarvi un carabottino e non una specie di poggiapiedi. Allo stesso modo un ignorante in materia come me è giusto che trovi il carabottino e vada a documentarsi. Così la prima volta che sale in barca evita la gaffe di chiedere un poggiapiedi, casomai per allungarsi e leggere comodamente un romanzo marinaresco. :lol:

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