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Alessandroperbellini

[H2019] La bufera

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Traccia n.5: Una voce nel buio

 

Il cigolio del chiavistello attirò l’attenzione degli astanti che si voltarono verso il proprietario della baita.

“Mi dispiace signori ma la tempesta di neve non accenna a placarsi, temo che dovremo passare qui la notte” borbottò. “L’alloggio non vi verrà addebitato, ma nel caso voleste contribuire, il denaro è bene accetto”. E così dicendo, si allontanò con passo pesante dietro al bancone.

“Non mi pare molto entusiasta” commentò Dario, coi gomiti appoggiati sul tavolo.

“Sette persone consumano acqua e cibo, e i rifornimenti ad alta quota non sono frequenti” disse Lucia, scrutando i presenti. 

Era un’attenta osservatrice proprio come lui, e parlava solo quando aveva qualcosa da dire. 

“Oddio, non posso restare qui, domani all’università tengono un seminario a cui non posso rinunciare” strillò colei che era stata soprannominata la smorfiosa nella mente di Dario.

“Dai rilassati, quante volte ti capita di trascorrere una notte in baita? Te la pago io” disse lo snob, facendo l’occhiolino al gestore che lo guardava torvo. 

“Tenta di levarle il broncio sperando così di sfilarle le mutande fra qualche ora, quanto è patetico?” Chiese Dario.

Lucia accennò una risata e scosse la testa.

“Non andrei mai a letto con uno che crede di essere sempre divertente solo perché di bell’aspetto” disse, lisciandosi le ciocche nere.

Fratello e sorella invece, accolsero la notizia con una scrollata di spalle ed ordinarono una birra. Il cafone infine, reclamò che venisse chiamato il gatto delle nevi dato che il giorno successivo aveva un appuntamento improrogabile.

“E come lo contattiamo? Non prende nessun telefono” gli rispose il proprietario mostrando il display dello smartphone.

Il cafone si allontanò inveendo fra sé e sé.

“Che individui banali, sarebbe insopportabile stare qui senza di te” disse Dario con un sorriso.

Lucia gli prese una mano.

“Mi fai sentire speciale, se dici così”.

La posizione assunta dalle sue labbra rosse, le pupille dilatate mentre gli parlava e il tono canzonatorio con cui gli rispondeva rivitalizzavano l’animo indolente di Dario. L’aveva soccorsa dopo averla vista cadere sulla pista, forse per la troppa foga con cui aveva affrontato l’ultima curva e Dario aiutava sempre le persone in difficoltà.

“Oh, ma che gentile” aveva detto. “Ti va di bere qualcosa di caldo?” Aveva aggiunto subito dopo. Giunti alla baita, il cielo fino ad allora limpido, fu invaso dalle nuvole ed ebbe inizio la tormenta.

 

Nel buio della stanza, avvolto nel sacco a pelo sul pavimento ligneo, ripensava ai delicati contatti fisici con Lucia e al feeling creatosi in quelle poche ore. Nella stanza a fianco, occupata dalla smorfiosa e dallo snob, il letto cigolava in maniera ritmica. Folate di vento sbatacchiavano le ante delle finestre. L’odore di muffa impregnava l’ambiente. Tra un suono e l’altro gli parve di sentire un canto intonato da una voce calda. Si insinuava negli attimi in cui i rumori più gagliardi si placavano. La melodia diveniva più intensa man mano che sprofondava nel dormiveglia. Nel momento prima di addormentarsi, sovrastava ogni altro suono.

 

Un urlo lo svegliò di soprassalto. Scivolò fuori dal sacco a pelo e a tentoni cercò l’interruttore. La luce si accese e il grido terminò. La quiete non durò molto. Un urlo ancor più disperato gli fece accapponare la pelle. Si precipitò fuori dalla porta e si imbatté negli altri inquilini nei pressi della stanza accanto. Individuò gli occhi sbarrati e le labbra contratte di Lucia. Il cafone aveva le mani tra i capelli e i fratelli si coprivano la bocca. Dario sgusciò tra loro per comprendere la causa di tale sgomento ma si pentì di non essere rimasto indietro. Lo snob era inginocchiato, terreo in viso. Maglietta e boxer inzuppati di sangue. Un pugnale era conficcato nel torace della smorfiosa, ancora avvolta nel sacco a pelo.

“Spostatevi subito”

La voce del proprietario rimbombò e Dario distolse lo sguardo dalla scena. Venne quasi travolto dalla massiccia figura che entrava ad ampie falcate nella stanza.

“Cosa hai fatto testa di cazzo?” Gridò mentre lo malmenava. 

“Dobbiamo chiamare la polizia” disse qualcuno.

“Non prende” fu la risposta di Lucia.

“Legatelo” propose Dario. “Quando finirà la tempesta chiameremo i soccorsi”

“Non sono stato io” disse lo snob con un filo di voce.

 

All’alba erano seduti attorno al tavolo. Il cadavere nello stesso posto e lo snob prigioniero nella stanza di Dario.

“Dobbiamo scendere dalla montagna, non ci sto qui con un morto ed uno psicopatico” disse il cafone tirando un pugno sul tavolo.

“Di qui non scende nessuno, moriresti congelato o cadresti in un dirupo” rispose il proprietario.

Dopo una lunga disputa il cafone iniziò a scendere a valle.

 

Il proprietario ordinò ad ognuno di restare nella propria stanza. A Dario toccò la sala comune. Lanciava occhiate verso la porta oltre cui giaceva la ragazza, si immaginava l’odore della decomposizione farsi strada attraverso le fessure degli infissi. Si sdraiò sul divano e si coprì fin sopra la testa. Chiuse gli occhi. Contro ogni aspettativa gli stava venendo sonno. Udì di nuovo il canto della sera prima, non riconosceva le parole ma pareva qualcosa di solenne.

“Sto avendo un’allucinazione” pensò un attimo prima di addormentarsi.

 

Non fu l’odore di morte a svegliarlo ma un tonfo addosso al portone. Il pavimento era gelido attraverso le calze mentre si avvicinava all’ingresso. Spostò il chiavistello senza fare rumore e tirò la maniglia. Il corpo dell’uomo che aveva soprannominato cafone cadde ai suoi piedi a faccia in giù. Alla base del collo protrudeva la lama di un coltello. 

 

Tempo dopo le persone accorsero attorno a lui.

“Cos’è successo?” chiese il proprietario

“Non lo so, stavo dormendo, poi qualcuno ha bussato...”

Si sentiva frastornato, parlava in maniera impassibile e fissava un punto sul pavimento.

‘Non fare così che potresti sembrare colpevole’ pensò. Ma non aveva la forza di schiodarsi dal divano.

I presenti indietreggiarono.

“È lui che ha proposto di legare quel povero disgraziato” disse il fratello

“Lui era l’unico che poteva uscire dalla baita, noi eravamo tutti in camera” disse la sorella.

Fu imprigionato al posto dello snob che gli sferrò un calcio alla tempia. Prima di perdere coscienza cercò lo sguardo di Lucia, senza trovarlo.

 

Si riebbe nel buio della stanza dove l’avevano rinchiuso. Tremava. Dalla finestra spalancata entrava neve che aveva già formato una coltre sul pavimento.

“Sei sveglio” disse la voce di Lucia.

“S-si, che ci fai qui?” Mormorò Dario. Non aveva corde attorno a polsi e caviglie. “Come mai mi hai liberato?”

Lei iniziò a bisbigliare. Il sussurro divenne il canto udito il pomeriggio e la notte precedente. Col progredire della melodia una luce azzurra cominciò ad espandersi dalla figura di Lucia, fino ad illuminare la stanza come fosse giorno. L’innaturale colore dell’ambiente donava alla sua pelle bianca un aspetto cadaverico.

“Alzati e seguimi”, la voce gli donò nuovo vigore. 

Entrarono nella sala comune. Le porte delle stanze erano socchiuse. Affacciandosi si poteva osservare il ritmico movimento del torace degli ospiti, ignari di quello che stava accadendo.

Giunsero dinanzi al letto del custode . Lucia si piegò su di lui e infilò le dita sotto al colletto del maglione e con un movimento fluido gli strappò le vesti. Si voltò verso Dario e gli porse un pugnale, identico a quello che aveva sottratto la vita alla smorfiosa e al cafone. Negli occhi diventati cremisi di Lucia, vi scorgeva tutta la malvagità del mondo.

“Unisciti a me o perisci assieme a loro” disse.

Dario prese il pugnale, con il cuore che gli martellava nei timpani. Guardò il proprio riflesso nella lama e la inclinò di lato per osservare quello di lei, in cerca di una risposta. Poi alzò il pugnale e lo abbassò senza esitare.

 

 

 

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@Alessandroperbellini ciao, purtroppo il commento che hai allegato non è sufficiente per postare un racconto; anche nella sezione Contest Aperti valgono le stesse regole per postare in Officina, per cui si chiede da parte dell'autore un commento più approfondito.

Puoi provare a seguire lo schema guida inserito nel regolamento, ti lascio il link.

Per ora chiudo la discussione, appena avrai provveduto a un commento valido per postare, mandane il link per MP a me o a un altro staffer.

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Un "climax" claustrofobico che da limbico, marginale, diventa dominante-ossessivo. Anche l'atmosfera da thriller aiuta il dipanarsi degli eventi. Il tutto, sotto una bufera.

 

@Alessandroperbellini :) Bravo!  

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Ciao, @Alessandroperbellini,

ti lascio subito un paio di annotazioni tecniche, così mi tolgo il pensiero. Tieni conto del fatto che io non ho le competenze per correggere alcunché, e che quindi le mie osservazioni sono strettamente personali.

 

4 ore fa, Alessandroperbellini ha scritto:

“Mi dispiace signori ma la tempesta di neve non accenna a placarsi, temo

"Signori" è il vocativo con cui il proprietario della baita si rivolge ai presenti e i vocativi andrebbero sempre individuati da virgole. Leggendo a voce alta, poi, si mette una piccola pausa prima e dopo, così:

Mi dispiace, signori, ma la tempesta di neve non accenna a placarsi, temo...

 

4 ore fa, Alessandroperbellini ha scritto:

strillò colei che era stata soprannominata la smorfiosa nella mente di Dario.

Io direi la Smorfiosa, e userei la maiuscola per i soprannomi di tutti gli altri personaggi (lo Snob, il Fratello...)

Ah, mi piace l'idea di chiamarli a seconda del loro carattere e continuerei a chiamarli semplicemente così, senza ribadire (come fai in un paio di occasioni) che si tratta di soprannomi.

 

4 ore fa, Alessandroperbellini ha scritto:

“Tenta di levarle il broncio sperando così di sfilarle le mutande fra qualche ora, quanto è patetico?” Chiese chiese Dario.

La maiuscola non serve, come nel caso degli altri tag che reggono i dialoghi. come sotto:

4 ore fa, Alessandroperbellini ha scritto:

Ti va di bere qualcosa di caldo?” Aveva aveva aggiunto subito dopo

 

4 ore fa, Alessandroperbellini ha scritto:

“Cosa hai fatto, (virgola) testa di cazzo?” Gridò gridò mentre lo malmenava. 

Eccetera.

 

Ho notato che usi alcuni termini un po' desueti: "reclamare", "improrogabile", "gagliardo", "protrudere". Roba così.

Io non sono contraria all'uso di un linguaggio ricercato, anzi. Solo, mi chiedo se sia adatto a questo racconto particolare: parliamo di un gruppo di persone chiuse in una baita che bevono birra, si corteggiano, si accoppiano, litigano... si uccidono. Molto lontani da un seminario, per intenderci. Ci vedrei bene un linguaggio un po' più ruvido.

 

La trama forse non è molto originale ma, per quello che ne capisco di horror, questo non è importante - molto più importante è creare condizioni per lo sviluppo della tensione e poi svilupparla in modo efficace. La bella e la bestia in un unico personaggio, e va bene così.

 

Al netto di questi piccoli appunti, quindi, il racconto mi è piaciuto. Mi era piaciuto anche quello per il FdI "Come una goccia d'acqua su una piastra incandescente", così ho confermato le mie impressioni.

 

Buon contest!

 

 

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Questo racconto mi ha dato l'impressione di leggere un teen horror, e sì, lo devo ammettere: i soprannomi utilizzati non hanno aiutato affatto. Dopotutto il gruppo è quello lì, e non mancano gli stereotipi del sottogenere: una bufera/tempesta/incidente di qualche tipo, un gruppo di ragazzi formato da individui che rispecchiano uno per un uno un aspetto caratteriale distinto, un rifugio, e, infine,  l'inevitabile morte sequenziale dei personaggi. Ora, ovviamente penso che ciò sia voluto, dunque non posso di certo criticare questa scelta, ma solamente dirti che non rientra nei miei gusti uno schema simile in una storia del terrore. Ma, nonostante ciò, alla fine della storia non c'ho visto il solito assassino/mostro di turno, bensì una "creatura" affascinante che ha spinto alla follia i personaggi. E dunque, volendo, posso dire che comunque un pochino si discosta da tutto quello a cui mi riferivo prima. Per quanto riguarda il resto non ho davvero nulla di cui lamentarmi: è scritto bene (a parte qualche termine un po' troppo ricercato che non rendeva bene col contesto), ha un ottimo ritmo, e ha un finale che mi è piaciuto abbastanza. Ok, detto questo ti saluto, @Alessandroperbellini , e alla prossima.

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@Alessandroperbellini del tuo racconto ho apprezzato molto le parti descrittive, soprattutto quella del canto intonato da una voce calda nella seconda sequenza. La tensione è altalenante, ma in alcuni punti riesci a trasmettere un’inquietudine di fondo che è, a mio parere, un altro aspetto positivo. Anche io trovo poco adatti al genere i soprannomi dati ai personaggi, sembrano, a tratti, spostare la narrazione da qualche altra parte. Per fortuna, poi ritrovi il binario che ti porta fino allo sprint finale.

Buon contest e a rileggerti!

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Ciao @Alessandroperbellini il tuo racconto ha un buon ritmo narrativo, con il giusto crescendo dell'ansia e della curiosità del lettore. Non ho trovato estremamente originale la trama ma il finale giunge inaspettato e quello sì, originale. Nella struttura e nella composizione del gruppo, non so perché, mi ha ricordato "Dieci piccoli indiani" e, in generale, nel complesso una struttura thriller da giallo della Christie.

La lettura è stata molto gradevole e avvincente. 

 

Talia 

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Il 28/10/2019 alle 17:10, Alessandroperbellini ha scritto:

“Tenta di levarle il broncio sperando così di sfilarle le mutande fra qualche ora, quanto è patetico?”

il punto interrogativo qui mi pare fuori posto, ti suggerirei: “Tenta di levarle il broncio sperando così di sfilarle le mutande fra qualche ora? Quanto è patetico." Oppure :“Tenta di levarle il broncio sperando così di sfilarle le mutande fra qualche ora, quanto è patetico!”

Il racconto è scorrevole, e sufficientemente horror. Piaciuto

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Il ‎28‎/‎10‎/‎2019 alle 17:10, Alessandroperbellini ha scritto:

Era un’attenta osservatrice proprio come lui, e parlava solo quando aveva qualcosa da dire. 

dovresti mostrarlo, non dirlo.

 

Il ‎28‎/‎10‎/‎2019 alle 17:10, Alessandroperbellini ha scritto:

“Oddio, non posso restare qui, domani all’università tengono un seminario a cui non posso rinunciare” strillò colei che era stata soprannominata la smorfiosa nella mente di Dario.

“Oddio, non posso restare qui, domani all’università tengono un seminario a cui non posso rinunciare” strillò la Smorfiosa, come l'aveva ribattezzata nella sua mente Dario.

 

Il ‎28‎/‎10‎/‎2019 alle 17:10, Alessandroperbellini ha scritto:

“Dai rilassati, quante volte ti capita di trascorrere una notte in baita? Te la pago io” disse lo snob, facendo l’occhiolino al gestore che lo guardava torvo. 

“Quante volte ti capita di trascorrere una notte in baita? Rilassati, te la pago io” disse lo Snob, facendo l’occhiolino al gestore che lo guardava torvo. 

 

Il ‎28‎/‎10‎/‎2019 alle 17:10, Alessandroperbellini ha scritto:

Nel buio della stanza, avvolto nel sacco a pelo sul pavimento ligneo, ripensava ai delicati contatti fisici con Lucia e al feeling creatosi in quelle poche ore. Nella stanza a fianco, occupata dalla smorfiosa e dallo snob, il letto cigolava in maniera ritmica. Folate di vento sbatacchiavano le ante delle finestre. L’odore di muffa impregnava l’ambiente. Tra un suono e l’altro gli parve di sentire un canto intonato da una voce calda. Si insinuava negli attimi in cui i rumori più gagliardi si placavano. La melodia diveniva più intensa man mano che sprofondava nel dormiveglia. Nel momento prima di addormentarsi, sovrastava ogni altro suono.

Andrebbe messo chi sta parlando per rendere più chiaro di chi è il punto di vista; si capisce ma non è immediato.

 

Il ‎28‎/‎10‎/‎2019 alle 17:10, Alessandroperbellini ha scritto:

“Cosa hai fatto testa di cazzo?” Gridò mentre lo malmenava

“Cosa hai fatto, testa di cazzo?” gridò mentre lo malmenava. 

 

Il ‎28‎/‎10‎/‎2019 alle 17:10, Alessandroperbellini ha scritto:

Lanciava occhiate verso la porta oltre cui giaceva la ragazza, si immaginava l’odore della decomposizione farsi strada attraverso le fessure degli infissi.

è appena morta, non si può sentire già odore di decomposizione.

 

Il ‎28‎/‎10‎/‎2019 alle 17:10, Alessandroperbellini ha scritto:

"S-si, che ci fai qui?” Mormorò Dario.

"S-si, che ci fai qui?” mormorò Dario.

 

 

Lo stile deve maturare; occorre attenzione all'uso della punteggiatura I dialoghi andrebbero revisionati perché appaiono poco naturali. Il finale mi è piaciuto. Il testo avrebbe bisogno di maggior spazio per sviluppare meglio l'atmosfera del testo; purtroppo il contest limita un racconto che avrebbe potenzialità.

 

 

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Ciao @Alessandroperbellini, ho letto volentieri il tuo racconto e l'ho trovato carino e ben scritto. Lo stile non è perfetto e su qualcosina (dialoghi e caratterizzazione dei personaggi) puoi ancora lavorare per migliorarti. Pero', tutto sommato, è buono e gradevole. L'ambientazione,  come ti hanno già detto, forse è poco originale, ma il finale abbastanza imprevedibile non fa pesare troppo la cosa. La trama che hai proposto è carina ma secondo me si sarebbe prestata meglio per un racconto più lungo o per un breve romanzo. Dovendo stare negli 8000 caratteri invece hai per forza dovuto tagliare alcune cose e sorvolare su alcuni aspetti. 

Al netto di quanto detto, quindi, direi che la tua è comunque una buona prova. A presto e buon contest 😉

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@Alessandroperbellini ciao :)

non ho letto i commenti precedenti, scusa se dovessi ripetermi.

Inizi il racconto citando diversi personaggi, è difficilie tenerli a mente e collocarli, poi hai attribuito loro dei soprannomi e tutto è risultato più chiaro.

la storia è classica, ma non vuol dire che annoi, anzi. Una casa isolata, telefoni che non prendono, un po' di sesso, personaggi netti e uccisioni. Bene, ci sta tutto. Andando avanti a leggere mi sono chiesta più volte, perchè queste morti? Chi è l'assassino e perchè uccide? Poi arrivo al finale e nessuna delle mie domande viene risolta, qual è la spiegazione? Lei è malvagia e assetata di morte? Quali elementi nel racconto me lo hanno indicato nel corso della lettura? E' come scrivere di tutto e di più per poi chiudere con: è tutto un sogno, facile a mio avviso.Se avessi trovato un pretesto, un perchè plausibile, sarebbe stato un buon racconto. Fino alla fine ho letto con interesse, curiosità e tensione.

Ciao

 

 

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Piaciuto :sss: Ottima l'ambientazione, suggestiva e degna di un grande thriller od horror. Mi è piaciuto tantissimo il passaggio iniziale in cui passi in rassegna i personaggi (in combinazione con l'ambientazione, non ha potuto non ricordarmi The hateful eight di Tarantino).

Secondo me qui c'è materiale almeno per un racconto lungo. La figura della dama delle nevi è estremamente interessante, e merita di essere approfondita nelle sue motivazioni: indagherei nella direzione di una forza della natura vendicativa, ma sta a te. Avrei anche letto con piacere di altri omicidi, con un senso di inquietudine e mistero più prolungato, quasi tendente al giallo.

Sullo stile, ti consiglio solo di lavorare meglio alle descrizioni, perché non tutte le immagini mi sono arrivate come visioni potenti e dirette; dovrebbe essere rimediabile con un tedioso lavoro di revisioni :asd:

Una gran lettura, comunque. Sono profondamente affascinato.

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Buon pomeriggio, @Alessandroperbellini.

 

Allora, ho trovato una classica ambientazione da film horror d'azione più che psicologico, e il racconto non è stato da meno, proponendo i personaggi stereotipati di quel genere.

 

Eppure - virgole a parte e qualche frase che andrebbe costruita meglio (secondo i miei gusti, eh! Per quello non faccio alcun riferimento diretto) -  lo stile gradevole e la trama lineare invitano il lettore a leggere il brano fino all'ultima sillaba, senza mai fermarsi a tirare il fiato... e proponendo un finale che si discosta dal canonico cliché.

 

Una prova più che discreta, insomma, che lascia spazio ad ampi margini di miglioramento. Tornerò quindi a rileggerti! (y)

 

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Ciao @Alessandroperbellini ,

un buon racconto che ho sentito però un pò "acerbo".

I due fratelli, per esempio, che funzione hanno? A mio avviso potresti tranquillamente toglierli, snellendo il racconto di alcuni personaggi.

L'horror tra i generi, forse è quello che si prende più libertà, che non necessita di coerenza, ma credo che un minimo di perchè deve comunque apparire all'orizzonte: in questo brano invece si arriva alla fine senza conoscere molte cose (pria tra tutti il perchè tutto questo avvenga…).

Tutto diventa più succoso quando si ha un nemico da combattere e da temere, mentre qui il "colpevole" viene svelato alla fine: ecco, è lei, immaginate quante cose orribili possa fare.

Fine.

Su una trama che non spicca per originalità, la struttura del racconto doveva essere più corposa, capace di sostenere e soddisfare la curiosità del lettore fino alla fine.

Finale che doveva essere più curato, meno sbrigativo e con qualche chiarimento in più.

Senz'altro un soggetto interessante da sviluppare fuori dal limite degli 8000.

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Grazie a tutti per i commenti, ho percepito i difetti di questo racconto nel momento in cui l'ho pubblicato. Da lettore esterno sarei stato ancora più critico. È acerbo, i dialoghi non funzionano, mancano le motivazioni dei personaggi.. 8mila caratteri sono pochi certo, ma avrei potuto sfruttarli meglio. È un esperimento non riuscito che però mi ha dato diversi input per migliorare 😁

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Ciao @Alessandroperbellini, felice di fare la tua conoscenza.

A me il tuo racconto è piaciuto abbastanza. Preciso: mi è piaciuta l'ambientazione, il tentativo di creare un "parterre" variegato di ospiti, il finale col (piccolo, poco meditato, a dire il vero) dilemma morale.

Cosa non va, almeno secondo il mio opinabilissimo parere? Non fa paura, e non potrebbe farne perché hai cercato di ficcare un romanzo (o un racconto lungo) in quattro paginette. In conseguenza di ciò,  i personaggi sono appena abbozzati (persino Lucia e Dario sono evanescenti) e l'atmosfera pesante - la morte che aleggia nell'aria - si percepisce appena. In più, le cose capitano troppo velocemente e troppe domande non trovano risposta: chi è realmente Lucia, perché uccide, perché ha fatto lega con Dario, e potremmo proseguire...

Concludendo, il racconto non appare efficace perché c'è troppa carne al fuoco e tutto 'sto ben di dio proprio non ce la fa ad entrare nella pentola, ma debitamente sviluppato, in una versione lunga, potrebbe rivelarsi una lettura piacevole.

Buona serata.

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Ciao @Alessandroperbellini, bentrovato! Allora, sarò franca, e sono sicura che lo apprezzerai. Il tema del racconto, seppur classico e visto e rivisto mille volte, non è male e funziona abbastanza bene, però per distinguersi, appunto, dalla molle di storie simili avrebbe dovuto avere al minimo una marcia in più. Lo stile è ancora acerbo, dovresti fare più attenzione alla punteggiatura che è spesso traballante. I dialoghi, te ne sei reso conto anche da solo, sono poco naturali e i personaggi - purtroppo in 8000 caratteri non si possono fare miracoli - sono stati solo abbozzati; nessuno, nemmeno Dario e Lucia, spicca davanti agli. Lucia, poi, che è un personaggio cruciale, entra in scena da protagonista solo alla fine. Insomma, le hai dato poco spazio, lasciandola avvolta nel velo del mistero. Io ho pensato che a uccidere vi fosse un'entità esterna, diciamo. Non ho avuto alcun sospetto che fosse la ragazza la vera malvagia. In tal senso mi sono posta anche delle domande. Perché lo fa? Cos'è che la spinge? La follia? Evidentemente, per far arrivare a tutto, ci vuole uno spazio più ampio. Buono, però, il ritmo, un po' concitato a volte, ma dà la piacevolezza alla lettura. A rileggerci. 

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ciao @Alessandroperbellini, del tuo racconto ho apprezzato l'idea di dare i soprannomi ai personaggi e il finale che dona uno sprint in più a un' ambientazione classica da storia horror, dove i protagonisti sono prigionieri in un luogo chiuso in cui avviene l'escalation di violenza. Ho avuto l'impressione però che i dialoghi fossero un po' forzati e innaturali e che a causa del limite dei caratteri, tu non sia riuscito a caratterizzare al meglio il personaggio di Lucia che a mio parere aveva bisogno di maggior spazio. Ritengo comunque che l'idea è buona e che tu possa spunto per un lavoro più lungo. Buon contest!  :) 

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Qualcosa nel tuo romanzo mi ha ricordato "Shining", ma sono in vena di accostamenti e forse sto creando delle forzature nella mia testa :D.

A ogni modo, il racconto non è affatto male. Avrei meglio caratterizzato il personaggio di Lucia, dato che non è chiaro da cosa sia mossa nel compiere la strage.

Simpatica l'idea di ricorrere ai soprannomi, anche se infilare tanti personaggi tutti insieme rende un po' difficile la memorizzazione.

A presto e buon contest!

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