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Roberto Ballardini

On Writing 13. Incipit: due ragazzi e Claire T. Oaks nel deserto

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commento

Spoiler

Intro al capitolo 13 - Dunque a che punto stiamo? Willem e Kate Zucker, padre e figlia, li abbiamo più o meno sistemati, per il momento. Willem, armato di balestra, è partito in cerca di Leonard. Lo scrittore medioevalista è soggiogato fino a un certo punto dalla volontà di LL. Dico fino a un certo punto perché in questa sua spedizione, Willem ci mette anche del suo, intendo il risentimento personale per via di un certo complesso di inferiorità che nutre nei confronti dell’ex compagno di università, ora affermato scrittore (o perlomeno più affermato di Willem).

Se non altro, abbiamo depennato dalla lista dei personaggi Christine Apple, l’aspirante scrittrice in quanto lei e Kate Zucker sono la stessa persona. Kate, su esortazione del nonno e coadiuvata dall’eccentrico zio Boob (nel capitolo precedente ho sbagliato platealmente i cognomi. Non Oaks, quindi, ma Vincent Murd Zucker e Robert Zucker), è partita in cerca di suo padre. È presumibile che in qualche modo giungeranno entrambi a Las Vegas, ma diciamo che per ora stanno a posto così.

Devo ancora inserire Margie O’Connel (qualcuno se la ricorda la focosa pilota d’aereo Maggie O’Connel, in Un medico tra gli orsi?) l’amante di Leonard (sposata con figli), che avrà un suo ruolo verso la fine, o forse soltanto uno struggente siparietto che ho già in mente e di cui non mi voglio assolutamente privare. Pensavo di inserirla ora, ma poi mi sono detto che ho già fatto aspettare anche troppo i defunti Oaks e quindi meglio farla entrare in scena dopo. Esistono personaggi con un ingresso così tardivo? Ho fatto mente locale, ma non me ne è venuto in mente nessuno. Vabbè. È arrivato quindi il momento di affrontare Claire, Peter e Janine, e capire cosa esattamente vogliono da Leonard. Cioè, hanno espresso chiaramente il desiderio che lui scriva di loro, ma che cosa esattamente vogliono che lui scriva? Vabbé, procediamo. E mo’ so cazzi, eh…

 

Non è per mettere le mani avanti, ma anche sì: la scena nel deserto è abbastanza complicata. Sullo schermo non ci sarebbe nessun problema, ma renderla solo con le parole forse è un po' più difficile. Spero di riuscire a trasmetterne la visualizzazione chiara come ce l'ho in testa io. Temo inoltre che la metafora scrittevole di cui si fa menzione qui sia rimasta troppo indietro nel tempo (addirittura al cap.1) per essere ricordata. Non so che farci sinceramente, nel file in cui ho radunato tutti i capitoli sto a pag 60, non sono tantissime, ma in una futura revisione sarà il caso, credo di citarla almeno un paio di volte tra pag 1 e pag 60, affinché il lettore non ne  perda la memoria.

 

Ho in mente questa che, per non so quale ragione mi evoca il deserto americano  Forse perché era nella colonna sonora di Natural Born Killer, un film piuttosto torrido. :deserto:

 

 

ON WRITING

Osservazioni romanzate sull’arte di scrivere

 

13. Incipit: due ragazzi e Claire T. Oaks nel deserto

   

Leonard sa che è arrivato il momento. Il sonno è la porta di accesso, e i suoi familiari defunti lo aspettano subito al di là di essa, nel sogno. Per questo la tira alla lunga il più possibile, prendendo persino qualche pillolina non meglio identificata per restare sveglio.

Undici della sera, quindi. Bar dell’albergo, un Boulevardier davanti (il terzo), e una gran voglia di chiudere gli occhi.

«Così lei sarebbe uno scrittore?» gli chiede la bella donna dai capelli lisci e biondi, in abito blu piuttosto scollato. Leonard non ricorda nemmeno quando si sia seduta accanto a lui.

«Lo ero. Non ho scritto una parola negli ultimi quindici giorni.»

«Che è successo?»

Leonard scuote la testa, sempre più pesante. «È complicato.»

«Le piace essere uno scrittore?»

«Non saprei. È come respirare. Non mi chiedo se mi piace respirare.»

La risata cristallina gli suona familiare, ma solo per un momento. Leonard si volta a guardarla. È davvero una bellissima donna, con appena qualche traccia di ansia negli occhi ma due gambe lucenti nella penombra vellutata del locale, e due piedi di classe in un paio di scarpe che tra le dita e le caviglie si avvolgono come un delicato ricamo dorato.

Se non fosse così stonato dalla stanchezza, si sentirebbe inadeguato. La felpa col cappuccio, i jeans scoloriti e le scarpe da ginnastica che hanno visto giorni migliori, non fanno certo una bella figura accanto all’eleganza di lei.

«Pensa che il suo sia un lavoro utile?»

«Che strana domanda.»

Lei alza le spalle e sorseggia il drink.

«Devo andare» le dice, «ho un appuntamento con delle persone.»

«Peccato. Magari ci rivediamo.»

«Lo spero. Riconoscerò il suo profumo, immagino.»

«Ahahah, che carino. Arrivederci Leonard.»

Lui si è già incamminato verso gli ascensori, per raggiungere la sua camera, ma si volta. «Come fa a sapere il mio nome?»

«Non importa, vada, la stanno aspettando.»

«Sì, lo so.»

 

Leonard si sveglia nell’anticamera della sua metafora scrittevole, sopra un divano con tessuto a fiori dei primi del novecento che gli ricorda tanto quello della casa in cui ha trascorso la prima infanzia. Suo padre, Bernard, era appassionato di qualsiasi pezzo di legno avesse almeno due o tre tarli dentro.

La stanza è lunga e stretta, quasi un corridoio. Le finestre lo sono altrettanto, subito sotto il soffitto. Impossibile vedere fuori, perché stanno troppo in alto. Più avanti c’è una vecchia poltrona rossa, di nessun valore, con Godz seduto tra i due cuscini. Godz è il pupazzo di Godzilla da cui Leonard non si separava mai, da bambino. In fondo alla stanza, contro la parete stretta, è appoggiato il vecchio scrittoio inglese a serranda su cui ha cominciato a scrivere. Quello lo faceva impazzire. Suo padre diceva che veniva dal set di The front page, il film di Billy Wilder con Jack Lemmon e Walter Matthau, lo stesso in cui Hildy Johnson, il giornalista, nasconde Earl Williams, l’evaso.

Sua madre è seduta lì, e sta scrivendo.

«Era ora che arrivassi» dice, chiudendo il quaderno e voltandosi verso di lui. «Ho preso qualche appunto. Direi che possiamo cominciare.»

«Cominciare che cosa?»

«Tu comincia con l’attraversare quel cazzo di parete e poi vediamo.»

Leonard deglutisce e si approssima alla parete lunga, completamente libera. Vi posa sopra le mani. È fredda.

«Mi sa che sei un po’ arrugginito. Ti toccherà spingere un bel po’, eh.»

Leonard aumenta la pressione. Niente. Aumenta ancora. Niente. Usa tutta la forza che ha e finalmente qualcosa comincia a cedere, ma quando molla lo fa di schianto e si ritrova proteso in avanti. Chiude gli occhi. Sua madre esulta alle sue spalle con un gorgheggio da mandriano.

 

Leonard si aspetta di ritrovarsi nella luce azzurra, crepuscolare della camera di scrittura – la metafora che lui stesso ha creato per visualizzare il suo approccio alla scrittura - ma quello che lo abbaglia all’improvviso è il sole del deserto intorno a Las Vegas.

L’interno in cui si ritrova è quello di una Caprice argento dell’82. Lui è seduto accanto al posto di guida, dove invece c’è una Claire T. Oaks più giovane, immobile come una fotografia. Ha uno sguardo cupo, fisso sul deserto davanti a sé, le labbra serrate, le mani aggrappate al volante. Sembra in procinto di dover fare qualcosa di sgradevole, ma non muove un muscolo. Leonard segue il suo sguardo, attraverso il parabrezza impolverato, e vede due ventenni, forse meno, a circa quindici metri di distanza. Sono usciti da una Dodge Charger identica al generale Lee - l’auto dei fratelli Duke nel serial Hazzard – ma senza i numeri stampati sulla portiera. Lei è bionda e carina, lui è rasato e tatuato e gira a torso nudo per mettere in mostra la pelle istoriata. Stanno evidentemente aspettando Claire, ma anche loro sono immobili, come in una fotografia.

«Ok, questo è l’incipit della nostra storia.»

Leonard sussulta e si volta verso l’immagine congelata di sua madre alla sua sinistra, perché la voce che ha sentito è indubbiamente la sua, ma subito dopo si rende conto che è arrivata dal sedile posteriore e quindi si volta. Ed ecco una seconda Claire, seduta dietro, che parla e si muove.

«Mi spieghi che cazzo sta succedendo, mamma?»

«Non l’hai capito? Ti sto mostrando l’inizio della storia che dovrai scrivere.»

Leonard alterna lo sguardo tra la figura di sua madre più giovane - seduta davanti, in fermo immagine - e quella dietro con tutti gli anni che dovrebbe avere, che gli sta parlando.

«Fra poco questa storia prenderà vita e tu potrai vedere quello che è successo, e poi scriverne. Però ti avviso, è incompleta. È così che si formano le storie nella tua mente, no? Le idee si aggiungono una alla volta.»

«Non necessariamente, ma… di che storia stiamo parlando?»

«Della mia, di Peter e di Janine.»

«Queste cose sono successe davvero?»

«Sì, quello che vedi è accaduto realmente.»

Leonard comincia faticosamente a realizzare, osservando di nuovo ogni particolare che lo circonda con più attenzione.

«Sei pronto?»

«Pronto è una parola grossa, in queste circostanze.»

«Forza, scendiamo dall’auto, così vedi meglio.»

Nello stesso momento in cui Leonard apre la portiera, anche la Claire seduta al posto di guida prende vita e apre la sua, e quando cammina sulla sabbia insieme a lei, verso i due sconosciuti della Dodge, si rende conto che la seconda Claire, quella parlante, più vecchia, è svanita nel nulla.

A circa sei, sette metri dai due ragazzi, che hanno mosso appena qualche passo per venir loro incontro, Leonard è costretto a fermarsi, come se una lastra di vetro trasparente gli impedisse di proseguire. Sua madre invece avanza tranquilla incontro alla coppia.

«Chi cazzo sei tu, eh?» la apostrofa il giovane a torso nudo. «Dov’è il professore?»

«Peter ha mandato me per risolvere la faccenda.»

«Non se ne fa niente. Doveva presentarsi di persona. Ero stato chiaro in proposito, cazzo.»

Il giovane è molto adirato, ma Claire continua ad avanzare verso di loro, senza esitazione.

«Perché non è venuto lui?» chiede la donna. Anch’essa sembra contrariata, osserva Leonard, ma è come se recitasse, come se in realtà fosse sollevata.

Sua madre risponde solo quando è abbastanza vicina, e lo fa estraendo contemporaneamente da dietro la schiena una pistola che non è quella d’ordinanza. «Perché lui non ce l’ha una pistola, cara, e comunque non avrebbe il coraggio di usarla.»

Il giovane tatuato porta d’istinto la mano dietro la schiena, a sua volta, ma Claire gli punta contro l’arma e gli intima di consegnarle la semiautomatica calibro 22 che voleva estrarre. Appena lo ha disarmato, costringe entrambi a voltarle le spalle e inginocchiarsi nella sabbia.

«Ehi, mamma, che hai intenzione di fare?» mormora Leonard.

Claire si volta un attimo verso di lui, e lo guarda - nei suoi occhi c’è un rimpianto infinito -, poi la donna sospira e solleva la sua pistola.

«Mamma, no!» urla Leonard.

Claire spara alla testa della ragazza, per prima, e subito dopo al ragazzo.

«Ma che cazzo…» Leonard chiude gli occhi d’istinto, sconvolto, e si risveglia nella sua camera d’albergo, sudato e ansimante.

 

continua

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Ciao @Roberto Ballardini:)

Praticamente qui inizia il romanzo nel romanzo. Da adolescente io ero fissata con Natural born killers, non so come non sono finita a far fuori qualcuno :P

Vado a spulciarti anche se in prima lettura ho notato pochissime cose.

Il 26/10/2019 alle 19:01, Roberto Ballardini ha scritto:

Per questo la tira alla lunga il più possibi

sono andata a cercare perché non mi suonava, io direi: la tira per le lunghe. Treccani dice: tirare in lungo o per le lunghe

Il 26/10/2019 alle 19:01, Roberto Ballardini ha scritto:

prendendo persino qualche pillolina non meglio identificata per restare sveglio.

secondo me questa frase è troppo ammiccante, semplificherei: prendendo qualche pillolina per restare sveglio

Il 26/10/2019 alle 19:01, Roberto Ballardini ha scritto:

un Boulevardier davanti (il terzo)

ora so cos'è! E la ciliegia?

Il 26/10/2019 alle 19:01, Roberto Ballardini ha scritto:

È davvero una bellissima donna,

hai detto che è bella poco prima, a questa punto mi fai sorgere il dubbio che forse tanto bella non lo è

Il 26/10/2019 alle 19:01, Roberto Ballardini ha scritto:

Riconoscerò il suo profumo, immagino.»

avrei accennato a un profumo particolare o che inebria Leo, quando descrivi la bellissima donna in modo che qui non salti fuori a sorpresa

Il 26/10/2019 alle 19:01, Roberto Ballardini ha scritto:

verso gli ascensori, per raggiungere la sua camer

toglierei la virgola

Il 26/10/2019 alle 19:01, Roberto Ballardini ha scritto:

con tessuto a fiori dei primi del novecento che

metterei fiorato per evitare che sembrino i fiori dei primi del novecento... intendevi la stoffa, giusto?

Il 26/10/2019 alle 19:01, Roberto Ballardini ha scritto:

primi del novecento che gli ricorda tanto quello della casa in cui ha trascorso la prima infanzia.

primi-prima

Il 26/10/2019 alle 19:01, Roberto Ballardini ha scritto:

di legno avesse almeno due o tre tarli dentro.

secondo me il dentro finale si può omettere e, nel caso, si può cercare un verbo unico che esprima il concetto

Il 26/10/2019 alle 19:01, Roberto Ballardini ha scritto:

Le finestre lo sono altrettanto, subito sotto il soffitto.

anche le finestre sono corridoio? :P A parte gli scherzi, questa frase secondo me ha qualche problema: che vuol dire subito sotto il soffitto? Non riesco a figurarmele

Il 26/10/2019 alle 19:01, Roberto Ballardini ha scritto:

quel cazzo di parete e poi vediamo

io direi: quella cazzo di parete, ma forse è perché sono di Bologna? Non sono sicura

Il 26/10/2019 alle 19:01, Roberto Ballardini ha scritto:

Mi sa che sei un po’ arrugginito. Ti toccherà spingere un bel po’, eh.»

perché arrugginito? Quando lo faceva e poi ha smesso? Non ripeterei un po' un po', nemmeno in un dialogo

Il 26/10/2019 alle 19:01, Roberto Ballardini ha scritto:

è il sole del deserto intorno a Las Vegas.

lui come fa a sapere che questo deserto, dove è piombato all'improvviso, è intorno a Las Vegas?

Il 26/10/2019 alle 19:01, Roberto Ballardini ha scritto:

Sembra in procinto di dover fare qualcosa di sgradevole,

toglierei dover

Il 26/10/2019 alle 19:01, Roberto Ballardini ha scritto:

«Ok, questo è l’incipit della nostra storia.»

questo è un bel colpo di scena secondo me

Il 26/10/2019 alle 19:01, Roberto Ballardini ha scritto:

congelata di sua madre alla sua sinistra, perché la voce che ha sentito è indubbiamente la sua,

sostituirei un qualche sua

Il 26/10/2019 alle 19:01, Roberto Ballardini ha scritto:

Leonard comincia faticosamente a realizzare, o

a realizzare cosa?

Il 26/10/2019 alle 19:01, Roberto Ballardini ha scritto:

ta e apre la sua, e quando cammina sulla sabbia insi

metterei un mentre al posto di quando e riguarderei tutta la frase che mi sembra un po' macchinosa

Il 26/10/2019 alle 19:01, Roberto Ballardini ha scritto:

Il giovane è molto adirato, ma Claire continua ad a

trovo che adirato sia fuori registro qui in mezzo

Il 26/10/2019 alle 19:01, Roberto Ballardini ha scritto:

ma è come se recitasse, come se in realtà fosse sollevata

metterei un ne prima di fosse

Il 26/10/2019 alle 19:01, Roberto Ballardini ha scritto:

che voleva estrarre. Appena lo ha disarmato, costringe entrambi a voltarle le spalle e inginocchiarsi nella sabbia.

metterei: che stava per estrarre. Lo disarma, poi costringe entrambi i ragazzi a voltarle le spalle...

Il 26/10/2019 alle 19:01, Roberto Ballardini ha scritto:

di fare?» mormora Leonard.

se lui mormora non credo che lei lo senta a sette metri di distanza

Il 26/10/2019 alle 19:01, Roberto Ballardini ha scritto:

sospira e solleva la sua pistola.

via sua

Il 26/10/2019 alle 19:01, Roberto Ballardini ha scritto:

e subito dopo al ragazzo.

a quella del ragazzo

 

Non mi aspettavo un capitolo di questo tipo! Dal punto di vista della trama mi piace, rientra bene nel puzzle che stai componendo. Ho notato una differenza nella costruzione delle frasi che sono più lunghe e contorte; sono più faticose.

Per quanto riguarda l'incipit a cui assistere, lo trovo magnifico! Claire l'ho vista un po' sottotono, quasi materna. La Claire del passato come fa a guardare Leonard negli occhi? Lei non sa che lui sta guardando e se lo sa come fa a saperlo? Lei non è sorpresa di sentire la voce di lui e nemmeno di vederlo... a quel tempo lei non è ancora sua madre, o sì? In ogni caso lui sarà diverso dal abmbino che era. E lui nemmeno sussulta quando lei si gira dopo che lui ha mormorato. Non si sorprende nemmeno un po' che lei riesca a sentirlo e vederlo dopo che era fissa come un'immagine su una fotografia. La mia incredulità è poco sospesa stasera Roberto.

Vado a leggere anche l'altro, non posso aspettare :flower:

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18 ore fa, Kikki ha scritto:

Da adolescente io ero fissata con Natural born killers, non so come non sono finita a far fuori qualcuno :P

Questo è bene saperlo quanto ti si commenta eh. Vuoi mai che una critica di troppo faccia riemergere qualche tendenza omicida, ahahah :omicida:Comunque NBK è un grandissimo film. L'ho sempre trovato geniale nella realizzazione e anche nei contenuti, ma credo che abbia pagato un prezzo per essere molto poco indulgente.

19 ore fa, Kikki ha scritto:

Vado a spulciarti anche se in prima lettura ho notato pochissime cose.

Per fortuna! Non oso pensare a cosa sarebbe successo se ne trovavi un bel po'.:bandiera:

19 ore fa, Kikki ha scritto:

sono andata a cercare perché non mi suonava, io direi: la tira per le lunghe. Treccani dice: tirare in lungo o per le lunghe

 Giusto. Un po' troppo informale.

19 ore fa, Kikki ha scritto:

secondo me questa frase è troppo ammiccante, semplificherei: prendendo qualche pillolina per restare sveglio

Sì, concordo

19 ore fa, Kikki ha scritto:

ora so cos'è! E la ciliegia?

Immagino che al terzo drink, la ciliegia cominci a non fare poi una gran differenza.

19 ore fa, Kikki ha scritto:

hai detto che è bella poco prima, a questa punto mi fai sorgere il dubbio che forse tanto bella non lo è

Ok. Però era così bella...:love3:

19 ore fa, Kikki ha scritto:

avrei accennato a un profumo particolare o che inebria Leo, quando descrivi la bellissima donna in modo che qui non salti fuori a sorpresa

Molto giusto

19 ore fa, Kikki ha scritto:

metterei fiorato per evitare che sembrino i fiori dei primi del novecento... intendevi la stoffa, giusto?

Certo. Ho copiato la dicitura da Amazon

19 ore fa, Kikki ha scritto:

primi-prima

vuol dire primi anni del novecento, non prima del novecento

19 ore fa, Kikki ha scritto:

secondo me il dentro finale si può omettere e, nel caso, si può cercare un verbo unico che esprima il concetto

Togliere no, perché costa poco, non è che appesantisce e comunque rende più immediato il concetto.

19 ore fa, Kikki ha scritto:

anche le finestre sono corridoio? :P

Vogliamo aprire un'altra querelle spazioletterale? Ahahah

19 ore fa, Kikki ha scritto:

questa frase secondo me ha qualche problema: che vuol dire subito sotto il soffitto? Non riesco a figurarmele

Me la sono andata a rileggere. Intendevo che le finestre sono lunghe e strette, e che la parte superiore è attaccata al soffitto, cioè in alto, come ho ribadito subito dopo.

19 ore fa, Kikki ha scritto:

io direi: quella cazzo di parete, ma forse è perché sono di Bologna? Non sono sicura

Bè, dipende se l'articolo debba per forza far riferimento alla parete o possa anche riferirsi al... ma credo sia più corretta la tua.

19 ore fa, Kikki ha scritto:

perché arrugginito? Quando lo faceva e poi ha smesso? Non ripeterei un po' un po', nemmeno in un dialogo

Giusto per la ripetizione. Il resto fa riferimento alla metafora della parete su cui Leonard deve metaforicamente spingere per entrare nella camera di scrittura. Il problema è che è rimasta nel capitolo 1 e che ora non ce la ricordiamo più. Senz'altro in una eventuale revisione la si può menzionare anche successivamente. Forse la metafora si poteva anche semplificare: via l'anticamera, rimane solo la camera di scrittura. Però a me fa gioco perché mi rende a livello metaforico lo sforzo di entrare in ciò che si scrive (anche dopo entrati, se ti ricordi, la fatica non era finita perché si doveva cominciare a scrivere perché la camera si illuminasse e si riscaldasse) e al tempo stesso è come un disimpegno tra la realtà e le diverse dimensioni oniriche.

19 ore fa, Kikki ha scritto:

lui come fa a sapere che questo deserto, dove è piombato all'improvviso, è intorno a Las Vegas?

Su questo si potrebbe disquisire, perché di chi è la voce narrante? La storia non è in prima persona, quindi, tecnicamente, la voce dovrebbe essere la mia. Sono io che racconto e si presume che io conosca già l'intero sviluppo e quindi che quel deserto sia Las Vegas. Non è un'informazione che condiziona il comportamento dei personaggi (in quel caso sì sarebbe un errore). Cioè, per loro non cambia niente che sia o meno Las Vegas. Io l'ho specificato per puntualizzare che il deserto non è una scenografia buttata lì a caso, ma si lega a Las Vegas e agli avvenimenti successivi.

In qualità di lettori siamo portati a pensare che la voce del libro sia quella del protagonista o del personaggio che agisce in quel momento, ma non è detto che sia così. Anzi, in realtà dovrebbe essere scontato che è lo scrittore che parla. Anche se non ci piace pensarlo perché ci fa ricordare che la storia è soltanto un'illusione. Nel momento in cui leggiamo ci piace pensare che la storia sia vera e che lo scrittore puff non esista.:disco:mentre invece dovremmo ricordarci, secondo me, che non è mai la storia a essere vera, ma la scrittura. Quella sì, è reale. Credo che sia uno dei fondamenti principali di OW.

19 ore fa, Kikki ha scritto:

toglierei dover

ok

19 ore fa, Kikki ha scritto:

sostituirei un qualche sua

i soliti possessivi. Giusto

19 ore fa, Kikki ha scritto:

a realizzare cosa?

Se non si capisce proverò a riformularlo, comunque sarebbe: a realizzare la situazione, cioè che lui e la seconda Claire, quella che sta sul sedile posteriore, sono nel mezzo di un fotogramma di una storia realmente accaduta (per questo ci sono due Claire, una giovane e una vecchia), di un fermoimmagine che sta per ripartire

19 ore fa, Kikki ha scritto:

metterei un mentre al posto di quando e riguarderei tutta la frase che mi sembra un po' macchinosa

troppo lunga in effetti

19 ore fa, Kikki ha scritto:

trovo che adirato sia fuori registro qui in mezzo

Be', io so perché e posso dire che ci sta. Per ora bisogna prenderlo per buono

19 ore fa, Kikki ha scritto:

metterei un ne prima di fosse

Come dici tu è senz'altro corretta, però a me pare corretta anche così e più leggera.

19 ore fa, Kikki ha scritto:

metterei: che stava per estrarre. Lo disarma, poi costringe entrambi i ragazzi a voltarle le spalle.

Sì, è più corta e dice lo stesso, quindi meglio

19 ore fa, Kikki ha scritto:

se lui mormora non credo che lei lo senta a sette metri di distanza

Infatti non lo deve sentire. E' lui che teme il peggio e parla tra sè e sè.

19 ore fa, Kikki ha scritto:

via sua

giusto

19 ore fa, Kikki ha scritto:

a quella del ragazzo

più chiaro, sì

19 ore fa, Kikki ha scritto:

La Claire del passato come fa a guardare Leonard negli occhi? Lei non sa che lui sta guardando e se lo sa come fa a saperlo? Lei non è sorpresa di sentire la voce di lui e nemmeno di vederlo... a quel tempo lei non è ancora sua madre, o sì? In ogni caso lui sarà diverso dal abmbino che era.

Bellissima osservazione. Sei una grande lettrice e sei entrata dentro la scena. Io sono partito dal presupposto che tutto succede nella testa di Leonard e che i personaggi passati e presenti si possano prendere tutte le licenze che vogliono, ma non è così. E' come dici tu, essendo una scena del passato è giusto che non inerferisca col presente. Quella lastra trasparente che impedisce a Leonard di avanzare, in fondo serviva proprio a questo, a far si che lui non interferisse e che fosse chiara (o meno complicata) la meccanica della scena.

Ottimo davvero, brava Ki. (y)

@Kikki Grazie sempre della tua grande attenzione. Alla prossima :flower::super:

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5 minuti fa, Roberto Ballardini ha scritto:
20 ore fa, Kikki ha scritto:

primi-prima

vuol dire primi anni del novecento, non prima del novecento

qui intendevo sottolineare la ripetizione :P

6 minuti fa, Roberto Ballardini ha scritto:

Il resto fa riferimento alla metafora della parete su cui Leonard deve metaforicamente spingere per entrare nella camera di scrittura. Il problema è che è rimasta nel capitolo 1 e che ora non ce la ricordiamo più. Senz'altro in una eventuale revisione la si può menzionare anche successivamente. Forse la metafora si poteva anche semplificare: via l'anticamera, rimane solo la camera di scrittura. Però a me fa gioco perché mi rende a livello metaforico lo sforzo di entrare in ciò che si scrive (anche dopo entrati, se ti ricordi, la fatica non era finita perché si doveva cominciare a scrivere perché la camera si illuminasse e si riscaldasse) e al tempo stesso è come un disimpegno tra la realtà e le diverse dimensioni oniriche.

ho capito. Non la ricordavo proprio più la parete, l'ho letta come qualcosa di nuovo

8 minuti fa, Roberto Ballardini ha scritto:
20 ore fa, Kikki ha scritto:

lui come fa a sapere che questo deserto, dove è piombato all'improvviso, è intorno a Las Vegas?

Su questo si potrebbe disquisire, perché di chi è la voce narrante?

me lo sono chiesta anche io prima di farti questo commento. Ripensando ai capitoli precedenti però io non ho l'impressione di aver avuto a che fare con una voce narrante onniscente, anche se forse avrei dovuto considerando quanti personaggi prendono la scena e raccontano i fatti loro. Non mi ha mai disturbato però, non mi sono mai chiesta come facessero a sapere quello che sapevano i personaggi. Qui mi disturba perché Leonard è comparso all'improvviso nel mezzo di un deserto e ci viene detto che è Las Vegas. Io, personalmente, metterei un qualche palazzo sullo sfondo o eviterei di specificarlo fino al momento in cui servirà.

 

12 minuti fa, Roberto Ballardini ha scritto:
20 ore fa, Kikki ha scritto:

se lui mormora non credo che lei lo senta a sette metri di distanza

Infatti non lo deve sentire. E' lui che teme il peggio e parla tra sè e sè.

però lui mormora e dopo lei si gira a guardarlo. Per questo mi ha colpito, perché mi sembrava che il girarsi di lei fosse una conseguenza al mormorare di lui

13 minuti fa, Roberto Ballardini ha scritto:

i Grazie sempre della tua grande attenzione. Alla prossima :flower::super:

grazie a te :rosa:Ma a presto quando? Hai detto che fai una pausa... quanto dura la pausa? 

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12 minuti fa, Kikki ha scritto:

Ma a presto quando? Hai detto che fai una pausa... quanto dura la pausa? 

Ahahah, se si potesse ti avrei messo la freccina. Nei prossimi due giorni finisco Cloe, ma il prossimo sabato posto il capitolo 14. L'ho quasi già scritto.(y)

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Il 26/10/2019 alle 18:01, Roberto Ballardini ha scritto:

«Le piace essere uno scrittore?»

«Non saprei. È come respirare. Non mi chiedo se mi piace respirare.»

Posso riciclarla? È un'immagine bellissima e di quelle che vanno prese così senza ulteriori domande. :love2:

 

Non aggiungo altro perché Kikki ti ha fatto un'analisi più puntigliosa di quanto potrei mai fare... perciò ti do qualche impressione.

La prima cosa a cui ho pensato mentre leggevo questo frammento è che ti ricollegassi in maniera forte ai primi due, non dico che chiudevi il cerchio, ma che dopo un lungo giro di fatti e presentazioni tornavi all'incipit, ovvero alla famiglia che chiede allo scrittore di scrivere su di loro. Insolito il fatto che gli mostrano delle immagini del passato che lui deve trascrivere, un po' come se scrivesse sotto dettatura, ma comunque non avevo fatto caso a questo dettaglio su cui avete discusso

Il 28/10/2019 alle 14:53, Roberto Ballardini ha scritto:
Il 27/10/2019 alle 18:43, Kikki ha scritto:

La Claire del passato come fa a guardare Leonard negli occhi? Lei non sa che lui sta guardando e se lo sa come fa a saperlo? Lei non è sorpresa di sentire la voce di lui e nemmeno di vederlo... a quel tempo lei non è ancora sua madre, o sì? In ogni caso lui sarà diverso dal abmbino che era.

[...] Io sono partito dal presupposto che tutto succede nella testa di Leonard e che i personaggi passati e presenti si possano prendere tutte le licenze che vogliono, ma non è così. E' come dici tu, essendo una scena del passato è giusto che non inerferisca col presente. Quella lastra trasparente che impedisce a Leonard di avanzare, in fondo serviva proprio a questo, a far si che lui non interferisse e che fosse chiara (o meno complicata) la meccanica della scena.

perché comunque in partenza dici questo

Il 26/10/2019 alle 18:01, Roberto Ballardini ha scritto:

Il sonno è la porta di accesso, e i suoi familiari defunti lo aspettano subito al di là di essa, nel sogno.

quindi non mi sono nemmeno chiesto la coerenza di alcuni dettagli proprio perché il sogno è un mondo a sé dove puoi fare tutto e non fare niente. Il fatto che lui parli con sua madre da giovane e che l'altra lo conosca nonostante non esistesse o fosse piccolo è una cosa ininfluente.

Non aggiungo altro perché questo è un vero inizio nel senso della parola e...

Il 26/10/2019 alle 18:01, Roberto Ballardini ha scritto:

Claire spara alla testa della ragazza, per prima, e subito dopo al ragazzo.

... anche piuttosto sorprendente. :aka:

Forse che sotto sotto lasci intendere che ognuno può avere i suoi scheletri nell'armadio? :libro:

Alla prossima lettura, @Roberto Ballardini, e buon anno! :ciaociao:

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19 ore fa, bwv582 ha scritto:

Posso riciclarla? È un'immagine bellissima e di quelle che vanno prese così senza ulteriori domande.

Va bene. Quando diventerai famoso (intendo con i tuoi libri) mi accontento di una breve citazione. :asd:

19 ore fa, bwv582 ha scritto:

La prima cosa a cui ho pensato mentre leggevo questo frammento è che ti ricollegassi in maniera forte ai primi due, non dico che chiudevi il cerchio, ma che dopo un lungo giro di fatti e presentazioni tornavi all'incipit, ovvero alla famiglia che chiede allo scrittore di scrivere su di loro. 

Ma in effetti è così, ci sto tornando, ma dovevo mostrare che cosa era successo prima dell'incidente (che poi ovviamente dovrà ricollegarsi a questa scena, in un futuro sviluppo). In primo luogo perché mi serviva un evento drammatico che collegasse Claire, Peter e Janine, e poi loro a Leonard. Quello che potrebbe essere discutibile, a questo punto, è la virata nel genere noir, ma la commistione di generi è la cifra principale della storia, o perlomeno io l'ho vista così dall'inizio. Di sicuro, qualsiasi cosa io scriva, non può mancare un evento drammatico, uno strappo che mandi in crisi i personaggi principali e tiri fuori i loro aspetti più intimi, nel bene e nel male. Che sia fantasy o fantascienza, i personaggi debbono prendersi sempre molto sul serio. Sia in quello che scrivo che in quello che leggo.

19 ore fa, bwv582 ha scritto:

quindi non mi sono nemmeno chiesto la coerenza di alcuni dettagli proprio perché il sogno è un mondo a sé dove puoi fare tutto e non fare niente.

Questo può valere nella realtà, ma non nella narrativa, perché se uno scrittore decide di mettere in scena un sogno, non può farlo certo pensando di poter fare quello che vuole. a mio avviso, in una storia di fantasia il sogno è soggetto alle stesse regole della realtà, anche se i parametri sono diversi. Cioè, deve comunque avere una sua logica e deve relazionarsi al resto della storia. L'osservazione di @Kikki era giustissima, secondo me.

19 ore fa, bwv582 ha scritto:

Forse che sotto sotto lasci intendere che ognuno può avere i suoi scheletri nell'armadio?

Non lo lascio intendere, lo affermo! Ognuno ha i suoi scheletri nell'armadio, non potrebbe avere.

Buon anno anche a te, @bwv582!!! :rebrilla:

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3 ore fa, Roberto Ballardini ha scritto:

Questo può valere nella realtà, ma non nella narrativa, perché se uno scrittore decide di mettere in scena un sogno, non può farlo certo pensando di poter fare quello che vuole. a mio avviso, in una storia di fantasia il sogno è soggetto alle stesse regole della realtà, anche se i parametri sono diversi.

Non lo so, non ne sono convinto. Ora non voglio darti ragione o torto ma solo esporre un parere personale.

Di recente ho letto tutta la saga di Harry Potter - dico "letto" perché non l'avevo mai letta.

Nell'ultimo libro c'è una scena dove Silente, in una specie di sogno del protagonista, gli spiega tante e tante cose. In questa scena ci sono tante cose "strane" - ma essendo un mondo dove c'è la magia, diciamo che uno non se le chiede - come il fatto che siamo nella testa di Harry ma Silente gli spiega cose che sa solo lui come fosse un narratore onniscente. Il punto è che secondo me l'unica incoerenza è questa, ma non altro. Nel sogno alla fine credo che basti solo non superare i limiti della conoscenza di chi sogna o magari farlo in modo ipotetico (senza dare certezze) espandendo la conoscenza con l'immaginazione del protagonista.

(citando Aldo del trio Aldo, Giovanni e Giacomo potrei dire "sembra che mi sto incartando, ma adesso ne esco" :asd:)

Nel tuo caso lo scrittore si ritrova in una situazione raccontata dalla madre come narratore onniscente, situazione in cui la madre gli fa vedere un fatto accaduto molto tempo prima dal suo punto di vista. Quello che può essere strano - e qui conta il paragone con Harry Potter - è che magari lo scrittore non conosce questo fatto oppure lo sa e lo ha "rimosso" (tramite processi psicologici normali, aiutato da qualcuno, cose dell'infanzia, ...) e attraverso il sogno lo ritira fuori. Però il fatto che lui parla con la madre che non dovrebbe conoscerlo e quanto si diceva prima non mi sembra motivo di "stranezza" in un sogno; in fondo la madre potrebbe solo essere una proiezione di un aspetto di sé stesso che gli rivela (o tira fuori) qualcosa che ha già. Un po' come tutta la storia dove la famiglia vuole che lui scriva di loro (leggasi: la famiglia o parte di lui?) e dove i personaggi dei suoi romanzi a un certo punto vogliono fargli la festa per fargli scrivere di loro... Potrebbero essere solo "demoni" dello scrittore e, in fin dei conti, lo scrittore stesso, no?

Ripeto, ho solo dato un punto di vista personale che non pretende di essere vero. Spero però che magari ne possano venire spunti di discussione interessanti. @Roberto Ballardini :ciaociao:

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19 ore fa, bwv582 ha scritto:

(citando Aldo del trio Aldo, Giovanni e Giacomo potrei dire "sembra che mi sto incartando, ma adesso ne esco"

Ahahah, no macchè, fino qui ti sei spiegato benissimo. Non ho letto la saga di Harry Potter, cioè ho letto il primo e poi mi sono sempre riproposto di leggere gli altri (sull'onda dei commenti medio\lusinghieri di mia figlia alla saga cinematografica)ma non mi sono mai deciso. Da quello che mi dici sembra che Silente entri nel sogno di Harry Potter, cioè che quello di Harry non sia un sogno ma una visita mentale di Silente. Una premonizione, una visione, o una vera e propria interazione cerebrale. In questo caso sarebbe corretto fornire informazioni di cui il sognatore non può disporre. In qualsiasi altro caso, mi viene da dire di no.

Quello che intendevo io nel post precedente, è che se tu autore decidi di avvalerti della dimensione onirica lo devi fare con uno scopo. Cioè se in un romanzo appare in sogno la famosa pistola di Murakami, quella pistola deve ugualmente sparare, per intenderci, come se apparisse nella realtà. Deve essere motivata. Oppure no, ma soltanto nel caso che l'intera opera sia fondata sulla demotivazione, ma in quel caso la distinzione sogno\realtà mi pare diventare superflua.

Diciamo che ogni opera ha un suo linguaggio specifico (e spesso è assurdo paragonare opere che parlano linguaggi differenti).

Mi viene in mente una scena di Lupin III - credo fosse il film d'animazione Il castello di Cagliostro di Myazaki - in cui una locomotiva guidata dallo stesso Lupin deraglia dai binari, caracolla giù per un pendio e poi si rimette sui binari più in basso (e nel momento in cui lo fa parte la musica, e per me è una scena di pura poesia, infinitamente più poetica di mille sbrodolamenti anche autorevoli su sole\luna\vita\amore), il che è ovviamente un'assurdità ma nel film entra perfettamente nel linguaggio generale e non ti verrebbe mai in mente di chiederti se sia possibile o meno. Cioè non te ne frega nulla, per quanto la scena è meravigliosa. Quindi c'è da considerare anche il fattore linguaggio.

Credo che ogni opera sia una creatura a sé stante e vada giudicata come tale, e che qualsiasi paragone si possa effettuare soltanto a puro titolo di gusto e raziocinio personale. Poi magari un po' mi dispiace per quelli che fondano il proprio lavoro e la propria autorevolezza sulla critica alle opere altrui, ma questo non cambia le cose. Per quel che mi riguarda, ovviamente.

19 ore fa, bwv582 ha scritto:

Nel tuo caso lo scrittore si ritrova in una situazione raccontata dalla madre come narratore onniscente, situazione in cui la madre gli fa vedere un fatto accaduto molto tempo prima dal suo punto di vista.

Ma non è raccontato dalla madre, però, e non è visto dal suo punto di vista. E' come se Leonard venisse traslato sul posto e assistesse al fatto reale, non raccontato, non rivisitato da un'ottica altrui, ma proprio come se stesse accadendo in quel momento e lui si trovasse presente. A questo punto, si può disquisire sul fatto che sia possibile o meno, ma qui mi ricollego alla citazione di Lupin, il linguaggio dell'opera mi consente la libertà di farlo accadere proprio perché il confine tra sogno e realtà in OW si è quasi dissolto completamente.

C'è una considerazione da fare alla base di tutto questo ed è quella per cui se davvero esiste una dimensione reale, noi ne abbiamo una percezione comunque filtrata dai nostri sensi che non sono infallibili. In altre parole tutto accade nella nostra mente perchè se la realtà esiste davvero noi siamo destinati a essere separati da essa, come succede nel sogno\visione di Leonard in cui quella superficie trasparente lo costringe a rimanere fuori dal luogo in cui la cosa accade, ad esserne soltanto spettatore.

19 ore fa, bwv582 ha scritto:

in fondo la madre potrebbe solo essere una proiezione di un aspetto di sé stesso che gli rivela (o tira fuori) qualcosa che ha già. Un po' come tutta la storia dove la famiglia vuole che lui scriva di loro (leggasi: la famiglia o parte di lui?) e dove i personaggi dei suoi romanzi a un certo punto vogliono fargli la festa per fargli scrivere di loro... Potrebbero essere solo "demoni" dello scrittore e, in fin dei conti, lo scrittore stesso, no?

Potrebbero, certo. E' quello che dicevo. La realtà ci viene raccontata dai nostri sensi. Chi ci dà la sicurezza che i nostri sensi non siano alterati? Pensa a Matrix e abbiamo già detto tutto quello che c'è da dire sull'argomento (si fa per dire, in realtà per ogni idea e concetto esiste un'alternativa e quindi teoricamente di parlare si potrebbe anche non finire mai).

19 ore fa, bwv582 ha scritto:

Ripeto, ho solo dato un punto di vista personale che non pretende di essere vero. Spero però che magari ne possano venire spunti di discussione interessanti.

@bwv582 Ovviamente anch'io do per scontato che tutto ciò che penso e affermo sia soltanto un mio punto di vista. Per quel che mi riguarda, la discussione era già intrigante quando l'hai cominciata tu, e quindi ben venga tutto quanto. Ciao!:super:

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Non la voglio portare alla lunga questa discussione, non so quale sia il limite tra il discutere dei commenti e farne un dialogo a due; però prima che ci bacchettano mi sembra giusto specificare una cosa. :D

3 ore fa, Roberto Ballardini ha scritto:

Da quello che mi dici sembra che Silente entri nel sogno di Harry Potter, cioè che quello di Harry non sia un sogno ma una visita mentale di Silente.

Te lo specifico in spoiler: in spoiler perché sta nell'ultimo libro quindi non so, non vorrei dire troppo a te o ad altri. Cerco comunque di dire poco.

Spoiler

Situazione: Harry Potter viene colpito a morte dal suo antagonista e sembra che muore.

C'è una scena in cui lui si ritrova in un ambiente "onirico" e incontra, tra gli altri, Silente - morto nel libro (e nel film) precedente. In tale scena Silente gli racconta delle cose che sono a metà tra cose che lui non conosce e cose che può arrivare a conoscere in base a quanto sa tramite ragionamenti. Ho l'idea che il maestro sia a una via di mezzo tra una figura di raccordo del protagonista con se stesso che gli permette di raggiungere in modo lucido deduzioni che già conosce e una visione in cui gli spiega cose che non sa.

Alla fine di questo incontro Harry chiede a Silente se quanto abbia vissuto sia vero o "stia accadendo nella sua testa" e Silente gli dice che non c'è motivo per cui non sia vero anche se sta accadendo nella sua testa. Non si specifica di cosa si tratta ma, sapendo il perché Harry non muore e vedendo che lo stesso Harry è rimasto in uno stato di incoscienza, si può dedurre che si tratti di un sogno o di una visione interiore o cose simili.

Non so se l'ho detto meglio prima... :asd:

3 ore fa, Roberto Ballardini ha scritto:

è che se tu autore decidi di avvalerti della dimensione onirica lo devi fare con uno scopo. Cioè se in un romanzo appare in sogno la famosa pistola di Murakami, quella pistola deve ugualmente sparare, per intenderci, come se apparisse nella realtà. Deve essere motivata. Oppure no, ma soltanto nel caso che l'intera opera sia fondata sulla demotivazione, ma in quel caso la distinzione sogno\realtà mi pare diventare superflua.

Questo è uno spunto interessante a cui non ho mai dato troppo peso. Personalmente ho usato i sogni - le poche volte che l'ho fatto - per far vedere una realtà alternativa a un protagonista che può portarlo a una situazione migliore o peggiore e farlo riflettere sugli eventi e/o fargli scegliere l'altra opzione... :)

Alla prossima, @Roberto Ballardini, semmai riordino le idee e apro una discussione a tema nella sezione "scrivere" (se non c'è già, ovvio).

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Il 4/1/2020 alle 14:31, bwv582 ha scritto:

Non so se l'ho detto meglio prima... :asd:

:rofl: Credo di aver capito, però mi fa ancora male la testa, sappilo. :P

Il 4/1/2020 alle 14:31, bwv582 ha scritto:

Non la voglio portare alla lunga questa discussione, non so quale sia il limite tra il discutere dei commenti e farne un dialogo a due

Giusto, concludiamo qui, però è un argomento molto interessante, anche per le citazioni letterarie e non che stuzzica. Alla prossima @bwv582

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