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julia1983

[H2019] Chiamami Vlad

Post raccomandati

https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/44972-h2019-la-vecchia-poltrona/?do=findComment&comment=795456

 

Traccia n.5: Una voce nel buio

 

Chiamami Vlad

 

Tutte le mattine prendi il treno alle sette in punto come pendolare per andare a lavoro, sei un rappresentante di gioielli e per precauzione giri con un coltello a serramanico per allontanare eventuali malintenzionati. Svolgi la tua professione da ormai vent’anni e sei un abitudinario. Tua moglie ti accompagna alla stazione, ti bacia e ti augura buon lavoro per poi venire a riprenderti la sera. Anche quel venerdì quindi, come ogni giorno, siedi al tuo solito posto e saluti gli altri pendolari come te. Dopo una dura giornata di lavoro, risali sul treno, ti accomodi nella carrozza tredici e per trascorrere il tempo decidi di leggere un libro di racconti horror che ti ha consigliato tua moglie. Non ti piace molto, non è il tuo genere, ma per farla contenta hai promesso che arriverai alla fine della raccolta. Stai leggendo le prime righe riguardanti un viaggiatore su un intercity e un vampiro che sta per affondare i suoi lunghi e affilati canini nel collo del malcapitato, quando il treno entra in una galleria e si arresta… Qualcuno ha tirato il freno d’emergenza! È la prima volta in vent’anni che succede qualcosa del genere, la carrozza è nel buio più completo e sei inquieto: maledetto horror. Cerchi il tuo telefonino nella tasca per accendere la torcia e istintivo ti guardi attorno… gli altri pendolari sembrano tutti addormentati. Ti alzi lento dal tuo posto e sposti l’uomo seduto al tuo fianco che assopito, ha posato la testa canuta sulla tua spalla e inorridisci: ha due fori all’altezza del collo. Scuoti il capo, probabilmente sono punture di zanzara. Gli controlli il polso, debole ma c’è.

 

Procedi nel corridoio del vagone a osservare con la torcia del telefono alcuni passeggeri: indugi su un giovane uomo con la sua ventiquattrore in grembo; passi in rassegna il volto pallido di un ragazzo e osservi le cuffiette nelle sue orecchie; ti soffermi a scrutare un altro passeggero che ha tra le mani un quotidiano. Noti con sgomento che hanno dei fori sul collo. Senti uno squillo e trasalisci, poi ti accorgi che è il tuo cellulare, guardi sul display e ti rilassi, è il numero di tua moglie. «Oh tesoro, non sai che mi è successo» esordisci «il treno si è arrestato in una galleria ed è totalmente buio». Dall’altro capo però non c’è la tua consorte, ma una voce sinistra nel buio «Chiamami Vlad… ora faremo un gioco, tu cercherai di salvarti dalla morte senza scendere dal treno» «Vlad? Che scherzo è mai questo?» chiedi sgomento «e dov’è mia moglie?» «Le regole le faccio io, se sopravvivrai tua moglie ti attenderà alla stazione» ti risponde la voce cavernosa. Ti senti pazzo, eppure la voce nel buio è stata chiara. Con la torcia cerchi di farti luce e ti viene in mente di riprendere la lettura del racconto horror, forse per trarne qualche spunto su come agire, così ti siedi a leggere il manoscritto. «Il vampiro, dopo aver telefonato all’unico superstite della carrozza tredici, è pronto a dargli la caccia. Alcuni passeggeri divenuti vampiri si potrebbero risvegliare e assalirlo…»

 

Sei sconvolto, anche la tua carrozza ha quel numero e la lettura t’informa che le persone morse potrebbero rivelarsi davvero vampiri a loro volta. Decidi allora di staccare uno a uno i braccioli di legno dai sedili: da vaghi ricordi, ti rammenti che con un paletto nel cuore i cainiti cessano di infettare le loro vittime. Lavori assiduamente per renderli appuntiti con il tuo coltello, in modo da impalare tutti i pendolari del treno. L’impresa si fa difficile, perché con una mano tremante devi reggere il telefono che ti funge da torcia e con l’altra, di volta in volta, devi conficcare con quanta più forza hai il bracciolo ligneo nel cuore ormai marcio dei passeggeri. Infilzi uno a uno gli uomini della carrozza tredici ma sei titubante quando devi impalare un bambino che avrà dieci anni al massimo. Esiti e squilla nuovamente il cellulare, di nuovo la voce nel buio «Molto astuto, così stai neutralizzando tutta la mia progenie… ma quel bambino… quell’innocente che male può farti?» «Stai zitto» gli urli in preda al panico e ti decidi, affondi il bracciolo di legno reso da te appuntito nel suo cuoricino, svegliandolo in preda a lancinanti dolori, mentre sangue vermiglio fuoriesce dal suo petto. Di nuovo squilla il telefono «Te l’ho fatta… Non lo avevo trasformato… Hai ucciso un innocente…» Risuona con tono di scherno la voce maligna nell’oscurità. Il tuo dolore è troppo grande, sulle prime pensi di tagliarti le vene con il tuo coltello, ma desisti ben presto. Scoraggiato, ma deciso a suicidarti, afferri un bracciolo appuntito e decidi di conficcartelo a tua volta nel cuore per porre fine in maniera più spettacolare alla tua mediocre esistenza.

 

Metti il vivavoce per avere entrambe le mani libere e gridi a Vlad che è dall’altro capo del telefono «Non mi avrai mai vivo!» In quel momento il treno riparte ed esce dalla galleria fermandosi poi in stazione dopo pochi istanti, impedendoti di fare una pazzia. Il convoglio si arresta e scendi sconvolto alla tua fermata, mentre come un eco giungono alle tue orecchie le urla dei passeggeri che dalla banchina salgono all’interno della carrozza tredici e si trovano inorriditi alla vista di tutti quei cadaveri impalati…«Ma che hai fatto?» ti chiede perplessa tua moglie, quando sali in auto, guardandoti la camicia impregnata di sangue «Non è colpa mia… Ero in pericolo, erano tutti vampiri…» Le rispondi stremato, mentre ti accasci sul sedile del passeggero «Caro, ricordami di non darti più da leggere racconti horror, che poi ti suggestioni.»

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Adesso, julia1983 ha scritto:

Chiamami Vlad

 

Tutte le mattine prendi il treno alle sette in punto come pendolare per andare a lavoro, sei un rappresentante di gioielli e per precauzione giri con un coltello a serramanico per allontanare eventuali malintenzionati. Svolgi la tua professione da ormai vent’anni e sei un abitudinario. Tua moglie ti accompagna alla stazione, ti bacia e ti augura buon lavoro per poi venire a riprenderti la sera. Anche quel venerdì quindi, come ogni giorno, siedi al tuo solito posto e saluti gli altri pendolari come te. Dopo una dura giornata di lavoro, risali sul treno, ti accomodi nella carrozza tredici e per trascorrere il tempo decidi di leggere un libro di racconti horror che ti ha consigliato tua moglie. Non ti piace molto, non è il tuo genere, ma per farla contenta hai promesso che arriverai alla fine della raccolta. Stai leggendo le prime righe riguardanti un viaggiatore su un intercity e un vampiro che sta per affondare i suoi lunghi e affilati canini nel collo del malcapitato, quando il treno entra in una galleria e si arresta… Qualcuno ha tirato il freno d’emergenza! È la prima volta in vent’anni che succede qualcosa del genere, la carrozza è nel buio più completo e sei inquieto: maledetto horror. Cerchi il tuo telefonino nella tasca per accendere la torcia e istintivo ti guardi attorno… gli altri pendolari sembrano tutti addormentati. Ti alzi lento dal tuo posto e sposti l’uomo seduto al tuo fianco che assopito, ha posato la testa canuta sulla tua spalla e inorridisci: ha due fori all’altezza del collo. Scuoti il capo, probabilmente sono punture di zanzara. Gli controlli il polso,

meglio i due punti

Adesso, julia1983 ha scritto:

debole ma c’è.

 

Procedi nel corridoio del vagone a osservare con la torcia del telefono alcuni passeggeri:

meglio punto e virgola

Adesso, julia1983 ha scritto:

indugi su un giovane uomo con la sua ventiquattrore in grembo; passi in rassegna il volto pallido di un ragazzo e osservi le cuffiette nelle sue orecchie; ti soffermi a scrutare un altro passeggero che ha tra le mani un quotidiano. Noti con sgomento che

anche loro

Adesso, julia1983 ha scritto:

hanno dei fori sul collo. Senti uno squillo e trasalisci, poi ti accorgi che è il tuo cellulare,

punto e virgola

Adesso, julia1983 ha scritto:

guardi sul display e ti rilassi, è il numero di tua moglie. «Oh tesoro, non sai che mi è successo» esordisci «il treno si è arrestato in una galleria ed è totalmente buio». Dall’altro capo però non c’è la tua consorte, ma una voce sinistra nel buio «Chiamami Vlad… ora faremo un gioco, tu cercherai di salvarti dalla morte senza scendere dal treno» «Vlad? Che scherzo è mai questo?» chiedi sgomento «e dov’è mia moglie?» «Le regole le faccio io, se sopravvivrai tua moglie ti attenderà alla stazione» ti risponde la voce cavernosa. Ti senti pazzo, eppure la voce nel buio è stata chiara. Con la torcia cerchi di farti luce e ti viene in mente di riprendere la lettura del racconto horror, forse per trarne qualche spunto su come agire, così ti siedi a leggere il manoscritto. «Il vampiro, dopo aver telefonato all’unico superstite della carrozza tredici, è pronto a dargli la caccia. Alcuni passeggeri divenuti vampiri si potrebbero risvegliare e assalirlo…»

Forte, @julia1983  (y)

 

Adesso, julia1983 ha scritto:

 

Sei sconvolto, anche la tua carrozza ha quel numero e la lettura t’informa che le persone morse potrebbero rivelarsi davvero vampiri a loro volta. Decidi allora di staccare uno a uno i braccioli di legno dai sedili: da vaghi ricordi, ti rammenti che con un paletto nel cuore i cainiti

cosa sono i cainiti? Nel senso di discendenti di Caino?

Adesso, julia1983 ha scritto:

 

Metti il vivavoce per avere entrambe le mani libere e gridi a Vlad che è dall’altro capo del telefono «Non mi avrai mai vivo!» In quel momento il treno riparte ed esce dalla galleria fermandosi poi in stazione dopo pochi istanti, impedendoti di fare una pazzia. Il convoglio si arresta e scendi sconvolto alla tua fermata, mentre come un eco giungono alle tue orecchie le urla dei passeggeri che dalla banchina salgono all’interno della carrozza tredici e si trovano inorriditi alla vista di tutti quei cadaveri impalati

forse impalare non è il verbo adatto :grat:

Adesso, julia1983 ha scritto:

 

…«Ma che hai fatto?» ti chiede perplessa tua moglie, quando sali in auto, guardandoti la camicia impregnata di sangue «Non è colpa mia… Ero in pericolo, erano tutti vampiri…» Le rispondi stremato, mentre ti accasci sul sedile del passeggero «Caro, ricordami di non darti più da leggere racconti horror, che poi ti suggestioni.»

 

 

Brava, @julia1983 :flower:

 

la lettura mi ha avvinta, un bell'horror con buoni spunti, secondo me. Ho apprezzato anche l'ironia del finale.

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In qualche modo mi aspettavo di trovare, prima o poi, un racconto in seconda persona. Nel genere horror crea sicuramente immersione (per ovvi motivi) ma, secondo il mio punto di vista, può rivelarsi un'arma a doppio taglio. Mi spiego meglio: utilizzando la seconda persona si rischia di trasformare il tutto in un "gioco", cosa che non sarebbe del tutto fuori posto considerando la trama della storia... però un gioco, di norma, intrattiene, diverte, ma non terrorizza... anche quando è quest'ultimo l'intento, giocoforza, la paura verrà pur sempre strumentalizzata dalla struttura ludica. Ovviamente ad alcuni può terrorizzare un'impostazione simile, dunque ciò è solamente il mio pensiero in merito. Ma, ma... sono altrettanto convinto che sicuramente ci saranno scrittori in grado di terrorizzare anche uno come me utilizzando questo stile. Voglio essere sincero dicendoti che in questo caso non è accaduto, e non certo per la battuta alla fine, ma è una sensazione che ho provato un po' in tutta la storia. E' interessante invece la trovata del racconto nel racconto, che un po' strizza l'occhio alla metanarrativa, visto che al protagonista accade ciò che sta leggendo, e il tutto ce lo racconti in seconda persona...  insomma, mi è piaciuta questa idea. Per quanto riguarda la scrittura, al netto di qualche virgola fuori posto, l'ho trovata buona. Dunque, spero di non essere stato troppo critico... mi rendo conto che l'horror non è un genere semplice e che ha moltissime sfumature. Comunque la lettura l'ho trovata piacevole, e mi ha anche divertito. Ciao, @julia1983 , e a rileggerci.

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@Poeta Zaza sì cainiti nel senso di figli di Caino, per alcune conoscenze ludiche di giochi di ruolo è spesso usato come sinonimo di vampiri. :) Grazie per l'apprezzamento e per la revisione e per aver gradito l'ironia finale. :sss:

 

@Adelaide J. Pellitteri grazie tante dei tuoi complimenti :sss:

 

@Rhomer grazie del tuo commento e della tua analisi. Ti dirò che in questo periodo per via di un altro progetto, mi sto esercitando nell'utilizzo della seconda persona e quindi l'ho voluta sperimentare anche qui. :) Sono molto contenta che hai trovato interessante l'idea del racconto nel racconto, mi è sembrato uno stratagemma originale. Le critiche quando costruttive, come le tue, sono sempre ben accette. 

 

Passerò a commentarvi quanto prima, grazie ancora a tutti e tre. :) 

 

 

 

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Ciao @julia1983, il racconto è carino, scritto bene e anche ansiolitico. Peccato non aver trovato nel finale una plausibilità. Lui legge, ammazza tutti nel treno e poi? So che è un "e basta". Ma perchè e basta? Avrei voluto un colpo di scena, un perchè - anche irrazionalissimo - mi sarebbe piaciuto leggerlo. Non è una vera critica la mia, in realtà ho rosicato che il racconto si sia interrotto così, mi è piaciuto leggerlo:)

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ciao @Lauram e grazie per il tuo commento. Il mio intento nel finale era ironico-macabro nel far reagire la moglie del protagonista come se niente fosse alla strage compiuta dal marito, dato che la sua unica reazione è stata quella di consigliare al malcapitato protagonista di cambiare genere letterario.  Mi dispiace se ho in qualche maniera disatteso le tue aspettative finali. :sss: 

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Il ‎25‎/‎10‎/‎2019 alle 21:26, julia1983 ha scritto:

Tutte le mattine prendi il treno alle sette in punto come pendolare per andare a lavoro, sei un rappresentante di gioielli e per precauzione giri con un coltello a serramanico per allontanare eventuali malintenzionati.

Tutte le mattine prendi il treno alle sette in punto come pendolare per andare a lavoro; sei un rappresentante di gioielli e per precauzione giri con un coltello a serramanico per allontanare eventuali malintenzionati.

 

Bella l'idea del racconto nel racconto. Il finale però, a mio avviso, fa perdere l'atmosfera, sminuisce il tutto: è un po' nota stonata. Peccato, perché fino a questo punto il racconto mi era piaciuto.

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@M.T. grazie del tuo commento e di aver apprezzato l'idea del racconto nel racconto. :) Mi dispiace che il finale non ti sia piaciuto, mi era sembrata una buona idea per dargli un taglio ironico-macabro. Ci rifletterò.  

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Ciao @julia1983! Piacere di leggerti per la prima volta. Un racconto horror niente male. Mi è piaciuta molto la scelta di narrazione nella seconda persona, rende ancora più incalzante il ritmo. Bello anche l'effetto specchio, ossia avere la storia nella storia. La paura c'è, l'inquietudine pure. Concordo con @Lauram e @M.T.  sul finale: smorza la tensione e personalmente l'ho trovato distante dal resto. Come se fosse stato scritto in fretta e per "riempire un buco", se mi passi il termine. Ho provato un leggero fastidio, lo ammetto, perché mi ha rovinato l'atmosfera e mi è sembrato una presa in giro del lettore. Insomma, è una negazione di tutto quello che è successo prima, come se l'accaduto fosse un sogno del protagonista, ecco. Tutto sommato, però, una buona prova. A rileggerci!

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Ciao @julia1983 ,

sappi che adoro i racconti in seconda persona (lo trovo incalzante e ansiogeno…) e sono rimasta piacevolmente colpita dal tuo!

L'inizio mi piace e racchiude una situazione che promette bene.

Buona l'idea del libro nel libro.

Non mi convince molto la telefonata di Vlad, credo che un sussurro freddo dal buio poteva essere più inquietante.

Il racconto, però, si sgonfia a mano a mano che si snoda.

I dialoghi incastrati nel testo (anche visivamente) vengono percepiti come dovuti e poco ansiogeni, i paletti sono costruiti con fatica e vengono inseriti uno dietro l'altro (dov'è il tentennamento? La disperazione? Credo che se dovessi infilare un paletto di legno scheggiato a sangue freddo nel petto a qualcuno, avrei senz'altro due o tre problemi con lo sterno, le costole e via di seguito. Il tuo protagonista invece nasce "imparato". Questo toglie qualcosa al racconto dando quasi la sensazione che non siano fatti veri, che sia quasi un sogno…).

La "burla" del bambino poteva essere un asso nella manica, anche solo per l'orribile senso di colpa, e invece viene inserita nell'elenco delle cose fatte.

Manca l'atmosfera incalzante, il tempo che stringe, l'ansia che qualcuno si ridesti… Mancano gli odori e le suggestioni.

Un horror nudo, insomma.

Il finale ammoscia qualsiasi cosa senza la minima pietà.

Ironia nell'horror? A mio parere difficilissima da inserire senza rischiare di rendere vano l'intento di spaventare.

Si poteva calcare lamano sulla moglie psicopatica che in qualche modo aveva circuito l'uomo affinché facesse quello che ha fatto. Ma questo è un film che ho visto nella mia testa.

 

Nel tuo racconto ho percepito una grande intuizione, ma è come se tu non avessi avuto gli strumenti giusti per portarla alla luce.

 

A rileggerti!

 

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@Emy ciao, grazie per il tuo commento. Sono contenta della tua disamina e che tu abbia apprezzato la scelta della seconda persona e della storia nella storia, come ho già detto anche nei commenti precedenti mi dispiace non funzioni il finale che mi sembrava un escamotage per spiazzare il lettore. Ci rifletterò su. Grazie ancora per le tue parole. 

 

 @caipiroska ciao e grazie per la tua analisi. Mi fa piacere tu abbia apprezzato l'uso della seconda persona, che aveva infatti lo scopo di incalzare e serrare il ritmo e anche che tu abbia gradito l'idea del libro nel libro. La telefonata voleva forse essere un tentativo di "modernizzare" la voce nel buio . Probabilmente avrei fatto meglio a soffermarmi più sui dialoghi e sulle sensazioni, ne terrò conto in fase di revisione. Riguardo il  finale, in diversi mi avete fatto notare le sue pecche; rifletterò sulla tua idea della moglie psicopatica che potrebbe essere una strada da percorrere. Grazie ancora per gli interessanti spunti.  

 

 

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Ciao, @julia1983 , eccomi a leggerti per la prima volta :).

Ho molto apprezzato l'uso della seconda persona perché riesce a coinvolgere il lettore e farlo sentire parte integrante dell'intero racconto, come se fosse proprio lui quella voce nel buio che vede e descrive quello che accade. 

Molto bella l'idea di vivere e trasporre nella realtà quello che il protagonista legge e che quindi deve continuare a fare per capire come districarsi nella situazione che si trova a vivere in prima persona.

Il finale però mi ha convinta meno. Non che sia male, eh! L'ironia alla fine è anche carina, ma nel genere mi sarei aspettata qualcosa di diverso. Trovo che sia un po' surreale il fatto che il protagonista scenda dal treno e salga in auto come se nulla fosse, mentre gli altri pendolari urlano senza rendersi conto dell'unico sopravvissuto e la moglie resta all'oscuro dell'accaduto. Una situazione tale avrebbe coinvolto e sconvolto tutti i presenti nel giro di pochissimo tempo :).

Ho apprezzato molto la musicalità del tuo racconto e l'uso delle parole, che sembrano ben incastrarsi tra loro in maniera elegante e superba, proprio come si conviene a una voce sinistra e distaccata, benché partecipe.

Gran bella prova, spero di rileggere presto qualcos'altro scritto da te <3.

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Ciao @julia1983,

Bel finale ironico! 

Mi è piaciuto molto leggere il tuo racconto: ben scritto, scorrevole, azzeccata la seconda persona, abbastanza angosciante per quasi tutto il testo ma la svolta tragicomica del finale smorza la tensione horror. Diciamo che ripensando al racconto dopo essere arrivata in fondo, Vlad appare una specie di caricatura (a parte che mi ha ricordato l'enigmista, sarà che è un film, anzi u a serie, che ho apprezzato, ma ne ho immaginato la voce) ma anche tutte le scene perdono vis orrorifica, se si può dire. 

Detto questo, più come considerazione che come critica, pur essendo in un contest horror, a me il tuo racconto è piaciuto. 

 

Talia 

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Ciao @julia1983, ti dirò che mi ritrovo molto nel commento che ha fatto caipiroska e che, purtroppo, il tuo racconto non mi ha convinto a pieno. I punti dolenti sono, come ti è già stato fatto notare, il finale ironico (che poco si presta al contest horror) e alcuni elementi della parte centrale. I dialoghi al telefono del vampiro, che dovevano costituire il fulcro del tema del racconto, hanno un tono quasi più umoristico e "giocoso" e riescono poco nell'intento di mettere ansia. Anche il fatto di fabbricare a raffica paletti di legno e pugnalare al cuore tutti i passeggeri, il tutto senza un vero e proprio dilemma morale che contribuisca a rendere l'orrore di quella situazione. È, a mio avviso, un elemento che rende poco verosimile la vicenda.

Ho apprezzato invece molto la scelta della seconda persona, essendo un esperimento che pure io ho tentato. :D

Il mio comunque è un giudizio prettamente legato al contest. Il tuo racconto non è scritto male e si legge volentieri però, a livello di horror, ha qualcosina da sistemare per rendere il tutto più verosimile e angosciante. 

Alla prossima e buon contest (y)

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@RedInferno, ciao! Grazie di essere passata a commentarmi e di aver apprezzato l'utilizzo della seconda persona e l'artificio della storia nella storia. Grazie anche per aver notato musicalità nel mio racconto. Sul finale, diciamo che la mia scelta di chiuderlo in chiave ironico-macabra non è stato convincente,  ne terrò conto in fase di revisione  Grazie ancora <3   

 

@Talia, ciao, grazie mille per il tuo passaggio e per le belle parole spese per il mio racconto. Sì ho compreso che la scelta del finale ironico non è stata apprezzata, lo rivedrò,  ma intanto grazie per aver apprezzato la storia :sss:

 

@Marco86, ciao :) ho letto il tuo racconto, e presto lo commenterò quindi mi sono accorta che anche tu hai usato la seconda persona, dunque ho immaginato che la potessi apprezzare. :) Sul finale e sui dialoghi poco convincenti, ci lavorerò su, grazie della tua analisi. 

 

 

 

 

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Buongiorno @julia1983, non sono un amante del genere e prenda quindi le mie impressioni con le pinze. 

Il racconto è ben costruito, ame la seconda persona non fa impazzire, ma in questo caso sono riuscito a digerirla. 

Per usare un termine caro ad alcuni utenti del WD, ho però trovato molto deboli i personaggi critici della storia, ovvero Vlad e la moglie del protagonista. 

Il finale ironico ha, imho, smontato tutto (soprattutto perché scritto in modo sbrigativo) , ma comprendo l'intenzione di fondo. 

Insomma: l'idea c"è, lo stile pure... Ma a livello di contenuti ho avvertito poca attenzione. 

Prova più che discreta, comunque! (y)

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Mi è piaciuto molto l'incipit, accattivante e dallo stile pulito ed efficace. Quando la storia entra nel vivo, però, una serie di cose non mi hanno convinto. Principalmente è perché passi troppo rapidamente alcun passaggi logici importanti. Forse è per il limite di caratteri, ma non ho trovato abbastanza approfonditi i pensieri del protagonista nell'affrontare decisioni drastiche.

Mi è piaciuta molto l'ironia finale, il modo leggero in cui la moglie accoglie la strage, come se fosse una notizia normale.

È interessante che tutto l'accaduto sia frutto della suggestione del protagonista, ma avrei preferito personalmente se si fosse scoperto che il protagonista era inconsciamente in grado di controllare davvero la realtà, rendendolo un pericolo per il tessuto stesso della realtà da dover tenere lontano dagli horror xD

Il 25/10/2019 alle 21:26, julia1983 ha scritto:

mentre come un eco

Qua ti segnalo un refuso, manca l'apostrofo

 

Comunque, ottimo racconto^^ a presto!

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È difficile realizzare un racconto solido con l'impostazione che hai scelto, @julia1983. Per fortuna le capacità che hai messo in campo giustificano pienamente la scelta di sperimentare l'horror in seconda persona. Secondo me hai indovinato innanzitutto l'ambientazione: la claustrofobia in treno genera mostri e fantasmi nella nostra mente... forse anche più di un ascensore bloccato, perché il nemico ha più spazio in cui nascondersi. xD 

Ti vorrei lasciare due consigli che vanno al di là della stesura di questo racconto.

Il primo è di formattazione: per i dialoghi cerca di fare attenzione ai cosiddetti "beats", le singole battute. Prova a isolarle per privilegiare chiarezza e ritmo.

Un esempio.

Il 25/10/2019 alle 21:26, julia1983 ha scritto:

Dall’altro capo però non c’è la tua consorte, ma una voce sinistra nel buio «Chiamami Vlad… ora faremo un gioco, tu cercherai di salvarti dalla morte senza scendere dal treno» «Vlad? Che scherzo è mai questo?» chiedi sgomento «e dov’è mia moglie?» «Le regole le faccio io, se sopravvivrai tua moglie ti attenderà alla stazione» ti risponde la voce cavernosa.

Dall’altro capo però non c’è la tua consorte, ma una voce sinistra nel buio: «Chiamami Vlad… ora faremo un gioco, tu cercherai di salvarti dalla morte senza scendere dal treno.»

«Vlad? Che scherzo è mai questo?» chiedi sgomento, «e dov’è mia moglie?»

«Le regole le faccio io, se sopravvivrai tua moglie ti attenderà alla stazione» ti risponde la voce cavernosa.

 

Cose così, insomma. Orientati cercando di isolare ciascun beat in modo da dargli il giusto risalto. L'esperienza di lettura aumenta sensibilmente.

 

Il secondo riguarda il coinvolgimento del lettore. Secondo me bisogna evitare questi espedienti:

Il 25/10/2019 alle 21:26, julia1983 ha scritto:

Sei sconvolto,

L'autore non dovrebbe dire mai al lettore cosa pensare, specie in terza e in seconda persona (in prima potrebbe farlo il personaggio narrante per fuorviare, per esempio). Al contrario, bisogna costruire i presupposti per cui sia il lettore a provare in autonomia queste sensazioni. E come ci si riesce? Crea atmosfera, sfrutta i dettagli della sfera sensoriale, immergiti nel punto di vista (quest'ultima specie in terza persona, in seconda forse non è la cosa migliore).

Spero che ti sarà utile per un'eventuale revisione, ma anche per prossime stesure di nuovi brani.

:sss: 

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A me il ritmo del racconto mi ha tenuto inchiodato. E la brevità, la fine che dice e non dice,  lasciando solo intuire una psicosi è piaciuta. Certo, ci sono delle ingenuità: se sbrighi la faccenda dei morsi sul collo con morsi di zanzare non regge, perché non è verosimile. Per fare un esempio. Però nel complesso ti dico che mi è piaciuto .  gran ritmo

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@H3c70r grazie per essere passato a commentare, ho preso nota delle tue impressioni e ne farò tesoro. :) 

 

@mina99 grazie per il tuo commento, sono lieta che tu abbia apprezzato l'incipit e l'intento del mio epilogo che era proprio il voler sottolineare l'assurda normalità con cui la moglie del protagonista accoglie la strage. Concordo che avrei dovuto maggiormente soffermarmi su alcuni passaggi centrali. Grazie per la segnalazione del refuso.  :)

 

@AdStr ti ringrazio per aver dedicato del tempo al mio scritto e per aver apprezzato l'ambientazione e l'uso della seconda persona. Grazie in particolare per il suggerimento sull'isolare le singole battute, è un consiglio prezioso :) Per il secondo consiglio, cerco di evitare di suggerire al lettore cosa pensare, ma ogni tanto mi sfugge e dunque hai fatto bene a farmelo notare.

 

@Il fantasma di Cjan grazie mille per aver gradito il ritmo del mio racconto. Sì in effetti la trovata delle zanzare è un po' una pecca, però sono contenta che nel complesso tu abbia apprezzato anche il finale che dice e non dice :D 

 

 

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Ciao @julia1983

Non è facile dire qualcosa di non banale sul tuo racconto, per più di un motivo. Innanzi tutto la scelta della seconda persona come io narrante, che è un'arma a doppio taglio. Avvicina il lettore al personaggio , standogli quasi col fiato sul collo, ma proprio l'incalzare della forma rende indispendabile che ci sia un un identico incalzante succedersi - a ritmo serrato - degli eventi. Non può esserci spazio per divagazioni o fronzoli,  ogni descrizione dev'essere diretta, immediata, un pugno nello stomaco. E tutto quel che si può togliere DEVE essere tolto

 

Il 25/10/2019 alle 21:26, julia1983 ha scritto:

Procedi nel corridoio del vagone a osservare con la torcia del telefono alcuni passeggeri: indugi su un giovane uomo con la sua ventiquattrore in grembo; passi in rassegna il volto pallido di un ragazzo e osservi le cuffiette nelle sue orecchie; ti soffermi a scrutare un altro passeggero che ha tra le mani un quotidiano. Noti con sgomento che hanno dei fori sul collo.

 

Cammini nel corridoio e osservi alcuni passeggeri con la torcia del telefono: un giovane con la ventiquattrore in grembo, un ragazzo con cuffie nelle orecchie e volto pallido, un tizio anonimo con un quotidiano tra le mani: tutti hanno due fori sul collo.

 

Come vedi, puoi dire le stese cose ma il ritmo cambia. E devi essere abilissima a mantenerlo dall'inizio alla fine, senza mai cedere. È l'incalzare degli eventi a creare tensione.

Nel momento in cui costringi (sei tu che inventi la storia, e sei tu che hai deciso la seconda persona come io narrante) il lettore a questo tour de force, non devi dargli il tempo di ragionare con lucidità su quanto avviene, perché se si ferma anche solo un secondo si accorge che è tutta una "fiction", e il castello di carte che hai costruito crolla miseramente.

 

Gli altri motivi risiedono nella scelta di impalare tutti, ragazzino compreso, senza che questo abbia qualche ripercussione seria. Ha piantato un paletto nel cuore a una decina di poveracci e non c'è nessuna conseguenza? Se ne torna a casa, tranquillo con la moglie che liquida l'accaduto con una battutaccia?

 

Insomma, gli spunti ci sono, ma dovevano dar luogo a qualcosa di diverso.

 

Ovviamente ho sparato cazzate a raffica e non è detto che tu debba condividerle. Forse solo rifletterci su.

Alla prossima.

 

 

 

 

 

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