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Adelaide J. Pellitteri

[H2019] Il Conte Filippo

Post raccomandati

H2019

 

Traccia: Il pozzo

Si sentiva un po’ in colpa, aveva ereditato la casa di nonna Matilda e sapeva di non meritarla.

 

A chi le era stato vicino fino alla fine, la vecchia signora, aveva lasciato l’antico corredo (lenzuola di lino e asciugamani di fiandra) e i vassoietti d’argento, a lui un appartamento in pieno centro storico con sedici camere, balconcini in stile barocco e un terrazzo di ottantasei metri quadrati che dava sul chiostro di un antico convento.

Dieci anni addietro, prima di partire in tutta fretta per New York, Filippo aveva rapinato la donna per circa cinquantamila euro; era sua la seconda firma sul libretto, e ciò lo aveva agevolato nel furto.

Si era detto “È solo un acconto sulla mia eredità, nonna, capiscimi.” In verità, intendeva “Visto che non mi lascerai un bel nulla almeno prendo questo”. Così, senza rimorso, benché ne avesse anche un altro dal quale stava realmente fuggendo, se n’era andato senza chiamarla mai più.

Sorpreso, e costretto a tornare dopo la telefonata del Notaio, adesso si aggirava per la nobile casa. Giusto il tempo di stimare quanto avrebbe ricavato dalla vendita, stemma con corona compreso, e poi sarebbe tornato a New York ad aspettare il bonifico con le gambe incrociate sulla sua scrivania.

Vendeva automobili sulla Fifth Avenue.

Nella casa tutto era come lo aveva lasciato, e gli imponenti armadi in pesce pagno, le consolle in ebano e le grandi specchiere dorate appese alle pareti, lo circondavano di nuovo con asfissiante severità. Sbuffando era uscito sul terrazzo.

Affacciatosi sul chiostro per respirare un po’, l’occhio gli era finito giù nel giardino, curato come solo mani di donne pazienti, meglio se suore, sono capaci di fare. Lì, al centro il pozzo ormai secco faceva ancora bella mostra di sé. Dalla ghirlanda in ferro battuto pendeva il catino traboccante di fiori. Filippo non poté reggere la vista, e rapido come una lepre si tirò indietro. La Madre Badessa uscita in quell’istante sul chiostro, aveva colto il movimento rapido e scaltro.

Anche lei aveva fissato quel pozzo, sospirando e scuotendo il capo.

 

Dal ritratto che campeggiava sopra il camino nel salone delle feste, la nonna – ingioiellata e raffigurata in un abito da sera in velluto color rubino – lo fissava con un’espressione ambigua, inquietante. Due ombre sul viso scavavano eccessivamente le gote mentre gli occhi, non suoi, erano di un verde traslucido; con una scossa violenta, ricordarono a Filippo una sua scelleratezza. Notò anche le mani – le ricordava bene – tanto candide e affusolate da suggerirne il tocco aristocratico, adesso erano adunche, più simili agli artigli di un’aquila che a mani di donna.

No, non era possibile! Il dipinto doveva essere stato ritoccato da qualcuno in vena di fargli un pessimo scherzo.

Per accertarsene prese una scala e risalì i gradini con l’agilità di un gatto e dei suoi quarant’anni, ma appena fu ad un palmo dalla tela un odore nauseabondo lo afferrò alla gola. Provò a tapparsi il naso e la bocca per non inspirare quel lezzo malvagio, ma ebbe un capogiro e rovinò giù dalla scala. L’urlo scosse il convento e le venti monache, svolazzanti e compatte come uno stormo di rondini, in un batter d’occhio gli furono intorno.

Non appena Filippo sentì quelle braccia guantate di nero sollevarlo senza attenzione e riguardo, appena si vide accerchiato da tutti quegli sguardi satanici e udì quelle risate maligne, atterrito comprese! Sarebbe voluto spirare in quel medesimo istante.

La Madre Badessa che tanto aveva beneficiato della generosità della defunta Contessa Matilda decisa a sopperire alla malafatta del nipote, possedeva le chiavi dell’attico sovrastante il convento.

Alla fine erano state loro a ereditare lenzuola di lino e asciugamani di fiandra, ed era stata proprio la Madre Badessa a suggerire il lascito al cattivo nipote. Il perdono, si sa, rende l’anima leggera, “libera di raggiungere le mete più alte”, le aveva detto.

Ora una ricompensa da parte di Filippo, le suore la meritavano, eccome! Tutte s’erano avvicendate al capezzale della nobildonna e non lo avevano fatto certo per niente. Uccellini con le bocche spalancate erano gli orfanelli, e – con il legato – avrebbero ricevuto il giusto sostentamento.

 

Filippo vorrebbe solo tornare a New York, mandando al diavolo suore, stemmi e corone, ma ormai è troppo tardi, lo sa.

Gli curano la frattura alla gamba con un impiastro di erbe selvatiche e uova di struzzo fatte marcire al sole di luglio, lo stesso usato per impregnare il quadro sopra il camino, il groviglio intestinale che ne consegue, con un po’ di marsala e molto aceto di uva spina; per molti mesi lo costringono a ingurgitare trecento grammi di miele al giorno, presi al cucchiaio; ai denti che a mano a mano marciscono provvedono con un’estrazione all’antica. La tenaglia è sempre a vista, sul comodino.

Per dipiù proprio quando Filippo sente l’anima tentare il distacco dal corpo e contrapporre la pace al calvario, la Madre Badessa gli inietta del Toradol insieme a del Cortisone. Lui, sentendo attutiti i dolori atroci, si rianima un po’ ma solo per meglio comprendere l’orrore dal quale non può liberarsi.

Con la falsa promessa del rilascio, Filippo firma il suo testamento. Lo stesso Notaio che lo ha rintracciato a New York, lo prende in custodia; mentre la Madre Badessa ha già pronta la richiesta da avanzare al Comune: un benefattore come il Conte Filippo merita degna sepoltura nella nostra Cappella.

 

Eleonora sarebbe ancora bella se non avesse quegli occhi spiritati. È Madre Badessa, e ora osserva il sudore malato sulla fronte dell’infermo, gli asciuga le gocce sospirando: «Le stesse del mio travaglio» dice, mentre al contorcersi di Filippo, ripiegato sul ventre, asserisce: «Oh, sì ti capisco, furono uguali pure le mie doglie».

L’uomo fissa smarrito il viso della suora, gli occhi sono verdi e taglienti come quelli del quadro, un demone gli è proprio davanti, le mani non gli dispensano consolazioni e carezze piuttosto graffi e torture. 

«Il pozzo, il pozzo» gli sibila Eleonora con voce di strega. La donna ricorda il sangue in mezzo alle cosce quando – le suore rapite dal sonno e lei dimentica per un’ora dell’amore di Dio – s’era fidata delle lusinghe di Filippo. Seppure sgomenta per il sangue fuoriuscito dalla sua “voragine”, in quella notte di stelle lucenti, all’ombra del pozzo, tra i suoi “No” sussurrati con la paura di svegliare le altre, il suo corpo aveva accolto la vita.

Da allora, infranto il sogno di ogni beatitudine, Eleonora ha pianificato ogni cosa.

Filippo aveva osato l’ardua conquista, convinto che ogni suora avesse indossato l’abito nero per sfuggire alla carne, conosciuta e rifiutata. Come chi scopre la propria natura omosessuale, ognuna di loro doveva aver confrontato e scoperto la propria: mistica, affatto carnale.

Ma lui, che si credeva capace di farle provare un piacere sublime da invalidare così la sua aspirazione, alla vista del sangue, strappatole il velo, era rimasto sgomento, quasi avesse ucciso un corpo, un’anima e pure se stesso.

Aveva capito cosa può il diavolo, e ladro e assassino era fuggito.

 

Filippo è già preda di forti tremori per la febbre e per la paura.  «Ricordi quel pozzo? – dice la Madre Badessa – Per giorni ho sentito l’odore nauseabondo e mi ci sono voluti mesi e mesi per ricomporlo identico, meritavi anche tu di sentirlo. Ho accoppiato erbe e carni di animali selvatici, sterco di bestie e frutti di mare, ho provato di tutto, poi, finalmente la putrida essenza è venuta fuori, identica. È la stessa che da giorni non ti lascia, la senti?» Lo dice, mentre gli tiene una garza imbevuta schiacciata sul naso, Filippo si contorce in un’espressione atterrita, il suo corpo è scosso da sussulti epilettici. «Un aborto identico a un parto, tutto è finito nel pozzo». recita ancora. «Le mie consorelle, testimoni… e consolatrici».

 

Filippo non ha più dubbi, le suore si occuperanno di lui fino all’ultimo istante, fino alla veglia, alle esequie, alla lettura del suo testamento.

Le sue spoglie sui resti del figlio.

Ma quando?

Modificato da qfwfq
Regolarizzato titolo su richiesta dell'autrice.

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Ciao @Adelaide J. PellitteriP:)

Se non ci fosse il contest a dare dipendenza chissà se ti saresti mai cimentata in un horror. Hai tirato fuori delle chicche, quella del miele e delle tenaglie è diabolica. Per non parlare del miscuglio fatto di frutti di mare e sterco...ma come ti è venuto in mente? È orripilante xD

La trama è due trame, secondo me. Credo che da sola, l'eredità non meritata potesse bastare, così come la storia della gravidanza non desiderata potesse sostenere da sola l'intero racconto. 

Come primo racconto horror te la sei cavata comunque bene.

Ciao 

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11 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

 

Si sentiva un po’ in colpa,

Filippo si sentiva un po' in colpa:

(due punti)

11 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

aveva ereditato la casa di nonna Matilda e sapeva di non meritarla.

 

A chi le era stato vicino fino alla fine, la vecchia signora,

questa virgola non ci va

11 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

 

aveva lasciato l’antico corredo (lenzuola di lino e asciugamani di fiandra) e i vassoietti d’argento,

qui meglio un punto e virgola

11 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

 

a lui un appartamento in pieno centro storico con sedici camere, balconcini in stile barocco e un terrazzo di ottantasei metri quadrati che dava sul chiostro di un antico convento.

 

11 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Affacciatosi sul chiostro per respirare un po’, l’occhio

meglio "lo sguardo"

11 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

gli era finito giù nel giardino, curato come solo mani di donne pazienti, meglio se suore, sono capaci di fare. Lì, al centro

meglio: Lì al centro,

 

11 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

il pozzo ormai secco faceva ancora bella mostra di sé. Dalla ghirlanda in ferro battuto pendeva il catino traboccante di fiori. Filippo non poté reggere la vista, e rapido come una lepre si tirò indietro. La Madre Badessa

virgola

11 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

uscita in quell’istante sul chiostro, aveva colto il movimento rapido e scaltro.

Anche lei aveva fissato quel pozzo, sospirando e scuotendo il capo.

Alla luce di quanto dirai in seguito, sui rapporti tra Filippo e la Badessa, e sul fatto che era tantissimo che non si vedevano, pare strana e molto soft la reazione di lei alla vista di lui.

Non trovi anche tu?

 

11 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Filippo vorrebbe solo tornare a New York, mandando al diavolo suore, stemmi e corone, ma ormai è troppo tardi, lo sa.

Gli curano la frattura alla gamba con un impiastro di erbe selvatiche e uova di struzzo fatte marcire al sole di luglio, lo stesso usato per impregnare il quadro sopra il camino, il groviglio intestinale che ne consegue, con un po’ di marsala e molto aceto di uva spina; per molti mesi lo costringono a ingurgitare trecento grammi di miele al giorno, presi al cucchiaio; ai denti che a mano a mano marciscono provvedono con un’estrazione all’antica. La tenaglia è sempre a vista, sul comodino.

Per dipiù proprio quando Filippo sente l’anima tentare il distacco dal corpo e contrapporre la pace al calvario, la Madre Badessa gli inietta del Toradol insieme a del Cortisone. Lui, sentendo attutiti i dolori atroci, si rianima un po’ ma solo per meglio comprendere l’orrore dal quale non può liberarsi.

Con la falsa promessa del rilascio, Filippo firma il suo testamento. Lo stesso Notaio che lo ha rintracciato a New York, lo prende in custodia; mentre la Madre Badessa ha già pronta la richiesta da avanzare al Comune: un benefattore come il Conte Filippo merita degna sepoltura nella nostra Cappella.

Questo brano è "monstre"... Brava @Adelaide J. Pellitteri  

 

 

11 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Filippo non ha più dubbi, le suore si occuperanno di lui fino all’ultimo istante, fino alla veglia, alle esequie, alla lettura del suo testamento.

Le sue spoglie sui resti del figlio.

Ma quando?

 

Adelaide! Hai avuto nelle "corde giuste" una miscela di orrore e ce l'hai ben servita! :flower:

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Questa storia ha il sapore dei racconti classici dell'orrore. Ho trovato validi sia il contenuto che lo stile adottato. Abbiamo la casa, la mobilia d'epoca, il pozzo e anche il quadro. Gli ingredienti perfetti per una storia del terrore... soprattutto se poi ci mettiamo un'eredità, delle suore vendicative e un segreto oscuro. Insomma, non manca proprio nulla. Anche lo stile, molto raccontato e ben gestito, mi rimanda a un certo tipo di storia dell'orrore. Il tutto, poi, esplode in una serie di eventi inquietanti che ho trovato ben descritti (mi riferisco soprattutto alle torture inferte al protagonista) che trascinano il lettore senza mai annoiarlo, e dunque anche il ritmo è ben gestito. L'unica cosa, però, che mi sento di criticare è la sensazione di "sovraccarico" che ho percepito a un certo punto del racconto, e mi riferisco unicamente alla trama. Entrando nello specifico; quando è subentrata la rivelazione della suora (evito di far spoiler per chi ancora non ha letto) ho avuto un po' di confusione, come se mi avessero preso di forza e portato da un'altra parte... ecco, con ciò non intendo che non sia avvincente, ma che arriva troppo veloce sostituendosi totalmente alla storia iniziale inerente all'eredità. Ma non mi lamento più di tanto... visto che ciò ha fatto in modo che l'ira vendicativa della suora esplodesse in quella maniera a dir poco inquietante. Insomma, in conclusione un bel racconto, che ha saputo prendermi nonostante il "sovraccarico" alla fine. Ciao @Adelaide J. Pellitteri , e alla prossima.  

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Ciao @Adelaide J. Pellitteri,

leggo che sei estranea al genere, e ti faccio subito i complimenti per il racconto e per la voglia di mettersi in gioco.

Un aspetto laterale di questo contest che non avevo valutato, ma che mi sta appassionando molto, è notare come viene interpretato dalle persone poco inclini al genere.

Molto interessante…

 

Il Conte Filippo è un racconto dinamico, che non si ferma mai. Le azioni si susseguono incalzanti, sempre più aspre e disturbanti.

Un horror che macina scene e situazioni (forse troppe…) senza lasciare i giusti spazi alle atmosfere.

Forse la voglia di mostrare ha preso il sopravvento: con più battute a disposizione, ogni frammento si arricchirebbe e molte scene sarebbero più approfondite e inquietanti (per esempio non ho ben capito perchè il quadro cambia… Cioè, mi dici che viene impregnato con l'intruglio, e questo ci sta, ma perchè cambia?).

 

15 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

appena si vide accerchiato da tutti quegli sguardi satanici

Non nego che quel "satanici" mi ha portato un pò fuori strada: sembrava promettere possessioni diaboliche o qualcosa del genere. Esaltati?

 

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@Lauram grazie per l'incoraggiamento. Non ho mai letto veri libri Horror, a parte qualche racconto di E. Allan Poe, quindi non conosco molto il genere, ma i Contest sono sempre molto stimolanti e sfidare se stessi è davvero un gioco divertente. Grazie

 

@Poeta Zaza grazie per le segnalazioni, le virgole sono il mio vero incubo, altro che horror! Grazie anche per l'apprezzamento. 

3 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Alla luce di quanto dirai in seguito, sui rapporti tra Filippo e la Badessa, e sul fatto che era tantissimo che non si vedevano, pare strana e molto soft la reazione di lei alla vista di lui.

Non trovi anche tu?

Avrei potuto usare altre espressioni.

 

1 ora fa, Rhomer ha scritto:

Questa storia ha il sapore dei racconti classici dell'orrore. Ho trovato validi sia il contenuto che lo stile adottato

Grazie, per me che sono all'oscuro è un gran complimento.

1 ora fa, Rhomer ha scritto:

'unica cosa, però, che mi sento di criticare è la sensazione di "sovraccarico" che ho percepito

Capisco benissimo cosa intendi, per me che sono amante della sintesi estrema il concetto è chiarissimo, ma da un po' di tempo sto lavorando alla dilatazione del testo sperando di potere arrivare al romanzo. E sono contenta che alla fine, nonostante il sovraccarico, tu abbia apprezzato lo stesso. Grazie infinite. 

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3 minuti fa, caipiroska ha scritto:

orse la voglia di mostrare ha preso il sopravvento: con più battute a disposizione, ogni frammento si arricchirebbe e molte scene sarebbero più approfondite e inquietanti

Sono d'accordo con te, temo che l'horror si presti poco alla dimensione racconto (se non si è E.A. Poe),  nel senso che per creare atmosfera e suspence ci vuole del tempo e quindi molto spazio a disposizione. Accogliere le sfide suggerite dal WD significa imparare anche da noi stessi e, soprattutto, aprire cassetti che non avremmo mai avuto interesse ad aprire. 

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@caipiroska aggiungo che nel mio intento il quadro doveva già mettere a disagio Filippo, inqiuetarlo; le suore non potevano ancora sapere che avrebbe preso la scala nè che sarebbe caduto, ma era comunque il pretesto per metterlo in agitazione, qualcosa sarebbe accaduto la storia si sarebbe evoluta allo stesso modo. Sicuramente è un punto debole della storia e sono contenta che tu me lo abbia fatto notare. 

20 minuti fa, caipiroska ha scritto:
15 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

appena si vide accerchiato da tutti quegli sguardi satanici

Non nego che quel "satanici" mi ha portato un pò fuori strada: sembrava promettere possessioni diaboliche o qualcosa del genere. Esaltati

Avevo provato con vendicativi al posto di satanici, ma non reggeva l'immagine e siccome "la vendetta" nel credo cattolico è un controsenso, allora ho immaginato che potevano solo essere possedute da Satana, ecco perché alla fine ho scelto satanici. 

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Ciao @Adelaide J. Pellitteri

provo a fare un commento pulce per pubblicare. :) 

 

Vado.

 

Il 25/10/2019 alle 09:14, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

H2019

 

Traccia: Il pozzo

Si sentiva un po’ in colpa, aveva ereditato la casa di nonna Matilda e sapeva di non meritarla.

 

A chi le era stato vicino fino alla fine, la vecchia signora, aveva lasciato l’antico corredo (lenzuola di lino e asciugamani di fiandra) e i vassoietti d’argento, a lui un appartamento in pieno centro storico con sedici camere, balconcini in stile barocco e un terrazzo di ottantasei metri quadrati che dava sul chiostro di un antico convento.

 

Sai una cosa? Toglierei proprio la prima frase e aggiungerei "Filippo" quando parli del lascito: a Filippo un appartamento...

Ci siamo già incontrate in un tuo racconto, non ricordo se fosse un frammento, in cui abbiamo parlato delle parentesi nella prima riga dell'incipit. Non so, non mi piacciono e spezza, l'incipit secondo me non deve essere spezzato, né nelle immagini, né nella lettura. Le lenzuola di lino e la fiandra connotano, come i balconcini e il terrazzo di ottanta metri quadri.

Toglierei le parentesi. 

 

Quota

Dieci anni addietro, prima di partire in tutta fretta per New York, Filippo aveva rapinato la donna per circa cinquantamila euro; era sua la seconda firma sul libretto, e ciò lo aveva agevolato nel furto.

Qui, se accetti il cambio proposto, potresti dire "l'aveva rapinata" e togliere donna.

Quota

Si era detto “È solo un acconto sulla mia eredità, nonna, capiscimi.” In verità, intendeva “Visto che non mi lascerai un bel nulla almeno prendo questo”. Così, senza rimorso, benché ne avesse anche un altro dal quale stava realmente fuggendo, se n’era andato senza chiamarla mai più.

 

Metterei i due punti dopo fuggendo.

 

Quota

Sorpreso, e costretto a tornare dopo la telefonata del Notaio, adesso si aggirava per la nobile casa. Giusto il tempo di stimare quanto avrebbe ricavato dalla vendita, stemma con corona compreso, e poi sarebbe tornato a New York ad aspettare il bonifico con le gambe incrociate sulla sua scrivania.

 

Quota

Vendeva automobili sulla Fifth Avenue.

 

Forse potresti dire "in" 

Quota

Nella casa tutto era come lo aveva lasciato, e gli imponenti armadi in pesce pagno, le consolle in ebano e le grandi specchiere dorate appese alle pareti, lo circondavano di nuovo con asfissiante severità. Sbuffando era uscito sul terrazzo.

 

Metterei punto fermo e vi "e"

Quota

Affacciatosi sul chiostro per respirare un po’, l’occhio gli era finito giù nel giardino, curato come solo mani di donne pazienti, meglio se suore, sono capaci di fare. Lì, al centro il pozzo ormai secco faceva ancora bella mostra di sé.

Toglierei Lì

Quota

Dalla ghirlanda in ferro battuto pendeva il catino traboccante di fiori. Filippo non poté reggere la vista, e rapido come una lepre si tirò indietro. La Madre Badessa uscita in quell’istante sul chiostro, aveva colto il movimento rapido e scaltro.

Anche lei aveva fissato quel pozzo, sospirando e scuotendo il capo.

 

Dal ritratto che campeggiava sopra il camino nel salone delle feste, la nonna – ingioiellata e raffigurata in un abito da sera in velluto color rubino – lo fissava con un’espressione ambigua, inquietante. Due ombre sul viso scavavano eccessivamente le gote mentre gli occhi, non suoi, erano di un verde traslucido; con una scossa violenta, ricordarono a Filippo una sua scelleratezza. Notò anche le mani – le ricordava bene – tanto candide e affusolate da suggerirne il tocco aristocratico, adesso erano adunche, più simili agli artigli di un’aquila che a mani di donna.

Inezia. Se vuoi puoi modificarlo :)

Quota

No, non era possibile! Il dipinto doveva essere stato ritoccato da qualcuno in vena di fargli un pessimo scherzo.

Per accertarsene prese una scala e risalì i gradini con l’agilità di un gatto e dei suoi quarant’anni, ma appena fu ad un palmo dalla tela un odore nauseabondo lo afferrò alla gola. Provò a tapparsi il naso e la bocca per non inspirare quel lezzo malvagio, ma ebbe un capogiro e rovinò giù dalla scala. L’urlo scosse il convento e le venti monache, svolazzanti e compatte come uno stormo di rondini, in un batter d’occhio gli furono intorno.

Non so, io evito le "d" eufoniche

 

Quota

Non appena Filippo sentì quelle braccia guantate di nero sollevarlo senza attenzione e riguardo, appena si vide accerchiato da tutti quegli sguardi satanici e udì quelle risate maligne, atterrito comprese! Sarebbe voluto spirare in quel medesimo istante.

La Madre Badessa che tanto aveva beneficiato della generosità della defunta Contessa Matilda decisa a sopperire alla malafatta del nipote, possedeva le chiavi dell’attico sovrastante il convento.

Taglierei. Vedi tu! ;) Metterei una virgola dopo Matilda

 

Quota

Alla fine erano state loro a ereditare lenzuola di lino e asciugamani di fiandra, ed era stata proprio la Madre Badessa a suggerire il lascito al cattivo nipote. Il perdono, si sa, rende l’anima leggera, “libera di raggiungere le mete più alte”, le aveva detto. :D

Ora una ricompensa da parte di Filippo, le suore la meritavano, eccome! Tutte s’erano avvicendate al capezzale della nobildonna e non lo avevano fatto certo per niente. Uccellini con le bocche spalancate erano gli orfanelli, e – con il legato – avrebbero ricevuto il giusto sostentamento.

 

Ti piacciono anche i trattini. :) 

Quota

Filippo vorrebbe solo tornare a New York, mandando al diavolo suore, stemmi e corone, ma ormai è troppo tardi, lo sa.

Gli curano la frattura alla gamba con un impiastro di erbe selvatiche e uova di struzzo fatte marcire al sole di luglio, lo stesso usato per impregnare il quadro sopra il camino, e il groviglio intestinale che ne consegue, con un po’ di marsala e molto aceto di uva spina; per molti mesi lo costringono a ingurgitare trecento grammi di miele al giorno, presi al cucchiaio; ai denti che a mano a mano marciscono provvedono con un’estrazione all’antica. La tenaglia è sempre a vista, sul comodino.

Spezzerei con un punto fermo. 

E madonnina! :) 

Quota

Per dipiù proprio quando Filippo sente l’anima tentare il distacco dal corpo e contrapporre la pace al calvario, la Madre Badessa gli inietta del Toradol insieme a del Cortisone. Lui, sentendo attutiti i dolori atroci, si rianima un po’ ma solo per meglio comprendere l’orrore dal quale non può liberarsi.

Con la falsa promessa del rilascio, Filippo firma il suo testamento. Lo stesso Notaio che lo ha rintracciato a New York, lo prende in custodia; mentre la Madre Badessa ha già pronta la richiesta da avanzare al Comune: un benefattore come il Conte Filippo merita degna sepoltura nella nostra Cappella.

refuso

Ammazzala la Madre Badessa! È la ricchezza della chiesa! :) 

 

Quota

Eleonora sarebbe ancora bella se non avesse quegli occhi spiritati. È Madre Badessa, e ora osserva il sudore malato sulla fronte dell’infermo, gli asciuga le gocce sospirando: «Le stesse del mio travaglio» dice, mentre al contorcersi di Filippo, ripiegato sul ventre, asserisce: «Oh, sì ti capisco, furono uguali pure le mie doglie». :noo:

 

Quota

L’uomo fissa smarrito il viso della suora, gli occhi sono verdi e taglienti come quelli del quadro, un demone gli è proprio davanti, le mani non gli dispensano consolazioni e carezze piuttosto graffi e torture. 

«Il pozzo, il pozzo» gli sibila Eleonora con voce di strega. La donna ricorda il sangue in mezzo alle cosce quando – le suore rapite dal sonno e lei dimentica per un’ora dell’amore di Dio – s’era fidata delle lusinghe di Filippo. Seppure sgomenta per il sangue fuoriuscito dalla sua “voragine”, in quella notte di stelle lucenti, all’ombra del pozzo, tra i suoi “No” sussurrati con la paura di svegliare le altre, il suo corpo aveva accolto la vita.

Da allora, infranto il sogno di ogni beatitudine, Eleonora ha pianificato ogni cosa.

Vabbé! Era stato lui! :aka:

 

Quota

Filippo aveva osato l’ardua conquista, convinto che ogni suora avesse indossato l’abito nero per sfuggire alla carne, conosciuta e rifiutata. Come chi scopre la propria natura omosessuale, ognuna di loro doveva aver confrontato e scoperto la propria: mistica, affatto carnale.

Ma lui, che si credeva capace di farle provare un piacere sublime da invalidare così la sua aspirazione, alla vista del sangue, strappatole il velo, era rimasto sgomento, quasi avesse ucciso un corpo, un’anima e pure se stesso.

Aveva capito cosa può il diavolo, e ladro e assassino era fuggito.

Non ho capito bene... Perché "assassino"? Chi aveva ucciso? :grat:

 

Quota

Filippo è già preda di forti tremori per la febbre e per la paura.  «Ricordi quel pozzo? – dice la Madre Badessa – Per giorni ho sentito l’odore nauseabondo e mi ci sono voluti mesi e mesi per ricomporlo identico, meritavi anche tu di sentirlo. Ho accoppiato erbe e carni di animali selvatici, sterco di bestie e frutti di mare, ho provato di tutto, poi, finalmente la putrida essenza è venuta fuori, identica. È la stessa che da giorni non ti lascia, la senti?» Lo dice, mentre gli tiene una garza imbevuta schiacciata sul naso, Filippo si contorce in un’espressione atterrita, il suo corpo è scosso da sussulti epilettici. «Un aborto identico a un parto, tutto è finito nel pozzo». recita ancora. «Le mie consorelle, testimoni… e consolatrici».

 

Filippo non ha più dubbi, le suore si occuperanno di lui fino all’ultimo istante, fino alla veglia, alle esequie, alla lettura del suo testamento.

Le sue spoglie sui resti del figlio.

Ma quando?

 

Ciao Adelaide, complimenti per il mix e l'immaginazione! 

Il racconto mi è piaciuto, la vendetta mi sembra tremenda ma ci sta. Inizialmente pensavo a qualcosa di soprannaturale, una forza maligna che sarebbe uscita dal convento, invece la ricerca dell'odore,di quello stesso odore, recuperarlo con erbe e miscugli, mi è piaciuta molto.

Forse gli darei più spazio. Per non metterla allo stesso livello delle altre torture, tipo il miele che deve far cadere i denti. Apprezzato l'accoppiamento dolce-male. Brava.

Credo che in alcuni passaggi potresti rivedere la punteggiatura, però ci sono belle descrizioni di ambienti interni ed esterni e anche dei personaggi.

Brava.

Prendi, al solito, solo quello che ti serve. 

Due fiori :flower:

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@Rica grazie per le tue attente e sempre utili osservazioni, prendi quasi tutto (come sempre). Tranne:

3 ore fa, Rica ha scritto:
Quota

on appena Filippo sentì quelle braccia guantate di nero sollevarlo senza attenzione e riguardo, appena si vide accerchiato da tutti quegli sguardi satanici e udì quelle risate maligne, atterrito comprese! Sarebbe voluto spirare in quel medesimo istante.

La Madre Badessa che tanto aveva beneficiato della generosità della defunta Contessa Matilda decisa a sopperire alla malafatta del nipote, possedeva le chiavi dell’attico sovrastante il convento.

Taglierei. Vedi tu! ;) Metterei una virgola dopo Matilda

Le ripetizioni sono volute, per me scandiscono come colpi che gli vengono inferti (posso anche sbagliare, ovviamente).

3 ore fa, Rica ha scritto:

appena fu ad un palmo dalla tela un odore nauseabondo lo

Anch'io evito al massimo le d, ma non sempre ritengo sua un bene toglierli, qui ho riflettuto e optato per "ad".

 

Per quanto riguarda la parola "assassino", poco prima dico che alla vista del sangue rimane tanto sgomento da avere la sensazione di avere ucciso un corpo un'anima e pure se stesso.

 

Grazie ancora :rosa:

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@Adelaide J. Pellitteri Ho trovato il tuo racconto scorrevole e ben scritto. Gli elementi dell’horror ci sono e anche ben dosati. L’unico appunto che ti faccio riguarda il senso d’inquietudine che è quasi assente nella prima parte, peraltro prevalente in lunghezza sulla seconda. In questa invece si percepisce l’atmosfera giusta, e anche nel finale, che mi è piaciuto molto. Comunque, da principiante a principiante dell’horror, devo dirti che sei stata brava 😊.

Buon contest! Alla prossima.

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Il ‎25‎/‎10‎/‎2019 alle 09:14, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Si sentiva un po’ in colpa, aveva ereditato la casa di nonna Matilda e sapeva di non meritarla.

Si sentiva un po’ in colpa: aveva ereditato la casa di nonna Matilda e sapeva di non meritarla.

 

Il ‎25‎/‎10‎/‎2019 alle 09:14, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

La Madre Badessa uscita in quell’istante sul chiostro, aveva colto il movimento rapido e scaltro.

La Madre Badessa uscita in quell’istante sul chiostro aveva colto il movimento rapido e scaltro.

 

Il ‎25‎/‎10‎/‎2019 alle 09:14, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Notò anche le mani – le ricordava bene – tanto candide e affusolate da suggerirne il tocco aristocratico, adesso erano adunche, più simili agli artigli di un’aquila che a mani di donna.

Notò anche le mani – le ricordava bene – tanto candide e affusolate da suggerirne il tocco aristocratico; adesso erano adunche, più simili agli artigli di un’aquila che a mani di donna.

 

Ti dirò che all'inizio ho pensato che sarebbe stata la nonna in un qualche modo a saltare fuori e vendicarsi del nipote. Invece mi hai sorpreso con le suore e la loro giustizia riparatrice; mai fare incavolare una donna, anche se dovrebbe essere misericordiosa, perché c'è da rimetterci. Un racconto ben fatto.

 

 

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@Mafra grazie per l'apprezzamento, è il primo contest horror al quale partecipo, sapevo quanto fosse difficile "spaventare" lo @Stregone, e sono convinta che leggendo i nostri testi li giudicherà favole per bambini. Lui è un frequentatore dell'Averno assetato di riti macabri, e gli volevo stare alla larga ma, si sa, scherzare con il fuoco è prerogativa di noi curiosi. :aka: 

 

@M.T. grazie per i suggerimenti. Forse con i segni d'interpuzione riuscirò a fare tremare gli abitanti del maniero. Li vedo già vomitare sullo spiazzo della rocca. :grat:

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A me ha fatto pensare a una classica atmosfera gotica alla "il monaco"... però frammista a elementi contemporanei (new york accanto al convento di suore, le uova di struzzo accanto al toradol), e ti confesso che la cosa mi ha spiazzato un po'

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@Adelaide J. Pellitteri  le correzioni più importanti ti sono già state segnalate da chi mi ha preceduto, trovo il tuo racconto ben costruito, e con dei personaggi validi.

Non sono un amante (o esperto) di horror, ma l'ho apprezzato. Quindi complimenti.

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@Il fantasma di Cjan grazie per essere passato, l'idea di usare questa location mi è venuta guardando la puntata di Ulisse di Alberto Angela dedicata al Gattopardo. Dalle mie parti, come in tutte le città storiche, c'è gente che vive ancora in case così e molte sono proprio a ridosso di antichi conventi sovvenzionati, allora, dalle nobili famiglie; volevo però che nel contempo la storia non risultasse fuori dalla realtà odierna, per questo motivo ho intercalato gli elementi che ti  hanno disturbato. Il tuo giudizio è un mio piccolo fallimento del quale comprendo perfettamente la natura. 

 

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ciao @Adelaide J. Pellitteri una buona prova. Ho apprezzato sopratutto la seconda parte dove l'inquietudine e il raccapriccio vengono maggiormente fuori in piena atmosfera horror.

Davvero ben costruito il personaggio della Madre Badessa. Complimenti. 

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1 ora fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Il tuo giudizio è un mio piccolo fallimento

dai, non esageriamo :P

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Ciao @Adelaide J. Pellitteri, il tuo racconto ha delle descrizioni degli ambienti di notevole bellezza, che definirei gotica. Da soli valgono la lettura.

La trama e il ritmo incalzano senza sosta, ci sono molti elementi che si concatenano, ma questo non crea affatto confusione bensì arricchisce l'ansia perché mentre leggevo mi chiedevo quale sarebbe stata la chiusura del cerchio. Solo in un punto avrei fatto una scelta narrativa diversa, ma ovviamente il racconto non è mio e te la suggerisco nel caso tu volessi apportare delle modifiche o usare l'idea della storia espandendola (cosa che ti suggerisco caldamente perché valida). 

L'espediente del quadro della nonna trasfigurato è un po' arrampicato sugli specchi, se poi si aggiunge che la caduta dalle scale è casuale (va bene che sono suore e credono alla provvidenza, ma insomma...) ho avuto la sensazione di un certo effetto patchwork. Il mio suggerimento è quello di far osservare il quadro a Filippo e fargli trovare un elemento che gli ricordi il fattaccio (esattamente come hai fatto col pozzo) e poi di inventare una trappola tesa dalle suore. Ho letto in una tua risposta che l'idea era che qualcosa prima o poi accadesse, ma se si guarda la probabilità che lui ruzzolasse dalle scale si percepisce un senso di artefatto, perché la probabilità è bassa, tanto più che avrebbe potuto spezzarsi il collo e allora addio torture e vendetta. 

Non so se mi sono spiegata, ma è davvero un'inezia, perché il racconto mi è piaciuto e tu sei molto brava! 

 

Talia 

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1 ora fa, Talia ha scritto:

L'espediente del quadro della nonna trasfigurato è un po' arrampicato sugli specchi, se poi si aggiunge che la caduta dalle scale è casuale (va bene che sono suore e credono alla provvidenza, ma insomma...) ho avuto la sensazione di un certo effetto patchwork. Il mio suggerimento è quello di far osservare il quadro a Filippo e fargli trovare un elemento che gli ricordi il fattaccio (esattamente come hai fatto col pozzo) e poi di inventare una trappola tesa dalle suore

Sì, me lo hanno già fatto notare e vi ringrazio. Libera dal limite di 8000 battute, ci lavorerò. Grazie infinite per il tuo commento, e l'apprezzamento.:rosa:

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Il 26/10/2019 alle 16:21, Rica ha scritto:

Per dipiù

Mi hai fatto venire il dubbio, ho controllato, è corretto. :love: Ho rettificato tutto, e aggiunto (sforando) un paragrafo per dire che mille trappole erano state architettate affinché non avesse scampo, non fosse caduto dalla scala sarebbe scivolato sull'olio versato sui gradini...

Non sono ancora riuscita ad allungare il pezzo degli odori per renderlo cruciale rispetto agli orrori precedenti, ma al momento non calza nulla. Grazie @Rica 

 

19 ore fa, Talia ha scritto:

L'espediente del quadro della nonna trasfigurato è un po' arrampicato sugli specchi, se poi si aggiunge che la caduta dalle scale è casuale (va bene che sono suore e credono alla provvidenza, ma insomma...) ho avuto la sensazione di un certo effetto patchwork. 

la risposta vale anche per te

 

19 ore fa, Talia ha scritto:

è quello di far osservare il quadro a Filippo e fargli trovare un elemento che gli ricordi il fattaccio

l'elemento erano "gli occhi, non suoi" che gli ricordano "una sua scelleratezza".  Rivede gli stessi occhi "verdi e taglienti come quelli del quadro" guardando quelli della suora.  Ci studierò un po' per vedere di aggiungere qualche altro elemento. grazie infinite anche a te.

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Ciao @Adelaide J. Pellitteri, bentrovata! 

Il 25/10/2019 alle 09:14, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Si sentiva un po’ in colpa, aveva ereditato la casa di nonna Matilda e sapeva di non meritarla.

 

Sono gusti, ma avrei introdotto sin da subito il soggetto, ossia Filippo. Per me l'incipit deve essere immediato, meglio capire in apertura di chi si tratta. :D 

Il 25/10/2019 alle 09:14, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Nella casa tutto era come lo aveva lasciato, e gli imponenti armadi in pesce pagno, le consolle in ebano e le grandi specchiere dorate appese alle pareti, lo circondavano di nuovo con asfissiante severità. Sbuffando era uscito sul terrazzo.

Scusami se interferisco con il tuo stile, però invece di e, dopo lasciato, vedrei meglio

 

Il 25/10/2019 alle 09:14, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Due ombre sul viso scavavano eccessivamente le gote mentre gli occhi, non suoi, erano di un verde traslucido; con una scossa violenta, ricordarono a Filippo una sua scelleratezza

Non ho capito questa frase. Non suoi si riferisce a Filippo, giusto? Però una scossa violenta, sempre riferito agli occhi della donna sul quadro? Fatico a immaginare una scossa violenta degli occhi, ecco :P Vedrei meglio un lampo. 

 

Il 25/10/2019 alle 09:14, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Gli curano la frattura alla gamba con un impiastro di erbe selvatiche e uova di struzzo fatte marcire al sole di luglio, lo stesso usato per impregnare il quadro sopra il camino, il groviglio intestinale che ne consegue, con un po’ di marsala e molto aceto di uva spina;

Scusa Adelaide, ma mi sono persa anche qui. O qualcosa manca, o io non riesco a trovare il nesso tra il groviglio intestinale e la parte dopo che ho sottolineato. 

 

A parte queste sciocchezze, ho trovato il tuo racconto ben scritto e con una giusta tensione, specie nella seconda parte e con le torture di Filippo. Ammetto che, persino, ho preso in simpatia la Madre Badessa, il personaggio costruito meglio secondo me e con efficacia. Come Talia, ho trovato anch'io un po' debole l'espediente del quadro, ho trovato quella parte leggermente sbrigativa, e ci lavorerei di più in un eventuale ampliamento. Considerando, però, che è il tuo esordio nel genere horror, te la sei cavata benone. Mi hai inquietato abbastanza quindi, per quel che mi riguarda, hai superato la prova alla grande. A rileggerci! 

 

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2 ore fa, Emy ha scritto:

Scusa Adelaide, ma mi sono persa anche qui

Non preoccuparti, purtroppo essendo del Sud la mia scrittura ne risente proprio nell'impostazione delle frasi. Hai presente: Montalbano sono (invece di Sono Montalbano) ? Ecco il paragone è questo. Quindi ci sta che certe mie frasi ti risultino difficili da seguire. Il problema è che se provo a scrivere "correttamente" non sento più la mia voce. Dovrò trovare un compromesso, una via di mezzo.

2 ore fa, Emy ha scritto:

il groviglio intestinale che ne consegue, con un po’ di marsala e molto aceto di uva spina

In ogni caso qui intendevo dire che la gamba rotta gliel'hanno curata con... mentre il groviglio intestinale che ne era conseguito (cioè il terribile mal di pancia con aggrovigliamento di budella che gli era venuto in seguito)invece lo avevano curato con un po' di Marsala (un vino dolce) e molto aceto di uva spina. 

2 ore fa, Emy ha scritto:

mentre gli occhi, non suoi, erano di un verde traslucido; con una scossa violenta, ricordarono a Filippo una sua scelleratezza

Gli occhi non erano quelli della nonna ma quelli della suora, per questo gli ricordavano una sua scelleratezza.

 

 

Grazie per esserti fermata a commentare. :love:

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1 minuto fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Hai presente: Montalbano sono (invece di Sono Montalbano) ? Ecco il paragone è questo.

Sì, sì. 

 

2 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

mentre il groviglio intestinale che ne era conseguito (cioè il terribile mal di pancia con aggrovigliamento di budella che gli era venuto in seguito)invece lo avevano curato con un po' di Marsala (un vino dolce) e molto aceto di uva spina.

Era più semplice che pensassi :) 

 

3 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Gli occhi non erano quelli della nonna ma quelli della suora, per questo gli ricordavano una sua scelleratezza.

 

Ero convinta si riferisse al quadro, per questo sono andata in confusione. :asd: 

 

27 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Grazie per esserti fermata a commentare.

Sempre un piacere! Grazie a te per le spiegazioni! :love: 

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Ciao @Adelaide J. Pellitteri

La vendetta viene alla scordanza, dicono in quei posti, vero? Dal legno Pesce pagno mi pare che l'ambientazione sia sicula, e anche la pazienza della badessa può venire solo da lì. Hai imbastito una bella storia, e l'hai disseminata di indizi - qua e là - fino al finale che svela ogni cosa.

 

Non amo far le pulci su cosette di secondo piano, ma due mi hanno disturbato un pochetto e secondo me il tuo racconto non le merita.

 

Il 25/10/2019 alle 09:14, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Filippo aveva rapinato la donna per circa cinquantamila euro

 

Le aveva rubato. Rapina è quando si usa violenza. In questo caso è furto o truffa, visto che aveva anche la firma in banca.

 

Il 25/10/2019 alle 09:14, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Vendeva automobili sulla Fifth Avenue.

 

Scriveresti mai: "vendeva auto a via Condotti"? La Quinta Strada è la via elegante, di lusso e costosa per antonomasia, i venditori d'auto non ci stanno. Quelli sono in periferia. Visto che è un conte, perché non lo nobiliti un tantino e non lo fai lavorare da un antiquario della Fifth Avenue?

 

A parte queste quisquilie, il racconto è intrigante, con la dose di schifiltosa sostanza che deve esserci per rimanere nel tema. Brava !

 

 

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1 ora fa, Mariner P ha scritto:

Visto che è un conte, perché non lo nobiliti un tantino e non lo fai lavorare da un antiquario della Fifth Avenue

E da questo si capisce che non sono ma stata a New York!:grat:

Lui però odia quel genere di mobili

Il 25/10/2019 alle 09:14, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

gli imponenti armadi in pesce pagno, le consolle in ebano e le grandi specchiere dorate appese alle pareti, lo circondavano di nuovo con asfissiante severità. Sbuffando era uscito sul terrazzo.

Quindi meglio che venda macchine.

Grazie infinte  @Mariner P per il commento e il suggerimento, cambio subito nome alla via. :rosa:

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Ciao @Adelaide J. Pellitteri. Nel tuo racconto salta subito all'occhio una trama molto complessa e arzigogolata, difficile da gestire in soli 8000 caratteri. Purtroppo, per riuscire a stare nei limiti, hai dovuto ricorrere ad alcuni espedienti un po artificiosi (tipo il modo in cui cade nella "trappola" delle suore) e sorvolare su alcune situazioni che, se approfondite meglio, avrebbero sicuramente contribuito maggiormente a creare una situazione inquietante. Insomma, una trama da 10+, ma in un racconto breve forse un po troppa carne al fuoco.

Per quanto riguarda lo stile, invece, non mi ci sono sempre ritrovato. Accanto a descrizioni molto belle e funzionali, altre frasi mi sono invece apparse un po complesse e, perdonami il termine, "messe giù male e di fretta". Ho letto dalle tue risposte ai commenti di altri che questo probabilmente è dovuto alla tua provenienza geografica.

Considerando che non sei un amante del genere e che questa è la tua prima esperienza horror, nel complesso però la tua è una buona prova. A presto e buon contest 😉

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