Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Komorebi

[H2019] La vecchia poltrona

Post raccomandati

Commento

Tema: una voce nel buio 

La vecchia poltrona

1° notte

Scricchiolio, i cuscini si sgonfiano.

Il rumore giunge dal buio, dalla poltrona che sta accanto alla porta, sotto la libreria. Dal letto non la vedo, la luce del lampione che penetra dalla finestra la taglia in diagonale. Un cuscino è caduto, è in terra. La superficie è infossata, riacquista lentamente la sua forma. Non c’è niente che possa averlo deformato così.  

«Chi c’è?» domando al buio, la testa mezza sollevata dal cuscino.

L’intelaiatura della poltrona scricchiola, i cuscini contro lo schienale, tutti appena al di sopra della lama di luce grigiastra, si svuotano d’aria.

«Chi c’è?»

Mi basta allungare una mano per raggiungere l’interruttore.

«No…» sembra di udire un bisbiglio. È un attimo, un soffio. Poi le lampadine a risparmio energetico scacciano le ombre contro le pareti, dove è giusto che stiano.

La poltrona è vuota, come dovrebbe essere.

Non c’è nessuno in casa a parte me.

Non c’è più nessuno in questa casa, a parte me.

 

2° notte

Cuscini schiacciati, telaio di legno che si tende, schiocca come se un enorme peso ne avesse testata la resistenza. Il lampione fuori dalla finestra falcia la stanza. Sul bracciolo della poltrona non c’è nulla, contro il poggiapiedi non penzolano più le ciabattine di Luca. Le sue gambe troppo corte non si tuffano a nascondersi nel buio in cui è immerso lo schienale.

Non c’è nessuno sulla poltrona. La vedo poco e male, ma sono sicura: non c’è nessuno sulla poltrona.

Allungo la mano all’interruttore. Prima che possa premerlo, il bisbiglio della notte innanzi ritorna, più chiaro:

«No».

Le dita si fermano a pochi millimetri, gli occhi si sforzano fino a lacrimare. La luce è scarsa, dà fastidio cercare di mettere a fuoco.

«Chi c’è?»

Scricchiolio, sbuffi. Un cuscino cade dalla poltrona, leggermente a destra del poggiapiedi. È la stessa posizione in cui era caduto quello di ieri. Anche questo è deformato, come se una mano lo avesse stretto con foga.

«Chi c’è?» domando, ma ancora non accendo la luce.

«Se l’accendi, scompariremo.»

Trattengo il fiato.

La poltrona è vuota.

«Luca!»

Schiaccio l’interruttore, i cuscini riacquistano la loro forma originaria, la pelle tesa del rivestimento si rilassa.

Non c’è più nessuno sulla poltrona.

 

3° notte

La luce seziona uno schienale vuoto, lo taglia in due come la lama di un bisturi. Il cielo è chiaro, il lampione acceso. La poltrona, però, resta in ombra.

Sono seduta sul letto, gambe incrociate. Fisso l’oscurità aspettando il bisbiglio. So che tornerà, è tutto il giorno che l’aspetto.

Qualcosa si siede, schiaccia i cuscini che si sgonfiano subito sotto il suo peso. Un’ombra passa per un attimo sul bracciolo, ma forse si tratta solo di un’illusione. Qualunque cosa ci sia là contro lo schienale non parla, ma credo mi stia fissando. Io sono sotto la luce, lui può vedermi.

«Sei tu, Luca?»

«Non accendere la luce, ti prego. Ne abbiamo paura.»

Riconoscerei quella voce tra mille, sempre.

«Non lo farò, amore mio. Ma ti prego, fatti vedere. Fatti vedere ancora una volta.»

«Per farlo dobbiamo avvicinarci, mamma. Possiamo avvicinarci?»

C’è come dell’ironia in quella domanda, come se mi stesse preparando uno scherzo, lì, nel buio, invisibile e immateriale sulla vecchia poltrona.

«Sì, ti prego, avvicinati.»

Un cuscino cade a terra, leggermente sulla destra del poggiapiedi. I braccioli s’infossano, schiacciati da dita contratte invisibili.

«Grazie mamma. Ora siamo più vicini.»

La sua voce è forte, più concreta. È davanti a me, nel buio, e là lo troverò ogni notte.

 

10° notte

Compare sempre alle tre di notte, io lo aspetto seduta. Non vuole si accenda la luce, a malapena sopporta il lampione. Dice che prima o poi lo distruggerà. Parla con voce chiara, a tratti stentorea. Il tono flebile di quando è comparso per la prima volta è stato presto cancellato. Mi è bastato accettare che si avvicinasse, per sentirlo sempre meglio.

Ora mi sembra di scorgere una mano, appoggiata al bracciolo.

 

13° notte

È sulla poltrona, immobile, con solo metà corpo visibile, la metà inferiore. Viene tagliato da quella luce grigiastra che entra dalla finestra, quella luce che lui detesta. Il pigiama è quello di Luca, con gli aeroplanini e i coni segnavento rossi e bianchi degli aeroporti. Le gambe arrivano fino a terra, però, non si interrompono a metà in due ciabattine che ciondolano penzoloni, sospese su una poltrona troppo alta per loro. Quelle gambe affusolate scendono e scendono, pare quasi non debbano mai fermarsi. Se non ci fosse il pavimento a interromperle scommetto che proseguirebbero fino al piano di sotto, e forse più sotto ancora, nelle viscere della terra.

«Possiamo avvicinarci, mamma?» mi chiede ogni notte alle tre.

«Certo, amore mio» gli rispondo.

E subito lo sento più vicino.

 

23° notte

«Possiamo avvicinarci, mamma?»

«Perché non ti siedi qui sul letto con me, amore mio? Per quanto ancora dovrai avvicinarti, prima di tornare a stare con me come un tempo?»

La sua mano si solleva dal bracciolo. Un fumo chiaro, che per un attimo contrasta con il buio alle sue spalle, si solleva dal segno dell’infossamento. C’è odore di pelle bruciata.

Il dito bianco si tende con la lentezza del Giudizio. È lungo e sottile e nodoso, come un rametto di susino. Culmina in un’unghia affilata, più simile all’artiglio dei rapaci che a un’unghia umana.

«La luce ci dà fastidio.»

Mi alzo, il corpo ormai sembra non rispondermi più, come se, nel corso di queste notti, ne avessi pian piano perso il controllo. Da sonnambula chiudo le tende, abbasso le imposte fino a non lasciare la minima fessura.

Sono in piedi davanti al vetro gelido della finestra, piedi scalzi contro il pavimento di ghiaccio. Non uno spiraglio di luce, non vedo nulla.

La poltrona è dietro di me.

«Possiamo avvicinarci, mamma?»

La voce proviene da appena dietro la mia nuca. Il fiato che pronuncia quelle parole mi scuote i capelli. È una mia impressione o di nuovo c’è un tono ironico?

Annuisco, non ho il fiato per rispondere. Dalla mia bocca esce la condensa, le labbra sono insensibili. Passo sopra la lingua per scaldarle, non serve a niente. Anche le dita sono intirizzite. Se potessi vederle, scorgerei il blu sotto le unghie.

Il telaio si tende, scricchiola. Il solito cuscino cade a terra nella solita posizione.

Passi pesanti, un ticchettare di zoccoli e unghie arcuate. La marcia della creatura prosegue per quella che sembra un’eternità, non ero così distante dalla poltrona.

«Luca…» bisbiglio, nel buio. E questa volta so di stare solo invocandolo, e che non è mio figlio l’essere che si innalza alle mie spalle.

«Mamma.»

Posa le sue dita lunghe, bianche, nodose e sottili come rami di susino, sulle mie spalle. Gli artigli mi accarezzano la carne. Sono così calde, morbide. E fuori la notte è invece così fredda…

Il suo muso affonda tra i miei capelli, sbuffa.

«Possiamo avvicinarci?»

E ora so che è troppo tardi per dirgli di no.  

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Inquietante, mi hai tenuto incollata al racconto. Secondo me una buona prova @Komorebi

Non avrei accennato all'ironia delle risposte del bambino, è stato come anticipare al lettore la certezza del finale che già il genere horror fa supporre.

Potevo immaginare l'epilogo, ma non ha avuto importanza per me, quel che conta è che la storia l'hai raccontata bene, e l'ho letta in uno stato di tensione.

Un buon racconto

Ciao

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Komorebi una madre che ha perso un figlio è disposta a credere che la morte e la vita possano avvicinarsi fino ad abbracciarsi ancora. Ma se la morte chiede di poterlo fare è solo per prenderti la vita. Mi è piaciuto molto il tuo procedere. La storia si può leggere per intero tra i pochi elementi. Il pigiama che ci mostra la tenera età in cui è morto il figlio, ad esempio, poi quel ripetersi delle "apparizioni" che sembrano concretizzarsi notte dopo notte, con la donna che riesce a percepire la presenza anche con gli occhi, vedendolo materializzarsi poco alla volta. Un processo che hai reso bene, con  la giusta lentezza e una buona tensione.

Si perde la razionalità quando è la personata amata ad attrarci, sono sue le sembianze? E allora non ci sono domande porsi o dubbi da farsi venire, tutto è un procedere verso il baratro dal quale non si potrà  tornare indietro. In un racconto, sia pure un horror studiato a tavolino, è sempre la storia che deve convincermi, ho bisogno di vedere combaciare la psicologia dei personaggi che, di fatto, sviluppano gli eventi e in questo racconto hai usato le giuste leve: l'amore indiscusso di una madre per un figlio morto. Poi... quale incubo peggiore se non morire per mano del proprio "figlio"?

Non ho trovato refusi, la scrittura scorre con grande naturalezza, hai saputo tenere alta la mia concentrazione.

Ottimo lavoro

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Komorebi e piacere di leggerti per la prima volta. Un bel racconto il tuo; ritmo serrato, ottima scrittura, funzionale lo stile adottato. Soprattutto ho gradito l'immagine della poltrona, questa nel buio da sola potrebbe bastare a rendere inquietante il tutto anche senza una presenza. Ho apprezzato molto anche la parte finale in cui descrivi la creatura partendo dal suo dito. Ecco, credo che il punto forte di questa storia siano proprio le descrizioni. Un po' meno d'impatto lo scambio di battute tra la madre e la presenza (ma è davvero una quisquilia). Insomma, mi è piaciuto molto, alla prossima.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Komorebi, ho trovato il tuo davvero un ottimo pezzo. Il ritmo ben scandito dalla sequenza cronologica delle notti, che mi ha ricordato paranormal activity e dunque in perfetto stile horror. Una pregevole scrittura e redatto in bello stile. Lo sviluppo della storia è ben architettato, con un crescendo di aspettative scandito notte dopo notte, che ho vissuto in empatia con la madre protagonista della storia. Ho apprezzato tantissimo le descrizioni della creatura e il contrasto tra le sue dita calde e la notte fredda, come se la protagonista ormai pronta ad andare incontro al suo terribile destino ne fosse in qualche modo rinfrancata, anche se ha ormai realizzato che non si tratta di suo figlio morto come in precedenza credeva e voleva credere.

18 ore fa, Komorebi ha scritto:

Posa le sue dita lunghe, bianche, nodose e sottili come rami di susino, sulle mie spalle. Gli artigli mi accarezzano la carne. Sono così calde, morbide. E fuori la notte è invece così fredda…

Questo è un esempio di descrizione che mi è piaciuta molto.

 

Bella anche la cura con cui hai descritto il graduale apparire della creatura sulla poltrona, che mi ha fatto immaginare l'impazienza della madre.

 

Il brano nel suo complesso mi ha inquietato ma incuriosito allo stesso tempo. Ero ansiosa di sapere cosa sarebbe accaduto nell'epilogo, vista la struttura sequenziale del brano che ho molto apprezzato, quindi il mio giudizio è assolutamente positivo.

 

Forse l'unico appunto è l'uso del tono ironico del bambino, che può fungere da spia per il finale, anche se trattandosi di genere horror si poteva presagire che non portasse a nulla di buono per la madre. 

 

Non ho trovato refusi, davvero un brillante racconto.  

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

C'è angoscia in questa vita di una madre privata del figlio a lei pre-morto, ma c'è orrore angosciante nella morte imminente che la ricongiunge al figlio in questi termini.

 

Un buon testo, bravo @Komorebi :)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Komorebi ,

l'inquietudine nell'inquietudine: un racconto narrato in prima persona, al presente, da parte di una donna che, probabilmente, farà una brutta fine...

 

Questo racconto mi ha tenuto con i sensi all'erta! Il ritmo, le scene, i tempi, le parole ben calibrate: tutto azzeccato!

Complimenti!!!

Rileggendo i commenti precedenti sono andata a cercare l'ironia.

Niente, per me non c'è. Le risposte al plurale del bimbo fanno arricciare ancora di più la pelle!

Trovata geniale!

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Komorebidavvero molto avvincente il tuo racconto! Ansia, inquietudine e dispiacere si mescolano con la curiosità di capire come andrà a finire.

Il punto di forza della tua storia, secondo me, è aver giocato su un sentimento toccante come il dolore di una madre che ha perso un figlio e il desiderio di riabbracciarlo un'altra volta. In questo varco di fragilità e ingenuità fai insinuare il "male", perché davvero il dolore rende vulnerabili. Ecco il motivo per cui il tuo racconto è ben costruito e funziona. Bravo! 

 

Talia 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Komorebi, che bello ritrovarti! Con l'autunno torni tu, le placche in gola e il catarro nel naso <3.

Come sempre un ottimo racconto, ti lascio qualche commento generale. 

Il racconto mi è piaciuto molto ma, sarò sincera, sapendo quanto vali, da te mi aspettavo qualcosina di più.

Da quello che ricordo sei molto bravo a creare frasi complesse e immagini molto originali e sei un grande evocatore di visioni, suoni e odori. In questo racconto invece hai usato quasi sempre frasi molto brevi e hai stuzzicato meno i sensi rispetto a come so che sai fare. 

La seconda osservazione è sulla struttura del racconto: divisa in paragrafi, una per notte. Anche questa è una struttura assolutamente accettabile e conveniente ma con le tue capacità non ne avresti bisogno. Anche senza inserire questi capitoli che spezzano un po' il ritmo sono sicura che avresti potuto fare un racconto scorrevole che si dipanacome una sinfonia "tutta d'un fiato". 

 

Come noti le mie osservazioni sono tutte riferite a quello che so essere il tuo potenziale, se non ti conoscessi probabilmente non te le avrei neanche fatte perchè il racconto è scorrevole, carico di tensione e efficace nonostante il finale sia telefonato.

Sono anche sicura che avresti potuto trovare una chiusura più efficace. 

 

Bravo.

È sempre un piacere leggerti.

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

L'ho riletto ora per la seconda volta e confermo che è il racconto che mi è piaciuto di più di tutti quelli letti finora del contest. Il crescendo di fascinazione e inquietudine, i dubbi che crescono fino a farsi certezze ma incapaci di frenare il desiderio di rivedere il figlio perduto. Molto bello, anche nella sobrietà del finale. Se devo trovare un dettaglio che ho apprezzato meno è quello del rumore di zoccoli e di unghie arcuate, che richiama l'immaginario classico del diavolo dai piedi di capra e l'odore di zolfo. Avrei lasciato la creatura, presenza, chiamiamola come vogliamo, indefinita, neutra. A dipingerne la natura demoniaca basta il suo terribile sadismo di sfruttare ai propri fini il dolore supremo di una madre orfana del figlio.

Racconto terribilmente bello, bravo @Komorebi

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Komorebi, questa volta il designato per il mio commento approfondito sei stato tu: non so se questo sia un privilegio o meno! :lol:

 

In primis, parto con l'analizzare eventuali refusi o errori di varia natura.

  • "Un cuscino è caduto, è in terra." non mi convince del tutto, avrei preferito più semplice "Un cuscino è caduto a terra."
  • "«No…» sembra di udire un bisbiglio." uhm, il racconto è in prima persona, quel "sembra di udire" stona. Preferirei qualcosa tipo "ho udito un bisbiglio?"
  • "...telaio di legno che si tende, schiocca come se un enorme peso ne avesse testata la resistenza." il senso della frase c'è e la trovo pure corretta, ma istintivamente il lettore pensa che è il peso a testare la resistenza del telaio, e si tende istintivamente a leggere "testato" e non "testata"... e quel "ne" (riferito al telaio) aumenta la confusione. Vabbè, questa considerazione è una mega pulce (cugina della giga-cimice... :lol: ).
  • "Il lampione fuori dalla finestra falcia la stanza." bellissima frase, chapeau. Breve, netta, forte.
     
  • "«Se l’accendi, scompariremo.»" questo plurale, come i successivi, non mi quadra; mi spiego meglio: "loro" chiaramente conoscono bene la situazione, ma mi pare strano che la mamma non colga subito questo plurale (come mostri nel dialogo di seguito). Successivamente, ci sta che il desiderio di rivedere il figlio soverchi la prudenza, ma in questa fase... boh, non mi torna. Ma lo dice uno che non ama il genere, quindi non ne è esperto, ergo posso sbagliarmi.
  • "Ora mi sembra di scorgere una mano, appoggiata al bracciolo." Avrei preferito "la sua mano". 
  • "Quelle gambe affusolate scendono e scendono, pare quasi non debbano mai fermarsi. Se non ci fosse il pavimento a interromperle scommetto che proseguirebbero fino al piano di sotto" Quindi il pavimento interrompe le gambe, ergo la mamma non vede i piedi... può essere che proseguano al piano di sotto! Anche qui, toglierei ogni dubbio.
  • "È lungo e sottile e nodoso" preferisco "È lungo, sottile e nodoso".
  • "Sono in piedi davanti al vetro gelido della finestra, piedi scalzi contro il pavimento di ghiaccio. Non uno spiraglio di luce, non vedo nulla." le frasi si comprendono, ma per me manca qualcosa prima di "piedi scalzi" e "uno spiraglio di luce".
  • "Il solito cuscino cade a terra nella solita posizione." occhio che la "solita" posizione va bene, ma il "solito" cuscino no. In precedenza hai scritto "È la stessa posizione in cui era caduto quello di ieri", quindi il secondo è diverso dal primo.

Ok, finito di fare lo spaccap***e, passiamo ad analizzare la trama: bellissima storia, ben sviluppata e che ti tiene inchiodato alla poltrona (sì, proprio quella vecchia poltrona! :lol: ). 10 e lode!

L'ambientazione è il pezzo forte, ben coadiuvata da tutti i personaggi della storia: la mamma, a fare i pignoli, non è resa alla perfezione assoluta, proprio per non aver manifestato inizialmente alcun dubbio all'uso del plurale dell'essere malvagio/Luca, che invece è reso con maestria.

Nulla da eccepire sull'ortografia, lo stile l'ho molto apprezzato, perché ha il ritmo giusto per questo genere di storie. Bravo!

 

Che dire, infine? Un ottimo racconto, davvero un serio candidato alla vittoria finale, secondo il mio umile punto di vista.

 

 

 

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Komorebi è la prima volta che ti leggo e penso tu abbia scritto veramente un bellissimo racconto horror. Mi sono piaciute molto le descrizioni della creatura sulla poltrona. Il fatto che qualcosa di incorporeo abbia degli effetti sulla realtà (in questo caso i cuscini della poltrona) è un elemento paranormale che, a mio avviso, crea molta inquietudine. Molto centrata anche la progressione degli eventi che, scanditi nel vari giorni, ci portano a scoprire pian piano la natura della creatura sulla poltrona. Dapprima solo un'ombra, una presenza labile, poi il fantasma del figlio della donna, quindi, solo nel finale, una figura demoniaca. Figura demoniaca che è riuscita ad avvicinarsi alla sua vittima con l'inganno, sfruttando le speranze e il dolore di una madre che ha visto morire prematuramente il figlio. Sinceramente hai saputo cogliere appieno quella che è la mia idea di horror. A tutto questo sommiamo il fatto che il tuo stile è ottimo e che scrivi molto bene. Veramente un ottimo lavoro! Complimenti! ;) 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 25/10/2019 alle 00:15, Komorebi ha scritto:

Il fiato che pronuncia quelle parole mi scuote i capelli. È una mia impressione o di nuovo c’è un tono ironico?

Annuisco, non ho il fiato per rispondere.

Questa ripetizione è l'unica sbavatura che ho trovato in un racconto stilisticamente perfetto, quindi te la segnalo, anche se è un'inezia

 

Il racconto mi è piaciuto, ottimo il ritmo  e ottimo lo stile. Quello che sarebbe successo si capisce dalla riga, ma forse sono io che sono troppo abituato a queste storie. Comunque non inficia sulla resa finale, per me.

L'unica cosa che non mi ha convinto è il mezzo pentimento della donna verso il finale: avrei visto più coerente il proseguimento della sua follia nell'accettare la forza demoniaca a piene braccia, accecata dal dolore della perdita. Ma sono gusti^^ un ottimo testo, comunque

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 25/10/2019 alle 00:15, Komorebi ha scritto:

Dal letto non la vedo, la luce del lampione che penetra dalla finestra la taglia in diagonale.

Qui ci trovo una contraddizione in termini, dal momento che la luce la taglia in diagonale dovrebbe vederne almeno una metà.

 

Il 25/10/2019 alle 00:15, Komorebi ha scritto:

«Chi c’è?» domando al buio,

Questa è una di quelle tipiche esclamazioni che mi indispettiscono, specialmente nei film dove più che farmi montare l'ansia mi sbattono a neve il nervoso. La medesima esclamazione che si trova più avanti la trovo ad esempio già più congrua al palesarsi della presenza.

 

Nonostante queste segnalazioni la resa del racconto la trovo ottima, con lo scandire delle notti e l'atmosfera di luci e ombre. Apprezzo molto anche quando, come in questo caso, l'orrore ha un che di pudico e rimane più velato che manifesto (che ormai con tutte le immagini che abbiamo in memoria è alquanto ostico saper riprodurre).

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Komorebi bentrovato! Quanto tempo! Sbaglio o allo scorso contest di Halloween avevi affrontato una tematica simile? In ogni caso, come sempre, un racconto con i fiocchi, piaciuto tanto per lo stile e quel ritmo perfetto che non ti abbandona fino alla fine della lettura. Ottima prova! 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Komorebi Ottimo lavoro. C'è molta delicatezza nella paura che il racconto riesce a delineare.

Di una semplicità dolorosa, quella che — a prescindere dal genere —  dà forza alle storie più autentiche.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Un racconto triste e spaventoso al tempo stesso, che hai saputo gestire perfettamente in soli 8000 caratteri.

Fin dall'inizio, ho avuto il sospetto che la creatura con cui la donna parlava non fosse in realtà suo figlio e che, per ovvi motivi, avesse delle ragioni tutt'altro che benevole nel chiedere di avvicinarsi a lei.

Hai saputo ben descrivere, anche se implicitamente, il terrore della madre, che non è quello legato alla voce che sente o alla presenza che percepisce, ma piuttosto al rinunciare di avere dei contatti con il suo bambino, tanto che acconsente a ogni richiesta di rimanere al buio: una scelta irrazionale che avrebbe inquietato chiunque, ma che per la donna rappresenta il compromesso più giusto per poterlo sentire più vicino.

Il suggerimento di una voce supplichevole come quella di un bambino si contrappone alla descrizione originale della creatura, con quei piedi capaci di penetrare il pavimento e le mani nodose come rami. 

Anche qui, come nel racconto di AdStr, mi è venuta in mente la cover di un album degli Iron Maiden (commento, questo, del tutto libero e scevro da qualsiasi altro aspetto inerente il tuo racconto. Diciamo che si tratta di un'osservazione del tutto personale). Parlo di "Fear of The Dark" e probabilmente la creatura si discosta anche parecchio da questo mio immaginario, ma è ironico pensare che, anche in questo caso, il titolo dell'album e della canzone stessa ben si sposerebbero con la traccia che hai scelto per il contest.

Tra le parole che hai scelto nel descrivere e caratterizzare la tua storia e questo riferimento che ora ho ricreato nella mia testa, non potrei proprio non apprezzare questa prova: l'ho trovata estremamente ben fatta. Complimenti!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×