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RedInferno

[H2019] Appuntamento con la morte

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Traccia n.4: Turno di notte all’obitorio

 

Appuntamento con la morte

 

Quella notte, non avevo voglia di recarmi al lavoro. Avevo dormito a malapena e pioveva a dirotto, inoltre avevo addosso una sensazione che non riuscivo a spiegare: era una sorta di angoscia che non mi permetteva di pensare lucidamente e di prendere parte alla mia quotidianità, per quanto monotona e abitudinaria fosse. Il pronto soccorso pullulava di gente circospetta e infastidita dall’attesa. La dottoressa Schirinzi mi fece chiamare per dirmi che uno dei ricoverati era morto da un paio d’ore: nessuno dei suoi familiari o conoscenti si era degnato di far visita al defunto prima che venisse trasferito in obitorio e a me toccò l’ingrato compito di affiancare una novellina, Amanda, nella lavatura e vestizione della salma.

Entrai nella camera mortuaria. Il neon sfarfallava ormai esausto e l’aria era satura, così aprii una finestra e attesi che la ragazza arrivasse. Non mi sentivo particolarmente a mio agio; al centro della sala, sulla barella, il cadavere di un anziano in pieno livor mortis.  

Per qualche motivo, avevo sempre nutrito un certo timore verso i cadaveri e la morte stessa, l’incognita per eccellenza della natura umana. Non riuscivo a capacitarmi di come una persona potesse passare da uno stato di animazione a uno di immobilità, di staticità, e di come la morte rapisse il soffio vitale, trasformando gli individui in grottesche statue di fredda carne e spegnendo per sempre le memorie di una vita intera.

«Sono in ritardo?», parlò una voce esuberante alle mie spalle mentre quel neon sfarfallava nuovamente, spaurendomi.

«No», dissi all’eccentrica ragazza, Amanda, che quella notte avrebbe condiviso con me quel tetro rituale: un compito ingrato, sì, ma necessario.

«Sembra un ammasso di cera pongo», affermò con un macabro senso dell’umorismo che riuscì a disgustarmi.

«Attenta a quello che dici. Da dove provengo io, i morti non sono un argomento da prendere alla leggera», l’avvisai.

«Perché, che cosa ho detto di male? Non può mica sentirci e poi è quello che pensi anche tu: ce l’hai scritto in faccia», mi provocò.

Giusto. Non poteva sentirci, non con i suoi sensi mortali, ma non pensavo che quella persona fosse assimilabile a un ammasso di maledetta cera pongo. «Passami una spugna e non toccare nulla senza il mio permesso», iniziai.

Presi così a lavare il cadavere, facendole vedere come svolgere quella lugubre mansione, ma lei sembrava rapita da pensieri che non riuscivo a comprendere. Pareva nata in un obitorio, completamente a suo agio in quello scenario di tomba con vista.

«Fa freddo in questa stanza», realizzò all’improvviso nella sua inesperienza e portò lo sguardo sulla finestra semiaperta. «Meglio chiudere», disse.

«No, non farlo!», l’ammonii in fretta.

Lei mi guardò come inebetita. Un tuono frenò i suoi passi. «E perché no, hai paura del silenzio?», mi schernì. «Ti senti claustrofobico?».

«Nessuna di queste ipotesi. Sai, c’è sempre stata la credenza che il corpo non sia altro che la dimora dell’anima», spiegai in termini civili. «Perciò è buona norma lasciare porte e finestre aperte quando muore qualcuno, così che le anime di chi conosceva il defunto vengano a fargli visita e portino il suo spirito via con sé».

«Sciocchezze!», mi contraddisse. «Credi sul serio che un’anima, qualcosa di extracorporeo, di immateriale, abbia bisogno di finestre e porte aperte per entrare?».

La natura della sua obiezione mi inquietò, ma ci pensai su ed effettivamente quello che avevo affermato non aveva senso. In realtà, non ero mai stato credente, né superstizioso o spiritualista, eppure mi veniva quasi spontaneo pensare a un aldilà popolato solo da morti. Mi resi conto di quanto le tradizioni con cui ero cresciuto fossero radicate nel mio modo di approcciarmi alle cose. Quello che avevo riferito non era altro che un mucchio di credenze a cui ero abituato dalla nascita, poco importava che ci credessi sul serio oppure no. La maggior parte della gente vi prestava fede e quindi tendeva a vivere queste convinzioni come se avessero un loro accreditato fondamento. Allo stesso modo, pensavo fosse giusto adeguarsi a quelle usanze per non fare qualcosa che gli altri, piuttosto che me, avrebbero reputato sconveniente o sbagliato.

«Pensa», iniziai, «a proposito di porte aperte, si parla sempre e solo di morti che tornano nel mondo dei vivi e mai del contrario», dissi per esternare e razionalizzare le mie perplessità. «Non credo sia possibile. Come controprova, ai vivi non è mai stato concesso di visitare il regno dei morti».

«Perché i morti sono appartenuti alla vita, ma i vivi non sono mai appartenuti alla morte», spiegò con saccenteria.

Iniziai a provare insofferenza riguardo al suo atteggiamento arrogante. «Ascolta, sto solo cercando di…».

«Di auto-incoraggiarti?», tirò a indovinare. «Forse quei morti sono proprio qui in questo momento».

La fissai senza dire niente.

«Andiamo, ti stavo solo prendendo in giro», continuò con la stessa leggerezza di prima. «Non puoi vederli. Non è consentito ai vivi avere contatti con i morti, a meno che…».

«A meno che?».

«A meno che quel vivo non stia per morire», dichiarò. «E morirebbe di certo di paura nel ritrovarsi circondato da entità che non dovrebbero camminare sulla terra!», concluse con quel suo dannato cinismo.

«In realtà, morirebbe entro un anno», la corressi, rifacendomi ancora alle dicerie di paese. Chiunque avesse visto o sentito qualcuno appartenere alla morte, allora quello sarebbe stato un segnale inequivocabile, un presagio, una chiamata a cui non si sarebbe potuto sottrarre: erano le regole della natura mortale in fondo, tutti andavamo incontro a una data di scadenza, a una sorta di obsolescenza programmata a livello genetico su cui la morte era sempre aggiornata.

«Un anno», ripeté sorridendomi. «Lo terrò in mente».

«Ora, ti dispiace se continuiamo?».

«Affatto», rispose con una docilità imbarazzante.

«Bene, una volta lavato il cadavere…», iniziai e mi resi conto che si era già distratta. Giocherellava con un arnese affilato e appuntito e lo guardava come rapita.

Chiusi gli occhi e mi sentii sopraffare dalla rabbia. «Dammi quell’affare!», urlai e glielo strappai dalle mani.

Un fulmine interruppe l’erogazione della corrente e rimanemmo al buio. Simultaneamente, una raffica di vento aprì di colpo la finestra, facendola infrangere contro la parete adiacente, mentre un tuono si mescolava al suono dei frammenti di vetro che si riversavano sul pavimento.

«Dannazione». Fu un solo attimo. Il neon si riaccese, traballando in quelle mura grigie e anguste, e, dolorante, notai che, nel toglierle quello strumento dalle mani, mi ero provocato un taglio sull’anulare sinistro. «Ti avevo detto di non toccare nulla!», gridai. «Passami un cerotto e presta attenzione».

«Va bene», rispose con la stessa accondiscendenza di prima, minimamente turbata dal mio rimprovero. «Mi sembri nervoso».

«Non sono nervoso, è che riesci a mettermi in soggezione», risi. «Dio, l’ho detto davvero?».

«Lo so, faccio quest’effetto a tutti».

Tirai un sospiro e sentii bussare alla porta dell’obitorio. Subito dopo, la dottoressa Schirinzi vi entrò. «Oh, vedo che si è già portato avanti con il lavoro, dottor Fanelli», disse, «il che è un bene. La giovane Amanda non sarà con noi stasera», annunciò mentre si guardava attorno circospetta. «Ma con chi è che parlava per tutto il tempo?».

«Sta scherzando?», risi mentre indicavo la ragazza accanto a me. «Non vede che…».

«Che cos’è tutto quel sangue?», continuò la dottoressa.

«Non è nulla, è solo un taglio». Le mostrai la mano sotto quella luce instabile e notai che mi mancava una falange.

La dottoressa mi fissò allarmata. «Non si muova, vado a chiamare aiuto», disse e corse via.

All’improvviso, mi sentii impietrire dalla paura. Timidamente tornai a fissare la ragazza accanto a me e ne vidi un pallido essere con due orbite ricolme di grosse larve. Mi si avvicinò e mi accarezzò in viso; la sua mano, gelida come la morte. «Un anno», disse. «O forse meno».

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Wow, @RedInferno :super:

 

Finalmente ti leggo, e nel tuo genere preferito! Scritto benissimo, un horror coni fiocchi che mi ha fatto rabbrividire davvero.

 

Complimenti, Amelia (y)

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@RedInferno Ottimo testo, lavoro ben calibrato. Hai ampiamente dimostrato che non occorre snocciolare tutti gli aggettivi adatti al genere horror, d'altronde si sa basta una sola pugnalata per uccidere un uomo; e basta un racconto così per inchiodare il lettore alla sedia. 

 

(y)

 

 

 

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Molto carina la trama, da "ai confini della realtà". È il genere che mi piace.

10 ore fa, RedInferno ha scritto:

La natura della sua obiezione mi inquietò, ma ci pensai su ed effettivamente quello che avevo affermato non aveva senso. In realtà, non ero mai stato credente, né superstizioso o spiritualista, eppure mi veniva quasi spontaneo pensare a un aldilà popolato solo da morti. Mi resi conto di quanto le tradizioni con cui ero cresciuto fossero radicate nel mio modo di approcciarmi alle cose. Quello che avevo riferito non era altro che un mucchio di credenze a cui ero abituato dalla nascita, poco importava che ci credessi sul serio oppure no. La maggior parte della gente vi prestava fede e quindi tendeva a vivere queste convinzioni come se avessero un loro accreditato fondamento. Allo stesso modo, pensavo fosse giusto adeguarsi a quelle usanze per non fare qualcosa che gli altri, piuttosto che me, avrebbero reputato sconveniente o sbagliato.

Qui riassumerei. 

"Un anno" alla scadenza, è da buonissimi... 

Ciao @RedInferno, piacere di averti letto.

 

 

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Una buona storia secondo me, anche se ho trovato alcuni punti un po' superflui, e mi riferisco soprattutto alla parte "centrale" del racconto, pregna di riflessioni sulla morte. Ora, non dico che non siano funzionali alla storia, anzi mi piace molto l'idea che hai avuto del dialogo tra questi due personaggi specifici: una che sta al di là, e uno che sta al di qua... Ma sono proprio le riflessioni in sé a non convincermi, e dunque il tutto rischiava di smorzare la tensione... Ma così non è stato alla fine del racconto che, per quanto possa sembrare una specie di "jumpscare" in formato scritto ciò che accade, il modo in cui l'hai resa (bella l'immagine delle cavità oculari piene di larve), mi ha convinto. E dunque, al netto dei "problemi" che ho elencato sopra, ho finito la lettura soddisfatto. Ciao, @RedInferno , e a rileggerci. 

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Ciao @RedInferno :)

Credo proprio sia la prima volta che ti leggo.

Allora, non me ne volere, ma ho trovato un po' di cose su cui ci sarebbe da rimettere mano, nel testo. Segnalo e spiego, così che tu possa migliorare la prossima volta ;)

 

14 ore fa, RedInferno ha scritto:

Quella notte, non avevo voglia di recarmi al lavoro.

Un po' desueto. Non che non vada bene, a me piacciono le parole di questo tipo, ma nel caso specifico l'ho trovato non troppo azzeccato: sei in prima persona, punto di vista interno, epoca moderna e tutto il racconto dà proprio l'idea che il protagonista sia seduto a raccontare quel che è successo. Il verbo "recarsi", pertanto, trovo che stoni con tutte queste premesse. Meglio optare per qualcosa di più colloquiale.

 

14 ore fa, RedInferno ha scritto:

il cadavere di un anziano in pieno livor mortis

Ma non era morto da un paio d'ore? Il livor inizia dopo un'oretta circa, in casi particolari anticipa e inizia dopo una mezz'ora, ma per avere un livor completo bisogna che siano trascorse dalle otto alle dieci ore. La dicitura pieno livor mi fa pensare a quattro, cinque ore trascorse almeno.

 

14 ore fa, RedInferno ha scritto:

«Sono in ritardo?»,

C'è il punto di domanda, la virgola non ci vuole.

 

14 ore fa, RedInferno ha scritto:

che quella notte avrebbe condiviso con me quel tetro rituale: un compito ingrato, sì, ma necessario.

Già detto poco sopra: lo sappiamo già chi è Amanda, non c'è bisogno di ripeterlo con questo "spieghino" ;)

 

14 ore fa, RedInferno ha scritto:

cera pongo

Me lo sono immaginato saponificato :buhu:

Secondo me è la peggiore delle "putrefazioni", ma appunto non può essere già a quello stadio, e soprattutto in un ospedale non ci sono le condizioni per una saponificazione del cadavere (spero, altrimenti oddio, ospedale da evitare). Se invece ti riferisci al colore caratteristico del livor, allora comunque non ci siamo con l'orario.

 

14 ore fa, RedInferno ha scritto:

«No, non farlo!»,

Anche qui, c'è il punto esclamativo, quindi niente virgola.

 

14 ore fa, RedInferno ha scritto:

«E perché no, hai paura del silenzio?», mi schernì. «Ti senti claustrofobico?».

Idem. L'errore è ripetuto in tutto il racconto: se si usano punti interrogativi o esclamativi, non vanno usati altri segni di interpunzione a corredo, in quanto sono già contenuti nel punto di domanda o esclamativo. (Non ti segnalo più gli altri a venire)

 

14 ore fa, RedInferno ha scritto:

La natura della sua obiezione mi inquietò, ma ci pensai su ed effettivamente quello che avevo affermato non aveva senso. In realtà, non ero mai stato credente, né superstizioso o spiritualista, eppure mi veniva quasi spontaneo pensare a un aldilà popolato solo da morti. Mi resi conto di quanto le tradizioni con cui ero cresciuto fossero radicate nel mio modo di approcciarmi alle cose. Quello che avevo riferito non era altro che un mucchio di credenze a cui ero abituato dalla nascita, poco importava che ci credessi sul serio oppure no. La maggior parte della gente vi prestava fede e quindi tendeva a vivere queste convinzioni come se avessero un loro accreditato fondamento.

Un po' troppo spiegato anche questo passaggio. Bastavano le prime affermazioni: "La natura della sua obiezione mi inquietò, ma ci pensai su ed effettivamente quello che avevo affermato non aveva senso. In realtà, non ero mai stato credente, né superstizioso o spiritualista, eppure mi veniva quasi spontaneo pensare a un aldilà popolato solo da morti."

Ecco, con questo hai già detto tutto, il resto è un di più di cui si può fare a meno o, comunque, se vuoi renderlo ancora più calcato, cerca altre strade che diano modo al lettore di accorgersi da sé di tutto ciò, attraverso le azioni o le parole dirette del personaggio. La narrazione ne giova di sicuro.

 

14 ore fa, RedInferno ha scritto:

Allo stesso modo, pensavo fosse giusto adeguarsi a quelle usanze per non fare qualcosa che gli altri, piuttosto che me, avrebbero reputato sconveniente o sbagliato.

Qui non capisco la motivazione dell'inciso "piuttosto che me". La frase funziona benissimo senza: "Allo stesso modo, pensavo fosse giusto adeguarsi a quelle usanze per non fare qualcosa che gli altri avrebbero reputato sconveniente o sbagliato." È già implicito che lui non è d'accordo con quelle usanze: l'hai detto prima che non è mai stato credente ;)

 

14 ore fa, RedInferno ha scritto:

«Ascolta, sto solo cercando di…».

Vale anche per i tre puntini di sospensione la stessa regola del punto esclamativo e interrogativo. Il punto, quindi, non ci vuole.

 

14 ore fa, RedInferno ha scritto:

Chiunque avesse visto o sentito qualcuno appartenere alla morte, allora quello sarebbe stato un segnale inequivocabile, un presagio, una chiamata a cui non si sarebbe potuto sottrarre: erano le regole della natura mortale in fondo, tutti andavamo incontro a una data di scadenza, a una sorta di obsolescenza programmata a livello genetico su cui la morte era sempre aggiornata.

Anche qui, come sopra, non è necessario inserire tutte queste informazioni. Appesantisci la narrazione con spiegazioni che potresti rendere molto meglio in altri modi, e qui l'hai già fatto. Il protagonista ha appena detto che si rifà alle dicerie di paese, basta quello. Non sono necessari questi piccoli infodump.

 

14 ore fa, RedInferno ha scritto:

Simultaneamente

Si può togliere. Per rendere l'effetto, basta il punto e le frasi ravvicinate, corte. Usando l'avverbio, invece, crei l'effetto opposto, in quanto allunghi il tempo tra un'azione e l'altra, che non danno l'idea di essere frenetiche e consecutive. Il lettore sa che lo sono, perché glielo hai detto tu in modo esplicito, ma rende molto meglio se giochi con frasi e punteggiatura, perché se ne accorga in modo implicito, guidato dalla resa narrativa.

 

14 ore fa, RedInferno ha scritto:

Subito dopo, la dottoressa Schirinzi vi entrò.

Il "vi" è superfluo. Siamo già all'interno dell'obitorio, per cui se la dottoressa entra, entra per forza di cose nel luogo dove siamo (secondo la specificità del contesto) ;)

 

14 ore fa, RedInferno ha scritto:

All’improvviso

Idem come per "simultaneamente". È più improvviso leggere direttamente quel che accade, che spiegare che tutto ciò avviene all'improvviso.

 

14 ore fa, RedInferno ha scritto:

Mi si avvicinò e mi accarezzò in viso

Accarezzare il viso: si accarezza qualcosa, non dove ;)

 

Riguardo la trama, invece: ho trovato un po' di cliché, come la luce sfarfallante, la tempesta esterna, il "morto" (ossia Amanda), però sono stati ben gestiti nell'atmosfera che hai voluto creare. Quindi, non originale ma ben calibrato.

Il taglio della falange è schifosissimo, quindi bene così. Trovo che sia il dettaglio più orrorifico di tutti, almeno dal mio punto di vista percettivo. Sempre per quel che mi riguarda, a parte quest'ultimo dettaglio, non ho trovato null'altro di disturbante, ma sono di gusti difficili.

 

Spero di esserti stata utile :)

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Ringrazio tutti per il vostro passaggio e i vostri preziosi consigli e accorgimenti. Scrivo un messaggio veloce perché al momento sono fuori per il weekend e non posso usufruire del mio pc. Ritornerò per rispondere a tutti voi con la giusta calma e accortezza che voi stessi mi avete riservato, intanto riporto il testo nella discussione ufficiale :)

Grazie ancora!

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Il ‎24‎/‎10‎/‎2019 alle 21:06, RedInferno ha scritto:

Quella notte, non avevo voglia di recarmi al lavoro

toglierei la virgola

 

Il ‎24‎/‎10‎/‎2019 alle 21:06, RedInferno ha scritto:

Avevo dormito a malapena e pioveva a dirotto, inoltre avevo addosso una sensazione che non riuscivo a spiegare: era una sorta di angoscia che non mi permetteva di pensare lucidamente e di prendere parte alla mia quotidianità, per quanto monotona e abitudinaria fosse.

Avevo dormito a malapena e pioveva a dirotto; inoltre, avevo addosso una sensazione che non riuscivo a spiegare: una sorta di angoscia che non mi permetteva di pensare lucidamente e di prendere parte alla mia quotidianità, per quanto monotona e abitudinaria fosse.

 

Il ‎24‎/‎10‎/‎2019 alle 21:06, RedInferno ha scritto:

il cadavere di un anziano in pieno livor mortis

non è un po' presto visto che è morto da poco?

 

Il ‎24‎/‎10‎/‎2019 alle 21:06, RedInferno ha scritto:

Per qualche motivo, avevo sempre nutrito un certo timore verso i cadaveri e la morte stessa, l’incognita per eccellenza della natura umana.

più che incognita, la morte è una certezza: tocca a tutti.

 

Il ‎24‎/‎10‎/‎2019 alle 21:06, RedInferno ha scritto:

Non riuscivo a capacitarmi di come una persona potesse passare da uno stato di animazione a uno di immobilità, di staticità, e di come la morte rapisse il soffio vitale, trasformando gli individui in grottesche statue di fredda carne, spegnendo per sempre le memorie di una vita intera.

 

 

Il ‎24‎/‎10‎/‎2019 alle 21:06, RedInferno ha scritto:

«Sono in ritardo?», parlò una voce esuberante alle mie spalle mentre quel neon sfarfallava nuovamente, spaurendomi.

«Sono in ritardo?» domandò una voce esuberante alle mie spalle mentre il neon sfarfallava nuovamente, spaurendomi

 

Il ‎24‎/‎10‎/‎2019 alle 21:06, RedInferno ha scritto:

«No», dissi all’eccentrica ragazza, Amanda, che quella notte avrebbe condiviso con me quel tetro rituale: un compito ingrato, sì, ma necessario.

«No», dissi  ad Amanda, apprestandomi a compiere l'ingrato e tetro, ma necessario, rituale.

 

Il ‎24‎/‎10‎/‎2019 alle 21:06, RedInferno ha scritto:

«Sembra un ammasso di cera pongo»,

Mi sembra esagerata come descrizione, visto che è morto da poco. A meno che non ci sia altro per giustificare la sua condizione.

 

Il ‎24‎/‎10‎/‎2019 alle 21:06, RedInferno ha scritto:

«Perché, che cosa ho detto di male? Non può mica sentirci e poi è quello che pensi anche tu: ce l’hai scritto in faccia», mi provocò.

«Perché, che cosa ho detto di male? Non può mica sentirci. E poi è quello che pensi anche tu: ce l’hai scritto in faccia» mi provocò.

Dopo la chiusura delle virgolette non ci va la virgola; va messo a posto anche in altre parti del testo.

 

Il ‎24‎/‎10‎/‎2019 alle 21:06, RedInferno ha scritto:

«Nessuna di queste ipotesi. Sai, c’è sempre stata la credenza che il corpo non sia altro che la dimora dell’anima», spiegai in termini civili. «Perciò è buona norma lasciare porte e finestre aperte quando muore qualcuno, così che le anime di chi conosceva il defunto vengano a fargli visita e portino il suo spirito via con sé».

«Sciocchezze!», mi contraddisse. «Credi sul serio che un’anima, qualcosa di extracorporeo, di immateriale, abbia bisogno di finestre e porte aperte per entrare?».

La natura della sua obiezione mi inquietò, ma ci pensai su ed effettivamente quello che avevo affermato non aveva senso. In realtà, non ero mai stato credente, né superstizioso o spiritualista, eppure mi veniva quasi spontaneo pensare a un aldilà popolato solo da morti. Mi resi conto di quanto le tradizioni con cui ero cresciuto fossero radicate nel mio modo di approcciarmi alle cose. Quello che avevo riferito non era altro che un mucchio di credenze a cui ero abituato dalla nascita, poco importava che ci credessi sul serio oppure no. La maggior parte della gente vi prestava fede e quindi tendeva a vivere queste convinzioni come se avessero un loro accreditato fondamento. Allo stesso modo, pensavo fosse giusto adeguarsi a quelle usanze per non fare qualcosa che gli altri, piuttosto che me, avrebbero reputato sconveniente o sbagliato.

Questa parte è spiegata e mi sembra d'immissione forzata.

 

Il ‎24‎/‎10‎/‎2019 alle 21:06, RedInferno ha scritto:

Chiunque avesse visto o sentito qualcuno appartenere alla morte, allora quello sarebbe stato un segnale inequivocabile, un presagio, una chiamata a cui non si sarebbe potuto sottrarre: erano le regole della natura mortale in fondo, tutti andavamo incontro a una data di scadenza, a una sorta di obsolescenza programmata a livello genetico su cui la morte era sempre aggiornata.

Infodump.

 

Il ‎24‎/‎10‎/‎2019 alle 21:06, RedInferno ha scritto:

Un fulmine interruppe l’erogazione della corrente e rimanemmo al buio. Simultaneamente, una raffica di vento aprì di colpo la finestra, facendola infrangere contro la parete adiacente

 

Il ‎24‎/‎10‎/‎2019 alle 21:06, RedInferno ha scritto:

Mi si avvicinò e mi accarezzò in viso

il viso

 

L'idea che sta alla base della storia mi è piaciuta. La prima parte e il finale vanno bene, mentre porrei maggiore attenzione sulla parte centrale, che spezza la tensione, soprattutto con gli infodump; rivedrei anche i dialoghi che non aiutano a creare atmosfera.

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Ciao @RedInferno, penso che sia la prima volta che ti incontro per meriti letterari :P

Niente affatto male, ben scritto, ottimo l'equilibrio della storia

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Rieccomi a rispondere a tutti voi :D.

 

Iniziamo:

 

Il 24/10/2019 alle 21:26, Poeta Zaza ha scritto:

Finalmente ti leggo, e nel tuo genere preferito! Scritto benissimo, un horror coni fiocchi che mi ha fatto rabbrividire davvero.

 

 

Troppo buona e gentile :rosa:.

Sì, potrebbe essere il mio genere, ma non troppo :D. Mi sono per lo più dilettata nel genere gotico, che è un po' diverso, anche se con elementi tipici dell'horror. 

Mi fa piacere che sia stato di tuo gradimento, o che comunque abbia suscitato qualche emozione su cui sinceramente nutrivo dei dubbi :D.

Grazie ancora <3.

 

Il 24/10/2019 alle 23:37, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

@RedInferno Ottimo testo, lavoro ben calibrato. Hai ampiamente dimostrato che non occorre snocciolare tutti gli aggettivi adatti al genere horror, d'altronde si sa basta una sola pugnalata per uccidere un uomo; e basta un racconto così per inchiodare il lettore alla sedia. 

 

 

Ecco, qui mi dovrei auto-criticare perché, se avessi avuto a disposizione più caratteri, probabilmente avrei abusato anche io degli stessi aggettivi tipici del genere horror, appesantendolo fin troppo :DQuindi forse è stato un bene avere questo limite, mi ha permesso di focalizzarmi solo sulla storia, anche se effettivamente ci sono state delle ripetizioni e lungaggini inutili, come altri utenti mi hanno fatto notare.

Un ringraziamento anche a te, molto felice che tu abbia apprezzato questo mio piccolo tentativo :D .

 

Il 25/10/2019 alle 07:32, Lauram ha scritto:

Molto carina la trama, da "ai confini della realtà". È il genere che mi piace.

 

Era proprio quello che volevo creare, una sorta di storia surreale con un "colpo di scena" finale che riconducesse la storia al genere horror in ultima battuta. 

 

Il 25/10/2019 alle 07:32, Lauram ha scritto:

Qui riassumerei. 

"Un anno" alla scadenza, è da buonissimi... 

Ciao @RedInferno, piacere di averti letto.

 

Sì, avrei dovuto riassumere meglio.

"Un anno" alla scadenza sembra proprio un cliché ma, non ci crederai, mi sono rifatta sul serio alle storie del mio paese, che in questo periodo dell'anno in particolare sono tendono a essere piuttosto fantasiose.

Grazie per il tuo passaggio :rosa:.

 

Il 25/10/2019 alle 10:38, Rhomer ha scritto:

Una buona storia secondo me, anche se ho trovato alcuni punti un po' superflui, e mi riferisco soprattutto alla parte "centrale" del racconto, pregna di riflessioni sulla morte. Ora, non dico che non siano funzionali alla storia, anzi mi piace molto l'idea che hai avuto del dialogo tra questi due personaggi specifici: una che sta al di là, e uno che sta al di qua... Ma sono proprio le riflessioni in sé a non convincermi, e dunque il tutto rischiava di smorzare la tensione... Ma così non è stato alla fine del racconto che, per quanto possa sembrare una specie di "jumpscare" in formato scritto ciò che accade, il modo in cui l'hai resa (bella l'immagine delle cavità oculari piene di larve), mi ha convinto. E dunque, al netto dei "problemi" che ho elencato sopra, ho finito la lettura soddisfatto. Ciao, @RedInferno , e a rileggerci. 

 

Ti ringrazio <3.

Sì, effettivamente ho dato più spazio alle riflessioni che a frasi o circostanze che mi aiutassero a ricreare una situazione di tensione emotiva particolare. Al di là della storia e parlando da un punto di vista strettamente soggettivo, mi sono rifatta un po' a quelle che sono le mie stesse paure. Un modo "buono" per descrivere un'ambientazione horror è proprio quello di far leva sulle proprie fobie, in modo che la scena descritta sia non dico credibile, ma quanto meno molto vicina allo stato d'animo che l'autore dovrebbe saper creare. L'errore che ho fatto però sta proprio in questo, nell'aver puntato troppo sul soggettivo, quasi "analizzando" le paure. Ok, ovviamente non sono strettamente quelle descritte nel racconto, ma per me parlare della morte è di per sé un problema :D. Non la temo, ma comunque mi angoscia. Più che terrore, volevo che emergesse questo, ma avrei decisamente potuto costruire meglio le frasi. 

Ancora grazie :).

 

Il 25/10/2019 alle 12:09, Miss Ribston ha scritto:

Ciao @RedInferno :)

Credo proprio sia la prima volta che ti leggo.

Allora, non me ne volere, ma ho trovato un po' di cose su cui ci sarebbe da rimettere mano, nel testo. Segnalo e spiego, così che tu possa migliorare la prossima volta ;)

 

Questo è il commento che ho apprezzato di più e che gli altri non me ne vogliano :D. Idem per quanto riguarda M.T., dato che avete riportato delle riflessioni molto simili e quindi risponderò un po' a tutti e due allo stesso tempo. Non te ne vorrei assolutamente, anzi, io preferisco di gran lunga la critica costruttiva che mi aiuti a focalizzarmi su ciò che potrei migliorare. E' questo a ciò che punto e credo che di migliorare non si smetta mai, quindi ben venga :D 

 

Allora:

 

Il 25/10/2019 alle 12:09, Miss Ribston ha scritto:

Un po' desueto. Non che non vada bene, a me piacciono le parole di questo tipo, ma nel caso specifico l'ho trovato non troppo azzeccato: sei in prima persona, punto di vista interno, epoca moderna e tutto il racconto dà proprio l'idea che il protagonista sia seduto a raccontare quel che è successo. Il verbo "recarsi", pertanto, trovo che stoni con tutte queste premesse. Meglio optare per qualcosa di più colloquiale

 

Non lo pensavo minimamente, sai? Anzi, credevo fosse un termine piuttosto colloquiale, ma vedrò di utilizzare termini meno antiquati. Qui è stata proprio ignoranza, credevo andasse bene.

 

Il 25/10/2019 alle 12:09, Miss Ribston ha scritto:

Ma non era morto da un paio d'ore? Il livor inizia dopo un'oretta circa, in casi particolari anticipa e inizia dopo una mezz'ora, ma per avere un livor completo bisogna che siano trascorse dalle otto alle dieci ore. La dicitura pieno livor mi fa pensare a quattro, cinque ore trascorse almeno.

 

Il 26/10/2019 alle 17:02, M.T. ha scritto:

non è un po' presto visto che è morto da poco?

 

 

Ecco, qui rispondo a entrambi.

Non lo so, sapete? Allora, non sono pienamente informata sulle fasi della morte, se le conosco è solo di nome e per letture superficiali svolte in passato. Mi sono rifatta di più a quello che ho potuto constatare empiricamente e, indirettamente, a quello che altre persone hanno notato al momento della dipartita (cazzarola, altro termine desueto :D) dei propri cari.

Insomma, se intendiamo quelle macchie violacee sul dorso del defunto, allora in due ore ci sono eccome! In otto-dieci ore non siamo già nel rigor mortis? :grat:

 

Per quanto riguarda il discorso punteggiatura:

 

Il 25/10/2019 alle 12:09, Miss Ribston ha scritto:

C'è il punto di domanda, la virgola non ci vuole.

 

 

Il 25/10/2019 alle 12:09, Miss Ribston ha scritto:

Anche qui, c'è il punto esclamativo, quindi niente virgola.

 

 

Il 25/10/2019 alle 12:09, Miss Ribston ha scritto:

Vale anche per i tre puntini di sospensione la stessa regola del punto esclamativo e interrogativo. Il punto, quindi, non ci vuole.

 

Il 25/10/2019 alle 12:09, Miss Ribston ha scritto:

Idem. L'errore è ripetuto in tutto il racconto: se si usano punti interrogativi o esclamativi, non vanno usati altri segni di interpunzione a corredo, in quanto sono già contenuti nel punto di domanda o esclamativo. (Non ti segnalo più gli altri a venire)

 

 

Il 26/10/2019 alle 17:02, M.T. ha scritto:

«Perché, che cosa ho detto di male? Non può mica sentirci. E poi è quello che pensi anche tu: ce l’hai scritto in faccia» mi provocò.

 Dopo la chiusura delle virgolette non ci va la virgola; va messo a posto anche in altre parti del testo.

 

Allora, questo discorso non mi è pienamente chiaro, nel senso che in tanti romanzi che ho avuto modo di leggere ho riscontrato diversi modi di utilizzare la punteggiatura, il più delle volte come riportato dalla Miss, altre volte no.

Idem per la virgola dopo le caporali, spesse volte vista subito dopo la loro chiusura, altre no.

Questo un po' mi confonde perché pare che non esista un modo univoco nel suo utilizzo, come se ci fosse un po' di "libertà" nella scelta dei segni di punteggiatura da utilizzare (o, direi, sul come utilizzarli).

E lo dico perché l'uso della punteggiatura che ne faccio non è qualcosa che è nata da me. Insomma, così mi è stato insegnato anche a scuola e così ho avuto modo di riscontrarla in altri scritti. Devo considerarla davvero un errore? Questa non è una critica nei vostri confronti, lo chiedo davvero perché mi aiutiate a capire.

 

Il 25/10/2019 alle 12:09, Miss Ribston ha scritto:

Già detto poco sopra: lo sappiamo già chi è Amanda, non c'è bisogno di ripeterlo con questo "spieghino" ;)

 

 

Giusto, me ne sono resa conto dopo aver pubblicato :facepalm:.

 

Il 25/10/2019 alle 12:09, Miss Ribston ha scritto:

Me lo sono immaginato saponificato :buhu:

Secondo me è la peggiore delle "putrefazioni", ma appunto non può essere già a quello stadio, e soprattutto in un ospedale non ci sono le condizioni per una saponificazione del cadavere (spero, altrimenti oddio, ospedale da evitare). Se invece ti riferisci al colore caratteristico del livor, allora comunque non ci siamo con l'orario.

 

Il 26/10/2019 alle 17:02, M.T. ha scritto:

Mi sembra esagerata come descrizione, visto che è morto da poco. A meno che non ci sia altro per giustificare la sua condizione.

 

 

Torno a rispondere a entrambi :D.

Davvero la cera pongo vi dà l'idea di qualcosa di saponificato? No, perché mi sono riferita alla cera pongo solo per descrivere qualcosa di pallido e informe, null'altro.

 

Il 25/10/2019 alle 12:09, Miss Ribston ha scritto:

Qui non capisco la motivazione dell'inciso "piuttosto che me". La frase funziona benissimo senza: "Allo stesso modo, pensavo fosse giusto adeguarsi a quelle usanze per non fare qualcosa che gli altri avrebbero reputato sconveniente o sbagliato." È già implicito che lui non è d'accordo con quelle usanze: l'hai detto prima che non è mai stato credente ;)

 

Vero, quell'inciso non serve proprio a nulla.

 

Il 25/10/2019 alle 12:09, Miss Ribston ha scritto:

Anche qui, come sopra, non è necessario inserire tutte queste informazioni. Appesantisci la narrazione con spiegazioni che potresti rendere molto meglio in altri modi, e qui l'hai già fatto. Il protagonista ha appena detto che si rifà alle dicerie di paese, basta quello. Non sono necessari questi piccoli infodump.

 

Il 26/10/2019 alle 17:02, M.T. ha scritto:

Infodump.

 

 

Ecco, ragazzi, qui forse mi sono allungata un po', però c'era un'informazione necessaria, cioè il dettaglio dell'anno rimanente prima di morire. Quello che ho fatto è stato esporre una credenza intervallata o introdotta dal discorso diretto. In qualche modo, dovevo pur inserire quel dettaglio, altrimenti non avrei potuto scrivere il finale :aka:.

 

Il 25/10/2019 alle 12:09, Miss Ribston ha scritto:

Accarezzare il viso: si accarezza qualcosa, non dove ;)

 

 

Il 26/10/2019 alle 17:02, M.T. ha scritto:

il viso

 

 

Questo è un errore che commetto spesso. Non so perché, ma mi viene spontaneo (e solo per il viso) scrivere "accarezzare in viso".

 

Il 25/10/2019 alle 12:09, Miss Ribston ha scritto:

Riguardo la trama, invece: ho trovato un po' di cliché, come la luce sfarfallante, la tempesta esterna, il "morto" (ossia Amanda), però sono stati ben gestiti nell'atmosfera che hai voluto creare. Quindi, non originale ma ben calibrato.

Il taglio della falange è schifosissimo, quindi bene così. Trovo che sia il dettaglio più orrorifico di tutti, almeno dal mio punto di vista percettivo. Sempre per quel che mi riguarda, a parte quest'ultimo dettaglio, non ho trovato null'altro di disturbante, ma sono di gusti difficili.

 

Spero di esserti stata utile :)

 

Utilissima. Anche qui, come già scritto, specifico che, ben prima di essermi rifatta a dei cliché, ho puntato un po' sulle mie paure personali (anche se con un risultato di "già visto e rivisto XD). 

Ti ringrazio per il tuo prezioso aiuto e per il tuo passaggio :) .

 

Il 25/10/2019 alle 14:10, Bango Skank ha scritto:

@RedInferno dovresti inserire il link al racconto nel topic ufficiale (vedi come hanno fatto gli altri), grazie ;)

 

Fatto! Grazie per avermelo segnalato.

 

Il 26/10/2019 alle 17:02, M.T. ha scritto:

più che incognita, la morte è una certezza: tocca a tutti.

 

 

Ora rispondo solo a te. Sì, la morte è una certezza come tappa della vita, ma non in relazione a cosa sia davvero la morte. Da atea, ti direi che è la fine di tutto, ma qui non si parla del mio stretto punto di vista. Si tratta di qualcosa su cui l'essere umano si è sempre interrogato e si pensa spesso a una vita dopo la morte (cosa che non dispiacerebbe a nessuno che volgia vivere per sempre :D). E sotto sotto, anche la persona più concreta e materialista del mondo ci avrà pur pensato, anche se per qualche attimo.

 

Il 26/10/2019 alle 17:02, M.T. ha scritto:

Questa parte è spiegata e mi sembra d'immissione forzata.

 

 

E' decisamente troppo lunga. Troppi aggettivi e troppe spiegazioni.

 

Il 26/10/2019 alle 17:02, M.T. ha scritto:

L'idea che sta alla base della storia mi è piaciuta. La prima parte e il finale vanno bene, mentre porrei maggiore attenzione sulla parte centrale, che spezza la tensione, soprattutto con gli infodump; rivedrei anche i dialoghi che non aiutano a creare atmosfera.

 

Concordo. E' stato (e non lo dico per giustificarmi) un racconto scritto in due pomeriggi appena e su cui in totale ci avrò lavorato per 3-4 ore. Ero conscia del poco tempo che avevo a disposizione e quindi l'ho scritto di getto e non l'ho nemmeno ricontrollato a distanza di tempo. Questo mi ha un po' penalizzato, ma volevo mettermi in gioco e dilettare (nel bene e nel male :D) tutti coloro che attendevano il mio esordio qui sul WD. Ad ogni modo, spero sia stato un esordio discreto, diversamente mi scuso :asd: 

 

Il 26/10/2019 alle 17:06, Il fantasma di Cjan ha scritto:

Ciao @RedInferno, penso che sia la prima volta che ti incontro per meriti letterari :P

 Niente affatto male, ben scritto, ottimo l'equilibrio della storia

 

Sì, è stata la mia prima volta.

Sono contenta che ti sia piaciuto, un ringraziamento per il tuo passaggio :)

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20 minuti fa, RedInferno ha scritto:

Allora, questo discorso non mi è pienamente chiaro, nel senso che in tanti romanzi che ho avuto modo di leggere ho riscontrato diversi modi di utilizzare la punteggiatura, il più delle volte come riportato dalla Miss, altre volte no.

Idem per la virgola dopo le caporali, spesse volte vista subito dopo la loro chiusura, altre no.

Questo un po' mi confonde perché pare che non esista un modo univoco nel suo utilizzo, come se ci fosse un po' di "libertà" nella scelta dei segni di punteggiatura da utilizzare (o, direi, sul come utilizzarli).

E lo dico perché l'uso della punteggiatura che ne faccio non è qualcosa che è nata da me. Insomma, così mi è stato insegnato anche a scuola e così ho avuto modo di riscontrarla in altri scritti. Devo considerarla davvero un errore? Questa non è una critica nei vostri confronti, lo chiedo davvero perché mi aiutiate a capire.

Allora: la virgola dopo le caporali l'ho vista di rado. Può essere una scelta redazionale, per questo non te l'ho segnalata. Se la scelta è portata avanti con coerenza, come tu hai fatto, non ho motivo di vederlo come errore. Non è d'uso comune, ma potrebbe avere una sua logica.

La virgola dopo un altro segno di interpunzione, però, è errore, anche se ci sono di mezzo le caporali. Per cui, se per un intero testo mi scrivi:

«soggetto verbo complemento»,

è ok, se usato in maniera coerente. Ma:

«soggetto verbo complemento!»,

è errore di sicuro. Così come se al posto del punto esclamativo inserisci quello interrogativo, il punto, o i tre puntini di sospensione.

Il segno di interpunzione deve essere uno, indipendentemente da caporali, virgolette o trattini nel mezzo ;)

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ciao @RedInferno, sono contenta di leggerti per la prima volta. Ho trovato il tuo racconto molto interessante e mi sono piaciute due descrizioni in particolare

questo dettaglio :

Il 24/10/2019 alle 21:06, RedInferno ha scritto:

Le mostrai la mano sotto quella luce instabile e notai che mi mancava una falange

e questa immagine :

Il 24/10/2019 alle 21:06, RedInferno ha scritto:

un pallido essere con due orbite ricolme di grosse larve. Mi si avvicinò e mi accarezzò in viso; la sua mano, gelida come la morte

 

che sono degne di un horror.

Mi è piaciuto il finale, inaspettato per quanto mi riguarda, che mi ha lasciato senso di inquietudine.

Forse l'unico appunto che ho da farti è riguardo la parte centrale dove ci sono tutte quelle informazioni sulle riflessioni riguardo la morte, che ho trovato un po' eccessive.

Ottima prova comunque :) 

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Ciao @RedInferno, bel racconto inquietante! Brava! A me è piaciuto tutto, compresa la parte centrale, che ho trovato azzeccata e utile a dare un po' di spessore filosofico. Ho visto che altri l'hanno criticata. Meglio se non tutti abbiamo gli stessi gusti.

 

Talia 

 

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Il 28/10/2019 alle 15:05, Miss Ribston ha scritto:

La virgola dopo un altro segno di interpunzione, però, è errore, anche se ci sono di mezzo le caporali.

 

Capisco e ha senso perché, se non consideriamo le caporali come segni di interpunzione veri e propri, sarebbe come scrivere un punto interrogativo (o esclamativo) e un punto fermo praticamente attaccati, il che è decisamente un errore. E' solo che pensavo che il punto esclamativo o quello di domanda, come anche i due punti, si limitassero ad impostare il tono di lettura nel discorso diretto e il punto chiudesse tutto il periodo. Quello che dicevo però è che ho visto anche questo tipo di utilizzo della punteggiatura nei romanzi e visivamente mi sembrava più "completo". Ecco tutto :) . Però ti sono ugualmente grata per questo confronto, per me preziosissimo e di grande aiuto.

 

4 ore fa, julia1983 ha scritto:

Mi è piaciuto il finale, inaspettato per quanto mi riguarda, che mi ha lasciato senso di inquietudine.

Forse l'unico appunto che ho da farti è riguardo la parte centrale dove ci sono tutte quelle informazioni sulle riflessioni riguardo la morte, che ho trovato un po' eccessive.

Ottima prova comunque :) 

 

Ti ringrazio per essere passata e per questo commento :).

Sono contenta che ti sia piaciuto e concordo sul fatto che la parte centrale possa risultare un po' troppo lunga o a tratti superflua. Quello che volevo ricreare era proprio un senso di angoscia e oppressione attraverso riflessioni ricorrenti e un po' pesanti non solo da leggere, ma anche da concepire, da sviluppare e tenere in mente in un racconto intero. Sono comunque felice di averci provato e di aver esordito dopo tanto tempo :D.

 

55 minuti fa, Talia ha scritto:

Ciao @RedInferno, bel racconto inquietante! Brava! A me è piaciuto tutto, compresa la parte centrale, che ho trovato azzeccata e utile a dare un po' di spessore filosofico. Ho visto che altri l'hanno criticata. Meglio se non tutti abbiamo gli stessi gusti.

 

 

Grazie mille davvero, sono felice che sia stato di tuo pieno gradimento. Sì, non tutti abbiamo gli stessi gusti, ma forse qualcosa di più snello più agevolare la lettura. 

Grazie ancora <3.

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@RedInferno può essere che tu l’abbia vista applicata con la formattazione inglese. Ho notato che alcuni editori, specie con i libri tradotti, lasciano la formattazione inglese, anziché tradurre pure quella nell’italiana corretta ;)

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@RedInferno ciao Amelie, felice di leggerti per la prima volta! Spero che d'ora in avanti ti troverò anche in altri contest. :) 

 

Il 24/10/2019 alle 21:06, RedInferno ha scritto:

Quella notte, non avevo voglia di recarmi al lavoro.

Via la virgola dopo notte: non ci va. 

 

Il 24/10/2019 alle 21:06, RedInferno ha scritto:

era una sorta di angoscia che non mi permetteva di pensare lucidamente e di prendere parte alla mia quotidianità, per quanto monotona e abitudinaria fosse.

Secondo me, dopo due punti, puoi tranquillamente eliminare era. 

 

Il 24/10/2019 alle 21:06, RedInferno ha scritto:

nessuno dei suoi familiari o conoscenti si era degnato di far visita al defunto

Toglierei il possessivo suoi. Parliamo di un defunto qualsiasi, non un conoscente. Per me è superfluo. 

 

Il 24/10/2019 alle 21:06, RedInferno ha scritto:

No», dissi all’eccentrica ragazza, Amanda, che quella notte avrebbe condiviso con me quel tetro rituale: un compito ingrato, sì, ma necessario.

Ai fini della storia, al lettore serve sapere che Amanda è eccentrica? No. Stai introducendo il personaggio, a meno che non giustifichi la sua eccentricità, ma qui non mi sembra il caso. 

 

Il 24/10/2019 alle 21:06, RedInferno ha scritto:

che quella notte avrebbe condiviso con me quel tetro rituale: un compito ingrato, sì, ma necessario.

È una ripetizione che non serve, pari quasi a infodump. Sappiamo già che Amanda lo affianca nel rito. Meglio far vedere al lettore quanto è tetro quel rituale che spiegare. 

Il 24/10/2019 alle 21:06, RedInferno ha scritto:

a natura della sua obiezione mi inquietò, ma ci pensai su ed effettivamente quello che avevo affermato non aveva senso. In realtà, non ero mai stato credente, né superstizioso o spiritualista, eppure mi veniva quasi spontaneo pensare a un aldilà popolato solo da morti. Mi resi conto di quanto le tradizioni con cui ero cresciuto fossero radicate nel mio modo di approcciarmi alle cose. Quello che avevo riferito non era altro che un mucchio di credenze a cui ero abituato dalla nascita, poco importava che ci credessi sul serio oppure no. La maggior parte della gente vi prestava fede e quindi tendeva a vivere queste convinzioni come se avessero un loro accreditato fondamento. Allo stesso modo, pensavo fosse giusto adeguarsi a quelle usanze per non fare qualcosa che gli altri, piuttosto che me, avrebbero reputato sconveniente o sbagliato.

Le elucubrazioni della voce narrante appesantiscono il ritmo e smorzano la tensione, mi sanno anche di infodump. Se proprio ci tieni, potresti alleggerire il passaggio, o addirittura eliminarlo. 

 

Scusa per le pulci, è l'abitudine quando commento qualcuno per la prima volta. :) Il racconto non è male, ma a essere franca non mi ha convinto del tutto. L'idea base è buona, ma potevi calcare di più la mano sull'ambientazione invece di perderti nei pensieri del dottore. I dialoghi con Amanda sono abbastanza filosofeggianti e per me poco incisivi. Un pochino smorzano la tensione, ecco. Avresti potuto puntare di più su questa linea di demarcazione tra il mondo di vivi e morti. La parte finale è gestita decisamente meglio ed è quella più convincente, ma il colpo di scena arriva troppo di repente, almeno per i miei gusti. Se da un lato risolleva le sorti della storia, nella mia modesta  opinione è poco per darle quella connotazione horror che meriterebbe. Potresti ampliarlo puntando sul fatto che solo lui vede il fantasma di Amanda e questa cosa lo porta a diventare matto ad esempio, compromettendo il suo lavoro di medico. L'ultima parte ha del potenziale  ed è un peccato non sfruttarla. In conclusione un racconto interessante nelle intenzioni, un po' meno nello sviluppo. Una prova niente male, sicuramente migliorabile. A rileggerci! 

 

 

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Il 29/10/2019 alle 16:24, Miss Ribston ha scritto:

@RedInferno può essere che tu l’abbia vista applicata con la formattazione inglese. Ho notato che alcuni editori, specie con i libri tradotti, lasciano la formattazione inglese, anziché tradurre pure quella nell’italiana corretta ;)

 

Giusto, ora è tutto assolutamente chiaro. Grazie ancora <3.

 

Il 30/10/2019 alle 13:56, Emy ha scritto:

@RedInferno ciao Amelie, felice di leggerti per la prima volta! Spero che d'ora in avanti ti troverò anche in altri contest. :) 

 

 

Ciao, Emy, grazie del tuo passaggio :).

 

Il 30/10/2019 alle 13:56, Emy ha scritto:

Toglierei il possessivo suoi. Parliamo di un defunto qualsiasi, non un conoscente. Per me è superfluo. 

 

 

Ecco, questa è un po' la mia croce. Tendo ad abusare dei possessivi, tanto che in fase di revisione vado a cercarli singolarmente per eliminarne il più possibile.

 

Il 30/10/2019 alle 13:56, Emy ha scritto:

Ai fini della storia, al lettore serve sapere che Amanda è eccentrica? No. Stai introducendo il personaggio, a meno che non giustifichi la sua eccentricità, ma qui non mi sembra il caso. 

 

 

In effetti no, anche se volevo porre un po' l'attenzione sul fatto che Amanda non appariva come una ragazza del tutto ordinaria, quasi a voler mettere la pulce nell'orecchio del lettore :D.

 

Il 30/10/2019 alle 13:56, Emy ha scritto:

È una ripetizione che non serve, pari quasi a infodump. Sappiamo già che Amanda lo affianca nel rito. Meglio far vedere al lettore quanto è tetro quel rituale che spiegare. 

 

Sì, qui ho sbagliato, è stata una ripetizione inutile.

 

Il 30/10/2019 alle 13:56, Emy ha scritto:

Scusa per le pulci, è l'abitudine quando commento qualcuno per la prima volta. :) Il racconto non è male, ma a essere franca non mi ha convinto del tutto. L'idea base è buona, ma potevi calcare di più la mano sull'ambientazione invece di perderti nei pensieri del dottore. I dialoghi con Amanda sono abbastanza filosofeggianti e per me poco incisivi. Un pochino smorzano la tensione, ecco. Avresti potuto puntare di più su questa linea di demarcazione tra il mondo di vivi e morti. La parte finale è gestita decisamente meglio ed è quella più convincente, ma il colpo di scena arriva troppo di repente, almeno per i miei gusti. Se da un lato risolleva le sorti della storia, nella mia modesta  opinione è poco per darle quella connotazione horror che meriterebbe. Potresti ampliarlo puntando sul fatto che solo lui vede il fantasma di Amanda e questa cosa lo porta a diventare matto ad esempio, compromettendo il suo lavoro di medico. L'ultima parte ha del potenziale  ed è un peccato non sfruttarla. In conclusione un racconto interessante nelle intenzioni, un po' meno nello sviluppo. Una prova niente male, sicuramente migliorabile. A rileggerci! 

 

Lo so, avrei potuto dare più importanza all'ambientazione o allo stato d'animo del protagonista. Forse ho mal gestito i caratteri a mia disposizione. Ti ringrazio moltissimo per le tue osservazioni giuste, magari proverò a riscriverlo con le dovute accortezze <3.

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@RedInferno una notte passata in obitorio a pulire cadaveri è già un elemento sufficiente per creare un'inquietudine di base; se in più la si passa in compagnia di un fantasma lo è ancora di più. La trama quindi ci sta tutta in un contest del genere e ho molto gradito il finale. Concordo però con chi, prima di me, ti ha un po "criticato" la parte centrale. Effettivamente tutta questa filosofia sulla morte nei discorsi dei due personaggi ha un po rallentato il ritmo, smorzando un po la tensione. Era sicuramente funzionale alla storia, ok, però personalmente l'avrei asciugata un po come parte. Come già ti hanno segnalato poi ci sono alcuni clichè narrativi. Poco male, del resto credo che in horror ci stiano sempre e comunque bene.

Per quanto riguarda lo stile, di per sé hai una buona scrittura. Ogni tanto qualche frase l'ho trovata un po troppo arzigogolata e lunga. Probabilmente le avrei spezzate un po per dare più ritmo alla vicenda.

Detto questo una buona prova che, forse, ha solo bisogno di essere un po alleggerita nella sua parte centrale.

A presto e buon contest ;) 

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Buonpomeriggio @RedInferno.

 

Ho un minimo di tempo, quindi mi diletterò a farle qualche pulce (non ho letto i commenti sopra, quindi è possibile che le mie segnalazioni siano state fatte già notare).

 

"Quella notte, non avevo voglia di recarmi al lavoro." Per la prima volta commento una virgola in eccesso, di solito mancano!

"La dottoressa Schirinzi mi fece chiamare per dirmi che uno dei ricoverati era morto da un paio d’ore."  boh, costruzione un po' pesantina... alleggerirei... anche con una semplice virgola dopo "chiamare", al limite.

 

"nessuno dei suoi familiari o conoscenti si era degnato di far visita al defunto prima che venisse trasferito in obitorio e a me toccò l’ingrato compito di affiancare una novellina, Amanda, nella lavatura e vestizione della salma." preferirei che fosse esplicitato l'inciso "prima che venisse trasferito in obitorio, anche perché - altrimenti - leggere questa frase tutta d'un fiato manda in apnea il lettore e non contribuisce alla scorrevolezza dello stile.

 

"Non mi sentivo particolarmente a mio agio" avrei preferito la spiegazione del perché non si sentisse a suo agio, se non fosse dovuto al solo malessere citato in precedenza, altrimenti ne avrei fatto a meno.

 

"Per qualche motivo, avevo sempre nutrito un certo timore verso i cadaveri e la morte stessa, l’incognita per eccellenza della natura umana." anche qui, via la prima virgola: un conto è l'intercalare del parlato, un altro è la forma scritta.

 

"...parlò una voce esuberante alle mie spalle mentre quel neon sfarfallava nuovamente, spaurendomi." scritta così, sembra che sia solo il neon "nuovamente" sfarfallante a spaurire il protagonista, probabilmente invece è la situazione venutasi a creare: quindi serve almeno una virgola prima di "mentre".

 

"«Sembra un ammasso di cera pongo», affermò con un macabro senso dell’umorismo che riuscì a disgustarmi." curioso modo di definire la plastilina (termine che , imho, avrebbe più reso l'idea...) e manca una virgola dopo "umorismo", imho.

 

"Da dove provengo io, i morti non sono un argomento da prendere alla leggera», l’avvisai." toglierei entrambe le virgole.

 

"Presi così a lavare il cadavere, facendole vedere come svolgere quella lugubre mansione, ma lei sembrava rapita da pensieri che non riuscivo a comprendere. Pareva nata in un obitorio, completamente a suo agio in quello scenario di tomba con vista." dunque... il protagonista riesce a fare il suo mestiere e a capire, dalla distrazione di Amanda, che pareva a suo agio in un obitorio, senza nessun gesto inequivocabile in tal senso? Mah...

 

"La natura della sua obiezione mi inquietò, ma ci pensai su ed effettivamente quello che avevo affermato non aveva senso. In realtà, non ero mai stato credente, né superstizioso o spiritualista, eppure mi veniva quasi spontaneo pensare a un aldilà popolato solo da morti. Mi resi conto di quanto le tradizioni con cui ero cresciuto fossero radicate nel mio modo di approcciarmi alle cose. Quello che avevo riferito non era altro che un mucchio di credenze a cui ero abituato dalla nascita, poco importava che ci credessi sul serio oppure no. La maggior parte della gente vi prestava fede e quindi tendeva a vivere queste convinzioni come se avessero un loro accreditato fondamento."

Trovo poco probabile che la situazione venutasi a creare, così come l'ha descritta, porti a fare una considerazione del genere...

 

 

"Allo stesso modo, pensavo fosse giusto adeguarsi a quelle usanze per non fare qualcosa che gli altri, piuttosto che me, avrebbero reputato sconveniente o sbagliato." trovo superfluo e decisamente brutto quel "piuttosto che me".

 

 

"Chiunque avesse visto o sentito qualcuno appartenere alla morte, allora quello sarebbe stato un segnale inequivocabile, un presagio, una chiamata a cui non si sarebbe potuto sottrarre: erano le regole della natura mortale in fondo, tutti andavamo incontro a una data di scadenza, a una sorta di obsolescenza programmata a livello genetico su cui la morte era sempre aggiornata." Paragrafo del tutto gratuito e, anzi, dannoso per il racconto, in quanto anticipa - in un certo senso - il finale...

 

"Un fulmine interruppe l’erogazione della corrente e rimanemmo al buio. Simultaneamente, una raffica di vento aprì di colpo la finestra, facendola infrangere contro la parete adiacente, mentre un tuono si mescolava al suono dei frammenti di vetro che si riversavano sul pavimento." frase troppo ricca di dettagli, imho: il lettore deve faticare per immaginarseli tutti e perde un po di pathos...

 

«Ma con chi è che parlava per tutto il tempo?». Ma se è appena arrivata, come fa a saperlo?

 

"Timidamente tornai a fissare la ragazza accanto a me e ne vidi un pallido essere con due orbite ricolme di grosse larve. Mi si avvicinò e mi accarezzò in viso; la sua mano, gelida come la morte. «Un anno», disse. «O forse meno»." quel "ne vidi" proprio non va bene; inoltre l'amputazione della falange di un dito, per quanto dolorosissima (a detta di mio zio che ne ha perse tre in un sol colpo), non mette affatto in pericolo di vita il malcapitato.

 

Bene, veniamo alle considerazioni finali: fastidiose pulci a parte, il racconto c'è. Si perde un po' troppo in considerazioni filosofiche nella parte centrale, con un pericolosissimo infodump o come cavolo si chiama, però la scena è ben descritta e la trama si svolge linearmente dall'inizio alla fine.

Qualcosa da limare per rendere lo stile più scorrevole e qualcosa da aggiustare per rendere tutti i contenuti più che plausibili.

 

Ma stiamo parlando di come portare all'ottimo un buon racconto, quindi i miei sentiti complimenti e alla prossima!

 

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Molto figo! Mi è piaciuta un sacco l'atmosfera che hai costruito, giocando sull'angoscia del protagonista e sulle credenze popolari. Il finale non è a sorpresa, ma è comunque molto accattivante. Complimenti :approvo:

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Il 3/11/2019 alle 10:01, Marco86 ha scritto:

@RedInferno una notte passata in obitorio a pulire cadaveri è già un elemento sufficiente per creare un'inquietudine di base; se in più la si passa in compagnia di un fantasma lo è ancora di più. La trama quindi ci sta tutta in un contest del genere e ho molto gradito il finale. Concordo però con chi, prima di me, ti ha un po "criticato" la parte centrale. Effettivamente tutta questa filosofia sulla morte nei discorsi dei due personaggi ha un po rallentato il ritmo, smorzando un po la tensione. Era sicuramente funzionale alla storia, ok, però personalmente l'avrei asciugata un po come parte. Come già ti hanno segnalato poi ci sono alcuni clichè narrativi. Poco male, del resto credo che in horror ci stiano sempre e comunque bene.

Per quanto riguarda lo stile, di per sé hai una buona scrittura. Ogni tanto qualche frase l'ho trovata un po troppo arzigogolata e lunga. Probabilmente le avrei spezzate un po per dare più ritmo alla vicenda.

Detto questo una buona prova che, forse, ha solo bisogno di essere un po alleggerita nella sua parte centrale.

A presto e buon contest ;) 

 

Ti ringrazio per essere passato da qui e per questo giudizio molto gradito e incoraggiante allo stesso tempo :).

Sì, la parte centrale è un po' troppo filosofica (il che di per sé, a mio parere, potrebbe essere pure un complimento :D) e molte frasi sono lunghe. In genere ho il problema opposto, tendo a scrivere frasi non dico striminzite, ma comunque piuttosto brevi. Poi, sì, non mi sono risparmiata in quanto a cliché, ma l'horror talvolta funziona proprio grazie a questi. Non dico che non bisogna essere innovativi, ci mancherebbe, ma oscurità e tensione giocano sempre un ruolo fondamentale, anche se da sfondo, quindi via con scenari notturni e nefasti e neon che proprio non vogliono collaborare :P.

A presto e a rileggerci!

 

Il 4/11/2019 alle 17:45, H3c70r ha scritto:

Ho un minimo di tempo, quindi mi diletterò a farle qualche pulce (non ho letto i commenti sopra, quindi è possibile che le mie segnalazioni siano state fatte già notare).

 

 

E' un onore e un privilegio, dunque cerco di rispondere a tutto quello che non è emerso nel racconto. Mea culpa, avrei potuto meglio gestire i miei caratteri.

 

Mettendo da parte i consigli su punteggiatura, virgole in primis, e frasi lunghette su cui non potrei naturalmente aggiungere altro (e mi affido pienamente a un parere diverso dal mio), inizio con:

 

Il 4/11/2019 alle 17:45, H3c70r ha scritto:

"Non mi sentivo particolarmente a mio agio" avrei preferito la spiegazione del perché non si sentisse a suo agio, se non fosse dovuto al solo malessere citato in precedenza, altrimenti ne avrei fatto a meno.

 

Ecco, qui credo di aver fornito una spiegazione e non riferita al malessere citato in precedenza, ma subito dopo, quando ho scritto: "Per qualche motivo, avevo sempre nutrito un certo timore verso i cadaveri e la morte stessa, l’incognita per eccellenza della natura umana. Non riuscivo a capacitarmi di come una persona potesse passare da uno stato di animazione a uno di immobilità, di staticità, e di come la morte rapisse il soffio vitale, trasformando gli individui in grottesche statue di fredda carne e spegnendo per sempre le memorie di una vita intera".

La natura del disagio deriva proprio da questo, cioè dal dover maneggiare un corpo privo di vita che inevitabilmente avrebbe destato qualche pensiero di troppo :).

 

Il 4/11/2019 alle 17:45, H3c70r ha scritto:

"«Sembra un ammasso di cera pongo», affermò con un macabro senso dell’umorismo che riuscì a disgustarmi." curioso modo di definire la plastilina (termine che , imho, avrebbe più reso l'idea...) e manca una virgola dopo "umorismo", imho.

 

A parte l'annotazione sulla virgola, no, non volevo creare una diretta similitudine con nessun materiale. Voleva essere più un commento su come si presentava il cadavere a vista, cioè come una massa pallida e quasi informe. Mi è stato già segnalato e ne deduco che non sia stata una buona mossa, considerata la non univocità di interpretazione, per non dire l'equivocità. 

 

Il 4/11/2019 alle 17:45, H3c70r ha scritto:

"Presi così a lavare il cadavere, facendole vedere come svolgere quella lugubre mansione, ma lei sembrava rapita da pensieri che non riuscivo a comprendere. Pareva nata in un obitorio, completamente a suo agio in quello scenario di tomba con vista." dunque... il protagonista riesce a fare il suo mestiere e a capire, dalla distrazione di Amanda, che pareva a suo agio in un obitorio, senza nessun gesto inequivocabile in tal senso? Mah...

 

Non solo per la sua distrazione, ma anche per il suo dialogare sulla morte come se nulla fosse, dimostrandosi inopportuna, irriverente e a suo modo cinica. 

 

Il 4/11/2019 alle 17:45, H3c70r ha scritto:

"La natura della sua obiezione mi inquietò, ma ci pensai su ed effettivamente quello che avevo affermato non aveva senso. In realtà, non ero mai stato credente, né superstizioso o spiritualista, eppure mi veniva quasi spontaneo pensare a un aldilà popolato solo da morti. Mi resi conto di quanto le tradizioni con cui ero cresciuto fossero radicate nel mio modo di approcciarmi alle cose. Quello che avevo riferito non era altro che un mucchio di credenze a cui ero abituato dalla nascita, poco importava che ci credessi sul serio oppure no. La maggior parte della gente vi prestava fede e quindi tendeva a vivere queste convinzioni come se avessero un loro accreditato fondamento."

Trovo poco probabile che la situazione venutasi a creare, così come l'ha descritta, porti a fare una considerazione del genere...

 

Questo mi è poco chiaro, nel senso che non capisco dove possa essere l'improbabilità. Forse si tratta di qualcosa che non ho espresso al meglio e che è rimasta nella mia testa.

 

Il 4/11/2019 alle 17:45, H3c70r ha scritto:

"Allo stesso modo, pensavo fosse giusto adeguarsi a quelle usanze per non fare qualcosa che gli altri, piuttosto che me, avrebbero reputato sconveniente o sbagliato." trovo superfluo e decisamente brutto quel "piuttosto che me".

 

E' stata una ripetizione inutile e stilisticamente brutta da scrivere, sì.

 

Il 4/11/2019 alle 17:45, H3c70r ha scritto:

«Ma con chi è che parlava per tutto il tempo?». Ma se è appena arrivata, come fa a saperlo?

 

 

Avevo immaginato che la dottoressa lo ascoltasse dall'esterno, anche se, a dirla tutta, non so com'è fatto un obitorio e soprattutto non so se può essere vicino ad altri reparti o situato in un padiglione dell'ospedale a sé stante. Immaginando che sia vicino a un qualsiasi altro reparto, allora il fatto di averlo sentito non sarebbe da ricondurre al suo diretto ingresso in obitorio, ma a un chiacchiericcio vicino.

 

Il 4/11/2019 alle 17:45, H3c70r ha scritto:

"Timidamente tornai a fissare la ragazza accanto a me e ne vidi un pallido essere con due orbite ricolme di grosse larve. Mi si avvicinò e mi accarezzò in viso; la sua mano, gelida come la morte. «Un anno», disse. «O forse meno»." quel "ne vidi" proprio non va bene; inoltre l'amputazione della falange di un dito, per quanto dolorosissima (a detta di mio zio che ne ha perse tre in un sol colpo), non mette affatto in pericolo di vita il malcapitato.

 

 

Non ho pensato all'amputazione della falange come causa della morte, quanto alla similitudine tra il fatto di non essersi reso conto di essersi reciso una parte del corpo e l'essere sul punto di morire senza esserne, appunto, consapevole (ho abusato del verbo "essere" in questa frase, chiedo scusa).

 

Il 4/11/2019 alle 17:45, H3c70r ha scritto:

Bene, veniamo alle considerazioni finali: fastidiose pulci a parte, il racconto c'è. Si perde un po' troppo in considerazioni filosofiche nella parte centrale, con un pericolosissimo infodump o come cavolo si chiama, però la scena è ben descritta e la trama si svolge linearmente dall'inizio alla fine.

Qualcosa da limare per rendere lo stile più scorrevole e qualcosa da aggiustare per rendere tutti i contenuti più che plausibili.

 

Ma stiamo parlando di come portare all'ottimo un buon racconto, quindi i miei sentiti complimenti e alla prossima!

 

Un ringraziamento per queste annotazioni e i preziosi consigli, ne farò indubbiamente tesoro :).

 

Il 4/11/2019 alle 18:14, mina99 ha scritto:

Molto figo! Mi è piaciuta un sacco l'atmosfera che hai costruito, giocando sull'angoscia del protagonista e sulle credenze popolari. Il finale non è a sorpresa, ma è comunque molto accattivante. Complimenti :approvo:

 

Grazie mille, sono molto felice che ti sia piaciuto <3.

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Al netto delle ingenuità (o meglio dire, degli impacci) che altri hanno segnalato prima di me, sono positivamente impressionato da come padroneggi gli elementi fondanti della narrazione, @RedInferno. La padronanza della prosa c'è, il lessico è calibrato, e hai saputo dare ritmo; inoltre, rimane sempre ben chiaro quale sia il focus del racconto.

Se dovessi consigliarti da dove partire in un processo di revisione/crescita, direi senz'altro contenere la tendenza a dare informazioni superflue. La cosa singolare dello stile che ho trovato qui è che drammatizza ma spiega anche. Praticamente uno Show and tell. :D Dove i dettagli messi in scena già definiscono bene le famigerate cinque W, non c'è bisogno di affiancarci anche i sottotitoli per il lettore distratto. Chiaro che c'è sempre da valorizzare l'equilibrio, perché eccedere dalla parte opposta (specie con vincoli di brevità) porta al famigerato "criptico".

Spero di vederti più spesso a sgomitare con noi nel fango, d'ora in avanti, perché ti darà modo di fare lunghi balzi in avanti. Le fondamenta ci sono tutte.

:sss: 

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Ciao, @AdStr , grazie per essere passato :).

Quello che scrivi mi incoraggia, quanto meno so di essere sulla strada giusta, diciamo così :D.

Sì, purtroppo in alcuni passi mi sono persa un po' troppo a dare spiegazioni superflue, quando avrei potuto inserire, piuttosto, qualche elemento che caratterizzasse meglio la scena più che i pensieri/discorsi.

Sarà un piacere condividere con tutti voi qualche altro racconto. Mettendo da parte l'ansia da prestazione/esordio, è stata comunque una prova che mi ha permesso innanzitutto un confronto aperto e sincero e di cui so di aver estremamente bisogno per poter affinare questa bellissima arte e passione. Dopotutto, è impossibile essere obiettivi con se stessi e i consigli sono sempre ben accetti.

A presto e a rileggerci :).

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Ciao @RedInferno ,

molto azzeccata questa notte passata all'obitorio!

Mi è piaciuto il racconto e come lo hai gestito.

Leggendo i commenti non mi dilungo su alcune cose che ti hanno già segnalato gli altri autori, ma mi soffermo solo su un punto: alle volte una bella sforbiciata aiuta! Paradossalmente però, è più facile scrivere una frase che ammettere la sua "pesantezza" all'interno della storia e toglierla (parola di una che sta facendo molta fatica ad alleggerire le sue creazioni…).

L'idea c'è, il modo di scrivere è accattivante: ricerca più equilibrio tra quello che vuoi dire e quello che vuoi mostrare e il gioco è fatto ( sembra anche facile detto così…).

In bocca al lupo per tutto e spero di rileggerti in giro!

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