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Marco Scaldini

Le grandi case editrici leggono gli invii spontanei?

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La risposta è no.

Se lo fanno, è l'eccezione e non la regola.

Pochi giorni fa ho parlato con un editor che ha fatto uno stage presso una casa editrice medio-grande. Dovevano trovare cosa fargli fare e l'incarico è stato il seguente: "Dai tu un'occhiata agli invii spontanei e vedi se ci trovi qualcosa di buono. Noi non abbiamo certo il tempo d occuparcene." E gli hanno messo davanti gli arretrati di mesi se non di anni.

Il problema principale è infatti quello delle risorse umane: nessuna casa editrice italiana, neppure fra le grandi, può permettersi di impiegare le scarse risorse redazionali per setacciare la mole immane degli invii spontanei. Se qualcuno ogni tanto viene pescato dal mazzo è più una botta di fortuna che l'esito di un'accurata selezione.

 

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Alle grosse ci arrivi con l'agente o se sei uno youtuber, un calciatore o quelle altre robe lì. Su questo forum c'è Raimondi che ha inviato e l'hanno preso, ma è un caso sui miliardi di manoscritti pessimi che grazie alla diffusione dei computer arrivano loro ogni giorno.

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E va bene, c*zzo! Almeno lo dicessero! Sono stufa di scrivere sinossi in cui una vita stare in duemila battute. Non è serio. Sei un esordiente: no, non conti niente, troppo investimento per promuoverti. Hai un lungo curriculum, ma non sei una star: no, sei un fallito. Sei una star: ti misuro col metro e col compasso, i tempi cambiano, chissà, in attesa: no. Hai più di trent'anni: sei vecchio. Hai meno di trent'anni: devi crescere. Hai cultura: troppo letterario. Sei un cafone ignorante: che scrivi a fare, qui ci occupiamo di letteratura. Non hai fatto fare l'editing: no, il manoscritto deve essere perfetto, con la concorrenza che c'è!  L'hai fatto: ce ne fr*ghiamo, il talento non è una questione di grammatica: devi parlare al cuore della gente. Parli al cuore della gente: sei un dilettante sentimentale, la scrittura è tecnica e professionalità. Sei un prfessionista: sarai pure bravo, ma non basta per essere un artista. Paghi: prima l'editor free lance, poi l'editor di agenzia: 'sti c*zzi, non ascoltiamo nemmeno loro. Sei mio cugino: mica posso pubblicarti perché sei mio cugino! Sei un letterato che ne nasce uno ogni cento anni: non ci stai nelle nostre collane. Alla fine hai scritto una sinossi di 2000 battute, hai un curriculum di rispetto e sei una star,  hai meno di trent'anni e ne dimostri quaranta, hai più di trent'anni e ne dimostri venti, hai cultura ma fingi di essere un cafon, hai fatto l'editing e non lo dici, non lo hai fatto e dici di averlo fatto, parli al cuore della gente, sei un professionista, hai pagato l'editor free lance, l'editor di agenzia. Sei il cugino de 'sto c*zzo! Letterati come te ne nascono ogni cento anni: no! Poi si lamentano se l'editoria è in crisi! Ma basta, licenziateli!

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@Mister Frank Lo so, è bello illudersi che non sia vero e che un giorno una grande casa editrice leggerà e apprezzerà ciò che scriviamo. Non c'è niente di male, anzi magari è anche uno stimolo per continuare a scrivere. La realtà però è quella che ho descritto, e non si tratta di un'opinione: ho citato l'esperienza di un amico editor. Inoltre, come ho riferito nella discussione Mondadori, ho sentito con le mie orecchie un funzionario Mondadori dire che non era umanamente possibile anche solo gettare un'occhiata alla massa esorbitante di invii spontanei. Per le case editrici non si tratta solo di cattiva volontà: con il personale scarso che anche le grandi hanno a disposizione ci si limita a seguire i grandi nomi che vanno sul sicuro. Ripeto, a volte ci sono le eccezioni e magari può capitare anche a noi, ma è un po' come sperare nel Superenalotto...

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La tua risposta secca, e senza margine di dubbio, alla domanda se le grandi case editrici leggono gli invii spontanei è troppo semplice per me. Avrei concordato con te se la risposta fosse stata "sì, alcune leggono gli invii spontanei" oppure "no, non tutte leggono gli invii spontanei".

 

Qui sul forum ci sono scrittori esordienti ed emergenti che sono riusciti a pubblicare con Fanucci, Nord, Mondadori, Marsilio. Naturalmente sono solo alcuni degli utenti del forum che adesso ricordo e che non hanno un agente letterario.

 

Tu dici che sono stati fortunati? Sicuramente sono stati pubblicati perchè il loro manoscritto, tra la mole di materiale arrivato in casa editrice, ha attirato l'attenzione di un lettore esterno, un editor e/o un direttore di collana.

 

Tu dici che sono un illuso? Non so, forse è come dici tu: le grandi case editrici non leggono gli invii spontanei. Non inviamo più niente, tanto è inutile.

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10 ore fa, Mister Frank ha scritto:

Tu dici che sono un illuso? Non so, forse è come dici tu: le grandi case editrici non leggono gli invii spontanei. Non inviamo più niente, tanto è inutile.

Io credo che, comunque, continueremo ad inviare: cos'altro possiamo fare? La cosa migliore che ci possa capitare è imbatterci in una piccola CE, di quelle serie che selezionano, che, essendo agli inizi, legge e valuta tutto ciò che arriva. Per quanto riguarda le grandi e medie che, essendo oberate da enormi masse di arrivi spontanei, non hanno tempo o risorse umane sufficienti, basterebbe che dichiarassero di non accettare manoscritti. Non farlo vuol dire calcolare meno di zero gli aspiranti che perdono tempo ad inviare roba che nessuno leggerà. Chi non rispetta non merita di essere rispettato. Infatti, per quanto mi riguarda, il livello di rispetto nei confronti di un settore per cui non siamo niente è scarsissimo.

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11 ore fa, Marco Scaldini ha scritto:

ho sentito con le mie orecchie un funzionario Mondadori dire che non era umanamente possibile anche solo gettare un'occhiata alla massa esorbitante di invii spontanei. Per le case editrici non si tratta solo di cattiva volontà: con il personale scarso che anche le grandi hanno a disposizione ci si limita a seguire i grandi nomi che vanno sul sicuro. Ripeto, a volte ci sono le eccezioni e magari può capitare anche a noi, ma è un po' come sperare nel Superenalotto...

 

Sono d'accordo, ma mi chiedo: "Che senso ha pubblicare con un grande editore, quando poi non si hanno "le risorse" per rimanere su certi livelli?".

Io credo ancora nella gavetta.

Si devono fare piccoli passi, solo con l'esperienza si può essere notati e avere dei lettori. Non c'è niente di male a iniziare con i piccoli editori, a frequentare certi ambienti letterari, per poi trovare qualcuno che ci apprezzi per quanto fatto.

Questa voglia di ottenere "tutto e subito", non ha mai dato buoni risultati.

Io ho provato un po' con le agenzie letterarie e anche in quelle occasioni ho capito che, alla base, ci deve essere un "guadagno" e nessuno "investe". Capita, però, che chi riesce ad ottenere dei piccoli successi, possa poi essere contatto dalle grandi agenzie letterarie, le quali puntano su qualcosa di certo, invece che pescare dal mazzo. Lo stesso libro, prima rifiutato, viene poi ripreso in considerazione per il successo ottenuto. Gli autori, vincitori di concorsi letterari di un certo prestigio, possono essere contatti direttamente dai grandi dell'editoria. Bisogna riuscire a ritagliarsi un proprio spazio, senza bruciarsi, cosa molto facile quando pubblichi direttamente con una big, senza prima avere acquisito delle competenze. Sono del parere che quelli bravi non hanno bisogno nemmeno di proporsi ai grandi nomi, ma sono contattati direttamente dai grandi marchi (come è successo per alcuni che hanno provato il self publishing con ottimi risultati). Consiglio, inoltre, di non limitarsi a fare solo lo "scrittore", ma svolgere delle attività che permettano poi di accrescere il proprio bagaglio culturale, quindi, ben vengano giornalisti, insegnanti e ecc.

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1 minuto fa, TuSìCheVale ha scritto:

Consiglio, inoltre, di non limitarsi a fare solo lo "scrittore", ma svolgere delle attività che permettano poi di accrescere il proprio bagaglio culturale, quindi, ben vengano giornalisti, insegnanti e ecc.

Beh, per fare solo lo scrittore, per giunta senza essere famoso, bisogna che uno sia ricco, o almeno agiato, di suo. Secondo me, gli esordienti o aspiranti tali si dividono in due grandi categorie: i nullafacenti (giovani che non hanno un lavoro, o anziani pensionati) e quelli che, per vivere e magari mantenere una famiglia, fanno altro, a parte lo scrivere. E non è detto che debbano appartenere alle categorie citate: perché un agricoltore, un operaio, un impiegato al comune o alle poste non dovrebbero essere, a priori, in grado di scrivere? Il problema (uno dei molti problemi che affliggono questo settore di mercato) a mio avviso consiste nella difficoltà, da parte di una persona che normalmente è impegnata a tirare il carro del vivere quotidiano, nell'affrontare una serie di spese preliminari, di danaro e di tempo, che sembrano oggi indispensabili per chi voglia provare a vivere di scrittura, o comunque raggiungere un certo grado di notorietà. Pagarsi schede valutative, editing, la partecipazione a decine di concorsi, il vivere connessi ai social per procurarsi schiere di followers, pare che siano diventati requisiti inprescindibili per un decente esordio nell'attività scrittoria. Lo scrivere bene, il saper procurare coinvolgimento ed emozioni a chi legge, sono ormai qualità accessorie. E'' così che funziona, e a chi tocca nun se 'ngrugna.

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13 minuti fa, cheguevara ha scritto:

Secondo me, gli esordienti o aspiranti tali si dividono in due grandi categorie: i nullafacenti (giovani che non hanno un lavoro, o anziani pensionati) e quelli che, per vivere e magari mantenere una famiglia, fanno altro, a parte lo scrivere.

 

Sono d'accordo con te (y).

Ma esistono anche "scrittori" più famosi che possono rientrare in queste categorie :asd:

Ciao.

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1 ora fa, cheguevara ha scritto:

Per quanto riguarda le grandi e medie che, essendo oberate da enormi masse di arrivi spontanei, non hanno tempo o risorse umane sufficienti, basterebbe che dichiarassero di non accettare manoscritti.

Molte hanno chiuso la selezione, come le case editrici del gruppo Mauri Spagnol o Newton Compton; altre ricevono manoscritti solo in determinati periodi dell'anno, come Fazi; altre ancora chiedono solo i primi due, tre capitoli, così riducono i tempi e i costi di valutazione, come Marsilio. Affermare che i medio-grandi editori non leggono gli invii spontanei è una stronzata, ed è una stronzata perchè c'è sempre qualcuno viene letto e valutato, e nel caso selezionato per la pubblicazione.

 

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29 minuti fa, Mister Frank ha scritto:

Molte hanno chiuso la selezione, come le case editrici del gruppo Mauri Spagnol o Newton Compton; altre ricevono manoscritti solo in determinati periodi dell'anno, come Fazi; altre ancora chiedono solo i primi due, tre capitoli, così riducono i tempi e i costi di valutazione, come Marsilio. Affermare che i medio-grandi editori non leggono gli invii spontanei è una stronzata, ed è una stronzata perchè c'è sempre qualcuno viene letto e valutato, e nel caso selezionato per la pubblicazione.

 

Mettere in bocca a qualcuno cose che non ha detto, mi pare anche una stronzata. Non tutti i medio-grandi editori non leggono gli invii spontanei e alcuni chiudono e riaprono le selezioni a seconda delle esigenze. Molti invece, semplicemente si lasciano sommergere da manoscritti che mai saranno letti, perché se ne fottono del tempo e delle aspettative degli altri. E, comunque, mi sembra di non essere il solo ad esprimere certe considerazioni: il fatto che siamo in tanti a dire stronzate mi fa sentire meno solo e mi consola. 

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46 minuti fa, TuSìCheVale ha scritto:

 

Sono d'accordo con te (y).

Ma esistono anche "scrittori" più famosi che possono rientrare in queste categorie :asd:

Ciao.

Certamente. Io mi riferivo soltanto a chi, come me, non è famoso e sa che non lo diventerà mai - a prescindere dalle qualità scrittorie ottime o carenti - per la mancanza dei menzionati requisiti.

Un saluto.

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Sono costretto a ripetere che le mie affermazioni non sono mie opinabili opinioni, bensì dichiarazioni di addetti ai lavori. Poiché le illusioni sono dure a morire, rincaro la dose. Molti conosceranno il nome di Vanni Santoni, autore pubblicato da grandi case editrici e che si occupa appunto di scouting letterario. Poche settimane fa ha tenuto a Firenze un seminario su come un esordiente possa raggiungere la grande casa editrice. Sue testuali parole: inviare un manoscritto spontaneamente a una grande casa editrice è come mettersi la maglia del Milan e poi piazzarsi davanti a San Siro, sperando che ti facciano giocare. Adesso vogliamo dire che anche chi fa scouting per le grandi case editrici le spara grosse?

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18 ore fa, Edmund Duke ha scritto:

Su questo forum c'è Raimondi che ha inviato e l'hanno preso, ma è un caso sui miliardi di manoscritti pessimi che grazie alla diffusione dei computer arrivano loro ogni giorno.

https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/36135-19-considerazioni-sparse/

per chi vuole conoscere la storia di @MatRai.

Personalmente gli faccio un in bocca al lupo.

(chiusa parentesi OT :libro:)

Modificato da bwv582
Ho sistemato una frase.
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Se le medie-grandi case editrici non leggono gli invii spontanei, come da voi affermato con decisione, mi potreste dire educatamente come riescono le centinaia di autori senza agenzia agenzia letteria? Si parla di medie-grandi, e i cataloghi editoriali parlano chiaro: da La corte editore a NNEditore, da Delos a Imprimatur, gli autori sono tanti.

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45 minuti fa, Mister Frank ha scritto:

Se le medie-grandi case editrici non leggono gli invii spontanei, come da voi affermato con decisione, mi potreste dire educatamente come riescono le centinaia di autori senza agenzia agenzia letteria? Si parla di medie-grandi, e i cataloghi editoriali parlano chiaro: da La corte editore a NNEditore, da Delos a Imprimatur, gli autori sono tanti.

Chi ti informa se l'esordiente di turno pubblicato da una CE medio grande sia arrivato con un invio spontaneo, con una agenzia, tramite un editor collegato alla CE, o magari amico o raccomandato da qualcuno?

Magari ho detto una stronzata, magari mi becco un'altra freccetta rossa di cui non mi può fregare di meno!

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21 minuti fa, cheguevara ha scritto:

Chi ti informa se l'esordiente di turno pubblicato da una CE medio grande sia arrivato con un invio spontaneo, con una agenzia, tramite un editor collegato alla CE, o magari amico o raccomandato da qualcuno?

Qui sul forum ci sono le testimonianze di vari autori esordienti che hanno pubblicato con grandi case editrici tramite invio spontaneo. (Per esempio, Bwv ha inserito il link alla discussione di MatRai, esordiente Mondadori). Come già scritto, la lista può allungarsi ad altri utenti del forum che hanno pubblicato con NN, Fanucci, Nord, Corbaccio, ecc. Come già scritto, i suddetti libri non sono stati pubblicati tramite agenzia letteraria (qui sul forum ci sono anche autori che hanno pubblicato tramite agenzia letteraria con grandi editori, tra cui Rizzoli, Dea Planeta, Sellerio).

 

"O magari amico o raccomandato da qualcuno?".

Mi dispiace ma dopo questa tua illazione, davvero patetica, abbandono la discussione.

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59 minuti fa, Mister Frank ha scritto:

Mi dispiace ma dopo questa tua illazione, davvero patetica, abbandono la discussione.

Bene. Abbiamo assodato che dico stronzate e faccio illazioni patetiche. Ti ringrazio per le attenzioni a me personalmente rivolte, e mi dispiace che tu abbandoni la discussione: sento già la mancanza delle freccette rosse. Saluti.

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Io sono sempre più convinto che le mail letterarie delle grosse case editrici siano un modo per levarsi di torno gli esordienti. Quindi come ho già espresso, semplicemente, sempre che la mail non sia collegato al cestino, danno un occhio a quello che arriva. Ma è come sparare a distanza di dieci chilometri a uno sperando di beccarlo.

 

Quando poi vedo le storie vere su temi scottanti mi prudono le mani, perché li tratto anch'io ma io volevo fare lo scrittore e quindi ho scritto dei romanzi. Voglio dire, ma un Lillin chi se lo filava se non si fingeva un figlio di mafiosi/militare scappato dalla Soviet Union?

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21 ore fa, cheguevara ha scritto:

Bene. Abbiamo assodato che dico stronzate e faccio illazioni patetiche. Ti ringrazio per le attenzioni a me personalmente rivolte, e mi dispiace che tu abbandoni la discussione: sento già la mancanza delle freccette rosse. Saluti.

Meno male che è arrivata un'altra frecciarossa. Cominciavo a preoccuparmi!

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Tutti gli autori con cui ho parlato io che hanno pubblicato con CE importanti, l'hanno fatto tramite agenzia o conoscenze, e non intendo chissà quali intrallazzi, un semplice passa parola: magari frequenti un corso, una conferenza, conosci qualcuno che conosce qualcuno, ecc... Oppure hanno avuto successo con l'autopubblicazione e sono stati notati. In tutti questi casi è chiaro che la bravura di base ci deve essere, ma se non ti dai da fare per altre vie o non hai un colpo di fortuna pazzesco non serve a niente. Io ad esempio sto per pubblicare con una grossa CE, ma solo perché ho vinto un concorso, sono sicura al 99,9% che se avessi mandato lo stesso romanzo per invio spontaneo non ne avrei più saputo niente. Qui sul WD mi pare che si citano sempre gli stessi casi, ma che siano 1, 2 o 3, su più di 20000 rimane comunque desolatamente bassa come statistica.

Io non posso sapere se questa o quella CE legge gli invii spontanei, ma so per certo che alcune tra le big non lo fanno. Questo perché ho cominciato a tracciare le email (peccato che ci ho pensato tardi) e un paio risultano ancora da aprire, dopo più di due mesi. Le CE medie in genere le aprono, ma è comunque impossibile dire se poi leggano veramente il contenuto. Neanche l'avviso di avvenuta ricezione è una garanzia, perché parte in automatico, spesso quando l'email risulta ancora da aprire. Di recente ho scritto a una CE media, solo per chiedere informazioni sull'invio, ci hanno messo due settimane solo ad aprirla, ma non hanno risposto.

Bisogna considerare che quelli che pubblicano 20 o 30 libri l'anno spesso hanno pochi posti liberi, e magari già un'idea chiara sul tipo di romanzo con cui riempirli, quindi hanno già in mente un romanzo d'attualità, o un thriller, o un rosa, ecc. Magari un paio di posti li tengono per eventuali proposte interessanti di agenti e addetti ai lavori di fiducia. Se arriva quello che gli interessa in quel momento ci danno un'occhiata, altrimenti no (e qui entra in gioco solo la fortuna). Paradossalmente, può darsi che sia più facile (per modo di dire) pubblicare con Mondadori, che fa uscire una marea di libri, che con e/o o Fazi.

Questo non per criticare il modo di lavorare delle CE, che sono aziende e non talent-scout in cerca della nuova stella della narrativa, e quindi scelgono in base a calcoli di mercato. E' solo per dire che non bisogna scoraggiarsi. Se si invia a 15-20 CE e nessuna risponde, non vuol dire necessariamente che il libro non valga niente. Cinque probabilmente non leggeranno neanche l'email o la sinossi, altre cinque la leggeranno e vedranno subito che quella particolare storia al momento non interessa, due o tre magari leggeranno un paio di pagine per vedere come scrivi. Uno o due forse leggeranno i primi capitoli. In definitiva non è che il tuo libro non è piaciuto a 15 persone, ma alle uniche due che l'hanno effettivamente letto, e per motivi che magari esulano dal valore in sé.

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1 ora fa, Silverwillow ha scritto:

Qui sul WD mi pare che si citano sempre gli stessi casi, ma che siano 1, 2 o 3, su più di 20000 rimane comunque desolatamente bassa come statistica.

E' ciò che dovrebbe pensare qualsiasi persona di buon senso. Ma, in qualche caso, pare che il buon senso si sia preso una vacanza.

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Il 18/10/2019 alle 21:45, Caty ha scritto:

E va bene, c*zzo! Almeno lo dicessero! Sono stufa di scrivere sinossi in cui una vita stare in duemila battute. Non è serio. Sei un esordiente: no, non conti niente, troppo investimento per promuoverti. Hai un lungo curriculum, ma non sei una star: no, sei un fallito. Sei una star: ti misuro col metro e col compasso, i tempi cambiano, chissà, in attesa: no. Hai più di trent'anni: sei vecchio. Hai meno di trent'anni: devi crescere. Hai cultura: troppo letterario. Sei un cafone ignorante: che scrivi a fare, qui ci occupiamo di letteratura. Non hai fatto fare l'editing: no, il manoscritto deve essere perfetto, con la concorrenza che c'è!  L'hai fatto: ce ne fr*ghiamo, il talento non è una questione di grammatica: devi parlare al cuore della gente. Parli al cuore della gente: sei un dilettante sentimentale, la scrittura è tecnica e professionalità. Sei un prfessionista: sarai pure bravo, ma non basta per essere un artista. Paghi: prima l'editor free lance, poi l'editor di agenzia: 'sti c*zzi, non ascoltiamo nemmeno loro. Sei mio cugino: mica posso pubblicarti perché sei mio cugino! Sei un letterato che ne nasce uno ogni cento anni: non ci stai nelle nostre collane. Alla fine hai scritto una sinossi di 2000 battute, hai un curriculum di rispetto e sei una star,  hai meno di trent'anni e ne dimostri quaranta, hai più di trent'anni e ne dimostri venti, hai cultura ma fingi di essere un cafon, hai fatto l'editing e non lo dici, non lo hai fatto e dici di averlo fatto, parli al cuore della gente, sei un professionista, hai pagato l'editor free lance, l'editor di agenzia. Sei il cugino de 'sto c*zzo! Letterati come te ne nascono ogni cento anni: no! Poi si lamentano se l'editoria è in crisi! Ma basta, licenziateli!

 

:gokulol:     Sintesi lodevole e azzeccata. Brava!

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Il 19/10/2019 alle 13:56, Mister Frank ha scritto:

Si parla di medie-grandi, e i cataloghi editoriali parlano chiaro: da La corte editore a NNEditore, da Delos a Imprimatur, gli autori sono tanti.

 

Medie-grandi? Vabbè... (salvo solo NNE in questo elenco).

 

Il 19/10/2019 alle 12:08, Mister Frank ha scritto:

Molte hanno chiuso la selezione, come le case editrici del gruppo Mauri Spagnol o Newton Compton; altre ricevono manoscritti solo in determinati periodi dell'anno, come Fazi; altre ancora chiedono solo i primi due, tre capitoli, così riducono i tempi e i costi di valutazione, come Marsilio.

 

Curiosamente e inaspettatamente, alcune CE del gruppo Mauri Spagnol, che finora rimandavano inesorabilmente al concorso IoScrittore, sembrano avere riaperto il canale delle proposte editoriali dirette. Ovviamente non so dire se poi qualcuno leggerà gli invii per davvero o se saranno cestinati a stretto giro di posta, ma non vedo perché riaprire un canale precedentemente chiuso se non si intende utilizzarlo. 

Sicuramente ci sono Longanesi (https://www.longanesi.it/contattaci/) e Nord (https://www.editricenord.it/invia-manoscritti), due autentici leader di mercato nella categoria gialli/polizieschi/thriller. Anche Corbaccio, che però accetta solo il cartaceo (https://www.corbaccio.it/contatti).

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4 ore fa, L'antipatico ha scritto:

Longanesi e Nord accettavano anche l'anno scorso. Longanesi mandò anche a me la mail il giorno dopo, ma era assolutamente standard (Gentile autore...). Io ho provato con entrambe, ma la Nord purtroppo è tra quelle che non hanno mai aperto l'email, dopo quasi tre mesi... Tra l'altro chiedono in modo molto specifico l'invio di una selezione di capitoli, quindi mai avrei pensato che poi non li leggessero. A che scopo complicare la vita alla gente senza motivo? Se lo fai pro-forma chiedi la sinossi, o al limite un capitolo... Poi non lo so, magari guardano la posta 2-3 volte l'anno e io ho spedito subito dopo,  ma a quel punto se ne troveranno centinaia e dovranno davvero pagare qualcuno solo per aprire la posta.

Altre grandi CE secondo me leggono e rispondono un po' a caso. Una ragazza che conoscevo aveva ricevuto un rifiuto personale da Mondadori. Io il suo libro l'avevo letto come beta reader e, senza voler essere cattiva, non le hanno risposto perché era più brava e pur rifiutandola hanno visto un talento superiore. Per me si è trattato di un caso, hanno aperto la sua mail tra decine di altre. È un po' come giocare alla lotteria, ma siccome speriamo sempre nella possibilità di vincere, alla fine si gioca lo stesso. Per questo io continuerò a provare, se non costa niente, ma intanto mi rivolgo in modo più realistico anche alle CE medio-piccole serie, mi do da fare per cercare un agente e partecipo quando posso ai concorsi. Sperare nei miracoli va anche bene, farci conto no.

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Nel 99% dei casi no e quando rispondono sono messaggi automatici. L'editoria italiana è fallita ormai, bisogna spendere fior di quattrini per agenti, corsi, concorsi. Più si sborsa e più si hanno possibilità di farsi leggere. Purtroppo bisogna fare la gavetta, pubblicare anche 10 libri con case editrici piccole per poi dopo 20 anni pubblicare con una grande case editrice e vedere il proprio libro esposto in tutta Italia. 

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Chi ti fa spendere fior di quattrini tutto fa tranne farti arrivare a una grande casa editrice. E il libro esposto non in tutte le librerie ma in tutta Italia già con una media qualsiasi ce l'hai.

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