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Marco Scaldini

Le grandi case editrici leggono gli invii spontanei?

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11 ore fa, hyperion80 ha scritto:

Per esperienza personale, alcune "big" le prendono in considerazione soltanto quando si tratta di una proposta di traduzione. In quel caso, l'invio spontaneo viene spesso apprezzato, e sembra che magicamente l'email funzioni secondo i tempi di una società del 2020 (e non secondo i tempi delle epistole del 1700), tanto che la risposta può arrivare anche nel giro di un giorno. 

Davvero? Mi stupisce molto quello che dici. Condivido allora la mia esperienza di traduttrice perché credo sia interessante e riveli almeno in parte il modo di agire delle case editrici italiane. Io sono laureata in lingue straniere e ho un dottorato in Traduzione del testo letterario, nella mia vita quando ho partecipato a concorsi universitari puliti e ad esami di traduzione ho sempre avuto risultati eccellenti, eppure nessuna casa editrice grande o media mi ha mai considerata. Ho visto invece miei compagni di corso diventare traduttori per case editrici anche importanti, gente che era meno brava di me, addirittura una persona che aveva fatto l'esame di ammissione al dottorato con me ed era stata bocciata. Magari nel frattempo è diventata il genio della traduzione, ma magari no (e con l'età mi convinco sempre più che sia vera la seconda ipotesi). Sugli invii spontanei di manoscritti non ho abbastanza esperienza per potere dire qualcosa però mi sorge spontanea una domanda (ovviamente polemica): ma non ci siamo accorti che viviamo in Italia?

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Grazie @hyperion80   per le tue precisazioni. Naturalmente quando a suo tempo facevo le proposte di traduzione allegavo sia una scheda di presentazione dell'autore e dell'opera che una prova di traduzione di alcune cartelle. Immagino che la tua proposta sia di un'opera dall'inglese  (o sbaglio?). Le mie lingue di specializzazione sono invece il portoghese e lo spagnolo e le case editrici hanno i propri traduttori. Il mio rammarico e anche il tono polemico del mio intervento sta nel fatto che pare che aver studiato con ottimi esiti non abbia portato ad alcun risultato nel mio caso. Insomma, credo di essere una buona traduttrice e di avere le carte in regola per fare questo lavoro ma non ho potuto farlo, così come non ho potuto intraprendere la carriera universitaria non avendo raccomandazioni. Pazienza, lavoro comunque con le lingue: insegno nelle scuole superiori. Adesso mi sto avvicinando di nuovo al mondo dell'editoria come aspirante scrittrice, ma pesano le delusioni che ho avuto in passato con l'ambiente "intellettuale" italiano. Scusa lo sfogo!

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Il discorso è che la grande editoria ha dei precisi parametri qualitativi, che si apprendono per esempio nei corsi di scrittura creativa e che la maggioranza degli scribacchini non si prende la briga di studiare. Ecco spiegato il motivo per cui alle big si arriva "tramite agenzia": gli agenti seri selezionano i manoscritti sulla base di questi parametri, quindi un testo che arriva da un agente è già di per sé sinonimo di "roba buona".

Per il resto, parlando con Ilaria Tuti sembra che Longanesi abbia degli incaricati che leggono tutte le proposte spontanee inviate. Altro non so.

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8 ore fa, ivalibri ha scritto:

Grazie @hyperion80   per le tue precisazioni. Naturalmente quando a suo tempo facevo le proposte di traduzione allegavo sia una scheda di presentazione dell'autore e dell'opera che una prova di traduzione di alcune cartelle. Immagino che la tua proposta sia di un'opera dall'inglese  (o sbaglio?). Le mie lingue di specializzazione sono invece il portoghese e lo spagnolo e le case editrici hanno i propri traduttori. Il mio rammarico e anche il tono polemico del mio intervento sta nel fatto che pare che aver studiato con ottimi esiti non abbia portato ad alcun risultato nel mio caso. Insomma, credo di essere una buona traduttrice e di avere le carte in regola per fare questo lavoro ma non ho potuto farlo, così come non ho potuto intraprendere la carriera universitaria non avendo raccomandazioni. Pazienza, lavoro comunque con le lingue: insegno nelle scuole superiori. Adesso mi sto avvicinando di nuovo al mondo dell'editoria come aspirante scrittrice, ma pesano le delusioni che ho avuto in passato con l'ambiente "intellettuale" italiano. Scusa lo sfogo!

Ti capisco perfettamente, io lavoro in un ambiente dove non conta cosa sai fare, ma conta chi sei e amico di chi. La sensazione di essere di meno perché deciso da chi ha più conoscenze è una mortificazione difficile da ingoiare. Comunque sono positiva e io non mi arrendo! 

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Il 3/2/2020 alle 18:32, hyperion80 ha scritto:


Spesso è così, ma non necessariamente... può essere anche fuffa ben confezionata, che magari è giunta all'agenzia soltanto grazie a qualche amicizia "importante". Considerato poi che oggi i più grandi bestseller sono quelli di influencers, personaggi televisivi, calciatori e cuochi... di fuffa ben confezionata ce n'è davvero parecchia, e grande editore e agenzia letteraria non sono più sinonimo di "roba buona". Anzi, tendenzialmente, quanto più l'editore è grande, tanto più basso è il livello di qualità letteraria di gran parte del suo catalogo. 
 

 

Se ti riferisci a Mondadori allora ti do pienamente atto... ma considera che ci sono anche realtà editoriali serie quali GeMS. Non mi pare che il catalogo di Longanesi, tanto per citare un nome, annoveri della fuffa.

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47 minuti fa, hyperion80 ha scritto:

I più "seri" del GeMS sono rimasti Bollati Boringhieri e Guanda, ovvero quelli che continuano a pubblicare grandi classici del pensiero, e che anche nelle nuove uscite hanno mantenuto un certo "decoro" e una relativa impermeabilità alle logiche della società di massa, insieme a quell'altra felice eccezione che è Adelphi. 

 

Questi però sono anche dei brand piuttosto di nicchia.

Comunque, io i thriller migliori li leggo sempre in GeMS (guardando solo a questo genere, il libri sugli sfigati che spaccano mi è sfuggito proprio :D)

Purtroppo, occorre anche scendere a compromessi con la realtà editoriale del momento e fare delle scelte obbligate che assicurano il dovuto cash-flow. E ben venga il tutto, *se* poi parte delle loro strategie prevedano che l'impiego di questi utili vada a coprire il rischio "nomi nuovi"  e pubblicare belle storie.

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18 ore fa, hyperion80 ha scritto:

 l'editore è sempre più un mercante, e sempre meno un operatore culturale. 

 

Eh, purtroppo se vuoi - non dico "campare" - ma anche solo vendere discretamente devi adattarti alla domanda del mercato. Io impiegato un anno per scrivere e revisionare l'ultimo romanzo, con una storia intrigante che soprattutto "dà da pensare",ma poi mi sono reso conto che non è molto commerciabile. La gente si è lobotomizzata con social e reality.

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3 minuti fa, Foolwriter ha scritto:

purtroppo se vuoi - non dico "campare" - ma anche solo vendere discretamente devi adattarti alla domanda del mercato. Io impiegato un anno per scrivere e revisionare l'ultimo romanzo, con una storia intrigante che soprattutto "dà da pensare",ma poi mi sono reso conto che non è molto commerciabile. La gente si è lobotomizzata con social e reality.

La tua, @Foolwriter , è sicuramente una posizione condivisibile e in un certo senso anche saggia, però a me non piace l'idea di dovermi adattare al gusto commerciale  (con il rischio inoltre di non incontrare comunque il favore di chi mi legge e sceglie). Io voglio scrivere quello che mi piace, così come voglio leggere solo quello mi piace e magari scelgo case editrici che possono essere considerate di nicchia. Se il mio romanzo rimarrà nel cassetto, pazienza, me ne farò una ragione. Fermo restando che rispetto la tua scelta.

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28 minuti fa, hyperion80 ha scritto:

Negli anni '60 e '70 (ma anche negli '80 e i '90) ci sono stati gruppi rock che hanno fatto epoca e hanno venduto milioni di copie, e piccole etichette che sono diventate colossi grazie ad essi, ma ciò è avvenuto in primo luogo grazie alla loro inventiva,

 

Innovazione, capacità di affrontare il cambiamento... non è da tutti. Forse quelli erano altri tempi.

4 ore fa, ivalibri ha scritto:

a me non piace l'idea di dovermi adattare al gusto commerciale  (con il rischio inoltre di non incontrare comunque il favore di chi mi legge e sceglie)

 

Purtroppo se vuoi "emergere" e farti notare come scrittore, credo sia una scelta obbligata, oggi come oggi.

Comunque, pensa come ci sono rimasto io quando dopo mesi di accurato lavoro mi sento ripetere dagli agenti la stessa solfa ovvero che il particolare tema è poco commerciabile quindi - anche qualora fosse stilisticamente perfetto - difficilmente verrebbe preso in considerazione...

Vero, da una parte è stata anche colpa mia che non mi sono informato prima sugli sbocchi commerciali, ma ero così affascinato dall'idea che non ci avevo nemmeno pensato.

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2 ore fa, hyperion80 ha scritto:

Per motivi che sarebbero complessi da analizzare, siamo di fronte a un vero e proprio medioevo della cultura. 

 

Ecco, magari lasciamo stare il tanto vituperato Medioevo, che è stato un'autentica fucina di Cultura, con la C maiuscola. Basti pensare alla nascita delle università, solo per fare un esempio tra i tanti. ;)

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@hyperion80 La storia non si fa elevando a mito inattaccabile quello che ci piace e buttando nella spazzatura quello che a scuola ci hanno insegnato a disprezzare, come se ciò che segue fosse possibile senza ciò che lo ha preceduto.

Gli ignorantoni (a quanto pare) del Medioevo ci hanno regalato gli occhiali da vista, la stampa a caratteri mobili (sul finale, è vero), i mulini ad acqua e l'aratro pesante che resero possibile sfamare milioni di persone, l'orologio meccanico nel XIII secolo, e via elencando.

Parlando di arte e architettura, immagino che le chiese romaniche e quelle gotiche vadano considerate indegne dei rinascimentali, l'arco a sesto acuto robetta da istituto tecnico. Giotto e Cimabue erano dei principianti, Alighieri e Petrarca chi li ha mai sentiti nominare.

Lasciamo stare, ché forse è meglio. (e fine OT)

 

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Il 5/2/2020 alle 18:58, hyperion80 ha scritto:

Il discorso sarebbe lungo, ma in un certo senso la letteratura è sempre stata di "nicchia"... in fondo, tutti i problemi che abbiamo come scrittori - e che trovano espressione in questo forum - si originano dal fatto che c'è un surplus di scrittori, un surplus di editori, e anche e soprattutto un surplus di lettori che vogliono leggere soltanto pseudo-libri, e

 

Forse sono troppo ottimista ma non sono sicura che ci sia un surplus di scrittori.

Forse cent'anni fa ce n'erano molti di  meno però quante persone erano in grado di leggere un romanzo? Il tasso di analfabetismo era altissimo, molti riuscivano a leggere pochi e semplici testi e sui giornali si pubblicavano i romanzi a puntate che erano pieni di colpi di genio, avventure, episodi rocamboleschi per far sì che il lettore comprasse il prossimo numero. 

Temo che una volta lo scrittore guadagnasse semplicemente di meno, provenisse da una famiglia per lo più abbiente (ovvio, ovvio, ci sono molte eccezioni!) e la scrittura fosse più indipendente dal guadagno, sia dello scrittore che dell'editore. 

Anche  i calciatori negli anni '50 non guadagnavano quanto quelli di oggi. L'economia è completamente cambiata. 

Per me il problema di noi scrittori e dei nostri romanzi è soprattutto legato al ricavo che la CE può farne. In più c'è il passaggio attraverso l'agente, quindi una persona in più che vuole, giustamente, la sua fetta di guadagno e che non si accontenta di bricioline. 

Io sono molto attratta dalle CE emergenti, che devono darsi un'identità diversa rispetto a quelle grandi e che forse sono più aperte a sperimentazioni e prodotti di nicchia. 

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Questa discussione è davvero interessante e fornisce molti spunti di riflessione.

Forse, come qualcuno ha affermato nei precedenti interventi, il mercato editoriale italiano è saturo di fuffa, forse le case editrici dovrebbero giocare a fare meno i mercanti e concentrarsi sull'arte, forse se si facessero meno libri targati influencer e youtuber vari... Ecco, forse, qualcosa a proposito dei libri degli influencer e degli youtuber posso dirvela con certezza, avendo io qualche esperienza da ghostwriter: il mercato ha bisogno di questi libri come ha bisogno dei prodotti di qualità e questa è la realtà, che ci piaccia o no. Capisco la vostra reticenza, anche a me fanno abbastanza ribrezzo da starne alla larga, ma i libri dei questi discutibili personaggi non tolgono lavoro agli scrittori, viaggiano proprio su binari differenti (molto spesso, come nel mio caso, il prodotto parte dall'agenzia e solo dopo arriva alla casa editrice).

Quanto poi a:

Il 6/11/2019 alle 00:47, Folletto ha scritto:

Pensare che in Italia lo scouting diretto non esista e si debba sempre ricorrere a conoscenzine, amicizie, club comuni mi fa tremare i polsi pensando al futuro editoriale.

La seconda è la mia stima per tutti voi che pur di realizzare il vostro sogno scalereste anche l'Everest. Provo tenerezza e stima, mi auguro che riusciate in questa impresa anche se vedo un mondo editoriale menefreghista in tal senso. Il rispetto per i sogni è nullo

Come ho scritto più volte in questo forum, io sono tuttora una perfetta sconosciuta che esordirà tra qualche mese con le più rosee aspettative. Non pensate, quindi, che io voglia salire in cattedra e svelare chissà quali misteri - questo, posso prometterlo, non lo farò mai -, però ecco, una cosa ci tenevo a dirla. Smettiamola di pensare che in Italia lo scouting diretto non esista e che per arrivare un po' ovunque serva sempre quell'aiutino magico fatto di conoscenze, amicizie ecc. Forse il rispetto per i sogni è davvero nullo, ma io vedo tante persone che non ci credono neanche. Se quello che si cerca è una mano amica che vi dica «vieni con me, ti mostro io la strada», sicuramente siete fuori strada. E non solo nell'ambito editoriale, ma dappertutto.

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Grazie @miwalolita per il tuo intervento incoraggiante. Mi fa davvero piacere leggere la tua testimonianza e sapere che è possibile coronare un sogno contando solo sulle proprie forze.

9 minuti fa, miwalolita ha scritto:

Smettiamola di pensare che in Italia lo scouting diretto non esista e che per arrivare un po' ovunque serva sempre quell'aiutino magico fatto di conoscenze, amicizie ecc. Forse il rispetto per i sogni è davvero nullo, ma io vedo tante persone che non ci credono neanche.

Qualche post più sopra io ho espresso le mie riserve su questo basandomi non sulle mie esperienze di aspirante scrittrice, che sono troppo poche per esprimere un'opinione, ma su altri contatti avuti con l'ambiente intellettuale italiano. Intendo in particolare l'università e di riflesso anche le case editrici. Su questo un'opinione posso esprimerla e da quanto ho visto io la situazione non è marcia, è marcissima, ai limiti dell'indecenza. 

Faccio anche un'altra riflessione a margine. Ho visto che spesso si citano libri di influencer, youtuber, ecc quando si parla di libri commerciali di bassa qualità. Ti dirò che su questo sono d'accordo con te: non sono questi i libri a togliere spazio alle nuove voci. Hanno un mercato a parte. Quello che mi preoccupa infatti non sono loro, ma quella grossa quantità di volumi che si stampano e che magari sono prodotti ben confezionati ma che non aggiungono nulla a quanto è già stato scritto. Libri che ripetono un modello che funziona su temi triti e ritriti.

Comunque la tua esperienza fa ben sperare!

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Il 9/2/2020 alle 17:21, miwalolita ha scritto:

Come ho scritto più volte in questo forum, io sono tuttora una perfetta sconosciuta che esordirà tra qualche mese con le più rosee aspettative.

Ti auguro il meglio.

Il 9/2/2020 alle 17:21, miwalolita ha scritto:

avendo io qualche esperienza da ghostwriter

immagino tu qualcuno nel mondo editoriale lo conosca. Un esordiente assoluto, almeno per me, è un poveretto che invia alla casella di posta della ce il proprio manoscritto. Sia chiaro, e sottolineo, non mi permetterei mai di sostenere che tu sia stata pubblicata per conoscenze, anche se fosse non ci sarebbe nulla di male. Il mio post di prima era riferito ad altre categorie di conoscenze, di altro tipo. Eh si, purtoppo dubito tu riceva la stessa pubblicità e la stessa assistenza del fratello, amico fraterno dello scrittorone famoso.

Il sostenere che non si fa scouting non è

disfattismo, è realismo.

Quanti esordienti assoluti hai visto pubblicati con grandi ce quest'anno? Intendo quei poveri sognatori che come unico contatto con la ce hanno un indirizzo mail. Sicuramente pochi.

Quanti, invece, esordienti ammanicati nel mondo editoriale o nei giri che contano?

Spesso, "Esordiente" è una parola vaga, alle volte indica semplicemente uno che non ha mai pubblicato un libro, ma non un outsider. Ex sceneggiatori cinematografici, ex autori televisivi, ex editor, ex correttori di bozze. Esordienti, non esordienti outsider. Gente che il proprio manoscritto può appoggiarlo sulla scrivania del direttore editoriale, non nel buco nero ultraintasato di una casella di posta elettronica.

Insomma, la valigia piena di sogni, per l'appunto, è piena di sogni e basta.

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Il ‎07‎/‎02‎/‎2020 alle 12:46, Elisah15 ha scritto:

 

Forse sono troppo ottimista ma non sono sicura che ci sia un surplus di scrittori.

Forse cent'anni fa ce n'erano molti di  meno però quante persone erano in grado di leggere un romanzo? Il tasso di analfabetismo era altissimo, molti riuscivano a leggere pochi e semplici testi e sui giornali si pubblicavano i romanzi a puntate che erano pieni di colpi di genio, avventure, episodi rocamboleschi per far sì che il lettore comprasse il prossimo numero. 

Temo che una volta lo scrittore guadagnasse semplicemente di meno, provenisse da una famiglia per lo più abbiente (ovvio, ovvio, ci sono molte eccezioni!) e la scrittura fosse più indipendente dal guadagno, sia dello scrittore che dell'editore. 

Anche  i calciatori negli anni '50 non guadagnavano quanto quelli di oggi. L'economia è completamente cambiata. 

Per me il problema di noi scrittori e dei nostri romanzi è soprattutto legato al ricavo che la CE può farne. In più c'è il passaggio attraverso l'agente, quindi una persona in più che vuole, giustamente, la sua fetta di guadagno e che non si accontenta di bricioline. 

Io sono molto attratta dalle CE emergenti, che devono darsi un'identità diversa rispetto a quelle grandi e che forse sono più aperte a sperimentazioni e prodotti di nicchia. 

Il surplus di scrittori, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti. E il numero dei lettori è in calo verticale da decenni. E' vero che oggi tutti sanno leggere e scrivere, anche se l'analfabetismo di ritorno è un fenomeno conclamato: un'ampia parte non è in grado di capire quello che legge. C'è gente che sì e no ha letto dieci libri nell'intero corso della sua vita, che cerca di farsi strada come scrittore ed esiste un mercato che a questo la incoraggia. Se non sei padrone di grammatica, sintassi e di quella strana bestia chiamata "consecutio temporum" (che cxxxo sarà mai?), poco male, pagati un editing e il problema è risolto. Pubblicherai (forse) con una piccola CE, piazzerai le tue trenta copie e il tuo ego sarà gratificato. Questi sono i tempi, altro che Medioevo! 

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4 ore fa, cheguevara ha scritto:

Questi sono i tempi, altro che Medioevo! 

All'epoca il testo doveva revisionartelo l'abate, gratuitamente. Chissà cosa avrebbe detto un Bernardo di Chiaravalle a proposito di show dont'tell, d eufoniche e tempi lunghi. Immagino non ci fosse il concorso IoAmanuense.

Che tempi grami!

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7 ore fa, Folletto ha scritto:

Quanti esordienti assoluti hai visto pubblicati con grandi ce quest'anno? Intendo quei poveri sognatori che come unico contatto con la ce hanno un indirizzo mail.

Alzo la mano, è qui presente davanti a te: IO.

Ho, sì, esperienza come ghostwriter, ma è arrivata DOPO aver utilizzato quell'unico contatto, come dicevi tu, l'indirizzo email non datomi da un amico di amici di amici di conoscenti, ma visibile su di un sito web.

 

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Allora, non tutte le CE leggono gli invii spontanei, anche se danno questa possibilità. La mole di lavoro è troppa e quindi mettono i manoscritti in attesa, attesa che termina quando si assumono editor che devono fare pratica, stagisti di redazione o si collabora con lettori esterni.

Parlando con alcuni editor di grandi CE ho capito che il tempo è poco, il lavoro è molto e le risorse economiche le devono amministrare in maniera più proficua. Tra l'altro tutti si sono lamentati dell'invio random che intasa la segreteria. Ora so che chi frequenta questo forum lo sa e studia il catalogo delle case editrici, ma ancora oggi ci sono scrittori che inviano senza assicurarsi se il romanzo rientri nella linea editoriale richiesta. E questo fa tendenzialmente avere sfiducia negli invii spontanei che vengono visti come una perdita di tempo dalla redazione. Non per tutti è così, questo è vero.

Un'altra cosa che è saltata fuori è che ultimamente anche alcuni piccoli agenti letterari tendono a inviare tanti testi senza selezionare quelli più adatti. Anche questo è un atteggiamento che fa restringere il campo, e le grandi CE si affidano sempre più spesso solo a grandi agenti conosciuti o a colleghi affidabili.

Alla fine il problema è sempre lo stesso, se si usano male le possibilità che si hanno poi si creano dei meccanismi che danneggiano tutti.

Comunque, per mia curiosità chi ha pubblicato con NN editore con invio spontaneo?

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17 ore fa, miwalolita ha scritto:

Alzo la mano, è qui presente davanti a te

Complimenti! <3

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Il 13/2/2020 alle 08:22, Eunice ha scritto:

Un'altra cosa che è saltata fuori è che ultimamente anche alcuni piccoli agenti letterari tendono a inviare tanti testi senza selezionare quelli più adatti. Anche questo è un atteggiamento che fa restringere il campo, e le grandi CE si affidano sempre più spesso solo a grandi agenti conosciuti o a colleghi affidabili.

 

Quoto e sottoscrivo in toto!

Porto ad esempio la mia esperienza con una sedicente "agenzia letteraria" spilla soldi di cui per pietà non faccio il nome: maledetta quella volta che mi sono lasciato infinocchiare!

E poi ebbero pure la faccia tosta di dirmi che avevano spedito il testo pure alle big ma che i tempi erano biblici etc etc... 

Eh certo: figurati se una big prende in considerazione i disonesti. 

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Il ‎14‎/‎02‎/‎2020 alle 19:09, Foolwriter ha scritto:

Eh certo: figurati se una big prende in considerazione i disonesti. 

Sinceramente e purtroppo, credo che a una big del fatto che un agente letterario sia o meno onesto, non gliene possa fregare di meno.

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Il 20/2/2020 alle 20:54, cheguevara ha scritto:

Sinceramente e purtroppo, credo che a una big del fatto che un agente letterario sia o meno onesto, non gliene possa fregare di meno.

 

L'onestà, ovvio, è la prima cosa però un Agente rinomato e selettivo è preso sempre in considerazione. Il problema è che negli ultimi anni sono sbocciate dal nulla così tante realtà editoriali, per lo più composte da persone con poca esperienza nel settore, che trovo molto difficile che un grande Editore possa dar loro fiducia.

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Scriveva Umberto Eco nella prefazione di un libro di Fabio Mauri: “Chi invia manoscritti a una casa editrice è condannato ipso facto alla non pubblicazione. Scrivere richiede tempo, umiltà e pazienza. Cosa che il manoscrittaro d’assalto non ha. Non accetta l’idea che Kant abbia pubblicato la Critica della ragion pura quando si approssimava alla sessantina. Perché non sa quanto Kant avesse scritto prima, dapprima in sordina, poi per circoli di lettori specializzati sempre più ampi, umilmente, senza pretendere subito di essere l’autore della rivoluzione copernicana della filosofia moderna. Mandare manoscritti a una casa editrice significa dichiarare ad alta voce che si è meritatamente ignoti. Ma per fortuna la gente manda manoscritti, condannandosi alla rovina.” :asd:

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Il 21/10/2019 alle 01:00, Artemisia Winter ha scritto:

E invece, dopo un sacco di invii spontanei sempre finiti nel vuoto (un paio persino cartacei... che spreco di soldi e pure di alberi :facepalm:) contatti con agenti, self publishing di successo,

Mi rincuora leggere la tua testimonianza. Racconti che hai scritto self publishing di successo, mi piacerebbe quindi conoscere il tuo parere sul self. Ho sentito spesso die in giro che le CE e gli agenti letterari seri non prendono in considerazione autori che nel loro curriculum hanno opere pubblicate in self, ma la tua testimonianza sembrerebbe sfatare questa credenza. In base alla tua esperienza puoi raccontarmi qualcosa di più?

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Ciao @EvaK! Grazie per avermi taggata.

Ti confermo che no, il self non inficia in alcun modo pubblicazioni di prestigio. Sono rappresentata da una delle più importanti agenzie letterarie italiane (se vuoi chiarimenti scrivimi pure in privato) e sia io che altri autori dell'agenzia abbiamo affrontato pubblicazioni in self, senza per questo veder sfumare opportunità di altro genere. Ci sono tanti motivi per cui si può pubblicare in self, anche per un autore affermato: diritti, bisogno di soldi veloci (il self se vendi è molto ben remunerato e i soldi arrivano quasi subito) bisogno di allargare il bacino di lettori, testo non facilmente piazzabile per un qualche motivo (si discosta dalla propria produzione, è breve, non viene cercato dalle ce in quel periodo, non arriva il contratto che vorresti... solo per dirne alcune).

Il self, specie se fatto in modo professionale, non costituisce una discriminante. Ti dico anche che io stessa in passato mi sono fatta tante paranoie, invece con l'agente giusto e un romanzo in cui credevo, è stato tutto "facile" (ovviamente lo virgoletto, nel senso che come ti spiegavo ci sono voluti anni di lavoro, però dal momento in cui le cose sono girate nessuno è venuto a guardare il mio curriculum, o tanto meno come sento dire a volte che fossi una vip o una influencer... sebbene anche io in passato abbia pensato che avere pochi follower a livello social di questi tempi potesse penalizzarmi). 

Invece, semplicemente, penso che contino il libro giusto al momento giusto. Tutto il resto, esordiente, vip, seguito, sconosciuto, self publisher, decimo romanzo, primo romanzo eccetera, sono quasi più paranoie che ci facciamo noi. Questo in base alla mia esperienza, ma anche al pensiero della mia agenzia stessa. 

Io ho tanti romanzi all'attivo, alcuni anche con grosse ce ma solo in digitale, e temevo che aver pubblicato già tanto fosse una discriminante (Né voce nuova, né una che ha sfondato per intenderci) ma a quanto pare, non è stato un problema nemmeno quello... eppure io quante volte ci ho pensato e l'ho temuto, magari ascoltando persone che in realtà ne sapevano meno di me! 

Ti dico che per me il self è stato una bella esperienza, ho venduto moltissimo e guadagnato. Non mi è però servito per farmi notare da una ce: nessuna, infatti, mi ha mai contattata dal self, anche quando ho scalato la classifica arrivando ai primi posti assoluti. I miei contatti sono arrivati altrove e in altro modo. Poi so benissimo invece che tante persone sono state notate proprio dal self publishing, anche a diverse mie amiche è successo. Per cui c'è anche quella strada. 

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43 minuti fa, Artemisia Winter ha scritto:

Ti confermo che no, il self non inficia in alcun modo pubblicazioni di prestigio.

Grazie per la risposta. E' rincuorante <3

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