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Marco Scaldini

Le grandi case editrici leggono gli invii spontanei?

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Ho avviato questa discussione e pensavo di aver apportato dati di fatto inoppugnabili. Ho citato un amico editor che mi ha riferito come alla Giunti non leggano gli invii spontanei. Ho citato (anche qui di prima mano) Vanni Santoni, autorevole scrittore e scout letterario per grandi case editrici, il quale ha asserito recisamente che l'invio spontaneo non viene considerato dalle big. Aggiungerò la mia testimonianza personale: ho pubblicato quattro libri con una grande casa editrice e non ci sono arrivato tramite invio spontaneo. Gli addetti ai lavori all'interno di detta casa editrice mi hanno confermato come l'invio spontaneo non sia preso in considerazione. Eppure tutto ciò è inutile. Dalle (legittime) freccette rosse che continuano ad apparire sotto i miei interventi mi rendo conto come per alcuni coltivare (legittime) illusioni sia più facile che affrontare la realtà.

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22 minuti fa, Marco Scaldini ha scritto:

Ho avviato questa discussione e pensavo di aver apportato dati di fatto inoppugnabili. Ho citato un amico editor che mi ha riferito come alla Giunti non leggano gli invii spontanei. Ho citato (anche qui di prima mano) Vanni Santoni, autorevole scrittore e scout letterario per grandi case editrici, il quale ha asserito recisamente che l'invio spontaneo non viene considerato dalle big. Aggiungerò la mia testimonianza personale: ho pubblicato quattro libri con una grande casa editrice e non ci sono arrivato tramite invio spontaneo. Gli addetti ai lavori all'interno di detta casa editrice mi hanno confermato come l'invio spontaneo non sia preso in considerazione. Eppure tutto ciò è inutile. Dalle (legittime) freccette rosse che continuano ad apparire sotto i miei interventi mi rendo conto come per alcuni coltivare (legittime) illusioni sia più facile che affrontare la realtà.

Che ci vuoi fare? C'è chi afferma che la terra è piatta, che la shoah è un'invenzione, che il cambiamento climatico non esiste. Sono molti (troppi) quelli che credono in ciò in cui è comodo credere. E' sempre andata così, tra noi umani.

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16 ore fa, Mafra ha scritto:

Che tristezza! Io l’ho capito da tempo. Ritengo però sia un meccanismo inaccettabile che per essere presi in considerazione si debbano sborsare soldi in corsi che hanno la presunzione d’insegnare la scrittura. In realtà anche le riviste, non soltanto le CE, secondo me, sono parte di questo assurdo gioco. Tu @Elisah15 dici che ti dispiace non averci pensato prima, a iscriverti a un corso di scrittura, e forse hai ragione. Ma io voglio continuare a illudermi che la scrittura sia un sacro fuoco che ti arde dentro e che non possa essere barattato come una qualsiasi merce di scambio. Sarò antiquata, idealista, romantica, sono disposta anche ad accettare critiche aspre, ma ripeto, è assai triste che si debba scendere a tali compromessi per poter pubblicare. È lo specchio della meschinità del nostro tempo. Rispetto la tua scelta ma non la condivido.

@Mafra rispetto ogni forma di approccio alla scrittura; ogni artista si esprime in modo diverso e se non fosse così tutti i romanzi sarebbero appiattiti su sintassi e storie (e purtroppo già capita), gli autori direbbero le stesse cose, la letteratura sarebbe ovvia. Ciò non toglie che rispetto all'invio spontaneo o alla frequentazione di fiere e presentazioni (pardon, non sono così ricca e nemmeno sociofobica, ma lavoro e scrittura mi portano via anche il penultimo respiro) mi sembra che una scuola ti aiuti ad ottimizzare il tempo (per i miei obblighi di vita, una vera ossessione). In una scuola impari se la tua storia è solida, se i tuoi personaggi sono forti, se non ci sono incongruenze. Imparare le regole della narrazione contemporanea aiuta a capire come sbarellarle. 

Come dicevo sopra, alla fine pubblicherò con una buona CE nazionale ma il mio sacro fuoco - tutto mio senza aiutini di amici agenti/editor/inseriti nel mondo dell'editoria - ha avuto un lento periodo di carburazione. Dieci anni fa sarei stata molto più felice.

 

 

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12 ore fa, Marco Scaldini ha scritto:

Aggiungerò la mia testimonianza personale: ho pubblicato quattro libri con una grande casa editrice e non ci sono arrivato tramite invio spontaneo.

Da parte mia ti ringrazio per la testimonianza che ti fa onore. Se posso chiedere, c'eri arrivato tramite agenzia o conoscenze personali?  

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@lapidus Né agenzie né conoscenze personali, piuttosto conoscenze professionali. Lavorando già come traduttore editoriale per una grande casa editrice, ho potuto sottoporre direttamente all'editor il mio lavoro.

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Ci tengo a precisare che il mio intervento non era finalizzato ad esaltare l’invio spontaneo come il mezzo che porti alla pubblicazione. Ho smesso di crederci già da un pezzo, e in fondo non ci ho mai creduto. Non sono fra coloro che s’illudono di risolvere  tutto per magia inviando un manoscritto per email. Piuttosto, come ha detto @AdStr, mi posiziono fra quelli che s’interrogano sulla strada da percorrere per raggiungere il risultato, pur sapendo che forse non ci riusciranno mai. Riguardo alle scuole di scrittura, @Elisah15, io non ho inteso criticarle in sé e per sé, riconosco che possano essere utili a insegnare qualcosa ( di certo non tutto), e che chi desidera le possa frequentare per i motivi più svariati. Quello che io critico è il sistema che ruota intorno a queste scuole, che tu stessa ci hai illustrato senza mezzi termini. Non ritengo giusto che chi le frequenta debba avere una corsia preferenziale per pubblicare e chi invece non le frequenta, magari più dotato, sia destinato in gran parte a restare nell’anonimato. E non mi riferisco di certo a me, non ho questa presunzione, ma ai tanti bravi scrittori che non frequentano scuole, non conoscono editor né agenti, e magari vivono in posti sperduti,  lontano dai centri della cultura. Tutto qui. Purtroppo, però, così va il mondo e ce ne dobbiamo fare una ragione.

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2 ore fa, Mafra ha scritto:

Quello che io critico è il sistema che ruota intorno a queste scuole, che tu stessa ci hai illustrato senza mezzi termini. Non ritengo giusto che chi le frequenta debba avere una corsia preferenziale per pubblicare e chi invece non le frequenta, magari più dotato, sia destinato in gran parte a restare nell’anonimato.

Lo so @Mafra e ti do ragione. Il fatto è che le CE non fanno più lo scouting  tramite i loro redattori interni (immagino per tagliare i costi) e quindi cercano attraverso le riviste, le scuole, i concorsi. Non la trovo certo una bella situazione ma se prendi il mondo dell'arte, ci sono molte somiglianze. Arrivi alle grandi mostre internazionali solo se sei appoggiato da una galleria forte. Come ci arrivi alla galleria Colpo di fortuna: vieni  per caso da un collezionista e che ha agganci nella galleria. Oppure puoi inviare il tuo book di foto (è proprio molto simile ai nostri invii spontanei alle CE). Oppure puoi cominciare dalle piccole mostre collettive nella speranza che qualcuno ti veda e ti chieda di partecipare, a tue spese, a una collettiva un po' più importante. Oppure frequenti un'Accademia rinomata con esposizione finale dei lavori degli studenti che in genere vengono tenute d'occhio da critici e galleristi medi. 

Che i maggiori galleristi vadano a cercare nuovi artisti nelle collettive minori magari in città di provincia è altamente improbabile (ma non impossibile). 

Temo di aver perso molte illusioni negli ultimi anni e di aver capito che ci sono sistemi chiusi in ogni settore artistico. Che poi chiuso non voglia dire monolitico e che tutte le eccezioni siano possibili, questo per fortuna ancora c''è. 

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E aggiungo: Yasmina Reza (l'autrice di Carnage) in una conferenza ha detto che legge dei libri bellissimi di autori che stima e che considera potenti, ma che vendono pochissimo. 

Nemmeno la pubblicazione ti dà la certezza di uscire dall'anonimato. E per pubblicare un secondo libro, se vendi poche centinaia di copie, ti tocca ricominciare daccapo. 

Credo che essere realisti aiuti a compiere passi più misurati, soprattutto più pianificati. 

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Giuste considerazioni, quelle di @Elisah15. Molti credono che pubblicare con una grande casa editrice sia un punto di arrivo. Tutt'altro. Rimani sempre e soltanto uno dei tanti. E anche le grandi oggi si spendono poco per la promozione, specialmente degli autori sconosciuti. Se poi il tuo libro vende poco, vieni spostato alla voce perdite e le tue opere successive vengono rifiutate dal tuo editore senza che neppure le abbia lette.

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Il 24/10/2019 alle 20:15, Marco Scaldini ha scritto:

Ho avviato questa discussione e pensavo di aver apportato dati di fatto inoppugnabili. Ho citato un amico editor che mi ha riferito come alla Giunti non leggano gli invii spontanei. Ho citato (anche qui di prima mano) Vanni Santoni, autorevole scrittore e scout letterario per grandi case editrici, il quale ha asserito recisamente che l'invio spontaneo non viene considerato dalle big. Aggiungerò la mia testimonianza personale: ho pubblicato quattro libri con una grande casa editrice e non ci sono arrivato tramite invio spontaneo. Gli addetti ai lavori all'interno di detta casa editrice mi hanno confermato come l'invio spontaneo non sia preso in considerazione. Eppure tutto ciò è inutile. Dalle (legittime) freccette rosse che continuano ad apparire sotto i miei interventi mi rendo conto come per alcuni coltivare (legittime) illusioni sia più facile che affrontare la realtà.

Da mettere come primo post in ogni discussione del forum (y)

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Oggi è uscita sul Corriere questa interessante intervista a De Carlo:

https://www.corriere.it/cronache/19_ottobre_27/10-interni-10-interni-personcorriere-web-sezioni-b01780fa-f8f1-11e9-8af8-3023352e2b21.shtml

C'è un passaggio in cui dice che all'inizio aveva provato a inviare spontaneamente alle case editrici e mai nessuno gli ha risposto, poi è stato introdotto nell'ambiente nientemeno da Italo Calvino.

E stiamo parlando di 30 anni fa :facepalm:

 

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Il 24/10/2019 alle 20:15, Marco Scaldini ha scritto:

Eppure tutto ciò è inutile. Dalle (legittime) freccette rosse che continuano ad apparire sotto i miei interventi mi rendo conto come per alcuni coltivare (legittime) illusioni sia più facile che affrontare la realtà.

Per quanto possa valere, ho apprezzato e condiviso ogni tuo intervento su questa discussione. Le illusioni sono dure a morire. E lo sono anche le fremette rosse!

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Cito una "mia" esperienza. Magari si tratta di un'eccezione alla regola, non lo so, ma è successo. 

Ho un caro amico che ha scritto un libro bellissimo. Ha mandato per tre anni a diverse case editrici il suo manoscritto senza mai ricevere risposta. Dopo tre anni, quando ormai non se lo aspettava più, riceve una telefonata da Feltrinelli!

Ora il suo romanzo è in libreria :)

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15 ore fa, Fourby79 ha scritto:

Cito una "mia" esperienza. Magari si tratta di un'eccezione alla regola, non lo so, ma è successo. 

Ho un caro amico che ha scritto un libro bellissimo. Ha mandato per tre anni a diverse case editrici il suo manoscritto senza mai ricevere risposta. Dopo tre anni, quando ormai non se lo aspettava più, riceve una telefonata da Feltrinelli!

Ora il suo romanzo è in libreria :)

Non metto in dubbio che sia successo, come sono certo che si tratti di un'eccezione alla regola. A volte, a decidere che la persona giusta si trovi tra le mani il tuo libro nel posto e nel momento giusto, è soltanto la fortuna. 

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4 ore fa, cheguevara ha scritto:

Non metto in dubbio che sia successo, come sono certo che si tratti di un'eccezione alla regola. A volte, a decidere che la persona giusta si trovi tra le mani il tuo libro nel posto e nel momento giusto, è soltanto la fortuna. 

Ciao. Probabilmente hai ragione, come dicevo non ne so nulla delle dinamiche dell'editoria. Il caso diretto di questo amico, che ha pubblicato un libro con Feltrinelli dopo tre anni che mandava manoscritti, potrebbe essere effettivamente frutto della fortuna (c'è da dire che senza la sua tenacia, anche la fortuna avrebbe potuto far poco: il manoscritto nelle mani della persona giusta al momento giusto non ci sarebbe mai arrivato). Prima di questo libro aveva pubblicato un altro romanzo, sempre con un invio spontaneo, presso una casa editrice più piccola (ma si parla di molti anni fa). Comunque sia, sono d'accordo sul fatto che questa non sia la via più "economica" per chi vuol fare lo scrittore professionista.

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19 minuti fa, Fourby79 ha scritto:

Comunque sia, sono d'accordo sul fatto che questa non sia la via più "economica" per chi vuol fare lo scrittore professionista.

No, no, io invece penso che quella degli invii spontanei sia proprio l'unica via economica, anche se il risultato, se arriva, richiede tempi biblici. Le altre strade ufficialmente praticabili che, escludendo l'editoria a pagamento, sono quella delle agenzie e quella degli editor, costano non poco: dando una scorsa alle varie discussioni sul tema scoprirai cose, per te nuove, che potranno esserti molto utili per scansare le trappole ed evitare di essere attratta dagli specchietti per le allodole all'uopo predisposti. Con i migliori auguri che tu possa, comunque realizzare le tue aspettative.

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16 minuti fa, cheguevara ha scritto:

No, no, io invece penso che quella degli invii spontanei sia proprio l'unica via economica, anche se il risultato, se arriva, richiede tempi biblici. Le altre strade ufficialmente praticabili che, escludendo l'editoria a pagamento, sono quella delle agenzie e quella degli editor, costano non poco: dando una scorsa alle varie discussioni sul tema scoprirai cose, per te nuove, che potranno esserti molto utili per scansare le trappole ed evitare di essere attratta dagli specchietti per le allodole all'uopo predisposti. Con i migliori auguri che tu possa, comunque realizzare le tue aspettative.

Grazie per le indicazioni, andrò sicuramente a vedere i post. Con metodo "economico" mi riferivo all'impiego razionale del tempo e dei mezzi disponibili. Ora sono curiosa però di andare a leggere cosa avete già scritto sull'argomento. 

Personalmente non ho mai cercato di arrivare alle case editrici, non l'ho mai vista come una via possibile per me.

Mi piace poter condividere quello che scrivo. In linea generale mi piace l'atto della condivisione. Il massimo che ho fatto è stato pubblicare da sola un e-book su Amazon, ma generalmente pubblico brani sui social. Forse però, sto andando fuori  tema rispetto all'argomento del post  :)

Grazie ancora per le indicazioni. 

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2 ore fa, cheguevara ha scritto:

Le altre strade ufficialmente praticabili che, escludendo l'editoria a pagamento, sono quella delle agenzie e quella degli editor, costano non poco:

Hai lasciato fuori i concorsi che sono la via più veloce visto che spesso arrivano alla pubblicazione anche i finalisti (DeA Planeta, Neri Pozza, Calvino). I costi di partecipazioni sono davvero bassi

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18 minuti fa, Elisah15 ha scritto:

Hai lasciato fuori i concorsi che sono la via più veloce visto che spesso arrivano alla pubblicazione anche i finalisti (DeA Planeta, Neri Pozza, Calvino). I costi di partecipazioni sono davvero bassi

Hai ragione. Sarà che quelli importanti prevedono la spedizione del cartaceo e gli altri tendono comunque a incamerare i cosiddetti diritti di segreteria, che vanno dai 20 ai 50 Euro. inoltre spesso vengono posti vincoli, del tipo che quel libro non deve aver partecipato ad altri concorsi, oppure vincolo di esclusiva, e affini. Sarà che nel campo delle competizioni - non in tema librario - ho già dato, e parecchio. Certo, ho lasciato fuori i concorsi, sbagliando, soltanto perché a me non piace con-correre, perché le corse preferisco farle in solitaria. Ma ciò che non piace a me può piacere a tanti altri, ed è normale che sia così.  

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Sui concorsi posso dire per esperienza diretta che funzionano, ma bisogna sceglierli con cura. Io cerco di evitare quelli a pagamento, o che mettono in palio pubblicazioni con editori sconosciuti o poco seri. Ho partecipato senza esito al DeaPlaneta e al Neri Pozza (di quest'ultimo sono usciti i risultati meno di due settimane dopo il mio invio, il che mi ha fatto sorgere il dubbio se fosse almeno stato letto...). Però ho scritto due romanzi apposta per partecipare a concorsi di genere, un giallo e un rosa. Per il giallo non ho più saputo niente, ma nel frattempo ha trovato casa in una piccola CE, quindi tutto sommato non è stato uno spreco di tempo. Il rosa invece ha vinto la pubblicazione con una CE importante, che sarà il mio primo libro pubblicato, quindi ho fatto sicuramente bene a partecipare (nonostante non fosse il mio genere preferito). Entrambi i concorsi sono gratuiti, l'unico limite era che nel frattempo non si poteva pubblicarli con altri.

Il buono dei concorsi è che, se sono seri, qualcuno ti leggerà (a differenza degli invii spontanei, dove non c'è garanzia), quindi se scrivi qualcosa di valido non hai il problema (comune a tutti gli esordienti) che nessuno ti conosce o ti considera. Questo vale, in misura minore,  anche per i racconti, perché arrivare in finale o vincere premi mi ha permesso di conoscere persone del settore e iniziare a crearmi una rete di contatti. Sul piano concreto non mi ha portato a molto finora, ma sono convinta che prima o poi tornerà utile. Le agenzie invece mi pare che diventino sempre più "chiuse": è raro che puntino su esordienti, a meno che non si sia scritto il capolavoro dell'anno. Io finora ho ricevuto solo rifiuti o silenzio, a volte non rispondono neanche a una banale richiesta di informazioni. 

Continuo comunque a provare con gli invii spontanei, ma non voglio contare sulla fortuna e se, come è stato detto sopra, mi arrivasse risposta dopo tre anni (!), credo che a quel punto il romanzo sarebbe stato già pubblicato, anche da una CE più piccola. Non ho così tanta pazienza,  se in massimo sei mesi non rispondono passo oltre. In tre anni cambiano moltissime cose, è una vita intera.

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Mah. Io sono d'accordo con @Silverwillow che l'unica certezza di essere letti e valutati sono i concorsi.

Il problema è che quelli utili sono pochissimi.

A me vengono in mente i soliti Calvino e Io Scrittore.:S

 

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I concorsi famosi sono molto pochi in effetti. A IoScrittore non ho voluto partecipare perché non mi piace il sistema di selezione, e il fatto che il romanzo resta bloccato per un anno. Al Calvino avrei partecipato quest'anno, ma avendo una pubblicazione in corso non posso più. Il punto principale comunque è che i romanzi dovrebbero essere valutati da persone esperte, non da lettori occasionali o (peggio) altri scrittori, altrimenti diventa di nuovo una questione di fortuna.

Ci sono però anche concorsi meno noti ma comunque validi, bisogna avere pazienza e cercare, leggersi bene i regolamenti, ecc... Per romanzi gialli/thriller ad esempio ce ne sono molti, anche seri (mi pare ce ne sia uno della Mondadori).  Alcuni mettono in palio la pubblicazione con piccole CE come Delos, ma è sempre un inizio. Per i romanzi rosa, mi era arrivata una email della Kobo con l'annuncio di un concorso gratuito, "eLove talent", che metteva in palio la pubblicazione con Harper Collins. C'erano due mesi di tempo, ed era un genere a me sconosciuto, quindi stavo per cancellare la mail. Un paio di settimane dopo però ci ho ripensato: non avevo niente da scrivere in quel periodo, e ho deciso di provare. Contro ogni previsione, viste le premesse, il romanzo ha vinto.

Secondo me è una buona cosa non fissarsi su un unico romanzo o un unico genere, in modo da avere più possibilità, oltre ad allargare i propri orizzonti letterari e crescere come scrittori. Romanzi di generi diversi significa anche poter inviare a molte più CE, visto che alcune sono specializzate.

Detto questo, ho scritto anche una serie fantasy, con cui non posso partecipare a nulla, quindi dopo aver tentato inutilmente con le CE, per ora rimarrà nel cassetto. E un romanzo storico impegnato, con cui ho partecipato a due dei concorsi più noti, ma è chiaro che più è noto e importante il concorso, più diventa difficile emergere, perché (tranne il Calvino) vi partecipano anche scrittori di mestiere e le possibilità per un esordiente di vincere sono molto poche.

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Da questa discussione ne deduco due cose:

 

La prima è che siamo messi male in Italia, molto male. Ogni giorno che sento stupidaggini su come sia facile esser pubblicati se si è bravi mi viene la nausea. Pensare che in Italia lo scouting diretto non esista e si debba sempre ricorrere a conoscenzine, amicizie, club comuni mi fa tremare i polsi pensando al futuro editoriale. Tra un po' finiremo a fare libri stampati su carta igienica, sia mai che un esordiente lo si pubblica normalmente come tutti gli altri scrittori.

Ma come speriamo di vendere best seller in tutto il mondo se si pubblicamo sempre gli stessi nomi e i loro parenti.

Parenti? Si, parenti. Ogni tot vedo un fratello, una moglie o un figlio di qualche scrittore affermato venire pubblicato e lanciato con frasine come:"Esordio straordinario, un libro incredibile." Allora lo compri, lo leggi e scopri che ha scritto una banalità dietro l' altra ma siccome è il parente di qualcuno è degno e meritevole di pubblicazione e considerazione.

Vedremo quanto converrà premiare la conoscenza a scapito del talento, vedremo.

 

La seconda è la mia stima per tutti voi che pur di realizzare il vostro sogno scalereste anche l'Everest. Provo tenerezza e stima, mi auguro che riusciate in questa impresa anche se vedo un mondo editoriale menefreghista in tal senso. Il rispetto per i sogni è nullo, e non rispondete che solo i migliori vengono pubblicati, non parlo di quello, parlo di scrivere una striminzita mail standard in cui si dice "Il suo romanzo non ci piace, non lo pubblichiamo". Tutto lì, il rispetto minimo che si da a qualunque persona che ti rivolge mesi di lavoro, magari orrendo, ma pur sempre un lavoro.

 

 

Folletto

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Intervengo ora, dopo aver letto tutto con interesse.

Il punto della questione sono gli editori che dichiarano esplicitamente nel sito che si possono inviare testi, mediamente all'indirizzo manoscritti@ e poi non li leggeranno.

Si parte quindi da un'affermazione falsa e non va bene.

Chi dice chiaramente di non accettare invii spontanei ha il diritto di comportarsi così, idem chi non dice proprio nulla e possiamo immaginare che non siano interessati a candidature.

Poi oggettivamente frequentando autori e aspiranti non ne ho conosciuto uno che sia uno che ha pubblicato con una big grazie all'invio spontaneo.

 

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Mah. Allo stesso modo ci si potrebbe domandare "Le grandi società leggono i curriculum spontanei pervenuti?", quando nel loro sito è indicato dove inviarli.

Per esperienza so che vengono sfogliati a tempo perso. In genere per determinate posizioni ci si rivolge all'interno, o alla concorrenza, o ai cacciatori di teste.

Poi, per una serie fortuita di circostanze, uno su mille trova riscontro.

Mi pare un po' la stessa cosa.

 

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Alle volte mi domando se tutti i giallisti e giornalisti patinati smettessero completamente di ricevere la perpetua copertura mediatica di cui godono, insomma, quelle tonnellate di pubblicità gratuita che ricevono nei talk show nostrani. Magari le ce si accorgerebbero di noi straccioni della letteratura? Chi lo sa, un uomo può sempre sognare.

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Per esperienza personale, alcune "big" le prendono in considerazione soltanto quando si tratta di una proposta di traduzione. In quel caso, l'invio spontaneo viene spesso apprezzato, e sembra che magicamente l'email funzioni secondo i tempi di una società del 2020 (e non secondo i tempi delle epistole del 1700), tanto che la risposta può arrivare anche nel giro di un giorno. 

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Non so fino a che punto crederci, ma io penso che molti editori leggano o almeno diano un'occhiata. Poi uno su un milione riceverà una risposta positiva.

 

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Inizi a scrivere e butti giù un romanzo che non funziona, lo mandi in giro e ti spernacchiano. Fanno bene: niente ti è dovuto. Ma tu continui a studiare e a leggere e a scrivere. Lo faresti pure su un isola deserta, lo faresti anche se un virus spazzasse via l'intera umanità all'infuori di te. Lo faresti, lo fai e continuerai a farlo, perché per te l'unica cosa che conta è scrivere storie che stiano in piedi. Non sai neanche perché covi questa ossessione, ma sai che lei è dentro di te e con dolcezza ti governa. Pian piano il tuo cuore nero di scribacchino inizia a capire e le verità dell'editoria big ti si rivelano. Presto scorgi un disegno che va oltre l'illusoria smania della pubblicazione. Pubblicare. Ma che significa? Pubblicare: quando? Perché, per e con chi, e soprattutto: a quali condizioni? Il giorno in cui inizi a porti queste domande è un giorno prezioso che conta più del battesimo, è un momento di comunione profonda con te stesso. In quel giorno di riscatto verrai sopraffatto dal calore della consapevolezza e della dignità: quello è il giorno in cui smetterai di inviare manoscritti a nastro. E la tua scrittura farà click.

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