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Marco Scaldini

Le grandi case editrici leggono gli invii spontanei?

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Vi racconto la mia. Innanzitutto, chiedo perdono se non sarò precisa e non farò nomi: ci tengo all'anonimato nel forum, ma non perché sia una vip o chissà che altro, è solo una mia mania :asd:  Bene... mi sembra ancora impossibile, ma alla fine è successo ciò che credevo non mi sarebbe mai toccato: la firma con un mega big, uno di quegli editori che non penseresti mai di poter raggiungere, un nome che mi fa tremare i polsi e che ancora adesso, dopo mesi dalla trattativa e dalla firma, mi fa svegliare la mattina chiedendomi se è successo per davvero.

Come ci sono arrivata? Anni di gavetta. Nemmeno poi tanti, secondo alcuni, tanti secondo me, perché seppur in varie forme un po' diverse dalla narrativa la scrittura fa parte della mia vita da quasi due decenni e oltre. Questi anni di gavetta hanno portato conoscenze, pubblicazioni buone, buone critiche, ma quella firma sembrava non arrivare mai e tante volte mi sono detta che non ce l'avrei fatta a pubblicare a quei livelli, e pazienza, avrei continuato a scrivere e a lavorare con serietà. Andava bene lo stesso, no?

E invece, dopo un sacco di invii spontanei sempre finiti nel vuoto (un paio persino cartacei... che spreco di soldi e pure di alberi :facepalm:) contatti con agenti, self publishing di successo, pubblicazioni digitali di tutto rispetto, finalmente un' agenzia letteraria, anche quella tra le più importanti in Italia si è offerta di rappresentarmi. E anche qui, non è servito pagare schede di lettura costose e pressoché inutili, editing spesso superflui al solo fine di essere presi da una grossa ce e che comunque non mi sarei potuta permettere, invii di mezzanotte... nulla di tutto ciò.

È servito invece aver lavorato con serietà, romanzo dopo romanzo, essermi mossa bene e fatta conoscere come professionista dell'editoria e non come una dilettante, diciamo. La conoscenza con l'agente mi ha portato a parlare di questo romanzo nel quale credevo particolarmente e proporlo a loro per la lettura, gratuita nel mio caso. Il romanzo è piaciuto molto e subito è stato visto come facilmente piazzabile, sebbene nulla mi sia stato promesso e io stessa abbia mantenuto i piedi saldamente ancorati a terra (sono così di carattere, diffidente,  e oramai conosco l'editoria dove niente è certo). Bene,  nel giro di pochissimo tempo è stato conteso da un paio di grosse ce e infine acquisito dal gruppo editoriale per eccellenza.

Cosa succederà, lo vedremo: sono così attonita che in pratica non l'ho detto ancora neppure ai miei familiari xD, persino scriverlo qui mi fa strano... prenderò quello che viene cercando di vivere questa esperienza senza aspettarmi troppo, godendomela però per ciò che rappresenta per me. 

E quindi... sì, credo che tutto possa essere plausibile, che il fattore fortuna e momento facciano tanto e questo lo dirò sempre. Ma credo che ciò che paghi, davvero, sia scrivere, scrivere ancora, se un romanzo non ottiene il risultato sperato non rimuginarci troppo e sfruttare l'esperienza per scriverne uno ancora migliore. E nel frattempo farsi conoscere dai professionisti ponendosi con serietà e professionalità, se davvero vogliamo essere presi come professionali. Intanto spedire va bene e non costa nulla, in fondo la lotteria ha sempre un vincitore, no? Ma l'importante è non fossilizzarsi e non illudersi, percorrere più strade, leggere, informarsi (e in questo il wd è più che utile!) sapere dove ci muoviamo e dove vorremmo andare.

A prescindere dai risultati, lavorare bene è una soddisfazione e qualcosa che non potrà che arricchirci come persone. 

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7 ore fa, Artemisia Winter ha scritto:

A prescindere dai risultati, lavorare bene è una soddisfazione e qualcosa che non potrà che arricchirci come persone. 

Auguri sinceri. Il discorso è valido per qualsiasi genere di lavoro, perché qualsiasi lavoro, se fatto bene e con trasporto, ci arricchisce e rinforza. Ma un lavoro svolto bene e con passione dei risultati, prima o poi, deve darli, altrimenti è meglio cambiare. Valido per tutti noi.

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Qualcuno deve aver capito che il rosso è il mio colore preferito e continua a farmene giornalmente dono, compatibilmente con la disponibilità di reazioni del WD. Porgo i miei sentiti ringraziamenti e lo invito a non demordere, se la cosa lo fa star meglio. In alternativa, camomilla o maalox.

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8 ore fa, Artemisia Winter ha scritto:

La conoscenza con l'agente mi ha portato a parlare di questo romanzo nel quale credevo particolarmente e proporlo a loro per la lettura, gratuita nel mio caso.

Scusa se estrapolo solo questa parte del discorso ma mi sembra cruciale.

In apertura si parlava di invii spontanei ai grandi editori, nel tuo caso mi pare di capire ci sia dietro tanta gavetta che ti ha portato in qualche modo a emergere e a farti conoscere da un agente, che proprio conoscendoti e ritenendoti all'altezza ha accettato di leggerti gratuitamente (cosa che con un invio spontaneo di uno sconosciuto non avrebbe fatto, immagino). 

La tua è indubbiamente una strada (peraltro nella quale mi riconosco in parte), resta il fatto che per un autore sconosciuto le probabilità di essere letti con invio spontaneo da un grande editore sono bassissime (non nulle ma infinitesimali), e questa cosa non è un'impressione ma è confermata proprio dagli addetti ai lavori.

Detto questo anche vincere al superenalotto è assai improbabile, poi ogni tanto qualcuno ci riesce :D

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@lapidus certo, scusa il panegirico, probabilmente nel fiume di parole (anche una, freccia rossa! Wow :rolleyes:) si è perso un concetto fondamentale: la penso come te. Gli invii spontanei in base alla mia esperienza si possono tentare, anzi, è giusto farlo perché non si sa mai. Io stessa ho sempre provato, però non ci ho mai creduto troppo. Oltre ai pochissimi qui sul forum conosco (conoscenze da social, lo preciso) un paio di persone che sostengono di essere arrivate alle big in questo modo, ma sono troppo poche per costituire un vero caso. Per me la strada giusta è il lavoro, e l'ho sempre pensato a prescindere dai risultati. Piccoli step, uno dopo l'altro, tentando di salire. Gli invii non sono sbagliati, qualcuno leggerà anche ma credo siano casi rari, o quantomeno raro il fatto che da una breve e magari distratta occhiata al testo si possa giungere alla pubblicazione. Anche il materiale migliore in questo modo rischia di ricevere giudizi frettolosi e sommari. Poi sono gratis, vale la pena provare. Leggono? Chi lo sa. Magari due giorni l'anno, se si annoiano e hanno finito altri lavori in anticipo. Mi piacerebbe essere smentita, ovviamente. Ma credo che le strade siano altre, la mia personale esperienza dice questo. Almeno per me. 

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2 ore fa, Artemisia Winter ha scritto:

@lapidus certo, scusa il panegirico, probabilmente nel fiume di parole (anche una, freccia rossa! Wow :rolleyes:) si è perso un concetto fondamentale: la penso come te. Gli invii spontanei in base alla mia esperienza si possono tentare, anzi, è giusto farlo perché non si sa mai. Io stessa ho sempre provato, però non ci ho mai creduto troppo. Oltre ai pochissimi qui sul forum conosco (conoscenze da social, lo preciso) un paio di persone che sostengono di essere arrivate alle big in questo modo, ma sono troppo poche per costituire un vero caso. Per me la strada giusta è il lavoro, e l'ho sempre pensato a prescindere dai risultati. Piccoli step, uno dopo l'altro, tentando di salire. Gli invii non sono sbagliati, qualcuno leggerà anche ma credo siano casi rari, o quantomeno raro il fatto che da una breve e magari distratta occhiata al testo si possa giungere alla pubblicazione. Anche il materiale migliore in questo modo rischia di ricevere giudizi frettolosi e sommari. Poi sono gratis, vale la pena provare. Leggono? Chi lo sa. Magari due giorni l'anno, se si annoiano e hanno finito altri lavori in anticipo. Mi piacerebbe essere smentita, ovviamente. Ma credo che le strade siano altre, la mia personale esperienza dice questo. Almeno per me. 

Sottoscrivo pienamente. Quanto alla freccia rossa, non ti curar di lor, ma guarda e passa: c'è gente che cerca di superare in questo modo le proprie frustrazioni. Compatire è d'obbligo.

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@Artemisia Winter Sì, in effetti avevo frainteso il senso del tuo ragionamento e mi ero un po' perso. In sostanza, sono d'accordissimo con quanto dici.

p.s. giusto per chiarezza: la freccetta rossa non è opera mia. 

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@lapidus Figurati! A volte sono contorta, e diciamo che ho preso il pretesto per raccontare la mia esperienza, che alla fine mi ha confermato ciò che ho sempre pensato, almeno per quanto riguarda la mia storia di autrice: se mai fossi arrivata sarebbe stato così, e non per altro. Che poi la fortuna ci vuole sempre: nell'essere pescati nel mucchio, nell'arrivare al momento giusto, nel beccare il filone o anche solo semplicemente la persona giusta di buonumore, eccetera...

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4 ore fa, lapidus ha scritto:

p.s. giusto per chiarezza: la freccetta rossa non è opera mia.

Giusta precisazione per Artemisia. Per me non ce ne sarebbe stato bisogno: mi è facile stabilire (e compatire) chi appartiene al club frecciarossa: in tutto il WD poche persone, che preferiscono esprimersi così, piuttosto che dibattere civilmente. Ognuno si gratifica come sa e come può.

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3 ore fa, cheguevara ha scritto:

Giusta precisazione per Artemisia. Per me non ce ne sarebbe stato bisogno: mi è facile stabilire (e compatire) chi appartiene al club frecciarossa: in tutto il WD poche persone, che preferiscono esprimersi così, piuttosto che dibattere civilmente. Ognuno si gratifica come sa e come può.

Q.V.D.

Requiescat in pace.

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Il ‎21‎/‎10‎/‎2019 alle 22:00, cheguevara ha scritto:

Q.V.D.

Requiescat in pace.

Uno si crede scrittore e poeta, l'altro editore. Potreste lavorare insieme, impiegando il tempo in maniera più produttiva!

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Il 21/10/2019 alle 01:00, Artemisia Winter ha scritto:

È servito invece aver lavorato con serietà, romanzo dopo romanzo, essermi mossa bene e fatta conoscere come professionista dell'editoria e non come una dilettante, diciamo. La conoscenza con l'agente mi ha portato a parlare di questo romanzo nel quale credevo particolarmente e proporlo a loro per la lettura, gratuita nel mio caso. Il romanzo è piaciuto molto e subito è stato visto come facilmente piazzabile,

 

Emily Dickinson.

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Ricevuto adesso:

Il tuo messaggio
   A: Longanesi - Info
   Oggetto: PROPOSTA EDITORIALE -*Xxxxxxxxxxxxxxxxxxxx*
   Inviato: mercoledì 4 luglio 2018 20:18:18 (UTC+01:00) Amsterdam, Berlin, Bern, Rome, Stockholm, Vienna

 è stato eliminato senza essere letto mercoledì 23 ottobre 2019 17:08:05 (UTC+01:00) Amsterdam, Berlin, Bern, Rome, Stockholm, Vienna.  Ok, vi odio.  ;(

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Il 19/10/2019 alle 11:02, TuSìCheVale ha scritto:

Si devono fare piccoli passi, solo con l'esperienza si può essere notati e avere dei lettori. Non c'è niente di male a iniziare con i piccoli editori, a frequentare certi ambienti letterari, per poi trovare qualcuno che ci apprezzi per quanto fatto.

Questa voglia di ottenere "tutto e subito", non ha mai dato buoni risultati.

Io ho provato un po' con le agenzie letterarie e anche in quelle occasioni

Dalla mia breve esperienza con agenzie letterarie, CE, ecc, trovo che la pratica sopra descritta sia quella migliore.

Aggiungo qualcosa di quello che ho imparato in questi mesi:

- il modo più efficace per farsi notare è iscriversi a un buon corso di scrittura. Ho conosciuto diversi agenti letterari che girano come trottole da un corso all'altro per trovare nuove voci. Inoltre si viene segnalati dalla scuola a riviste e CE. Potessi tornare indietro, lo farei subito. Mi spiace davvero di aver perso tanti anni senza provarci. 

- proporsi alle agenzie letterarie e alle CE con invio spontaneo è più o meno come la metafora di Santoni sulla maglia del Milan. Può succedere, ma la statistica è irrisoria. Personalmente sono stata rifiutata da quattro AL e da tutte le CE per finire con una delle maggiori agenzie italiane (che sicuramente non mi avrebbe preso se avessi mandato loro il romanzo) e firmare con una CE medio/grande.

- concorsi letterari: dopo la gavetta descritta sopra secondo me è uno dei mezzi migliori per mettersi in gioco. Comunque mi sembra più probabile arrivare tra i finalisti del Premio Gran Giallo di Cattolica, La Giara, Calvino o addirittura Neri Pozza piuttosto che tentare con l'invio spontaneo a un'agenzia letteraria o CE.

Questo, come dicevo sopra, da mia esperienza. Poi le possibilità, i casi fortuiti, le coincidenze sono talmente tante che ben venga ogni altro suggerimento. 

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13 ore fa, Caty ha scritto:

Ricevuto adesso:

Il tuo messaggio
   A: Longanesi - Info
   Oggetto: PROPOSTA EDITORIALE -*Xxxxxxxxxxxxxxxxxxxx*
   Inviato: mercoledì 4 luglio 2018 20:18:18 (UTC+01:00) Amsterdam, Berlin, Bern, Rome, Stockholm, Vienna

 è stato eliminato senza essere letto mercoledì 23 ottobre 2019 17:08:05 (UTC+01:00) Amsterdam, Berlin, Bern, Rome, Stockholm, Vienna.  Ok, vi odio.  ;(

Secondo chi insiste nel dire che le CE leggono, sei stata sfortunata. Secondo me, è tutto nella norma. Un saluto

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13 ore fa, Caty ha scritto:

 

Emily Dickinson.

Scusa, ma non ho afferrato. Essendo culturalmente carente, ho appreso da Wikipedia che si tratta di una poetessa con grossi problemi psicofisici, diventata famosa solo dopo la morte. Che significa?

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17 minuti fa, Caty ha scritto:

Non posso dirtelo, se no mi mettono le freccette rosse, che non mi piacciono :D

Puoi tranquillamente girarle a me, che ormai, grazie a un paio di imbecilli frustrati, ci sono abituato.

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@cheguevara posso capire il tuo punto di vista, la freccetta rossa è fastidiosa. Ma comunque esprimere un disaccordo rientra fra i nostri diritti.

Ti chiedo solo di evitare espressioni colorite come

27 minuti fa, cheguevara ha scritto:

imbecilli frustrati,

rivolte a utenti che manifestano un disaccordo “tacito” o idee diverse dalle tue.

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1 ora fa, AdStr ha scritto:

@cheguevara posso capire il tuo punto di vista, la freccetta rossa è fastidiosa. Ma comunque esprimere un disaccordo rientra fra i nostri diritti.

Ti chiedo solo di evitare espressioni colorite come

rivolte a utenti che manifestano un disaccordo “tacito” o idee diverse dalle tue.

Accetto il richiamo, spero estensibile a chi mi ha dato, non "tacitamente" del "patetico", dopo avermi informato di dire "stronzate". Grazie.

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5 ore fa, Elisah15 ha scritto:

- il modo più efficace per farsi notare è iscriversi a un buon corso di scrittura. Ho conosciuto diversi agenti letterari che girano come trottole da un corso all'altro per trovare nuove voci. Inoltre si viene segnalati dalla scuola a riviste e CE. Potessi tornare indietro, lo farei subito. Mi spiace davvero di aver perso tanti anni senza provarci. 

Che tristezza! Io l’ho capito da tempo. Ritengo però sia un meccanismo inaccettabile che per essere presi in considerazione si debbano sborsare soldi in corsi che hanno la presunzione d’insegnare la scrittura. In realtà anche le riviste, non soltanto le CE, secondo me, sono parte di questo assurdo gioco. Tu @Elisah15 dici che ti dispiace non averci pensato prima, a iscriverti a un corso di scrittura, e forse hai ragione. Ma io voglio continuare a illudermi che la scrittura sia un sacro fuoco che ti arde dentro e che non possa essere barattato come una qualsiasi merce di scambio. Sarò antiquata, idealista, romantica, sono disposta anche ad accettare critiche aspre, ma ripeto, è assai triste che si debba scendere a tali compromessi per poter pubblicare. È lo specchio della meschinità del nostro tempo. Rispetto la tua scelta ma non la condivido.

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Su questo discorso di raggiungere gli agganci giusti tramite i corsi ha parlato anche Ambra Rondinelli, di recente, che si schiera dalla parte di quelli che sconsigliano la pratica.

Che dire... se ne sentono di ogni tipo. Penso che se provassimo a trovare un denominatore comune nelle varie testimonianze non ne caveremmo una sega nulla. Certo è, a mio avviso, che a farsi notare si ottiene di più che a starsene rintanati in un angolo, ma "farsi notare" può significare una marea di cose. Lo spettro così ampio di possibilità è alla base di questa difficoltà a estrapolare strategie universali dalle esperienze altrui in ambito editoriale. Si sa per certo cosa non si debba fare... ma cosa porti concretamente al risultato (che poi, qual è il risultato? Anche questo varia a seconda del caso specifico) ancora non sono riuscito a capirlo e, data la moltitudine di opinioni che girano, mi sembra che molti altri si trovino nelle mie stesse condizioni. :D 

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3 minuti fa, AdStr ha scritto:

Si sa per certo cosa non si debba fare... ma cosa porti concretamente al risultato (che poi, qual è il risultato? Anche questo varia a seconda del caso specifico) ancora non sono riuscito a capirlo e, data la moltitudine di opinioni che girano, mi sembra che molti altri si trovino nelle mie stesse condizioni. :D 

Confermo che fra i molti altri ci sono anche io😊

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18 minuti fa, AdStr ha scritto:

Certo è, a mio avviso, che a farsi notare si ottiene di più che a starsene rintanati in un angolo, ma "farsi notare" può significare una marea di cose

Utile per farsi notare sarebbe avere una certa intraprendenza, ossia bazzicare l'ambiente editoriale. Ci sono quelli che vanno alla presentazioni e conoscono gli autori, poi vanno alle fiere del libro e conoscono gli editori, poi frequentano corsi di scrittura e conoscono gli editor. Certo è che per far così ci vuole tanto tempo libero, denaro e soprattutto una certa attitudine a socializzare (e quella ce l'hai o non ce l'hai). 

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16 minuti fa, lapidus ha scritto:

Utile per farsi notare sarebbe avere una certa intraprendenza, ossia bazzicare l'ambiente editoriale. Ci sono quelli che vanno alla presentazioni e conoscono gli autori, poi vanno alle fiere del libro e conoscono gli editori, poi frequentano corsi di scrittura e conoscono gli editor. Certo è che per far così ci vuole tanto tempo libero, denaro e soprattutto una certa attitudine a socializzare (e quella ce l'hai o non ce l'hai). 

E aggiungo: avere libri da proporre, sempre. Io ho colto in passato una grossa occasione al volo perché avevo un romanzo pronto nel cassetto, anzi, a essere precisi, più di uno. Non fraintendermi, si può scrivere un romanzo ogni tre anni o concentrarsi sul romanzo della vita, sono scelte, ma avere vario materiale spendibile e di buona qualità da proporre, tentando varie strade contemporaneamente, è una buona strada che alla lunga ripaga soprattutto in termini di conoscenze. Gli editor delle ce, anche delle più importanti, si muovono, conoscono a loro volta, e si ricordano dei bravi autori, specie se lavorano seriamente. 

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13 minuti fa, lapidus ha scritto:

Utile per farsi notare sarebbe avere una certa intraprendenza, ossia bazzicare l'ambiente editoriale. Ci sono quelli che vanno alla presentazioni e conoscono gli autori, poi vanno alle fiere del libro e conoscono gli editori, poi frequentano corsi di scrittura e conoscono gli editor. Certo è che per far così ci vuole tanto tempo libero, denaro e soprattutto una certa attitudine a socializzare (e quella ce l'hai o non ce l'hai).

Misantropi e sociofobici, ne convengo, sono penalizzati, ma se il tempo che gli altri impegnano in pubbliche relazioni alle presentazioni e alle fiere, lo trascorrono a leggere e a scrivere, potrebbero avere opere immense sulla scrivania. Perciò nulla legittima case editrici e agenzie a ignorarli, specie se queste dichiarano di avere canali di cominucazione universali, come un account di posta elettronica pubblicato sul sito. E nulla legittima autori capaci di sfruttare appieno la dimensione sociale a sentirsi più bravi. Tempo, denaro e temperamento socievole, bell'aspetto e faccia telegenica sono utilissime doti extraletterarie. Alcuni le possiedono da giovani, altri da maturi, altri mai nella vita. Da morti non ne possederemo nessuna.

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Il 21/10/2019 alle 08:13, cheguevara ha scritto:

Qualcuno deve aver capito che il rosso è il mio colore preferito e continua a farmene giornalmente dono, compatibilmente con la disponibilità di reazioni del WD. Porgo i miei sentiti ringraziamenti e lo invito a non demordere, se la cosa lo fa star meglio. In alternativa, camomilla o maalox.

 

Hanno preso di mira anche me in passato. Poi c'è sempre uno che mette la faccina spaesata. 

 

Scrivi: Oggi c'è il sole quindi fa caldo. 

E mette la faccina spaesata. Se hai problemi di comprensione non sono un insegnante di sostegno e vedere un pensiero sensato ridicolizzato a quel modo è oltremodo fastidioso. 

 

Le frecce rosse sono ancora peggio, perché semplicemente si dovrebbero lasciare quelle verdi. Se uno non apprezza un post legittimo non sono affari miei.

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2 minuti fa, Edmund Duke ha scritto:

 

Hanno preso di mira anche me in passato. Poi c'è sempre uno che mette la faccina spaesata. 

 

Scrivi: Oggi c'è il sole quindi fa caldo. 

E mette la faccina spaesata. Se hai problemi di comprensione non sono un insegnante di sostegno e vedere un pensiero sensato ridicolizzato a quel modo è oltremodo fastidioso. 

 

Le frecce rosse sono ancora peggio, perché semplicemente si dovrebbero lasciare quelle verdi. Se uno non apprezza un post legittimo non sono affari miei.

Sono d'accordo e non posso mettere il "mi piace" perché ho esaurito il plafond. Aggiungo che, secondo i canoni cui dovrebbe essere improntato un civile dibattito, le opinioni contrastanti possono e devono essere manifestate senza bisogno di sconfinare nelle offese personali, come invece qualcuno debole nella dialettica sembra essere incline a fare. La freccina rossa, per me, è più che altro una manifestazione di ignavia: non mi piace ciò che hai scritto, ma non mi va (o non mi sento in grado) di confutarlo apertamente.

Naturalmente si tratta della mia opinione che, come tutte le opinioni, può essere contraddetta da chi non è d'accordo. Il forum esiste per questo. 

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1 ora fa, Caty ha scritto:

Misantropi e sociofobici, ne convengo, sono penalizzati, ma se il tempo che gli altri impegnano in pubbliche relazioni alle presentazioni e alle fiere, lo trascorrono a leggere e a scrivere, potrebbero avere opere immense sulla scrivania. Perciò nulla legittima case editrici e agenzie a ignorarli, specie se queste dichiarano di avere canali di cominucazione universali, come un account di posta elettronica pubblicato sul sito. E nulla legittima autori capaci di sfruttare appieno la dimensione sociale a sentirsi più bravi. Tempo, denaro e temperamento socievole, bell'aspetto e faccia telegenica sono utilissime doti extraletterarie. Alcuni le possiedono da giovani, altri da maturi, altri mai nella vita. Da morti non ne possederemo nessuna.

Purtroppo, Caty, case editrici e agenzie sono legittimate dalla posizione di preminenza generata dalla marea di aspiranti scrittori, mentre gli autori di successo si sentono più bravi grazie al risultato raggiunto, a prescindere dai mezzi usati per raggiungerlo.

In chiusura del post menzioni la livella che, prima o poi, arriva per tutti, ma credo che sia uno dei motivi per cui tanta gente si incaponisce ad avere successo in un mestiere per cui, magari, non è tagliata: essere ricordati dal maggior numero di persone possibile.

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