Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Max Friedmon

I demoni meridiani

Post raccomandati

[commento]

 

Laura è morta. Non andrò al suo funerale. E credo non ci andranno nemmeno gli altri. Sono vent'anni, più o meno, che facciamo di tutto per evitarci e nessuno di noi, ne sono certo, ha intenzione di rompere il trattato silenzioso che abbiamo stretto quel giorno di luglio.

Eravamo quattro. Laura, Giorgio, Cristina e io. Eravamo insperabili. Amici davvero, nessuna complicazione sentimentale. Trentenni, ci sentivamo sull'orlo di grandi conquiste. Non quello, ma l'anno prossimo avremmo spaccato il mondo. E così via.

Era una domenica di luglio. Una festa in una casa di campagna. In un paese di cui ho dimenticato il nome ospiti di un tizio di cui non ricordo nulla.

Non è vero. Ricordo bene il luogo e l'ospite. E il giorno e l'ora. Faceva caldo. Un caldo soffocante. Le cicale frinivano nei campi bagnati dal sole. Era più o meno mezzogiorno. L'idea era che ciascuno arrivasse alla spicciolata, quando voleva portando ciò che voleva. Noi quattro eravamo arrivati la mattina e dopo un paio d'ore Laura ebbe un'idea. L'Idea. Quattro sdraio disposte in circolo nel retro della casa, dove cominciava un prato. “Un posto isolato e tranquillo” come voleva lei.

Oggi sarebbe facile dire che io o Giorgio oppure Cristina eravamo nervosi, contrari, che almeno uno di noi aveva cercato di opporsi, di far cambiare parere agli altri adeguandosi poi per mero spirito di gruppo... Sarebbe facile, ma falso. Laura o Giorgio o Cristina o io... chiunque di noi avesse lanciato l'Idea gli altri non avrebbero avuto obiezioni. Fu un caso che la pagliuzza più corta, per così dire, toccasse a Laura.

Recuperammo le sdraio senza problemi e ci mettemmo in circolo. In senso orario. Io, Laura, Giorgio e Cristina. “Uomo-donna-uomo-donna... un vero galateo” scherzò Cristina, ma era nervosa. Lo eravamo tutti. Ci stavamo imbarcando con leggerezza verso un viaggio che non sapevamo bene dove ci avrebbe condotti. Ma eravamo decisi. Non l'anno prossimo o quello dopo ancora. Era quello il momento. L'Idea serviva a quello.

Laura, la capitana della nave, diede ordine di mollare le ancore e la navigazione iniziò. Tutti dicemmo le parole e compimmo i gesti.

Il gelo. Le cicale frinivano impazzite, il sole era nel cielo, a misurarla la temperatura sarebbe stata da piena estate. Ma tra noi c'era il gelo. Un freddo profondo, che ci era sceso nelle ossa.

E poi quella sensazione. Se mi fossi voltato, le avrei viste. Creature nere come l'abisso, abominevoli, sorte dalla terra e assise dietro ciascuna sdraio. Io, Laura, Giorgio e Cristina: ciascuno aveva le sue. Nessuno poteva vedere quelle delle altre. Ciascuno poteva sentire le sue. Tutti resistemmo alla tentazione di voltarci.

Le cicale tacquero. All'improvviso. Quasi un segnale. Ci scuotemmo da una specie di trance, ci alzammo in piedi storditi, come reduci da un incidente o da un trauma collettivo. Eravamo segnati. Dannati.

Non riuscivamo a guardarci in faccia né a parlarci. E nemmeno lo volevamo. Ci mescolammo agli altri invitati man mano che arrivavano, poi, alla spicciolata, ciascuno di noi se andò. Eravamo venuti con la macchina di Giorgio, ma ognuno trovò il modo di farsi dare un passaggio fino in città.

Dire che da quel giorno ci perdemmo di vista sarebbe dire poco. Ognuno cancellò l'esistenza dell'altro. E-mail, messaggi, numeri di cellulare... tutto finì nella spazzatura.

Non fu una decisione che prendemmo di comune accordo. Niente patti firmati con il sangue, strette di mano, solenni giuramenti o roba simile. Un'intesa silenziosa, cementata dalla paura, dal gelo e dal ricordo di quello che avevamo vissuto.

Alla notizia della morte di Laura ho provato dispiacere. Immagino Giorgio e Cristina abbiano provato lo stesso. Ma non andremo al suo funerale, lo sento. Come Laura non sarebbe venuta a nessuno dei nostri.

Ce ne andremo così, prima o poi, uno alla volta. E nessuno di noi avrà spaccato il mondo, né l'anno prossimo né mai.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Max Friedmon:)

Ho letto con piacere il tuo racconto, lo stile fatto di frasi brevi si adatta al genere. Sono stata in tensione in alcuni punti, riuscire a suscitarla non è facile, sei stato bravo. 

Solo che poi mi sono rimasti un sacco di perché. Sono la prima che non dice tutto nei propri racconti, ma qui credo che manchi parecchio. Se si introduce un argomento quanto meno bisogna ritornarci, spiegare perché non ci si ripassa su. (O forse non ho capito niente io, molto probabile, scusa in questo caso).

Loro si ritrovano lì a invocare i demoni, conoscono il rito molto bene, non mostrano incertezza, capisco quindi che altre volte lo abbiano fatto. Perché solo in quella occasioni si scombussolato? Cosa comporterà quel rito nelle loro vite future? Che fine fanno le ombre nere quando loro ritornano alla villa? Scusa, me le sono poste queste domande. 

Ciao :)

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
16 ore fa, Max Friedmon ha scritto:

icale frinivano nei campi bagnati dal sole

Bagnati dal sole è un'espressione usata in una canzone di 

16 ore fa, Max Friedmon ha scritto:

, ciascuno di noi se andò. Eravamo

Refuso manca "ne" se ne andò.

Mi sono rimasti gli stessi dubbi di @Lauram, cosa è accaduto? Avevano capito di avere oltrepassato il limite? Scoperto che il loro destino era un altro? A che scopo avevano fatto la seduta' quali risposte volevano sentire? Insomma troppo perché in sospeso. Bello invece ritmo e immagini, mi piacciono le frasi sintetiche e incisive, e qui ci sono, ma...

 

 

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Lauram e @Adelaide J. Pellitteri grazie per i vostri apprezzamenti, sono contento il racconto abbia suscitato il vostro interesse. So bene che il testo lascia domande senza risposte, ma l'effetto di indefinito, di sfumato era proprio quello che volevo ottenere. Volevo instillare nel lettore l'inquietudine del non detto, del non svelato: i quattro aspiranti (sprovveduti?) Faust cosa hanno evocato che li ha spaventati al punto di evitarsi per sempre? c'erano veramente quelle "ombre" oppure erano frutto di fantasie sovraeccitate o magari di un banale colpo di sole? di cosa è morta Laura? e perché l'io narrante non ha nome? etc etc

PS @Adelaide J. Pellitteri qual è la canzone in cui compare l'espressione "bagnati dal sole"? non hai scritto il nome del cantante

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao! Il racconto si legge che è un piacere, il linguaggio è semplice e il ritmo è incalzante, tanto che ti spinge a finirlo in un attimo. Trovo solo un pò ridondante la seconda volta che usi l'espressione "alla spicciolata". Rende l'idea, è vero, ma mi sembra un espressione un pò forzata (sarà forse perchè non la uso mai). La seconda volta che la utilizzi può essere sostituita magari da "uno alla volta".

Aggiungerei anche un ordine in cui i presenti si alzano e se ne vanno, quasi ad indicare una sorta di diverso livello del trauma subito...

Penso che questo racconto meriti di essere ampliato, soprattutto nella parte centrale, quella dell'evocazione.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Ales23 grazie per l'apprezzamento. Pensare che detesto le ripetizioni e ovviamente il Diavolo ci ha messo la coda: non mi ero accorto di aver usato due volte il termine "alla spicciolata"... :D

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

C'è poco da dire: sei bravo! Di solito i periodi brevi non mi piacciono -io spesso ne uso di lunghissimi -, ma per il ritmo del racconto sono perfetti.

(y)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
2 ore fa, Mario I. ha scritto:

C'è poco da dire: sei bravo! Di solito i periodi brevi non mi piacciono -io spesso ne uso di lunghissimi -, ma per il ritmo del racconto sono perfetti.

(y)

 

grazie!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

L'incipit di questo tipo mi piace, "spoilerare" immediatamente cosa accade ad uno o più personaggi del racconto.

Quest'ultimi mancano forse di un po' di spessore, trattandosi però di un racconto breve, ci sta il puntare tutto sulla storia nuda e cruda.

Personalmente, avrei evitato qualche serie di puntini di sospensione ma, per il resto, credo sia tutto al suo posto.

Venendo alla trama, leggo altri commenti di chi vorrebbe saperne di più, a me invece piace quella sensazione di sospeso, quel margine lasciato allo spettatore per fantasticare su cosa "sarebbe successo se", ad esempio, cosa sarebbe successo se uno o più personaggi si fossero voltati durante il rito? Mi piace pensare che, Laura, una sbirciatina l'abbia data e, proprio per questo motivo, sia stata la prima a morire. Non ho invece capito se è la loro prima evocazione o se, in quell'ultima eventuale circostanza, siano effettivamente andati un po' troppo oltre, in tal caso dev'essere accaduto qualcosa di realmente terrificante da indurre i protagonisti a voler dimenticare tutto.

Bella anche la menzogna sul ricordo svanito del luogo e dell'ospitante.

 

In conclusione, io ho apprezzato sicuramente, magari avrei fornito giusto un solo indizio in più ma funziona benissimo anche così. Bravo!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
18 ore fa, Giovanni Prete ha scritto:

L'incipit di questo tipo mi piace, "spoilerare" immediatamente cosa accade ad uno o più personaggi del racconto.

Quest'ultimi mancano forse di un po' di spessore, trattandosi però di un racconto breve, ci sta il puntare tutto sulla storia nuda e cruda.

Personalmente, avrei evitato qualche serie di puntini di sospensione ma, per il resto, credo sia tutto al suo posto.

Venendo alla trama, leggo altri commenti di chi vorrebbe saperne di più, a me invece piace quella sensazione di sospeso, quel margine lasciato allo spettatore per fantasticare su cosa "sarebbe successo se", ad esempio, cosa sarebbe successo se uno o più personaggi si fossero voltati durante il rito? Mi piace pensare che, Laura, una sbirciatina l'abbia data e, proprio per questo motivo, sia stata la prima a morire. Non ho invece capito se è la loro prima evocazione o se, in quell'ultima eventuale circostanza, siano effettivamente andati un po' troppo oltre, in tal caso dev'essere accaduto qualcosa di realmente terrificante da indurre i protagonisti a voler dimenticare tutto.

Bella anche la menzogna sul ricordo svanito del luogo e dell'ospitante.

 

In conclusione, io ho apprezzato sicuramente, magari avrei fornito giusto un solo indizio in più ma funziona benissimo anche così. Bravo!

 

grazie!

credo che per gli aspiranti Faust quella sia stata la prima e ultima evocazione, ma bisognerebbe chiederlo all'io narrante :D

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

L'andamento mi piace: partire dalla fine con l'annuncio immediato , non esplicitati, di qualcosa di quantomeno strano successo ai quattro amici, crea attesa.

L'attesa è ben coltivata dalle descrizione degli incontri, della preparazione dello scenario di qualcosa di ancora indeterminato.

Poi,  quando "il fatto" avviene, a me è arrivato come una soluzione facile (facile intendo che poteva essere qualsiasi altro "fatto"), non preparata nemmeno con qualche piccolo indizio, qualche precedente. Insomma arriva un po' gratuito.

Mi sarei anche aspettato una minima caratterizzazione - a volte basta una sfumatura, un tic -  dei quattro personaggi , così sarebbero potuti essere cinque o sette e niente sarebbe cambiato.

Lo stile a periodi brevi mi piace molto e mi pare sia adatto al contenuto.
Un racconto gradevole, complimenti.

 

Stefano

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Max Friedmon

 

Mi unisco anche io agli apprezzamenti..  Il titolo mi ha colpito, incuriosito, sembra il titolo di un romanzo del secondo Novecento. Come altri avrei voluto però sapere qualche cosa di più, anche a leggero discapito di qualche eventuale spiegazione aggiuntiva.  L’ ambientazione che hai creato è fantastica; piena estate, una casa isolata in campagna, frinire di cicale, quattro amici.

A mio parere però manca una sorta di complicità, se così si può definire, ma non è proprio il termine esatto, ora non mi viene, una complicità fra i quattro personaggi, che pure sono amici di vecchia data. Sorprende che all’apparenza venga in mente di evocare li spiriti così, di punto in bianco, come si trattasse di un diversivo qualsiasi per ingannare il tempo, in particolar modo se l’evocazione è la prima volta che viene eseguita. Evocare spiriti, che mi pare di capire non siano esattamente quelli del bene, ritengo non sia una cosa semplice che si decida alla leggera e che per di più riesca la prima volta. I quattro avrebbero dovuto mostrare una esperienza datata, se non tutti almeno Laura, quella che poi muore, evidentemente per un motivo.

Intendo dire che i quattro amici dovrebbero almeno far parte di una sorta di circolo, di adepti che seguono e bazzicano queste cose, forse lo sono, ma il non specificarlo non da la certezza. Dovevano insomma essere perfettamente consapevoli a cosa andavano incontro, motivare in qualche modo questa evocazione, un pensiero covato a lungo, frutto di altri tentativi eccetera. Qui sembra che invece, in questa villa lo facciano così, tanto per ammazzare il tempo, come si farebbe una partita a carte.

Avrei anche scritto qualche parola in più sul proprietario della villa, sicuramente un tipo inquietante che non era certo estraneo all’ambiente evocativo degli spiriti.

Per quanto riguarda la cerimonia, molto breve, non saprei dire se credibile o meno però, secondo me, per quello che si vede in letteratura e nel cinema, queste cerimonie volte a chiamare il male o comunque li si voglia chiamare questi spiriti, di solito si svolgono preferibilmente di notte. Si aggiungerebbe un tocco di mistero in più. Tra l’altro le cicale amano frinire a tutto spiano anche di notte in estate. Mi è piaciuto come hai fatto tacere all’improvviso il loro canto. Il mondo animale è molto più ricettivo degli uomini a captare determinate forze, vibrazioni.

La luce del sole  sminuisce secondo me la drammaticità dell’azione, anche il velato orrore che c’è nella rievocazione. Il sole è sempre qualcosa di rassicurante, di stemperante.  Non ho capito bene perché Laura sia morta, se ne fosse consapevole che le sarebbe potuto accadere, se lo voleva, lo cercava o qualcosa del genere. Lo stesso discorso varrebbe anche per gli altri amici.

Indubbiamente è stato il prezzo da pagare per quello che hanno fatto e a questo punto potevano aprirsi ulteriori canali descrittivi, ma presumo che l’esiguo spazio dato non sarebbe bastato.

Una bella atmosfera ad ogni modo, ben descritta, anche se avrei azzardato qualche particolare in più.

 

 

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

ciao @Alberto Tosciri e grazie per le belle parole e le osservazioni. Il bello di  Officina è sia di sottoporre il proprio lavoro liberamente, senza preoccuparsi di scadenze, concorsi etc sia di raccogliere le osservazioni facendone tesoro

 

il titolo è preso di peso da un bel saggio di Roger Caillois, I demoni meridiani appunto. in cui si legge (tra l'altro) "Il mezzogiorno capta le energie soprannaturali sparse  nella natura. E a mezzogiorno che meglio si percepiscono i fantasmi". Anche la Bibbia (salmo 91) parla del "flagello che infuria a mezzogiorno". Per questo l'azione è collocata nel pieno di un giorno d'estate anziché nel cuore della notte

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Max Friedmon

Ah bene, ecco spiegato perché hai ambientato a mezzogiorno, non avevo pensato alle citazioni bibliche. I flagelli della Bibbia rimandano evocativamente al deserto, a climi caldi, ma in questo caso il caldo e la luce assumono un altro significato nella contestualizzazione urbana occidentale, che allora vanno più che bene. Non ci sono certo delle regole in proposito, mi riferivo alla notte perché nel nostro immaginario collettivo è la compagna ideale del terrore...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×