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-Fabio-

Autorevolezza del saggista

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Salve a tutti. In questi giorni stavo riflettendo sulla scrittura dei saggi e sul modo in cui viene valutata l'autorevolezza del saggista. Sulla base di cosa voi stabilite se l'autore ha una sufficiente autorevolezza nel campo per poter scrivere un saggio? Sugli anni di esperienza? Però quanta esperienza deve avere? Così rimarrebbero inoltre esclusi i giovani, anche trentenni che quindi non potrebbero scrivere saggi autorevoli. Ma ci sono giovani che invece hanno una cultura abbastanza ampia da poterli scrivere (mi vengono in mente Adrian Fartade e Stefano Bertacchi, ad esempio). Sulle pubblicazioni su riviste specializzate? Però molti pubblicano articoli solo per fare numero e a meno di leggerne una buona parte non c'è modo di comprendere se siano davvero persone preparate. Sul titolo di studio? Non penso però che la laurea sia un indice affidabile di conoscenza sinceramente. Anche perché molte persone oggi considerate autorevoli non hanno la laurea. Inoltre in questo caso conterebbe avere una laurea in quello specifico argomento oppure una laurea in generale dà più autorevolezza a prescindere? Personalmente trovo importante la casa editrice. Se un saggio è pubblicato da una ce che non conosco o è autopubblicato sono molto più restio nel leggerlo, perché non c'è stato un controllo sul contenuto. Con i romanzi è diverso ovviamente. Eppure non penso che basti. Forse è necessario aver dimostrato la propria conoscenza in qualche modo prima di scrivere il libro, magari grazie ad un sito personale o ad un articolo scritto per qualche giornale. Insomma, tralasciando i casi in cui conoscete gli autori perché magari avete già letto qualcosa che hanno pubblicato, come vi approcciate a saggi di autori che non conoscete?

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Io voluto di solito il percorso scientifico dell'autore, le precedenti pubblicazioni, gli ambiti di ricerca, il suo lavoro (quello che ha svolto o che svolge, quello che fa o ha fatto come volontario). Già dalla breve biografia in quarta o sulle alette si può ricavare qualche informazione utile.

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@-Fabio- sicuramente è difficile, per noi in redazione, decidere di pubblicare un nuovo autore per la saggistica. Sicuramente l'età conta perché si presume si abbia avuto più tempo per studiare l'argomento. Poi il curriculum, gli studi, gli interessi, la bibliografia. Poi, almeno per noi è importante che nel testo ci siano molti riferimenti e magari degli estratti che, oltre ad arricchire l'esposizione si dimostra anche di avere letto altri testi. In ogni caso dipende anche dall'argomento trattato, ci sono temi che possono essere svolti da giovani studiosi.

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@-Fabio-

Secondo me sulla saggistica occorrerebbe fare anche ulteriori considerazioni.

Naturalmente, oltre alla necessaria autorevolezza e competenza di chi scrive un saggio su un dato argomento, bisognerebbe anche vedere di che argomento intende trattare. Cioè, se l'argomento "è gradito" nell'attuale impostazione ideologica e globalizzata della società. Mi spiego meglio, ma senza citare autori né CE per non suscitare  eventuali sgradite diatribe. Ci sono stati grandi autori francesi, boicottati innanzi tutto in Francia,  dove hanno perso le cattedre nelle quali insegnavano, che hanno "osato" scrivere  studi approfonditi e documentatissimi della Rivolta della Vandea durante la Rivoluzione francese. Sono stati tradotti anche in italiano, obtorto collo, con prefazioni di studiosi nostrani che si sentivano in dovere di inserire anche citazioni di altri saggi inerenti il punto di vista della Rivoluzione francese, asserendo che quest'ultima, "accusata di grandi misfatti" aveva diritto a un avvocato difensore...

Ci sono poi autori italiani che hanno "osato" con tanto di documentazione scritta e fotografica dell'epoca scrivere dei fatti accaduti in Italia dopo il 1943 e fino agli anni Cinquanta... che sono stati vergognosamente boicottati, ridicolizzati e minacciati.

Bene, se ci sono queste difficoltà,  questi impedimenti, penso che ci sia un problema nella libertà di trattare certi argomenti. Naturalmente questo non sarà mai ammesso. Chi vuole documentarsi può sempre trovare quello che cerca ad ogni modo, anche in lingua straniera. Io molto materiale sono riuscito a trovarlo ordinandolo su internet.

Il problema di una certa tipologia di saggistica riguarda anche il web, naturalmente. Conferenze importanti di studiosi e specialisti su argomenti e contro argomenti vari scarseggiano in italiano, mentre sono reperibili, seppure non in abbondanza, in inglese, tedesco e spagnolo e bisogna correre a registrali perché il giorno dopo scompaiono misteriosamente.

È assurdo che su argomenti  "graditi" si possa trovare una caterva di materiale di tutti i tipi,  mentre su argomenti "scomodi" ci siano difficoltà, a tutti i livelli.

 

 

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Ultimamente leggo molta saggistica e, a parte gli autori che per me sono "convalidati" da tempo, prendo in considerazione il loro curriculum con studi ed esperienze. L'età dipende, come nel caso di Adrian Fartade che fra l'altro ha già pubblicato due libri.

Se scrivono sul web leggo i loro scritti, le loro fonti ed eventuali commenti. A volte mi è capitato di conoscere qualcuno perché citato da altri autori/studiosi/laureati di cui mi fido (frequentando blog, gruppi e pagine scientifiche ne trovi a bizzeffe).

L'editore, invece, per me è un criterio secondario (a meno che non si tratti della solita casa editrice rinomata in saggistica): molte note case editrici (soprattutto quelle generaliste) pubblicano alcuni autori semplicemente in base al loro seguito.

 

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5 ore fa, Lizina ha scritto:

Io voluto di solito il percorso scientifico dell'autore, le precedenti pubblicazioni, gli ambiti di ricerca, il suo lavoro (quello che ha svolto o che svolge, quello che fa o ha fatto come volontario). Già dalla breve biografia in quarta o sulle alette si può ricavare qualche informazione utile.


Sì anche io guardo le alette e la biografia in quarta ma devo dire che lo faccio più per curiosità che per certificare la preparazione dell'autore. 

 

2 ore fa, Riccardo Zanello ha scritto:

@-Fabio- sicuramente è difficile, per noi in redazione, decidere di pubblicare un nuovo autore per la saggistica. Sicuramente l'età conta perché si presume si abbia avuto più tempo per studiare l'argomento. Poi il curriculum, gli studi, gli interessi, la bibliografia. Poi, almeno per noi è importante che nel testo ci siano molti riferimenti e magari degli estratti che, oltre ad arricchire l'esposizione si dimostra anche di avere letto altri testi. In ogni caso dipende anche dall'argomento trattato, ci sono temi che possono essere svolti da giovani studiosi.


Ah grazie per la risposta! Ero curioso di sapere anche il punto di vista di chi lavora in una ce. Guardando tra i libri di saggistica che possiedo in casa e anche vedendo quello che viene pubblicato, si nota facilmente come la maggior parte degli scrittori di saggi sia over 40 e abbia già pubblicato altro o si sia fatta conoscere grazie a qualche forma di divulgazione sul web. Sì poi anche l'argomento ha una sua importanza, giustamente, però, ad esempio, esistono giornalisti che scrivono libri di storia o di scienze, senza avere un'esperienza accademica in questi campi.

 

1 ora fa, Alberto Tosciri ha scritto:

@-Fabio-

Secondo me sulla saggistica occorrerebbe fare anche ulteriori considerazioni.

Naturalmente, oltre alla necessaria autorevolezza e competenza di chi scrive un saggio su un dato argomento, bisognerebbe anche vedere di che argomento intende trattare. Cioè, se l'argomento "è gradito" nell'attuale impostazione ideologica e globalizzata della società. Mi spiego meglio, ma senza citare autori né CE per non suscitare  eventuali sgradite diatribe. Ci sono stati grandi autori francesi, boicottati innanzi tutto in Francia,  dove hanno perso le cattedre nelle quali insegnavano, che hanno "osato" scrivere  studi approfonditi e documentatissimi della Rivolta della Vandea durante la Rivoluzione francese. Sono stati tradotti anche in italiano, obtorto collo, con prefazioni di studiosi nostrani che si sentivano in dovere di inserire anche citazioni di altri saggi inerenti il punto di vista della Rivoluzione francese, asserendo che quest'ultima, "accusata di grandi misfatti" aveva diritto a un avvocato difensore...

Ci sono poi autori italiani che hanno "osato" con tanto di documentazione scritta e fotografica dell'epoca scrivere dei fatti accaduti in Italia dopo il 1943 e fino agli anni Cinquanta... che sono stati vergognosamente boicottati, ridicolizzati e minacciati.

Bene, se ci sono queste difficoltà,  questi impedimenti, penso che ci sia un problema nella libertà di trattare certi argomenti. Naturalmente questo non sarà mai ammesso. Chi vuole documentarsi può sempre trovare quello che cerca ad ogni modo, anche in lingua straniera. Io molto materiale sono riuscito a trovarlo ordinandolo su internet.

Il problema di una certa tipologia di saggistica riguarda anche il web, naturalmente. Conferenze importanti di studiosi e specialisti su argomenti e contro argomenti vari scarseggiano in italiano, mentre sono reperibili, seppure non in abbondanza, in inglese, tedesco e spagnolo e bisogna correre a registrali perché il giorno dopo scompaiono misteriosamente.

È assurdo che su argomenti  "graditi" si possa trovare una caterva di materiale di tutti i tipi,  mentre su argomenti "scomodi" ci siano difficoltà, a tutti i livelli.

 

 


Sì, il problema della libertà di espressione è sempre piuttosto rilevante però devo dire che in Italia ci sono davvero tante buone case editrici con un'idea, anche politica o sociale, differente. Alla fine penso che si possa trovare un editore disposto a pubblicare libri un po' scomodi. Non tra i big magari. Poi se è un argomento di nicchia diventa molto complesso, però quello è un altro problema.

 

1 ora fa, Antares_ ha scritto:

Ultimamente leggo molta saggistica e, a parte gli autori che per me sono "convalidati" da tempo, prendo in considerazione il loro curriculum con studi ed esperienze. L'età dipende, come nel caso di Adrian Fartade che fra l'altro ha già pubblicato due libri.

Se scrivono sul web leggo i loro scritti, le loro fonti ed eventuali commenti. A volte mi è capitato di conoscere qualcuno perché citato da altri autori/studiosi/laureati di cui mi fido (frequentando blog, gruppi e pagine scientifiche ne trovi a bizzeffe).

L'editore, invece, per me è un criterio secondario (a meno che non si tratti della solita casa editrice rinomata in saggistica): molte note case editrici (soprattutto quelle generaliste) pubblicano alcuni autori semplicemente in base al loro seguito.

 


Sì, diciamo che il web è molto utile per farsi conoscere e dimostrare la propria preparazione. Per il discorso delle ce non intendevo che devono essere delle big, ma devono essere ce che io conosco (e ne conosco molte anche di piccole) e che abbiano una collana di saggistica ben fatta e comunque rilevante all'interno della loro politica editoriale. Ce ne sono parecchie secondo me che hanno ottimi titoli e mi fido abbastanza delle loro pubblicazioni. Più che altro mi danno un primo filtro. Poi sì, le ce più note pubblicano spesso libri solo perché l'autore ha un seguito e infatti raramente vado da loro a cercare un saggio, anche perché poche di loro puntano molto sulla saggistica, preferendo il romanzo.


 

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La mia opinione è condizionata dalla scarsissima conoscenza della saggistica, ciò nonostante voglio aggiungere la mia piccola risposta: gli ultimi quattro libri che ho letto, e che riguardano la Storia contemporanea, sono stati scritti da professori universitari sia italiani che stranieri pubblicati da case editrici abbastanza grandi e specializzate. Come ben intuibile, le mie rare scelte sono condizionate dalla biografia dell'autore e, in maniera minore, la casa editrice.

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Non comprerei mai un saggio di una piccola casa editrice. E neanche ne avrei la possibilità perché in libreria non sarebbe esposto. 

 

Un romanzo edito da una piccola è un'opera di ingenio e può essere bello; un saggio scritto non si sa da chi potrebbe essere persino deleterio.

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4 ore fa, Edmund Duke ha scritto:

Non comprerei mai un saggio di una piccola casa editrice. E neanche ne avrei la possibilità perché in libreria non sarebbe esposto. 

Male perché spesso proprio le piccole hanno i saggi migliori...

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Certo, però io ad esempio sto leggendo il resoconto di storie legate a Chernobyl di una premio pulitzer. E non è un saggio ma rende l'idea.

 

Di una piccola che, escludendo tutti i presenti, passati presenti e futuri, perché ci sono anche piccole serie; dicevo: di una piccola che stampa in cinquanta copie non si sa chi, come posso fidarmi?

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17 minuti fa, Edmund Duke ha scritto:

Di una piccola che, escludendo tutti i presenti, passati presenti e futuri, perché ci sono anche piccole serie; dicevo: di una piccola che stampa in cinquanta copie non si sa chi, come posso fidarmi?

Immagino che la differenza sia fatta dal curriculum dell'autore e dal catalogo della CE.

La saggistica, soprattutto riguardo argomenti di nicchia, è spesso stampata da piccole case editrici specializzate.

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Il 12/10/2019 alle 16:29, -Fabio- ha scritto:

come vi approcciate a saggi di autori che non conoscete?

In base agli argomenti che mi interessano: se in una quarta di copertina leggo "La crisi finanziaria dell'ultimo decennio originata negli Usa e diffusasi in Europa è la più grande ondata di crimine finanziario organizzato della storia umana", e in un'altra "Il PIL dell'Italia è di circa 1500 miliardi di euro annui: nei paradisi fiscali oggi giace, grosso modo, l'equivalente di vent'anni della nostra ricchezza nazionale", e in un'altra ancora "Le disuguaglianze sono tra le principali cause dell'infelicità collettiva (e grande rischio per la democrazia), eppure deboli e rari sono i tentativi di contrastarle. L'autrice esamina i processi psicologici che impediscono a chi è in posizione svantaggiata di ribellarsi, e quelli che permettono alle élites di giustificare a sé stesse e agli altri i propri privilegi", ebbene, dopo aver sfogliato i libri in questione, ed esaminato i dati bio-bibliografici degli autori, sicuramente li compro, senza nemmeno guardare la casa editrice. 

@-Fabio-, approfitto per darti il benvenuto! Ho visto che sei iscritto già da un po' ma non ti sei presentato: ti va di passare in Ingresso e raccontarci qualcosa di te? Grazie e un saluto :)

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21 ore fa, mercy ha scritto:

Immagino che la differenza sia fatta dal curriculum dell'autore e dal catalogo della CE.

La saggistica, soprattutto riguardo argomenti di nicchia, è spesso stampata da piccole case editrici specializzate.

Proprio così. Anche perchè se una piccola casa editrice vuole affermarsi nel settore deve selezionare molto bene i propri autori. Ci sono poi molti autori con saggi dirompenti e/o provocatori e/o di forte denuncia che difficilmente trovano case editrici grosse o medie  disposte a inimicarsi una fetta dei propri lettori...

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