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CharlieC

IL GUERRIERO

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Sono socio fondatore di un Gruppo archeologico, ma di archeologia dei celti in Nord Italia ne capivo poco. A dirne di più pensavo a un'invenzione propagandistica. Non ho modificato il convincimento però devo dire che le tracce rinvenute sul campo mi hanno in parte fatto ricredere. Una nota doverosa: quando parlo di reperti celtici non mi riferisco ai Galli di Cesare ma alla civiltà di Golasecca, che prosperò sulle rive del Ticino tra il VII e il V secolo AC e intrattenne rapporti commerciali con i primi etruschi di Toscana. In effetti, visitando il Museo di Volterra, ci si imbatte in tombe etrusche antiche identiche a quelle del Ticino. Poi, e per un motivo che mi è oscuro, la civiltà etrusca fa passi da gigante, quella di Golasecca si estingue. Per chi volesse saperne di più sui celti in Lombardia invio al prezioso museo di Sesto Calende.

Questo racconto volle essere una bonaria presa in giro degli ardori di chi fa quel bellissimo mestiere (che liti sulla forma di un ciottolo che potrebbe anche essere di fiume e basta) ma anche un attestato alla la terra in cui vivo.

IL GUERRIERO

L’appuntamento era in un campo di mais tra Briga e Gozzano. Aspettavo un amico con le suole nel fango e il cappuccio alla fronte. C’era pioggia quel pomeriggio, chi se lo scorda, un’acqua sottile, silenziosa e spiccia. Come la gente di qui, mi venne da riflettere. “Come il guerriero sepolto qui sotto”, mi lesse dentro Gilberto saltellando tra le pozze. Maledetto, a momenti ci restavo. Per ripicca presi a burlare:

“Dormi sepolto in un campo di grano, non è la rosa non è il melograno …”

Non volevo ferire la sua passione per l’archeologia, lo giuro, mi uscì di getto, vuoi perché al guerriero celtico sepolto in quel campo non credevo e sia per il misto di paura e ilarità di fronte al mistero.

Gilberto mi fissò truce. Aveva gli occhi dipinti come il cielo: grigi e stizzosi.

“Guarda che è una cosa seria”.

Indicò un boschetto a due passi. “Lo vedi quel cippo?”

“No”

Non vedevo niente, amico mio, uno sciame di gocce solcava le lenti. “Quella specie di pietra?”, domandai distratto. Di un fanatico, di un pazzo che scava persino in giardino, ecco di chi mi ero fidato.

“E quella per te sarebbe una tomba?”, aggiunsi studiando i mocassini. Temevo per le scarpe, altro che celti.

Gilberto non replicò. Per lunghi e umidi istanti si studiò le galosce – gialle, sgargianti, pertinenti all’impresa- e credetti volesse menarmi. Invece accennò in direzione del bosco. “Dai, che ci andiamo”.

Aveva le palpebre socchiuse, mai capito se a causa della pioggia o di un tic nervoso. Magari si era anche dispiaciuto. Buono, stai calmo, nessuno lo ruba il tuo guerriero! Ora avanzavamo su una pista diretta verso il bosco, un inferno di buche e di trappole: i mie mocassini imbarcavano acqua e lanciavano esseoesse. Tirarono le cuoia durante la traversata del faggeto. Socchiusi anch’io gli occhi, per non esplodere inviperito, ma nel riaprirli scorsi qualcosa.

C’era una pietra triangolare in centro radura, un ciottolo di alcune dita infisso nel terreno. “Tutto qui?”, feci. Sì, tutto lì, un capriccio minerale di natura, l’esito casuale di un lavoro distratto, peggio, una mattana di Gilberto. Eppure…

…e tuttavia, a un’attenta osservazione, quel ciottolo svelava una sua ragione di esistere, insomma appariva funzionale a uno scopo. Intanto mostrava segni di lavorazione. I bordi dell’isoscele, ad esempio, risultavano lisci, esenti da ruvidezze. Ma era la posizione che incuriosiva. Una pietra qualunque, un frammento staccatosi dalla roccia, non va a conficcarsi in così nel terreno.

Gilberto avvertì la mia esitazione. “E’ piantato sul lato di base, in modo regolare”.

“Certo, su questo non ci piove”. E dai, non volevo, mi era scappato.

“Se ci fai caso”, sorvolò, anzi accalorandosi come un tacchino, “è l’unica del bosco. Hai visto? No? E guardati intorno ”. Parlava ponendo domande e fornendosi le risposte.

L’istante successivo, senza avermi dato l’agio di osservare, e sotto una pioggia battente e selvaggia, cavò di sacca una specie di cavatappi, un lungo tondino con punta elicoidale e manubrio sulla cima. Anche su quell’arnese, e più ancora sull’uso che ne andava facendo, avrei avuto da malignare. Con una spinta decisa lo aveva conficcato nella mota, per metà dello stelo, quindi, con identica furia, l’aveva estratto, e poi infilato, e di nuovo ritratto. Insomma uno stantuffo umano con appendice ferrosa. Avrei avuto da sorridere, dicevo, ma non lo feci. La pioggia aveva smesso di battere, scendeva con cupa lentezza, come avesse sbollito la rabbia ma non si rassegnasse.

“Hai sentito?”

Un gemito, qualcosa di simile a un sospiro.

Guardai al suolo, inquadrando la scena che segue. Gilberto era curvo in avanti, a gambe divaricate nella posizione del cesso alla turca e i pugni al manubrio. Ma la faccia! La faccia, distorta nel gesto di tendere il mento, mi apparve stravolta, diversa dal viso a me noto. Non so, era atteggiata in una smorfia febbrile, come di un bracconiere piombato sulla preda.

“Hai sentito?”.

Aveva dato un colpo di stantuffo arrestandosi a metà tiro.

Decisi di avvicinarmi, incerto se scoppiare a ridere o lasciarmi sopraffare da un brivido: elettrico, emerso all’improvviso, per niente ordinario. Poiché non amo manifestare le mie debolezze, qualunque causa le sveli, risposi seccato.

“Non ho sentito un bel niente”.

Lo dissi forzando sul tono, in modo innaturale; allarmato, direi. Gilberto non capì. Afferrò la mia mano, poi l’altra, e mi impose, le sue sulle mie, di impugnare l’attrezzo. Al resto ci pensai io, stantuffando nel modo già visto .

L’impatto con un che di consistente mi prese alla sprovvista. I suoi esiti sciamarono svelti, rigando lo stomaco, fin quasi alla gola. A un passo dal cippo, sotto un palmo di terra, si avvertiva qualcosa. Mi arrestai, anch’io nella postura da cesso alla turca, e lo fissai, a bocca semiaperta. “Dammi qui”, fece Gilberto, e mi scacciò dal manubrio. Per estrarre con forza il cavatappi e ripetere il sondaggio, stavolta più a destra.

Di nuovo il tonfo. Sordo, irreale, minaccioso.

Diversi sondaggi più tardi, tutti castrati dal medesimo urto, eravamo entrambi nel fango a scavare. Come cani.

La lastra affiorò dopo un’ultima rasatura di cazzuolino, il ridicolo ma liturgico arnese usato dagli archeologi per rimuovere il terreno. Appena fu in vista vi posai la mano e lisciai. La pietra era priva di scabrezze ma segnata da ampi crateri. Colpi di mazza e scalpello, senza dubbio. Come ormai ero certo che lì sotto ci fosse una tomba. Non del guerriero delle fantasie del mio amico, questo no. Di un poveraccio, piuttosto, comunque vissuto millennifa.

Sollevammo la lastra con la cura di una levatrice. “La scatola!”, strillò Gilberto alla fine del parto, come un bimbo che rompe l’uovo di Pasqua. Ci avventammo col muso nella buca e guardammo la sorpresa. Dal fango era emerso un solco grigiastro, di forma quadrata, i cui bordi ricordavano quelli del cippo: lisci, con quelle increspature. “La scatola?”, alzai il viso sfiorandogli la bocca. Respirava a fatica, sentivo l’alito alla menta liquirizia. “La scatola litica”, annuì nel mentre ci alzavamo: increduli, intirizziti, la faccia di lui e le mie lenti rigate di sporco.

Mi spiegò tutto. Scavavano una buca, la foderavano con lastre di selce e nel mezzo deponevano l’urna con le ceneri, quella appena sollevata fungendo da coperchio. Infine il cippo, l’equivalente di una croce. “Piano, accidenti, e fai piano!”. Mi ero messo a scavare. “Sta fermo, dai qua!”, mi strappò di mano il cazzuolino, infilando il collo nel fosso. “Rischi di spaccare tutto”. Si riferiva all’urna, supposi.

Poiché aveva smesso di piovere e per incanto era spuntato il sole- coi suoi raggi fiacchi, obliqui, espulsi da occidente- e poiché ero stufo della saccenteria di quel profanatore, mi rizzai per sgranchirmi le ossa.

Accesi una sigaretta e fissai il tramonto. Per un tempo che adesso giudico breve ma che allora mi parve indefinito.

Il latrato del cane e la visione di Gilberto- in ginocchio, col volto all’insù, le mani giunte in preghiera – funzionarono da scossa. Provai a riacquistare il controllo: “Dimmi un po’ per caso preghi per l’anima sua?”. Nessuna risposta, se si eccettua il verso del cane. Che insisteva ad abbaiare, ma senza cattiveria, come intendesse avvertirci. Basta, ero stufo di quella situazione: il cippo, la tomba, le scarpe, ed ora frate Gilberto. Stavo per dirgliene quattro quando un altro sovrapporsi di immagini mi svelò, in rapida sequenza, dapprima Gilberto che si affannava sul fosso, poi una sagoma tra le ombre dei faggi che seguiva la scena.

Anche questo non so spiegare, di certo mi venne spontaneo, insomma gli feci così con la mano. Quel tizio e il suo cane m’ispiravano. “Fesso!”, urlò il mio amico, “è il pastore del campo. Se scopre che siamo qui per scavare ci denuncia!”. Aveva spedito all’inferno Celti, requiem e sensi di colpa e ora pestava la buonanima del buco. Mentre raccoglieva gli attrezzi osservai ancora il cosiddetto pastore. “Sei sicuro sia uno del posto?”. Quell’uomo vestiva in modo singolare: tunica in pelle, corda in vita tenuta con fibbia e calzoni abbondanti in tela di sacco. “Chi vuoi che sia, il guerriero?”, rispose acido Gilberto, spingendomi a forza sul sentiero.

Durante il cammino- una sorta di fuga in Egitto, sotto un diluvio di via via via ! e quant’altro – il cane abbaiò a intervalli regolari. Stavo per ficcarmi nel fuoristrada quando un fischio lo zittì di colpo. Mi voltai e vidi l’uomo che scuoteva il braccio. Lo agitò più volte, in segno di saluto, ma questo lo capisco solo adesso.

Non so, è un capriccio del sonno. Ma nelle notti di inverno, quando mi sveglio all’improvviso con il cuore che batte, e la pioggia di fuori picchia peggio di lui, in quelle notti, dicevo, mi alzo e corro a guardare. Dalla finestra frugo tra i tetti, le vie, i due campanili- quello smilzo e gentile di San Gottardo o l’altro robusto ma austero della piazza- in cerca di chi so essermi amico. Pochi istanti e sento il fischio, cui fa seguito un abbaiare lontano. Le due ombre sono lì, nel silenzio dei Corsi e incuranti dell’acqua, mentre spiccano balzi e rivaleggiano a chi salta più in alto. Una gara vinta dal cane, ma l’uomo non sembra crucciarsi. Se lo attira al viso, ne cinge il busto e ripone la guancia sul dorso. Per un tempo che giudico infinito li osservo in controluce, come statue muscose di una Pietà silvana. Ma è un lampo. Dopo il quale li vedo staccarsi e riprendere il gioco: lontani, leggeri, a balzi più ampi. Fin che il sonno li inghiotte e i colpi svaniscono.

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Ospite

Non sono brava a commentare i racconti altrui, quindi ti dico solo la mia opinione personale. A me il tuo racconto è piaciuto molto, la trama è interessante e invita il lettore a volerne sapere di più. C'è qualcuno la sotto o no? Quale dei due personaggi si dovrà ricredere, lo scettico o il superottimista? Alla fine è il primo a dover ammettere, sebbene solo a se stesso, che forse laggiù c'è davvero qualcuno. Ma chi?

Anche il tuo stile mi piace, la lettura del pezzo mi è risultata scorrevole e senza intoppi. Tranne un paio che non sono nella posizione di criticare in quanto assoluta principiante, ma che forse mi potrai spiegare meglio.

Eppure…

…e tuttavia, a un’attenta osservazione, quel ciottolo svelava una sua ragione di esistere, insomma appariva funzionale a uno scopo

non mi è piaciuto molto quello che hai fatto con i puntini di sospensione perchè ha interrotto il flusso della mia lettura. Se poi era inteso così, non lo so, ma ho riletto due o tre volte quel passaggio.

Guardai al suolo, inquadrando la scena che segue.

perchè hai voluto introdurre così la scena che sarebbe seguita?

millennifa

milleni fa?

e scusa se il mio commento certamente non è dei più professionali. Diciamo che rappresento una lettrice qualsiasi che commenta un pezzo appena letto.

Comunque a me il tuo racconto è piaciuto molto ^_^

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Non sono brava a commentare i racconti altrui, quindi ti dico solo la mia opinione personale. A me il tuo racconto è piaciuto molto, la trama è interessante e invita il lettore a volerne sapere di più. C'è qualcuno la sotto o no? Quale dei due personaggi si dovrà ricredere, lo scettico o il superottimista? Alla fine è il primo a dover ammettere, sebbene solo a se stesso, che forse laggiù c'è davvero qualcuno. Ma chi?

Anche il tuo stile mi piace, la lettura del pezzo mi è risultata scorrevole e senza intoppi. Tranne un paio che non sono nella posizione di criticare in quanto assoluta principiante, ma che forse mi potrai spiegare meglio.

millennifa

milleni fa?

e scusa se il mio commento certamente non è dei più professionali. Diciamo che rappresento una lettrice qualsiasi che commenta un pezzo appena letto.

Comunque a me il tuo racconto è piaciuto molto ^_^

silver, il miglior giudizio è quello del cosiddetto lettore qualunque.

Quando in scuola di scrittura a Milano leggevo in pubblico qualcosa di mio, al termine il direttore editoriale di Feltrinelli (cui, diciamo, stavo simpatico) mi strizzava l'occhio e si rivolgeva alla platea ( che invece si sarebbe aspettata il suo, di commento) e faceva: "Che ne pensate? forza, giudicate voi"

Loro restavano sul colpo, balbettavano qualcosa, poi usciva sempre un bel dibattito. E lui ascoltava, accidenti se non li ascoltava, perché il critico più genuino è la gente, è lei che detta i gusti, non i sapientoni editoriali. Alberto era, ed è, un democratico. E come ho scritto da qualche parte, dovrei andare a trovarlo per conversare di letteratura italiana dell'ultimo novecento. Ma non ho mai tempo, forse non saprei manco più che dire. E questo è male :-):-)

Grazie, silver, il tuo encomio gratifica e illumina certe fessure

Guardai al suolo, inquadrando la scena che segue.

perchè hai voluto introdurre così la scena che sarebbe seguita?

volevo imprimere alla macchina da presa narrativa uno stacco, netto. Di chi si volta di scatto e ci resta di sale. Tutto qui, forse ho esagerato, non so.

Eppure…

…e tuttavia, a un’attenta osservazione, quel ciottolo svelava una sua ragione di esistere, insomma appariva funzionale a uno scopo

non mi è piaciuto molto quello che hai fatto con i puntini di sospensione perchè ha interrotto il flusso della mia lettura. Se poi era inteso così, non lo so, ma ho riletto due o tre volte quel passaggio.

i puntini, nelle intenzioni, volevano rappresentare l'attimo di esitazione dell'io narrante. In effetti è il discoro indiretto. Da perfezionare, indubbiamente.

Ciau

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Ho una prima domanda: perché l'hai postato due volte?

La storia non sembra antipatica, tuttavia è di difficile lettura, spesso bisogna rileggere le frasi per riuscire a capire cosa succede. Inoltre mi pare che tutta la vicenda sia troppo improbabile, principalmente il fatto che scavino sotto la pioggia praticamente a mani nude senza ferirsi neanche un po'.

L’appuntamento era in un campo di mais tra Briga e Gozzano. Aspettavo un amico con le suole nel fango e il cappuccio alla fronte. C’era pioggia quel pomeriggio, chi se lo scorda, un’acqua sottile, silenziosa e spiccia. Come la gente di qui, mi venne da riflettere. “Come il guerriero sepolto qui sotto”, mi lesse dentro Gilberto saltellando tra le pozze. Maledetto, a momenti ci restavo. Per ripicca presi a burlare:

“Dormi sepolto in un campo di grano, non è la rosa non è il melograno …”

Non volevo ferire la sua passione per l’archeologia, lo giuro, mi uscì di getto, vuoi perché al guerriero celtico sepolto in quel campo non credevo e sia per il misto di paura e ilarità di fronte al mistero.

"mi venne da riflettere" si attacca alla frase successiva, quindi quello che si capisce è: le persone di qui pensano che ci sia un guerriero sepolto sotto il campo di mais.

Poi si cita de André, quindi viene da pensare che sia il mais (anche se de André parlava di grano) che ispira al protagonista l'idea del guerriero sepolto.

Poi si torna al guerriero celtico, ma non viene mai detto che è un'idea dell'amico, quindi si ripomba nella leggenda della gente di qui. Al massimo: l'amico si è convinto che la leggenda sia vera.

Insomma, è tutto un po' confuso.

Aveva le palpebre socchiuse, mai capito se a causa della pioggia o di un tic nervoso. Magari si era anche dispiaciuto.

Dispiaciuto di che?

C’era una pietra triangolare in centro radura, un ciottolo di alcune dita infisso nel terreno.

Il ciottolo misurava alcune dita o era infisso nel terreno per alcune dita?

Gilberto avvertì la mia esitazione. “E’ piantato sul lato di base, in modo regolare”.

Dopo 2500 anni?

Cosa significa "in modo regolare"?

L’istante successivo, senza avermi dato l’agio di osservare, e sotto una pioggia battente e selvaggia, cavò di sacca una specie di cavatappi, un lungo tondino con punta elicoidale e manubrio sulla cima.

Un carotiere?

sotto una pioggia battente e selvaggia [...] La pioggia aveva smesso di battere, scendeva con cupa lentezza, come avesse sbollito la rabbia ma non si rassegnasse.

Nella pianura Padana la pioggia non ha cambiamenti così repentini, a parte nei temporali estivi.

Guardai al suolo, inquadrando la scena che segue. Gilberto era curvo in avanti, a gambe divaricate nella posizione del cesso alla turca e i pugni al manubrio.

Accovacciato forse?

Decisi di avvicinarmi, incerto se scoppiare a ridere o lasciarmi sopraffare da un brivido: elettrico, emerso all’improvviso, per niente ordinario. Poiché non amo manifestare le mie debolezze, qualunque causa le sveli, risposi seccato.

Riformulerei la seconda frase e toglierei i ":" dalla prima.

Lo dissi forzando sul tono, in modo innaturale; allarmato, direi. Gilberto non capì. Afferrò la mia mano, poi l’altra, e mi impose, le sue sulle mie, di impugnare l’attrezzo.

L'uso dei pronomi possessivi qui non è corretto, "le sue" rimane senza referente e anche "sulle mie" fa fatica a ricondursi al "la mia mano, poi l'altra". Si capisce, ma non va bene.

L’impatto con un che di consistente mi prese alla sprovvista. I suoi esiti sciamarono svelti, rigando lo stomaco, fin quasi alla gola.

Esiti?

A un passo dal cippo, sotto un palmo di terra, si avvertiva qualcosa.

2500 anni con solo un palmo di terra sopra?

Ci avventammo col muso nella buca e guardammo la sorpresa. Dal fango era emerso un solco grigiastro, di forma quadrata, i cui bordi ricordavano quelli del cippo: lisci, con quelle increspature. “La scatola?”, alzai il viso sfiorandogli la bocca. Respirava a fatica, sentivo l’alito alla menta liquirizia. “La scatola litica”, annuì nel mentre ci alzavamo: increduli, intirizziti, la faccia di lui e le mie lenti rigate di sporco.

Mi spiegò tutto. Scavavano una buca, la foderavano con lastre di selce e nel mezzo deponevano l’urna con le ceneri, quella appena sollevata fungendo da coperchio.

Cioè? C'è una scatola in pietra (scatola litica) che fa da urna per le ceneri. Scavano la buca, mettono le lastre di selce per tenere la buca, poi ci mettono dentro questa scatola litica e quindi coprono con la lastra che loro hanno appena sollevato? Ma le urne non erano a forma di vaso?

E che è il solco grigiastro?

Per un tempo che adesso giudico breve ma che allora mi parve indefinito.

infinito

Il latrato del cane e la visione di Gilberto- in ginocchio, col volto all’insù, le mani giunte in preghiera – funzionarono da scossa. Provai a riacquistare il controllo: “Dimmi un po’ per caso preghi per l’anima sua?”.

Quale cane?

E cosa c'entra la battuta sulla preghiera e chi la dice?

Anche questo non so spiegare, di certo mi venne spontaneo, insomma gli feci così con la mano. Quel tizio e il suo cane m’ispiravano. “Fesso!”, urlò il mio amico, “è il pastore del campo. Se scopre che siamo qui per scavare ci denuncia!”.

Pastore del campo? Forse "padrone". E poi non erano nel bosco?

Aveva spedito all’inferno Celti, requiem e sensi di colpa e ora pestava la buonanima del buco. Mentre raccoglieva gli attrezzi osservai ancora il cosiddetto pastore. “Sei sicuro sia uno del posto?”. Quell’uomo vestiva in modo singolare: tunica in pelle, corda in vita tenuta con fibbia e calzoni abbondanti in tela di sacco.

Da qui confesso che mi sono persa.

Questo chi sarebbe, davvero il guerriero/contadino celtico? Non mi risulta che vestissero così, certo non con tela di sacco e cinture di corda.

E lui e il cane saltano sui tetti quando il protagonista si sveglia di notte?

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Ho una prima domanda: perché l'hai postato due volte?

La storia non sembra antipatica, tuttavia è di difficile lettura, spesso bisogna rileggere le frasi per riuscire a capire cosa succede. Inoltre mi pare che tutta la vicenda sia troppo improbabile, principalmente il fatto che scavino sotto la pioggia praticamente a mani nude senza ferirsi neanche un po'.

L’appuntamento era in un campo di mais tra Briga e Gozzano. Aspettavo un amico con le suole nel fango e il cappuccio alla fronte. C’era pioggia quel pomeriggio, chi se lo scorda, un’acqua sottile, silenziosa e spiccia. Come la gente di qui, mi venne da riflettere. “Come il guerriero sepolto qui sotto”, mi lesse dentro Gilberto saltellando tra le pozze. Maledetto, a momenti ci restavo. Per ripicca presi a burlare:

“Dormi sepolto in un campo di grano, non è la rosa non è il melograno …”

Non volevo ferire la sua passione per l’archeologia, lo giuro, mi uscì di getto, vuoi perché al guerriero celtico sepolto in quel campo non credevo e sia per il misto di paura e ilarità di fronte al mistero.

"mi venne da riflettere" si attacca alla frase successiva, quindi quello che si capisce è: le persone di qui pensano che ci sia un guerriero sepolto sotto il campo di mais.

Poi si cita de André, quindi viene da pensare che sia il mais (anche se de André parlava di grano) che ispira al protagonista l'idea del guerriero sepolto.

Poi si torna al guerriero celtico, ma non viene mai detto che è un'idea dell'amico, quindi si ripomba nella leggenda della gente di qui. Al massimo: l'amico si è convinto che la leggenda sia vera.

Insomma, è tutto un po' confuso.

Aveva le palpebre socchiuse, mai capito se a causa della pioggia o di un tic nervoso. Magari si era anche dispiaciuto.

Dispiaciuto di che?

C’era una pietra triangolare in centro radura, un ciottolo di alcune dita infisso nel terreno.

Il ciottolo misurava alcune dita o era infisso nel terreno per alcune dita?

Gilberto avvertì la mia esitazione. “E’ piantato sul lato di base, in modo regolare”.

Dopo 2500 anni?

Cosa significa "in modo regolare"?

L’istante successivo, senza avermi dato l’agio di osservare, e sotto una pioggia battente e selvaggia, cavò di sacca una specie di cavatappi, un lungo tondino con punta elicoidale e manubrio sulla cima.

Un carotiere?

sotto una pioggia battente e selvaggia [...] La pioggia aveva smesso di battere, scendeva con cupa lentezza, come avesse sbollito la rabbia ma non si rassegnasse.

Nella pianura Padana la pioggia non ha cambiamenti così repentini, a parte nei temporali estivi.

Guardai al suolo, inquadrando la scena che segue. Gilberto era curvo in avanti, a gambe divaricate nella posizione del cesso alla turca e i pugni al manubrio.

Accovacciato forse?

Decisi di avvicinarmi, incerto se scoppiare a ridere o lasciarmi sopraffare da un brivido: elettrico, emerso all’improvviso, per niente ordinario. Poiché non amo manifestare le mie debolezze, qualunque causa le sveli, risposi seccato.

Riformulerei la seconda frase e toglierei i ":" dalla prima.

Lo dissi forzando sul tono, in modo innaturale; allarmato, direi. Gilberto non capì. Afferrò la mia mano, poi l’altra, e mi impose, le sue sulle mie, di impugnare l’attrezzo.

L'uso dei pronomi possessivi qui non è corretto, "le sue" rimane senza referente e anche "sulle mie" fa fatica a ricondursi al "la mia mano, poi l'altra". Si capisce, ma non va bene.

L’impatto con un che di consistente mi prese alla sprovvista. I suoi esiti sciamarono svelti, rigando lo stomaco, fin quasi alla gola.

Esiti?

A un passo dal cippo, sotto un palmo di terra, si avvertiva qualcosa.

2500 anni con solo un palmo di terra sopra?

Ci avventammo col muso nella buca e guardammo la sorpresa. Dal fango era emerso un solco grigiastro, di forma quadrata, i cui bordi ricordavano quelli del cippo: lisci, con quelle increspature. “La scatola?”, alzai il viso sfiorandogli la bocca. Respirava a fatica, sentivo l’alito alla menta liquirizia. “La scatola litica”, annuì nel mentre ci alzavamo: increduli, intirizziti, la faccia di lui e le mie lenti rigate di sporco.

Mi spiegò tutto. Scavavano una buca, la foderavano con lastre di selce e nel mezzo deponevano l’urna con le ceneri, quella appena sollevata fungendo da coperchio.

Cioè? C'è una scatola in pietra (scatola litica) che fa da urna per le ceneri. Scavano la buca, mettono le lastre di selce per tenere la buca, poi ci mettono dentro questa scatola litica e quindi coprono con la lastra che loro hanno appena sollevato? Ma le urne non erano a forma di vaso?

E che è il solco grigiastro?

Per un tempo che adesso giudico breve ma che allora mi parve indefinito.

infinito

Il latrato del cane e la visione di Gilberto- in ginocchio, col volto all’insù, le mani giunte in preghiera – funzionarono da scossa. Provai a riacquistare il controllo: “Dimmi un po’ per caso preghi per l’anima sua?”.

Quale cane?

E cosa c'entra la battuta sulla preghiera e chi la dice?

Anche questo non so spiegare, di certo mi venne spontaneo, insomma gli feci così con la mano. Quel tizio e il suo cane m’ispiravano. “Fesso!”, urlò il mio amico, “è il pastore del campo. Se scopre che siamo qui per scavare ci denuncia!”.

Pastore del campo? Forse "padrone". E poi non erano nel bosco?

Aveva spedito all’inferno Celti, requiem e sensi di colpa e ora pestava la buonanima del buco. Mentre raccoglieva gli attrezzi osservai ancora il cosiddetto pastore. “Sei sicuro sia uno del posto?”. Quell’uomo vestiva in modo singolare: tunica in pelle, corda in vita tenuta con fibbia e calzoni abbondanti in tela di sacco.

Da qui confesso che mi sono persa.

Questo chi sarebbe, davvero il guerriero/contadino celtico? Non mi risulta che vestissero così, certo non con tela di sacco e cinture di corda.

E lui e il cane saltano sui tetti quando il protagonista si sveglia di notte?

a parte la scena finale, che è onirica, questo pensavo fosse chiaro, tutto quanto raccontato è realmente accaduto. Ovvio che nella realtà il pastore e il suo cane fossero un pastore e un cane normali. La pioggia ahimè - anzi, ahitè - smise di cadere al termine dell'avventura di scavo. Che si concluse con una metaforica pernacchia: aperta la scatola litica scorgemmo un tronchetto di faggio tagliato con la sega. Insomma il tombarolo era passato prima di noi. Quanto ai famosi 2500 anni, se guardi in terra nelle campagne italiane, non è diffcile trovare qualcosa di antico, anche molto antico. per questo la legge prevede che tutto quanto si trovi oltre i 10 centimetri di profondità è roba dello stato. Non pensi che se fosse tanto raro trovare coccetti, frammenti, urne cinerarie avrebbero abbassato quella misura?

Altro aggiunger non saprei, salvo che il mio amico Andrea (il Gilberto della storia, per capirci) è morto nel 2004.

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Molto sinteticamente: trovo che il racconto sia scritto benissimo, con grande padronanza di stile. non c'è indulgenza sulle immagini. anche le espressioni di sintesi rendono benissimo l'idea.

non so perché, ma mi ha fatto venire in mente Lovecraft: in senso generale per l'atmosfera di sospensione, in senso particolare per l'idea della pietra. (1)

(1) c'è un noto racconto di L. su di un circolo di pietre che serve a bloccare una porta verso un altro mondo, e il cui controllo viene tramandato di generazione in generazione.

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Charlie, non la prendere sul piano personale, non sto assolutamente attaccando te, ho solo cercato di farti vedere dove la storia che hai raccontato non funziona.

a parte la scena finale, che è onirica, questo pensavo fosse chiaro, tutto quanto raccontato è realmente accaduto. Ovvio che nella realtà il pastore e il suo cane fossero un pastore e un cane normali.

Perdona, ma io ci abito in pianura padana e pastori con cani (e sopratutto senza gregge) sono difficili da vedere, forse era un cacciatore o il proprietario del campo?

In ogni caso "pastore del campo" non è accettabile in italiano.

La pioggia ahimè - anzi, ahitè - smise di cadere al termine dell'avventura di scavo.

Appunto. Non è che piove scrosciando a riga 1, e a riga 3 pioviggina e basta.

Quanto ai famosi 2500 anni, se guardi in terra nelle campagne italiane, non è diffcile trovare qualcosa di antico, anche molto antico.

Vicino a casa mia c'è un intero cimitero di origine romana, quindi di quasi ottocento anni più giovane, e non c'è più un solo cippo posato perfettamente, sono tutti sbilenchi. Ed è un cimitero restaurato e mantenuto.

Non contesto il ritrovamento, ma lo stato di conservazione e le reazioni dei personaggi. Se la storia è vera, chi ha fatto la datazione della tomba? Io ci ho messo due anni a datare una lettera, nella quale avevo una serie ben precisa di riferimenti; una lastra e un cippo di pietra senza iscrizioni credo ci voglia un serio studio prima di definire il periodo.

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Spero tanto che per "è realmente accaduto" tu intenda accaduto nella storia, perchè in caso contrario, saresti da denuncia :P

Inoltre non capisco il tuo preambolo iniziale, fa parte della storia o sei tu che dici quelle cose?

Non commento praticamente mai, ma, visto il tema di questo racconto, mi è stato fatto notare che la mia opinione sarebbe alquanto utile.

Infatti mi sto laureando in Archeologia.

E questo è il racconto di un tombarolo, non di un Archeologo.

Basta anche solo dire che quello scavo ha appena eliminato ogni valore Archeologico del sito. E' diventata prettamente inutile, rovinata da un saccheggiatore.

Nessun Archeologo sano di mente si metterebbe a scavare sotto la pioggia, infatti le campagne di scavo si fanno sempre nella stagione secca.

Quella "specie di cavatappi" come dici te, cosa è? Perchè se credi che i carotaggi si facciano così sei ben lontano dalla realtà: la carota è solo uno strumento per capire la potenza stratigrafica di un sito, e non è altro che un tubo con una punta appuntita da infilare nel terreno, così da avere la carota intatta e poterne analizzare gli strati.

E il "ridicolo ma liturgico arnese", viene usato per togliere gli strati, non per il lavoro che tu hai indicato (si usa una comunissima pala e il piccone), è quindi prettamente inutile in un contesto simile (non è uno scavo stratigrafico, sta piovendo, non si conosce la potenza stratigrafica ecc...). Senza contare che non si usa una cazzuola qualsiasi, ma un modello preciso: la Trowel Inglese, che è molto diversa da quella che tu descrivi.

Inoltre la cultura di Golasecca spazia dal XIII sec. a.c. fino al III a.c. e quindi dire "vecchia di 2500" è decisamente pretenzioso senza neanche sapere cosa si stava andando a scavare.

Non hai idea di quanto sarebbe meraviglioso trovare una pietra che spunta dal terreno a indicare una sepultura: niente survey, niente rilevamenti, niente foto satellitari... ahhh anni di ricerca risparmiati!

Manca anche il corredo funebre, da come hai scritto sembra che si parli proprio di una scatola, minuscola, adatta solo a contenere l'urna, mentre invece, se si tratta realmente di un guerriero (e non vedo come possa essere altrimenti, se fosse stato un cittadino comune perchè sepellirlo in un posto simile, visto che le necropoli di Golasecca esistono e sono tutte in posizioni molto più agevoli? E' più probabile che sia morto durante una marcia, o una guerra, e i compagni non potessero portarselo dietro), la tomba doveva anche contenere le sue armi e l'armatura (stesso discorso di prima).

Personalmente, questo non è il racconto di un appassionato di Archeologia, ma di un invasato che non ha idea di cosa stia facendo.

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L'amico laureando in archeologia - che dice di non intervenire quasi mai, e però è stato invitato a postare il suo commento (mi fa piacere, significa che c'è parecchia gente che mi legge) - segnala difformità dal vero. Accetto le osservazioni di buon grado, precisando ancora che non sono un esperto, e l'ho scritto.

A scanso di equivoci, preciso che quanto descritto è una libera interpretazione dei fatti secondo fantasia. Dopo di che, ogni osservazione è bene accetta. Ricordo però che qui si parla di scrittura, possibilmente di letteratura. Quest'ultima prevede, anzi a volte pretende, una interpretazione della realtà. Con tutto ciò che la cosa comporta.

Per fare il primo esempio che mi viene in mente: Manzoni è convinto di descrivere la Lombardia del 600. Ma si tradisce: un ras brianzolo di quel tempo non manda gli scagnozzi dal curato per avvertimento, lui la ragazza la fa rapire e ne dispone come e quando vuole. Il comportamento descritto è bensì di un signorotto ottocentesco, che in qualche misura deve sottostare a un sistema di leggi che due secoli prima era puramente formale, visto il caos civile e legislativo che vigeva sotto gli spagnoli. Non lo dico io, ma esperti critici letterari. E allora, diciamo che Manzoni ha scritto il falso?

simpaticamente

@ sweetty

vabbè ci abito anche io Pianura padana, che ti devo dire, magari non piove così, però cerchiamo di valutare anche il contenuto letterario di uno scritto, al di là di pur sacrosante puntualizzazioni, motivando le proprie osservazioni letterarie.Non possiamo consumare due tre post discettando se in Padania smette di piovere in un modo o in un altro :-))). Credimi, rispondo e scrivo senza acredine ci mancherebbe.

con simpatia

Una curiosità, sei anche tu archeologa?

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Molto sinteticamente: trovo che il racconto sia scritto benissimo, con grande padronanza di stile. non c'è indulgenza sulle immagini. anche le espressioni di sintesi rendono benissimo l'idea.

non so perché, ma mi ha fatto venire in mente Lovecraft: in senso generale per l'atmosfera di sospensione, in senso particolare per l'idea della pietra. (1)

(1) c'è un noto racconto di L. su di un circolo di pietre che serve a bloccare una porta verso un altro mondo, e il cui controllo viene tramandato di generazione in generazione.

ti ringrazio tanto, e non solo per l'apprezzamento positivo, è un giudizio veloce ma che reca espressioni di una valutazione sul piano letterario me di scrittura.

Perdona l'ignoranza, chi è L.? potresti citare il titolo del racconto?

saluti

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vabbè ci abito anche io Pianura padana, che ti devo dire, magari non piove così, però cerchiamo di valutare anche il contenuto letterario di uno scritto, al di là di pur sacrosante puntualizzazioni, motivando le proprie osservazioni letterarie.Non possiamo consumare due tre post discettando se in Padania smette di piovere in un modo o in un altro :-))). Credimi, rispondo e scrivo senza acredine ci mancherebbe.

Io valuto solo il contenuto letterario, se un autore mi dice che il racconto è ambientato nella pianura padana e descrive un modo di piovere che non è quello della pianura padana, ossia mi sta descrivendo un temporale in mezzo a una giornata di pioggia autunnale (di quelle in cui non smette mai di piovere o quasi e la pioggia non cambia violentemente ritmo da un momento all'altro) per me fa un errore letterario, ossia cade in contraddizione.

Non ti ho contestato nulla che non fosse attinente alla letteratura: la plausibilità e la coerenza sono due valori letterari, come la punteggiatura e come chiamare le cose col proprio nome e non con giri di parole.

E per la cronaca, io penso che sì, Manzoni ha detto il falso, per cui se adesso qualcuno scrivesse un libro come i Promessi Sposi, con tutti i preconcetti sbagliati sul seicento di cui è pieno quel romanzo, quel qualcuno sarebbe un pessimo scrittore. I Promessi Sposi sono un gran libro dell'ottocento, vediamo di far passare i 140 anni che ci separano dall'ultima edizione.

Una curiosità, sei anche tu archeologa?

No, di archeologia ho fatto solo due esami. Io mi occupo di filologia, materia per molti versi affine.

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Mi è stato chiesto un parere in quanto esperto (fin troppo lusinghiero come termine), se il racconto avesse parlato di scienza e di informatica sarei arrivato lo stesso a essere puntiglioso.

Manzoni è uno scrittore come un altro per me, se scrive cose sbagliate sono sbagliate e basta. Boccaccio è molto più accurato di Manzoni nelle sue descrizioni e pensa, era del 300.

Se scrivi fantascienza puoi anche scrivere ciò che ti pare (relativamente, la fantascienza si basa comunque su leggi fisiche reali in gran parte, con tutto ciò che ne consegue).

Questo doveva essere un racconto "di realtà", e ti ho dimostrato che quella realtà è impossibile.

Conosco dei tombaroli, mio malgrado, e so come agiscono.

Se tu volevi descrivere un appassionato di Archeologia hai cannato in pieno l'intento: non ha un briciolo di conoscenza, o di tecnica, o di senso civico (se trovi qualcosa chiami la Soprintendenza, non ti metti a scavare a cavolo).

Il tombarolo dell'urna se ne sarebbe fregato e avrebbe usato un semplice strumento per trovare quello che voleva: il metal detector.

Poi beh, se vuoi scrivere un pò quello che ti pare... passa al fantasy :)

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Se scrivi fantascienza puoi anche scrivere ciò che ti pare (relativamente, la fantascienza si basa comunque su leggi fisiche reali in gran parte.

già, perchè "l'invasione degli ultracorpi" o alcuni splendidi romanzi di viaggi nel tempo si basano "comunque su leggi fisiche reali in gran parte".

scusi, che intende per leggi fisiche reali in gran parte? può citare qualche esempio di legge fisica reale in gran parte?

Se tu volevi descrivere un appassionato di Archeologia hai cannato in pieno l'intento: non ha un briciolo di conoscenza, o di tecnica, o di senso civico.

Certo,una vera nobildonna dell'alta borghesia russa di fine 800 certe cosacce non le fa, il libro non è buono.

Vabbè, chiudo qui.

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Se volevi essere ironico direi che hai sbagliato persona.

Per tua informazione la definizione di "Fantascienza" recita:

La fantascienza ha come tema fondamentale l'impatto di una scienza e/o una tecnologia - attuale o immaginaria - sulla società e sull'individuo. I personaggi, oltre che esseri umani, possono essere alieni, robot, cyborg, mostri o mutanti; la storia può essere ambientata nel passato, nel presente o, più spesso, nel futuro.[2]

Il termine è usato, in senso più generale, in riferimento a qualsiasi tipo di letteratura di fantasia che includa un fattore scientifico, comprendendo a volte ogni genere di racconto fantastico; un certo grado di plausibilità scientifica rimane tuttavia un requisito essenziale

Nota l'ultima frase.

Magari sapere che Star Trek si basa su tecnologie realmente studiate per il volo spaziale?

O che Stargate (film e tutte le serie) si basa su conoscenze reali e leggi della fisica esistenti?

Potrei andare avanti così per molto, molto tempo, ma saremo decisamente Off Topic.

Se tu volevi raccontare una storia con degli Archeologi hai sbagliato, punto. Non è che ci sia molto da discutere.

Se poi te ne frega tanto della plausibilità del tutto, non sono problemi miei, ma non venirmi a raccontare come si fa il mio lavoro almeno.

Oh, e si chiamano "Cisti Litiche". Con "scatola litica" viene fuori solo il tuo pezzo su google.

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Magari sapere che Star Trek si basa su tecnologie realmente studiate per il volo spaziale?

O che Stargate (film e tutte le serie) si basa su conoscenze reali e leggi della fisica esistenti?

quali sono queste leggi fisiche che sottendono Stargate, e quali le tecnologie per il volo spaziale su cui si basa Star Trek (sia le leggi che le tecnologie in parte reali)?

possibilmente senza citazioni: la tua saccenteria mostra che ne puoi fare benissimo a meno.

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Ti posso consigliare due libri:

- La fisica dei supereroi che spiega le leggi della fisica a partire delle capacità dei supereroi (tipo i salti di superman).

- La fisica di Star Trek è un analisi della fisica ricavata dalle varie serie tv di star trek che attraverso le leggi effettive della fisica cerca di scoprire quali tecnologie di S.T. sono possibili o quali sono solo ipotizzabili.

Ciò che voleva dirti Arussil è che se scrivi su un determinato argomento bisogna essere coerenti e per fare ciò occorre documentarsi.

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Charlie C

dovresti essere contento di ricevere critiche da uno come Arussil, dal momento che penso se ne intenda abbastanza dell'argomento di cui tu hai trattato nel tuo brano. Non per incensare Aru, ma non mi sembra che i suoi commenti siano fuori luogo: c'è un'emorragia di coerenza nel tuo racconto, e questo presto o tardi lo porterà alla morte.

Inoltre, ho l'impressione che sia tu il saccente. La fantascienza, come suggerisce il nome stesso, è un'interpretazione fantasiosa dell'universo scientifico, ma non per questo deve essere meno realistica dello stesso. Se leggerai "Il Quinto Giorno" di Schatzing, capirai a cosa alludo.

La libertà di uno scrittore di fare della sua opera il cavolo che gli pare, è sacrosanta. Ma non puoi pretendere che, leggendo una sfilza di improbabilità nel tuo racconto, Arussil, una persona che naviga nel mondo di cui tu hai trattato, ti faccia i complimenti. Da aspirante archeologo, io non metterei in dubbio le sue considerazioni. Dovresti anche ringraziarlo a priori per averti degnato di una lettura, dal momento che di solito non si occupa queste faccende.

Scusa l'OT, buona giornata

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Dovresti anche ringraziarlo a priori per averti degnato di una lettura, dal momento che di solito non si occupa queste faccende.

Scusa l'OT, buona giornata

degnare? e sarei io il saccente? mah

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ho chiesto che tu mi spiegassi quali sono queste leggi della fisica in parte reali ( così come le hai definite tu) non una sfilza di link.

Tanto per farti capire (anche se temo sia difficile, vista la tua estrazione culturale): un buco nero non è una legge della fisica ma un oggetto.

Leggi della fisica - inesistenti ma citate nei link- sarebbero ad esempio, quella che permetterebbero di viaggiare nel tempo o all'interno di un buco nero, al fine di accedere alle profondità dell'universo. Ebbene, queste presunte leggi cui ti appigli sono una colossale castroneria, indegna di essere minimamente prese in considerazione da una mente scientifica seria. La velocità delle luce, penso che tu lo sappia, giusto?, non è raggiungibile da un qualsivoglia oggetto, è impossibile farlo, pena la trasformazione della massa dello stesso oggetto al valore di infinito. Insomma è un limite imposto dalle attuali leggi fisiche. Se un astronave viaggia a quel valore di velocità il suo raggiungimento CONTRASTA con le attuali leggi fisiche.E' cioè un'invenzione fantascientifica, roba da scrittori di fantasy. Va bene così, chi si permette di criticare?

Per colmo di pazienza mi sono preso la briga di riportare quanto contenuto in uno dei link da te citati ( facile nascondersi dietro un link senza argomentare):

.....In particular, perpetual motion machines and other power generating devices supposedly based on zero point energy are highly controversial and, in many cases, in violation of some of the fundamental laws of physics. No device claimed to operate using zero point energy has been demonstrated to operate as claimed. No plausible description of a device drawing useful power from a source of zero point energy has been given. Thus, current claims to zero point energy-based power generation systems currently have the status of pseudoscience.

Ma ripeto, mi aspettavo che tu rispondessi, come avevo auspicato, con argomentazioni tue sulle supposte "leggi della fisica in parte reali" ( è grossa, ma ti rendi conto?), esponendoti al contraddittorio, come ho fatto io, in un terreno che ammetto senza problemi non essere il mio.

Invece no, giù link su link, come fanno quelli che non capendo nulla dell'argomento molto non hanno da argomentare e però un'insopprimibile attitudine al disprezzo vero l'altro li spinge a farlo.

Mentre io sono stato trattato con scherno 'perchè su google "solo sotto il tuo nome compare scatola litica".

Ora di questa altra tua perla danno fastidio non già le osservazioni di carattere tecnico ma due cose:Primo la palese violazione di privacy, il sottile far intendere 'tanto lo so chi sei.' Secundis: visto che sei tanto bravo in archeo, come mai sei andato su google e hai cercato il termine scatola litica? non bastava la tua presunzione? c'era bisogno di cercare conferme sul web?

Allora adesso le domande salgono a due:

- quali sono le leggi della fisica in parte reali? desidero, cortesemente, che me le spieghi con tue argomentazioni, SENZA LINK

-legittima e innocente curiosità: chi sei? leggo dal tuo profilo:

Nome utente:Alexander Arussil IV d'Artirion

Località: Nell'oscurità, in attesa...

Età:25

Occupazione:Studio Archeologia, scrivo, massacro la gente di botte su World of Warcraft, massacro i mob di botte su World of Warcraft ^_^

Interessi:Archeologia, Scrittura, Lettura, Cinema, Manga, Fumetti, Giochi di Ruolo, Armi Bianche, distruggere il mondo

ehm, 'sti massacri sono solo frutto di fantasia eh?

e poi: vuoi distruggere il mondo da solo? ho capito, ho capito, tutto bene, la chiudo qui :-) :-) :-)

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Ospite Saranghae

Altair, nessuno si deve "degnare", si presume che uno commenti perché vuole farlo. Detto così ha fatto storcere il naso anche a me.

CharlieC non concordo sul fatto che le incongruenze possano essere giustificate, se una cosa è errata è errata.

Mi sembra che si sia abbondantemente trasceso in questo topic e che si sia trasformato in un campo di battaglia "a chi ne sa di più o di meno" tra te e Arussil. Quindi, chiudo qui il topic. In caso tu voglia continuare il discorso con Arussil, sei pregato di farlo in via privata. Lì potrete dissertare a lungo sulle vostre conoscenze settoriali ed estrazioni culturali.

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Ospite
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