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Shiki Ryougi

Vivere di sola scrittura in Italia

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Vorrei sapere se è possibile e come.

Quali sono le vostre idee a proposito?

Sono in crisi con l'università e sono "troppo vecchia" per intraprendere altre strade (almeno che siano consone a come sono fatta io e ai miei problemi) quindi mi sto cercando una via di fuga.

Può essere la scrittura una via di salvezza?

O è una strada per pochi?

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Ciao, ma con "vivere di scrittura" intendi scrivere libri oppure praticare una qualsiasi attività legata al mondo della scrittura (es. editing, copywriting ecc.)?

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Se parli di vivere attraverso i tuoi libri, ad oggi, in Italia, non credo esista nessuna possibilità. Le persone che sembrano farlo hanno tutte un altro lavoro, o buoni risparmi che gli permettono comunque di vivere egregiamente con o senza scrittura. Anche con super campagne pubblicitarie come quelle Rizzoli, o sei un personaggio conosciuto, oppure sparirai nel giro di pochi mesi.

 

Per anche solo iniziare a pensare di vivere con i propri libri il primo passo è pubblicare prodotti di qualità, e con cadenza regolare: uno o due all'anno. Eppure quando suggerisco di scrivere sempre nuovi libri, becco freccine rosse. Non so il perché, ma è un sintomo che scrivere e quindi pubblicare più libri all'anno per qualche motivo viene ritenuto nocivo. Forse viene vista come una minaccia. E credo sia il motivo per cui nemmeno le CE suggeriscono di scrivere tanto ai loro autori: e prima di far pubblicare nuovamente un loro autore lasciano passare anche due anni.

 

Cose strane che non capisco. Anche di più se la stessa politica sembra imperare pure su un forum di scrittura.

 

Se invece la domanda è di più ampio respiro, e quindi quel scrittura è da leggere in generale, ti posso dire che esistono strade per guadagnare scrivendo anche fuori dal mondo editoriale classico. Certo siamo in Italia e le vie sono limitate, ma esistono.Ad esempio nel tempo sono diventato un partner quora e mi pagano per scrivere domande, ci tiro fuori circa 100 euro il mese, soldi che un po' uso per altre attività che mi riportano soldi, un po' per pagarmi la pubblicazione dei libri in self.

 

Esiste poi tutto un universo di copywriting che può portare buoni introiti. Devi cerare, informarti, ed essere dinamica. Le occasioni esistono, ma devi scrivere tutti i giorni, nessuno escluso, e avere una mentalità aperta a nuovi modi di guadagno. Perché se aspetti che le persone leggano i tuoi libri solo perché li hai pubblicati vai poco lontano.

 

Ho visto un altra discussione che per me è unita a questa e si tratta della creazione della pagina autore. Una pagina autore mantenuta permette di fidelizzare i lettori dei tuoi libri, tenerli aggiornati sul tuo lavoro e magari conoscere anche persone che possono aiutarti o aprirti nuove strade. Sai di essere sulla buona strada quando un lettore, o anche un altro scrittore, dopo aver letto i tuoi libri decide di contattarti e informarsi su di te, sul tuo lavoro e su come lo porti a compimento. Quindi il tuo obbiettivo primario e trovare il modo di suscitare curiosità nei lettori.

 

Considera che un lettore ti giudicherà con lo stesso metro di giudizio con cui legge un libro targato da una grande CE. Non penserà mai "guarda come scrive bene, ma è self, gli voglio dare una mano". In Italia chi ragione così è la netta minoranza dei lettori. Il più ti legge, magari ti apprezza, ma passa oltre in cinque minuti. Sta a te, con la tua scrittura, colpirli talmente forte da costringerli a non dimenticarli e tornare a cercarti anche a distanza di molti mesi da una pubblicazione all'altra.

 

Ne parlavo stamani con un amico che fa self come me. Considerando il volume di vendite e di contatti, derivanti voglio sperare dalla qualità dei nostri scritti, ma anche e soprattutto dalla quantità, al netto di una esposizione pari a zero, per raggiungere grandi numeri di vendite, basterebbe davvero poco. Ma poco poco. Ma quel poco, che si riferisce alla visibilità, è un abisso che a oggi non esiste modo di colmare. Vuoi perché il mercato italiano è piccolo, perché il self si porta dietro una montagna di diffidenza, e anche e soprattutto per la poca propensione dei lettori italiani a lasciare commenti e feedback.

 

E questo mi riporta all'inizio. Vivere di scrittura oggi in Italia è quasi impossibile.

 

 

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25 minuti fa, Ospite ha scritto:

il primo passo è pubblicare prodotti di qualità, e con cadenza regolare: uno o due all'anno. Eppure quando suggerisco di scrivere sempre nuovi libri, becco freccine rosse. Non so il perché, ma è un sintomo che scrivere e quindi pubblicare più libri all'anno per qualche motivo viene ritenuto nocivo.

 

Questa cosa non l'ho mai capita nemmeno io. Il mio ideale è di quattro libri l'anno. Il mio obbiettivo è scriverne tre nel 2020 e quattro nel 2021.

Leggevo da qualche parte che c'è un pregiudizio sullo "scrittore seriale" di questo tipo: più spesso uno scrittore scrive, più bassa sarà la qualità della produzione. Io non credo sia così.

Ribaltando l'idea, dovrei concludere che uno scrittore che scrive, al più, un libro all'anno è uno che scrive con qualità. Per quale alchimia? Sono perplesso :umh::grat:Può essere, per carità, ma non è affatto detto.

D'altro canto, chi scrive più di un libro all'anno può benissimo avere una grande fantasia, descrivere personaggi sempre più interessanti, atmosfere sempre più particolari, trame sempre più avvincenti, temi sempre più vari, eccetera. Inoltre si esercita. Sappiamo tutti che la scrittura migliora col tempo e con lo studio.

Come una volta disse il buon @libero_s: "Voi pensate a scrivere bene". Aggiungo io: "… E fregatevene del resto".

È questa la chiave: la quantità non correla sempre negativamente con la qualità. O viceversa.

 

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@dyskolos Sì è strano. Io ho scoperto che più scrivo e più miglioro. E per scrivere intendo "finire un libro". E prima lo finisco, prima lo pubblico, prima lo vendo e mi faccio conoscere da nuovi lettori e quindi prima posso iniziare quello successivo e ripetere il ciclo.

 

So invece di autori che sono stati accettati da grandi CE che aspettano più di 12 mesi per uscire. E nel mentre non scrivono altro. Quello per me è tempo perso.

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Puoi scrivere di scrittura se pubblichi per una grossa realtà e poi vendi anche. Altrimenti un anticipo di qualche migliaio di euro non ti fa campare.

 

Se pubblichi per una piccola o media come il 99,9% degli scrittori, seppur tu possa guadagnarci di sicuro non ci vivi. Rimane comunque che i sogni se non li insegui da giovane di sicuro non ti si aprono possibilità a cinquant'anni e se si aprono non te le godi.

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Grazie a tutti per i commenti. Scusate se scrivo solo ora e di fretta ma ho sempre così poco tempo a disposizione, o una cattiva gestione di esso. Sicuramente entrambe le cose.

 

Quindi da come ho capito, devo rassegnarmi.

Scrivere ok ma non come lavoro. È troppo tardi ormai, anche se non ho 50 anni. E questo è il paese sbagliato.

 

 

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@Shiki Ryougi mi spiace molto per quello che stai vivendo e ti capisco, io (un po' per colpa mia, un po' delle circostanze e di altre persone) sono finita a fare un lavoro per cui non sono portata, che non amo e che mi causa tensione e sforzi continui. I miei sogni ormai li ho accantonati, ma per il futuro ho ancora la speranza, se non altro, di trovare un lavoro che sia più adatto a me. 

Hai mai pensato a un corso professionale che riguardi, che ne so, il social media managing, lo storytelling, il copywriting e roba simile? So che non è come "scrivere", e che il mercato è saturo pure lì, ma magari potrebbe avvicinarsi ai tuoi interessi più di quello che stai facendo adesso.

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1 ora fa, Shiki Ryougi ha scritto:

Scusate, sono in un periodo di crisi e non vedo futuro da nessuna parte.

Sono periodi di scoramento che attraversiamo tutti, l'importante è reagire. 

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Ti capisco perfettamente: io faccio un lavoro che odio, per cui non sono portata e che va totalmente contro la mia natura. Voi direte: e allora perché lo fai? Ecco, perché non ho scelta, perché i soldi purtroppo sono obbligatori in questa brutta società.

La scrittura sarebbe il mio lavoro ideale: creativo, solitario, tranquillo e si può fare da casa. E su di me ha sempre suscitato un enorme fascino.

Purtroppo, lo stress e il malessere che mi crea il lavoro mi impedisce di dedicare alla scrittura tutto il tempo che vorrei e a volte non mi viene nemmeno la voglia di farlo. Lo so, è una debolezza, ma anche Stephen King dice che per scrivere bisogna avere serenità d'animo.

Ma non posso permettermi di arrendermi e vado avanti, ricercando quella piccola speranza che vorrebbe non morire mai.

 

A me basterebbe anche fare un qualsiasi lavoro che abbia a che fare con la scrittura, quindi non solo romanzi. Anche se ovviamente questi li preferirei. 

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