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bukowsky77

Riviste che pubblicano e retribuiscono racconti

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Allora, ho avuto contatti con Altrisogni che mi ha parlato di pagamento annuale con regolare contratto etcetc e qui abbiamo testimonianze di persone che ci sono passate e si sono trovate bene... il direttore di Inchiostro mi ha chiesto se conosco riviste che pagano di fargli in nomi (cosa che non ho fatto perchè se gli interessa si informa da solo non è il mio lavoro quello)... in sostanza mi ha dato della bugiarda dopo avermi detto che l'esordiente deve essere come Giotto che va a bottega da Cimabue gratuitamente (1200..diritti umani zero e stesso periodo della gente al rogo, non so se ci capiamo) e "ci mancherebbe altro" che ti paghiamo... permettete che possono avere tutte le più belle intenzioni del mondo ma da come si pone chi li rappresenta sono tutto tranne che professionali?

c'è una differenza fondamentale: Inchiostro è cartaceo, Altrisogni e altri no. Hanno differenze di costi fissi insormontabili.

in cartaceo, a parte Robot, che è rivista di prestigio mondiale e pubblica solo cose di alto livello, quindi le paga, sono poche le riviste paganti. Forse giusto quelle da parrucchiera, e come abbiamo visto qui nella discussione retribuiscono cifre simboliche e irrisorie.

Su Inchiostro, mi sorge una riflessione: vero è che non paga, ma è altrettanto vero che si rivolge come autori a dei signori nessuno, che magari un giorno spiccheranno il volo, ma al momento potrebbero vivere l'occasione come una opportunità.

tra l'altro, piccolo aneddoto, ricordo che quando iniziai a leggere Inchiostro, attorno al 1999 o 2000, retribuivano con un sorta di calamaio e set di penne :flower:

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Su Inchiostro, mi sorge una riflessione: vero è che non paga, ma è altrettanto vero che si rivolge come autori a dei signori nessuno, che magari un giorno spiccheranno il volo, ma al momento potrebbero vivere l'occasione come una opportunità.

tra l'altro, piccolo aneddoto, ricordo che quando iniziai a leggere Inchiostro, attorno al 1999 o 2000, retribuivano con un sorta di calamaio e set di penne :flower:

Perfetto, quindi se sei il signor nessuno e presti un lavoro che porta a loro soldi non devi essere pagato? Capisci qual'è il problema di fondo? Che in Italia stiamo giustificando in tutti i modi chi ti fa lavorare "aggratise", ed è diventato un circolo vizioso che NON DEVE esistere a nessun livello secondo me. Poi non ti dico che solfa riguardo gli stagisti in azienda che non devono essere retribuiti (ha detto di essere un "fan" della non retribuzione da stage)... io sono abituata che quando sento ste cose mi si rizzano i peli delle braccia e chiudo la testa a qualsiasi bel discorso idealista (mi sembrava di parlare con Berlusconi) =_='

Modificato da Manuela82
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Su Inchiostro, mi sorge una riflessione: vero è che non paga, ma è altrettanto vero che si rivolge come autori a dei signori nessuno, che magari un giorno spiccheranno il volo, ma al momento potrebbero vivere l'occasione come una opportunità.

tra l'altro, piccolo aneddoto, ricordo che quando iniziai a leggere Inchiostro, attorno al 1999 o 2000, retribuivano con un sorta di calamaio e set di penne :flower:

Perfetto, quindi se sei il signor nessuno e presti un lavoro che porta a loro soldi non devi essere pagato? Capisci qual'è il problema di fondo? Che in Italia stiamo giustificando in tutti i modi chi ti fa lavorare "aggratise", ed è diventato un circolo vizioso che NON DEVE esistere a nessun livello secondo me. Poi non ti dico che solfa riguardo gli stagisti in azienda che non devono essere retribuiti (ha detto di essere un "fan" della non retribuzione da stage)... io sono abituata che quando sento ste cose mi si rizzano i peli delle braccia e chiudo la testa a qualsiasi bel discorso idealista (mi sembrava di parlare con Berlusconi) =_='

ma ci mancherebbe. gli stage non retribuiti sono una cosa aberrante, e per quanto mi riguarda lo è qualunque forma di prestazione professionale inquadrati con forme di assunzione che siano a tempo indeterminato e determinato. ho maledetto il ministro Treu molto prima di Biagi, e chiudo qui, tornando alla scrittura. tu parli giustamente di lavoro retribuito: ma è un lavoro? stiamo parlando di autori esordienti, dilettante, gente che lo fa per passione. hai l'ambizione di trovare uno sbocco editoriale in una realtà cartacea, selettiva, con una certa storia alle spalle? Inchiostro te la offre. lavori gratis, ottieni solo autogratificazione. non per niente non pubblicano racconti di autori professionisti, e credo che anche molti emergenti non si rivolgano a loro una volta trovati altri canali di maggior soddisfazione. non sto difendendo le parole e le posizioni dell'editore in merito alla bellezza del lavorare gratis, no. sto solo dicendo che è un'opportunità per esordienti, dilettanti, chiamiamoli come vogliamo, e se non pagano ci sta. la dimensione è quella, va contestualizzata. chiaro che se parliamo di riviste per "professionisti" o comunque rivolte a un altro target (torno a citare Robot, o Altrisogni) l'idea di chiedere racconti gratis non passa neanche per l'anticamera del cervello. Se voglio qualità, la pago.

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Ospite Giovanna d'Arco

Cioè fatemi capire, viene pubblicata una rivista che vende pochissimo e per sopravvivere, invece di cercare di vendere di più o di differenziarsi o di fare in modo di attirare l'attenzione o *inserire una qualunque pratica commerciale* preferisce non pagare i collaboratori e non pagare gli autori che mandano i racconti, tanto loro lo fanno per la gloria, e noi dovremmo battergli le mani?

Non solo, dovremmo anche spendere soldi per comprarla?

Non nella mia concezione di economia, correttezza e rispetto per l'arte.

"l'arte" esiste perché c'è chi la fa, e se nessuno li stipendia questi benedetti artisti mi dite come si fa ad andare avanti?

Un tempo esistevano i mecenati, ora esistono solo gli spennapolli che campano sulle spalle degli aspiranti scrittori.

La scusa del "sono dilettanti non li paghiamo" vale anche per i lettori, eh, perché dovrei pagare IO lettore se neppure l'editore ritiene di dover pagare gli scrittori esordienti?

No, no, non ci siamo proprio ò_ò

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Ospite Jack Shark

Ma se uno vuole "regalare" un racconto per farsi pubblicità, non fa prima a metterlo in download gratuito in rete?

Di sicuro avrà più lettori che se pubblica su una rivista a diffusione così limitata...

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ma ci mancherebbe. gli stage non retribuiti sono una cosa aberrante, e per quanto mi riguarda lo è qualunque forma di prestazione professionale inquadrati con forme di assunzione che siano a tempo indeterminato e determinato. ho maledetto il ministro Treu molto prima di Biagi, e chiudo qui, tornando alla scrittura. tu parli giustamente di lavoro retribuito: ma è un lavoro? stiamo parlando di autori esordienti, dilettante, gente che lo fa per passione. hai l'ambizione di trovare uno sbocco editoriale in una realtà cartacea, selettiva, con una certa storia alle spalle? Inchiostro te la offre. lavori gratis, ottieni solo autogratificazione. non per niente non pubblicano racconti di autori professionisti, e credo che anche molti emergenti non si rivolgano a loro una volta trovati altri canali di maggior soddisfazione. non sto difendendo le parole e le posizioni dell'editore in merito alla bellezza del lavorare gratis, no. sto solo dicendo che è un'opportunità per esordienti, dilettanti, chiamiamoli come vogliamo, e se non pagano ci sta. la dimensione è quella, va contestualizzata. chiaro che se parliamo di riviste per "professionisti" o comunque rivolte a un altro target (torno a citare Robot, o Altrisogni) l'idea di chiedere racconti gratis non passa neanche per l'anticamera del cervello. Se voglio qualità, la pago.

Il problema tra me e te è che partiamo proprio da un altro presupposto, tutto qui :) Se vedessi lo scrittore non professionista come lo vedi tu sarei perfettamente d'accordo, il fatto è che la mia concezione è proprio diversa.

La rivista per come tu stesso l'hai definita offre un lavoro molto professionale... questo comporta che facciano una scrematura dei racconti che gli arrivano, è giusto? Non credo che prendano e pubblichino qualsiasi schifezza, no?

Quindi, il racconto se lo scelgono, scremano tra quelli buoni e quelli non buoni... tu hai detto "se voglio la qualità la pago", ma se ti scegli i racconti prendi quelli di qualità altrimenti significa che hai una rivista di "chiaviche" e non credo che Inchiostro sia questo. La conseguenza viene da sè.. ti sei scelto quello che reputi di qualità? Allora me lo paghi non ci sono molte scappatoie a questo ;)

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Ma se uno vuole "regalare" un racconto per farsi pubblicità, non fa prima a metterlo in download gratuito in rete?

Di sicuro avrà più lettori che se pubblica su una rivista a diffusione così limitata...

forse vuole il cartaceo, forse vuole sapere che se raggiunge la pubblicazione lo fa dopo una selezione.

non so che dire, io non ho mai mandato roba a Inchiostro, e anche io preferisco farmi pagare, o postare di tanto in tanto racconti di difficile reperibilità su facebook o su siti che li ospitano, se i diritti sono ancora miei.

ogni tanto compro e leggo la rivista Inchiostro perché in linea di massima i racconti che pubblicano mi piacciono, tutto qui.

e sono tutti racconti di nomi sconosciuti o quasi.

da ragazzo suonavo, il comune organizzava kermesse musicali, c'era la fila di gruppi che volevano suonare gratis, per il gusto di esibirsi. uno di quelli del giro oggi è professionista e ha anche fatto un figlio con Asia Argento, e no, non credo vada più a suonare gratis.

la gente potrebbe compare Inchiostro per lo stesso motivo per cui una persona che non conosco paga magari 10 euro di happy hour per venire a un mio reading in un locale, senza sapere se mi retribuiscono con una birra o se mi danno un forfait in denaro. ci viene e basta. la compro e basta, ci sono racconti, li leggo, se mi piacciono li ricompro, ma so già in partenza che non troverò storie di Ammaniti o Arona; per quelli ci sono la pagina di cultura del Corriere o Robot.

ciò non significa che io condivida le parole dell'editore così come sono state riferite qui, ma è un altro discorso.

solo non ci vedo nulla di immorale nel produrre e vendere una rivista di nicchia che dà spazio ad autori emergenti che in tutta evidenza non avrebbero probabilmente altri sbocchi editoriali. il rischio di impresa se lo assumono, in ogni caso.

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Un tempo esistevano i mecenati, ora esistono solo gli spennapolli che campano sulle spalle degli aspiranti scrittori.

La scusa del "sono dilettanti non li paghiamo" vale anche per i lettori, eh, perché dovrei pagare IO lettore se neppure l'editore ritiene di dover pagare gli scrittori esordienti?

No, no, non ci siamo proprio ò_ò

inchiostro non spenna i polli, se il pollo è lo scrittore.

perché dovrei pagare io lettore? perché (mia opinione) spesso ci leggo dei bei racconti. compro sovente anche cd o demo di gruppi sconosciuti. a volte trovi delle perle, a volte del letame, fa parte del gioco.

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Ospite

Sono contento che ci siano molti utenti che sanno dare un valore al lavoro delle persone, anche se sono degli esordienti. Dopo questi ottimi commenti, dal mio punto di vista, posso solo aggiungere dei punti di riflessione:

Mi chiedevo perché fare nostro un progetto che è esclusivamente ad appannaggio dell’agenzia Inchiostro?

Il sostentamento gli arriva da racconti non suoi, però ne detiene i diritti a tutti gli effetti. Ho sentito spesso usare la parola curriculum, penso in modo improprio, perché per poterci vantare di un titolo, dovremmo avere un attestato, conseguito alla fine di un corso, che ci indichi una specializzazione, in modo tale da poterlo presentare per un possibile impiego.

Supponiamo che una certa autrice, non riesce a pubblicare il suo racconto con nessuna CE e pur di riuscirci si rivolge ad Inchiostro, il suo testo viene accettato e pubblicato. Il suo racconto ha un ottimo successo, cosa viene riconosciuta all’autrice? Se pensate ad un successo come Harry Potter, loro prendono i soldi e l’autore?

Non si deve avere fretta di pubblicare, se un testo è buono si spera che prima o poi trovi la strada, ma soprattutto che sia ancora tuo. Tanto vale davvero auto prodursi con un POD.

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Allora se ci puoi trovare del letame non sono così professionali come si dice ;)

spesso cd o demo di esordienti sono autoprodotti infatti, senza alcun vaglio. ci provi, vai a intuito, a volte sono "professionali", a volte no.

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Sono contento che ci siano molti utenti che sanno dare un valore al lavoro delle persone, anche se sono degli esordienti. Dopo questi ottimi commenti, dal mio punto di vista, posso solo aggiungere dei punti di riflessione:

Mi chiedevo perché fare nostro un progetto che è esclusivamente ad appannaggio dell’agenzia Inchiostro?

Il sostentamento gli arriva da racconti non suoi, però ne detiene i diritti a tutti gli effetti. Ho sentito spesso usare la parola curriculum, penso in modo improprio, perché per poterci vantare di un titolo, dovremmo avere un attestato, conseguito alla fine di un corso, che ci indichi una specializzazione, in modo tale da poterlo presentare per un possibile impiego.

Supponiamo che una certa autrice, non riesce a pubblicare il suo racconto con nessuna CE e pur di riuscirci si rivolge ad Inchiostro, il suo testo viene accettato e pubblicato. Il suo racconto ha un ottimo successo, cosa viene riconosciuta all’autrice? Se pensate ad un successo come Harry Potter, loro prendono i soldi e l’autore?

Non si deve avere fretta di pubblicare, se un testo è buono si spera che prima o poi trovi la strada, ma soprattutto che sia ancora tuo. Tanto vale davvero auto prodursi con un POD.

se ti produci con un pod, il testo anche bellissimo varrà zero per un buon editore in quanto non inedito. e i racconti (formato richiesto da inchiostro) hanno pochissimo mercato con i piccoli editori, figurarsi con un editore importante.

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Ospite Linda Rando

Non è assolutamente vero che un testo autopubblicato per un editore ha valore zero. I casi di autori autopubblicati che hanno riscosso successo e hanno poi ottenuto contratti vantaggiosi dalle case editrici sono parecchi.

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Stiamo qui sempre a lamentarci di tutto e tutti, quando invece realtà del genere meritano solo applausi. Poi si è liberi di non parteciparvi, ma per favore non stiamo a dire che sono sfruttatori e "furbetti del quartiere".

Non si può certo dire per micro realtà genere.

Scusa, ma chi è che, prima di questo tuo post, ha detto una cosa del genere? °_°

Comunque, rilancio con una riflessione: che differenza c'è tra una casa editrice di riviste e una casa editrice di romanzi? Quelli di voi che accetterebbero di pubblicare gratis su una rivista accetterebbero anche di pubblicare gratis con Mondadori?

Perché a me alla fine sembra la stessa cosa. E no, io non pubblicherei mai gratis con Mondadori, mi sentirei pesantemente presa in giro (ovviamente non sto dicendo che quella casa editrice pubblica gratis, era solo un'ipotesi).

Modificato da Nick Quasi Senza Pietà

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Ospite

Interessante la riflessione di Nick, spostare l'argomento da una piccola realtà a una grande realtà come può essere ad esempio Mondadori. Purtroppo, almeno quello che percepisco io, ci sono persone che smaniano dalla voglia di vedersi pubblicare e sottostimano i propri lavori. Se proprio volessi vedere stampato qualcosa di mio ad ogni costo, collego una stampante al mio pc e il gioco è fatto. Diamo importanza al nostro lavoro, diamo importanza a noi stessi, in fondo penso che possiamo accontentarci di poco ma no di niente.

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Stiamo qui sempre a lamentarci di tutto e tutti, quando invece realtà del genere meritano solo applausi. Poi si è liberi di non parteciparvi, ma per favore non stiamo a dire che sono sfruttatori e "furbetti del quartiere".

Ma se per me sono sfruttatori per quale motivo non devo dirlo scusa? O.o' Io dico la mia, tu la tua e quindi che meritano solo applausi, ognuno è ancora libero di dare il proprio parere qualunque esso sia in Italia (a volte ho i miei dubbi ma sembra che si possa ancora). Sfruttatore è qualcuno che sfrutta qualcosa, loro sfrutterebbero il mio lavoro al paro (come dice Nick) di una CE che non vuole pagare per la pubblicazione... se per te è diverso son contenta per te

Modificato da Manuela82

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Non è assolutamente vero che un testo autopubblicato per un editore ha valore zero. I casi di autori autopubblicati che hanno riscosso successo e hanno poi ottenuto contratti vantaggiosi dalle case editrici sono parecchi.

anche sul mercato italiano? se è così, non lo sapevo. per esempio chi?

rispondendo all'altra domanda: con Mondadori non pubblicherei mai gratis, e infatti Mondadori retribiuisce anche gli esordienti che hanno la bravura di arrivarci, come si diceva riguardo al Giallo.

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Sì, come dicevo, ho citato Mondadori perché è la tipica casa editrice con cui lo scrittore medio vorrebbe pubblicare. Quello che volevo dire è che se un autore inizia già con il presupposto di non farsi pagare un racconto su una rivista, non è detto che poi pur di pubblicare continuerebbe a cedere tutto gratis anche alle CE.

E so di per certo che ci sono CE (non Mondadori, ribadisco) che non pagano gli autori.

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Ospite

Non è assolutamente vero che un testo autopubblicato per un editore ha valore zero. I casi di autori autopubblicati che hanno riscosso successo e hanno poi ottenuto contratti vantaggiosi dalle case editrici sono parecchi.

anche sul mercato italiano? se è così, non lo sapevo. per esempio chi?

rispondendo all'altra domanda: con Mondadori non pubblicherei mai gratis, e infatti Mondadori retribiuisce anche gli esordienti che hanno la bravura di arrivarci, come si diceva riguardo al Giallo.

Se è una grande CE voglio essere retribuito, se è piccola la finanzio con il mio lavoro? Dove posso trovare il nesso di questa affermazione? Mi sfugge qualcosa, vorrei capire gentilmente la differenza. Riguardo al POD, senza andare troppo off topic, volevo aggiungere che c'è la remota possibilità che qualcuno lo compri o avvenga un passaparola, che ti permetta di vendere e potrebbe esserci il guadagno.

Non abbiamo ancora parlato del diritto che ognuno vorrebbe sulla propria opera, mi farebbe piacere leggere un vostro commento a riguardo. Ditemi se è possibile mettere al mondo un figlio e poi lasciarlo in affidamento ad altre persone?

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Non è assolutamente vero che un testo autopubblicato per un editore ha valore zero. I casi di autori autopubblicati che hanno riscosso successo e hanno poi ottenuto contratti vantaggiosi dalle case editrici sono parecchi.

anche sul mercato italiano? se è così, non lo sapevo. per esempio chi?

rispondendo all'altra domanda: con Mondadori non pubblicherei mai gratis, e infatti Mondadori retribiuisce anche gli esordienti che hanno la bravura di arrivarci, come si diceva riguardo al Giallo.

Se è una grande CE voglio essere retribuito, se è piccola la finanzio con il mio lavoro? Dove posso trovare il nesso di questa affermazione? Mi sfugge qualcosa, vorrei capire gentilmente la differenza. Riguardo al POD, senza andare troppo off topic, volevo aggiungere che c'è la remota possibilità che qualcuno lo compri o avvenga un passaparola, che ti permetta di vendere e potrebbe esserci il guadagno.

Non abbiamo ancora parlato del diritto che ognuno vorrebbe sulla propria opera, mi farebbe piacere leggere un vostro commento a riguardo. Ditemi se è possibile mettere al mondo un figlio e poi lasciarlo in affidamento ad altre persone?

io posso parlare per me: non considero i miei racconti dei figli ma dei prodotti, creati a tavolino. e rimanendo in tema di guadagni ed esperienze personali, dei modesti 500-1000 all'anno di cui si parlava prima un buon 80% viene da racconti scritti sotto psuedonimo, o per conto altri, o venduti a chi li usa col suo nome, eccetera. altro che figli in adozione :mazza: . E molte di queste occasioni sono arrivate anche grazie a racconti "regalati" in passato ad antologie o progetti di editori che non sempre pagano i racconti (se non con due o tre copie, e mi va benissimo, essendo in piena gavetta: un'ora di lavoro per 30000 caratteri in cambio di qualche libro e tanta roba da leggere gratis). e sottolineo, sto parlando di racconti, non di romanzi. Domani avrò la fortuna di "valere" di più? ottimo, non li "regalerò". se poi un romanzo pubblicato con un pod ha la fortuna di sfondare grazie al passaparola, buon per l'autore. sono scelte. se sono un esordiente, preferisco girarmi i 200 editori free che ci sono e vedere se ne trovo uno cui piace. E poiché il tema mi interessa, ho approfondito, e posso dirti che sì, ci sono anche autori professionisti (ossia, che campano di scrittura, con alle spalle anni di collaborazione con editori big, con il loro nome su wikipedia per quel che conta, eccetera) che talvolta "regalano" racconti (fermo restando eventuali vincoli con i propri agenti). E non solo sulle 365 della Delos. L'editoria è un settore dinamico e dalla mille sfacettature. Regalare un racconto non significa lavorare gratis, e supportare una piccola realtà editoriale non significa vendere il deretano a favore dello spennapolli di turno. la mia idea è questa, con il massimo rispetto per le altre opinioni.

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Leggendo il topic ho trovato più volte che queste pubblicazioni sono un'opportunità, che fanno curriculum.

È veramente così?

Personalmente penso di no. Per un editore che differenza fa se ho pubblicato o meno su una rivista che vende quando va bene 500 copie a numero?

Un po' come sono convinto che a livello di curriculum non aiuta per nulla avere alle spalle pubblicazioni in antologie (e più sono gli autori che vi partecipano peggio è).

Se lo si fa per una gratificazione personale è un conto, ma una vera utilità di tutte queste pubblicazioni secondo me non c'è.

Diverso è il discorso quando si tratta di pubblicazioni retribuite, perché anche le altre CE valuteranno diversamente.

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Ospite

io posso parlare per me: non considero i miei racconti dei figli ma dei prodotti, creati a tavolino. e rimanendo in tema di guadagni ed esperienze personali, dei modesti 500-1000 all'anno di cui si parlava prima un buon 80% viene da racconti scritti sotto psuedonimo, o per conto altri, o venduti a chi li usa col suo nome, eccetera. altro che figli in adozione :mazza: . E molte di queste occasioni sono arrivate anche grazie a racconti "regalati" in passato ad antologie o progetti di editori che non sempre pagano i racconti (se non con due o tre copie, e mi va benissimo, essendo in piena gavetta: un'ora di lavoro per 30000 caratteri in cambio di qualche libro e tanta roba da leggere gratis). e sottolineo, sto parlando di racconti, non di romanzi. Domani avrò la fortuna di "valere" di più? ottimo, non li "regalerò". se poi un romanzo pubblicato con un pod ha la fortuna di sfondare grazie al passaparola, buon per l'autore. sono scelte. se sono un esordiente, preferisco girarmi i 200 editori free che ci sono e vedere se ne trovo uno cui piace. E poiché il tema mi interessa, ho approfondito, e posso dirti che sì, ci sono anche autori professionisti (ossia, che campano di scrittura, con alle spalle anni di collaborazione con editori big, con il loro nome su wikipedia per quel che conta, eccetera) che talvolta "regalano" racconti (fermo restando eventuali vincoli con i propri agenti). E non solo sulle 365 della Delos. L'editoria è un settore dinamico e dalla mille sfacettature. Regalare un racconto non significa lavorare gratis, e supportare una piccola realtà editoriale non significa vendere il deretano a favore dello spennapolli di turno. la mia idea è questa, con il massimo rispetto per le altre opinioni.

Il mio esempio era un forzatura per sentermi dire quello che già conoscevo. Mi dispiace tantissimo il fatto che non si riesca a dare alcun valore ai propri racconti, se non in senso affettivo almeno in quello più pratico. Comprendo benissimo che bisogna sottostare alle dure e fredde leggi del mercato, ma se stiamo parlando di prodotti si vorrebbe che questi producano. Poi se devo regalare qualcosa, vorrei che un altro non ci guadagnasse, altrimenti che regalo è? Possiamo fare una società o qualcosa di simile. Ancora non è chiaro perchè supportare queste realtà editoriali, possono sostenersi benissimo da soli senza chiedere niente a nessuno, questo risponde sempre alle fredde leggi del mercato.

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Spero che non sia ot, ma ho guardato il sito di speechless e non ho capito come si inviano i racconti, ho trovato l'indirizzo a cui mandarli, ma nessuna informazione sulle modalità, voi sapete qualcosa?

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Ci sono le modalità di invio nella rivista, se la sfogli prima o poi trovi la pagina.

Comunque accettano racconti di tutti i generi, fino a diecimila battute spazi inclusi, bisogna mandare una mail a racconti@speechlessmagazine.com con una presentazione dell'autore e qualche riga sul racconto.

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Ci sono le modalità di invio nella rivista, se la sfogli prima o poi trovi la pagina.

Comunque accettano racconti di tutti i generi, fino a diecimila battute spazi inclusi, bisogna mandare una mail a racconti@speechlessmagazine.com con una presentazione dell'autore e qualche riga sul racconto.

Grazie mille e qui viene il mio secondo problema che non volevo scrivere perché mi vergognavo troppo, non riesco neanche a scaricare la rivista, oggi il mio cervello non funzione

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Leggendo il topic ho trovato più volte che queste pubblicazioni sono un'opportunità, che fanno curriculum.

È veramente così?

Personalmente penso di no. Per un editore che differenza fa se ho pubblicato o meno su una rivista che vende quando va bene 500 copie a numero?

Un po' come sono convinto che a livello di curriculum non aiuta per nulla avere alle spalle pubblicazioni in antologie (e più sono gli autori che vi partecipano peggio è).

Se lo si fa per una gratificazione personale è un conto, ma una vera utilità di tutte queste pubblicazioni secondo me non c'è.

Diverso è il discorso quando si tratta di pubblicazioni retribuite, perché anche le altre CE valuteranno diversamente.

Sono d'accordo con questo punto di vista. Esistono tanti altri modi, più gratificanti, per farsi conoscere.

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Talete, su questo non posso aiutarti, io la leggo direttamente online, senza scaricarla.

Grazie lo stesso :) fortunatamente un mio neurone si è attivato e sono riuscito a scaricarla

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Talete, su questo non posso aiutarti, io la leggo direttamente online, senza scaricarla.

Grazie lo stesso :) fortunatamente un mio neurone si è attivato e sono riuscito a scaricarla

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Il mio esempio era un forzatura per sentermi dire quello che già conoscevo. Mi dispiace tantissimo il fatto che non si riesca a dare alcun valore ai propri racconti, se non in senso affettivo almeno in quello più pratico. Comprendo benissimo che bisogna sottostare alle dure e fredde leggi del mercato, ma se stiamo parlando di prodotti si vorrebbe che questi producano. Poi se devo regalare qualcosa, vorrei che un altro non ci guadagnasse, altrimenti che regalo è? Possiamo fare una società o qualcosa di simile. Ancora non è chiaro perchè supportare queste realtà editoriali, possono sostenersi benissimo da soli senza chiedere niente a nessuno, questo risponde sempre alle fredde leggi del mercato.

al contrario, io do un profondo valore affettivo a molti miei racconti, oltre che pratico. alcuni li amo, e magari mi interessa poco pubblicarli o renderli noti, altri ritengo siano adatti ad avere un certo mercato anche se lo detesto, altri ancora mi lasciano del tutto indifferente, altri mi piacciono ma "non riesco a venderli" o viceversa. Ne scrivo, come molti credo, dozzine all'anno, e per forza di cose non possono essere tutti uguali. Alcuni di essi, secondo me, possono essere regalati a realtà che per vari motivi ritengo di dover supportare, o a progetti in cui mi fa piacere comparire. non esistono solo premi in denaro. se mi chiedono "dato che mi piace come scrivi ti va di partecipare a un'antologia con racconti noir ambientati in Lombardia, si sono anche autore x e autore y, e prefazione di scrittore (da me amato) z", ecco, rispondo sì, un paio di copie e la gratificazione personale in quel caso bastano e avanzano. quando avrò la possibilità di valere un tariffario, certo sarò più contento.

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