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Kasimiro

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“Mi ricordo di quando sono nato e nuotavo nella pancia come un pesce.”

“Come un pesce?”

“Certo, sguazzavo nel liquido amniotico, protetto, caldo, coccolato nel dolce brodo; fosse per me sarei rimasto sempre lì. Invece...”

“Invece?”

“Mi è toccato uscire e fare i compiti, il bagno, mangiare i piselli e i broccoletti!”

“C'è di peggio!”

“E' vero! Morire di fame e malattie e non raggiungere il primo anno di vita.”

“Esatto! E poi c'è l'universo che sta in mezzo: avere tutto e star male o al contrario, non avere niente ed essere felici.”

“O non avere niente ed essere disperati: come me.”

“Ma come? Hai tutto quello che vuoi!”

“Stavo così bene al caldo...perché son dovuto uscire...”

“Perché è la vita! E bisogna godersela!”

“Hai ragione! Ti fermi a cena?”

“Volentieri.”

“Avanza sempre una zuppa di cavolo.”

“Ah! Veramente... mi son ricordato che stasera partecipo ad un'uscita con il circolo fotografico, per degli scatti al tramonto alla chiesa di San Frediano.”

“Non sapevo che fossi appassionato di fotografia.”

“Eh sì! È nato tutto per caso, da una fototessera.”

“In che senso?”

“Ero andato in una cabina per fare delle foto per un documento e mi è scattato qualcosa: osservavo la mia immagine in quel piccolo formato e mi è venuta voglia di fare fototessere ai miei ricordi.”

“Eh?”

“Sì! Documentare passaggi importanti della mia vita: il gatto, l'ultimo libro, la rosa in giardino, la scatola di mais, il pesce rosso, la chitarra, il ragno nella stanza, i calzini con le palme, il panino al formaggio, la luna, un frame del mio film preferito, il gufetto di peluche.”

“Io fotograferei l'ecografia della pancia di mia mamma, e basta!”

“Senti, ti ho detto una bugia... alla chiesa al tramonto, ci andiamo domani.”

“Lo so.”

“E non mi dici niente!”

“No, e in realtà, stasera, non c'è la zuppa di cavolo.”

“E me lo dici così! Ti cucino io qualcosa di speciale da farti passare la voglia di ritornare nella placenta.”

“Se lo dici tu.”

“Vieni, è arrivato il momento della prossima fototessera, mettiamoci vicini...”

1, 2, 3...

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@Kasimiro il tuo racconto è uno scatto fotografico molto originale. Due amici si confidano e vengono fuori la lamentela dell'uno e la passione dell'altro. Diverso è il modo di vedere le cose e la vita, ma insieme rientreranno nella stessa inquadratura che, a mio vedere, rappresenta la vita stessa con i suoi ricordi da immortalare. Piaciuto.

Non sono brava a giudicare virgole e punteggiatura varia, ma la lettura non si è inceppata in nessun punto e la storia è risultata semplice quanto interessante.

Alla prossima

 

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Grazie @Adelaide J. Pellitteri per il tuo commento. Il senso che ho voluto trasmettere, che hai colto, è che la loro presenza nella stessa inquadratura, rappresenti l'importanza di un forte legame e la fiducia nell'altro, nonostante le diverse visioni.

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