Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

lidiacar

Una birra

Post raccomandati

Una birra

 

Gambe e piedi non li sento più, e anche la testa va un po’ dove vuole; non so se ho più sonno, fame o voglia di una birra gelata. Mi fermo sempre qui alla stazione di Colle Vallino dove c’è Elisa, che mi conosce e mi dice sempre cose gentili; se le chiedo una birra, sa che non esagero e che mi fermo abbastanza per smaltirla prima di risalire sul camion.

L’ultimo controllo me l’hanno fatto a Bologna: “motrice, rimorchio e documenti tutto a posto, può andare”. Mentre sto per scendere dalla cabina  parte il rock di Ligabue: è il mio collega Costel che mi informa che almeno fino a Milano è tutto tranquillo.

Troppo tranquillo: Mariana non mi chiama da tre giorni! Ogni volta che sento la musica di Noi due per sempre mi si ferma il respiro: sarà lei, sarà riuscita a trovare un posto tranquillo per chiamarmi, senza qualche fratello a spiarla?

L’ultima volta che ha squillato con quel suono, ho fatto una frenata che solo il buon Dio sa come sia riuscito a non sfondare il guardrail. E tutto ‘sto cuore in gola per sentire mia madre che mi chiedeva quando le mando dell’altro caffè italiano: mannaggia al telefono che ha solo due suonerie! Non ho avuto il coraggio di chiederle se ha visto Mariana e se suo padre e i suoi fratelli si sono convinti che non sono un delinquente.

Adesso che sono fermo, approfitto per fare una foto della mia cabina, così vedono che non ho donne nude appese qua e là. Costel mi prende in giro per questo, dice che sono l'unico, e anche un po' scemo, ma io penso solo a Mariana, e a quando avrò i soldi per portarla in Italia. Ancora un anno di ‘sta vita da scapolo randagio, e poi, con in mano il contratto della casa e quello della ditta, gli faccio vedere che buon marito sarò!

Ora scendo, metto il telefono silenzioso e mi faccio due passi nell’aiuola spelacchiata dietro al bar. Una birra, qualcosa per tappare il buco nello stomaco, due chiacchiere con Elisa, e via!

Speriamo che sia di turno, perché lei riesce sempre a farmi ridere, e mi passano i pensieri tristi. Meno male, c’è! Era nel retro a preparare i panini, ma l'ho sentita cantare quella canzone di Elisa che piace tanto anche a me. Voglio mandarla a Mariana, con la traduzione, perché le parole sono proprio, ecco, proprio quello che le direi mentre le accarezzo i capelli, seduto con lei su una panchina del parco di Sibiu.

Mentre aspetto il panino, chiedo a Elisa se secondo lei quel gatto di peluche con gli occhi grandi è un regalo giusto per una ragazza. Volevo già comprarlo l’ultima volta che sono stato qui, ma c’era Costel, e non sopporto quando mi dà consigli da esperto di donne: “Prendile piuttosto un bel completino di pizzo nero, vedrai come lo sa usare una donna!”.  Lui dice “donna” in un modo che non mi piace. Invece la mia Mariana è quella che voglio vedere in chiesa con il velo, i fiori, e tutto il resto che lei ha sognato e mi ha raccontato sulla cerimonia che faremo quel giorno.

Quando penso a Mariana e ai suoi, mi sale un nodo in gola, mi passa la fame; niente panino allora, solo una birra per rinfrescarmi le idee. Il telefono si illumina e vibra, non voglio guardare, non potrei sopportare che fosse qualcuno che non è lei. Finisco in un fiato la birra, ma non resisto: è Florin, sempre lui, il più odioso dei suoi fratelli, che urla e mi sputa addosso i suoi insulti. Mi fa più male sapere che lei lavora con lui tutti i giorni, che non l'ascoltare per la centesima volta le sue minacce.

Lo avevano chiamato in quella fabbrica vicino a Bucarest, perché non se ne è andato? Perché non lascia le pecore, i maiali e il grano e va a comandare da un’altra parte? Riempie la testa di suo padre con un mucchio di bugie su di me: dice che mi piace bere, che gioco i soldi che dovrei risparmiare per mettere su casa, e chissà quante donne faccio salire nella mia cabina quando viaggio su e giù per l’Europa!

Mariana non dice niente, non può dire niente, perché i suoi genitori non la ascoltano; se si azzarda a fare qualcosa che secondo Florin non va bene, deve essere tanto veloce da scappare da quelle sue manone e dagli schiaffi che si permette di darle ancora adesso, che è donna fatta.

Quando l’ho vista per la prima volta ero imbambolato: era così bella e preziosa che a me sembra già un miracolo essere riuscito a parlarle. Pelle di pesca, capelli biondi e uno sguardo così dolce e triste che quasi svenivo. Era estate, e il capo mi aveva dato un mese di ferie per tornare qui a dare una mano a mio padre per i lavori in campagna. Ero sul trattore, e l’ho vista davanti alla fermata dell’autobus con un’altra ragazza, di sicuro una sua amica. Parlavano fitto fitto e, quando sono arrivato, hanno smesso: la ragazza bruna, senza dar retta all’amica che voleva trattenerla, si è avvicinata e mi ha chiesto se potevano salire, visto che dell’autobus se ne sarebbe parlato fra due ore.

Io ho detto subito di si, ma solo con la testa, perché mi ero perso a guardare quella ragazza con i capelli d’oro che stava seduta rigida e seria dietro di me. Dopo due chilometri la ragazza mora è scesa, e io avrei voluto che quel trattore prendesse direttamente la strada per l’Italia, per portarla via con me, farle vedere i bei palazzi, i negozi pieni di luci e di cose colorate che avevo trovato lì.

Due parole, sguardi lunghi e la promessa che Il giorno dopo avrei potuto accompagnarla fin davanti a casa, e dopo qualche giorno, entrare per conoscere i suoi genitori. Brave persone, hanno capito che sono un ragazzo con buone intenzioni, ma con poco tempo, perché le mie ferie stavano per finire e io volevo ripartire con la speranza, anzi la sicurezza che Mariana un giorno sarebbe venuta via con me.

“Vedremo, vedremo, è così giovane, è la nostra figlia più piccola”. Poi hanno aggiunto, rivolti a lei, che una ragazza per bene non può dar confidenza così al primo venuto, e che comunque prima di pensare a certe cose c’è da dare una mano in casa, in campagna, con gli animali, ecc.

Io li ascoltavo in silenzio, ma già sapevo che dopo qualche ora, con la scusa di innaffiare l’orto, lei sarebbe uscita e ci saremmo trovati un angolino per parlare dei nostri progetti. Stefan, suo fratello maggiore, ci ha visti da lontano, ma le ha solo urlato di rientrare in casa, mentre Florin, il fratello di mezzo, è venuto a dieci centimetri dalla mia faccia e mi ha abbaiato di non fare il cretino con sua sorella. Il suo alito faceva capire che tipo di baldoria avesse fatto per festeggiare la sua partenza per Bucarest, dove l’avevano chiamato per fare il capo-operaio in una fabbrica.

In questi mesi abbiamo comunque trovato il modo di parlarci, usando il telefono della sua amica. Mariana mi ha fatto capire che, tutto sommato, per i suoi genitori un genero con un lavoro sicuro in Italia è comunque una buona cosa, ma Florin…

Florin con quest'ultima telefonata ha proprio esagerato, sembra quasi… no, non può essere vero e soprattutto non è possibile che neanche padre Nicolae, che è sempre a casa loro, non si sia accorto di nulla.

Forse non dovevo bere quella birra senza mangiare un panino, sento la testa girare a vuoto e il cuore pompare a mille; in questo momento riesco solo a chiudere il telefono e a stringerlo in mano come se volessi spaccarlo, e spaccare quella voce schifosa.

Dalla cassa Elisa mi guarda strano, mi chiede se sto bene. Bene, sì, no problema; glielo dico sempre per scherzo perché le prime volte che ci parlavamo erano le sole parole di italiano che sapevo. Non è vero: adesso sì che c’è problema: sento una morsa nello stomaco e la testa che gira più forte. “Una cosa fresca, Elisa, una vodka con ghiaccio”

Non sento nessun fresco, solo fuoco su fuoco, la prima vodka scende, e anche la seconda, ma non spegne le onde di rabbia che sento nello stomaco.

Non può essere, non deve essere: quelle erano le parole di un uomo geloso, non di un fratello ficcanaso.

Mancano 500 km. alla mia branda a casa di Costel, con un’altra vodka e il cuscino sulla testa per non pensare, o 5000 km. per andare, subito.

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@lidiacar buongiorno, che bella scrittura! Il racconto si legge tutto d'un fiato. L'amore, si sa,  fa diventare migliori, e i progetti si compongono davanti gli occhi dell'innamorato, mentre una bella canzone ne incarna la storia. Hai saputo dipingere un quadro molto chiaro delle speranze (quella che la ragazza un giorno venga in Italia con lui dopo aver coronato con il matrimonio il loro amore), le preoccupazioni (un fratello dispotico nei confronti della sorella,  tipico atteggiamento che ancora prevale nel popolo rumeno), il dolore (l'ultima chiamata di Florin che spezza ogni speranza). Non sappiamo cosa abbia detto, potrebbe avergli comunicato che la sorella si è sposata, oppure che la ragazza gli appartiene più di quanto si possa immaginare, insomma è una notizia tremenda che porta l'innamorato a bere  bere, bere e con 5000 chilometri davanti...

Il tuo testo mi è piaciuto molto, sono tante le immagini realistiche, per concetto e immagini. Brava, ti rileggerò con piacere.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Che bella storia e come l'hai descritta bene @lidiacar

Leggevo e viaggiavo, mi sono sentita una passeggera che guardava la vita dei due protagonisti, attraverso rettilinei di bei paesaggi e asperità dopo la triste scoperta. Se ci mettiamo poi la lontananza, un lavoro faticoso e un sogno infranto, ecco che abbiamo il tuo racconto. 

A presto :)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@lidiacar :flower:

 

Complimenti Lidia!

Un gran bel racconto, uno stile che trascina e avvince, trama e protagonista convincenti. Sintassi ok.

Che pulce trovarti? Ecco, te lo dico anche per l'altro tuo racconto. Dovresti trovare un titolo, legato sì al racconto, ma  più "intrigante" per chi sta decidendo cosa leggere in Officina.

Se no magari si perde questa perla.

 

:ciaociao: da Zaza

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

grazie @Poeta Zaza! In effetti il titolo è piuttosto anonimo. Ci penserò su. Questo è uno dei racconti che ho scritto intorno a un tema un po' insolito. Nel prossimo racconto che sottoporrò agli amici/amiche di WD ne inserirò il nome. Ancora grazie!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

che dire,  @Lauram? vedo che sei un'attenta e generosa lettrice dei racconti di WD, e che di nuovo hai dedicato attenzione al mio. Ora non vedo l'ora di leggere le tue creazioni E grazie, davvero!:):)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

cara @Poeta Zaza, rispetto alla tua giusta osservazione sui titoli "anonimi", ti volevo dire che questi due sono parte di una serie di racconti che hanno come filo conduttore... le stazioni di servizio, cioè le storie dei personaggi che ci lavorano, ci passano, ci si rilassano, ecc.:):)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @lidiacar

Ho letto con piacere il tuo racconto tutto d'un fiato, un racconto che ti trasporta. Mi è piaciuto lo stile di scrittura e la cura per i dettagli, che amo tanto, che mi hanno permesso di sentirmi spettatore della vicenda, dalla parte del protagonista, e mi hanno fatto immaginare ogni situazione. Non mi reputo così esperto e bravo da potermi permettere nessuna correzione, anche perché a dire la verità non ho visto nulla di ciò che può essere definito "sbagliato". Lascio soltanto qualche annotazione, non riesco a non farlo, spero mi perdonerai ;).

Il 7/10/2019 alle 23:19, lidiacar ha scritto:

L’ultimo controllo me l’hanno fatto a Bologna: “motrice, rimorchio e documenti tutto a posto, può andare”. Mentre sto per scendere dalla cabina  parte il rock di Ligabue: è il mio collega Costel che mi informa che almeno fino a Milano è tutto tranquillo.

Fossi stato io a scrivere, ma non lo sono, sarei andato a capo tra le due frasi: subito dopo il punto. Mi permette di capire, senza nemmeno avere il minimo dubbio, che i due momenti di cui stai parlando sono diversi e sono separati, almeno temporalmente.

Il 7/10/2019 alle 23:19, lidiacar ha scritto:

la musica di Noi due per sempre

Non lo so. Magari sbaglio io, sono abituato a dire la canzone Noi due per sempre o la melodia di Noi due per sempre.

Il 7/10/2019 alle 23:19, lidiacar ha scritto:

Adesso che sono fermo, approfitto per fare una foto della mia cabina, così vedono che non ho donne nude appese qua e là.

Secondo me la prima virgola non è necessaria. La frase fila via tranquilla anche senza, e mi continua a tenere attccato alle parole.

Il 7/10/2019 alle 23:19, lidiacar ha scritto:

Voglio mandarla a Mariana, con la traduzione, perché le parole sono proprio, ecco, proprio quello che le direi mentre le accarezzo i capelli, seduto con lei su una panchina del parco di Sibiu.

Potresti scrivere anche proprio quello che le direi mentre le accarezzo i capelli, seduti su una panchina del parco di Sibiu. Lo propongo per togliere almeno un lei, che si accoda ai precedenti "le".

Il 7/10/2019 alle 23:19, lidiacar ha scritto:

Mentre aspetto il panino, chiedo a Elisa se secondo lei quel gatto di peluche con gli occhi grandi è un regalo giusto per una ragazza.

 

Il 7/10/2019 alle 23:19, lidiacar ha scritto:

Quando penso a Mariana e ai suoi, mi sale un nodo in gola, mi passa la fame;

Stessa cosa per la virgola, lasciaci proseguire senza fare una pausa, dobbiamo rimanere attaccati, quasi in ansia per la prossima parola.

 

Il 7/10/2019 alle 23:19, lidiacar ha scritto:

Due parole, sguardi lunghi e la promessa che Il giorno dopo avrei potuto accompagnarla fin davanti a casa, e dopo qualche giorno, entrare per conoscere i suoi genitori.

Io anticiperei la e di e dopo qualche giorno prima della virgola.

Il 7/10/2019 alle 23:19, lidiacar ha scritto:

perché le mie ferie stavano per finire e io volevo ripartire con la speranza, anzi la sicurezza che Mariana un giorno sarebbe venuta via con me.

Qui la virgola dopo la sicurezza, probabilmente un refuso, per chiudere l'incidentale.

 

Spero di non essermi troppo dilungato in queste sciocchezze perché la storia è davvero molto bella e mi piace anche, e soprattutto, la conclusione che ci lascia in bocca quella sensazione che ancora nulla è finito e che dobbiamo solamente aspettare un poco e scoprire se il nostro protagonista è riuscito nella sua impresa.

Grazie ancora quindi per il bel testo, per le belle emozioni che trasmette.

Spero di poter passare presto da un altro tuo scritto.

Buona giornata e scusami ancora per le troppe parole ;)

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

caro @Nicholas Lodigiani, le parole non sono mai troppe, secondo me, se arrivano da una persona attenta e disponibile come te. Grazie per il tempo che hai dedicato al mio racconto, e grazie per le giuste osservazioni sulle virgole, la cui distribuzione è proprio da rivedere. Mi rendo conto di quante riletture dovrò ancora fare sui miei racconti che, come ho anticipato a @Poeta Zaza, fanno parte di una serie dedicata alle stazioni di servizio. Sì, proprio quelle dove ci si ferma e ci si incrocia con strade e pensieri di tanti altri viaggiatori.:):)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 7/10/2019 alle 23:19, lidiacar ha scritto:

Una birra

 

Gambe e piedi non li sento più, e anche la testa va un po’ dove vuole; non so se ho più sonno, fame o voglia di una birra gelata. Mi fermo sempre qui alla stazione di Colle Vallino dove c’è Elisa, che mi conosce e mi dice sempre cose gentili; se le chiedo una birra, sa che non esagero e che mi fermo abbastanza per smaltirla prima di risalire sul camion.

L’ultimo controllo me l’hanno fatto a Bologna: “motrice, rimorchio e documenti tutto a posto, può andare”. Mentre sto per scendere dalla cabina  parte il rock di Ligabue: è il mio collega Costel che mi informa che almeno fino a Milano è tutto tranquillo.

– Come qui. Ad esempio. Potresti mettere una virgola dopo Costel e togliere un "che". *(vedi sotto)

 

Troppo tranquillo: Mariana non mi chiama da tre giorni! Ogni volta che sento la musica di Noi due per sempre mi si ferma il respiro: sarà lei, sarà riuscita a trovare un posto tranquillo per chiamarmi, senza qualche fratello a spiarla?

– Metterei un punto dopo Tranquillo. Accentua.

 

 

Lui dice “donna” in un modo che non mi piace.

– Bello.

 

 

Mariana non dice niente, non può dire niente, perché i suoi genitori non la ascoltano; se si azzarda a fare qualcosa che secondo Florin non va bene, deve essere tanto veloce da scappare da quelle sue manone e dagli schiaffi che si permette di darle ancora adesso, che è donna fatta.

– Non ti serve. 

 

Parlavano fitto fitto e, quando sono arrivato, hanno smesso: la ragazza bruna, senza dar retta all’amica che voleva trattenerla, si è avvicinata e mi ha chiesto se potevano salire, visto che dell’autobus se ne sarebbe parlato fra due ore.

Io ho detto subito di si, ma solo con la testa, perché mi ero perso a guardare quella ragazza con i capelli d’oro che stava seduta rigida e seria dietro di me.

– qui c'è qualcosa che non capisco. Dice sì, salite, e si perde nella ragazza che è dietro di lui? Ma ancora non sono salite. Mi sembra. Posso anche aver capito male, eh!

 

@lidiacar buonasera.

Mi è piaciuto il tuo testo. Mi è piaciuto molto il sentimento che quest'uomo esprime, e non parlo di amore, ma tutto ciò che con le sue riflessioni tocca. L'asterisco era perché volevo fare un esempio sull'uso abbondante di "che", spesso abbondi anche di "per". In questi casi, non c'è niente che non vada nella frase, solo che la somma fa il totale. E nella lettura, poi, si sentono tutti. Costruire le frasi in modo da cercare di eliminarne i più possibili, è il mio suggerimento. Ma io non sono nessuno, quindi puoi anche cestinare le mie osservazioni. Tieni quelle che ti servono. Butta il resto.

Bel finale.

 

A presto. :) 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao, stavolta provo a commentare in  modo un po' più esaustitivo. 

Purtroppo da un punto di vista della forma non posso esprimermi più di tanto, posso solo notare che la grammatica è corretta ma non ho strumenti per fornire pareri tecnici.

 

La storia non è niente male, così come il modo quasi in apnea con cui la racconti, mi piace come stile, i dettagli non appesantiscono il tutto ma, al contrario, contribuiscono a far saltare i personaggi fuori dalle pagine. 

 

Probabilmente cambierei qualche pausa, ecco. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

:)Buon lunedì @lidiacar, piacere di leggerti. E' da tempo che voglio commentare questo racconto, lo faccio oggi. Il tuo titolo mi ha incuriosito molto.

 

Il 7/10/2019 alle 23:19, lidiacar ha scritto:

Gambe e piedi non li sento più, e anche la testa va un po’ dove vuole; non so se ho più sonno, fame o voglia di una birra gelata. Mi fermo sempre qui alla stazione di Colle Vallino dove

c’è Elisa, che mi conosce e mi dice sempre cose gentili; se le chiedo una birra, sa che non esagero e che mi fermo abbastanza per smaltirla prima di risalire sul camion.

L'incipit è molto curioso.:D

 

Il 7/10/2019 alle 23:19, lidiacar ha scritto:

L’ultimo controllo me l’hanno fatto a Bologna: “motrice, rimorchio e documenti tutto a posto, può andare”. Mentre sto per scendere dalla cabina  parte il rock di Ligabue: è il mio collega Costel che mi informa che almeno fino a Milano è tutto tranquillo.

“motrice, rimorchio e documenti tutto a posto, può andare” Se è un dialogo, meglio dargli un tono. Inserirei i punti caporali.

 

Il 7/10/2019 alle 23:19, lidiacar ha scritto:

Troppo tranquillo: Mariana non mi chiama da tre giorni! Ogni volta che sento la musica di Noi due per sempre mi si ferma il respiro: sarà lei, sarà riuscita a trovare un posto tranquillo per chiamarmi, senza qualche fratello a spiarla?

Tra trattini : - Noi due per sempre  -

 

Il 7/10/2019 alle 23:19, lidiacar ha scritto:

L’ultima volta che ha squillato con quel suono, ho fatto una frenata che solo il buon Dio sa come sia riuscito a non sfondare il guardrail. E tutto ‘sto cuore in gola per sentire mia madre che mi chiedeva quando le mando dell’altro caffè italiano: mannaggia al telefono che ha solo due suonerie! Non ho avuto il coraggio di chiederle se ha visto Mariana e se suo padre e i suoi fratelli si sono convinti che non sono un delinquente.

Secondo me, questo pensiero è formulato male.

 

Il 7/10/2019 alle 23:19, lidiacar ha scritto:

Adesso che sono fermo, approfitto per fare una foto della mia cabina, così vedono che non ho donne nude appese qua e là. Costel mi prende in giro per questo, dice che sono l'unico, e anche un po' scemo, ma io penso solo a Mariana, e a quando avrò i soldi per portarla in Italia. Ancora un anno di ‘sta vita da scapolo randagio, e poi, con in mano il contratto della casa e quello della ditta, gli faccio vedere che buon marito sarò!

Qui è abbastanza scorrevole ma rivedrei la seconda frase. C'è un accento di troppo:D

 

Il 7/10/2019 alle 23:19, lidiacar ha scritto:

Mentre aspetto il panino, chiedo a Elisa se secondo lei quel gatto di peluche con gli occhi grandi è un regalo giusto per una ragazza.

Domanda: Dove si trova il gatto di pelusche?

 

Il 7/10/2019 alle 23:19, lidiacar ha scritto:

Volevo già comprarlo l’ultima volta che sono stato qui, ma c’era Costel, e non sopporto quando mi dà consigli da esperto di donne: “Prendile piuttosto un bel completino di pizzo nero, vedrai come lo sa usare una donna!”.  Lui dice “donna” in un modo che non mi piace.

Metterei i punti caporali

 

Il 7/10/2019 alle 23:19, lidiacar ha scritto:

Quando penso a Mariana e ai suoi, mi sale un nodo in gola, mi passa la fame; niente panino allora, solo una birra per rinfrescarmi le idee. Il telefono si illumina e vibra, non voglio guardare, non potrei sopportare che fosse qualcuno che non è lei. Finisco in un fiato la birra, ma non resisto: è Florin, sempre lui, il più odioso dei suoi fratelli, che urla e mi sputa addosso i suoi insulti. Mi fa più male sapere che lei lavora con lui tutti i giorni, che non l'ascoltare per la centesima volta le sue minacce.

Pensiero confuso e secondo me qui il ritmo è troppo veloce.

 

Il 7/10/2019 alle 23:19, lidiacar ha scritto:

Lo avevano chiamato in quella fabbrica vicino a Bucarest, perché non se ne è andato? Perché non lascia le pecore, i maiali e il grano e va a comandare da un’altra parte? Riempie la testa di suo padre con un mucchio di bugie su di me: dice che mi piace bere, che gioco i soldi che dovrei risparmiare per mettere su casa, e chissà quante donne faccio salire nella mia cabina quando viaggio su e giù per l’Europa!

Pezzo scorrevole ma ci sono troppe congiunzioni.

 

Il 7/10/2019 alle 23:19, lidiacar ha scritto:

Mariana non dice niente, non può dire niente, perché i suoi genitori non la ascoltano; se si azzarda a fare qualcosa che secondo Florin non va bene, deve essere tanto veloce da scappare da quelle sue manone e dagli schiaffi che si permette di darle ancora adesso, che è donna fatta.

Questa parte non mi piace.

 

Il 7/10/2019 alle 23:19, lidiacar ha scritto:

Quando l’ho vista per la prima volta ero inserirei rimasto imbambolato: era così bella e preziosa che a me sembra già un miracolo essere riuscito a parlarle.

 

Il 7/10/2019 alle 23:19, lidiacar ha scritto:

Parlavano fitto fitto e, quando sono arrivato, hanno smesso: la ragazza bruna, senza dar retta all’amica che voleva trattenerla, si è avvicinata e mi ha chiesto se potevano salire, visto che dell’autobus se ne sarebbe parlato fra due ore.

Parlare fitto cioè?

 

Il 7/10/2019 alle 23:19, lidiacar ha scritto:

Io ho detto subito di si, ma solo con la testa, perché mi ero perso a guardare quella ragazza con i capelli d’oro che stava seduta rigida e seria dietro di me. Dopo due chilometri la ragazza mora è scesa, e io avrei voluto che quel trattore prendesse direttamente la strada per l’Italia, per portarla via con me, farle vedere i bei palazzi, i negozi pieni di luci e di cose colorate che avevo trovato lì.

Poco chiaro: a cosa hai detto si?

 

Il 7/10/2019 alle 23:19, lidiacar ha scritto:

“Vedremo, vedremo, è così giovane, è la nostra figlia più piccola”. Poi hanno aggiunto, rivolti a lei, che una ragazza per bene non può dar confidenza così al primo venuto, e che comunque prima di pensare a certe cose c’è da dare una mano in casa, in campagna, con gli animali, ecc.

Anche qui inserirei i punti caporali.

 

Il 7/10/2019 alle 23:19, lidiacar ha scritto:

Io li ascoltavo in silenzio, ma già sapevo che dopo qualche ora, con la scusa di innaffiare l’orto, lei sarebbe uscita e ci saremmo trovati un angolino per parlare dei nostri progetti. Stefan, suo fratello maggiore, ci ha visti da lontano, ma le ha solo urlato di rientrare in casa, mentre Florin, il fratello di mezzo, è venuto a dieci centimetri dalla mia faccia e mi ha abbaiato di non fare il cretino con sua sorella.

Non mi piace il verbo abbaiare. Preferirei: sbraitare.

 

Il 7/10/2019 alle 23:19, lidiacar ha scritto:

Florin con quest'ultima telefonata ha proprio esagerato, sembra quasi… no, non può essere vero e soprattutto non è possibile che neanche padre Nicolae, che è sempre a casa loro, non si sia accorto di nulla.

Non capisco questa parte.

 

Il 7/10/2019 alle 23:19, lidiacar ha scritto:

Forse non dovevo bere quella birra senza mangiare un panino, sento la testa girare a vuoto e il cuore pompare a mille; in questo momento riesco solo a chiudere il telefono e a stringerlo in mano come se volessi spaccarlo, e spaccare quella voce schifosa.

Qui eviterei di ripetere il verbo spaccare.

 

Il 7/10/2019 alle 23:19, lidiacar ha scritto:

Non è vero: adesso sì che c’è problema: sento una morsa nello stomaco e la testa che gira più forte. “Una cosa fresca, Elisa, una vodka con ghiaccio”

Dialogo con tono.

 

Il 7/10/2019 alle 23:19, lidiacar ha scritto:

Non può essere, non deve essere: quelle erano le parole di un uomo geloso, non di un fratello ficcanaso.

La frase è poco chiara. Non ripetere: essere.

 

Il 7/10/2019 alle 23:19, lidiacar ha scritto:

Mancano 500 km. alla mia branda a casa di Costel, con un’altra vodka e il cuscino sulla testa per non pensare, o 5000 km. per andare, subito.

Finale che mi fa pensare.

 

Conclusioni: racconto strano, in parte scorrevole. Rivedrei molte tue frasi, noto che il tuo stile è diverso dal mio.  La fine mi lascia perplessa. Forse non ho compreso a fondo il senso del racconto e questo mi dispiace molto.

:)A rileggerti

-Floriana-

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

cara @Floriana, grazie per la tua rilettura così attenta! provo a rispondere per le parti che necessitano di spiegazione, mentre non obietto nulla in materia di punteggiatura, virgolette, ecc. su cui sono d'accordo.

1 ora fa, Floriana ha scritto:
Quota

mannaggia al telefono che ha solo due suonerie! Non ho avuto il coraggio di chiederle se ha visto Mariana e se suo padre e i suoi fratelli si sono convinti che non sono un delinquente.

Secondo me, questo pensiero è formulato male.

 

Il protagonista ha un cellulare con due suonerie: una per le donne e gli affetti, diciamo così: tant'è che quando ha sentito quella con la melodia della canzone pensava fosse di Mariana, e invece era sua madre. L'altra suoneria è una canzone di Ligabue che il protagonista ha riservato agli uomini, nella fattispecie il suo collega Costel

 

1 ora fa, Floriana ha scritto:

Domanda: Dove si trova il gatto di pelusche?

Trovandosi in un autogrill, ho ritenuto che il protagonista abbia visto il peluche negli scaffali del locale

 

1 ora fa, Floriana ha scritto:

Parlare fitto cioè?

l'ho verificato sul dizionario: parlare velocemente e senza interruzione. Probabilmente le due ragazze avevano molte cose da dirsi:)

 

1 ora fa, Floriana ha scritto:

mi ha chiesto se potevano salire, visto che dell’autobus se ne sarebbe parlato fra due ore.

a che cosa ha detto sì? Alla domanda della ragazza bruna che chiedeva un passaggio per sè e per l'amica

 

1 ora fa, Floriana ha scritto:

Non mi piace il verbo abbaiare. Preferirei: sbraitare.

L'ho inserito per rimarcare la differenza fra la rudezza del fratello maggiore che urla alla ragazza di rientrare e il comportamento fuori controllo di Florin, che sembra più un animale arrabbiato che un essere umano contrariato

1 ora fa, Floriana ha scritto:

 

 

1 ora fa, Floriana ha scritto:
Quota

Florin con quest'ultima telefonata ha proprio esagerato, sembra quasi… no, non può essere vero e soprattutto non è possibile che neanche padre Nicolae, che è sempre a casa loro, non si sia accorto di nulla.

Non capisco questa parte.

il protagonista si interroga sulla vera natura della rabbia e dell'odio di Florin nei suoi confronti: inizia a intuire che non è solo un vincolo di parentela,ma un attaccamento di altro tipo con la sorella Mariana. si stupisce inoltre della mancata attenzione (e reazione) del prete che visita spesso la casa di mariana: ingenuità o omertà?

 

1 ora fa, Floriana ha scritto:

Qui eviterei di ripetere il verbo spaccare

hai ragione!

 

1 ora fa, Floriana ha scritto:
Quota

Mancano 500 km. alla mia branda a casa di Costel, con un’altra vodka e il cuscino sulla testa per non pensare, o 5000 km. per andare, subito.

Finale che mi fa pensare.

riguardo al finale, mi sono interrogata sulla sua chiarezza. Per me il dilemma del protagonista era quello di tornare alla sua branda presso il collega Costel, nascondere la testa sotto al cuscino e non pensare all'ipotesi  del fratello incestuoso, o prendere coraggio e farsi i 5000 km che lo separano dalla sua Mariana per portarla via da quella turpe situazione

 

Anch'io leggerò molto volentieri i tuoi scritti, @Florianae una differenza di stile non può che far bene al confronto e alla crescita:)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×