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Poeta Zaza

[MI 129] Per scaldare i gerani

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commento ad altrui testo

 

Traccia di mezzanotte

 

Per scaldare i gerani

 

 

Casa di Palmira

 

Palmira aveva messo l’acqua a scaldare sul fornello per i suoi vasi di gerani, che quella notte sembravano avere sofferto il freddo. Li aveva portati dentro anche per dargli il tocco di un’innaffiatura tiepida.

Amava il piacere delle piccole cose, il cercare fitte di gioia in ritagli di bellezza e di sintonia con gli altri.

Se rifletti la bellezza, le appartieni,
ne fai parte
come una pennellata a un quadro.

Questa era la scritta su un quadretto di ceramica appeso in salotto, e che aveva regalato, identico, alle sue amiche.

Coltivava con affettuoso riguardo le sue amicizie, e cercava di riempire la giornata di passi all’aria aperta e del profumo della natura, fosse anche solo in un parco cittadino, nel desiderio di non perdersi un giorno di sole, o una fitta di gioia, di condivisione. E amava il figlio, Giorgio, che viveva  a pochi isolati da lei, e lavorava come impiegato.

Quella settimana, toccava a lei il carico in lavatrice dei capi di vestiario scuri del gruppo del pianerottolo: le amiche del terzo piano. Non avendone, ciascuna, abbastanza a settimana per fare un carico di lavatrice, una di loro, a turno, avviava la sua per tutte e quattro. Lo stiro restava individuale. Pulizie di primavera? Tutte per una, una per tutte. Insieme è molto più divertente. E si risparmia.

Si facevano tanta buona compagnia, due single e due vedove, e matte risate nelle loro sortite in gite o escursioni nei dintorni.

Agata, la leader del gruppo, aveva una soluzione per tutto. Una volta che si erano trovate in un momento di imbarazzo per una del gruppo che doveva andare subito in bagno e nessun bar nelle vicinanze, le aveva fatte entrare tutte con lei in un albergo quattro stelle nei paraggi: (“Disinvolte, mi raccomando, puntiamo in fondo a destra:  è sempre lì.”)  Lei chiacchierava nel tragitto: “… E ci sono andata anche a quella rosso Valentino. Un po’ di abbaglio ma no, non ho comprato perché non sono mora, e mi smorzava!”

 E all’uscita: “Presto presto, devo averlo lasciato dall’orefice mentre provavo il bracciale…”

 

“Qual è il significato dell’applauso?” e giù risate complici, mentre una di loro concionava, compunta: “Essere appagati e appagare” (Enrica).  Era uno tra i tanti refrain usati per confondere i portieri di mostre nel fingere di uscire invece che entrare.

Quel giorno, sapendo che l’amica confinante col suo alloggio, la Berta, era malata, e non volendo disturbarla, Palmira teneva la TV accesa su un film coi sottotitoli. Era una persona gentile e premurosa, si trattasse di amiche o di gerani. E aveva abbassato anche la suoneria del cellulare.

Quel pomeriggio aveva promesso all’Enrica di insegnarle a preparare l’anatra all’arancia.

Sentì il suono, attutito, del campanello alla porta. Non aspettava nessuno a quell’ora, quindi guardò dallo spioncino. Era Agata.

 

Casa di Agata

 

La cartella delle imposte le scottava tra le mani, anche adesso che era saldata. Da lì avevano avuto inizio i suoi guai, mesi prima. A causa di rate di imposte dimenticate dal marito (che a suo tempo si  faceva carico dell’amministrazione familiare), per non dovere allo Stato ulteriori oneri per sovrattasse, aveva dovuto impegnare al Banco dei pegni i gioielli che aveva ereditato dalla madre.

Ecco la bolla di pegno. Aveva tempo tre giorni per il riscatto, al prezzo di tre mesi dello stipendio di cui aveva già sfruttato la “cessione del quinto”. Lei, disinvolta e con un bel guardaroba e un bel fisico all’attivo, pensava  sconfortata all’unica via di uscita che le restava: chiedere alle amiche del terzo piano.

C’era un bellissimo rapporto tra loro, ma non era mai successo che si toccasse l’argomento prestiti. Nessuna della quattro era proprietaria dell’alloggio in cui viveva, e le entrate da stipendio o pensione bastavano ma non avanzavano mai, questo si era capito. Quando mangiavano fuori, o andavano in giro, ognuna pagava per sé.

Erano un gruppo ben assortito. A lei piaceva soprattutto la saggezza di Palmira, che compensava la sua irruente spensieratezza. Le era piaciuta l’osservazione che le aveva fatto il giorno prima, facendole posare lo sguardo sul vecchio platano spoglio che si stagliava, al di là della strada, a guardia della villa di un famoso notabile del luogo. Palmira le aveva fatto notare che la bella dimora era più chiara e visibile attraverso i rami nudi che con la bella stagione e le fronde cariche.

“Come le persone”, aveva continuato: “In gioventù è più evidente l’apparenza piena e esuberante, il suo rigoglio". "Ma è con l’inizio e il prosieguo della maturità che si scorge con chiarezza l’animo, la personalità formata dalle traversie come dalle gioie, dalle conquiste come dalle perdite, l’indole e lo spirito messi in chiaro nella maturità e nella vecchiaia."

La saggezza la dà la vita intera, come conosci il giorno solo a sera.

Era l’aforisma preferito di Palmira.

Dato il rapporto di fiducia, ogni amica del piano aveva una copia della chiave di casa delle altre tre, per ogni evenienza. Inoltre, nel corso degli anni, Agata aveva visto casualmente dove Palmira teneva i suoi risparmi. Non fidandosi delle banche, quella ritirava la discreta pensione di reversibilità del marito alla Posta e la metteva nella sua “cassaforte”: un doppio fondo nel trumeau in salotto. La parte più consistente restava in una busta azzurrina, mentre  la quota spesa mensile era in una busta rossa. Lei era l’unica del gruppo che si poteva permettere dei risparmi, secondo Agata. Con la tredicesima appena incassata e un fondo cassa, c’era di che riscattare i suoi gioielli di famiglia.

Chiederglieli direttamente? Sarebbe stato un no, perché non avrebbe avuto modo di restituirglieli.

Perdere i gioielli della madre, in famiglia da generazioni, o perdere l’amicizia di Palmira?

Oppure, c’era un modo per tenersi tutti e due?

La sua strategia era semplice. Sapeva che l’amica sarebbe andata nel primo pomeriggio a casa di Enrica,

per insegnarle a preparare la famosa anatra al’arancia di cui parlavano da giorni.

Appena lei fosse uscita (avrebbe guardato dallo spioncino il tempo necessario), sarebbe entrata, avrebbe preso quanto le serviva dalla busta azzurrina e rimesso tutto a posto. Per ameno un mese, il furto non sarebbe stato scoperto. E intanto, avrebbe pensato al da farsi per sistemare le cose.

 

./:

 

Adesso sarebbe passata a chiedere dello zucchero, per sondare l’orario di visita all’Enrica.

 

Casa di Palmira

 

“Ciao  Agata, entra cara.”

“Solo per chiederti un po’ di zucchero. Ho voglia di una torta e non mi basta.”

“Certo cara, mi hai preso per un pelo, alle tre vado dall’Enrica per l’anatra all’arancia. Eccoti”.

“Grazie, a buon rendere.”

 

Corridoio esterno

 

Agata ha il cuore in gola mentre gira  con cautela la chiave dell’alloggio dell’amica. L’ha appena vista uscire ed entrare da Enrica. Entra e chiude dietro di sé. Fa quello che vuole fare, mette a posto ed esce.

 

Tre giorni dopo, davanti al Banco dei pegni

 

Agata ha appena recuperato i suoi gioielli, e s’imbatte  in Palmira che sta per entrare. Si fermano entrambe:

una con le guance in fiamme e l’altra con gli occhi rossi.

Agata d’impulso valuta la necessità dell’amica (che non aveva previsto) e l’enormità del male fattole.

“Vieni prima a casa mia. Ti prego, ho da parlarti.”

 

Casa di Agata

 

“Con  questo ti ho detto tutto, Palmira. Sono inqualificabile e ingrata.

Posso  fare due cose perché tu possa perdonarmi e rimanermi amica.

Tu dici che quei soldi li mettevi da parte per aiutare il tuo Giorgio a comprarsi la nuova auto per Natale.

Un buon usato, dici. Senti la mia idea. Gli cedo la mia, seminuova, al prezzo che hai già pagato. Se no,

impegno di nuovo i miei gioielli e ti do la cifra ottenuta. Non voglio cose che mi ricorderanno per sempre

il peggior errore della mia vita.”

Piange Agata, disperata, perché sa che lei non si perdonerebbe. Ma Palmira lo fa, accogliendola nel suo abbraccio.

Sulla parete, leggono insieme la scritta:

 

Se rifletti la bellezza, le appartieni,
ne fai parte
come una pennellata a un quadro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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19 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:

Quella settimana, toccava a lei il carico in lavatrice dei capi di vestiario scuri del gruppo del pianerottolo: le amiche del terzo piano. Non avendone, ciascuna, abbastanza a settimana per fare un carico di lavatrice, una di loro, a turno, avviava la sua per tutte e quattro. Lo stiro restava individuale. Pulizie di primavera? Tutte per una, una per tutte. Insieme è molto più divertente. E si risparmia.

 

Bellissimo inizio. Questo passo però lo sfoltirei. Finirei il paragrafo a individuale. Il resto non aggiunge niente e allunga un periodo che invece ti faceva stare in quel terzo piano.

 

22 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:

Si facevano tanta buona compagnia, due single e due vedove, e matte risate nelle loro sortite in gite o escursioni nei dintorni.

Agata, la leader del gruppo, aveva una soluzione per tutto. Una volta che si erano trovate in un momento di imbarazzo per una del gruppo che doveva andare subito in bagno e nessun bar nelle vicinanze, le aveva fatte entrare tutte con lei in un albergo quattro stelle nei paraggi: (“Disinvolte, mi raccomando, puntiamo in fondo a destra:  è sempre lì.”)  Lei chiacchierava nel tragitto: “… E ci sono andata anche a quella rosso Valentino. Un po’ di abbaglio ma no, non ho comprato perché non sono mora, e mi smorzava!”

 E all’uscita: “Presto presto, devo averlo lasciato dall’orefice mentre provavo il bracciale…”

 

“Qual è il significato dell’applauso?” e giù risate complici, mentre una di loro concionava, compunta: “Essere appagati e appagare” (Enrica).  Era uno tra i tanti refrain usati per confondere i portieri di mostre nel fingere di uscire invece che entrare.

 

Anche qui secondo me avresti potuto interrompere a "bracciale". Il resto non mi è chiaro e mi ha confuso. Poi da dove riprendi è perfetto. Anche questo passaggio molto riuscito, con poche pennellate ci hai descritto Agata e di rimando le amiche, una sorta di Amici miei al femminile.

 

25 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:

La cartella delle imposte le scottava tra le mani, anche adesso che era saldata. Da lì avevano avuto inizio i suoi guai, mesi prima. A causa di rate di imposte dimenticate dal marito (che a suo tempo si  faceva carico dell’amministrazione familiare), per non dovere allo Stato ulteriori oneri per sovrattasse, aveva dovuto impegnare al Banco dei pegni i gioielli che aveva ereditato dalla madre.

Ecco la bolla di pegno. Aveva tempo tre giorni per il riscatto, al prezzo di tre mesi dello stipendio di cui aveva già sfruttato la “cessione del quinto”. Lei, disinvolta e con un bel guardaroba e un bel fisico all’attivo, pensava  sconfortata all’unica via di uscita che le restava: chiedere alle amiche del terzo piano.

C’era un bellissimo rapporto tra loro, ma non era mai successo che si toccasse l’argomento prestiti. Nessuna della quattro era proprietaria dell’alloggio in cui viveva, e le entrate da stipendio o pensione bastavano ma non avanzavano mai, questo si era capito. Quando mangiavano fuori, o andavano in giro, ognuna pagava per sé.

Erano un gruppo ben assortito. A lei piaceva soprattutto la saggezza di Palmira, che compensava la sua irruente spensieratezza. Le era piaciuta l’osservazione che le aveva fatto il giorno prima, facendole posare lo sguardo sul vecchio platano spoglio che si stagliava, al di là della strada, a guardia della villa di un famoso notabile del luogo. Palmira le aveva fatto notare che la bella dimora era più chiara e visibile attraverso i rami nudi che con la bella stagione e le fronde cariche.

“Come le persone”, aveva continuato: “In gioventù è più evidente l’apparenza piena e esuberante, il suo rigoglio". "Ma è con l’inizio e il prosieguo della maturità che si scorge con chiarezza l’animo, la personalità formata dalle traversie come dalle gioie, dalle conquiste come dalle perdite, l’indole e lo spirito messi in chiaro nella maturità e nella vecchiaia."

La saggezza la dà la vita intera, come conosci il giorno solo a sera.

Era l’aforisma preferito di Palmira.

 

Se il paragrafo precedente era stato ottimo, qui secondo me ti perdi troppo in discorsi fini a se stessi. Mi è piaciuto meno. Proverei a sfoltirlo e andare dritta al sodo.

 

28 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:

Dato il rapporto di fiducia, ogni amica del piano aveva una copia della chiave di casa delle altre tre, per ogni evenienza. Inoltre, nel corso degli anni, Agata aveva visto casualmente dove Palmira teneva i suoi risparmi. Non fidandosi delle banche, quella ritirava la discreta pensione di reversibilità del marito alla Posta e la metteva nella sua “cassaforte”: un doppio fondo nel trumeau in salotto. La parte più consistente restava in una busta azzurrina, mentre  la quota spesa mensile era in una busta rossa. Lei era l’unica del gruppo che si poteva permettere dei risparmi, secondo Agata. Con la tredicesima appena incassata e un fondo cassa, c’era di che riscattare i suoi gioielli di famiglia.

Chiederglieli direttamente? Sarebbe stato un no, perché non avrebbe avuto modo di restituirglieli.

Perdere i gioielli della madre, in famiglia da generazioni, o perdere l’amicizia di Palmira?

Oppure, c’era un modo per tenersi tutti e due?

La sua strategia era semplice. Sapeva che l’amica sarebbe andata nel primo pomeriggio a casa di Enrica,

per insegnarle a preparare la famosa anatra al’arancia di cui parlavano da giorni.

Appena lei fosse uscita (avrebbe guardato dallo spioncino il tempo necessario), sarebbe entrata, avrebbe preso quanto le serviva dalla busta azzurrina e rimesso tutto a posto. Per ameno un mese, il furto non sarebbe stato scoperto. E intanto, avrebbe pensato al da farsi per sistemare le cose.

 

SEconda parte del paragrafo invece perfetta. Vai dritta al sodo, dici direttamente quello che vuoi dire senza tanti fronzoli. Ottimo passaggio.

 

29 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:

Casa di Palmira

 

“Ciao  Agata, entra cara.”

“Solo per chiederti un po’ di zucchero. Ho voglia di una torta e non mi basta.”

“Certo cara, mi hai preso per un pelo, alle tre vado dall’Enrica per l’anatra all’arancia. Eccoti”.

“Grazie, a buon rendere.”

 

I caratteri che avresti risparmiato prima, ti sarebbero serviti qui per magari farlo meno freddo. Questo passaggio risulta freddo rispetto al contesto. Mi piacerebbe una descrizione, il nervosismo dell'amica chiedendo lo zucchero. Qui c'è voglia di una descrizione rispetto alle parole.

 

Devo dire che non ti leggevo da tanto tempo e scrivi molto meglio rispetto alle prime volte, dove spesso i racconti sembravano tronchi e senza un finale (almeno dal mio punto di vista). Il mio consiglio maggiore è di usare meno caratteri all'inizio per poi poterli sfruttare alla fine. Il finale sembra un po' troppo tirato via rispetto alla prima parte, vedrei meglio un buon equilibrio. Però il racconto è davvero dolce e il finale mi è piaciuto.

 

 

 

 

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Ciao @Poeta Zaza quante storie, quante scene, sembra di vedere le mie vicine di casa, si cercano sempre, si vogliono bene, ma poi chissà, sparleranno tra loro dell'assente di turno? Nel tuo racconto sembrerebbe di no, tutto è talmente buono che il furto si amalgama con l'ambientazione intorno. 

Ciao.

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@Ghigo :)

 

Bentornato! Grazie per il passaggio e l'attenta lettura. Farò tesoro delle tue segnalazioni.

 

@Lauram :rosa:

 

Palmira ha dato troppo zucchero ad Agata? Ricevuto ;)

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21 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Amava il piacere delle piccole cose, il cercare fitte di gioia in ritagli di bellezza e di sintonia con gli altri.

Nobile intenzione. Dovrebbe essere una buona abitudine quotidiana per chiunque.

21 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Se rifletti la bellezza, le appartieni,
ne fai parte
come una pennellata a un quadro.

Questa é da ricamare davvero!

21 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Quella settimana, toccava a lei il carico in lavatrice dei capi di vestiario scuri del gruppo del pianerottolo: le amiche del terzo piano. Non avendone, ciascuna, abbastanza a settimana per fare un carico di lavatrice, una di loro, a turno, avviava la sua per tutte e quattro. Lo stiro restava individuale. Pulizie di primavera? Tutte per una, una per tutte. Insieme è molto più divertente. E si risparmia.

Lodevole! ma chi è Palmira esiste davvero?

21 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Lei chiacchierava nel tragitto: “… E ci sono andata anche a quella rosso Valentino. Un po’ di abbaglio ma no, non ho comprato perché non sono mora, e mi smorzava!”

hehehe:D simpatica.

21 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Palmira le aveva fatto notare che la bella dimora era più chiara e visibile attraverso i rami nudi che con la bella stagione e le fronde cariche.

“Come le persone”, aveva continuato: “In gioventù è più evidente l’apparenza piena e esuberante, il suo rigoglio". "Ma è con l’inizio e il prosieguo della maturità che si scorge con chiarezza l’animo, la personalità formata dalle traversie come dalle gioie, dalle conquiste come dalle perdite, l’indole e lo spirito messi in chiaro nella maturità e nella vecchiaia."

Bellissima  similitudine

La storia regge, e mi è molto piaciuta. Hai scrificato un pò le emozioni e le reazioni delle protagoniste. Mi è mancata la reazione di Palmira e come ha capito che Agata è la colpevole.

Ce ne fossero in giro così belle persone! @Poeta Zaza 

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22 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

il cercare fitte di gioia in ritagli di bellezza e di sintonia con gli altri.

questa frase mi suona male e ho dovuto rileggerla due volte, la alleggerirei. Tipo: 

Amava il piacere delle piccole cose, come cercare la gioia nei ritagli di bellezza e sintonia con gli altri.

In realtà non mi piace neanche così ma non volevo smontartela tutta XD

I ritagli di cosa sono? Di bellezza ma anche di sintonia con gli altri. O la bellezza è con gli altri? Per me è troppo confusa come frase, la alleggerirei ancora di più.

 

 

22 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

fitta di gioia

fitta di gioia è già abbastanza inusuale per usarlo due volte così ravvicinate.

 

Ho notato che in più di un caso metti la virgola prima della "e", cosa che personalmente non apprezzo e credo che stoni nella maggior parte dei casi.

 

22 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

“Qual è il significato dell’applauso?”

questo cambio di scena non l'ho capito, cosa vuol dire questa battuta?

22 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

Era uno tra i tanti refrain usati per confondere i portieri di mostre nel fingere di uscire invece che entrare.

Qui mi sono totalmente persa, non ho capito la scena.

 

22 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

disinvolta e con un bel guardaroba e un bel fisico all’attivo

questo inciso mi suona male e non ne ho colto il senso o l'utilità in questa scena.

 

22 ore fa, Poeta Zaza ha scritto:

/:

 cos'è?

 

Ho apprezzato la parte iniziale mentre da metà in poi ho avuto la sensazione che fosse tutto poco curato e molto telegrafico e affrettato. E non capisco perchè visto che lo spazio per scrivere tutto con calma c'era. 

Lo stile secondo me si può migliorare: all'inizio alcune frasi sono troppo ricercate e complesse, in contrasto con la seconda metà in cui sembra una telecronaca sportiva.

I personaggi hanno tutti un grande potenziale pronto ad esplodere se gliene lasci il tempo (ovvero i caratteri) necessario.

La storia anche è molto simpatica e dolce. Curerei di più lo stile per tirare fuori la bellezza del racconto.

 

Spero di non essere stata troppo cattiva.

Un abbraccio.

 

 

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2 minuti fa, Thea ha scritto:

questa frase mi suona male e ho dovuto rileggerla due volte, la alleggerirei.  

La frase cui ti riferisci è questa:

 

Amava il piacere delle piccole cose, il cercare fitte di gioia in ritagli di bellezza e di sintonia con gli altri.

 

Il suo significato l'ho spiegato con questi versi:

 

Se rifletti la bellezza, le appartieni,
ne fai parte
come una pennellata a un quadro.

 

I ritagli di bellezza e di sintonia con gli altri sono analoghi alle pennellate di un quadro d'insieme.

 

10 minuti fa, Thea ha scritto:

Ho notato che in più di un caso metti la virgola prima della "e", cosa che personalmente non apprezzo e credo che stoni nella maggior parte dei casi.

a me piace usarla (e a suo tempo così mi hanno insegnato) quando la "e" non è una semplice congiunzione ma il periodo cambia di scenario (non so se mi spiego bene)

10 minuti fa, Thea ha scritto:

 

questo cambio di scena non l'ho capito, cosa vuol dire questa battuta?

La battuta sul significato dell'applauso segue quelle citate nella trovata dell'usufruire dei bagni di un hotel di lusso.

Facevano parte, nel mio intento, delle stesse risate e conversazioni, un po' sopra o sotto le righe.

Servivano, i due episodi, a far capire la leggerezza, il divertimento, ma anche le riflessioni fatte in compagnia. Il piacere di stare insieme.

10 minuti fa, Thea ha scritto:

Qui mi sono totalmente persa, non ho capito la scena.

Quello dell'applauso era uno tra i tanti refrain usati per confondere i portieri di mostre nel fingere di uscire invece che entrare.

Se tu ti mostri disinvolta e in conversazione con altri, attira di più l'attenzione di qualcuno che ti osserva quello che dici, piuttosto di quello che fai (provare per credere ;)).

 

10 minuti fa, Thea ha scritto:

 

questo inciso mi suona male e non ne ho colto il senso o l'utilità in questa scena.

volevo dire:

Agata, la disinvolta, la sicura di sé, sempre a posto e brillante, in quel momento era sconfortata, sull'orlo del tracollo. Mi sono espressa male.

10 minuti fa, Thea ha scritto:

 

 cos'è? 

 

Ti riferisci al  ./.

Questo "punto barra punto" io lo uso per "staccare" una narrazione al passato remoto o all'impefetto da una al presente.

Prima di quel segno, se vai a vedere, c'erano altri tempi verbali.

Ho spostato l'azione al momento presente, nel momento in cui scrivo:

Adesso sarebbe passata a chiedere dello zucchero, per sondare l’orario di visita all’Enrica.

 

10 minuti fa, Thea ha scritto:

 

Ho apprezzato la parte iniziale mentre da metà in poi ho avuto la sensazione che fosse tutto poco curato e molto telegrafico e affrettato. E non capisco perchè visto che lo spazio per scrivere tutto con calma c'era. 

Lo stile secondo me si può migliorare: all'inizio alcune frasi sono troppo ricercate e complesse, in contrasto con la seconda metà in cui sembra una telecronaca sportiva.

I personaggi hanno tutti un grande potenziale pronto ad esplodere se gliene lasci il tempo (ovvero i caratteri) necessario.

La storia anche è molto simpatica e dolce. Curerei di più lo stile per tirare fuori la bellezza del racconto.

 

Spero di non essere stata troppo cattiva.

Un abbraccio.

 

 

Volevo questo da te, @Thea :rosa:. Il tuo punto di vista. Grazie

 

 

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@Alba360 :rosa:

 

Sono molto contenta del tuo apprezzamento.

 

1 ora fa, Alba360 ha scritto:

Bellissima  similitudine

La storia regge, e mi è molto piaciuta. Hai scrificato un pò le emozioni e le reazioni delle protagoniste. Mi è mancata la reazione di Palmira e come ha capito che Agata è la colpevole.

 

 

Forse era preferibile, ma ho fatto la scelta di privilegiare la prima parte per mettere in risalto la loro amicizia, pensando che fosse più un dettaglio spiegare il motivo per cui Palmira è andata a ricontare il suo tesoro per l'acquisto dell'auto al figlio.

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Storia di amicizia e tradimento e, come spesso succede, è la pecunia a mettere i bastoni tra le ruote. Ben delineato il rapporto di amicizia e complicità di queste allegre comari del terzo piano (mi piacerebbe vederle all'opera in qualche avventura spericolata). Ho solo trovato un po' sbilanciate (anche nel corpo testo) le due parti: più articolata e compatta quella iniziale, più rapsodica e frammentaria quella finale. Ma senza il compromesso dello spazio basterebbe ampliare emotivamente quest'ultima. 

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Ciao @Poeta Zaza:) che titolo curioso!

Molto dolce il tuo racconto, anche io vorrei vivere su un pianerottolo del genere. Agata e Plamira si vedono bene, le altre due rimangono nell'ombra. Avrei voluto più finale che mi lascia un po' a bocca asciutta e con l'impressione che ti fossi stancata e avessi voglia di chiudere. Credo che qui ci sia materiale per una storia più lunga. Grazie per la lettura @Poeta Zaza, vado a proporre alle mie amiche un pianerottolo in comune :rosa:

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1 ora fa, Vincenzo Iennaco ha scritto:

Storia di amicizia e tradimento e, come spesso succede, è la pecunia a mettere i bastoni tra le ruote. Ben delineato il rapporto di amicizia e complicità di queste allegre comari del terzo piano (mi piacerebbe vederle all'opera in qualche avventura spericolata). Ho solo trovato un po' sbilanciate (anche nel corpo testo) le due parti: più articolata e compatta quella iniziale, più rapsodica e frammentaria quella finale. Ma senza il compromesso dello spazio basterebbe ampliare emotivamente quest'ultima. 

 

 

Ti ringrazio per il passaggio e per le tue giuste considerazioni, @Vincenzo Iennaco :)

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Ciao @Poeta Zaza! 😊

Un racconto dolcissimo, pieno di positività... forse anche troppo! È bello pensare che tra amiche ci si possa perdonare tutto, dà speranza in un mondo difficile 😁

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Il 6/10/2019 alle 22:36, Poeta Zaza ha scritto:

 il cercare fitte di gioia in ritagli di bellezza e di sintonia con gli altri

Bella descrizione 

 

Il 6/10/2019 alle 22:36, Poeta Zaza ha scritto:

, o una fitta di gioia, di condivisione

Qui però la ripetizione perde l'originalità, dovresti cercare altri sinonimi.

Il 6/10/2019 alle 22:36, Poeta Zaza ha scritto:

Non avendone, ciascuna, abbastanza a settimana per fare un carico di lavatrice, una di loro, a turno, avviava la sua per tutte e quattro. Lo stiro restava individuale. Pulizie di primavera? Tutte per una, una per tutte. Insieme è molto più divertente. E si risparmia

Che bella idea 

Il 6/10/2019 alle 22:36, Poeta Zaza ha scritto:

Agata, la leader del gruppo, aveva una soluzione per tutto. Una volta che si erano trovate in un momento di imbarazzo per una del gruppo

Il secondo "gruppo" potresti sostituirlo con "una di loro"

Il 6/10/2019 alle 22:36, Poeta Zaza ha scritto:

notabile del luogo. Palmira le aveva fatto notare

Anche qui, notare e notabile sono troppo vicini (sfruttiamo i sinonimi).

La tua storia mi è piaciuta, parla di una grande amicizia, e della "necessità " in agguato, pronta a fartela perdere. 

Non sono riuscita a partecipare al Contest, ma a leggere il racconto ci tenevo. (y)

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3 ore fa, Kikki ha scritto:

Ciao @Poeta Zaza:) che titolo curioso!

Molto dolce il tuo racconto, anche io vorrei vivere su un pianerottolo del genere. Agata e Plamira si vedono bene, le altre due rimangono nell'ombra. Avrei voluto più finale che mi lascia un po' a bocca asciutta e con l'impressione che ti fossi stancata e avessi voglia di chiudere. Credo che qui ci sia materiale per una storia più lunga. Grazie per la lettura @Poeta Zaza, vado a proporre alle mie amiche un pianerottolo in comune :rosa:

 

Grazie del tuo passaggio e delle tue parole, cara @Kikki :rosa:

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3 ore fa, Garrula ha scritto:

Ciao @Poeta Zaza! 😊

Un racconto dolcissimo, pieno di positività... forse anche troppo! È bello pensare che tra amiche ci si possa perdonare tutto, dà speranza in un mondo difficile 😁

 

Grazie, cara @Garrula :rosa:. Mi fa piacere il tuo passaggio e il  tuo positivo riscontro.

 

Palmira ha dato troppo zucchero del suo ad Agata?  Lo so, me l'hanno già fatto notare.;) 

 

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23 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Non sono riuscita a partecipare al Contest, ma a leggere il racconto ci tenevo. (y)

 

Che piacere, cara @Adelaide J. Pellitteri :rosa:

 

Tutte le osservazioni e i consigli che mi hai dato, che in parte ricalcano i consigli degli altri intervenuti, sono giusti e, con un po' più di attenzione, avrei evitato di ripetere parole simili e in più ravvicinate.

Ti sono grata per avere letto il mio racconto. Non so se ti ricordi della Signora Palmira di un altro MI, quella che abitava ancora col figlio Giorgio. 

Lui era quello che aveva cambiato gli zerbini ai vicini del terzo piano, e così aveva fatto incontrare e conoscere meglio le quattro amiche.

 

:ciaociao: ti aspetto al prossimo MI, cara Adelaide. 

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Ciao @Poeta Zaza , ma che carina questa storia! Così dolce e leggera, molto gradevole a leggersi :love:

Forse un po' breve il finale e un po' troppo... "perfetto". Mi piace che sia buono, è nello spirito del racconto, ma forse è un po' calcata la mano sul fatto che lo sia... non so se si capisce cosa intendo :P 

Comunque davvero carino e grazioso!

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41 minuti fa, Anastassiya ha scritto:

Ciao @Poeta Zaza , ma che carina questa storia! Così dolce e leggera, molto gradevole a leggersi :love:

Forse un po' breve il finale e un po' troppo... "perfetto". Mi piace che sia buono, è nello spirito del racconto, ma forse è un po' calcata la mano sul fatto che lo sia... non so se si capisce cosa intendo :P 

Comunque davvero carino e grazioso!

 

Capisco cosa intendi e ti ringrazio, ;) cara @Anastassiya :rosa:

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Ciao @Poeta Zaza

 

È da un po' che leggo i tuoi testi, sia poesie che racconti e quando leggo qualcosa di tuo mi sembra di "respirare" un'aria di altri tempi, una buona aria devo dire, fatta di cose semplici, genuine. Buoni rapporti fra le persone, attenzione per i particolari, gentilezza, sorriso, un sorriso senza secondi fini, una serena parsimonia familiare, modestia, semplicità. Armonia. La sensazione che non possa accadere mai nulla di male in quel mondo che si intravede, i problemi esterni sembrano appartenere quasi a un mondo estraneo alle serene protagoniste e alle loro tranquille abitudini.

Mi piace come hai suddiviso la storia, quasi come delle piccole scene teatrali, piccoli quadretti dove accadono piccoli grandi drammi epocali, da strapaese, come negli indimenticabili romanzi di Guareschi su don Camillo e Peppone, un piccolo mondo antico perso per sempre, purtroppo.

Ho visto che qua e la hai inserito nel racconto alcune massime, penso siano tue, come poesie appese a quadretti, citazioni… e il richiamo della poesia sembra accompagnare le scene e le protagoniste, quasi come se fossero dei buoni comandamenti laici,  dei proverbi che si citavano un tempo a significare le nostre azioni, i nostri pensieri.

Una piacevole, serena e rassicurante lettura. Mi ha dato una sorta di sensazione di sicurezza. Bastano poche, semplici e sincere pennellate come le tue.

Ciao, a rileggerti con piacere.

 

 

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3 minuti fa, Alberto Tosciri ha scritto:

 

È da un po' che leggo i tuoi testi, sia poesie che racconti e quando leggo qualcosa di tuo mi sembra di "respirare" un'aria di altri tempi, una buona aria devo dire, fatta di cose semplici, genuine. Buoni rapporti fra le persone, attenzione per i particolari, gentilezza, sorriso, un sorriso senza secondi fini, una serena parsimonia familiare, modestia, semplicità. Armonia. La sensazione che non possa accadere mai nulla di male in quel mondo che si intravede, i problemi esterni sembrano appartenere quasi a un mondo estraneo alle serene protagoniste e alle loro tranquille abitudini.

È un onore per me averti come assiduo lettore, che piacere! 

 

3 minuti fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Mi piace come hai suddiviso la storia, quasi come delle piccole scene teatrali, piccoli quadretti dove accadono piccoli grandi drammi epocali, da strapaese, come negli indimenticabili romanzi di Guareschi su don Camillo e Peppone, un piccolo mondo antico perso per sempre, purtroppo.

Ho visto che qua e la hai inserito nel racconto alcune massime, penso siano tue, come poesie appese a quadretti, citazioni…

sì, Alberto, sono miei i versi e gli aforismi.

 

3 minuti fa, Alberto Tosciri ha scritto:

 

e il richiamo della poesia sembra accompagnare le scene e le protagoniste, quasi come se fossero dei buoni comandamenti laici,  dei proverbi che si citavano un tempo a significare le nostre azioni, i nostri pensieri.

Una piacevole, serena e rassicurante lettura. Mi ha dato una sorta di sensazione di sicurezza. Bastano poche, semplici e sincere pennellate come le tue.

Ciao, a rileggerti con piacere.

 

Grazie mille, caro @Alberto Tosciri   :super:

 

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8 minuti fa, Alberto Tosciri ha scritto:

Una piacevole, serena e rassicurante lettura. Mi ha dato una sorta di sensazione di sicurezza. Bastano poche, semplici e sincere pennellate come le tue.

Ciao, a rileggerti con piacere.

Se potessi darei un cuorino a questo commento @Alberto Tosciri è bello e sincero<3

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Ciao @Poeta Zaza

Bello, scritto con l'intelligenza di chi sa dosare gli ingredienti, dolce e delicato.

Una lezione di vita, oltre che una piacevole lettura.

I particolari non contano. Qui è il tutto a meritare un applauso. 

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1 ora fa, Mariner P ha scritto:

Ciao @Poeta Zaza

Bello, scritto con l'intelligenza di chi sa dosare gli ingredienti, dolce e delicato.

Una lezione di vita, oltre che una piacevole lettura.

I particolari non contano. Qui è il tutto a meritare un applauso. 

 

Wow, @Mariner P  :super:

 

Mi lasci senza parole, felice e con una bella botta di autostima. Grazie! :arrossire:

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Finalmente, posso ricollegarmi a internet (pare ci sia stata un'invasione aliena dalle mie parti) e trovo questo bel racconto.

Ciao Zazà, bel racconto dove hai espresso molto bene quella tua capacità di dipingere situazioni e personaggi con pochi tratti e molto delineati.

Riprendendo l'aforisma finale, hai disegnato un bel quadretto sull'amicizia ponendolo anche in un paesaggio giusto e che ben si armonizza con tutta la storia.

Storia che parte da situazioni normali e che scorrono nel vivere di queste amiche con quel ritmo e quelle emergenze che diventano "piccole cose" di tutti i giorni.

Il colpo di scena è una bella trovata e così la storia che ci hai costruito in fondo nel finale.

Solo una cosa, ma questo lo sai perché te lo dico ogni tanto :bash::bandiera: tu sai costruire belle storie ed hai una fantasia non comune, ma mentre disegni quadretti dalla bellezza semplice e rinascimentale passi nel barocco per poi terminare con il minimalismo.

Cioè, nelle tue descrizioni inizi con un bel ritmo scorrevole e leggibile, poi lo interrompi con qualche descrizione un po' ricca di particolari, ridondante che rallenta la lettura e poi termini con un finale velocissimo.

E' dovuto alla fretta di terminare forse anche dovuta ai tempi concessi per scrivere, ma il finale lo avrei scritto con qualche rifinitura in più, ma mi raccomando sempre senza scadere nelle lacrime.... lo sai che non mi piace l'umido!

Oppure è colpa mia che ti sto scrivendo ascoltando Wagner  :nascosto: e le valchirie mi chiamano per andare a dormire!

:rosa:

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8 ore fa, AzarRudif ha scritto:

Finalmente, posso ricollegarmi a internet (pare ci sia stata un'invasione aliena dalle mie parti) e trovo questo bel racconto.

Ciao Zazà, bel racconto dove hai espresso molto bene quella tua capacità di dipingere situazioni e personaggi con pochi tratti e molto delineati.

Riprendendo l'aforisma finale, hai disegnato un bel quadretto sull'amicizia ponendolo anche in un paesaggio giusto e che ben si armonizza con tutta la storia.

Storia che parte da situazioni normali e che scorrono nel vivere di queste amiche con quel ritmo e quelle emergenze che diventano "piccole cose" di tutti i giorni.

Il colpo di scena è una bella trovata e così la storia che ci hai costruito in fondo nel finale.

 

grazie degli apprezzamenti, caro @AzarRudif  :)

 

8 ore fa, AzarRudif ha scritto:

Solo una cosa, ma questo lo sai perché te lo dico ogni tanto :bash::bandiera: tu sai costruire belle storie ed hai una fantasia non comune, ma mentre disegni quadretti dalla bellezza semplice e rinascimentale passi nel barocco per poi terminare con il minimalismo.

 

Sarà perché non mi faccio mancare niente? ;)

 

8 ore fa, AzarRudif ha scritto:

Cioè, nelle tue descrizioni inizi con un bel ritmo scorrevole e leggibile, poi lo interrompi con qualche descrizione un po' ricca di particolari, ridondante che rallenta la lettura e poi termini con un finale velocissimo.

 

A parte i caratteri contati (che volendo avrei potuto ridistribuire tra prima e seconda parte), io temo sempre le insidie della retorica e del sentimentalismo, per cui ho pensato che la concisione al momento della confessione della rea scoperta e del perdono dell'amica fossero preferibili.  

 

Tutto qui.

 

P.S.:

 

8 ore fa, AzarRudif ha scritto:

 

Oppure è colpa mia che ti sto scrivendo ascoltando Wagner  :nascosto: e le valchirie mi chiamano per andare a dormire!

:rosa:

 

Com'è che alle tre di notte sei ancora sveglio? Non va bene, eh! :giù:  ;)

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