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kjkj

autori che non leggono

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Non mi sembra di aver trovato una discussione simile fino ad ora, quindi la propongo.


Ho avuto l'impressione che i primi a non leggere siano gli stessi autori e non parlo di opere altrui, ma proprio di brevi consegne.

 

Ho spulciato decine di topic nella sezione case editrici, e, ho notato che molta gente domanda cose che sono scritte nella prima pagina (ad esempio: questa CE accetta fantasy? Nel topic di una CE che ha dichiarato in home page a caratteri cubitali che no, non accetta fantasy).

 

Io non riesco sinceramente a capirne il motivo, si fa tanto per scrivere qualcosa, per noia, o proprio è così faticoso legere due righe? Non dovremmo essere noi i primi ad essere informati a dovere, prima di inviare il nostro materiale a qualcuno? Non è scontato che una casa editrice che riceve materiale che ha espressamente esplicitato di non volere, non perda nemmeno tempo a rispondere, e, se lo fa, lo fa in modo scortese?

 

Io lavoro da indipendente, e quando mi arrivano e-mail dove qualcuno mi domanda se sono in grado di svolgere mansioni che no, non so svolgere nè mi competono, e l'avrebbero capito chiaramente se solo avessero letto ciò che ho scritto, non perdo nemmeno tempo a rispondere. D'altra parte se uno non ha avuto l'educazione di leggere cinque righe di presentazione non vedo perché io, che ho già perso tempo a leggere le sue, dovrei pure rispondergli qualcosa.

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4 minuti fa, kjkj ha scritto:

o proprio è così faticoso leggere due righe?

sembra di sì ;).

Per averne conferma basta guardare un nostro contest: trovi sempre qualcuno (e non mi riferisco alle new entry) che inizia a chiedere fino a quando c'è tempo per postare o per votare?, dove devo inserire il racconto?, il link al commento dove lo metto?... Questo nonostante ci sia il regolamento nel primo post o, in caso di contest ricorrenti, il link al regolamento (che ovviamente è uguale a quello della volta precedente).  

Fra quelli che non chiedono poi c'è sempre chi posta nel luogo sbagliato, chi si scorda del link, chi scopre al sabato che avrebbe dovuto votare giovedì...

Ebbene sì, pappa pronta e via.

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@Marcello Capisco.

Diciamo che mi sembra ancora più paradossale non informarsi prima d'inviare il proprio materiale (a meno che non s'invii il proprio mansocritto a una CE sperando di non essere letti, chissà, magari esiste qualcuno che lo fa). Certo, è assurdo anche nel caso del concorso, però mi vien più facile capire perché succede: alla fine ci sarà qualcuno che ti spiega qual è la cosa giusta da fare, e, mal che vada, farai giusto la volta dopo (pappa pronta, come dici tu)... ma nel caso di una Casa Editrice dubito che qualcuno ti spiegherà gentilmente che la prossima volta, magari, potresti leggere le loro linee guida prima di inviare.

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Vedo che le domande a cui si troverebbero risposte leggendo, qui nel WD, sono spesso poste da nuovi iscritti.

Questo è comprensibile, perché il forum è ben organizzato ma complesso: io ci ho messo qualche mese per capire più o meno come muovermi - e faccio ancora un sacco di errori... ad esempio ho rotto le scatole allo staff in due o tre occasioni prima di capire come funzionano le votazioni al MI. Chiedo scusa a @Marcello, che parla (anche) di me. :facepalm: 

Però mettiamo in conto un po' di confusione, un po' di bisogno di conferme, un po' di ansia da prestazione...

WD a parte, credo che l'essere sempre connessi ci abbia causato un leggero disturbo da deficit dell'attenzione: vogliamo sapere subito quello che ci interessa e solo quello che ci interessa, perché spulciare le informazioni costa tempo e fatica. Ci stiamo disabituando ad analizzare testi complessi, a fare collegamenti, a investire tempo per comprendere le cose.

Pazienza le discussioni sulle case editrici nel forum, c'è chi legge i titoli degli articoli e crede così di aver letto un intero giornale. 

Modificato da mercy
ho corretto un refuso.
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1 minuto fa, mercy ha scritto:

WD a parte, credo che l'essere sempre connessi ci abbia causato un leggero disturbo da deficit dell'attenzione: vogliamo sapere subito quello che ci interessa e solo quello che ci interessa, perché spulciare le informazioni costa tempo e fatica. Ci stiamo disabituando ad analizzare testi complessi, a fare collegamenti, a investire tempo per comprendere le cose.

Pazienza le discussioni sulle case editrici nel forum, c'è chi legge i titoli degli articoli e crede così di aver letto un intero giornale.

:rosa:generalizzando credo che tu abbia colto nel segno.

 

5 minuti fa, kjkj ha scritto:

Diciamo che mi sembra ancora più paradossale non informarsi prima d'inviare il proprio materiale

eppure tantissima gente si comporta così... 

Nei consigli richiesti in Editoria si legge spesso di gente che ha mandato il suo testo, che so, di poesia a un editore che specifica nella homepage di non pubblicare poesia o a chi non pubblica esordienti.  Oppure c'è chi spedisce a centinaia di editori, così "non sbaglia"...

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Nei topic delle case editrici vengono poste sempre le stesse domande perché sui forum si fa così da sempre. Si posta anche per il piacere di chiedere il parere di chi sta dall'altra parte. Qui in particolare poi si trova chi conosce quella determinata realtà, quindi alcuni arrivano e si limitano a chiedere. Poi vabbè, ci saranno anche i superficiali.

 

Pensavo fosse una discussione sul fatto che i piccoli autori leggono meno dei lettori forti, cosa che sarebbe piacevole analizzare.

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@Edmund Duke Ho lasciato il titolo generico apposta, per parlare della tendenza a non leggere che, a parer mio, raggiunge il culmine in questa cosa delle domande retoriche presente anche qui sul forum. Secondo me è parte dello stesso gioco, voler avere tutto subito e senza troppo sbattimento (intendo il non leggere le consegne della CE/ del Forum e il voler essere considerato uno scrittore pur non  leggendo libri).


Poi chiaro che la superficialità esiste così come è normale sbagliare o essere disattenti ogni tanto, ci mancherebbe.

 

Come dice @mercy probabilmente è un atteggiamento dovuto alla grandissima mole d'informazioni che riceviamo ogni giorno e all'essere sempre connessi, non bisogna più impegnarsi per cercare niente perché è tutto subito a nostra disposizione. Diventa dunque difficile distinguere o soffermarsi a lungo su un testo. Anche la cosa dei titoli di giornale è verissima, così come il fenomeno degli indignati che condividono un articolo dal titolo volutamente provocatorio - senza nemmeno averlo letto perché si sono fermati, appunto, al titolo - commentandolo con livore. Cosa che ogni volta mi ricorda l'ora d'odio di 1984 e mi spaventa non poco.

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12 ore fa, Edmund Duke ha scritto:

 

Pensavo fosse una discussione sul fatto che i piccoli autori leggono meno dei lettori forti, cosa che sarebbe piacevole analizzare.

 

1 ora fa, kjkj ha scritto:

@Edmund Duke Ho lasciato il titolo generico apposta,

 

Di solito interrompo la scrittura dei miei romanzetti da emergente per una "risciacquatura" in Arno con qualche buon  romanzone da scrittore affermato: aiuta, accidenti se aiuta…

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1 ora fa, kjkj ha scritto:

Come dice @mercy probabilmente è un atteggiamento dovuto alla grandissima mole d'informazioni che riceviamo ogni giorno e all'essere sempre connessi, non bisogna più impegnarsi per cercare niente perché è tutto subito a nostra disposizione.

sono proprio d'accordo con voi. Io per limitare un po' il danno a livello personale non ho internet sul cellulare per esempio, mi connetto solo quando trovo dei wifi aperti. Mi rendo conto che questo mi preclude un sacco di informazioni, ma mi costringe anche a parlare con più persone o a camminare di più per trovare il locale che cerco. Per quanto riguarda testi lunghi o corti, sono una da testi lunghi, più sono lunghi più mi piacciono. Quando scelgo un libro conta anche quanto è grosso, sperando poi che sia scritto bene :P

Però è proprio vero, tutto è così rapido e aportata di mano, o almeno questa è la percezione perché poi a comprendere e a trattenere un'informazione serve ancora del tempo. Benché oggi ci sia meno necessità di trattenere e memorizzare qualcosa, tanto con due click ce l'hai di nuovo a portata di mano.

12 ore fa, Edmund Duke ha scritto:

Pensavo fosse una discussione sul fatto che i piccoli autori leggono meno dei lettori forti, cosa che sarebbe piacevole analizzare.

ricordo che c'è una discussione su quanto leggere serva a uno scrittore. I piccoli autori chi sarebbero? Gli esordienti intendi?

15 ore fa, Marcello ha scritto:

Per averne conferma basta guardare un nostro contest: trovi sempre qualcuno (e non mi riferisco alle new entry) che inizia a chiedere fino a quando c'è tempo per postare o per votare?, dove devo inserire il racconto?, il link al commento dove lo metto?..

è vero, però sono d'accordo con @mercy

 

15 ore fa, mercy ha scritto:

mettiamo in conto un po' di confusione, un po' di bisogno di conferme, un po' di ansia da prestazione...

anche se forse questo si spiega con gli utenti nuovi, con gli altri è forse davvero solo una questione di distrazione e di troppa fretta

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28 minuti fa, Kikki ha scritto:

con gli altri è forse davvero solo una questione di distrazione e di troppa fretta

per alcuni forse, ma per altri è pigrizia ;)

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Non leggono, non leggono... Non si legge... Oggi, in più, pare molto andare di moda il pensiero "sono uno scrittore, ma non leggo quasi nulla, specialmente libri..."

 

Poveri noi!

 

:buhu:

 

E comunque è proprio malattia diffusa... Non solo nella lettura, ma anche nell'ascolto o nell'attenzione in generale...

Ad esempio quando si parla... pare si presti attenzione solo ai propri pensieri...

 

Ciao!

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Questo problema è molto più diffuso di quanto si possa pensare e non riguarda solo gli autori, come inserito nel titolo del post. Anzi, diciamo che chi scrive almeno dovrebbe leggere i propri testi... Ma io ho notato che già nell'utilizzo dei cellulari, ad esempio, che ormai fanno di tutto, si è passati dagli SMS (160 caratteri di testo) a chat dove, invece di scrivere, si inviano dei vocali... E se vuoi condividere un articolo nessuno lo legge, specie se lungo più di una pagina (se avete fatto caso, alcuni giornali, all'inizio dell'articolo proposto, ora indicano il tempo che occorre per terminare quella lettura). L'uso dei vocali, così come la diffusione degli audio libri, hanno degli aspetti positivi, ma anche molti risvolti negativi. Ripensando un po' a quei romanzi epistolari di tanto tempo fa, oggi chissà come verrebbero proposte storie del genere... Solo in ebook con messaggi vocali? Perché, la trascrizione di una chat, diventerebbe impossibile senza l'ausilio di mezzi multimediali, quali anche le foto o i video. 

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Vi assicuro che si scrive più di quanto si legga. Anzi, spesso, chi legge in modo forte la penna non la tocca neanche e se scopre che scrivi sul serio si interessa e ti fa le feste. 

 

Ma stiamo parlando di dieci persone in tutto il centro città il sabato mattino. Poi certo, se entri in una biblioteca (dove ho lavorato per quasi due anni), li trovi tutti lì.

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3 ore fa, TuSìCheVale ha scritto:

Ma io ho notato che già nell'utilizzo dei cellulari, ad esempio, che ormai fanno di tutto, si è passati dagli SMS (160 caratteri di testo) a chat dove, invece di scrivere, si inviano dei vocali...

E' il prodotto dei tempi, azzardo ad affermare: un risvolto negativo del progresso. Come tanti giovani della mia epoca e quelli che mi hanno preceduto per secoli e millenni, le letture hanno guidato e in gran parte costituito la mia formazione. Letture di ogni genere, dal filosofico al ricreativo, praticate nel tempo libero, perciò molto in età adolescenziale, meno in quella lavorativa, di nuovo tantissimo al tempo in cui non io ho lasciato il lavoro, ma il lavoro ha lasciato me. Come si fa a scrivere senza essere stati ed essere lettori, non importa se grandi o normali, ma comunque gente che ha letto, legge e leggerà sempre, finché lo permetteranno il fisico e la mente? La notizia che una tal De Lellis, che mi dicono essere una VIP televisiva, sia in testa alla graduatoria delle vendite con un (suo?) libro, dopo essersi vantata di non averne mai letto uno, mi fa inorridire e rabbrividire. Se questo è il prodotto del tempo in cui viviamo, mi viene voglia di abbandonare ogni pretesa scrittoria, appendere la penna al chiodo... ma poi penso: chi se ne fotte, e vado avanti per la mia strada, io, i libri e la scrittura, finché morte non ci separi.

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Il 5/10/2019 alle 16:25, cheguevara ha scritto:

E' il prodotto dei tempi, azzardo ad affermare: un risvolto negativo del progresso. Come tanti giovani della mia epoca e quelli che mi hanno preceduto per secoli e millenni, le letture hanno guidato e in gran parte costituito la mia formazione. Letture di ogni genere, dal filosofico al ricreativo, praticate nel tempo libero, perciò molto in età adolescenziale, meno in quella lavorativa, di nuovo tantissimo al tempo in cui non io ho lasciato il lavoro, ma il lavoro ha lasciato me. Come si fa a scrivere senza essere stati ed essere lettori, non importa se grandi o normali, ma comunque gente che ha letto, legge e leggerà sempre, finché lo permetteranno il fisico e la mente? La notizia che una tal De Lellis, che mi dicono essere una VIP televisiva, sia in testa alla graduatoria delle vendite con un (suo?) libro, dopo essersi vantata di non averne mai letto uno, mi fa inorridire e rabbrividire. Se questo è il prodotto del tempo in cui viviamo, mi viene voglia di abbandonare ogni pretesa scrittoria, appendere la penna al chiodo... ma poi penso: chi se ne fotte, e vado avanti per la mia strada, io, i libri e la scrittura, finché morte non ci separi.

 

Sì, diciamo che l'elemento visuale ha sempre più importanza, per cui si preferisce guardare qualcosa a leggere qualcosa (o come detto da @TuSìCheVale addirittura ascoltare un messaggio vocale diventa più comodo rispetto a leggere un messaggio scritto - o scriverne uno - ). Non credo sia azzardato definirlo un risvolto negativo del progresso. la tecnologia è bellissima, ma è assolutamente vero che la subiamo più che utilizzarla.

 

Forse Tolkien aveva previsto l'avvento di internet nella quotidianità di tutti noi, quando ha ideato l'anello che nelle mani giuste avrebbe fatto del bene ma sarebbe stato deleterio se fosse finito nelle mani sbagliate.

 

Il discorso De Lellis (quel libro è raccapricciante) è un po' diverso: ha dichiarato nome e cognome della ghost writer ammettendo da subito che non sarebbe stata in grado di scriverne mezza pagina. Il libro è pieno di scarabocchi e quelli sì, credo li abbia fatti lei. Ad ogni modo non è diverso dal fenomeno: libri di youtuber - celebrità televisive - ricettari di Antonella Clerici... insomma, fa rabbrividire sì che sia il libro più venduto, ma non è certo una novità.

 

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Il 4/10/2019 alle 18:40, kjkj ha scritto:

Io non riesco sinceramente a capirne il motivo, si fa tanto per scrivere qualcosa, per noia, o proprio è così faticoso legere due righe?

Me lo sono chiesto anche io. Forse è pigrizia. O forse è insana impazienza.

 

Il 4/10/2019 alle 18:40, kjkj ha scritto:

Ho avuto l'impressione che i primi a non leggere siano gli stessi autori e non parlo di opere altrui, ma proprio di brevi consegne.

Secondo me, la maggior parte sono aspiranti scrittori esordienti.

Chi conosce un po' il mondo editoriale si sofferma molto nella conoscenza delle varie case editrici (collane, direttori editoriali, contatti, ecc.).

 

Il 4/10/2019 alle 18:40, kjkj ha scritto:

Non dovremmo essere noi i primi ad essere informati a dovere, prima di inviare il nostro materiale a qualcuno?

Concordo assolutamente! 

E condivido il pensiero di Mercy :)

 

3 ore fa, kjkj ha scritto:

Forse Tolkien aveva previsto l'avvento di internet nella quotidianità di tutti noi, quando ha ideato l'anello che nelle mani giuste avrebbe fatto del bene ma sarebbe stato deleterio se fosse finito nelle mani sbagliate.

Ne dubito. Le opere di Tolkien sobo ricche di metafore, simbolismo, riflessioni, ecc., ma spingersi fino a questo punto (l'avvento di internet) mi sembra troppo forzato.

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Il 5/10/2019 alle 16:25, cheguevara ha scritto:

La notizia che una tal De Lellis, che mi dicono essere una VIP televisiva, sia in testa alla graduatoria delle vendite con un (suo?) libro, dopo essersi vantata di non averne mai letto uno, mi fa inorridire e rabbrividire. 

Però il libro a cui ti riferisci non l'ha scritto Giulia De Lellis: in copertina si legge Giulia de Lellis "con Stella Pulpo", nel senso che De Lellis ci ha messo la faccia e la sua esperienza autobiografica, ma chiaramente la scrittura ce l'ha messa Pulpo, blogger affermata e autrice Rizzoli. E' come scandalizzarsi perché "Open", l'autobiografia di Andre Agassi, ha venduto un botto di copie - Agassi campione di tennis ma non certo noto per il suo spessore letterario. O magari è un raffinato lettore, chissà, ma la cosa è irrilevante dato che il libro non l'ha scritto lui bensì Joseph Mohringer : il quale è un giornalista premio Pulitzer e scrittore, e in effetti il libro è strepitoso.

Libri autobiografici di personaggi celebri se ne sono sempre pubblicati e alcuni diventano bestseller: se una era Nora Ephron la storia delle sue corna se la scriveva egregiamente da sola (e poi essendo pure regista e sceneggiatrice ci faceva un film con Meryl Streep e Jack Nicholson), chi non è scrittore si avvale , saggiamente, di un professionista. Non so come sia questo libro del caso De Lellis, ma se vogliamo giudicare un libro senza leggerlo solo dal pedigree di chi l'ha scritto, chi l'ha scritto ha un curriculum letterario molto più ricco di noi che frequentiamo questo forum, e che pure mandiamo i nostri manoscritti alle case editrici ritenendoli degni di pubblicazione.

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3 ore fa, franka ha scritto:

Però il libro a cui ti riferisci non l'ha scritto Giulia De Lellis: in copertina si legge Giulia de Lellis "con Stella Pulpo", nel senso che De Lellis ci ha messo la faccia e la sua esperienza autobiografica, ma chiaramente la scrittura ce l'ha messa Pulpo, blogger affermata e autrice Rizzoli. E' come scandalizzarsi perché "Open", l'autobiografia di Andre Agassi, ha venduto un botto di copie - Agassi campione di tennis ma non certo noto per il suo spessore letterario. O magari è un raffinato lettore, chissà, ma la cosa è irrilevante dato che il libro non l'ha scritto lui bensì Joseph Mohringer : il quale è un giornalista premio Pulitzer e scrittore, e in effetti il libro è strepitoso.

Libri autobiografici di personaggi celebri se ne sono sempre pubblicati e alcuni diventano bestseller: se una era Nora Ephron la storia delle sue corna se la scriveva egregiamente da sola (e poi essendo pure regista e sceneggiatrice ci faceva un film con Meryl Streep e Jack Nicholson), chi non è scrittore si avvale , saggiamente, di un professionista. Non so come sia questo libro del caso De Lellis, ma se vogliamo giudicare un libro senza leggerlo solo dal pedigree di chi l'ha scritto, chi l'ha scritto ha un curriculum letterario molto più ricco di noi che frequentiamo questo forum, e che pure mandiamo i nostri manoscritti alle case editrici ritenendoli degni di pubblicazione.

Non ho giudicato il libro della De Lellis, che non ho letto e non credo leggerò. A farmi rabbrividire è l'idea che una persona che pubblica un best seller - non importa da chi scritto, ma recante comunque il suo nome in copertina - possa vantarsi di non aver mai letto un libro. A farmi inorridire è la constatazione che una persona, il cui unico vero valore è costituito dal godere di un numero sterminato di followers su facebook e affini, possa essere paragonata a personaggi famosi per ben altri meriti, come il citato Agassi. Ma io appartengo al passato e ne sono felice, se questo è il futuro.

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Io non leggo quasi più nulla. Credo che l'ultimo libro nuovo che ho aperto sia stato tipo 2 anni fa. Mi sono spappolato da bambino di fumetti, da ragazzo e da ventenne di libri, ma sempre in misura limitata rispetto ai lettori hardcore. Di solito se e quando mi piace un libro, diciamo meglio un autore, sono solito rileggermelo, e rileggermelo, e rileggermelo... e poi è così difficile trovare qualcosa che mi piaccia che la ricerca di un libro diviene pura tortura: aprire un libro e scoprire brutta prosa è irritante.

 

Comunque allo stesso modo di chi come me scrive leggendo poco o nulla, io potrei criticare quegli scrittori che leggono come macchinette, e finito un libro lo dimenticano e passano subito a quello dopo. Cosa vi rimane? E come questo modo di leggere aiuta la vostra scrittura?

 

Credo infine che non sia una questione di leggere tanto, poco o nulla, ma di come si legge, e di come la lettura influenza la nostra scrittura.

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12 minuti fa, Ospite ha scritto:

Comunque allo stesso modo di chi come me scrive leggendo poco o nulla, io potrei criticare quegli scrittori che leggono come macchinette, e finito un libro lo dimenticano e passano subito a quello dopo. Cosa vi rimane? E come questo modo di leggere aiuta la vostra scrittura?

Non vedo il nesso tra leggere molto e dimenticare quello che si legge. Io, ad esempio, leggo parecchio - ma soprattutto rileggo moltissimo. Qualcosa anche imparo a memoria spontaneamente perché, a furia di rileggerlo, mi suona dentro.

Non leggo per migliorare la mia scrittura, però: leggo perché mi piace. Ovvio che, quando scrivo, cerco di tener presenti gli autori o i libri che considero particolarmente belli. E ovvio che, quando confronto la mia prosa con quella di uno scrittore vero, mi viene voglia di buttare via tutto.

 

A conti fatti, credo che meno si legge più si scriva a cuor leggero. 

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14 minuti fa, mercy ha scritto:

Non vedo il nesso tra leggere molto e dimenticare quello che si legge. Io, ad esempio, leggo parecchio - ma soprattutto rileggo moltissimo. Qualcosa anche imparo a memoria spontaneamente perché, a furia di rileggerlo, mi suona dentro.

Non leggo per migliorare la mia scrittura, però: leggo perché mi piace. Ovvio che, quando scrivo, cerco di tener presenti gli autori o i libri che considero particolarmente belli. E ovvio che, quando confronto la mia prosa con quella di uno scrittore vero, mi viene voglia di buttare via tutto.

 

A conti fatti, credo che meno si legge più si scriva a cuor leggero. 

 

Ecco lo hai detto. Leggi per piacere, e quindi nulla di strano. Ma per come la vedo io uno scrittore il piacere di leggere lo dovrebbe lasciare da parte il piacere, per capire come gli autore che legge abbiano costruito la prosa. 

 

 

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3 minuti fa, Ospite ha scritto:

Ma per come la vedo io uno scrittore il piacere di leggere lo dovrebbe lasciare da parte il piacere, per capire come gli autore che legge abbiano costruito la prosa. 

Se leggi solo "studiando" come è costruita una prosa, capisco perché non apri un libro nuovo da due anni. Se leggessi nello stesso modo in cui studio, io non leggerei più.

Però evidentemente partiamo da due posizioni tanto diverse da essere inconciliabili. Dovendo scegliere tra leggere e scrivere, io sceglierei di leggere a occhi chiusi. Chissenefrega delle sciocchezze che scrivo, sono piccole cose maldestre. La bellezza di un racconto vero, scritto da un bravo scrittore, mi lascia molto più felice.

 

Forse hai ragione tu, quindi, e non è necessario leggere molto per essere un bravo scrittore.

Io però rimango convinta che scrivere senza leggere sia un po' presuntuoso... Come ritenersi un pittore senza amare la storia dell'arte, andare per musei e mostre e vernissage. Magari ci sono grandi compositori che non ascoltano musica, però non ne conosco.

 

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38 minuti fa, mercy ha scritto:

Se leggi solo "studiando" come è costruita una prosa, capisco perché non apri un libro nuovo da due anni. Se leggessi nello stesso modo in cui studio, io non leggerei più.

Però evidentemente partiamo da due posizioni tanto diverse da essere inconciliabili. Dovendo scegliere tra leggere e scrivere, io sceglierei di leggere a occhi chiusi. Chissenefrega delle sciocchezze che scrivo, sono piccole cose maldestre. La bellezza di un racconto vero, scritto da un bravo scrittore, mi lascia molto più felice.

 

Forse hai ragione tu, quindi, e non è necessario leggere molto per essere un bravo scrittore.

Io però rimango convinta che scrivere senza leggere sia un po' presuntuoso... Come ritenersi un pittore senza amare la storia dell'arte, andare per musei e mostre e vernissage. Magari ci sono grandi compositori che non ascoltano musica, però non ne conosco.

 

 

Beh sono sempre stato parecchio stinfio. Con i libri, ma anche con altri generi di intrattenimento. Che siano film, telefilm o musica, il 90% o più delle cose che mi capitano sotto mano non mi piacciono. Trovare qualcosa che mi soddisfi è estenuante. Mi piacerebbe essere come tutti, e avere pochi filtri, godermi tutto e di più. Avrei di sicuro la possibilità di conoscere mille cose nuove che invece per come sono mi restano precluse.

 

Fai conto che quando ho cominciato a scrivere mi sono preso il primo Harry Potter e me lo sono sottolineato e sezionato in ogni dettaglio. Ho scoperto delle cose clamorose. Inoltre, se possibile, scoprire come è fatta una buona prosa, mi permette di riconoscerla subito in altri libri, e apprezzarla anche da un punto di vista professionale.

 

Sai una che ci sfoa, e che invece è sempre stata bistrattata? La Collins. I primi 3 capitoli del primo libro sono da appendere in camera di ogni scrittore che si cimenta con la prima persona e con uno YA. Poi lei ha il problema che si perde e ha molti cali di forma. Molti... ma alcuni passaggi sono perfetti.

 

Ecco, riuscire a riconoscere questi passaggi, capire come fa e perché, e soprattutto perché funzionino, è per me fondamentale.

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A me invece piace tutto. Però io leggo solo classici e guardo solo film d'autore (non intesi come film giapponesi del '27, ma come pellicole per persone normodotate, quindi si escludono i marvel e i cinepanettoni). 

 

Mi interessano tanti di quei libri che finisco per comprarli e non leggerli, perché in casa non ne ho la concentrazione. 

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3 ore fa, Ospite ha scritto:

e poi è così difficile trovare qualcosa che mi piaccia che la ricerca di un libro diviene pura tortura: aprire un libro e scoprire brutta prosa è irritante.

Questo accade perchè da adulti si diventa molto più esigenti e selettivi nella scelta dei libri da leggere. O almeno è così per me, che da bambino e ragazzo, mosso dalla curiosità più sfrenata, leggevo qualsiasi libro.

 

3 ore fa, Ospite ha scritto:

io potrei criticare quegli scrittori che leggono come macchinette, e finito un libro lo dimenticano e passano subito a quello dopo. Cosa vi rimane?

Non credo sia possibile dimenticare un libro: qualcosa resta sempre, no? :)

 

4 ore fa, Ospite ha scritto:

E come questo modo di leggere aiuta la vostra scrittura?

Non so rispondere, se non così: in parte ogni scrittore è il risultato di quello che ha letto.

 

4 ore fa, Ospite ha scritto:

Credo infine che non sia una questione di leggere tanto, poco o nulla, ma di come si legge, e di come la lettura influenza la nostra scrittura.

Adesso mi sembra di capire che non leggi per il solo gusto personale, ma cerchi di migliorare tramite un confronto-studio con altri scrittori.

 

Condivido il pensiero di Mercy, anche se questa frase non mi convince totalmente:

3 ore fa, mercy ha scritto:

A conti fatti, credo che meno si legge più si scriva a cuor leggero.

Forse sì. Forse no. Sono confuso :P

 

3 ore fa, mercy ha scritto:

Dovendo scegliere tra leggere e scrivere, io sceglierei di leggere a occhi chiusi.

Non si possono scegliere entrambe? A volte voglio leggere, altre invece scrivere. Se voglio parlare, scrivo, e se voglio ascoltare, leggo. Entrambe le cose hanno il medesimo valore per me <3

 

2 ore fa, Ospite ha scritto:

Ho scoperto delle cose clamorose.

Mi hai incuriosito! Cosa hai scoperto? :D

 

25 minuti fa, Edmund Duke ha scritto:

Mi interessano tanti di quei libri che finisco per comprarli e non leggerli

Anche io ho diversi libri che attendono pazientemente di essere letti!

 

3 ore fa, Ospite ha scritto:

Scrivere dal cellulare crea mostri XD 

Assolutamente sì, anche io sto scrivendo dal cellulare XD

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@Mister Frank Ad esempio, la cosa che ha fatto fare un salto qualitativo alla mia scrittura e mi ha portato dallo scrivere a caso, al capire come costruire i paragrafi e metterli in fila.

La Rowling è stata la prima in cui ho scoperto l'uso dell'anafora, e strumenti simili, per costruire la prosa. Poi ho cercato anche in altri scrittori e... fanno tutti la stessa cosa. Usano queste figure retoriche per costruire e intrecciare i paragrafi tra loro. Alcuni in maniera semplice, altri complessa. Ma non esiste scrivere a casaccio e spezzare i paragrafi a sentimento. C'è un motivo preciso nella lunghezza del paragrafo, in cosa ci si mette dentro, e dove lo si spezza.

Di tutti gli autori che ho letto ce n'è solo una manciata che sembrano scrivere più a braccio e appartengono alla fantascienza americana anni 50 e 60. E infatti sento oggi che la loro prosa è più grezza e scorre meno bene, però parliamo di autori del calibro di Asimov e Dick, e quello che manca di forma, lo compensano abbastanza con contenuti così da creare una prosa ancora differente. Ti catturano con i dialoghi superbi, là dove difettano di una prosa accattivante.

Credo che la differenza stia nel bagaglio culturale che avevano e nei classici con cui si erano formati.

Come avevo scritto nel 3D dove ne parlavo, parlo di anafora e simili, sia come figure retoriche sia come costrutti linguistici. Le due cose sono differenti.

 

Di solito quando ne parlo mi rispondono tutti con un "sì, sì, ma io lo faccio al naturale"... poi vado a leggere i loro testi e viene voglia di urlare. Oppure mi dicono che scrivere con troppe regole rende i testi rigidi e poco variegati. Però poi alla fine i miei libri vendono, e quelli degli altri no. E un motivo c'è. Di solito perché quando un lettore legge la prima pagina dei miei libro poi legge la seconda, e la terza, e arriva veloce alla fine del capitolo anche se sono 15/20 pagine e a quel punto è preso. E compra. 

 

Ecco perché dico sempre che non importa leggere tanto, ma leggere bene. Riconoscere che le regole della scrittura sono uguali per tutti. Poi ogni autore le implementa come si sente meglio, ma per prima cosa vanno conosciute, e bisogna prendere atto che nella stesura di un libro non c'è nulla di casuale. Spesso e volentieri nemmeno il contenuto.

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18 ore fa, mercy ha scritto:

Se leggessi nello stesso modo in cui studio, io non leggerei più.

Condivido. L'età dello studio come dovere è passata per me da secoli, ma ricordo quando, invece di studiare come avrei dovuto, passavo le giornate a leggere autori come London, Kipling, Bourroughs, Salgari. Senza muovermi dalla mia stanza ho girato il mondo, vivendo le avventure dei protagonisti di storie che accendevano la mia fantasia. Il risultato era che, a fronte di voti mediocri e a volte insufficienti nelle altre materie, andavo forte in  italiano e latino, pur senza aver studiato per bene grammatica, sintassi e consecutio temporum. Anche se oggi, nel leggere una storia (perché tutti i libri, anche quelli di saggistica, raccontano delle storie), una parte di me esamina il tutto con l'occhio critico frutto dell'esperienza di una vita, conservo il piacere di leggere. Perché, se una storia è scritta bene e mi coinvolge, non mi interessa analizzare come e perché l'autore sia arrivato a scriverla in quel modo, piuttosto che in uno degli altri mille modi possibili.

E chest'è (come disse il poeta di Bellavista).

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@cheguevara Certo che avevi voti mediocri ma hai formato il tuo stile, perché ciò che assorbi da ragazza diventa il tuo modo di ragionare ed eventualmente il tuo lavoro una volta diventato grande. 

 

Da ragazzino io leggevo montagne di giornali e ora ho uno stile compulsivo e secco che quasi mette ansia. Questo perché ho imparato a scrivere come se fossi un giornalista che ti deve sbattere in faccia tutto in due colonne.

A fronte di questo, faccio un piccolo appunto personale: ha un senso la scuola, in Italia, per come è strutturata? Se mi prendi un talento per l'umanistica e lo iscrivi ad un istituto superiore privo di laboratori e corsi diversi, come nei paesi occidentali, lo formi o gli rovini il genio?

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