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                                                                                                                                                       I due pensieri

 

 

Marcello e Piero stavano uno di fronte all'altro, ognuno assorto nei propri pensieri.

Ogni tanto i loro sguardi si incrociavano e Marcello, incuriosito, si domandava a cosa pensasse il suo amico: “Magari pensa a cosa farà da grande.” -si chiese- “Io vorrei essere un alieno. Sì, una creatura di un altro pianeta!” Continuava tra sé Marcello.

 

Magari, Piero, pensava a cosa avrebbe voluto mangiare stasera, oppure al papà che non vedeva da tanto.

Alle vacanze al mare o al Natale.

Forse pensava a cosa lo aspettava domani o a quello che aveva fatto ieri.

Al dente che gli faceva male o al gelato alla fragola.

Alla solitudine o alla partita di pallone.

Alla chitarra senza corde o ai brufoli in fronte.

Oppure, non pensava a niente.

 

Anche Piero, assorbito dalle sue riflessioni, con la mano che reggeva il mento, osservava Marcello e il suo silenzio con lo sguardo rivolto al cielo.

Sentiva che c'era un'affinità tra loro.

Fu in quel momento che le loro attività mentali si incontrarono: desiderare di essere extraterrestri.

Aleggiavano nell'aria, i due pensieri, si sfioravano e ogni tanto si incrociavano.

“Come vorresti essere come alieno?” Chiedeva il pensiero di Piero a quello di Marcello.

“Non saprei...ma molto diverso da un umano: una forma informe, che sta sempre ferma e quando ha bisogno di camminare gli spuntano due gambe, di volare due ali e di nuotare due pinne; oppure...un mix dei miei animali preferiti: gufo, geco e canguro! E tu?” Chiese il pensiero di Marcello

“Una violetta azzurra!”

“Ma che alieno sarebbe?”

“Un fiore marziano! che colonizza tutto il pianeta, te lo immagini?” Ribatté il pensiero di Piero.

“Non saprei...diventerebbe nauseante un profumo perenne di violetta! E poi, perché azzurra? La violetta è violetta!”

“Perché è una violetta marziana! E l'azzurro è il mio colore preferito, e sarebbe bello profumasse anche di rosa!”

“Non riesco a comprenderti!”

 

“I marziani possono fare o essere qualunque cosa!”

 

“Anche i pensieri!”

 

“E allora andiamo!” lo incitò il pensiero di Piero.

“Sono stanco.”

“Ma come!”

“Sono stanco.”

“Anch'io sono stanco, ma lo vogliamo colonizzare il mondo con le violette?”

“Sono stanco.” Proseguì il pensiero di Marcello.

“Ho capito, va bene, lo colonizziamo domani.” Rispose il pensiero di Piero.

“Sì, domani.”

E così dopo quell'incontro fortuito, i due pensieri si allontanarono e continuarono a fluttuare ognuno per conto proprio.

I due rimasero lì, uno di fronte all'altro...

… e Marcello non si domandò più a cosa pensasse Piero.

 

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Ciao @Kasimiro, è il secondo brano che posti in officina, non hai avuto ancora un commento e mi faccio avanti; non potrò dire, scusa se mi ripeto ;)

Come ho notato nel racconto "le foglie," anche qui il linguaggio che usi non mi pare molto semplice. Il tag è "ragazzi", ma credo che il tuo intento è rivolgerti a un pubblico più giovane, la trama me lo lascia pensare.

Il 1/10/2019 alle 23:39, Kasimiro ha scritto:

si domandava a cosa pensasse il suo amico

 

Il 1/10/2019 alle 23:39, Kasimiro ha scritto:

pensava a cosa avrebbe voluto

La frese così risulta complessa. E' bene insegnare i congiuntivi, ma per portare il tuo target di riferimento a comprendere la storia, credo che il semplice discorso diretto sia più che sufficiente.

Il 1/10/2019 alle 23:39, Kasimiro ha scritto:

a cosa pensasse il suo amico: “Magari pensa a cosa farà da grande.” -si chiese- “Io vorrei essere un alieno. Sì, una creatura di un altro pianeta!” Continuava tra sé Marcello.

si domandava: a che pensi? A cosa farai da grande? io vorrei essere un alieno per vivere in un altro pianeta, pensava Marcello.

Stesso discorso vale per il passaggio dopo. O pensi a cosa farai domani o a cosa mangerai per cena? eviteresti la consecutio dei verbi, che messa così, stride un pò sulla fluidità.

Il 1/10/2019 alle 23:39, Kasimiro ha scritto:

con lo sguardo rivolto al cielo.

Chi guarda il cielo dei due. Chi compie l'azione è Piero, se vuoi indicare Marcello potresti dire :"che ha lo sguardo rivolto al cielo". Oppure: "che come lui, assorto dai pensieri ha lo sguardo rivolto al cielo."

Il 1/10/2019 alle 23:39, Kasimiro ha scritto:

che sta sempre ferma e quando ha bisogno di camminare gli spuntano due gambe, di volare due ali e di nuotare due pinne;

Non so se l'intento dei due pensieri è quello di parlare come bambini, i bambini parlerebbero così, ma la voce narrante prima ha dimostrato altro. Sistemerei questa frase.

Gli spunteranno le gambe se vorrà camminare. Se vorrà volare? Due ali. E perchè no, anche due pinne se desidera nuotare.

Il 1/10/2019 alle 23:39, Kasimiro ha scritto:

geco

:brillasguardo:

 

Il 1/10/2019 alle 23:39, Kasimiro ha scritto:

“Un fiore marziano! che colonizza tutto il pianeta, te lo immagini?” Ribatté il pensiero di Piero.

“Non saprei...diventerebbe nauseante un profumo perenne di violetta! E poi, perché azzurra? La violetta è violetta!”

“Perché è una violetta marziana! E l'azzurro è il mio colore preferito, e sarebbe bello profumasse anche di rosa!”

Questa parte è molto tenera.

Il 1/10/2019 alle 23:39, Kasimiro ha scritto:

E così dopo quell'incontro fortuito, i due pensieri si allontanarono e continuarono a fluttuare ognuno per conto proprio.

I due rimasero lì, uno di fronte all'altro...

… e Marcello non si domandò più a cosa pensasse Piero.

Bella anche la chiusa. I protagonisti sono adulti? Forse. Un insieme di attimi che ha dato vita alla fantasia, riportato fanciulli anche i grandi. Domani dicono, già, ora è complicato. Ma sognamo ancora.

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Il 1/10/2019 alle 23:39, Kasimiro ha scritto:

“Magari pensa a cosa farà da grande.” -si chiese- “Io vorrei essere un alieno. Sì, una creatura di un altro pianeta!

"si chiese" non è necessario, già prima  hai detto "pensasse" etc

Il 1/10/2019 alle 23:39, Kasimiro ha scritto:

Magari, Piero, pensava a cosa avrebbe voluto mangiare stasera

Via le virgole. "stasera" va concordato con la consecutio, quindi "quella sera"

Il 1/10/2019 alle 23:39, Kasimiro ha scritto:

Forse pensava a cosa lo aspettava domani o a quello che aveva fatto ieri.

Idem

Il 1/10/2019 alle 23:39, Kasimiro ha scritto:

osservava Marcello e il suo silenzio con lo sguardo rivolto al cielo.

"osservare il silenzio" non mi piace molto

Il 1/10/2019 alle 23:39, Kasimiro ha scritto:

“Come vorresti essere come alieno?”

La ripetizione di "come" non è molto gradevole; farei "che aspetto vorresti avere come alieno?"

Il 1/10/2019 alle 23:39, Kasimiro ha scritto:

Chiese il pensiero di Marcello

Hai perso il punto

 

è un pezzo molto interessante; più che un racconto, direi un frammento, che vedrei bene inserito in un contesto più grande. Mi è piaciuto come hai descritto la quotidianità dei bambini, pur nell'atmosfera surreale del racconto. Lo stile forse è da sistemare un po'; comunque niente a cui un po' di esercizio non possa rimediare. Quella che mi è rimasta più impressa è l'atmosfera della storia, costruita molto bene e con poche frasi; ti consiglio di lavorare su questo genere perché lo gestisci bene.

A presto :sss:

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Ciao @Kasimiro , mi fermo a commentare anche io :sss:

Mi ha attirato il tag "per ragazzi" perché nonostante non vada più esattamente alle medie, mi piace ancora leggere storie del genere. Non sono sicurissima però che il tag sia azzeccato, cioè che la storia sia a misura di bambino o ragazzino. Mi sembra più una favola per adulti, o perlomeno quel genere di racconti colmi di poesia che si apprezzano di più crescendo. Se l'intento era proprio questo, è riuscito. Se invece volevi scrivere davvero qualcosa rivolto ai più piccoli, rivedrei un po' il linguaggio.

Detto questo, l'intera atmosfera è surreale, sospesa nel tempo. Ha la sua magia, ma forse avrei inserito qualche piccolo particolare più concreto all'inizio, lasciando il tempo ai pensieri di involarsi naturalmente. In particolare mi ha stonato l'immagine di due ragazzini fermi uno di fronte all'altro a fissarsi senza fare nulla, troppo improbabile... Sarebbero potuti essere in una sala d'attesa, in autobus, in metro, appoggiati al muro ad aspettare qualcuno... mi avrebbe creato meno disagio e avrei avuto il tempo di assorbire l'atmosfera del racconto. Ma potrebbe benissimo essere un problema solo mio, eh :P

Tra l'altro:

Il 1/10/2019 alle 23:39, Kasimiro ha scritto:

Marcello e Piero stavano uno di fronte all'altro

e più avanti:

Il 1/10/2019 alle 23:39, Kasimiro ha scritto:

Anche Piero, assorbito dalle sue riflessioni, con la mano che reggeva il mento

Tecnicamente non è scorretto, ma la prima frase mi dà l'idea che stiano in piedi, la seconda che stiano seduti. Modificherei una delle due.

 

Anche qui rivelo una piccola contraddizione. All'inizio dice:

Il 1/10/2019 alle 23:39, Kasimiro ha scritto:

si domandava a cosa pensasse il suo amico

poi:

Il 1/10/2019 alle 23:39, Kasimiro ha scritto:

Sentiva che c'era un'affinità tra loro.

L'ultima frase sembra alludere al fatto che non si conoscano ancora, e stia nascendo una simpatia spontanea. Ma prima l'hai definito amico. Insomma, anche qui tecnicamente non è scorretto, ma rivedrei.

 

Segnalo qualche altro dettaglio da correggere (se te li hanno già segnalati in altri commenti, perdonami!)

 

Il 1/10/2019 alle 23:39, Kasimiro ha scritto:

“Magari pensa a cosa farà da grande.” -si chiese- “Io vorrei essere un alieno.

Dato che hai già usato le virgolette, i trattini non servono

 

Il 1/10/2019 alle 23:39, Kasimiro ha scritto:

Magari, Piero,

Toglierei queste due virgole, non mi sembrano necessarie

 

Il 1/10/2019 alle 23:39, Kasimiro ha scritto:

Come vorresti essere come alieno

Ripetizione. "Come vorresti essere da alieno"

 

Il 1/10/2019 alle 23:39, Kasimiro ha scritto:

quando ha bisogno di camminare gli spuntano due gambe, di volare due ali e di nuotare due pinne

Non mi convince molto come suona... Magari più qualcosa del tipo: "quando hanno bisogno di camminare gli spuntano due gambe, quando vogliono volare crescono due ali e se devono nuotare, allora due pinne".

 

Il 1/10/2019 alle 23:39, Kasimiro ha scritto:

“Una violetta azzurra!”

“Ma che alieno sarebbe?”

“Un fiore marziano! che colonizza tutto il pianeta, te lo immagini?” Ribatté il pensiero di Piero.

“Non saprei...diventerebbe nauseante un profumo perenne di violetta! E poi, perché azzurra? La violetta è violetta!”

“Perché è una violetta marziana! E l'azzurro è il mio colore preferito, e sarebbe bello profumasse anche di rosa!”

“Non riesco a comprenderti!”

Questo pezzo è il mio preferito, è carinissimo :love: Unica cosa forse, ci sono un po' troppi punti esclamativi. Se ne può togliere tranquillamente qualcuno senza che il testo ne perda in vivacità. Anche perché dopo continuano allo stesso ritmo:

Il 1/10/2019 alle 23:39, Kasimiro ha scritto:

“I marziani possono fare o essere qualunque cosa!”

 

“Anche i pensieri!”

 

“E allora andiamo!” lo incitò il pensiero di Piero.

“Sono stanco.”

“Ma come!”

 

Nel complesso è un pezzo molto leggero e un po' malinconico. Ti lascia trasportare insieme ai due pensieri... leggerlo è stata una pausa piacevole :)

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Grazie  @Lauram, perfettamente d'accordo con le tue riflessione. Il commento finale ha colto quelle che erano le mie intenzioni; piacevolmente sorpreso.

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Grazie  @mina99, quanti spunti possono venire fuori da semplici frasi. Concordo che lo stile è da sistemare e questo breve racconto, mi rendo conto che non è immediato alla comprensione di bambini. Più di altri, è il frutto di un'ispirazione immediata, un'atmosfera sospesa a me cara. Mi è molto utile avere questi commenti, grazie.

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Grazie  @Anastassiya, mi piace rivolgermi ai bambini perché, come sappiamo, non sono ancora troppo influenzati dalla realtà. Possono credere verosimile veder volare un elefante...

Penso che i maestri che dicono a un bambino di colorare il tronco di un albero di marrone e le foglie di verde, partono già con una rigidità che non si accomuna con il loro mondo. Per questo mi piace l'idea di rivolgermi allo stesso modo agli adulti. Questo breve brano, concordo che sia più in linea verso questi ultimi. 

All'inizio, i due protagonisti uno di fronte all'altro, non me li ero immaginati in un luogo concreto, forse perché non mi era venuto in mente, o non era per me rilevante.  Nel mio sentire potevano essere seduti in un prato, nella natura. luoghi in cui la mente può vagare con più disinvoltura. Ma in effetti, anche una sala d'attesa, può stimolare l'evasione. e dare un senso al prosieguo della storia, come mi hai fatto notare. Grazie per le puntuali correzioni.

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