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Ospite Domenico Santoro

Come si sceglie una storia

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Ospite Domenico Santoro

Oggi comincio con un nuovo romanzo. Chissà se sarà valido! Voi come scegliete quale storia scrivere?

Io mi regolo così: ogni tanto vado in libreria. Dentro di me, sento che c'è uno specifico libro che vorrei leggere. A volte sono fortunato, lo trovo, vado a casa, me lo leggo. Più spesso invece mi ritrovo con un  libro che non ho davvero voglia di leggere, ma vado avanti per senso del dovere. A volte "sento" che quel libro che vorrei leggere proprio manca alla libreria, allora... lo scrivo! Per la serie, chi fa da sé fa per tre. In ultima analisi, per me la scrittura deriva dalla mia necessità di leggere un libro che ancora non esiste.

Oggi comincio con un nuovo romanzo, perché penso che un libro del genere debba esistere. Perché lo voglio leggere. Ma, se il corriere di Amazon mi recapitasse un pacco con un libro simile al mio, come stile, come trama, come personaggi eccetera, non mi darei la pena di scriverlo. Non me ne sentirei in dovere. Ci penserei su, e aspetterei di nuovo la necessità di leggere qualcosa che non esiste.

Per me è stato sempre così, dal primo libro che ho scritto. Non so se sia l'atteggiamento giusto: alla fine non pubblico, o altro. Probabilmente i veri scrittori scelgono le loro storie in altri modo e per altri motivi.

Voi come fate? Sono curioso...

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@Domenico Santoro approccio interessante il tuo.

14 ore fa, Domenico Santoro ha scritto:

Probabilmente i veri scrittori scelgono le loro storie in altri modo e per altri motivi.

Mah, non credo sia il modo di scegliere le proprie storie a fare un vero scrittore. Penso dipenda da molto altro.

 

Per quanto mi riguarda, le mie storie arrivano quasi tutte da idee concepite da piccola. Quelle sopravvissute si sono trasformate nel tempo acquisendo nuove sfaccettature adatte all'età e alle esperienze.

In un paio di casi mi è successo un po' come te. Tipo: "Ma perché la letteratura fantascientifica ambientata nel futuro è quasi sempre distopica?" oppure "Ma la letteratura sentimentale deve essere per forza così?"

In altri casi è stato il classico "Cosa accadrebbe se...?" scaturito dall'osservazione. Ad esempio, cosa accadrebbe a una persona in condizioni particolari e pesanti (mi piace anche esplorare i meandri della psichiatria ^_^ ).

Una volta invece stavo ascoltando delle canzoni che non sentivo da un sacco di tempo, e la storia mi si è parata davanti così, come un'intuizione.

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15 ore fa, Domenico Santoro ha scritto:

Oggi comincio con un nuovo romanzo.

 

In bocca al lupo, fratello WDiano :)

 

16 ore fa, Domenico Santoro ha scritto:

A volte "sento" che quel libro che vorrei leggere proprio manca alla libreria, allora... lo scrivo! Per la serie, chi fa da sé fa per tre.

 

:D:D:D

Questo succede anche a me.

 

16 ore fa, Domenico Santoro ha scritto:

Probabilmente i veri scrittori scelgono le loro storie in altri modo e per altri motivi.

Voi come fate? Sono curioso...

 

Intanto mi sono creato la mia personale "linea editoriale", così quando una CE dovesse rifiutarmi, io potrò dire: la CE non rispetta la mia linea editoriale.

Poi posso dire di avere diverse fonti, quali i fatti di cronaca sul giornale, le canzoni vecchie, i sogni… Sì, i sogni mi aiutano molto.

Per il resto, sono pensieri che mi passano per la mente provenendo dal cuore, che è un modo poetico per dire che non sapremo mai il perché di quei pensieri. Spesso è un mistero: il mistero della scrittura. La vita in sé è un mistero, a maggior ragione lo è l'ispirazione artistica. Penso che per lo più siano esperienze infantili, che poi si riattualizzano, come dice la sempre preziosa e adorata @Antares_

Una volta mi venne in mente dal nulla un episodio, che prontamente raccontai a una mia amica che stava preparando il concorso per entrare in magistratura. Alla fine della storia, le chiesi se ci fosse un reato in quella situazione e, se sì, quale e chi eventualmente lo avesse commesso. Non seppe rispondermi, anche se lei era una "tecnica" esperta del campo. Allora lo chiesi in un forum online di avvocati. Ottenni il risultato di scatenare un dibattito che durò per mesi, in cui gli avvocati si stroncavano a vicenda a colpi di "dolo eventuale", "colpa cosciente", "imprudenza", "imperizia" e una miriade di altri concetti giuridici e di filosofia del diritto piuttosto sottili. Ma alla fine, nessuno mi diede una risposta certa.

Bene (cioè male;)), non avendo ottenuto soddisfazione, mi sono riproposto di utilizzare quell'episodio insolubile nel mio prossimo capolavoro giallo.

Inoltre ci sono studi psicologici (e neuroscientifici) che dicono che già il feto si può condizionare con opportune tecniche. Vuoi vedere che le famose lampadine che si accendono non siano in fondo esperienze fetali? Poi il bambino nasce con la mente già piena di contenuti, simboli, che chiamiamo "innati". Ciò contraddice la teoria della tabula rasa, ma questa è un'altra storia.

 

1 ora fa, Antares_ ha scritto:

Ad esempio, cosa accadrebbe a una persona in condizioni particolari e pesanti (mi piace anche esplorare i meandri della psichiatria ^_^ ).

 

Prova a fare una storia con un tizio che sta al buio in una stanza h24 e non lo fanno nemmeno dormire. La deprivazione del sonno è un bel tema :love3::love3::love3: Siccome sei tu, non voglio nemmeno il copyright :rosa:

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23 minuti fa, dyskolos ha scritto:

come dice la sempre preziosa e adorata @Antares_

Ma smettila che mi metti in imbarazzo :D

Comunque in una delle storie che ho in mente c'è (anche) un po' di deprivazione del sonno. Visto che sei del campo un giorno magari ti userò come consulente per tutte le mie trame contorte :P

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Ospite Domenico Santoro
6 ore fa, Antares_ ha scritto:

Per quanto mi riguarda, le mie storie arrivano quasi tutte da idee concepite da piccola. Quelle sopravvissute si sono trasformate nel tempo acquisendo nuove sfaccettature adatte all'età e alle esperienze.

Io invece da piccolo volevo fare storie ma non avevo mai idee, sono cominciate a venirmi soltanto verso i 27/28 anni, quando avevo accumulato un minimo di esperienza.

 

6 ore fa, Antares_ ha scritto:

Una volta invece stavo ascoltando delle canzoni che non sentivo da un sacco di tempo, e la storia mi si è parata davanti così, come un'intuizione.

Anch'io mi ispiro un sacco alle canzoni. A volte cito nei miei libri versi che mi piacciono.

 

5 ore fa, dyskolos ha scritto:

n bocca al lupo, fratello WDiano :)

Crepi, ne ho bisogno. Questo mi sta facendo penare molto.

 

5 ore fa, dyskolos ha scritto:

ntanto mi sono creato la mia personale "linea editoriale", così quando una CE dovesse rifiutarmi, io potrò dire: la CE non rispetta la mia linea editoriale.

Non è una cattiva idea!

 

5 ore fa, dyskolos ha scritto:

oi posso dire di avere diverse fonti, quali i fatti di cronaca sul giornale, le canzoni vecchie, i sogni… Sì, i sogni mi aiutano molto.

Per il resto, sono pensieri che mi passano per la mente provenendo dal cuore, che è un modo poetico per dire che non sapremo mai il perché di quei pensieri. Spesso è un mistero: il mistero della scrittura. La vita in sé è un mistero, a maggior ragione lo è l'ispirazione artistica.

Sono molto d'accordo. In fondo, scrivendo non cerchiamo altro che fare un po' di luce sul mistero della vita. I libri, poi, come i film, non sono altro che sogni ad occhi aperti. Una volta ho fatto un intero libro di racconti, "Sogni," tratto da quello che sogno la notte. Tanto che tengo un taccuino vicino al letto e ogni volta che mi addormento penso "speriamo ne arrivi un buono!""

 

5 ore fa, dyskolos ha scritto:

Prova a fare una storia con un tizio che sta al buio in una stanza h24 e non lo fanno nemmeno dormire. La deprivazione del sonno è un bel tema

Se vuoi puoi intervistarmi. Sulla deprivazione del sonno, ahimè, potrei scrivere un'enciclopedia.

 

6 ore fa, Antares_ ha scritto:

Una volta invece stavo ascoltando delle canzoni che non sentivo da un sacco di tempo, e la storia mi si è parata davanti così, come un'intuizione

Per me la sensazione è sempre che qualcun altro me la stia dettando.

 

@Antares @dyskolos Grazie per l'utile confronto. 

 

Comunque, ogni volta che penso alla vita credo che sia stata fatta apposta per finire in un bel romanzo, o racconto!

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5 ore fa, Domenico Santoro ha scritto:

Se vuoi puoi intervistarmi. Sulla deprivazione del sonno, ahimè, potrei scrivere un'enciclopedia.

 

Almeno cerca di non fare troppo tardi mentre scrivi il tuo nuovo romanzo :)

 

5 ore fa, Domenico Santoro ha scritto:

Comunque, ogni volta che penso alla vita credo che sia stata fatta apposta per finire in un bel romanzo, o racconto!

 

Lo credo anch'io. In effetti la vita di ciascuno è il più grande romanzo mai scritto.

 

10 ore fa, Antares_ ha scritto:

Visto che sei del campo un giorno magari ti userò come consulente per tutte le mie trame contorte :P

 

A disposizione. Puoi fare di me ciò che vuoi :P

Le trame più sono partorite da menti contorte (come la tua:sss:) più mi intrigano :P

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8 ore fa, Domenico Santoro ha scritto:

Tanto che tengo un taccuino vicino al letto e ogni volta che mi addormento penso "speriamo ne arrivi un buono!""

 

Che bello, anch'io una volta avevo un quaderno dove appuntavo i sogni (infatti molti sono finiti nelle mie storie).

 

3 ore fa, dyskolos ha scritto:

Le trame più sono partorite da menti contorte (come la tua:sss:) più mi intrigano :P

Ci credo, altrimenti non avresti fatto lo psicologo :P 

  • Divertente 1

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In bocca al Lupo, Domenico.

Quando scrivo parto sempre da situazioni che mi incuriosiscono o mi interessano unendo questo al fatto che mi piace esplorare l'interno dei protagonisti e sviscerare le loro ragioni per le loro scelte di vita, poi magari inserisco un elemento di contraddizione. Quasi sempre mi lego al mio vissuto, cose che ho visto personalmente condite con elementi di fantasia.

Scelgo il protagonista e poi la sua storia personale, poi la storia si sviluppa da sola. 

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13 ore fa, quandechesimangia ha scritto:

@Ospite Domenico Santoro Niente, non faccio niente. Ci pensa lei a farsi avanti, la storia intendo. È alquanto frustrante. ._.

Ciao @quandechesimangia , vorrei avvisarti che l'utente che hai taggato non è più iscritto al forum, per cui non potrà risponderti in maniera diretta.

 

Detto ciò, penso di sapere che cosa intendi dire: a volte le storie capitano e basta. Succede anche a me: si piazzano lì e non se ne vanno più :lol:

  • Grazie 1

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Le storie nascono in infinite forme, a volte possiamo immaginarla solo in parte, oppure a frammenti in un ordine impreciso e disordinato; possono essere ispirate in modo forzato, sia per necessità di partecipazione, approfittando lo stimolo imposto da determinato tema, o anche senza suggerimenti, si mettono alla prova le nostre capacità d’improvvisare, contro il tempo, nel rispetto delle scadenze, in un concorso. Nello personale non credo non ci sia una storia non raccontata, si fatica, quello sì, a trovare, per via delle numerose alternative, qualcosa che sia adatta in un 100% alle nostre aspettative del momento o ai nostri gusti, bisogna leggere molto per trovare le proprie preferenze, anche scoprire, nel caso che veramente non si abbia ancora avuto la fortuna di trovare quello che cerchiamo.

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Nel mio caso il primo libro che ho scritto è stato il frutto degli ascolti musicali di un determinato periodo. Ho deciso di quali dischi volevo parlare e ho costruito di conseguenza una storia. 

Per il secondo libro (ancora inedito), ho creato dei personaggi prendendo spunto dal mio vissuto. Li ho messi insieme e la storia è nata di conseguenza

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A me piace quello che diceva Ursula LeGuin:

 

 "È venuta da me Odo e mi ha detto: racconta la mia storia; e poi è venuta un'altra persona per dire: racconta la mia, ora: io sono Argaven Harge, re di Inverno".

 

Perché per me le storie (che sono soprattutto storie di personaggi) ti scelgono loro, come fanno i cani o i gatti.

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Interessante questione, quella della nascita di una storia. È la domanda che che più mi fa paura, specialmente in questo momento che sono alle prese col mio primo romanzo. Ne ho parlato ad alcuni amici, tempo fa, dell'idea di scrivere, finalmente, una storia che avesse un senso compiuto. E subito mi hanno chiesto: come t'è venuta l'idea? Eh, bella storia, adesso! Io non sono creativa e infatti invidio moltissimo chi possiede questa dote. Leggo di scrittori che hanno la capacità di farsi venire un milione di idee... che si fanno ispirare da qualunque cosa e voilà, nasce l'idea! Hanno, come dire, la facilità di immaginarsi una storia partendo da un particolare. Spesso capita così, mi dicono. 

Io non faccio testo perché non ho esperienza in fatto di creazione di storie, di romanzi. Come detto, è la prima volta che mi cimento in quest'arte, però, per quanto possa essere utile in questo spazio e per chi avesse la bontà di leggermi, racconto la mia prima (e non so ancora se unica) esperienza.

Ho sempre accumulato pensieri; spesso, sensazioni carpite a casaccio. Tipo cane da tartufo, mi sono accorta, fin da ragazzina, che mi veniva naturale "fiutare" le persone ( non ridete!); mi affascinavano i particolari. I tic, l'abbigliamento, il modo di guardare, gli atteggiamenti, i gusti sul cibo. Roba così... e mi accorgevo che spesso la mia mente costruiva le loro vite. Da un niente. Nasce così un'agenda (che ho cominciato a scrivere all'età di 15 anni) in cui annotavo pensieri. 

Poi, a 19 anni, l'impatto con Roma, la mia attuale città di residenza ormai da circa vent'anni, è stato fatale. Nella grande città è tutto più amplificato; le vite sono amplificate e di conseguenza anche le emozioni che ho vissuto sono diventate talmente ingombranti, che, ho dovuto scrivere. Nasce così, la follia del mio romanzo. Nasce dall'esigenza di liberarmi la mente dai mille pensieri accumulati negli anni e dall'emotività che non riesco più a controllare. 
Mi sto scontrando, tuttavia, con un mio grosso limite: la poca creatività, come ho poc'anzi accennato. Quindi ho fatto veramente fatica a costruire una trama "credibile" che facesse da cornice ai miei "deliri"!
Credo, in verità, che sia tutto molto soggettivo. E  leggere le vostre esperienze mi è di grandissimo aiuto. 

Un saluto a tutti :)

Iolanda

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Quello che succede nella mia testa, quando creo una storia, lo paragono a una crescita, a partire da un embrione: come una pianta dal seme, o come una città da un incrocio di strade.

 

L'embrione può essere qualsiasi tipo di idea, anche semplicemente una scena che mi colpisce: per farla crescere, comincio a farmi domande, principalmente "perché?" e "come?".

 

Per come ragiono io, i "perché" creano lo scheletro della trama: sia che si intendano come le motivazioni dei personaggi nelle loro scelte, sia che si intendano come le circostanze che preparano gli avvenimenti. Se i "perché" sono plausibili e coerenti, la storia sarà solida.

 

I "come", invece, ne sono la carne: sono le azioni concrete, la maniera in cui i personaggi o il mondo che immagino realizzano le proprie scelte o le proprie potenzialità. I come e i perché finiscono per generarsi l'un l'altro, dato che goni avvenimento richiede un motivo, e a ogni causa corrispondono diversi effetti, che magari non avevo considerato fino a quel momento.

 

Un altro punto fondamentale è poi la "potatura" delle parti errate: faccio una scelta, organizzo un avvenimento, e poi mi immagino ogni tipo di obiezioni, o di dove spiegare le alternative che il personaggio ha scartato, e vedo se quel che ho fatto regge. E spesso, per far sì che regga, devo inserire nella trama un nuovo elemento, un perché o un come, che può essere un nuovo spunto potenziale.

 

@ioly78 , non so se tutto questo sproloquio possa esserti d'aiuto, ma la mia esperienza mi suggerisce che chiedersi perché qualcuno si comporta in un modo, o come ha fatto a cacciarsi in una certa situazione, risolve quasi sempre ogni problema di trama. Certo che poi occorre scrivere le frasi che descrivono tutto quanto, e che trasmettono tutte le impressioni e le sensazioni che hai immaginato, e questo è un altro paio di maniche...

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