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Spoiler

sciara s. f. [voce sicil. formata con sovrapposizione formale e semantica dell’arabo ša῾ra «terreno sterile e incolto, sodaglia» – Termine locale, usato in Sicilia nella zona etnea per indicare gli accumuli di scorie vulcaniche che si formano sulla superficie o ai lati delle colate laviche: le stelle splendevano lucenti anche sulla sc., e la campagna circostante era nera anch’essa, come la sc. (Verga).

 

Era un gentile pomeriggio d'ottobre.

La sciara da settimane aveva cominciato a tingersi di verde; i cumuli di detriti di ceramica bianca, rosa e azzurra e mattoni grigi e marroni parevano variopinte isole tropicali in un mare di piante carnose e canne dritte verso il cielo che di lì a poco avrebbero superato un uomo in altezza. In quella giungla circoscritta ai margini del vecchio quartiere, poco lontano le scuole medie erano chiuse e dopo il suono della campanella gli ultimi della classe non si erano allontanati troppo per scorrazzare lì attorno a piedi o in bicicletta.

La casa di Pino Sciancato era l'ultima della via, fiancheggiava uno spiazzo polveroso e glabro prima della sciara selvatica che costituiva una vasta zona non edificata tra i margini del nucleo abitato e la circonvallazione che lambiva il lungomare.

Andrea parcheggiò distante la Ford azzurra per evitare alle sospensioni il disastro del tratto finale dove il sottile strato d'asfalto divelto dalle piogge, l'incuria e il caldo assassino si apriva sopra cadaveri di rocce vulcaniche e brecciolino. Poco prima di bussare vide Pino sullo spiazzo e gli andò incontro. L'uomo concentrato cacciava lucertole con un cappio stretto sulla cima sottile di una lunga canna.

«Ciao Pino, c'è Vito?»

L'uomo aveva una mano in tasca e con l'altra reggeva la lunga canna secca quasi quanto lui, la sigaretta a un lato della bocca e l'occhio sopra chiuso per il fumo che si alzava. Uno sciatto pescatore in piedi sulla costa di un bucolico mare malato.

«Zh, non c'è. C'è Nicki.» I capelli lunghi e la barba così scuri che da dietro la sua testa sembrava un buco nero all'orizzonte.

Il polso che scatta rapido: la punta di quell'amo capestro si stringe sul collo della lucertola che scatta in cielo mimando una fuga impossibile. Lo sciancato strinse tra indice e medio il minuscolo mozzicone ormai privo di tabacco e tossì del fumo bluastro, lo gettò a terra e si concentrò sull'animale e il suo terrore. Un grosso gatto bianco e sporco che passava di lì era rimasto affascinato a guardare, fermo sulle zampe sopra un muretto tra cocci di bottiglia conficcati sul cemento all'apice. Non si era avvicinato solo per felina curiosità. Quel gatto sapeva già come sarebbe andata a finire.

L'uomo staccò la lunga coda della lucertola e tenendola tra due dita rimase a guardarla contorcersi, affascinato da quella meraviglia biologica, gettò la lucertola nell'erba e quando i suoi occhi furono sazi di quel portento lancò la coda ai piedi del muretto sbreccato e il gatto la raggiunse con un balzo.

Andrea era rimasto a guardare fino a quel momento, poi entrò in casa.

Nicki era seduto sul divano, o per meglio dire sprofondato, e alla tv guardava dei vecchi cartoni animati. Macchie vecchie di muffa che con l'inverno prossimo si sarebbero rinvigorite e riacquistato colore erano disegnate alle sue spalle sulla parete caffellatte. Ceste di vimini ai suoi piedi pieni di cianfrusaglie, attrezzi, chiavi e cacciaviti. Una vecchia libreria su cui riposavano cinque o sei autoradio Grundig e Casio, la foto di una donna che teneva in braccio un bambino e un altro più grande attaccato alle gonne, portacenere e portapenne pieni di cicche e spicci, viti e bulloni.

«Ciao, Nicki.»

«Ué, Andre'. Vito arriva presto.»

«L'erba?»

Il ragazzo sul divano indicò il tavolo. «Però non c'ho sigarette.»

«Le ho io. Parlavo di Vito, è andato a prendere il mezzo chilo?»

Nicki il tedesco si girò a guardarlo. «Era oggi? Che cazzo di giorno è, oggi?»

«Giovedì. Sì, era oggi.» Andrea si sedette su una sedia, mise i piedi sotto il tavolo al centro della stanza e aprì il cofanetto che stava sopra, prese un grumo di erba secca cristallizzata di sudore d'ammoniaca vecchio. Briciole verdi e marroni si sparsero sulla tovaglia di plastica bianca coi fiori rossi e rosa. «Non ho cartine.»

«La cassettiera lì» indicò il tedesco.

Andrea aprì il primo cassetto, vide le cartine e poi spuntare una palla da biliardo che seguì rotolando il movimento verso l'esterno. Prese le cartine e la palla nera con un otto stampata sul cerchio bianco al centro, si sedette e con uno scatto delle mani impresse un movimento centrifugo alla palla che cominciò a girare su sé stessa.

«Se ti vede Pino s'incazza, è il suo portafortuna.»

Non gli è servito a molto pensò riprendendola per riporla nel cassetto.

Andrea si sedette e alzò le maniche della tuta, ci ripensò e tolse la giacca che poggiò sulla spalliera della sedia perché là dentro faceva caldo. Poi cominciò a rollare uno spinello.

Un ventenne che va in Germania per lavorare. In treno. Dalla Sicilia. Da solo. Uno come tanti.

Un figlio appena nato e una moglie non ancora maggiorenne che lo salutano dalla stazione mentre lui sul treno scappa dalla fame per fare fortuna.

Ti raggiungeremo presto dice la ragazza.

Il tempo di sistemarmi e trovare un lavoro e una casa risponde lui.

L'arrivo in una stazione completamente diversa da quella da cui è partito. Pioggia e freddo e neve ad accoglierlo, niente sole e niente mare. Facce pallide, diverse da quelle a cui è abituato, nessuno che lo saluta o incrocia lo sguardo col suo per più di qualche secondo ma che lo rialza quando passa e lo piazza sulle sue spalle e pensa Italianische Scheiße, Mafia e altre cazzate. Lingua ostile come pezzi di vetro. Nebbia al posto della salsedine, per strada e nei cuori delle persone.

Comincia a lavorare come muratore, il freddo è più duro della malta e del cemento, ha trovato una stanza che divide con altri italiani dallo sguardo triste, perso nel vuoto o nelle pietanze orribili nei piatti delle mense. Sguardo che per osmosi riempie subito anche i suoi occhi. Lavora un anno in cui non vede i suoi cari, impara malissimo la lingua e capisce che meglio di così non può andare. Comincia a soffrire di nostalgia e anche se da qualche tempo la sciatica comincia a tormentarlo tanto da farlo zoppicare, non ha dubbi su cosa rinuncerebbe se potesse scegliere.

Tanti conoscenti, niente amici. Non è come nell'isola del sole.

Incontra una ragazza bulgara. Lei ammicca e lui la mette incinta. La ragazza caga un figlio che non vuole. Un terrone schifato pure dai discendenti dei pannoni, Pino decide di tornare a casa col piccolo. Nicki.

Al suo inevitabile ritorno in Sicilia lei gli sputa in faccia sotto il sole, lui abbozza. Lei va via non si sa dove. Pino lo sciancato adesso ha due maschi che ha cresciuto con una pensione minima in una baracca lasciatagli dal padre, per arrotondare spaccia erba e aiuta un amico spedendo auto usate in Germania perché qualche contatto gli è rimasto.

I portafortuna servono solo a chi la fortuna ce l'ha già.

Asso di mazze su tre di spade. «Pigliati 'sta briscola» disse Pino con faccia da stronzo.

«Che cazzo di culo.»

La stanza principale della stamberga, soggiorno e camera da letto e cucina, era illuminata sotto il vecchio lampadario a imbuto di vetro opaco. Il buio fuori si scontrava con la densità prosaica di quella luce che rifletteva di giallo le cose e d'ittero la pelle dei due, mentre il cono d'ombra lasciava fuori Nicki che in piedi fumava e cantava le canzoni dello stereo acceso intento in quel momento in pezzacci neomelodici. Foto ridicole di cantanti con giubbotti di jeans e camicie improbabili su economica carta stampata dentro cassettine pirata di plastica, anonime facce di quartiere con sopra ciuffi con molte pretese in tagli in ritardo di almeno trent'anni.

«Quando terminano i domiciliari?» chiese a Pino indicando il figlio.

«Mi pare altri due mesi. Se non fa lo stupido.»

Andrea terminò lo spinello che ignorato nel portacenere di ceramica si era ormai spento. «Io vado, dite a Vito che se ha concluso domani passi da casa mia. Vado a fare un giro.»

«Va bene» rispose Pino mentre mischiava le carte per accingersi a iniziare un solitario.

 

commento

Modificato da Plata

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Un gentile pomeriggio d'ottobre che degenera in un gentile pomeriggio d'ottobre.

Mi è piaciuto leggere questo racconto. Molto bello secondo me. Un frangente che racchiude una storia di storie. Belle le descrizioni, specialmente quelle che riguardano il passato da emigrante di Pino, toccanti ma non stucchevoli. Un buon lavoro. Bravo.

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3 ore fa, Plata ha scritto:

Era un gentile pomeriggio d'ottobre.

Dopo un incipit del genere, il racconto si rivela ancora meno gentile, quindi direi che hai giocato bene le tue briscole. 

 

@Plata, dovrebbe essere vietato pubblicare un racconto del genere il venerdì sera, mi hai messo una tristezza infinita. Ci sono sconfitte tanto irrimediabili da non sembrare nemmeno più tali: sono, e basta. Leggo di Pino Sciancato e mi chiedo dove abbia sbagliato, per ritrovarsi a staccare code alle lucertole (come un ragazzino sadico) in una baracca e con due figli così - beh, non riesco a capirlo, perché il suo sembra un destino annunciato. E questa ineluttabilità è terribile. Uh, la citazione di Verga nello spoiler mi sembra quanto mai appropriata - un racconto davvero verista, il tuo.

Non solo ho trovato quasi poetiche le descrizioni della sciara e della casa di Pino, ma ho trovato molto ben fatto il racconto della sua vita. Tutto, ma in particolare:

3 ore fa, Plata ha scritto:

Lingua ostile come pezzi di vetro. Nebbia al posto della salsedine, per strada e nei cuori delle persone.

Comincia a lavorare come muratore, il freddo è più duro della malta e del cemento, ha trovato una stanza che divide con altri italiani dallo sguardo triste, perso nel vuoto o nelle pietanze orribili nei piatti delle mense. Sguardo che per osmosi riempie subito anche i suoi occhi. Lavora un anno in cui non vede i suoi cari, impara malissimo la lingua e capisce che meglio di così non può andare.

e

3 ore fa, Plata ha scritto:

ncontra una ragazza bulgara. Lei ammicca e lui la mette incinta. La ragazza caga un figlio che non vuole. Un terrone schifato pure dai discendenti dei pannoni, Pino decide di tornare a casa col piccolo. Nicki.

Al suo inevitabile ritorno in Sicilia lei gli sputa in faccia sotto il sole, lui abbozza. Lei va via non si sa dove. Pino lo sciancato adesso ha due maschi che ha cresciuto con una pensione minima in una baracca lasciatagli dal padre, per arrotondare spaccia erba e aiuta un amico spedendo auto usate in Germania perché qualche contatto gli è rimasto.

I portafortuna servono solo a chi la fortuna ce l'ha già.

Semplice e diretto come una gomitata nello stomaco. 

 

Va be', ti segnalo due cose, giusto per:

3 ore fa, Plata ha scritto:

L'uomo aveva una mano in tasca e con l'altra reggeva la lunga canna secca quasi quanto lui, la sigaretta a un lato della bocca e l'occhio sopra chiuso per il fumo che si alzava. Uno sciatto pescatore in piedi sulla costa di un bucolico mare malato.

«Zh, non c'è. C'è Nicki.» I capelli lunghi e la barba così scuri che da dietro la sua testa sembrava un buco nero all'orizzonte.

Il polso che scatta rapido: la punta di quell'amo capestro si stringe sul collo della lucertola che scatta in cielo mimando una fuga impossibile. Lo sciancato strinse

Il racconto è tutto al passato, ad eccezione di questo passaggio. Non so se l'hai fatto apposta oppure è un refuso. Se l'hai fatto apposta, non me ne è chiaro il motivo. 

 

Trovo che tu sia stato avaro con le virgole, ma probabilmente non ci sono errori - è solo una questione di gusti... e io stessa non sono abbastanza sicura delle mie virgole da criticare quelle degli altri.

 

Uh, avevo trovato un refuso - ma non lo trovo più. 

Chissenefrega. 120 punti per te.

 

P.s. Mi viene in mente adesso, che ero convinta la briscola fosse un gioco da pianura Padana (chissà perché) - scopro adesso che si gioca anche in Sicilia. Prossima volta che ci vado, organizzo un torneo con gli amici siciliani.

 

 

 

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@Plata

 

5 ore fa, Plata ha scritto:

Era un gentile pomeriggio d'ottobre.

Bell'incipit: mi è piaciuto. Bravo!

 

La storia, l'ambientazione e sopratutto i personaggi, ugualmente mi sono piaciuti. Ben scritto in generale, si immagina bene.

 

Quel che a mio gusto mi è piaciuto di meno:

- Ogni tanto è troppo aggettivato.

- Ogni tanto forse esageri con i colori (rosso, verde giallo... o quelli che hai messo che mi pare non siano questi).

- Ogni tanto avrei messo qualche virgola in più o "e" di meno in quelle lunghe frasi a "flusso di coscienza", che non essendo l'unico o il principale stile del racconto sono difficili da leggere tutte d'un fiato o stridono un po'.

-Ah, un po' di ripetizioni di termini. 

 

 

5 ore fa, Plata ha scritto:

lto divelto dalle piogge, l'incuria e il caldo assassino (virgola) si apriva sopra cadaveri di rocce vulcaniche e brecciolino.

Suggerirei una virgola, altrimenti ci si perde il soggetto e pare lo diventino le cose elencate...

 

5 ore fa, Plata ha scritto:

. L'uomo concentrato cacciava lucertole con un cappio stretto sulla cima sottile di una lunga canna.

Mi hai ricordato la mia infanzia antianimalista... ben scritto, ma non mi convince quel "concentrato", così secco, a mo' di aggettivo...

 

5 ore fa, Plata ha scritto:

L'uomo aveva una mano in tasca e con l'altra reggeva la lunga canna secca quasi quanto lui, la sigaretta a un lato della bocca e l'occhio sopra chiuso per il fumo che si alzava.

Nella descrizione del fumo che "occlude" l'occhio mi sei piaciuto... non ripeterei "uomo", non ripeterei "lunga canna" dalla frase sopra quotata.

 

5 ore fa, Plata ha scritto:

Il polso che scatta rapido: la punta di quell'amo capestro si stringe sul collo della lucertola che scatta in cielo mimando una fuga impossibile.

- Non ci vedo bene il salto al presente... immagino tu volessi rendere l'istantaneità dell'azione, quasi a entrarci dentro, a renderla "presente"... ma secondo me funziona anche al passato remoto... "il polso scattò rapido...".

- Non ci vedo bene la ripetizione di "scattare".

 

5 ore fa, Plata ha scritto:

n grosso gatto bianco e sporco che passava di lì era rimasto affascinato a guardare, fermo sulle zampe sopra un muretto tra cocci di bottiglia conficcati sul cemento all'apice. Non si era avvicinato solo per felina curiosità. Quel gatto sapeva già come sarebbe andata a finire.

La frase non mi torna: come la curiosità spinga a non avvicinarsi?

 

5 ore fa, Plata ha scritto:

L'uomo staccò la lunga coda della lucertola e tenendola tra due dita rimase a guardarla contorcersi, affascinato da quella meraviglia biologica, gettò la lucertola nell'erba e quando i suoi occhi furono sazi di quel portento lancò la coda ai piedi del muretto sbreccato e il gatto la raggiunse con un balzo.

- Non ripeterei "lucertola", magari "animale" o simili.

- Credo sia questo il refuso che anche @mercy intendeva. "lanciò".

 

5 ore fa, Plata ha scritto:

, e alla tv guardava dei vecchi cartoni animati. Macchie vecchie di muffa che con l'inverno prossimo si sarebbero rinvigorite e riacquistato colore erano disegnate alle sue spalle sulla parete caffellatte.

- Non ripeterei "vecchi/e".

- Non mi torna la concordanza dell'ausiliare "essere" con il verbo "riacquistare"... userei "avere": "si sarebbero rinvigorite e avrebbero riacquistato colore...".

 

5 ore fa, Plata ha scritto:

la foto di una donna che teneva in braccio un bambino e un altro più grande attaccato alle gonne, portacenere e portapenne pieni di cicche e spicci, viti e bulloni.

Non ho capito il perché di "gonne" al plurale, se la donna è una... forse a mo' di dire.

 

5 ore fa, Plata ha scritto:

Che cazzo di giorno è, oggi?»

Non sono certissimo, ma forse leverei la virgola.

 

5 ore fa, Plata ha scritto:

di erba secca cristallizzata di sudore d'ammoniaca vecchio

Troppo aggettivata... non mi torna poi l'accostamento fra sudore e ammoniaca, non è così istantaneo. Ho dovuto rileggere più volte per comprendere cosa volessi dire. Il "vecchio" finale è davvero troppo. Riformulerei.

 

5 ore fa, Plata ha scritto:

 e poi spuntare una palla da biliardo che seguì rotolando il movimento verso l'esterno

Bello... molto "show", molto filmico.

 

5 ore fa, Plata ha scritto:

Andrea aprì il primo cassetto, vide le cartine e poi spuntare una palla da biliardo che seguì rotolando il movimento verso l'esterno. Prese le cartine e la palla nera con un otto stampata sul cerchio bianco al centro, si sedette e con uno scatto delle mani impresse un movimento centrifugo alla palla che cominciò a girare su sé stessa.

- Non ripeterei "movimento".

- C'è comunque una sovrabbondanza di "palle" e "cartine".

 

5 ore fa, Plata ha scritto:

Andrea si sedette su una sedia, mise i piedi sotto il tavolo al centro della stanza e aprì il cofanetto che stava sopra, prese un grumo di erba secca cristallizzata di sudore d'ammoniaca vecchio. Briciole verdi e marroni si sparsero sulla tovaglia di plastica bianca coi fiori rossi e rosa. «Non ho cartine.»

«La cassettiera lì» indicò il tedesco.

Andrea aprì il primo cassetto, vide le cartine e poi spuntare una palla da biliardo che seguì rotolando il movimento verso l'esterno. Prese le cartine e la palla nera con un otto stampata sul cerchio bianco al centro, si sedette e con uno scatto delle mani impresse un movimento centrifugo alla palla che cominciò a girare su sé stessa.

«Se ti vede Pino s'incazza, è il suo portafortuna.»

Non gli è servito a molto pensò riprendendola per riporla nel cassetto.

Andrea si sedette e alzò le maniche della tuta, ci ripensò e tolse la giacca che poggiò sulla spalliera della sedia perché là dentro faceva caldo.

- Ripeti tre volte "sedette", ma sopratutto, quand'è che si alza?

- Ti ho sottolineato un'eccessiva presenze di colori, non è l'unica, come ti dicevo, anche all'inizio o verso la fine che però non ho quotato...

 

5 ore fa, Plata ha scritto:

Ti raggiungeremo presto (virgola) dice la ragazza.

Il tempo di sistemarmi e trovare un lavoro e una casa (virgola) risponde lui.

Magari nel primo caso ancora ancora, ma già nel secondo, essendo più lunga la frase, metterei delle virgole a dividere il discorso riportato indirettamente.

 

5 ore fa, Plata ha scritto:

Pioggia e freddo e neve ad accoglierlo, niente sole e niente mare

Scriverei alla maniera classica: "pioggia, freddo e neve".

 

5 ore fa, Plata ha scritto:

Facce pallide, diverse da quelle a cui è abituato, nessuno che lo saluta o incrocia lo sguardo col suo per più di qualche secondo ma che lo rialza quando passa e lo piazza sulle sue spalle e pensa Italianische Scheiße, Mafia e altre cazzate

Frase troppo lungo, cui aggiungerei delle virgole per spezzarla (a tuo piacimento).

"Col suo per più" mi ha tratto in inganno, forse "con il suo", già poco meglio... è che non ho collegato subito ti riferissi allo sguardo ma poteva riferirsi anche a qualcosa appartenente all'altro. Il possessivo "suo" può essere sia di Pino che dell'autoctono.

 

5 ore fa, Plata ha scritto:

. Lingua ostile come pezzi di vetro. Nebbia al posto della salsedine, per strada e nei cuori delle persone.

Bello, sopratutto la prima frase, ma anche la seconda.

 

5 ore fa, Plata ha scritto:

Comincia a soffrire di nostalgia e anche se da qualche tempo la sciatica comincia a tormentarlo tanto da farlo zoppicare, non ha dubbi su cosa rinuncerebbe se potesse scegliere.

- Non ripeterei "comincia".

- "Non a dubbi su" è giusto... "rinunciare su" non mi suona affatto bene..."rinunciare a" suona meglio... "non a dubbi in merito a cosa rinuncerebbe" o simili (non scriverai mai "in merito", lo so).

 

5 ore fa, Plata ha scritto:

Lei ammicca e lui la mette incinta

Abbastanza rapido e diretto, è un cambio un po' repentino... ma perché no?

 

5 ore fa, Plata ha scritto:

La ragazza caga un figlio che non vuole

Ecco, qui forse è troppo "fuori contesto". Va bene che è Andrea (bel nome, tra l'altro!) a riesumare l'evento nella sua memoria, ma comunque "cagare" è un termine che spicca in tutto il racconto, tanto più se riferito a un parto... lo addolcirei un minimo.

 

5 ore fa, Plata ha scritto:

, Pino decide di tornare a casa col piccolo. Nicki.

Al suo inevitabile ritorno in Sicilia lei gli sputa in faccia sotto il sole, lui abbozza.

Varierei "tornare/ritorno".

 

5 ore fa, Plata ha scritto:

Lei va via (virgola) non si sa dove.

Aggiungerei una virgola... "via" in qualche modo già dice dove ella vada ossia in un luogo imprecisato che non necessariamente si conosce, "non si sa dove" è un secondo complemento di luogo (o come chiamar si può) che ripete il concetto senza interruzione... cioè: non lo so se quello che ho detto abbia un senso, ma mi suona così!

 

 

5 ore fa, Plata ha scritto:

I portafortuna servono solo a chi la fortuna ce l'ha già.

Asso di mazze su tre di spade. «Pigliati 'sta briscola» disse Pino con faccia da stronzo.

«Che cazzo di culo.»

Ci metterei un bello stacco di paragrafo e, a questo punto, staccherei con rigo bianco anche l'inizio di tutta la parte in corsivo.

 

5 ore fa, Plata ha scritto:

a, soggiorno e camera da letto e cucina

Nuovamente, sconsiglierei le due "e", ma virgola, virgola e infine congiunzione.

 

5 ore fa, Plata ha scritto:

in piedi fumava e cantava le canzoni dello stereo acceso intento in quel momento in pezzacci neomelodici

"Acceso" è superfluo, lo eliminerei, tanto più che così si evitano due participi passati attaccati.

 

5 ore fa, Plata ha scritto:

«Io vado, dite a Vito che se ha concluso domani passi da casa mia

Metterei una o anche due virgole: "dite a Vito che, se ha concluso, domani passi..." "Dite a Vito che se ha concluso, domani passi".

 

Bella storia... ciao!

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@Plata lette le prime righe sono andata a guardare la tua scheda e ho avuto la conferma: siamo conterranei. 

Ti hanno già detto che metti poche virgole, e la penso allo stesso modo. Il tuo racconto, virgole o non virgole,  è convincente nelle descrizione nei personaggi e nella loro storia (per me che conosco il contesto è superlativo). Pino è un emblema per i nostri emigranti tornati con le pezze al culo. C'è molta storia dentro questo testo, sebbene il racconto potrebbe dirsi non autoconclusivo ma solo un'incursione che sfiora la vita dei personaggi in una loro giornata come tante; eppure il lettore riesce a precipitare dentro lo scenario cogliendo colori, immagini, persino espressioni non descritte. 

Mi è piaciuto molto la cattura della lucertola. 

Bravo, grazie per questo bel racconto. 

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@Lauram @mercy @AndC @Adelaide J. Pellitteri

grazie mille per il vostro gentile passaggio e le annotazioni.

È vero, nel testo ci sono molte ripetizioni, per fortuna è una cosa facilmente ovviabile. Sul fatto che in alcuni punti abbia risparmiato sulle virgole è vero anche quello ma lì è stata una scelta ponderata. Grazie ancora.

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