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Ospite Domenico Santoro

Scrivere è faticoso

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9 minuti fa, Domenico Santoro ha scritto:

Lo amo perché amo la letteratura

Anch'io amo la letteratura, ma l'amavo anche prima di iniziare a scrivere.

Non so, io vedo al limite il lavoro dell'editor o dell'editore come un dovere, o una cosa utile, che si può fare per amore della letteratura, non quello dello scrittore. Siamo su due pianeti diversi mi sa xD 

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Ospite Domenico Santoro

@Silverwillow

Secondo me è un problema tecnico. Quando scrivo ho bisogni di essere preciso. Per essere preciso, devo concentrarmi. Se la scrittura mi "distrae", allora diventa altro. Credo inoltre che sia giusto così. L'altro giorno sono stato dal dentista. Se se avessi avvertito che il dottore si stava divertendo nel togliermi un dente, francamente mi sarei preoccupato. Secondo me voi confondete lo scrivere (fatica) col leggere quanto si è scritto (piacere, auto-gratificazione).

Però, lo ripeto, ognuno è fatto a modo suo. Magari dipende pure dal fatto che io posso fare una scrittura diversa da altri, con scopi diversi. Per concludere il discorso... se scrivere mi divertisse, mi toglierebbe tutto il divertimento (ironia)!

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Riemergo dalla buca e vedo questo strano topic. :D 

Ho letto i vostri interventi e non so bene cosa pensare in merito al discorso "sgradevolezza dell'atto dello scrivere", che qui intendo come "produrre narrativa" (ma immagino che il quadro possa essere anche esteso).

Nel titolo compare l'aggettivo faticoso, ossia che costa fatica. Ma poi l'accezione portante che si è imposta fin da subito, quella presentata dallo stesso @Domenico Santoro, si sbilancia verso l'attribuzione di un sentimento di reazione a questa fatica: si parla di qualcosa di seccante, esasperante.

Ho consultato un dizionario dei sinonimi, e recita:

 

faticoso

agg.

1. difficile, difficoltoso, impegnativo, duro, pesante, scomodo, disagevole, malagevole, gravoso, seccante, esasperante, molesto, laborioso, arduo, oneroso, oneroso

 

Io sono super d'accordo che sia impegnativo, difficile, forse anche duro, ma il colore che associo a questa fatica è diametralmente opposto: è una sfida divertentissima! Mi piace molto imparare come si scrive per il gusto di imparare, e quindi mettere in pratica ciò che imparo; e non soltanto producendo caratteri, anche arrivando ad avere gli strumenti per una lettura consapevole, sempre più consapevole. E di conseguenza un'esperienza più viva, più piena (sia nello scrivere che nel leggere).

Considero la scrittura un piacevole passatempo che contiene il suo grado di sfida, perché così mi piace. In linea con il pensiero di molti di voi, mi sembra di capire.

In fondo sappiamo di essere destinati a esistere per il tempo che c'è concesso... dobbiamo trovare degli impegni per riempirlo, no? :P (per farlo fesso, avrebbe detto mio nonno).

 

Spoiler

Mi è piaciuta l'esperienza di lettura raccontata da Domenico, in cui ha avuto una presa di coscienza dell'universalità – o meglio dire, della minor peculiarità – di alcuni temi riconoscendo parte delle proprie conquiste in quelle altrui. È una delle varie facce della consapevolezza a cui facevo riferimento prima. E lo trovo appagante.

 

Modificato da AdStr
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13 minuti fa, AdStr ha scritto:

Nel titolo compare l'aggettivo faticoso, ossia che costa fatica. Ma poi l'accezione portante che si è imposta fin da subito, quella presentata dallo stesso @Domenico Santoro, si sbilancia verso l'attribuzione di un sentimento di reazione a questa fatica: si parla di qualcosa di seccante, esasperante.

 

Scrivere è uno spasso. Nel mio caso, consiste nell'ammucchiare disordinatamente la straripante messe di idee che mi affollano la zucca. E mi diverto come un matto a scombinare la trama, partendo per la tangente ma cercando comunque di raggiungere la meta. 

Sapete cos'è difficile e faticoso?  Correggere!

Una volta che hai finito, o almeno così ti sembra, arriva il momento di riordinare, di ripulire il testo, di depennare i vizi e, persino, le virtù del tuo lavoro. Non si finisce mai: questo lo taglio, ma perché mi ripeto, suona davvero male e lo riscrivo,  ma guarda quanto sono stato stupido e quanto è brutta questa frase...

Una sorta di autoediting estenuante! Credo di essere il critico più severo di me stesso: @Renato Bruno mi fa un baffo...

Una volta non ero così: scrivevo e basta.

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@Fraudolente fai bene a tirare in ballo la revisione del testo, anche quello fa parte dello scrivere e sì, richiede impegno... ma, personalmente, quanto cacchio mi ci diverto!

Un po' come il bimbo che distrugge ridendo il castello di sabbia che ha progettato e realizzato per ore. xD 

Scherzi a parte, non credo ci siano fasi più istruttive di una revisione fatta con il reale intento di sminuzzare il proprio lavoro, una retrospettiva dalla quale si può uscir fuori evoluti.

Modificato da AdStr
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Ho pensato un po' se partecipare ad una discussione dove si paragona la scrittura all'orto e alle piastrelle. Non credo sia il posto giusto per te, o perlomeno partecipa come lettore. perché scrivere è un talento e fino a quando ci credi è un piacere. Altrimenti di lavori ce ne sono tanti.

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Ospite Domenico Santoro

@Edmund Duke

7 ore fa, Edmund Duke ha scritto:

scrivere è un talento e fino a quando ci credi è un piacere

Il talento è un'unità di misura della Bibbia. Dio assegna un talento, ossia di dà la possibilità e ci richiede di fare qualcosa con la nostra vita. Però non si parla di scrivere come qualcosa di speciale rispetto a dipingere o potare le piante. Il talento è soltanto un'unità di misura; in ultima analisi, è il tempo. Il punto è questo: bisogno fare qualcosa con la propria esistenza. Secondo me scrivere ti esalta perché è la "tua" cosa, la cosa che ami, ma in sé non è ha niente di speciale. O meglio, è speciale per chi la ama. L'amore, in  sé, è speciale. Per esempio, la mia vicina di casa fa il miele. Sono sicuro che le lei sia altrettanto speciale quanto è per me scrivere. Sono anche sicuro che fare il miele, come la scrittura, ha i suoi momenti gradevoli e quelli scoccianti. Con questo non volevo certo denigrare la scrittura, ma soltanto dare alla cosa le sue giuste dimensioni.

Detto questo, è perfettamente possibile che io non sia un bravo scrittore e debba fare altro, ma secondo me non bisogna personalizzare i discorsi.

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Il 27/9/2019 alle 12:42, Domenico Santoro ha scritto:

per me fare lo scrittore non è diverso che fare il piastrellista.

 

Be', non penso sia così, o meglio, non penso che sia sempre così.

Perché per me scrivere può essere una forma d'arte. Certo, non lo è se scrivi il manuale d'istruzioni di una lavatrice: in questo caso, la scrittura è utile e quindi non è arte. Diventa arte quando è inutile: un romanzo è inutile, quindi è arte.

 

Se il piastrellista si limita a piazzare piastrelle bianche, non fa arte: è come lo scrittore che scrive manuali d'uso delle lavatrici. Se però crea un'opera d'ingegno disponendo le piastrelle colorate in modo creativo, e fondamentalmente inutile, allora fa arte: è come lo scrittore romanziere.

 

Quanto alla questione della fatica, volevo dire che, sì, è faticoso ma è una bella fatica. Lo paragonerei al calcio. Quand'ero più giovane, giocavo spesso a calcio e me la cavavo abbastanza. Alla fine di ogni partita, ero esausto e pieno di lividi, ma ugualmente non vedevo l'ora che arrivasse il giorno della prossima partita; e quando arrivava, scendevo in campo ancora più felice. Con i lividi sulle gambe, sì, ma felice.

 

Comunque, anche per me lo scrittore è un mestiere, in fondo, e lo smitizzerei un po'. Leggevo di una ragazza che da tre anni ha in mente una trama, ma ha scritto solo un capitolo, e ogni volta modifica il capitolo e intanto la trama le cambia nella mente, quella parte ancora non scritta. È bloccata da tre anni, ma continua a parlare orgogliosa del «suo» libro, e lo accarezza virtualmente e se lo porta a letto… Sogna che un giorno si potrà definire "scrittrice", come se fosse l'obiettivo della vita. Non ha capito niente, secondo me. Ecco, in quel caso io penso che dovrebbe cambiare mestiere: quello dello scrittore non fa per lei. Ci sono alcune erbacce nel mio giardino, tra i fiori. Potrebbe darci un'occhiatina, no?:hm:

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Senza dubbio, avete tutti ragione. Io posso solo dire che ho sempre scritto, fin da piccola e quando per lavoro e la delusione data da certe casi editrici ho lasciato questa mia attività, beh, ho sentito un vuoto e una nostalgia incolmabili. All'inizio di quest'anno ho rimesso mano ai miei vecchi lavori, li ho aggiornati, ho capito certi sbagli e li ho pubblicati da "self" e non mi interessa se li leggeranno 10 persone o soltanto una. Ho dato il mio massimo e me stessa. Fatica? sì. Soddisfazione? Tanta. Gioia? Molta. 

Forza e coraggio!

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"Scrivere" è un termine-ombrello che può contenere tanti elementi, dal definire il tema allo stendere la trama, dal caratterizzare i personaggi al progettare l'intreccio, al mettere una parola dietro l'altra bella prima stesura al rileggere e correggere. Sono tutte attività gratificanti ma in sé impegnative e quindi "faticose". Che poi la trasformazione delle idee in frasi sia complicata, frustrante a volte, irritante altre volte é cosa comprensibile.

Però io in questo mi riconosco nel parallelo col piastrellista: occorre una perizia artigiana per fare (chi ha studiato direbbe reificare) quello che si è progettato nei termini qualitativi che ci si prospetta.

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Il 29/10/2019 alle 21:20, Mister Frank ha scritto:

Scrivere è come portare a termine una gravidanza.

Mah, a me sembra più faticoso (e di gravidanze ne ho portate a termine ben tre!). In fondo il corpo fa un po' tutto da solo (più o meno), o almeno questa è stata la mia percezione. Anche i tempi mi sembrano più lunghi: un anno e mezzo per il mio unico romanzo... Sarò un caso disperato.

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Io ho avuto un paio di gestazioni libresche durate una decina d'anni. Alla prossima ci manca che il pargolo nasca già maggiorenne... :hm: 

  • Divertente 3

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Il 15/11/2019 alle 21:36, Antares_ ha scritto:

Io ho avuto un paio di gestazioni libresche durate una decina d'anni. Alla prossima ci manca che il pargolo nasca già maggiorenne... :hm: 

 

:asd:

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