Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Ospite Domenico Santoro

Scrivere è faticoso

Post raccomandati

Ospite Domenico Santoro

Non so voi, ma io non mi diverto scrivendo. Devo proprio farmi forza, quando mi metto all'opera sento esattamente la fatica e alla volte il tedio di chi fa lavoro d'ufficio. Alla fine, il motivo principale per cui scrivo è che mi permette di avere un'esperienza migliore come lettore. Per esempio, ieri sera leggevo un romanzo di Murakami, dove era presente una situazione che avevo scritto in uno dei miei racconti. Questo mi ha permesso di sentire come "universale" quel tipo di situazione, portandomi a un grado di conoscenza del senso della letteratura e della vita che non avrei mai raggiunto come semplice  lettore. In quel momento, sentivo una forte affinità con l'anima dello scrittore. Questo mi ha fatto sentire meno solo; più completo. Mi ha restituito il gusto tattile per la letterature e per la vita. Perciò, alla fine, si scrive per apprezzare meglio le opere dei veri maestri.

Però io faccio proprio fatica, quando mi metto alla tastiera... non lo considero un hobby o un altro, ma un compito come lavare i piatti. Inoltre, quando sento che mi sto "divertendo" mentre scrivo, mi rendo conto che i risultati sono veramente pessimi.

In breve... scrivere uguale sudare. Non sto dicendo che è come  zappare la terra (si tratta pur sempre di un lavoro da ufficio) ma alla fine è lavoro. Questa è la mia esperienza. Devo farmi forza per mettermi alla tastiera anziché fare altre attività più piacevoli. Inoltre, mi sembra che l'ottanta per cento di quanto produco non valga granché, perciò è proprio un gran lavorio per ottenere qualcosa di degno. Mi chiedo se poi ne valga la pena. Infatti, oltre a quel piacere che vi dicevo di approfondire la conoscenza della letteratura, non è che riceva benefici economici o altro.

La vostra? Riuscite a divertirvi scrivendo e, al contempo, a ottenere buoni risultati?

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
3 ore fa, Domenico Santoro ha scritto:

Riuscite a divertirvi scrivendo

 

Di solito sì.

 

3 ore fa, Domenico Santoro ha scritto:

e, al contempo, a ottenere buoni risultati?

 

Di solito no.

  • Mi piace 4
  • Divertente 1
  • Grazie 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Quoto @massimopud

3 ore fa, Domenico Santoro ha scritto:

Riuscite a divertirvi scrivendo

Moltissimo, se non mi divertissi a scrivere non scriverei. Ma è un divertimento faticoso e alla fine catartico, tipo camminata in montagna. 

 

3 ore fa, Domenico Santoro ha scritto:

e, al contempo, a ottenere buoni risultati?

Questo dovrebbero dirlo gli altri, ma credo che il 99,9% di quello che scrivo sia da buttare nel fuoco.

  • Mi piace 2
  • Divertente 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
4 ore fa, Domenico Santoro ha scritto:

In breve... scrivere uguale sudare. Non sto dicendo che è come  zappare la terra (si tratta pur sempre di un lavoro da ufficio) ma alla fine è lavoro. Questa è la mia esperienza. Devo farmi forza per mettermi alla tastiera anziché fare altre attività più piacevoli. Inoltre, mi sembra che l'ottanta per cento di quanto produco non valga granché, perciò è proprio un gran lavorio per ottenere qualcosa di degno. Mi chiedo se poi ne valga la pena. 

Ciao @Domenico Santoro

Mi ritrovo perfettamente nella parte che ho quotato. Fatica (anzi, la parola che meglio descrive ciò che sento è pigrizia) eppure... Eppure scrivere mi piace, ne valga la pena o no rispetto ai risultati. Sicuramente preferisco leggere, è un'attività meravigliosa che ti mette in contatto con persone o epoche lontane in maniera profonda. Scrivere implica uno sforzo maggiore però non ci rinuncerei. Credo che lo sforzo sia lo stesso che richiede  qualsiaisi attività artistica. Se voglio dipingere, danzare, suonare uno strumento, oltre al piacere che questo mi può dare, devo faticare, esercitarmi, avere anche pessimi risultati. Ma è normale. Nella scrittura è uguale.

  • Mi piace 4

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite AndC

Sì, scrivere è indubbiamente faticoso, secondo me, ma è una bella fatica...

 

Fatica, per quanto mi riguarda, non troppo da un punto di vista mentale (che comunque un po' c'è sempre), dove invece trovo piacere, divertimento, ma anche gioia e realizzazione; quanto piuttosto da un punto di vista fisico vero e proprio... stare diverse ore al computer, o a scrivere a mano... la posizione, soprattutto quella pesa ad esempio sulla schiena, o gli occhi...

 

Io ormai non scrivo quasi più, per mancanza di tempo o di volontà e in questo caso sì, devo forzare un po' l'avviamento e, non essendo più tanto allenato, mi "stanco prima".

 

Posso però dire di aver scritto tanto e assai in passato e all'epoca - vuoi la gioventù, vuoi la possibilità di potermici dedicare a tempo pieno - al di là di un certo limite fisico e di stanchezza generale, il tutto non mi è mai pensato troppo. Anzi l'ho sempre fatto con convinzione e perché mi realizzava.

Col scrivere tanto intendo una media di otto/dieci ore al giorno, a volte anche di più... pause solo per mangiare, dormire o necessità fisiche... sette giorni su sette, etc. etc...

Ed anche quando mi mettevo a letto, mica era finita, perché continuavo a pensare trame o frasi e anche a sognare storie...

 

Diciamo che è stato un impegno davvero a tempo pieno.

Per quanto riguarda i risultati, non sempre sono rimasto del tutto soddisfatto, ma ho scritto cose di cui personalmente vado fiero o sono contento di aver redatto.

 

Se ne vale la pena? Sinceramente no... sconsiglierei a chiunque di scrivere, soprattutto se vogliamo prendere in esame la questione economica. Direi "fai altro, non perdere tempo".

Ma se uno proprio ha questa passione che è anche un bisogno, una necessità, allora sì... il gioco vale proprio la candela.

E non solo in sé, perché è fantastico inventare storie, mondi, personaggi, teorie... ma proprio perché come dicevi un po' tu, caro @Domenico Santoro, la scrittura è un arte che si fonda e si fonde con la vita.

 

Da questo punto di vista, per quanto mi riguarda, non è però solo il ritrovarsi nelle opere di altri autori... il che può essere un bene o anche un male, giacché da "mestieranti" per qualsiasi opera si usufruisca entrerà in merito un giudizio (anche inconscio) di mestiere sulla stessa... dunque ci piacerà o meno anche e soprattutto in base al nostro modo di scrivere o alle conoscenze che avremo acquisto in merito.

 

No, per lo più, essere scrittori, secondo me porta a farsi molte domande, a lavorare con la fantasia e con l'intelligenza... insomma a ragionare il più possibile su un gran numero di differenti possibilità... 

Questo, a lungo andare, ha influito sul mio personale modo di vedere e relazionarmi anche al circostante.

Così che dunque non esiste solo il bianco o il nero e lo stesso futuro - per fare banali esempi - è come il finale di una storia ancora da ultimare. Sì va verso una direzione, ma potrebbero esserci differenti soluzioni, che magari appaiono più chiare nel percorso...

 

Insomma, non voglio farla troppo lunga... scrivere è sinceramente una fatica che mi è pesata più con e per il senno di poi che durante la sua realizzazione... non so se la riafronterei, ma di certo sono contento d'averla fatta e, ogni tanto, ancora provare a cimentarmi.

 

Ciao!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
5 ore fa, Domenico Santoro ha scritto:

Riuscite a divertirvi scrivendo e, al contempo, a ottenere buoni risultati?

 

Nel mio caso, la prima stesura è spesso una tortura. Mi riferisco alla montagna iniziale da scalare, al fatto di avere ancora tutto da dire, a tutte quelle pagine da riempire partendo da zero. Il piacere arriva dopo, con le numerose revisioni con cui, gradualmente e a fasi successive, miglioro (o comunque mi illudo di farlo) i dialoghi, aggiungo particolari e descrizioni ed elimino le incongruenze.

Quanto all'ottenere buoni risultati, spesso e volentieri, quando arrivo alla parola fine, non è rimasto quasi nulla in comune col progetto iniziale, e comunque non sono mai del tutto soddisfatto: c'è sempre qualche cosa che avrei potuto e dovuto scrivere in un altro modo. Ma a un certo punto, come consigliano i grandi, bisogna staccare la spina, perché altrimenti non si finirebbe mai di riscrivere, per affidarsi al giudizio di chi dovrà decidere se pubblicare il tuo lavoro o rispedirtelo indietro nel modo più garbato possibile.

  • Mi piace 7

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite Domenico Santoro

@mercy @massimopud @ivalibri @Horselover Fat

Vi ringrazio per le vostre testimonianze, molto interessanti. Comunque, se posso essere più esplicito, quello che volevo comunicare è che per me fare lo scrittore non è diverso che fare il piastrellista. Mi siedo, tiro fuori i miei strumenti, metto le piastrelle, vado a farmi un panino. Ha il vantaggio del fatto che è un lavoro da ufficio (non devi stare tutto il giorno piegato sotto il sole), ha lo svantaggio che non è profittevole dal punto di vista economico. Tutto qui, niente di speciale. Alla fine io amo farlo perché è il mio modo di rapportarmi alla realtà, ma non mi considero più speciale di uno che per esempio ama i cani e fa il dog-sitter. Scrivere un libro? Niente di speciale. O meglio, magari è speciale per me che lo faccio, e basta. Una fatica come tante. Se lo ami e hai la possibilità devi fare quello, tutto qui. È solo uno dei tanti lavori che si possono fare, non capisco perché gli scrittori siano considerati così speciali. Io non vi trovo nulla di che, se non il fatto che amo farlo.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite Domenico Santoro

Forse gli scrittori sono considerati speciali perché tramite i libri le persone aiutano a fare chiarezza nei proprio sentimenti e quindi a migliorare il proprio agire. E' l'unica "cosa" che fanno gli scrittori che me lo fa considerare un mestiere diverso dagli altri, ma alla fine neanche tanto. Diciamo che forse è la sua specificità, l'azione catartica di cui parlava @mercy

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Anche io penso che scrivere sia fatica e che sia un lavoro in piena regola che ha bisogno di pazienza, tenacia e molta disciplina. L'ho scoperto recentemente, da quando ho cominciato a puntare di più sulla scrittura, prima credevo fosse una questione di ispirazione, grandi idee, pergamene e calamai.

Però mi diverto anche, spesso devo costringermi a sedermi, aprire il computer e lavorare, ma poi mi ci perdo dentro a tutti i meccanismi per incastrare scene e personaggi per ottenere una storia e questo mi ripaga del mal di schiena e degli occhi che bruciano.

Non credo che scrivere sia un mestiere diverso dagli altri e mi piace molto pensarlo come un mestiere, ma allo stesso tempo lo trovo speciale, così come anche mettere le piastrelle, cosa che non sarei mai in grado di fare.

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
13 minuti fa, Domenico Santoro ha scritto:

per me fare lo scrittore non è diverso che fare il piastrellista

 

Premesso che è sempre meglio l'understatement che darsi delle arie, questa affermazione forse è troppo autoriduttiva.

Ci sono alcune migliaia di scrittori sui libri di storia ma ben pochi piastrellisti (almeno credo), un motivo ci sarà.

La scrittura in realtà fa tante di quelle "cose" che è quasi impossibile elencarle tutte; basti solo ricordare che tutto il teatro e tutto il cinema devono essere scritti prima di poter essere rappresentati/girati.

Ma sopratutto la scrittura è tutt'ora la più grande invenzione del genere umano, quell'incredibile miracolo che con pochi simboli d'inchiostro su un pezzo di carta riesce a farci sapere cosa passasse per la mente di un nostro predecessore di mille anni fa.

 

P.S. A proposito, comunque sì, scrivere è faticoso.

 

  • Mi piace 3

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Kikki concordo in pieno, e come un lavoro da soddisfazioni quando sai di averlo fatto bene. Riesce a far venire fuori qualcosa che era dentro di te che nemmeno sapevi esistesse. La fatica capisci, pian piano che migliori, quanto sia necessaria, come per fare qualunque altra cosa, in modo serio e preciso; l'importante è divertirsi.

Ma se la fatica senti che ti pesa ogni giorno di più vuol dire che scrivere non è il tuo mestiere. 

 

Spero di avere scritto correttamente, ho fretta, è ora di pranzo.

  • Divertente 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
2 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

La fatica capisci, pian piano che migliori, quanto sia necessaria, come per fare qualunque altra cosa, in modo serio e preciso; 

esattamente! In realtà credo si fatichi molto più in principio, poi cominci a prenderci la mano diciamo :)

 

3 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Ma se la fatica senti che ti pesa ogni giorno di più vuol dire che scrivere non è il tuo mestiere. 

concordo anche su questo e credo che valga più o meno per tutto

Buon pranzo @Adelaide J. Pellitteri:flower:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, Domenico Santoro ha scritto:

fare lo scrittore non è diverso che fare il piastrellista

Certo che no! Ogni azione umana che prevede abilità sia mentali che fisiche è chiaramente caratterizzata da uno sforzo (e pertanto da stanchezza). Non so se hai idea di quanta capacità e competenza ci vogliono per fare dei lavori manuali ben fatti, ovviamente. 

Secondo il mio punto di vista, non esiste una classifica di mestieri/lavori/attività che l'uomo può fare. Operaio o imprenditore, filosofo o idraulico, ci vogliono testa, mano e cuore tutti e tre ben coordinati per ottenere qualcosa. 

Ci sono, questo va detto, alcune attività in cui l' ambiente di lavoro è più provante (gli operai che stendono il cemento a ferragosto sulle strade sono più svantaggiati di un prof universitario che fa lezione seduto a una cattedra o al più a indicare immagini proiettate da un PC, magari con l'aria condizionata accesa), ma lo sforzo per produrre dei risultati c'è sempre. 

 

Allora perché una persona sceglie di svolgere un lavoro piuttosto che un altro? Mettiamoci in una condizione in cui non ci sono fattori obbligati (ad esempio ho bisogno di soldi per cui mi adatto a qualunque lavoro mi venga offerto): semplicemente il piacere di svolgere una certa attività oppure perché ci si sente più a proprio agio in un ruolo piuttosto che in un altro. 

E quindi @Domenico Santoro

33 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Ma se la fatica senti che ti pesa ogni giorno di più vuol dire che scrivere non è il tuo mestiere

Sono d'accordo con questa affermazione di @Adelaide J. Pellitteri.

 

Quando svolgendo un'attività il bilancio dell'equazione:

Piacere / Fatica < 1

Dobbiamo sempre interrogarci se vale la pena insistere, al di là dei risultati. 

 

Talia 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite Domenico Santoro
27 minuti fa, Talia ha scritto:
1 ora fa, Adelaide J. Pellitteri ha scritto:

Ma se la fatica senti che ti pesa ogni giorno di più vuol dire che scrivere non è il tuo mestiere

Sono d'accordo con questa affermazione di @Adelaide J. Pellitteri.

 

Quando svolgendo un'attività il bilancio dell'equazione:

Piacere / Fatica < 1

Dobbiamo sempre interrogarci se vale la pena insistere, al di là dei risultati. 

@Talia Onestamente non capisco il discorso del piacere che si dovrebbe avere nello svolgere l'attività. Se quando vado in palestra passeggio sul tapis-roulant anziché correre non mi serve granché, anche se è più piacevole. Mi chiedo se per la scrittura sia lo stesso. Se durante il lavoro non faccio dello sforzo non mi sembra di avere risultati. Detto chiaramente, poi il mio problema non è che mi pesa scrivere, ma il dubbio è che non mi pesi abbastanza. A volte ho l'impressione che sia troppo facile, perché ci sia un'effettiva utilità di qualsiasi genere. Mi chiedevo se anche voi provaste questa esperienza. Per mia esperienza, nulla di buono nella vita viene senza dolore e fatica.

Volevo dire che nello "scrivere" io metto anche la fase di studio, di ricerca, ecc. Anche quella può essere faticosa.

Diciamo che ho la sensazione di fare un buon lavoro solo quando mi sento come quando sono in ufficio e devo incontrare delle scadenze. Spero di essermi reso abbastanza chiaro.

Però, lo ripeto, forse è un problema mio, magari la scrittura dovrebbe sempre essere qualcosa di intrinsecamente piacevole. Forse non dovrei paragonarla a un qualsiasi altro lavoro. Sono qui anche per chiarirmi le idee sull'argomento tramite i vostri utili interventi.

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
19 minuti fa, Domenico Santoro ha scritto:

Per mia esperienza, nulla di buono nella vita viene senza dolore e fatica.

Esatto! Se il piacere, o soddisfazione forse è il termine più giusto, è maggiore della fatica allora l'attività è "per noi". 

 

Tutto il mio discorso vale se si è liberi di scegliere, chiaro. Se dobbiamo, per forza scrivere (qualunque sia l'obbligo che ci inchioda) non vale più. 

 

 

23 minuti fa, Domenico Santoro ha scritto:

qualcosa di intrinsecamente piacevole.

Nessuna azione "attiva" è solo intrinsecamente piacevole, in quanto richiede un certo sforzo mentale o fisico (si pensi all'atto sessuale, che potrebbe essere un buon esempio di attività esclusivamente piacevole, non direi che non richiede sforzo, ecco). 

 

Talia 

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Domenico Santorola stanchezza è la stessa che si può provare in palestra, anche lì sai bene che più sudi migliori saranno i risultati sul tuo corpo. Io non vado purtroppo in palestra perché non mi piace sudare  ma scrivo ogni giorno perché mi piace scrivere. Se voglio avere dei risultati (nemmeno certi) devo stare addosso allo stesso pezzo fino alla nausea; non ci sono altre strade, altri metodi. Se poi non si ha il tempo a disposizione è solo una dura rinuncia. 

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite Domenico Santoro

@Talia@Adelaide J. Pellitteri Secondo me diciamo più o meno le stesse cosa anche se con parole diverse. Di certo è qualcosa che richiede molta fatica, in orari magari sottratti da altri impegni, e alla fine ci chiediamo sempre se ne valga la pena. Probabilmente il punto è che se vai in palestra ti migliori solo nel fisico, mentre scrivendo ti migliori come essere umano, o almeno spero! Però insisto che alla fine è un lavoro o una disciplina come tante altre, solo che per noi è speciale perché la amiamo!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite AndC

@Domenico Santoro

 

Io non credo che "scrivere" sia paragonabile ad altri lavori, come credo che ogni lavoro non sia paragonabile, o almeno che lo sia solo sotto certi punti di vista.

Ogni lavoro ha la sua bellezza e la sua magia e in questo c'è unità, ma anche differenza al contempo.

Mettere piastrelle è diverso dallo scrivere: diversi sono i luoghi di lavoro, le tecniche, i materiali, i clienti etc...

Ma si possono provare simili sensazioni riguardo al lavoro. Questo dipenderà anche dalle persone: tante persone adorano il proprio mestiere, sia esso il muratore o il banchiere; tante altre non lo sopportano.

 

Il grado di fatica si misura anche in questo: puoi portare pesi enormi sulla tua schiena, ma se per te è una gioia, patirai meno. Dipende anche dal fisico, dalle abitudini, dalla tua volontà.

 

Scrivere è diverso dagli altri lavori in quanto il tipo di utilizzo che si fa dell'intelletto è diverso. Un cassiere, difficilmente penserà a se le mele che passano sulla sua cassa sono "verosimili" o dialogano bene con le saponette.

 

Quando poi si parla di lavoro e mestiere, implicando dunque il concetto di remunerazione, allora la fatica dello scrittore è maggiormente assimilabile a molti altri lavori, se non addirittura peggiore, direi.

Il cassiere, il piastrellista, l'idraulico, il medico etc... per lo più tutti quanti verranno pagati, molte volte anche se il loro lavoro non sarà perfetto...

Lo scrittore di mestiere, invece, deve fare i conti con il "successo": venderà solo se piace e potrà provare a vendere solo attraverso innumerevoli difficoltà.

 

Se vai da un medico, lo paghi... Se poi la ricetta che ti ha dato non funziona, amen...

Se vai da un meccanico, lo paghi... se poi la macchina continuerà a non funzionare, o ci litighi o amen...

Se chiami un idraulico, lo paghi, poi se fra tre mesi il tubo torna a perdere...

 

Se fai lo scrittore, di norma nessuno vuole pagarti... 

Non è un mestiere come tutti gli altri... Per fare sì che esso diventi "mestiere" allora dovrai scrivere su commissione, dovrai riuscire a vendere e cose del genere... La tua fatica probabilmente aumentarà, allora forse sì, sarai più simile a qualsiasi altro lavoratore; anche se il tipo di lavoro, per me, rimarrà sempre non paragonabile...

 

Scrivere è un lavoro puramente intellettuale... di manuale ha ben poco... Quando lo si intende come mestiere può essere paragonato a qualsiasi lavoro in quanto "lavoro", ossia una attività volta in qualche modo al guadagno; ma come ogni lavoro ha le sue peculiarità specifiche non paragonabili. Ogni lavoro è diverso da un altro.

 

Scrivere implica poi che non hai un solo cliente, ma una vastità: una sola opera deve riuscire a piacere al più vasto numero di persone possibile... Questa è davvero una gran difficoltà che, ad esempio, colui che mette piastrelle normalmente non ha: lavora caso per caso, a seconda delle esigenze.

 

Scrivere implica donare a qualcun altro qualcosa che sia apparentemente superfluo, cibo per lo spirito e per l'intelletto, ma anche una semplice distrazione; qualcosa di cui si potrebbe fare a meno, ma che al contempo è vitale.

 

Se mi risolvono l'intasamento del lavandino, sicuramente la mia vita sarà meno problematica, ma continuerà grosso modo a scorrere in maniera similare (al massimo potrò aver imparato a non buttarci i capelli dentro)... 

Un buon libro, può "cambiarti la vita", ossia invitarti a riflettere su molte cose, a conoscere, a imparare, a dubitare, a pensare...

 

L'umanità potrebbe tranquillamente sopravvivere senza libri e scrittori (siamo una categoria superflua...) ma, a mio avviso, sarebbe sicuramente meno umana.

 

Scrivere, per me, significa questo: desiderare di lasciare un proprio contributo che possa in qualche modo essere di globale utilità.

 

Ciò che dunque davvero fa la differenza non è il lavoro in sé, ma il lavoratore: quello che conta, quello che può essere paragonabile o meno è l'intenzione, lo scopo con cui ci si dedica.

 

Puoi scrivere come se mettessi piastrelle, allora starai perdendoti gran parte dell'universo "scrittura" perché lo semplifichi; o puoi mettere piastrelle come se stessi scrivendo un romanzo da premio Nobel, allora starai dando il tuo contributo a tutto il mondo.

 

Ciao!

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Domenico Santoro

È una strana domanda la tua... certamente scrivere è faticoso, come quasi tutto nella vita, ma ci si abitua. Chi scrive per mestiere è un conto, oltre alla passione (che pure non tutti hanno) lo fa per lavoro retribuito; parlo di giornalisti, scrittori che pubblicano, autori vari. Quelli scrivono e vengono pagati un tot a parola o a cartella o a quello che gli pare da contratto... 

Chi scrive per passione è un altro conto. Scrive per confrontarsi magari in un concorso, in un forum di scrittura, con la speranza di pubblicare... scrive nel tempo libero, quando ne ha voglia,  per puro piacere personale anche, nel corso degli anni...

Io adesso per esempio, sono stanco. Non tanto della scrittura ma di altri lavori che faccio. Scrivere mi piace. Sto scrivendo qualcosa, rifinendo e correggendo dei testi miei e mi costa fatica, certo. Non so se ne verrò mai a capo, mi stanca,  non sempre ho tempo e voglia, ma mi piace farlo.

 

La scrittura in fondo non è nata per un nobile scopo,  la si può anche pensare diversamente, poeticamente, ma è nata  perché gli uomini non si fidavano uno dell'altro. Non si fidavano delle parole che si davano o scambiavano a vicenda, specie in ambito mercantile e di misurazione  e delimitazione dei terreni.  Ne sapevano qualcosa gli antichi Egiziani. Tu potevi dire che il tuo campo arrivava fino alla grande pietra, io dicevo che non era vero e che la grande pietra era dentro il mio campo. E si scannavano di padre in figlio per avere ragione. Ma se i confini venivano "disegnati", poi "scritti",  fatti redigere da qualcuno che lo sapeva fare e poi depositati da qualche parte, magari sotto sorveglianza di qualche autorità riconosciuta e consultabili alla bisogna, diventava difficile accampare pretese che non corrispondevano a quanto si era magari stabilito prima a voce. Serviva non tanto a evitare ma a limitare che ci si scannasse a vicenda per futili motivi. Non che gli uomini  ne abbiano tratto  molto giovamento...

 

Comunque uno sforzo ci vuole, anche per scrivere. Le parole scritte senza fatica in genere si leggono senza entusiasmo.

Scrivere è riportare qualcosa di vissuto, dei ricordi o anche delle letture di cui siamo stati protagonisti. Senza queste esperienze di vita,  eventi grandi o minimi, certi personaggi,  certe luci, ombre, paesaggi, momenti di felicità o dolore, disperazione, bellezza, orrore, speranza... non potremmo pensare di scriverli.Non ne sapremmo niente e nessuno ne saprebbe niente.

Per cosa lo si fa? Io certo non passerò alla storia come scrittore. Ma scrivo lo stesso. Mi stanco, mi riposo e riscrivo. Lavoro la campagna, ma sento la differenza quando uso la zappa,  il decespugliatore, la motosega, la falce, le cesoie per potare e quando  sto seduto a un tavolo e scrivo al computer o a penna sui quadernoni.  (Ho sempre avuto una bella calligrafia tra l'altro, mi è sempre piaciuto il contatto della penna sulla carta). Poi, dai quadernoni riporto tutto al pc, correggo, aggiungo, tolgo, revisiono... spesso si fanno le ore piccole...

 

Gli arabi hanno un detto: "I meriti acquisiti riflettono lo sforzo sostenuto... Chi cerca gloria senza sforzo spreca la vita chiedendo l'impossibile".

Naturalmente ritengo che siano pochi a cercare la gloria con la scrittura,  ma se anche lo si facesse, non sarebbe disdicevole farlo. Perché no?

 

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 27/9/2019 alle 07:06, Domenico Santoro ha scritto:

La vostra? Riuscite a divertirvi scrivendo e, al contempo, a ottenere buoni risultati?

Mi diverto tantissimo a scrivere; è un'attività che amo molto proprio per il gusto del divertimento che ne traggo. Adoro creare personaggi e farli muovere all'interno delle loro storie, proprio per il gusto di viverle assieme a loro ed emozionarmi per e con quello che accade. Se una storia cui ho pensato alla lunga non mi diverte, smetto di scriverla, anche se l'ho progettata e delineata per la sua interezza. Il fattore ludico, quindi, per me è al primo posto: senza divertimento e trasporto, perdo interesse, quindi lascio stare.

Anche correggere e revisionare trovo che sia stimolante e, anche qui, divertente, se pure si tratta di un lavoro lungo e complesso. Però mi piace e lo faccio volentieri.

 

Riguardo i risultati non posso dire gran che, un auto–giudizio non credo sia appropriato o pertinente. Rispetto quel che dicono persone e lettori esterni, però, posso dedurre che i risultati siano buoni sì, e spero di migliorare ancora :)

  • Mi piace 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Sarò una voce fuori dal coro ma, secondo me, scrivere non è una fatica, o se lo è, è una fatica piacevole, e soprattutto necessaria. Per me lo è da un paio di anni a questa parte. Fatica è alzarsi al mattino presto per andare a lavoro, cucinare, riordinare la casa,  fare la spesa, o salire le scale (abito al terzo piano senza ascensore).

Scrivere è anche riempire un vuoto. Se nonostante i rifiuti, i silenzi, le delusioni, gli obiettivi mancati, invece di mollare continuo a sedermi al computer della scrivania, dimenticando il mondo esterno, è perché senza la scrittura la vita sarebbe più vuota e la mente, forse, troppo libera di pensare. E allora, non scalerò di certo le classifiche dei libri più venduti, con ogni probabilità i miei scritti rimarranno nel cassetto o qui sul WD o tutt’al più affronteranno il giudizio salomonico di qualche giuria di lettori a un concorso per esordienti  e quello poco obiettivo di chi mi vuol bene. Ma sono felice così, e finché il mio stato d’animo sarà questo, non smetterò di scrivere. Se un giorno poi le cose dovessero cambiare,  e la scrittura dovesse divenire solo fatica e nient’altro, allora sì che mollerei,  e senza pensarci due volte. Sarà stato comunque bello averci provato.

  • Mi piace 3
  • Grazie 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 27/9/2019 alle 14:36, Domenico Santoro ha scritto:

A volte ho l'impressione che sia troppo facile, perché ci sia un'effettiva utilità di qualsiasi genere. Mi chiedevo se anche voi provaste questa esperienza. Per mia esperienza, nulla di buono nella vita viene senza dolore e fatica.

 

Un parto fa nascere un bambino, con dolore e fatica immane. Il mio intestino assimila le calorie senza che io me ne accorga. E' sempre uan funzione organica. Siamo fatti per questo. 

Che scrivere costi energie e che il lavoro richieda impegno è ovvio ma la fatica è un'altra cosa.

(parlo per la mai esperienza)

Voglio essere schietta:

anche fare l'amore è impegnativo.

Costa in termini di calorie, mentalmente, a livello di impegno muscolare ma nessuno la considera una "fatica". E' qualcosa che piace fare, mettendoci tanto impegno per raggiungere un risultato, l'orgasmo che in termine creativo magari è quell'unica frase bella di tutto il testo che hai scritto. Se non sei soddisfatto almeno di alcune parti del tuo lavoro secondo me significa che non lo ami. Scrivere è il gesto della scrittura ma anche quei momenti in cui, in macchina fermo al semaforo, ti scopri a pensare a come la tua protagonista potrebbe incontrare quello che diventerà il suo compagno, che luce ci sarà mentre lui, per la prima volta la saluta. 

Mi fanno sentire al mio posto. 

Non scrivo quanto vorrei, perché quando lavoro e non ho tanto tempo libero la mia mente si satura, però quando mi metto alla macchina da scrivere penso solo a quello che ne uscirà fuori.

 

In termini di "dover consegnare" non saprei se questa gioia verrebbe meno penso che dopo un primo entusiasmo per avere un lavoro in cui mi pagano per scrivere forse un po' di stress ci sarebbe ma conterei sul fatto che l'esperienza col tempo mi darebbe una mano. 

Nemmeno io penso che sia un lavoro paragonabile a un piastrellista ma non perché gli scrittori siano "speciali" solo che il cervello viene impiegato in un altro modo. Anche chi scrive per mestiere, giornalisti, ghostwriter inevitabilmente farà trasparire certe sue cose, certi fatti, certe inclinazioni. anche solo il ritmo che ha dentro. Un lavoro tecnico, che non implichi creatività difficilmente potrà farlo. Anche se lo ami e sei insuperabile nel farlo.

23 ore fa, Alberto T. ha scritto:

La scrittura in fondo non è nata per un nobile scopo,  la si può anche pensare diversamente, poeticamente, ma è nata  perché gli uomini non si fidavano uno dell'altro.

 

Mi piace molto questa frase. Mi piace che qualcuno se lo ricordi anche se, per me, non perde di poesia. La scrittura è uno strumento atto ad uno scopo. 

All'inizio serviva a dare validità a qualcosa che oralmente non ne aveva. A risparmiare tempo in diatribe lunghe generazioni.

Se ci fosse stata una prova scritta si sarebbero evitate tante faide.

E' stato il primo passo per ovviare al fatto che il cervello viene ingannato dal tempo, che la memoria è volubile. Le parole che si utilizzavano sono le medesime che si utilizzano parlando quindi io osservo un fenomeno, ci ragiono, lo focalizzo, lo scrivo e chi verrà dopo potrà sapere esattamente cosa pensavo. Potrà capire perché ho usato quei termini. Scrivere, in fin dei conti è seminare per chi verrà dopo. 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 27/9/2019 alle 07:06, Domenico Santoro ha scritto:

 Riuscite a divertirvi scrivendo e, al contempo, a ottenere buoni risultati?

 

 

A me piace scrivere, è la mia passione, l'Hobby con la maiuscola. :)

Da alcuni anni, ho sostituito il lavoro d'ufficio con il piacere di scrivere. Accanto alle poesie, che avevo iniziato a scrivere da adolescente, ora ci sono i racconti,

che vogliono recuperare il tempo in cui non li avevo considerati.

Non provo nessun senso di fatica, solo un  senso di  inadeguatezza quando non riesco a concludere un brano con un'idea all'altezza. Di conseguenza, ho tanti incipit  nel cassetto. In attesa di sviluppo.

 

Ringrazierò sempre il WD e l'invenzione dei Contest per l'ispirazione della trama suggerita.

Nel mio piccolo, da poeta prestata alla prosa, mi dà una grande soddisfazione vedere, quando vi partecipo (sinora a tutti) di avere un alto numero di visualizzazioni,.

La soddisfazione più grande e il giudizio migliore per uno scrittore: quello di un pubblico che lo segue.  :libro:

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
14 minuti fa, Poeta Zaza ha scritto:

A me piace scrivere, è la mia passione, l'Hobby con la maiuscola. :)

Da alcuni anni, ho sostituito il lavoro d'ufficio con il piacere di scrivere. Accanto alle poesie, che avevo iniziato a scrivere da adolescente, ora ci sono i racconti,

Potrei averlo scritto io. Medesima evoluzione. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Non nascondo che la scrittura per me contenga dei momenti faticosi, soprattutto nella prima stesura, quando ho ancora tutto in mente (anche se redigo scalette e piani dell'opera) e la paura di non riuscire ad esprimerlo al meglio. Ma devo ammettere che nel tempo impiegato a scrivere un romanzo non vorrei fare altro che quello e nei momenti in cui non scrivo lavoro sui personaggi, sui dialoghi, perfeziono la trama e faccio ricerche. A differenza di altre attività precedenti (disegnare, dipingere e scolpire),  i cui risultati non rispettavano appieno le mie aspettative, scrivere mi lascia soddisfatta e il vero problema è la fine di un progetto, dover abbandonare quella storia e quei personaggi (anche se ci torno spesso) e poi dover affrontare la fase del confronto col mercato, finora sempre fallimentare. 

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 27/9/2019 alle 07:06, Domenico Santoro ha scritto:

Però io faccio proprio fatica, quando mi metto alla tastiera... non lo considero un hobby o un altro, ma un compito come lavare i piatti. Inoltre, quando sento che mi sto "divertendo" mentre scrivo, mi rendo conto che i risultati sono veramente pessimi.

Quando parli di scrivere, intendi cose che ti ha commissionato qualcuno o narrativa, che scrivi per te? In quest'ultimo caso non vedo perché dovrebbe essere una fatica. Se parli di progettare una storia nei dettagli, badando che non ci siano incongruenze, facendo ricerche, ecc. oppure la fase di editing, allora posso capirti, molte volte se si ha la mente stanca si fa fatica. Ma se intendi proprio scrivere la prima stesura allora no. Dovrebbe essere la parte più facile e piacevole. Ti dirò, a me invece riescono meglio le cose che mi sono divertita a scrivere, e che mi sono venute facili, che quelle su cui ho dovuto pensare e ripensare, come alcuni snodi della trama. Non sempre la fatica è sinonimo di un buon risultato e viceversa. Ti riporto una bellissima citazione di Steve Jobs, con cui sono d'accordo "L'unico modo di fare un ottimo lavoro è amare quello che fai".

 

Il 27/9/2019 alle 12:42, Domenico Santoro ha scritto:

Comunque, se posso essere più esplicito, quello che volevo comunicare è che per me fare lo scrittore non è diverso che fare il piastrellista.

Scusa ma questa frase mi ha lasciata così :aka: Certo che scrivere dovrebbe essere speciale! È un'arte: inutile, bellissima e complessa come tutte le arti. Ma se me la paragoni al mettere piastrelle, allora, beh, forse capisco perché la trovi faticosa...

  • Mi piace 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite Domenico Santoro

@Silverwillow Boh per me è così. Ti spiego: io come hobby faccio l'orto. Fisicamente è più faticoso che scrivere, ma è uno svago, mi distraggo. Quando scrivo, invece, non sono "distratto". Non mi sto svagando. Mi sto concentrando per produrre qualcosa che sia utile. Come fa uno che mette le piastrelle o, se vuoi un paragone più "speciale" (per quanto secondo me non ci sono lavori normali o speciali) un avvocato che sta discutendo in tribunale. Poi è chiaro, se scrivo anziché fare altro è perché lo amo, ma non lo amo perché mi piaccia o mi distragga. Lo amo perché amo la letteratura, come uno che fa l'avvocato perché ama la legge e vuole sentirsene parte. Tutto qui. 

A volte scrivere può essere piacevole, ma secondo me non è quello il punto. Per me è una fatica. Non è come bere una birra con gli amici. Nella vita ci sono i doveri e i piaceri: io lo prendo come un dovere.

Voglio ribadire un altro punto: secondo me l'utilità maggiore è che ti permette di comprendere meglio la letteratura, e comprendere la letteratura ti aiuta a comprendere meglio la vita. Non mi illudo di produrre grandi opere che rimarranno all'umanità.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

×